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La politica vischiosa

Oh Yeah!

  06/12/2020 — Di Antonio Grassi

La+politica+vischiosa

Il muro di Berlino è caduto. La cortina di ferro si è ammorbidita. Il Checkpoint Charlie vive solo nei film e nei romanzi.  Le spie che vengono dal freddo sono ipertecnologiche e meno intriganti di quelle delle storie di John le Carrè, miti se a interpretarle è Richard Burton.

Le ideologie tradizionali si sono dissolte. 

Tracciare il confine tra destra e sinistra diventa complesso.

La classificazione di Giorgio Gaber: il culatello è di destra la mortadella è di sinistra, il bastardo è di sinistra, il figlio di puttana è di destra è obsoleta. Da un po' di anni, anche i proletari apprezzano il culatello e la mortadella è diventata trendy. Sulle origini è improbo distinguere. L'esame del Dna non aiuta: i troppi falsi rossi positivi risultano poi, all'esame finestra, di un altro colore molto diverso, neppure rosa pallido.

Difficile oggi pensare a scissioni di partiti e, ancora più arduo, ipotizzare espulsioni dagli stessi. Non sono i tempi del congresso di Livorno o del gruppo del Manifesto. Prevalgono il tutti insieme appassionatamente, il non facciamoci del male e  spartiamoci i posti, inni alla solidarietà e alla coesione,  tanto esemplari da fare apparire superata Fratelli tutti, ultima enciclica del Papa.

La politica è un ectoplasma, sostituita da interessi di bottega, legittimi senza alcun dubbio, ma diversi da quelli che i cittadini si aspettano.

Il bene comune prioritario nei discorsi, convegni, dibattiti, è accessorio nella pratica.

L'immagine prevale sulla sostanza. 

I partiti, dati per morti troppo presto, occupano ogni anfratto delle istituzioni e della società. Dettano legge, decidono, comandano, si spartiscono i posti di potere, quelli con prebende e pure i meno appetibili.  Qualcuno è convinto che scelgano anche il presidente del club degli entomologi e dell'associazione canoisti in pensione, ma è una cattiveria.

Spesso la scelta dei predestinati non cade sugli iscritti al partito, ma su simpatizzati, donne e uomini d'area, foglia di fico per nascondere le pudenda che, se esibite, potrebbero irritare le persone sensibili.  I cittadini questa foglia l'hanno già mangiata, ma sanno che protestare è inutile e rimangono in silenzio.

La società civile, spacciata per il nuovo che avanzava, si è impiantata e, dopo un periodo speso per orientarsi sulla direzione del vento, si è adeguata. Da soluzione del problema si è trasformata essa stessa in problema. 

In molti già rimpiangono la storia passata con Fanfani, Nenni, Ingrao. Ma anche con De Mita, Craxi e Berlinguer.

Lottizzazione e consociativismo erano il diavolo, ora sono scomparsi dal lessico politico, sostituiti dagli accordi e dalla collaborazione, definizioni ineccepibili per elevare a opera meritoria la spartizione concordata dei pani e dei pesci.

La nostra provincia è allineata a questo andazzo. Anzi la situazione è anche peggiore se si considera che a dettare la linea e le scelte di alcune zone del territorio sono le società partecipate. 

È anche peggiore se si considera che per l'inconsistenza dei leader e per la mancanza di visioni politiche si privilegiano esperimenti che ai tempi delle ideologie, ma anche in quelli della decenza, appaiono contro natura.

È anche peggiore se si considera che per reggere il moccolo alla Regione, Cremona si ritrova con un'Ats che ha sede a Mantova e non si intravede la volontà di cambiare rotta. 

È anche peggiore se i Comuni che hanno approvato la mozione per riportare sotto il Torrazzo la centralità della sanità provinciale sono una voce che grida nel deserto.

Per Zygmunt Bauman in una società liquida il cambiamento è l'unica cosa permanente e l'incertezza è l'unica certezza. Spiace deluderlo, ma in provincia di Cremona, non funziona così. L'unica cosa permanente è la certezza che il cambiamento è deciso dagli stessi che debbono essere cambiati, senza distinzione cromatica. Insomma non esiste incertezza. Il cambiamento è già scritto prima di realizzarsi. Cremona è più vischiosa che liquida.

Qualunquismo? Chissenefrega. Con quelli che si piccano di essere la via e la verità anche quando sparano cazzate, i risultati sono una provincia alla deriva. Meglio qualunquisti che inconcludenti professorini che, per dirla con Jannacci, ti spiegano le tue idee senza fartele capire. Oh yeah!

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