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Lettere a l'ECO /28

  10/07/2024

Di Redazione

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Riceviamo e molto di buon grado pubblichiamo, non prima di una doverosa premessa introduttiva. Nei giorni scorsi il Corsera ha pubblicato una dichiarazione del Sindaco Sala che ha focalizzato alcune importanti questioni che, diciamo, animano l'agenda mai piatta della metropoli.

In essa, dire inaspettatamente sarebbe eccessivo e irriguardoso verso un Sindaco che raramente delude, ma in qualche modo discontinuamente rispetto ad una “scaletta” poco presidiata sotto certi profili, appare con una certa evidenza (ovviamente per chi la volesse cogliere) un incrocio con la vicenda sempre aperta della riapertura dei Navigli.

Un po' perché siamo “malati” di vie d'acque e di storia, un po' perché siamo Soci dell'Associazione Riaprire i Navigli, non ci siamo astenuti dal segnalare l'assist giornalistico al Presidente Roberto Biscardini. Che ci ha fatto pervenire la seguente dichiarazione. La pubblichiamo, ringraziandolo, per intero e ci riserviamo una chiosa interlocutoria finali.

Milano, navigli, Biscardini risponde a Sala: volendo i soldi ci sono

Siamo stupiti della dichiarazione del Sindaco Sala. Fa piacere conoscere, a distanza di otto anni dalla sua elezione, che anche per il Sindaco la riapertura dei Navigli fosse un suo sogno. Peccato che ai sindaci competerebbe non solo il compito di inseguire i propri sogni, ma quello di realizzare opere pubbliche già decise dai suoi predecessori e soprattutto volute dai suoi cittadini.

Bisogna ricordare infatti che, per quanto riguarda la riapertura dei Navigli, la giunta Pisapia si concluse nel 2016 con atti amministrativi precisi. I Navigli vennero inseriti nel Piano di Governo del Territorio come opera strategica da realizzare sulla base delle prime indicazioni di fattibilità già emerse dai nostri studi e da quelli del Politecnico di Milano, ed è bene sempre ricordare che nel 2011 un Referendum popolare decretò la riapertura dei Navigli con il voto favorevole del 94% degli elettori milanesi”.

Prosegue Biscardini: “Secondo Sala il suo sogno si sarebbe infranto per mancanza di fondi. Giustificazione poco credibile per tante ragioni. Più volte abbiamo dovuto ricordare: primo, che le stime enunciate da Sala non corrispondono alla realtà. La cifra arrotondata a 500 milioni è stata usata come una dichiarazione terroristica per non fare le opere. Mentre la riapertura dei Navigli può essere realizzata con un costo molto inferiore, come dimostrano alcuni capitolati. Secondo, ancora più importante, volendo le risorse si trovano. Per anni abbiamo indicato la partecipazione pubblico-privato e abbiamo indicato la strada delle risorse europee, ben sapendo che l'Europa è assolutamente disponibile a finanziare la riapertura dei Navigli a condizione di presentare un progetto credibile che a distanza di dodici anni ancora non c'è. Perché non è stato fatto? Ma lo stesso Comune avrebbe potuto trovare in questi anni risorse proprie programmando un finanziamento pluriennale come si fa di norma. D'altra parte, come da tempo si è fatto notare, sarebbe stato sufficiente aumentare appena del 2% gli oneri di urbanizzazione di tutti gli edifici costruiti in questi ultimi otto anni e così Milano avrebbe potuto finanziare non solo la riapertura dei Navigli, ma molte altre opere pubbliche e sociali di cui la città ha bisogno. Non è stato fatto nei confronti di nessun operatore immobiliare e finanziario, grande o piccolo, dalle società

Del Quatar a quelle nostrane.

E così Milano rimane indietro al confronto di tutte le grandi e medie città del mondo che da tempo investono per la riapertura dei propri corsi d'acqua coperti e dismessi con la cementificazione del ‘900. L'hanno fatto le città europee, non solo Parigi e le città olandesi, e recentemente Utrecht ha realizzato un nuovo canale. L'ha fatto Madrid addirittura ripristinando la riqualificazione del Manzanarre e per questo interrando una superstrada a 6 corsie con un investimento di 4 miliardi di euro contraendo un debito per 35 anni. Ed è grandioso il progetto di Tokyo in cui si comincia a parlare di riapertura dei corsi d'acqua sepolti sotto il manto stradale esattamente come quelli milanesi.

Associazione Riaprire i Navigli - Viale Monza, 170 - 20127 Milano - Tel: 02 20 24 05 85www.riaprireinavigli.it .

Il perno principale, che muove la campagna per la riapertura dei Navigli, ha una scaturigine di prevalente lettura urbanistica. Però, solo apparentemente, perché il background è molto più vasto ed impegnativo. La mission, infatti, rappresenta l'intuizione più geniale per proiettare la capitale lombarda nell'ottica dei cambiamenti strategici che da oltre un decennio stanno ponendo la metropoli in una dimensione di innovazione e di sviluppo, impensabile solo qualche anno addietro. Indubbiamente il ripristino dei Navigli invertirebbe la tendenza innescata un secolo fa di tombinare tutto quanto (compresa la storia) si ponesse di traverso a logiche di sviluppo concepite senza tanti freni inibitori.

Le cui ricadute, in termini di indotti concreti nell'economia degli spazi viari acquisiti, si mostrano vieppiù sottodimensionati.

In ogni caso resta il fatto che, se non altro rispetto al rango dell'offerta, da paragonare al rating delle altre capitali, Milano appare auto-mutilata di un tratto distintivo suscettibile di rivendicare a pieno titolo la palma di prima capitale europea prodotta dal ciclo rinascimentale.

Ma, a parere di scrivi, ci sono altri impulsi che militano a percepire I Navigli come testimonial di consapevolezze spendibili in una visuale più concreta del ciclo contemporaneo.

I Navigli guardavano a occidente. Ma ai tempi di Caldara i riformisti cominciano a guardare anche a Est. Alla connessione col Po. Per finalità trasportistiche e di turismo fluviale.  Poi la seconda repubblica fermò tutto. Blocco del Canale Navigabile Milano Cremona Po e totale trascuratezza delle modalità alternative.  Ultimo atto: la costruzione del Porto di Valdaro a Mantova e l'ormai avviata disocclusione del canale Tartaro-Fissero-Canalbianco. Che porterà i traffici del nord Europa e del Triveneto nella Padania veneta si stanno tentando di attivare regolari linee di turismo fluvio-lacuale sulla direttrice Garda-Mincio-Laghi di Mantova-Valdaro.

Ecco perche, secondo chi scrive, la Riapertura dei Canali, oltre che un giusto risarcimento alla storia ed all'impianto monumentale, può assumere lato sensu le caratteristiche di un innesco progettuale molto più vasto.

Per le prospettive di una Metropoli, diventata per il suo Sindaco troppo piccola (in questo ha assolutamente ragione), che per colmare questo gap col troppo grande ormai palpabile, deve rovesciare il banco. Per ispirare le linee dell'ulteriore innovazione/sviluppo nella più vasta dimensione, almeno della Lombardia.

Ecco perché la campagna per la Riapertura dei Navigli non è semplice prerogativa dei milanesi e della loro città.

Società Filodrammatica Cremonese

Grande successo al primo "giovedì d'estate" - 04-07-24- Gremito il dehor esterno della Società Filodrammatica Cremonese - Complimenti vivissimi alla Compagnia Traattori ed al suo Presidente Marcello Savi ed al responsabile per Cremona, Guereschi Stefano.  PROSSIMO "giovedì" 11.07.24.

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