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Scuola

Hic rhodus hic salta

  14/02/2021

Di E.V.

Scuola

Una premessa doverosa, doverosissima, dettata non solo dal fair play, che abbiamo sempre sentito incombente sul nostro modulo relazionale, ma, soprattutto, dall'impulso al chiedere scusa (quando si sbaglia). 

E noi (come suggerirebbe il compagno Totò) lo “nacquimo”. Nel senso che, senza alcuna malintenzionalità, siamo caduti. A parziale scusante, accampiamo la nostra maldestrezza informatico/telematica, accentuata in tempi pandemici dall'assenza fisica del nostro tutor, e quel collo d'imbuto che alimenta la sproporzione tra le nostre umane possibilità e, come avrebbe detto il Mascellone, la soverchiante massa di arretrato autoalimentantesi. 

Che, dato che siamo vanesii, percepiamo come segnalatore di una crisi di crescita. Sia quel che sia un siffatto infernale meccanismo ci ha esposto a una figura di m…(causata da un fraintendimento di interlocutori e da una sovrapposizione tematica). 

È la prima volta che capita. Faremo di tutto perché non capiti più. E, comunque, presentiamo sinceramente (senza, però, la prammatica del piattino in bocca e le mutande in mano) le nostre sentite scuse. Al dottor Emanuele Coti Zelati, titolare di segnalazioni@cotizelati.it e, soprattutto, (ci è stato suggerito da ben informati compagni cremaschi) consigliere comunale di Crema e referenti di Sinistra. 

E, tanto, per non praticare il classico tacon pes del bus, riportiamo qui integralmente gli intercorsi. 

Settimane addietro Coti Zelati aveva inviato alle testate operanti nel territorio la seguente missiva:

Gent.mo Direttore, 

invio queste righe per condividere il profondo disagio e la grande preoccupazione che come genitore, come insegnante e anche come amministratore sono a patire (insieme a migliaia di persone) in questi giorni. 

Apprendo che il Governo ha deciso, ancora una volta, di intervenire sulle scuole, chiudendo anche la seconda e la terza media (è facile d'altronde: si può chiudere la scuola senza dover pagare ristori o sussidi economici di vario tipo!). 

Come insegnante non posso non osservare quello che sta succedendo durante le lezioni in DaD: a fronte di una qualità di erogazione delle lezioni che, rispetto al primo lockdown, è certamente migliorata, l'interesse e la proattività dei ragazzi continua sempre più a calare: la profonda inefficacia di questo strumento è sempre più evidente e i deleteri effetti dello stesso si stanno abbattendo sulla psicologia e sulle competenze sociali e didattiche degli adolescenti. 

Addirittura adesso si impone di lasciare (ancora) a casa i ragazzini di seconda e terza media: questo è veramente un atto clamoroso che non esito a definire irresponsabile! Quanti saranno gli allievi che, giocoforza, i genitori dovranno lasciare a casa da soli di fronte ad un computer per mattinate o giornate intere? Quali saranno le conseguenze di questo? Non è forse vergognoso soprassedere su questi fatti? 

Come genitore non sono troppo preoccupato delle conseguenze didattiche perché il gap che si crea oggi si potrà recuperare (magari non senza difficoltà o fatica) domani ma ciò che non si “socializza” oggi è assolutamente irrecuperabile. 

Questo Governo, sia a livello regionale che nazionale, ha deciso deliberatamente di sacrificare l'istruzione e lo sviluppo del cittadino (a partire dai ragazzini!) sull'altare di altri interessi. Pone le proprie attenzioni su altro, non chiaramente su chi è il futuro di questo Paese. 

Se il problema dei potenziali contagi relativo alla scuola si riferisce ai trasporti, su un territorio come il nostro, non era possibile (da quest'estate!) predisporre le risorse, organizzative ed economiche, per aumentare le corse (invece di ridurle come è stato fatto)? Perché non è stato fatto? 

Non so quali saranno le conseguenze a lungo termine di questo disastro di cui non c'è, a livello politico e sociale, una vera consapevolezza ma quelli a breve termine sono evidenti a chiunque, in qualche modo, si relazioni con i preadolescenti o con gli adolescenti.  

Come amministratore (ma più ancora come cittadino) vorrei vedere i vari consiglieri locali (comunali e regionali) avere il coraggio e l'onestà intellettuale di scagliarsi con forza contro questo disastro: invece ognuno continua, pietosamente, a difendere la propria parte politica (Lega, M5S, PD etc.) a discapito, in definitiva, nostro e, più di tutto, dei ragazzi, delle ragazze e della scuola. 

dott. Emanuele Coti Zelati 

Sono sempre disponibile al confronto e al dialogo, anche quando si parte da posizione diverse. Chi lo desidera può contattarmi a segnalazioni@cotizelati.it  

Purtroppo, ripetiamo a causa di un qui pro quo di copia-incolla testi ed individuazione mittenti, abbiamo riscontrato con una defaillance prestazionale. 

Poiché da 75 anni non siamo abituati a nasconderci dietro il dito, diamo integralmente conto del riscontro: 

Adesso la mission è arrestare l'ondata ed invertire la tendenza del virus. I cui comportamenti non fanno sconti. Capisco le preoccupazioni di un docente/genitore. Ma la scuola è servizio educante, non "badante". I baby boomers (come me), i cui genitori lavoravano, il pomeriggio e durante le vacanze, crebbero in autonomia. Studiando, accudendo la casa di famiglia, preparando la tavola per la cena. I genitori dei millennials, abituati a chiedere e ad ottenere dallo Stato, devono essere consapevoli dell'esigenza ineludibile di fare sacrifici. Molti di loro, che chiedono il babysitteraggio a carico pubblico, non disdegnano la convivialità e la relazionalità imprevidente.

Il 16/1/2021 ore 15,20 il dott. Coti Zelati Welfare, giustamente risentito da tanta semplificazione, contro dedusse: “Cosa pensi che faccia io? Non lavoro? Non faccio sacrifici? Non chiedo nessun babysitteraggio…Guarda mi fai proprio incazzare” 

Percepito che non ci saremmo scambiati i padrini, azzardammo:

Penso a tutto, tranne che far incazzare persone che non conosco. Ho confuso il mittente, attribuendo l'invio della testimonianza ad un'amica molto vicina. Me ne scuso, perché diversamente sarei stato, diciamo, meno informale. Nello speech; non nella sostanza. Capisco le ferite, molte irreversibili per decenni, inferte alla tenuta del modello comunitario. Soprattutto, del segmento educativo. Ne ho consapevolezza per cultura generale, ma anche sul piano pratico. Se non altro perché ogni giorno con mia moglie seguo a distanza la continuità dell'apprendimento di una scolara. Resa fragile da una precaria accoglienza e da un contesto culturale famigliare, per così dire, non adeguato. Cerco, senza menarne vanto, di non incazzarmi e di applicare l'esortazione di JFK… 

Con il che pagato il dovuto pedaggio sia al ripristino della buona creanza sia all'introduzione di un argomento, considerato strategico nell'economia della nostra mission informativa, accendiamo il riflettore su un tema, importante, incombente, ineludibile, attualissimo. 

Nell'ordine sanità, lavoro, educazione costituiscono, in pieno ciclo pandemico, le assolute priorità del recovery e del new deal. 

Bisognerebbe, però, stare lontani, come forse con molta essenzialità azzardammo, dalla solita cluadicanza: interpretare le strategie ad usum delphini, partendo, cioè dal proprio ombelico. 

Comprendiamo sia la percezione in corso d'opera delle potenziali derive sia i timori degli studenti e delle famiglie, derivanti tanto da una sospensione di lungo periodo quanto dell'indeterminatezza della probabilità di governarla.  

Al punto che l'appena approdato governo Draghi (rendendo omaggio al tricolore al Quirinale) ha posto tra le proprie priorità in queste consapevolezze: migliaia di morti, la sofferenza dei lavoratori e delle aziende, la perdita di due anni di scuola per i ragazzi. 

Soggiungendo: Sulle scuole partiamo da una situazione difficile, ma lavoreremo per riaprirle tutte. 

Un suo ministro, Patrizio Bianchi, dichiara di voler assumere 120.000 docenti. Una misura che, considerando lo sdoppiamento verticale, ci starebbe in teoria. 

Il sempre bravo Cazzullo del Corsera capisce la potenziale piega degli eventi

si intravvedono i possibili punti di tensione per il nuovo governo. Il primo è la scuola. È bastato che filtrasse qualche indiscrezione sull'ipotesi di prorogare l'anno scolastico a fine giugno per scatenare la reazione dei sindacati. È un tema cruciale che incrocia formazione, socialità, rapporto tra le istituzioni, le nuove generazioni.

Insomma, deduciamo noi, una complicazione interdisciplinare. 

Per essere franchi diciamo che nella storia della pubblica istruzione nazionale ogni occasione si è prestata a traslare l'obbligo costituzionale di una congrua offerta educante in una prevalente occasione di testa-coda degli scopi: la prevalenza del profilo occupazionale. 

Insomma il sistema scolastico come prevalente stipendificio e terreno di coltura per corporativismi sindacali. 

Vi ricordate che dal 10 di dicembre in poi migliaia di docenti di origini meridionali e di (teorico) domicilio lavorativo al nord praticarono la fuitina alle località d'origine (inventando malattie e ferie)? 

L'istruzione è una cosa maledettamente seria; su cui l'Italia è sempre poco performante e sempre al di sotto degli standards europei. 

Il nuovo Governo è apprezzabile nell'enunciazione di questa gerarchia di priorità. Non si faccia tirare la giacca.  

L'unità non è un'opzione, bensì un dovere, di identificazione, di inclusione, di coesione civile. 

La curva epidemilogica sta risalendo e continuerà a risalire, fino a prefigurare più che una terza ondata della prima stagione pandemica una seconda pandemia più impegnativa e strutturata. L'azione pubblica proceda con lucidità, coerenza, lungimiranza, indipendenza (dalle lobby e dai corporativismi). 

Vogliamo essere fiduciosi. 

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