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L'EcoRassegna della stampa correlata - "Se non ora, quando?" e "Verso l'Assemblea dei Socialsti"

Mauro del Bue, Comunità Socialista

  23/05/2021

Di Redazione

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Se non ora, quando?

23 maggio 2021 L'EDITORIALE Mauro Del Bue

 

Una proposta coraggiosa e netta l'ha fatta alla fine il segretario del Psi Vincenzo Maraio: “Promuoviamo insieme una conferenza programmatica per dire cosa vogliamo”. L'idea, sostanzialmente condivisa da tutti i presenti al confronto promosso dall'avantionline, presuppone la volontà di unire le organizzazioni che si muovono nell'area liberalsocialista, che ancora stentano, per gelosie verso chi sta più vicino, per vocazione leaderistica di qualche capo frazione, e anche per divergenze manifestate all'interno delle singole forze, a compiere la scelta più logica e naturale. Il dibattito di venerdì 21 maggio ha rivelato una comune consonanza. Tutti, da Della Vedova e Taradash (Più Europa), a Roberto Giachetti (Italia Viva), a Maurizio Turco (Partito radicale) oltre ai nostri Nencini, Rita Cinti Luciani e Maraio, hanno convenuto che solo l'unione fa la forza. Esiste oggi, e spero che questa sia anche l'opinione di Azione (il temerario combattente Enrico Costa era impegnato col suo emendamento per la separazione delle carriere dei magistrati) uno spazio politico ampio per chi non si identifica nell'asse Pd-Cinque stelle e nel centro-destra. Personalmente non vedo alternativa. O copriamo questo spazio da subito lanciando una convention programmatica o veniamo meno a un appuntamento della storia. Non pensiamo, valutando il livello di sbarramento elettorale per l'accesso in Parlamento, che sommato al taglio dei parlamentari renderà ancora più ardua l'elezione di parlamentari per le forze minori, che basti un'incollatura all'ultimo minuto per sommare i consensi dei singoli partiti. La somma aritmetica non é mai suffragata dal voto degli elettori. Quel che serve è un progetto immediato che definisca i contenuti di un messaggio politico. E questi hanno bisogno di tempo per essere sedimentati dall'opinione pubblica. Sulla giustizia la posizione della nostra area é chiara e univoca, liberale e garantista. Perfettamente in linea coi referendum proposti dai radicali e dalla Lega, sì dalla Lega della quale salutiamo con soddisfazione l'entrée nel fronte nostro, senza nessuna difficoltà perché se un avversario viene sulle tue posizioni non sei certamente tu a doverti sentire in difficoltà. Semmai la difficoltà può essere di chi ha cambiato posizione. Dovremo individuare alcuni punti, che già esistono, alla luce del comune spirito europeista e della piena adesione al Pnrr di Draghi, sui temi economici e sociali. E poi partire lancia in resta, se vogliamo che la nostra sacrosanta battaglia sia coronata da successo. Nemmeno é più d'ostacolo, grazie all'avvento del governo Draghi, la collocazione parlamentare di ciascuno, visto che tutti i gruppi parlamentar,i o i sottogruppi, prima divisi tra chi, come Italia viva e il Psi, votava a favore del governo Conte e chi, come Più Europa e Azione, votava contro, oggi sono in maggioranza uniti. E dunque, per dirla col celebre slogan di Calamandrei, se non ora quando?

Contrariamente all'abitudine di una breve presentazione dei contributi destinati a questa di rassegna stampa (generalmente di area socialista), in questo caso la “recensione” segue.

Niente è, considerati i tempi un po' così e, soprattutto, la politica “liquida”, è scontato. Anche se la domanda retorica del Direttore della testata online del PSI non potrebbe avere che una, una sola risposta inaggirabile. A indirizzare verso un approdo meno ovvio (e incongruo alle aspettative militanti) concorre una miriade di controindicazioni e di variabili (peraltro, ben evidenziate dall'analisi di Del Bue). Che potrebbero (ancora una volta!) mettere piombo nelle ali degli impulsi idealistici e dell'analisi politica raziocinante.

L'approdo di questo sforzo di armonizzazione e di convergenza tanto dei segmenti di pensiero politico simmetrici ed abbastanza sovrapponibili quanto degli aggregati associativi che li testimoniano, rientra nella loro specifica utilità ed in quella più vasta del miglioramento della sostenibilità di un sistema politico, tristemente destinato al collassamento.

Far sfociare latenti e frequentemente conclamati progetti politici, se non totalmente identici, comunque abbondantemente assimilabili, in un'unica offerta determinerebbe un vantaggio per esse; sul terreno dell'ottimizzazione sinergica, della visibilità, del miglioramento dell'identificazione, dell'autorevolezza del rating presso l'area della potenziale domanda (di opinione e di elettorato).

Ma al di là di questa stima (molto più congrua ad una ricerca di mercato), sappiamo che quanto la ragione mieterebbe in molte altre branche delle attività umane in campo politico troverebbe, come anticipato, percorsi né agevoli né scontati.

Tutto può succedere. Ma sul filo esclusivamente raziocinante l'approdo non può non essere quello così lucidamente descritto da Del Bue (che da tempo si spende nella duplice veste di giornalista e di dirigente politico).

La cosiddetta seconda repubblica, tra le molte altre calamità, ha fatto strame sia della consuetudine dialettica, correlata ad un'ampia caratterizzazione (valore aggiunto del sistema democratico), sia dei segmenti organizzati testimoni di culture politiche minoritarie, ma non marginali sul piano dell'apporto.

Premesso che dai tempi del corso riformista degli anni 80 siamo convinti sostenitori di una profonda riforma della politica capace di convergere piuttosto che disarticolare e di un sistema istituzionale radicato in una rappresentatività capace di ottimizzare l'efficienza delle istituzioni, non possiamo non ribadire anche qui che un quarto di secolo di riforme a fisarmonica, praticate dai protagonisti di questo ciclo, ha di fatto ghettizzato scuole di pensiero e relativi strumenti organizzativi di testimonianza.

Ciclo, in cui, andrebbe aggiunta, la fisarmonica degli eccessi di maggioritario e di proporzionale, scanditi da un'alternanza funzionale alle convenienze elettorali ma non all'efficientamento del modello liberaldemocratico, ha finito per condurre al proverbiale vicolo cieco.

Anche per questa ragione è assolutamente indispensabile che ciò che resta, sul terreno della capacità di progetto politico e della permanenza di strumenti aggregativi, della ancor grande tradizione delle scuole del socialismo liberale, del riformismo gradualista, della testimonianza laica e civile, dismetta, appena possibile e per intero, le sterili posture (gelosie, eccessi leaderistici, frazionismi). Per imboccare la strada feconda (e senza alternative, pena la dissoluzione definitiva) della convergenza.

Non è certamente la prima volta che questa opportunità riemerge quanto meno dalle conseguenze di un monitoraggio che non lascia scampo.

Paradossalmente in un contesto, in cui il modello generale appare alla canna del gas, sia per esaurimento della spinta propulsiva (direbbe Berlinguer) del progetto di Paese sia per palese incapacità a garantire un accettabile livello basico di funzionamento del sistema politico-istituzionale, l'osservazione neutrale della caratura delle proposte induce a circoscrivere nell'area moderata, riformista e laburista l'offerta più congrua e più praticabile, per togliere un sistema bloccato ed infragilito dalla palude di un quarto di secolo di scelleratezze.

Il precedente tentativo, di cui si dovrebbe avere memoria, è rappresentato dalla conferenza costituente di Bertinoro del 2007, immaginata come alternativa al processo fondativo del PD, alle viste.

Si dice che la storia non si ripete mai come tragedia ma come farsa.

Il fallimento di quel progetto politico, di suo di difficile praticabilità stanti gli impari rapporti di forza in campo, configurò se non proprio una tragedia (per i partners direttamente coinvolti), sicuramente un insuccesso denso di nefaste conseguenze per la sostenibilità del sistema politico e della sinistra riformista.

L'assenza di un accreditato polo liberalsocialista avrebbe, senza ombra di dubbio, incrementato la leva del potenziale bipolarismo, foriero di effetti destabilizzanti.

Per non prestarci a zone d'ombra nell'analisi, aggiungeremo che la Costituente della sinistra riformista fallì per la sommatoria di tutte quelle cattive posture, lucidamente descritte da Del Bue, che hanno fin qui contribuito alla disgregazione della rappresentanza e della testimonianza di un'offerta unitaria della cultura liberalsocialista e laburista.

Esserne consapevoli è anche un modo per esorcizzarne la replica.

Rispetto a quasi quindici anni addietro resta immutata l'attualità dei contenuti di quel progetto politico di stampo riformista. Alcuni partners fondamentali (la corrente “migliorista” di Macaluso e Turci) sono scomparsi dalla scena. Altri, come i segmenti Radicali, pur continuando pervicacemente una testimonianza di valore, appaiono periferizzati dall'asse dei contributi determinanti. Altri, come il bacino della diaspora socialista, sono prossimi a “presentare i libri” per un verdetto di revoca dell'agibilità. Altri ancora (è il caso di Italia Viva e di Azione), si situano in un segmento innovativo del pensiero liberale e riformista ed in qualche misura surrogano il venir meno della fascia riformista del PD.

Ma è indubbiamente verso tale versante che deve guardare, in un prosieguo determinato e sollecito, il laboratorio configurato dal confronto promosso dalla Direzione dell'Avantionline.

La temperie politica e istituzionale non lascia ampi spazi per alibi, indecisioni e tornanti.

Il segretario del Psi Vincenzo Maraio a fini confronto ha azzardato: ”Promuoviamo insieme una conferenza programmatica per dire cosa vogliamo".

Ci sembra un approdo potenzialmente edificante, ma un po' da minimo sindacale.

Il PSI (e lo diciamo con molta sofferenza) è tra i potenziali partners dell'operazione di convergenza, il soggetto che ha più da farsi perdonare (soprattutto agli occhi e nelle percezioni della militanza che non ha girato le spalle e che continua a credere nel permanente valore, non già del reducismo, ma del socialismo riformista).

Hic Rhodus hic salta. È l'imperativo che vale per tutti i potenziali soggetti della conferenza programmatica, ma, soprattutto, per i socialisti italiani.

Per i quali il monito contro la propensione a reiterare malpractices non è mai pleonastico.

L'esausto PSI ormai è più simile ad un simulacro di aggregati suscettibili di essere percepiti come raschiatori di fondi del barile piuttosto che di pertinaci veterani idealisti. Nonostante, ripetiamo ad nauseam, la persistente attualità del bagaglio teorico.

La prima cosa che resta da fare a questa nomenklatura (detto senza malevolenza e con buoni margini di comprensione dell'imbarazzante contesto) è di presentare il “conto morale”, di costituirsi in comitato di garanzia, di avviare un percorso fondativo in vista della più vasta convergenza indirizzata alla costituzione del polo liberale e socialista. Chiamandovi tutte le realtà territoriali organizzate e le associazioni di ispirazione socialista ad esserne parte attiva.

L'esito finale dello sforzo di convergenza si avvarrebbe certamente dell'apporto ampio e coeso della componente socialista.

E dato che questa rubrica si chiama “lavagna”, avvertiamo che può essere l'ultima la campanella che suona!

(e.v.)

Sullo stesso tema che contraddistingue la presente edizione della rubrica, riportiamo infine la notizia della convocazione della Comunità Socialista del circondario cremonese per il prossimo sabato 29 maggio. Analoga riunione si è svolta ieri a Crema. In allegato il pdf della Lettera di Invito.

Ragioni, oltre che prudenziali, di rigoroso rispetto delle norme antipandemiche impongono ancora platee ristrette. Non appena l'evoluzione positiva lo consentirà, su questi temi i socialisti del territorio avvieranno i giusti contatti coi potenziali interlocutori del progetto di convergenza.

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