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Urne del 12 giugno:

Ça va sans dire, tutti hanno vinto! 

  16/06/2022 — Di Redazione

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More solito, facilmente influenzato da un consolidato approccio con cui nel nostro sistema politico-istituzionale è praticamente impossibile tenere distinti comparti e livelli. Si vota per il rinnovo del mandato nelle istituzioni territoriale…e non si resiste alla tentazione, non già di triangolazioni coi superiori livelli, ma di produrre (dalla presentazione delle candidature alla proclamazione degli esiti) un mix di inputs in cui sono indistinguibili gli addendi di pertinenza. 

I candidati (soprattutto, per le realtà amministrativa di prima fila) vengono scelti a Roma. I riti prevalenti della campagna elettorale (soprattutto, per un centrodestra che si affida alla taumaturgia mediatico-leaderistica) vengono giocati prevalentemente sulle foto opportuny del leader che battono il contado, di cui si dimenticheranno il giorno dopo. 

Può sorprendere l'inclinazione a mettere le fattispecie locali (specie per i risultai) in un indistinto calderone, ad usum delphini dei giochi di una politica che ha da tempo deragliato? 

La massiccia diserzione delle urne dovrebbe suonare come un severo all'arme per ciò che comporta sul terreno di un mai evidente testa-coda del rapporto tra “base” (di opinione e di voto) e tenuta del sistema democratico. 

Per questa premessa, rinunceremo ad una impegnativa disanima sul profilo nazionale del voto. 

Ci limiteremo ad un'analisi di tipo territoriale. La nostra provincia è stata limitatamente interessata dall'election day del dodici giugno. Non fosse che per l'interessamento di Crema, Comune vicecapoluogo provinciale, le altre realtà chiamate alle urne sono state una manciata. (Credera Rubbiano, Torricella del Pizzo, Pozzaglio ed Uniti). Ci sarebbe stato anche il Comune di Robecchio d'Oglio, che ha dovuto gettare la spugna per l'assenza di competitors per il mandato amministrativo. Fatto questo che la dice lunga sulla progressione di non ritorno della drammatica crisi della vocazione nell'esercizio della testimonianza civile. 

Per un altro Comune (Torricella del Pizzo) si è corso questo rischio. Poi, provvidenzialmente, sul filo di lana, la comunità è riuscita nell'impresa di attingere dall'eccezionale generosità di un gruppo di giovani candidati, capitanati dalla venticinquenne Sigrid Bini, la possibilità di scegliere democraticamente il proprio governo comunale.

Sigrid Bini, neoeletto Sindaco di Torricella del Pizzo 
Sigrid Bini, neoeletto Sindaco di Torricella del Pizzo 

Al neosindaco, donna, laureata, lavoratrice, dedichiamo l'evidenza della beneaugurante segnalazione dell'esito delle urne. 

Pubblicheremo nei prossimi giorni, come compendio di una campagna editoriale che ha visto la nostra testata impegnata sul pezzo sin da inizio anno, un'ampia analisi, che, sin d'ora, affidiamo al contributo dei nostri referenti locali. 

Di nostro riveliamo, pur nel quadro di un implicito profilo pessimistico (della ragione e di uno stato dell'arte divenuto insormontabile) rispetto al quadro nazionale, specificatamente sul contesto di Crema. Lì, comune vicecapoluogo, è stata allestita una civica riformista (socialisti, Azione e Renzi). Un modesto 3%, che ha portato il candidato del centrosinistra a sfiorare l'elezione diretta. Al di là dei numeri, questa entità ha rappresentato quel valore aggiunto di progetto e cambio di fase, senza del quale il "campo" avrebbe fatto molta fatica, a seguito di un consuntivo gestionale molto discutibile, a ricomporsi e a ripresentarsi con qualche possibilità di concorrere almeno ad armi pari. 

Nel favorevole esito può aver giocato un ruolo fecondo il fatto che i due gemelli moderati (Renzi e Calenda) si siano astenuti da interferenze nella realtà locale. Come posso negativamente suonare certe esternazioni ad urne chiuse. 

Di Letta: “per avere successo serve un'alleanza guidata da un grande partito”. Più avanti Letta si inerpica su un terreno insidioso di opzioni che apparterebbero all'ottica territoriale: i risultati molto positivi del Nord ci dicono che alle Regionali la Lombardia sarà contendibile. Cui si affianca Calenda: “tanti rifiutano le due coalizioni. (I due forni, si sarebbe detto un tempo). Faccio un esempio, si trova un nome che va bene a noi per le Regionali in Lombardia, quello di Carlo Cottarelli”. (tre giorni fa l'avevi scartato intronando la Moratti). Vedano, per favore, i grandi leaders di non impicciarsi nelle questioni locali; per le quali, come dimostra Crema, c'è un adeguato gruppo dirigente. Crema, dopo Pizzighettone, dimostra di essere un bel laboratorio. Alla fine della storia, non resta che una conclusione imposta dai fatti: per i portatori di progetti, espressione di riformismo e gradualismo, non ci sono chances sia per contendere ad armi pari la deriva del sistema ormai avviato alla quiescenza sia per proporsi come riferimento per una transizione capace evitare un collassamento disastroso e di traghettare verso un cambio di fase di segno moderato. Nella realtà territoriale come a livello nazionale. bisognerebbe riuscire a penetrare in quel deposito del 50% che non si ritrova in ciò che resta del sistema. 

Crema riformista ha avuto l'indubbio merito di aggregare quattro forze politiche di comune e sperimentata tradizione riformista e ecologista. Il merito va giustamente attribuito l'incessante tessitura di Virginio Venturelli coadiuvato da Gianantonio Rossi e dall'entusiasta e trascinatore Gigliotti. 

Confrontando i programmi delle numerose liste in campo appariva e appare evidente che la proposta dei riformisti aveva ed ha uno spessore progettuale e politico che le altre liste non avevano. Nemmeno quella di Bergamaschi e tantomeno quella di Borghetti. Ci auguriamo che questo programma venga, almeno in parte, attuato dal nuovo Consiglio Comunale, augurandoci vivamente che sia capeggiato da Bergamaschi che nelle fasi del confronto con i riformisti aveva mostrato apprezzamenti per le nostre proposte. Il risultato in termini di voti è stato inferiore alle aspettative, o quantomeno, inferiore al lavoro fatto. 

Va detto che la progettazione della campagna elettorale andrebbe fatta con maggiori risorse e condotta in modo più incisivo.   I socialisti si sono impegnati portando a Crema anche il segretario nazionale Maraio. Dalle altre componenti il gruppo l'impegno è stato più tiepido. 

Dobbiamo continuare e implementare questa collaborazione per il bene della nostra città e per influenzare anche il livello nazionale verso una politica inclusiva dell'area riformista. 

Un'ultima annotazione, da vecchio socialista, rimane il rammarico di non aver potuto (per motivi già detti) presentare una lista PSI con il simbolo del garofano. Il risultato in termini elettorali non sarebbe stato inferiore anche perché avremmo avuto mano libera nel far risaltare, dati alla mano, la possibile soluzione di alcuni problemi (vedi la ex scuola di CL) sui quali le altre liste hanno ipotesi confuse e contraddittorie.  

Alla mia giovane età confido di vedere Crema, in un prossimo futuro, governata da un sindaco socialista. 

Crema, alba del giorno 14 giugno 2022 - Alessandro Gaboardi 

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