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Sport & Salute e CONI – Le polemiche

Riceviamo da Renato Bandera di AICS Cremona e di buon grado pubblichiamo

  05/01/2022 — Di Redazione

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Recentemente l'Agenzia governativa che sovraintende allo sport di tutti, SPORT & SALUTE, ha distribuito a questo segmento significativo della società, una tranche di 288 milioni di Euro, adottando, come criterio di assegnazione delle somme alle 44 Federazioni del CONI, alle 19 Discipline Associate ed ai 15 Enti di Promozione Sportiva riconosciuti, un algoritmo che il Presidente, di nomina politica, ha definito “democratico”. 

Questo algoritmo assegna un 30% del valore alla non meglio precisata Destinazione Covid, un 60% alla Promozione Sportiva, all'Attività Sportiva ed al funzionamento della struttura ed il restante 10% all'Efficientamento delle Risorse. 

Vito Cozzoli, l'Amministratore Unico e Presidente della Società per Azioni, interamente detenuta dal Ministero del Lavoro, ha precisato che nessuna Federazione ha percepito meno rispetto a ciò che aveva avuto nell'anno precedente. 

Nonostante ciò le Federazioni con il carniere più ricco di Medaglie Olimpiche, Europee e Mondiali, o di titoli Italiani, hanno alzato il loro mugugno, in qualche caso rumoroso. 

Queste Federazioni, peraltro meritevoli per ciò che hanno gestito nella magica estate 2021 dello sport italico, erano abituate al rapporto- più vinci, più avrai in contributi- erogati dal CONI. 

L'avvento dell'Agenzia, che ha sostituito la vetusta CONI Servizi, non ha però, statutariamente, mantenuto le prerogative ed i criteri di distribuzione dei contributi secondo il vecchio schema. 

Sport & Salute finanzia lo sport di tutti, quello che non tiene solo conto dei campionati o dei campioni, dei Medaglieri pur significativi, dei record ma, viceversa di ciò che la pratica di una qualsivoglia disciplina smuove in termini di praticanti, di salute da preservare, di coesione sociale. 

Al CONI, infatti, vengono imputati circa 42 milioni di euro annualmente per la sola preparazione olimpica, mentre Cozzoli ed i suoi Consiglieri ne amministrano circa 400, con variazioni verso l'alto. 

Lo sport sociale, educativo, delle fasce problematiche della popolazione attraverso Progetti di Sport & Salute, finanziati, devono indurre benessere psicofisico e consentire a tutti, non solo a chi ha talenti innati o da allenare, di fare sport, magari in partenariato con gli Enti Locali, la Scuola, la Sanità. 

L'equivoco che ha indotto i Presidenti del Basket, del Nuoto, della Pallavolo (ne citiamo solo alcuni!) a scagliarsi contro le risultanze finali dell'algoritmo “democratico” è che permangono ampi margini di equivoco su ciò che deve fare il CONI e su ciò che fa Sport & Salute. 

La stessa Riforma dello Sport, avviata dall'ex Ministro alla partita, Giorgetti, e proseguita dal successore, Spadafora, è ancora monca di spezzoni importanti. La definizione di professionista sportivo e di dilettante, volontario, non è ben definita e ingenera problemi anche negli Ispettori degli Enti Previdenziali, soprattutto ora che stanno andando a regime la Riforma del Terzo Settore ed il Registro Unico Nazionale (RUNTS). 

Sappiamo che, ci auguriamo per poco, l'Esecutivo deve occuparsi di pandemia, elezione del futuro Presidente della Repubblica e gestione del PNRR. È improcrastinabile, però, metter mano anche a questi aspetti della vita sociale del Bel Paese perché interessa milioni di cittadine e cittadini, oltre a tantissime realtà sportive che, capillarmente, agiscono nel territorio innescando spazi economici significativi. 

Renato Bandera – di AICS Cremona e Consigliere Regionale del CONI Lombardia per gli EPS

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