Riprendendo il recente editing L'ECO LIBRI
: “Alle prossime elezioni ci sarà una nuova lista di Centro aperta a tutti i movimenti, le persone e le associazioni che vogliono sconfiggere il bipopulismo inutile della destra e della sinistra. Una lista senza tentennamenti su politica estera, industriale, energetica ed economica. Una lista non ideologica ma molto idealista. Non troverete in questa lista Rifondazione Comunista, l'USB per Putin e Hamas, i rossobruni e i gialloverdi. Il nostro colore sarà quello dell'Europa unita e federale.”
Lo diciamo a … L'ECO - riceviamo da C. L. Vicenza:
Buona serata Enrico ho letto con interesse Eco Libri Calenda, purtroppo ho poco tempo per una riflessione esaustiva ma esprimo il mio apprezzamento sull'editing di Giovanni Crema. Condivido pienamente i suoi pensieri sul cambiamento di una Politica poco democratica. Anch'io sono profondamente delusa del Centro sinistra e mi sto orientando su Movimenti politici seri e che mi diano certezza sui programmi e le coalizioni. Carlo Calenda, politico serio ed intelligente, con il saggio "Difendere la libertà - È l'ora dell'Europa" ci stimola alla riflessione sulla consistenza di un terzo Polo capace di attirare un elettorato di Centro Sinistra deluso da un campo largo confuso e con progetti fumosi e troppo idealisti. Mi terrò informata e il giorno del voto sarò consapevole e determinata a votare chi dimostra di meritare la mia fiducia.
Ancor prima di riscontrare la lettrice C.L., ci sembra utile produrre qualche inserto Ancor prima di riscontrare la lettrice C.L., ci sembra utile produrre qualche inserto dedotto da edicola 

L?ECOL edicola
(copy&paste autorizzato dalle chat del Movimento Socialista Liberale


Le ragioni e le dimenticanze di Carlo
- di M. Del Bue *
Bella l'intervista di Carlo Calenda sul Corriere e pienamente condivisibile il suo contenuto. Ha ragione il leader di Azione a definire “immorale” il bipolarismo italiano e a combatterlo con una lista alternativa (non la definirei centrista). In molti editoriali ho tentato di chiarire come il bipolarismo attuale sia anomalo anche rispetto a quello più recente, ove ad un partito egemone del centro destra di ispirazione liberale e cioè Forza Italia, si contrapponeva uno schieramento prodiano o veltroniano di stampo riformista. Oggi nel centro-destra prevale una destra per quanto rivestita di moderato melonismo, ma inquinata dal sovranismo putiniano della Lega di Salvini, e con il generale Vannacci in lista d'attesa, mentre lo schieramento opposto è dominato dalla trimurti Schlein, Fratoianni e Conte con Renzi nemico in casa. Nello schieramento di centro-destra i liberali, per quanto irrobustiti dalla presenza esigua di Marattin, sono timida minoranza e in quello opposto i riformisti sono o ininfluenti o mal sopportati o addirittura in fuga. Dunque lo spazio di combattimento per una lista alternativa a questo bipolarismo esiste ed è ampio. Potrebbe essere indebolito però da due argomenti. Il primo è quello del voto utile e cioè da una sorta di referendum che potrebbe svolgersi tra la Meloni e il candidato opposto (Schlein o Conte) e che potrebbe indurre l'elettorato, anche il meno convinto, a scegliere il meno peggio. A questo argomento si dovrebbe opporre quello che ho definito del “voto utilissimo” e cioè la scommessa che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 42% e si formi dunque in Parlamento un governo riformista e liberale che escluda gli estremi segnando così la fine di questo bipolarismo anomalo. La seconda defaillance possibile del terzo polo o della lista alternativa a questo bipolarismo è costituita dagli ormai ricorrenti e perniciosi conflitti interni. Già la perdita dell'apporto di Marattin e del suo Partito liberaldemocratico, anzi di una sola parte perché Marcucci pare intenzionato a non seguirlo nel suo tragitto che porta a Forza Italia, non è certo un segnale di forza. La stessa dichiarazione di Calenda che nel menzionare gli alleati (parla di Spazio pubblico di Pina Picierno, degli Europeisti, dei Popolari e di una parte dei liberaldemocratici) ignora tutti coloro che provengono da una tradizione socialista, tradisce o una colpevole dimenticanza, ma non è la prima volta, o una latente diffidenza verso questo mondo che per la veritá non aveva affatto mostrato in tutti gli incontri privati ove invece aveva apprezzato il contributo che quest'area poteva recare. Lo diciamo tanto più oggi che si è formata una Federazione dei riformatori composta dal nostro Movimento socialista liberale, da Socialdemocrazia, dal Comitato Vassalli, dal Partito socialista liberale popolare, da Risorse Umbria e dal Circolo Buozzi a cui ha aderito anche Socialismo è libertà di Claudio Signorile. A questa organizzazione è federato anche il Partito repubblicano e altri soggetti vi hanno chiesto l'adesione. Un notevole lavoro di aggregazione e di coordinamento meriterebbe non una semplice citazione ma parole di sincero apprezzamento. Anche perché forse contrariamente ad altri la nostra organizzazione non mira a conquistare candidature né primati particolari ma a sostenere un progetto politico che consideriamo fondamentale non tanto per noi ma per l'Italia. Riconoscendo a Calenda di costituirne l'espressione più autorevole e rappresentativa.
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all'Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un'intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all'ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l'Avanti online.
ALCUNI APPUNTI PER UN DIBATTITO SUL FUTURO DEI RIFORMISTI
L' obiettivo di una nuova Casa per tutti i riformisti costituirà non solo un momento utile per riflettere sul ruolo che abbiamo avuto per il passato, ma anche e soprattutto occasione per delineare i cambiamenti necessari per fare fronte alle sfide che i mutamenti profondi della realtà politica, sociale, culturale e istituzionale, oggi ci propongono.
Non dobbiamo ridurre il nostro ruolo a testimoni della storia del Paese, ma vogliamo tener vivo e permanente il legame che ha unito i riformisti durante la loro militanza. Per questa ragione i Socialisti con La Federazione dei Riformatori deve accrescere la sua capacità di dialogo, di confronto e di iniziativa con le nuove generazioni
Da questa capacità dipende in larga parte la nostra possibilità di contribuire ad arricchire l'esperienza delle nuove generazioni e di esserne, a sua volta arricchita.
Il terreno fondamentale su cui occorre sviluppare il dialogo, è il confronto e la nostra iniziativa sul ruolo del Parlamento, sulla sua centralità nell'architettura istituzionale italiana, sulla sua efficace rappresentatività della sovranità popolare, sul suo essere garante della dignità, del rispetto, della autonomia e della libertà della funzione parlamentare.
Perché ciò sia possibile, è necessaria, innanzitutto, una forte iniziativa politica e culturale per sgombrare il campo del confronto dall'idea che la passata storia politico-parlamentare italiana possa essere ridotta a storia di una “casta” preoccupata soltanto di garantirsi privilegi e prebende, addirittura a fenomeno di corruzione.
Dobbiamo far crescere la consapevolezza che confondere responsabilità penali individuali della classe dirigente, pur sempre molto marginali, e responsabilità politiche, ha come unica conseguenza un grave indebolimento della legittimità del Parlamento e quindi del suo ruolo e della sua funzione attuale. Altrettanta consapevolezza e altrettanta capacità di iniziativa e di proposta, dobbiamo avere di fronte a tutto ciò che insidia il ruolo dell'istituzione parlamentare e dei parlamentari. L'impossibilità dei cittadini di scegliersi direttamente i propri rappresentanti; la riduzione del numero dei parlamentari tale da introdurre eccessive e incostituzionali soglie di sbarramento che escludano dalla rappresentanza milioni di cittadini; l'introduzione di forme di democrazia diretta in aperta contrapposizione al Parlamento ( il Premierato ); l'indebolimento delle garanzie costituzionali ed economiche poste a presidio della funzione parlamentare; lo stravolgimento degli equilibri istituzionali attraverso la lesione dei principi di autonomia e indipendenza del potere legislativo, esecutivo e giudiziario; le oscure manipolazioni dell'opinione pubblica rese possibili da piattaforme informatiche prive di qualunque forma di controllo democratico; costituiscono pericoli nei confronti dei quali il nostro Movimento deve reagire con iniziative e proposte concrete sulle quali sviluppare il dialogo, e il confronto.
Altrettanta attenzione deve essere posta al rapporto tra Parlamento e sistema delle autonomie regionali e locali, da un lato e, dall'altro, al ruolo del Parlamento nella prospettiva del processo di costruzione dell'Unità europea.
Lo sviluppo e il rafforzamento delle Autonomie regionali e locali non possono andare a detrimento della coesione e dell'unità nazionale, né possono essere fonte di discriminazione tra i cittadini di diverse Regioni nell'accesso e nell'esercizio di diritti fondamentali.
La crisi della democrazia europea e la crisi della democrazia italiana rendono difficile il rapporto tra le rispettive istituzioni e la reciproca sussidiarietà, che è la condizione per la loro efficienza.
Per questo è necessaria una espansione della democrazia politica oltre i confini dello Stato nazionale, superando il deficit di legittimazione democratica che oggi caratterizza le istituzioni europee. A causa dei processi di globalizzazione che hanno spostato la ricchezza mondiale verso i gruppi dominanti del lontano Oriente e fatto crescere in Occidente disuguaglianze a danno delle classi lavoratrici e delle classi medie, il nesso tra democrazia e sviluppo economico e sociale si è fortemente indebolito. Per raggiungere questi scopi dobbiamo avere una forte interlocuzione con gli eletti delle istituzioni regionali e locali, e con le forze economiche, sociali e culturali del Paese.
Per svolgere le funzioni delineate, i Socialisti nella nostra Federazione dei Riformatori deve accrescere la sua capacità di comunicazione verso l'esterno, potenziando gli strumenti di cui dispone (“La Giustizia” e le chat ufficiali) e offrendo, al tempo stesso, all'opinione pubblica progetti e proposte concrete, collegati ai principali temi di attualità.
A questo scopo, alcuni temi su cui impegnarsi:
L'attuazione dell'Articolo 49 della Costituzione sulla disciplina dei partiti politici e del loro finanziamento, affrontando senza reticenze di convenienza o falsi pudori la “vexata quaestio” della distinzione tra costi della politica e costi della democrazia.
Il lavoro per i giovani, l'aumento dei salari, la lotta alle nuove povertà, la difesa e il miglioramento del Servizio sanitario nazionale per citarne alcuni.
Il rafforzamento della democrazia rappresentativa attraverso la regolamentazione dei nuovi strumenti offerti dalla rete alla partecipazione politica dei cittadini per esaltare le potenzialità e contrastare i pericoli di manipolazione.
La definizione di principi generali e di proposte per una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti. Una riflessione sul ruolo del Parlamento nella definizione della legislazione europea. Con un programma di lungo respiro possiamo contribuire a dare vita a una nuova Casa per i socialisti, una Casa che non sarà quella di prima, non sarà un SI, uno SDI o un ex Psi allargato ma sarà un partito dei socialisti democratici, dei cattolici democratici, dei liberali riformisti e dei nuovi repubblicani, moderno e libertario dove una nuova classe dirigente potrà contribuire alla crescita del nostro Paese. E questo con l'indispensabile contributo di tutti i vecchi compagni che ora debbono avere il coraggio di accettare questa dura ma entusiasmante sfida, contro la destra autoritaria e la sinistra massimalista e conservatrice.
On Giovanni Crema

LA FEDERAZIONE CONTINUA A CRESCERE
Antonio Demitry lascia Avanti Psi e prosegue il suo impegno con Socialismo è Libertà, nella Federazione dei Riformatori. Un nuovo passo per dare forza a un'area riformista autonoma, laica e liberalsocialista, capace di rimettere al centro lavoro, diritti, sviluppo ed Europa.
Diamo il benvenuto ad Antonio e pubblichiamo integralmente il suo intervento.
Avanti Psi, addio!
La mia esperienza con il Psi è finita da tempo ma ufficialmente si ferma con questo post, oggi va così.
A quasi un anno dalle elezioni regionali del novembre scorso lascio la Direzione del partito ribattezzato Avanti Psi, lascio il partito.
La decisione è ineludibile: manca chiarezza, manca dialogo interno, manca una linea politica condivisa con gli organismi. Dopo il congresso del marzo 2025 non c'è stata una sola riunione del Consiglio Nazionale o della Direzione che affrontassero questioni organizzative o politico-programmatiche, che aprissero un dibattito, che lasciasse intravedere una visione.
Nel frattempo, tra feste e convegni, leggo di un cartello elettorale con progetto civico: kingmaker Giuseppe Conte, ghost director Bettini. Qui sta il nodo politico. Un partito socialista che ha una ragione d'essere solo se porta nel campo progressista una cultura riformista e gradualista, autonoma e riconoscibile, non può ridursi a comparsa in un'operazione decisa altrove. Allearsi è legittimo, scomparire no. Questo percorso non nasce da un'elaborazione, ma da equivoci e alchimie elettorali sui territori. Lo dimostra la Campania, la regione del tanto decantato 6%: non il frutto di una rinascita socialista, ma di un cartello ben assortito in cui i veri socialisti sono serviti soprattutto da insegna luminosa all'ingresso. Sfido chiunque a trovare una dichiarazione dei consiglieri regionali campani sul riformismo socialista, sulla questione salariale, sul lavoro, sulla sanità pubblica, sull'Europa. Non la troverà, perché socialisti non lo sono.
Eppure, insieme a tanti compagni non eravamo “quattro gatti” come qualcuno racconta nei corridoi, avevamo chiesto una cosa semplice: aprire una vera stagione congressuale nei territori, verificare se questa “contaminazione” potesse produrre nuova linfa, nuovi ingressi, un dibattito politico autentico. Risultato? Nulla. Assolutamente nulla.
Si va avanti con passerelle, foto di gruppo e maquillage politico, dove la sigla Avanti Psi copre tutto e non significa più nulla. Un brand utile solo a tenere insieme fedeltà personali, ambizioni individuali e silenzi opportuni.
Sorvolo sulle vicende personali e sulle cose dette tra “amici”, o presunti tali. Ci conosciamo tutti: le dinamiche interne ed esterne, il detto e il non detto.
Avanti Psi è stata una bella esperienza, ma non sarà più la mia casa.
Sono e resterò socialista. Il nuovo percorso comincia con l'associazione Socialismo è Libertà che, entrando nella Federazione dei Riformatori, intende restituire al dibattito italiano ciò che manca: un'area riformista autonoma, laica e liberalsocialista, che non si lasci schiacciare dal bipolarismo malato e coatto di questo Paese e che torni a parlare di lavoro, diritti, Europa, politica industriale, sviluppo e libertà con una voce propria.
Antonio Demitry
#FederazioneDeiRiformatori #UniamoIRiformatori #SocialismoÈLibertà #AntonioDemitry #Riformismo #Socialismo #Lavoro #Diritti #Europa #Libertà

La nostra disponibilità a costruire una lista di Centro che raccolga popolari, liberali, riformisti è e rimarrà totale.
Unica condizione è che si condividano i valori di fondo su cui Azione è nata: federalismo europeo, costruzione di una “NATO” europea, difesa dell'Ucraina, alleanza delle liberal democrazie, attenzione alla crescita, allo sviluppo e all'equità intergenerazionale.
Questi sono valori che non si ritrovano nelle attuali coalizioni di destra e di sinistra.
Insieme a Spazio Pubblico, movimenti popolari, socialisti liberali, Fondazione Luigi Einaudi Andrea Marcucci Europeisti stiamo già lavorando bene.
Ma le porte restano aperte per tutti coloro che non si sentono a proprio agio tanto con i 5S, quanto con la Lega. Dobbiamo costruire la nostra #BlueWave europea per il 2027, al centro e per un'Europa federale.
Vi aspettiamo.
Carlo Calenda

CHIOSA EDITORIALE: TERTIUM DATUR!? A ben vedere e ai fini di una coerenza interpretativa degli sviluppi della performance oratoria dell'autore de saggio “Difendere l'Europa ecc” (che pare abbia voluto localizzare nella nostra periferia territoriale l'inizio di una lunga marcia vocata ad allargare, in aggiunta alla generosa location mediatica la “platea” dei potenziali destinatari dell'autoendorsement), questa chiosa (che ha come scopo sia lo scrupolo di verifica dell'aver capito bene sia l'esercizio “dialettico” (che resta fondamentale per una testata come la nostra), questa cosa, si diceva, sarebbe resa pleonastica dalla appena riportata esternazione, acchiappata sul filo di lana, dello stesso autore e protagonista della apparentemente conviviale libraria, allestita con dovizia di sostegni dei “corpi intermedi” locali (con evidenti prolunghe con quelli nazionali) e destinata ad un più ampia audience.
Nel precidente “spiegone” ospitato nella rubrica “Eco libri” abbiamo tentato di focalizzare convenientemente i perni valoriali e progettuali del saggio e del più ampio progetto che sottende la scesa in campo del personaggio, che più di ogni altro (anche se sono in parecchi a contendersi la palma della credibilità e del possesso del copyright) si presenta come l'autentico detentore del branding della posizione di non essere neanche marginalmente, qui, ora e domani, nei “campi”, o poli che dir si voglia.
Ok…abbiamo capito bene i detti e i non detti, nel libro e nella prestazione oratoria, nella Saletta dei Mercanti e nel giorno successivo alla convention dell'Associazione Industriali.
Andando forse sbrigativamente, la mission del perseguito aggregato di Centro (che viene preteso debba avere hic et nunc l'enunciato di Azione) è incardinata nell'essenziale progetto: “federalismo europeo, costruzione di una “NATO” europea, difesa dell'Ucraina, alleanza delle liberal democrazie, attenzione alla crescita, allo sviluppo e all'equità intergenerazionale”
Su cui, rifiutando sofisticate delucidazioni, è difficile non convenire. Diciamo un asset teorico-progettuale identitario, per sommi capi. Forse allestito ad un'armonizzazione/convergenza, destinata ad intelletti con poche pretese ideologiche e forse a durare per uno spazio temporale compreso tra l'accreditamento nella fase preelettorale di vernissage della platea dei players e la “pugna” della campagna di raccolta dei consensi. Non proprio l'éspace d'un matin…ma…
Cosa non di poco conto; perché noi continuiamo a pensare che dopo l'accreditamento, il confronto elettorale, il voto, la vita continui.
Insomma, per quanto comprendiamo che la narrazione del “progetto”, nei tempi correnti, sia condizionata da un'opportunità di “essenzialità” espositiva, non ci sentiamo (noi che in certo qual modo ci sentiremmo in partenza di esprimere un interesse verso la proposta del Terzo Polo) rassicurati da una sorta di “poi vedremo”. Messo così, la “ditta” enucleata da Calenda richiama parecchio la visuale del liberalismo di Malagodi degli anni 50, 60,70. Non ci riteniamo l'ombelico del mondo. Ma, senza ulteriori sforzi ermeneutici, saremmo tra coloro che son sospesi.
Lo diciamo a … L'ECO - riceviamo da APPELLO PER UNA LISTA UNICA LIBERAL DEMOCRATICA
Chi la pensa allo stesso modo non deve dividersi al voto.
Firma ora
Davanti alla delusione verso la politica e al fallimento del “bipopulismo”, chiediamo ai leader dei partiti e dei movimento politici che non si riconoscono in questa destra e in questa sinistra di annunciare entro il 31 dicembre una lista unica per le prossime elezioni politiche, come primo passo verso un partito unico. Se sei d'accordo firma anche tu.
Cara amica, caro amico,
c'è nel Paese un crescente sentimento di delusione dalla politica e distacco dall'esercizio del diritto di voto di fronte al fallimento del “bipopulismo” italiano (siamo all'ultimo posto in Europa per produttività, il potere d'acquisto reale è rimasto fermo a trent'anni fa, la sanità è degenerata rispetto a quell'epoca) e alla contemporanea assenza di una credibile alternativa a questa situazione di stallo.
Ciò produce un divario, sempre più ampio, tra la potenziale disponibilità ad un'offerta politica diversa e l'incapacità di fornirla da parte di chi avrebbe il compito di farlo.
Non può essere attrattiva, per questo elettorato deluso e disperso, la semplice riproposizione di un'offerta già valutata e pesata nelle ultime elezioni europee. Offerta che non può certo essere migliorata da una semplice e parziale ricomposizione verticistica di spezzoni di gruppi dirigenti, associazioni rispettabili ma elettoralmente poco rappresentative, singole personalità bisognose di una nuova collocazione. Così come non può essere sufficiente per resuscitare l'impegno e l'entusiasmo di un tempo un generico appello a sostenere semplicemente quanto già definito e già in campo. Eppure, esiste una comunità di iscritti, militanti ed elettori appartenenti a quest'area che lavora già ogni giorno per costruire un'alternativa più ampia e che non accetta di avere una rappresentanza divisa in più sigle.
Una comunità dove, come è ovvio, sono presenti sensibilità diverse, ma che si trova d'accordo sui temi essenziali. Ci uniscono:
- Il desiderio di un'Italia protagonista dell'integrazione europea, per un'Europa più coordinata, incisiva in politica estera e capace di difendersi autonomamente.
- Il sostegno anche militare all'Ucraina come discriminante politica non negoziabile perché l'Ucraina è la frontiera dove si difendono le libertà fondamentali contro le crescenti aggressioni imperialiste e totalitarie.
- Un progetto di sviluppo del Paese che premi il merito e i frutti del lavoro di chi studia, innova e produce valore.
- La centralità della persona, della libertà economica, della concorrenza e della tutela delle libertà civili.
- Una gestione finanziaria orientata a investire nel futuro anziché preservare il passato, caratterizzata dal rigore nei conti pubblici e da un'attenzione costante alla fiscalità.
- Un'idea di transizione energetica pragmatica e razionale, basata sui dati e sui calcoli concreti anziché sull'ideologia per giungere con la previsione, quindi, all'utilizzo anche del nucleare.
- Un'attenzione fondamentale al ruolo dell'istruzione, intesa come leva prioritaria per lo sviluppo della società, il superamento delle disuguaglianze sociali e l'innovazione del Paese, l'integrazione di chi non ci è nato ma desidera farne parte.
Ci unisce soprattutto, la consapevolezza che, per far vivere questi concetti nella realtà politica ed elettorale è necessario non solo mettere insieme le forze che si sono disperse in questi anni ma anche, e soprattutto, attrarre energie nuove, oggi sfiduciate e silenti.
In molti territori questa convergenza è già realtà e la disponibilità a ricercare ed aprirsi al nuovo è già presente. Per questo vi chiediamo ora di compiere il passo decisivo.
Chiediamo ai leader dei partiti e movimenti che fanno riferimento a quest'area di annunciare entro il 31 dicembre l'avvio della composizione di una lista unica per rappresentare quest'area alle prossime elezioni politiche.
Chiediamo che la composizione di questa lista venga fatta tenendo conto della realtà esistente ma come primo passo per avviare un processo costituente per riunificare in un unico partito le tante energie oggi disperse.
Chiediamo, per rendere credibile questo processo, che ogni candidato nei diversi collegi, all'atto dell'accettazione della candidatura, firmi un atto formale di impegno a convocare, entro sei mesi dall'eventuale elezione, l'Assemblea costituente per la nascita del nuovo partito unico. Esplicitando che la costituente dovrà svolgersi con procedure che rispettino tassativamente i principi di trasparenza, proporzionalità e contendibilità.
Ovviamente un simile processo sarebbe dovuto partire molti mesi fa, come del resto era stato più volte promesso. Tuttavia, nelle condizioni date, crediamo possa ancora rappresentare, se perseguito con convinzione e correttezza, un modo per potersi rivolgere ad un mondo più vasto rispetto a quello, in ogni caso angusto, che potremo raggiungere con una lista priva di un credibile respiro progettuale.
La comunità di Dipende da noi
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Lo diciamo a … L'ECO - riceviamo da socialisti in movimento

APPELLO: PER UNA RIFORMA ELETTORALE PROPORZIONALE E PIENAMENTE COSTITUZIONALE
BASTA CON LE LEGGI ELETTORALI INCOSTITUZIONALI! RITORNARNIAMO ALLA NORMALITA' CON IL PROPORZIONALE NELLO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE.
Nel dire NO e nell'auspicare la più ampia mobilitazione politica e popolare contro la legge elettorale proposta dal Governo Meloni, diciamo NO alla regressione democratica introdotta con tutte le leggi elettorali di stampo maggioritario approvate dopo il referendum del 1993, comprese quelle anacronistiche chiamate proporzionali con premio di maggioranza. Leggi che consentono a maggioranze relative di elettori, o addirittura a una minoranza di elettori, di diventare maggioranza assoluta in Parlamento, facilitando a loro volta la possibilità di cambiare le regole democratiche e costituzionali secondo i voleri o peggio le convenienze dei vincitori nell'ultima competizione elettorale.
Ma un Paese non può vivere e crescere se le regole fondamentali della convivenza comune durano una sola legislatura e mutano ad ogni cambio di maggioranza. In tutte le grandi democrazie si ritiene che le leggi elettorali, come le leggi di revisione costituzionale, debbano essere durature ed essere il prodotto di larghe convergenze tra maggioranza e opposizione,come conseguenza coerente dell'esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti (quindi anche delle minoranze) che è proprio delle costituzioni democratiche come la nostra.
Da trent'anni invece in Italia i parlamenti che si sono succeduti hanno approvato leggi elettorali mettendo davanti a tutto i loro” interessi”, in nome della governabilità, sacrificando il volere dei cittadini e il principio fondamentale della rappresentanza politica e territoriale, aggravata dal 2020 dalla riduzione del numero dei parlamentari.
In attesa del giudizio della Corte costituzionale, bisogna reagire partendo dal punto centrale della questione: la difesa della democrazia costituzionale, invocata dalla maggioranza del sistema politico italiano e dalle associazioni democratiche del paese, perché sia concreta deve essere ancorata ai seguenti principi:
1. La sovranità appartiene al popolo e spetta al popolo eleggere il Parlamento. La governabilità, nello spirito della Costituzione, non può essere assicurata da leggi incostituzionali, ma deve essere garantita da maggioranze che si formano in Parlamento, dopo una normale competizione elettorale (così come per decenni è successo da noi e ancora accade in molti paesi democratici del mondo). Questa deve essere la normalità: prima si elegge il Parlamento, poi si formano i governi sulla base degli equilibri politici e dei rapporti di forza emersi dalle votazioni. La governabilità non si fabbrica con premi elettorali alle coalizioni vincenti: deve poggiare su maggioranze politiche effettive.
2. Le maggioranze non si precostituiscono per legge. Si vota per eleggere il Parlamento, non per ratificare un Governo già deciso. Dopo il voto spetta solo al Presidente della Repubblica individuare una personalità in grado di ottenere la fiducia delle Camere e formare una maggioranza parlamentare.
3. Ai cittadini deve essere garantito il diritto di scegliere i propri rappresentanti, togliendo alle segreterie dei partiti il potere di nomina degli eletti attraverso liste bloccate, capilista protetti e pluricandidature.
4. Torniamo al proporzionale con le preferenze. È il sistema che ha caratterizzato la vita parlamentare italiana dal 1948 al 1992 e che fu utilizzato per eleggere l'Assemblea Costituente nel 1946. Nel 1947 la stessa Assemblea approvò a larghissima maggioranza un ordine del giorno che affermava: «L'Assemblea Costituente ritiene che l'elezione dei membri della Camera dei deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale». È tempo di recuperare quel principio, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere sia le forze politiche sia i propri rappresentanti.
5. Il sistema proporzionale è l'unico che può ritornare a dare forza alla politica, e dar vita a partiti autentici radicati nella società, non personali, che possono davvero concorrere, come stabilisce l'articolo 49 della Costituzione, a determinare la politica nazionale nell'interesse del Paese. La pluralità delle idee e la rappresentanza delle diverse componenti politiche non sono ostacoli da superare, ma condizioni essenziali della democrazia.
Nello spirito della nostra Costituzione, chi condivide questo appello si impegna a sostenere questa proposta ovunque e con ogni mezzo, dentro e fuori dalle istituzioni.