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L'ECO-Storia. Aldo Moro e l'Europa

  09/05/2026

Di Redazione

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Integriamo in questa rubrica del nostro periodico una scheda di due temi apparentemente disgiunti, ma in realtà, significativamente correlati, come è facile dedurre dai due, più che apprezzabilissimi editoriali della vicedirettrice Lucia Abbatantuono, della testata “sorella” La Giustizia”.  Dalla quale, in forza della logica del “postino Maio Ruoppolo” (“le poesie non sono di chi le scrive, ma di chi gli servono”) copiaincolliamo spesso nell'intento sia di avvalerci di un prodotto giornalistico elevato sia di rafforzare la prospettiva sinergica tra le sparse fronde di testimonianze idealistiche e progettuali, parimenti importanti. E capaci, se non altro per l'autorevolezza di perni autorevoli (come le testate storiche e come il riconosciuto target di un progetto strategico coerente e sostenibile), di fornire importanti assist all'indispensabile richiamo storico ed alla consapevolezza che, al di fuori di tale postura, l'intero sistema liberaldemocratico e la sinistra riformista patiranno e faranno patire il prosieguo di un impasse nella tenuta.

Ma come ben si sa, i richiami di questi branding ispirati dal leaderismo raramente coniugano il passato (specie quelli fondante) e l'attualità, non solo per evitare di trarne rimbalzi imbarazzanti per la loro adeguatezza, ma anche di dover (come nel caso degli artefici della “transizione” di fine anni 90, fare qualche conto.

Il “caso Moro” è sempre ben delineato sul fondale della vita politica italiana e, a ben vedere, come osserva Abbatantuono, di quella europea. Da mezzo secolo, sia pure con timbro differenziato (nella capacità di consapevolizzare e di trarne le giuste deduzioni); restando inequivocabilmente l'innesco, appunto, del processo che rottamò i primi quarant'anni della Repubblica e pose le premesse per tutto quanto sarebbe avvenuto come avvenne nella fase successiva.  La Vicedirettrice Abbatantuono scrive sempre ottimi editoriali. Con questo su Moro si é superata. Se non altro nella capacità di correlare la sua figura con l'importante contributo strategico, che non riguardò solo il ruolo nelle vicende interne, ma anche la visuale lunga su tutti i processi della politica Occidentale ed europea, in particolare,

Sarebbe un dovere storico, civile e culturale ridefinire la sua figura in tutta la sua strategico (secondo me, ancora feconda) complessità. Contrastata in corso d'opera del favoloso ciclo modernizzatore, emancipatore, riformista degli anni 60 in piena sintonia con la visione del socialismo "autonomista". E sottoposta ad interessati revisionismi e, peggio ancora, a vulgate ad usum delphini. Ha fatto bene Tu e La Giustizia a rifocalizzare questa figura e quei tragici contrasti finali di una stagione tanto feconda quanto dimenticata (e forse ripudiata, essendo considerata bastevole l'immancabile opzione “coccodrillo” negli anniversari).

Aldo Moro e le domande irrisolte, scrive oggi il Quotidiano Nazionale. Per alcune di queste risposte ci sono, per chi vuole vedere, del risposte. Magari periferizzate nei palinsesti della politica che conta, ma che tradiscono una continuità di “sentiment”. E' il caso (tra i tanti) avvenuto qualche settimana fa ed emerso perché lodevolmente scoperto e segnalato dall'assessore ai Cimiteriali, avv. Carletti. Planato, come scrivemmo tempestivamente, su un emiciclo in cui convivono neanche troppo subliminalmente gli ancoraggi all'interpretazione della Resistenza come passaggio intermedio e spallata verso la democrazia "socialista" (che fu il must durato per decenni in una sinistra non ben ancorata ai cardini della Costituzione e della Repubblica), gli ammiccamenti ai mai domi postulatori di democrazie sempre più "progressive" ed esclusive di apporti che non fossero inquadrati nelle fattispecie del 68 (di cui sono campanello dall'allarme anche qui a Cremona l'assedio anarchico di dieci anni fa e l'omaggio floreale ma molto iconico all'assassina (di Moro) brigatista presso il Tempio dei caduti partigiani e, da ultima, la versione meno sparata ma non di meno deviante di un antifascismo che aspira a rappresentare qualcosa di diverso. Così scrivemmo qualche settimana fa all'emergere del fatto che quanto meno è rivelatore della persistenza di germi eversivi, assistiti da supporti operativi di testimonianza. Lo ribadiamo oggi in occasione della ricorrenza cinquantenaria di via Caetani.

RUBRICA STAMPA CORRELATA 

Aldo Moro e l'Europa federale: lo spirito eterno del 9 maggio – di Lucia Abbatantuono *

Data fatidica, quella del 9 maggio: il ritrovamento del corpo di Aldo Moro coincide con la festa dell'Europa.
Un caso, certamente. Ma il destino ha voluto che il nome di Moro fosse anche in questo associato per sempre a un'idea di Europa in cui egli credette fortemente, con passione e metodo.
Potrebbero essere sue, infatti, le parole di Robert Schumann, quelle che il fondatore delle prime istituzioni europee utilizzò per ‘creare' l'Unione Europea come unità reale di Stati e popoli. Il 9 maggio del 1978 fu ritrovato in via Caetani il cadavere dello statista pugliese, nel bagagliaio della Renault rossa. E il 9 maggio di 28 anni prima Schuman si era reso artefice della celeberrima omonima Dichiarazione, affermando che “la pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano “.

Parole che risuonano, oggi, in tutta la loro straordinaria forza e drammatica attualità. E che sono state più volte ripetute e sviluppate da Aldo Moro stesso. Così diceva, ad esempio, alle Camere in occasione del suo insediamento da presidente del Consiglio dei ministri: “Per quanto riguarda l'Europa il Governo si propone di continuare la propria azione diretta ad assicurare la piena ripresa dell'attività comunitaria nel rispetto dei Trattati al fine di realizzare l'integrazione economica quale premessa dell'unità politica dell'Europa. Tale azione si svolgerà in tutte le sedi comunitarie, economiche e politiche, continuando ad interessare ad essa il Parlamento ed il Paese e portando avanti il progetto di elezione a suffragio universale di un Parlamento europeo”. Era l'ottobre del 1973.

Nella seconda metà del '75, con la medesima carica, Moro divenne anche presidente del Consiglio dei Ministri della Comunità economica europea. E in quel semestre, proprio all'indomani della conferenza di Helsinki, (1° agosto 1975) convocò per l'11 dicembre di quello stesso anno un vertice dei paesi europei a Rambouillet, in Francia, per trattare dell'elezione a suffragio universale del parlamento europeo. La proposta si rivelò rivoluzionaria: per la prima volta i cittadini di tutta l'Europa avrebbero eletto direttamente con il proprio voto i parlamentari europei.
La decisione fu accettata con entusiasmo e slancio da tutte le nazioni, ma il passaggio politico di Aldo Moro prevedeva in un futuro prossimo un ulteriore passaggio all'Europa dei Popoli, affinché si superasse del tutto l'organismo decisionale tutt'ora vigente dei capi di stato. Diceva Moro: “Se non si avvicina il parlamento europeo nei suoi poteri e nelle sue decisioni alla volontà popolare, l'Europa non potrà mai decollare in maniera compiuta e totale”

Ed i fatti successivi, scomparso Moro, gli hanno dato pienamente ragione. Ma già lungo tutti gli Anni '60 Moro fu un protagonista fondamentale per il consolidamento dell'Unione Europea. Soprattutto, mise in luce una duplice esigenza politica: la svolta verso l'alleanza atlantica e la solidarietà europea.
Disse: “La politica di solidarietà europea, che sarà perseguita nella forma dell'integrazione democratica, economica e politica, fuori di ogni particolarismo, offre al nostro Paese uno spazio ed un ambiente adatti per la sua espansione economica e per una significativa partecipazione alla politica internazionale in proporzione alle sue forze, alla sua tradizione e cultura, al suo peso economico e sociale“. Durante i lavori della decima Assemblea ordinaria dei parlamentari dell'UEO (Unione Europea Occidentale), nel giugno 1964, Moro rese omaggio ad Alcide De Gasperi e ai Padri fondatori per aver dato vita ad un'Europa democratica e plurale: “L'Europa che noi ci sforziamo di costruire è una Europa intesa in senso democratico: è questo uno dei cardini fondamentali della nostra concezione associativa. Democrazia, come noi la intendiamo, significa anche e necessariamente una prospettiva di sviluppi sociali e di giustizia da attuarsi nella libertà”.

L'Europa disegnata da Aldo Moro era un'Europa aperta ad una visione mondiale per la libertà di tutti i popoli. E infatti amava ripetere: “Se noi negassimo e sottovalutassimo queste nuove profonde esigenze, ci chiuderemmo nel passato, anziché rivolgerci all'avvenire: e l'Europa è l'avvenire. A questo riguardo non abbiamo alcun dubbio “. Sosteneva una visione dell'Europa unita, democratica e solidale, concepita come attore internazionale di pace e simbolo di unità nel Mediterraneo. A tal riguardo amava ripetere: “Nessuno è chiamato a scegliere tra l'essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo “. Moro rifiutava la dicotomia tra integrazione europea e ruolo mediterraneo dell'Italia, vedendo invece nel Mediterraneo una parte integrante dell'Europa stessa. E la sua era anche un'analisi lungimirante da vero statista globale: considerava l'integrazione europea come una necessità per creare una “voce di pace” nel contesto internazionale, capace di superare la polarizzazione tra grandi potenze. Aveva una chiara proiezione futura: credeva fermamente che l'Europa rappresentasse l'avvenire, e fosse lo strumento per rispondere agli ideali di libertà e democrazia.
Guardava oltre ogni difficoltà: pur riconoscendo le lentezze, manteneva ottimismo sul risultato finale del processo di integrazione, inteso come un progetto di vita in comune.

Il patrimonio che abbiamo costituito finora in seno alle Comunità europee è incommensurabilmente più ricco del passato. Eppure, allo slancio iniziale che ha portato l'Europa a ventisette membri attuali ha corrisposto pian piano un ripiegamento delle strutture europee su se stesse, creando così i presupposti di una involuzione, facendo venir meno, di fatto, lo slancio verso l'aspirata partecipazione dei popoli e la necessaria condivisione e comprensione per le scelte di politica economica, sociale e finanziaria europea. Ancora una volta quindi, Aldo Moro diventa attuale e quanto mai illuminante per i politici chiamati oggi a gestire l'unità Europea, affinché riescano a tirare fuori questo nostro continente da una crisi pericolosa e piena di insidie. Ma bisogna andare ancora avanti (come diceva Moro): “noi siamo per uno stato federale, e se non sarà possibile farlo subito, che almeno si arrivi ad una confederazione di stati”. Sono trascorsi 50 anni da quando Moro affermava: “È urgente ed indispensabile far sentire la voce europea nella realtà mondiale”. E quanto attuale è oggi il suo richiamo! Anche avendo riguardo alle presenti difficoltà nel dare rapido sviluppo al processo europeo, siamo ottimisti nel risultato finale, proprio perché crediamo che l'Europa sia un mezzo per rispondere efficacemente a quegli aneliti di democrazia e libertà che sono propri delle donne e degli uomini riformisti e liberali, e quindi permanentemente radicati nelle aspirazioni dei popoli verso una concezione davvero umana della realtà sociale e politica tutta.

Federati, uniti e liberi nel diritto dei popoli pacificati.

Marcia per l'Europa: Torino scende in piazza sabato 9 maggio – e noi ci siamo! di Lucia Abbatantuono *

In questo tempo di guerre, incomprensioni e aggressioni, il 9 maggio rappresenta più di un semplice anniversario storico. La Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 è il “compleanno” di quell'idea di Europa che sta garantendo Pace e benessere democratico nel Vecchio continente da oltre 70 anni. Governanti poco “illuminati” ogni giorno avvelenano il mondo con nazionalismi e sovranismi, imponendo la legge del più forte, contro ogni principio di giustizia, democrazia e diritto internazionale, principi che trovano ancora la propria casa nelle istituzioni europee.

Oggi noi europei siamo chiamati a cambiare radicalmente il modo di affrontare i problemi globali che minacciano il pianeta e l'umanità. La crisi dell'ordine democratico mondiale e del diritto internazionale, il ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente, l'acuirsi della crisi Atlantica, rappresentano pericoli che solo un'Unione Europea trasformata, con un assetto federale, può affrontare, per difendere la democrazia, la libertà e la pace, per tutelare la coesione delle nostre comunità, il nostro modello di welfare, un futuro industriale e tecnologico sostenibile anche sul piano sociale e ambientale.

Siamo orgogliosi di essere gli eredi di una generazione che ha combattuto il nazi-fascismo e, dopo la Seconda guerra mondiale, proprio a partire dal continente europeo ha dato vita a un progetto nuovo per l'umanità fondato sul superamento della divisione del genere umano in Stati sovrani, e dei risultati comunque straordinari – benché ancora insufficienti – raggiunti in Europa grazie al processo di unificazione europea in termini di pace, benessere e diritti delle persone e dei cittadini.

Dobbiamo e vogliamo costruire un'Unione Europea più forte e indipendente, fedele ai valori della pace e della libertà, capace di agire in modo sovrano e democratico.
Serve una riforma dei Trattati che abolisca il potere di veto dei Governi nel Consiglio, e che dia più poteri al Parlamento Europeo e alla Commissione in politica estera e nella difesa, nella politica sociale e industriale. Quindi è ora di marciare insieme, uniti nella diversità e nel vero spirito fondatore delle istituzioni europee, accomunati dai valori comuni dell'europeismo e della democrazia.
Con la marcia organizzata a Torino sabato 9 maggio 2026 si vuole:

  • celebrare l'Europa della pace e dei diritti, che ha abolito la guerra tra i popoli europei dopo secoli di conflitti, ha promosso un benessere condiviso ed ha posto le basi per l'unità politica, democratica, liberale e sociale europea;
  • ripudiare i movimenti sovranisti e nazionalisti che vorrebbero riportare indietro le lancette della Storia verso un mondo di guerra e di competizione tra le potenze, ciascuna guidata esclusivamente dal proprio interesse nazionale;
  • riflettere sul nostro essere Europei e sulle diversità che arricchiscono la nostra identità, per poi avviare, attraverso un'ampia partecipazione democratica, il compimento dell'unità europea nella direzione dell'Europa veramente federale;
  • chiedere al Governo italiano e ai Paesi Membri di scegliere con visione e coraggio l'Europa federale, promuovendo le riforme chieste già dal Parlamento Europeo al Consiglio per un'Unione vera ed efficace, dotata delle istituzioni, delle competenze, dei poteri fiscali e di bilancio indispensabili per realizzare ciò di cui abbiamo bisogno: una politica estera, di difesa, industriale e sociale comuni, fondata sui valori universali della dignità umana, della pace, della libertà e della solidarietà, oggi così pericolosamente minacciati.

Il Movimento Socialista Liberale ha aderito al progetto, ed è tra le organizzazioni che sostengono e promuovono la Marcia. L'appuntamento è a Torino, sabato 9 maggio. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito web del Movimento Federalista Europeo.

* Vice Direttrice. Giornalista pubblicista. Laurea cum laude in Scienze Politiche Economico/Internazionali. Master ISSMI - Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Stagista UNESCO e ricercatrice per i Ministeri dell'Interno e della Difesa. Analista al Centro Alti Studi per la Difesa. Esperta di politica militare e diritto internazionale. Funzionario della Pubblica Amministrazione. Appassionata di letteratura e musica classica, è pianista per diletto. Ha pubblicato un romanzo e alcune antologie poetiche. Autrice per L'Avanti! di Mauro Del Bue fino al 2023, oggi scrive anche per Stampa Parlamento, Corriere Nazionale, Mondoperaio, Il Chaos e L'Autiere. Moderatrice e relatrice in dibattiti accademici sul diritto internazionale. Socia del Club di Cultura Classica e dell'Associazione Socialista Liberale. Aderente a Reporters sans frontières e al Movimento Federalista Europeo.

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