1 ) riceviamo da C.L. di Vicenza
Ieri ho ascoltato l'intervista al novello Sindaco di Venezia Venturini, 38 anni, indipendente non vuole legare con partiti politici. È stato eletto in una lista civica del centro destra e dalle parole, sensate e sincere ho capito molte cose. I cittadini non vanno più a votare perché la Politica, sia di destra che di sinistra, non sa governare e le promesse fatte in campagna elettorale non sono mantenute. Venturini, come Possamai, lavorano sul territorio, ha detto 16 ore al giorno, il contatto con la gente, la volontà di risolvere i problemi e l'ascolto fanno di Lui il paladino del Bene comune. Ben vengano personalità politiche così, preparate consapevoli e conosciute sul territorio. La nuova legge con i capolista blindati, che verranno eletti, e le preferenze di persone sconosciute scoraggiano gli elettori. Ci sarà un assenteismo sempre elevato se non si riuscirà a fare un lavoro di coinvolgimento sul territorio con umiltà e buon senso.
CHIOSA EDITORIALE:
Per fortuna resiste, sia pure a macchia di leopardo, un forte senso civico prevalente sulle ragioni partitocratiche, che invece animano la “mission”, a destra e a sinistra, dei più. Purtroppo sono minoritarie. Speriamo che si facciano strada in tutta la realtà territoriale. Non perché postuliamo un repulisti (che pure, specie se accompagnato da una resipiscenza nel ruolo di testimonianza idealistica e progettuale verso la società ed il sistema-paese) dell'impulso invadente di un establishment politico, più propenso ad occupare gli interstizi del sistema di potere ad ogni livello; bensì perché questo format interpretativo dei ruoli da anni ha mostrato la corda. C'è sempre la “stanza dei bottoni” espressione della polarizzazione dei partiti, prevalentemente vocati al leaderismo ed all'illusione ottica, ma non ci sono più né il retroterra di partecipazione di massa alla vita politica ed il “personale” appare sempre più inadeguato al ruolo e, soprattutto, all'ineludibile esigenza di rapporto con la base e di conoscenza/interpretazione della realtà delle comunità e del territorio. Un siffatta consapevolezza (che sarebbe già apprezzabile, ma che nella realtà viene nei fatti aggirata) si pone in termini inversamente proporzionali all'imperativo di fornire ad un corretto ed efficiente servizio democratico al funzionamento delle istituzioni ad ogni livello, centrale o periferico che sia.
In realtà, tanto per supportare la percezione del ragionamento, nell'ultimo terzo di secolo, coincidente con la seconda repubblica, permane l'occupazione del potere da parte della partitocrazia, ma latitano la consistenza dei “quadri” (come si diceva un tempo, con riferimento ai quadri intermedi direttivi, chiamati a dirigere i partiti di massa, come presupposto per l'accesso alla governance amministrativa) e, quasi sicuramente, anche un'adeguata preparazione allo scopo.
Poco più di un secolo fa, si affacciava (con la tornata comunale del 1914, vittoriosa per gli esordienti socialisti) il progetto “municipalista”, aggettivata dai vincitori con un'inequivocabile “socialista”. Che manifestava esplicitamente il proposito dell'approdo al socialismo attraverso l'azione propedeutica incardinata nella cultura del municipalismo. Come è noto, non si sarebbe arrivati alla realizzazione universale dell'idealismo della società socialista. Ma il “municipalismo” (anche senza aggettivi) si sarebbe rivelato un atout per la spinta di modernizzare ed efficientare l'amministrazione periferica, dei Comuni e delle istituzioni intermedie.
Come abbiamo ripetutamente puntualizzato, questa formula gestionale, che faceva perno, ripetiamo, su uno stretto rapporto con la realtà territoriale, si avvalse, sia pure estrapolando dalle “riserve” dei grandi partiti, di un ceto politico congruo, per preparazione (testata, oltre che dal consenso elettorale, anche dai percorsi selettivi interni) e per dedizione. Cosa è cambiato? E' cambiato che questi bacini di cittadinanza attiva sistematica non esistono più. Specie in territori amministrativamente frammentati come il nostro. In cui emerge drammaticamente (ad eccezione dei centri medio-grandi, dove il “potere” esercita sotto molti punti vista un certo appeal) l'assenza delle condizioni minime per un fisiologico turno over, capace di garantire se non altro il funzionamento fisiologico del “mandato”.
D'altro lato, che i “poli” o “campi” (che dir si voglia) siano più capaci ad “occupare” che a restare ancorati ad un minimale retroterra idealistico e progettuale è dimostrato da un dato: il PD “targa” meno di dieci Sindaci in tutta la provincia (con predilezione per il Capoluogo, il vice-Capoluogo). Nonostante ciò gli “equilibri“ gestionali appaiono ancora risultante dalla logica (che non esiste più nei fatti) del passato correlata ad una, se non propria egemonia più o meno riconosciuta anche elettoralmente, influenza se non altro prestazionale.
Alla nostra lettrice di Vicenza (il cui pensiero condividiamo pienamente), diciamo che, dal punto di vista del profilo del ragionamento sviluppato in questa occasione, il bilancio della sostenibilità amministrativa del nostro territorio se la cava perché anche da noi emergono da tempo “personalità politiche così, preparate consapevoli e conosciute sul territorio”. Per lo più svincolati dai “lacci” dei “poli” ed ispirate ed operanti all'insegna, appunto, del buon governo. Ci parrebbe essere stati evasivi se non riportassimo nello conclusioni di questa chiosa un prospetto da sondaggio dell'attenzionamento della cittadinanza sui maggiori temi.

2) riceviamo da ALBERTO PIAZZI
UNA BUONA NOTIZIA
Anche se i fuochi d'artificio non sono la causa principale degli incendi, in Francia molti sindaci hanno deciso di proibirli. Si tratta di un divieto ‘erga omnes', che riguarda tutti, enti pubblici e soggetti privati.
L'intento è quello di proteggere la vegetazione, la fauna (gli uccelli sono tra le prime vittime delle esplosioni) e gli animali domestici e di compagnia. Ma non solo: mira anche ad evitare di spargere polveri sottili (PM2,5 e PM10) e i metalli utilizzati per produrre i colori, come il bario, lo stronzio e il rame.
Fanno qualcosa di alternativo? Sì.
Le collettività locali organizzano sempre più spesso spettacoli con droni luminosi: apparecchi sincronizzati da un computer che disegnano nel cielo grandi animazioni colorate. Sono spettacolari, costano meno (possono essere utilizzati migliaia di volte) e non arrecano danni all'ambiente.
Non sono l'unica alternativa: giochi di luce accompagnati da buona musica sono sempre più diffusi, soprattutto nei comuni che intendono valorizzare il proprio patrimonio storico e naturale.
Conclusione: non è un dramma se non ci saranno i botti alla festa nazionale del 14 luglio, ci sono autorità che lavorano con giudizio.
CHIOSA EDITORIALE:
Con Alberto Piazzi, che ci scrive da Bruxelles (dove vive stabilmente), siamo stabilmente connessi. Per di più ci uniscono le radici pizzighettonesi e, diciamolo adesso che sono state abrogate le radici militanti, frequenti visioni comuni. Specie sulle tematiche che riguardano il borgo dell'Adda. Nemmeno un mese fa, dando notizia nella rubrica Bacheca Eco, avevamo detta la nostra sull'inclusione, [MM1] come evento centrale dei festeggiamenti di San Pietro, della “notte dei fuochi”. Vero che hanno attirato sul Lungoadda numerosi fans e che, probabilmente, hanno incrementato il grasso che cola sugli esercenti. Qualche pizza in più, qualche cicchetto… Ok. Però, occorre fare, in ovvia aggiunta alla preliminare valutazione della ferita inferta dallo “spettacolo, sull'equilibrio ecologico notturno. Che a Pizzighettone, eccezionale incrocio tra storia, patrimonio monumentale e diretta adiacenza ad un incredibilmente bello contesto ambientale, è ancor più dannoso. Vero anche che i “patiti” dei “fuochi” e dei compiacenti decisori pubblici ci sono anche a Cremona. Dove l'establishment comunale ha favorito e se n'è compiaciuto di questo interessato scambio con un bacino popolare di pretenziosi estimatori. Di nostro diciamo che non c'è il minimo motivo per assecondare questa aspettativa “popolare” di “spettacolo”, nella cui offerta non c'è un minimo di giustificazione a livello di costi benefici. Piazzi, con il suo report dalla Francia, offre un serio motivo di riflessione e, se possibile, di resipiscenza, sul terreno sia delle aspettative popolari sia del modo pubblico di corrispondervi.

3) riceviamo da STEFANO LOI
Addio, Giorgia…
È stata una bella avventura. Vede, Meloni: un'ipotesi. Un dubbio che sorge spontaneo.
Siamo in Italia. Conosciamo bene i meccanismi, le catene, le piramidi, i sistemi che decidono chi può salire e chi, a un certo punto, deve cominciare a scendere.
Su Vannacci, cara Giorgia Meloni, ti sei fatta un'idea comoda. O forse è semplicemente quella che vuoi far credere: che sia stata la sinistra, o meglio Matteo Renzi, a lanciargli la volata.
Un colpo al fianco della destra, studiato per lasciare che la destra diventi la fine di se stessa: una volata interna, costruita dagli avversari, con il conto politico lasciato tutto sulle tue spalle.
Ma vede, Meloni, al di là di tutto, sono abbastanza certo che lei sappia meglio di me quanto in Italia esista il mondo di mezzo. Lo si chiami cupola, piovra, lobby, sistema di potere, zona grigia o rete di interessi finalizzata alla conservazione del potere stesso: il nome cambia, la sostanza resta.
Un organismo capace di mutare forma, ma non natura. Un'Idra che, quando perde una testa, sembra sempre capace di rigenerarne due, talvolta ancora più forti di prima.
Qualcosa di trasversale, intrinseco, radicato. Qualcosa che può lambire i palazzi del potere, le segreterie di partito, certe gerarchie dello Stato, alcuni ambienti delle forze dell'ordine e dell'esercito, le curve nere delle tifoserie più assordanti; dalle associazioni mafiose alle sbarre delle prigioni, dalle lobby agli uffici dei consigli di amministrazione, fino alle mura vaticane. Nelle vesti porporate. Alcune, per carità. Non tutte. Abbastanza, comunque, per sapere che l'Italia non è soltanto quella che appare sui social di oggi, nelle televisioni di sempre e sulle pagine dei quotidiani di ieri e di oggi.
Qualcosa che, forse, riesce perfino a generare “empatia” dietro le mura di un carcere. Per usare un'espressione che l'ex sindaco di Roma conosce bene. E allora la domanda diventa un'altra, Giorgia.
Siamo davvero sicuri che la volata a Vannacci sia stata lanciata da Renzi? Siamo davvero sicuri che sia solo un gioco parlamentare, una furbizia tattica, una mossa di disturbo contro Palazzo Chigi?
Oppure Vannacci è il sintomo di qualcosa di più profondo?
Forse non è Renzi che lo spinge. Forse è un pezzo di quel mondo che ha bisogno di un nuovo contenitore, di un nuovo volto, di una nuova lama da agitare davanti all'opinione pubblica. Un volto più ruvido, più diretto, più utile a parlare a ciò che hai evocato, cavalcato e alimentato, ma che oggi rischi di non controllare più.
Perché il punto, Giorgia, potrebbe essere proprio questo: ciò che ti ha portata fin lì, oggi potrebbe non avere più bisogno di te.
Ti ha sostenuta finché eri funzionale. Ti ha legittimata finché eri la migliore interprete disponibile di una certa idea di potere, di ordine, di identità e di rivalsa.
Ma i sistemi di potere non conoscono gratitudine. Conoscono soltanto la convenienza.
E quando trovano qualcuno più spendibile, più utile, più funzionale alla fase successiva, non fanno congressi. Non chiedono permesso. Semplicemente voltano pagina.
Forse il problema, allora, non è Renzi. Non è la sinistra. Non è il gioco sporco degli avversari.
Forse il problema è che qualcuno potrebbe aver deciso che la tua stagione è finita.
Addio, Giorgia.
4) riceviamo da GIORGIO ZERBIN
La povertà in Italia è sempre…
…più una gabbia da cui si fa fatica a uscire. Questo dicono i dati del rapporto Caritas intitolato ‘Sempre più poveri, sempre più a lungo, diffuso il 16 giugno 2026. I centri di ascolto hanno seguito 282.539 persone, in aumento del 1,7% rispetto al 2024. Il 28,1% è ‘in carico' da almeno cinque anni, dato più alto dal 2019 ad oggi. Mentre i ‘nuovi poveri' stanno un po'diminuendo, gli indigenti cronici stanno decisamente peggiorando. Malgrado l'occupazione cresca, l'inflazione e il taglio dei sussidi, con l'abolizione del Reddito di cittadinanza, voluto nel 2023 dal governo Meloni, hanno messo fuori uso il pulsante dell'ascensore sociale, che già non funzionava molto bene. Secondo l'Istat, i poveri assoluti in Italia sono 5,7 milioni, record storico raggiunto negli ultimi due anni! Dopo che la misura del Reddito di cittadinanza è stata sostituita dall'Assegno di inclusione, molto meno generosa, reti come la Caritas sono tornate a essere un sostituto del welfare pubblico più che un'integrazione! Nel 2025, solo il 14% degli assistiti Caritas percepiva anche l'Assegno di inclusione; numero in crescita rispetto all'11,5% del 2024. Durante lo scorso anno, il governo Meloni ha un po' innalzato le soglie per accedere alla misura anti-povertà, quindi è di poco aumentato il numero dei beneficiari. Questo spiega in parte l'aumento anche tra gli aiutati della Caritas. Le persone aiutate dalla Caritas che risultano occupate sono passate dal 13,3% del 2015 al 24% del 2025. I lavoratori poveri si avvicinano al 32% nella fascia di assistiti tra 35 e 44 anni di età. I salari restano ‘uno degli elementi di maggiore debolezza del mercato del lavoro italiano, dice il rapporto Caritas, ricordando che l'Italia ha ancora retribuzioni reali dell'8% più basse rispetto al 2019, mentre Francia, Germania e Spagna hanno vissuto nello stesso periodo una salita del potere d'acquisto. Nel rapporto si legge che ‘il ritardo dei rinnovi contrattuali, la copertura solo parziale dell'inflazione e alcuni elementi del sistema fiscale e contrattuale hanno contribuito a limitare la capacità di recupero delle retribuzioni'. Il lavoro, quindi, non basta a evitare la povertà, per due motivi. Il primo è che salari bassi e precarietà dei posti di lavoro spesso non permettono l'emancipazione. Il secondo è che la povertà non è solo economica, ma anche abitativa e sanitaria. Il 22,5% delle persone assistite dalla Caritas è in grave esclusione abitativa. Quasi 8mila persone non hanno una casa, oltre 500 hanno dichiarato di dormire in macchina. Più della metà degli utenti con un alloggio vive in affitto da privati, quindi non in case popolari. I bisogni sanitari sono aumentati del 69% e il rapporto Caritas ricorda anche che, secondo l'Istat, quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure, in netto aumento rispetto al dato del 2023! C'è poi l'aumento delle persone sole se nel 2015 le persone sole erano il 23,8% degli assistiti Caritas, ora sono arrivati al 32,8%. Un cambiamento, dice l'ente pastorale, che può indicare non soltanto una trasformazione demografica, ma anche l'emergere di nuove vulnerabilità legate alla progressiva rarefazione delle reti familiari e relazionali. La povertà quindi ha tante teste ed è un interrogativo che interpella non solo la Chiesa, ma anche le istituzioni che hanno il dovere di fare proposte non secondo la logica dei bonus che è un'elemosina, o con il sofismi del salario giusto, ma devono agire in modo strutturale come sancisce l'articolo 36 della nostra Costituzione: ‘Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi.
CHIOSA EDITORIALE:
Il delta di salario di giovani laureati in Germania e in Italia è più 80%. In aggiunta a ciò (che già di suo….!)stime Gimbe, limitandoci al Welfare, dicono che 90000 medici hanno lasciato il SSN, mancano 5700 medici di famiglia. Ripetiamo, per limitarci all'aspetto che riguarda il “trattamento” degli operatori del Welfare, il cui decadimento, particolarmente severo in Italia, costituisce, insieme alle ingiustizie che affliggono il lavoro, alla difficile tenuta del sistema educativo, il perno di un processo, iniziato nell'ultima decade del secolo scorso e non ben percepito e soprattutto gestito dai governi che si sono succeduti. Uno squilibrio socioeconomico così severo, oltre che essere intollerabile a livello di giustizia, è dannoso per il sistema nel suo complesso.
Appare, a fronte di tutto ciò, in tutta la sua evidenza la totale incomunicabilità tra l'establishment politico-istituzionale, che (universalmente) ne è corresponsabile, e il bacino sociale su cui gravano inesorabilmente le conseguenze. Per quanto valgono gli interpelli ed i sondaggi, il ceto politico potrebbe applicarsi sulle aspettative popolari che appaiono nel prospetto che abbiamo pubblicato sopra. Temi squisitamente “territoriali” che, però, fanno da corollario al complesso più generale, così ben analizzato da Zerbin, che ringraziamo per il contributo.
Chiuderemmo con un non detto se omettessimo un particolare di vita vissuta…nelle scorse ore. Quando ci siamo recati a far provviste in un (bel) market in Val di Non. Dove, a parte i prezzi un po' più elevati rispetto alla media cremonese, ci siamo imbattuti (causalissimamente, perché non siamo personalmente attrezzati alla “calmierazione”)in un incrocio iconico: la michetta, introvabile dalle nostre parti (specie se imbottita con culatello di Zibello). Per farla breve, dovendo computare peso e prezzo, ci siamo accorti che quella michettina, sia pure arricchita di semini, ci è costata euro 1,10. Fortunatamente non siamo all'indigenza e siamo parsimoniosi coi carboidrati (diversamente la nostra glicemia non sarebbe a 95). A prescindere da ciò non abbiamo potuto ipotizzare, sul costo della michettina, una scala parametrale dei costi puramente “esistenziali”. Arrivando ben oltre la riflessione di Zerbin in materia di sostenibilità del minimo di sopravvivenza. Il bello è che nessuna delle contrapposte ricette (massimalismo o gradualismo) non fa intravvedere, considerando il groviglio della situazione, una via d'uscita. Ansia questa che non ci pare sia nelle priorità del “padrone del vapore”, come direbbe il nostro maestro Emilio Zanoni. Erroneamente, a nostro avviso; perché a prescindere dal rimorso di una ingiustizia sociale così strutturata, anche i padroni del vapore, alias i poteri economici e politici dovrebbero capire che nessun modello può resistere a lungo.
5) riceviamo da PAOLA POLLINI, Consigliere M5S della Regione Lombardia

Nelle stesse ore ci siamo imbattuti nell'edizione del Corsera da cui abbiamo copiaincollato:

I due assist ci hanno indotto ad una riflessione sullo stato dell'arte della progressione di questo tema sensibile. In Italia, ancora una volta siamo ai primordi di una campagna, che se non fosse per la coraggiosa scesa in campo dell'Associazione Coscioni, di Cappato, del dr Riccio e di movimenti (o forse di singoli esponenti di Movimenti), sarebbe all'anno zero. Dolorosamente percepiamo una generalizzata indifferenza, soprattutto popolare, verso un primario tema "sensibile". A Cremona c'è stato un breve, quasi telegrafico flash mob organizzato dal Comitato Coscioni, che ha come riferimento il dr Riccio. La mobilitazione con raccolta firme per una legge regionale induce a sperare che se non proprio in dirittura d'arrivo, quel percorso approdato al traguardo legislativo in Francia prenda velocità anche in Italia e in Lombardia.