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Covid, aumentano le disuguaglianze

Dove sono finiti i principi cardine del SSN (universalità, uguaglianza ed equità)? La sanità è sempre più un business e la salute sempre meno un diritto universale

  14/12/2020 — Di Antonio Grassi

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I soldi allungano l'esistenza.

 

Vent'anni fa, in Italia, l'aspettativa di vita risultava di 3/4 anni superiore tra i ceti più abbienti rispetto a quelli più deboli. Oggi è salita di 7 anni. 

La morte, diceva Totò, è una livella. Già, ma i ricchi vivono più a lungo, dettaglio tutt'altro che trascurabile.   

Il covid-19 colpisce senza distinzione di censo e di ruolo sociale, ma i milionari tengono maggiori possibilità di sfangarla. I soldi non sono tutto, ma nella sfiga aiutano.

Ilaria Capua, direttrice dell'UF One Health Center della Florida - non una pallosa e monotona intellettuale con il trip della lotta di classe - ha spiegato i motivi della guarigione in tempo record di Donald Trump  

È stato capace di dare il peggior esempio possibile, perché ha avuto un trattamento da superman. Gli hanno fatto una dose sostanziosa di anticorpo monoclonale, che è tipo un missile terra aria, che blocca il virus quando sta entrando nel sangue e quindi non riesce a provocare malattia. Ma questa non è una medicina per tutti, è costosissima, la sua cura sarà costata moltissimo, si parla di 1 milione di euro.  

Identico servizio extralusso per il suo amico e avvocato Rudy Giuliani e, probabilmente, per una ristretta élite dell'impero. Noblesse oblige, soprattutto per i vantaggi che comporta.

Ricerche specializzate segnalano che con la pandemia i super paperoni si sono ritrovati più super. I paperini, ma anche i paperi e paperotti si sono scoperti più ini, il contrario di quello che accadeva, in passato, per tragedie simili. 

Il covid-19 ha accentuato le disuguaglianze e, al di là degli slogan delle anime pie sull'unità, ha alimentato, alimenta e alimenterà il fuoco mai spento delle rivendicazioni sociali. Senza essere cassandre, il rischio che la fiammella evolva in incendio non è remoto.

L'emergenza sanitaria ha provocato un'emergenza sociale. Categorie che prima del virus vivevano senza patemi e si sentivano garantite, nei prossimi mesi saranno risucchiate nel vortice della crisi. Ci saranno più poveri e più emarginati. Il futuro non è roseo, neppure cupo. Probabilmente tragico.

La scienza fermerà il virus, non le disuguaglianze di competenza della politica. Se è irrealistico ipotizzare di eliminarle è, invece, un imperativo ridurle.

Il modello economico di sviluppo e produttivo dovrà essere rivisto. Il covid-19 ha cambiato il mondo. In Italia, purtroppo, ha decimato la generazione sopravvissuta all'ultima guerra.  Nel prenderne atto è necessario utilizzare la disgrazia per migliorarlo. Per trasformare una calamità in risorsa. Il primo passo è la riduzione delle disuguaglianze. 

I governi oggi più di prima devono cogliere l'opportunità per costruire società più giuste e resilienti, garantendo un futuro più equo a tutti

ha dichiarato Chema Vera, direttore esecutivo di Oxfam International, qualificata organizzazione internazionale che si occupa di povertà.

Non solo i governi, ma anche le realtà locali dovrebbero incamminarsi su questa strada. Regione, provincia e comuni dovrebbero impegnarsi per ridurre le disuguaglianze e la prevenzione e la cura della salute è una delle priorità. 

Meno sanità privata e più pubblica. Meno ospedali e più territorio. Meno proclami e più vaccini antinfluenzali.  Meno discriminazioni tra malati covid e le altre patologie. Non per colpa degli operatori sanitari, ma della carenza di strutture. È antipatico sottolinearlo, ma negare la realtà è infantile.  È autolesionismo e gli struzzi, non sono mai stati un buona esempio da imitare.

Politici e amministratori hanno condiviso questo principio. A parole. Un po' meno nell'azione.

Una disuguaglianza è anche la sede dell'Ats a Mantova. Rivedere i confini della sanità lombarda e renderla più legata ai territori e alla loro storia potrebbe essere una soluzione per ridurre il disagio.  

Dopo qualche dichiarazione nelle prime settimane di pandemia, il problema è finito in cavalleria. Lì si è fermato e tra gli amministratori di casa nostra non ci sono Mancinelli o D'Inzeo, per toglierlo e cavalcarlo. Molti si piccano di esserlo, ma al momento di entrare in gara scendono di sella.

I consigli comunali di Casale Cremasco Vidolasco, Genivolta, Ricengo, Credera, Sergnano, Torlino, Bagnolo, Salvirola, Campagnola, Dovera, Volongo, Romanengo, Palazzo Pignano, hanno approvato un ordine del giorno per il trasferimento della sede dell'Ats, appunto, da Mantova a Cremona, ma nessuno se li è filati. 

Stessa sorte per un appello di medici cremonesi con le indicazioni per migliorare l'assistenza in provincia. 

Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare con responsabilità del servizio sanitario regionale, dopo l'esordio da superstar è sparito dai radar.

Cremona, Crema e Casalmaggiore non marciano divisi per colpire uniti.  Marciano divisi per fare solletico. E le disuguaglianze rimangono.

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