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Marco Biagi

I contributi dei nostri lettori

  28/03/2022

Di Redazione

Marco+Biagi

Solo qualche giorno fa, nella ricorrenza dell'uccisione del giuslavorista Marco Biagi, ne avevamo tracciato il profilo, a beneficio degli immemori e, diciamolo pure, dei pauci-interessati a figure che, finite le suggestioni prepotentemente sollecitate dall'immancabile esposizione mediatica (come potrebbero esse un orrendo delitto politico come fu quello di vent'anni fa), sarebbero destinate ad interrogare sempre le coscienze ed, insieme ad esse, a monitorare la progressione civile riflessa nelle scelte del Paese. 

Ne abbiamo scritto noi e pochi altri. Con la differenza che l'evento rievocativo, sparito dai radar in meno di una giornata, da noi, come si può dedurre dal flusso epistolare dei nostri lettori, tiene banco; fino ad incoraggiare la percezione che la riflessione sul versante riformista delle politiche del lavoro dovrebbe non è del tutto scemata. Come lo sforzo per l'unità sindacale su basi rigorosamente riformiste. “Aspetto riflessioni”, annunciavo ai quattro gatti nostalgici del nostro cerchio magico. Non siamo stati delusi. 

In forza di tale constatazione, che in qualche modo incoraggia la nostra testimonianza, pubblichiamo due contributi. 

Di nostro aggiungiamo di aver avuto contezza del profilo di Biagi; anche se non Ìabbiamo personalmente incrociato. Si disse che fosse uno dei giovani talenti giuslavoristi fatti crescere dalla leva socialista organica alla sinistra lombardiana. Giovani talenti, allevati dai “colonnelli” del ciclo craxiano (da Demichelis a Sacconi). Si erano fatti, specie quest'ultimo, le ossa al centro studi della CGIL. Poi, con la Seconda Repubblica furono folgorati da Berlusconi.  Civil servants che avrebbero ben presto trovato la strada per un riciclo nelle vicende governative. Ma, almeno, al di là della coerenza ideale, continuarono a dimostrare una preparazione, inconfrontabile con i nuovi titolari del potere politico. Biagi, invece, è rimasto aderente al suo profilo: un bravo accademico e un impareggiabile consulente. Di cultura laburista. Era l'epoca della deregulation, anche e soprattutto indirizzata alle politiche del lavoro., e accelerata dalla competizione mondiale. Scandita, più che dall'innovazione tecnologica, dalla rincorsa all'ottimizzazione del lavoro. Prima e dopo Sacconi/Berlusconi si sarebbero cimentati Prodi e D'Alema. Sarebbe stato il momento per aggiornare lo Statuto dei Lavoratori all'insegna dell'estensione ai Lavori, alla flessibilità in grado di alzare la competitività ma anche di introdurre compartecipazione, migliori salari, contrattazione aziendale e welfare aziendale integrativo. Quei governi, invece, di fatto sostennero la "flessibilità " foriera solo di precarietà (e nient'altro di quanto sopra elencato in positivo). Il Sindacato (da Cofferati a Landini) si collocò (e continua a collocarsi) su una linea antagonistica di conservazione di uno Statuto nato già vecchio e generoso, come aveva previsto il mio compagno Brodolini, più che coi lavoratori coi lavativi. Brodolini, come si ha motivo di verificare, aveva previsto molto, ma non tutto. Morendo a 50 anni, mentre si stava completando l'iter della Legge 300, si sarebbe perso il ciclo aureo della difesa per principio delle posizioni individuali indifendibili di fronte ai giudici del lavoro, della politicizzazione delle Preture di fronte a qualsiasi contenzioso del lavoro e, dulcis in fundo, l'invenzione del “reddito di cittadinanza”,che costituisce il massimo insulto all'etica del lavoro. Avevamo immaginato altri sbocchi per quella stagione di testimonianza sindacale ed anche di capacità di revisione (come fu il tentativo riformista di Biagi e di D'Antona). 

Invece, come dice la nostra lettrice vicentina C.L., continuiamo ad essere un partner di prima fila dell'UE più scalcinato nel mercato del lavoro, nell'incrocio di domanda ed offerta di occupazione, nell'aggiornamento, nei salari, nella partecipazione, nella valorizzazione del merito. Siamo un Paese, in cui Biagi: in Italia se uno vince una somma spropositata alle riffe, senza avere alcun merito, riceve insieme ai soldi l'encomio dell'opinione pubblica. Non così per le fortune acquisite con il merito. Con questa ultima nota che ci iscriverà nell'elenco dei qualunquisti, diamo la parola ai nostri due lettori, che ci hanno scritto. 

"BEATI I MITI PERCHÉ DI ESSI SARÀ IL REGNO DEI CIELI" 

La citazione evangelica si adatta alla figura di Marco Biagi assassinato perché con pazienza cercava di adattare le normative del lavoro per adeguare alla mutata situazione tecnologica e sociale del mondo produttivo. Marco Biagi era un cattolico praticante ed anche un socialista convinto. Tesserato per anni al PSI era stato candidato alle elezioni comunali di Bologna. 

"Una persona mite ma con la schiena dritta. Dialogante ma anche convincente". Cosi lo ricordò uno dei suoi allievi. 

Perché una persona mite e dialogante è stata trucidada? Perché la predicazione che oppositori politici e settori del sindacalismo barricadero lo avevo rappresentato come uno dei "servi del padrone". Un nemico della classe operaia. 

Il sindacato stava perdendo consensi e faceva barricate per mantenere i suoi iscritti. 

La natura del sindacato in Italia è sempre stata contraddittoria: tesa da un lato alla difesa dei lavoratori e anche delle istituzioni ma riottosi a istituzionalizzarsi così come prescrive la Costituzione Italiana. Desiderosa di essere ascoltata dalle istituzioni con la continua, giusta, richiesta di essere coinvolta nelle decisioni strategiche, ma incapaci e di assumersi le responsabilità degli accordi. Al termine delle contrattazioni quasi nessun accordo viene sottoscritto. Quando è accaduto si è poi sempre discusso sull'attuazione. 

L'atteggiamento di Landini fa capire che si vuol creare -o mantenere?- uno contropotere parallelo. Funzione che più si adatta ad un partito che vuol ambire a prendere il potere. 

Crema, 28/3/2022 - Alessandro Gaboardi 

Buon pomeriggio, caro Direttore. Grazie per le newsletter che leggo sempre volentieri. Mi ha colpito il pezzo sulla lungimiranza e sul pensiero di Marco Biagi. Le sue politiche del lavoro in sintonia con il rispetto del lavoratore ed il sistema produttivo erano e lo sono tutt'ora validissime a dispetto di un sindacalismo demagogico. Il reciproco rispetto e la mutua comprensione sono i pilastri dell'economia. Gli scioperi e le lotte sociali hanno senso se portano al miglioramento della qualità della vita ed al raggiungimento del bene comune. 

Vicenza, 28/3/2022 - C.L.

Le gallerie
Giuseppe Di Vittorio segretario gen. della CGIL
Giuseppe Di Vittorio segretario gen. della CGIL
Giacomo Brodolini, ministro del lavoro, già segretario gen. agg. della CGIL
Giacomo Brodolini, ministro del lavoro, già segretario gen. agg. della CGIL

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