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Gino Rossini, un profilo umano (1a parte), una testimonianza civile da sottrarre all'oblio di Giuseppe Azzoni

La ricorrenza del 70° anniversario della scomparsa del primo Sindaco elettivo del secondo dopoguerra, Gino Rossini, è stata, sin dall’inizio cantiere, concepita al di fuori di qualsiasi intento celebrativo. Bensì come opportunità, sia pure all’interno di una rievocazione della figura, umana e pubblica, di approfondimento del contesto generale in cui è venuta ad operare

  29/11/2018

A cura della Redazione

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La ricorrenza del 70° anniversario della scomparsa del primo Sindaco elettivo del secondo dopoguerra, Gino Rossini, è stata, sin dall'inizio cantiere, concepita al di fuori di qualsiasi intento celebrativo. Bensì come opportunità, sia pure all'interno di una rievocazione della figura, umana e pubblica, di approfondimento del contesto generale in cui è venuta ad operare.

Non insisteremo mai a sufficienza sulla circostanza degli scenari attuali contraddistinti dalla tendenza prevalente a considerare la quotidianità avulsa dal passato. Forse perché lo si ignora e/o perché si ritiene inutile salvaguardarlo nella sua profondità storica, come base di partenza di qualsiasi analisi del presente e di prefigurazione del futuro.

Gira così! Una new wave che dilaga, soprattutto nell'opinione pubblica, nel modo di rapportarsi “nelle reti social”, nel modo di manifestare un pensiero critico quasi scevro da una documentata conoscenza.

Ecco perché le ricorrenze correlate a protagonisti della vita pubblica devono assolvere prioritariamente alla contestualizzazione del profilo all'interno dello scenario in cui si trovarono ad esprimere la loro testimonianza.

È questa una precipua sollecitudine di chi si occupa di divulgazione; ma che deve metter in campo anche le istituzioni locali.

Nella fattispecie è sicuramente da apprezzare il coinvolgimento del Comune di Cremona che ebbe Gino Rossini, per un breve periodo  ma in un contesto molto significativo, al proprio vertice.

D'altro lato, se si avrà la bontà di leggere approfonditamente la scheda che Giuseppe Azzoni ha predisposto, non ci sarà difficoltà alcuna a concludere che, un po' come in chimica, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, nella vita comunitaria i rimandi al passato dovrebbero costituire esercizio fecondo e costante.

Abbiamo anticipato che approfondiremo oltre che il tratto umano e politico di Rossini, soprattutto il profilo istituzionale. Pure gli attuali sono scenari non esattamente facili, anche se imparagonabili a quelli in cui il Sindaco socialista, espressione della convergenza antifascista, fu chiamato a fare la sua parte.

Uno dei capitoli, in cui si articola la documentata ricerca di Giuseppe Azzoni, si intitola “Operare perché la città si riprenda”; a testimonianza dell'ansia che settant'anni fa pervadeva le consapevolezze della classe politica cremonese di archiviare le rovine del regime e della guerra e di puntare alla ricostruzione in chiave di maggiore giustizia sociale. Che, come si avrà modo di percepire, faceva leva sulla modernizzazione e sulla messa in campo delle risorse umane e delle potenzialità del lavoro e dell'intrapresa locale.

Non è certamente un caso che, in quello scenario deprimente, saranno le espressioni resistenziali ad individuare nuovi volani, come le attività fieristiche, in grado di determinare un progetto espansivo e di sviluppo. Sarebbe nato (dovrebbe saperlo anche l'attuale vertice che, invitato alla celebrazione, ha gentilmente declinato) l'Ente Fiera di Cremona. Che, per oltre mezzo secolo, ha costituito una delle dorsali di sviluppo dell'economia e delle eccellenze del territorio.

Nulla rimane immutabile. Ne è testimonianza lo scenario un po' mosso che connota le attuali coordinate economiche e sociali del territorio. La morale che vorremmo trarre dalla rivisitazione di Rossini e del ciclo in cui si trovò ad operare è che, pur a distanza di molti anni, la comunità nel suo insieme non deve mai perdere di vista il superiore bene comune, il valore della coesione,  la capacità di lungimiranza.

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