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L'antifascismo di Gino Rossini (3°Parte)

Concludiamo la rivisitazione del vasto profilo umano e politico di Gino Rossini approfondendo il segmento che, probabilmente, avrebbe dovuto costituirne l’incipit: l’antifascismo. E che in Rossini costituì il perno delle consapevolezze e delle scelte destinate ad ispirare una forte idealità e coerenti scelte di testimonianza civile e di vita

  10/12/2018

A cura della Redazione

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Concludiamo la rivisitazione del vasto profilo umano e politico di Gino Rossini approfondendo il segmento che, probabilmente, avrebbe dovuto costituirne l'incipit: l'antifascismo. E che in Rossini costituì il perno delle consapevolezze e delle scelte destinate ad ispirare una forte idealità e coerenti scelte di testimonianza civile e di vita.

Possiamo azzardare, pur non disponendo di specifici supporti in grado di avvalorare, che la traiettoria di quanto sarebbe successo, nella breve ma intensa esistenza come nei contesti in cui opererà, si sarebbe delineata a seguito dell'esperienza maturata nel corso della partecipazione alla Grande Guerra.

Nel secondo approfondimento, dedicato al retroterra umano della stagione delle scelte, che avrebbero ispirato ed accompagnato l'intera testimonianza, avevamo fatto menzione di un profilo poco noto del futuro Sindaco di Cremona: la passione letteraria. Rossini, infatti, si impegnerà, a partire dal rientro a Cremona successivo alla conclusione della tremenda esperienza di diciottenne belligerante, in una significativa produzione letteraria. Nel quinquennio compreso tra la fine della guerra e lo snodo che avrebbe portato alla ventennale dittatura, avrebbe dato alle stampe ben quattro lavori:

“Palpiti umani”, “Dopo i vesperi di sangue”, “Il congresso dei morti”, “Il giuoco dei tiranni”. I cui contenuti, espressi in forma romanzata e influenzati da un volonteroso sforzo di romanziere autodidatta, ruoteranno prevalentemente attorno all'imperativo di rendere pubblici, a futura memoria, il disinganno, le atrocità e le sofferenze, fisiche e morali, che il “ragazzo del ‘99” incrocerà lungo il cammino intrapreso da “volontario”. Parlando di un commilitone morto nella battaglia, denuncerà (nel 1925!): “…morto, con i piedi bagnati ché le suole delle scarpe erano fatte di cartone; intirizzito dal freddo perché i pastrani, le giubbe, i calzoni che dovevano essere di solida stoffa erano di cotone e poi…oh, quante porcherie…”. Ma, prima di questa vibrante denuncia sicuramente collidente con la interessata retorica con cui il nazionalismo aveva condotto l'Italia ad una guerra priva di congrue giustificazioni e, poi, ne avrebbe tratto motivo per avviarla ad un destino di autoritarismo, aveva osservato che “ Per le vie della grande città, come in tutta la Penisola, la gente discuteva animatamente della neutralità o dell'intervento dell'Italia.”

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foto 1: La giunta nominata dal CNL

foto 2: Rossini sposa Boldori e Gina Spotti

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Il allegato anche il romanzo di Gino Rossini 'Dopo i vesperi... di sanguè

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