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Il furto con destrezza all’ AUSER di Vescovato

Le due facce della società

  21/07/2022 — Di Redazione

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Caro direttore, a volte mi chiedo come chi vive nella nostra società possa mostrare due facce diverse. Bontà e di contro cattiveria, generosità e all'opposto egoismo, correttezza vanificata da comportamenti altrui assurdamente crudeli. 

L'Auser di Vescovato è sempre stata in prima linea nelle prestazioni atte ad aiutare chi chiedesse aiuto per un soccorso, per un trasporto. I concittadini ben lo riconoscono, ma non solo. Quando Croce rossa, Croce verde hanno gli equipaggi già operativi, arrivano in soccorso i mezzi dell'Auser di Vescovato. Io stessa ne ho usufruito e ricordo che alla guida dell'ambulanza vi era una signora gentile, veramente preparata. 

Il volontariato è una grande risorsa, non esiste ostacolo per chi vuole aiutare i propri simili. Eppure nell'ombra si muovono i senza cuore, gli opportunisti, gli approfittatori che vogliono ottenere senza fatica, con un atto aspramente da condannare, il frutto di chi si è donato per dotare, arricchire una valida struttura creata per essere un grande punto di riferimento per tutta la comunità e quelle circostanti. Gli uomini buoni sottovalutano il pericolo, non stanno all'erta per sventare un possibile atto scellerato …A Vescovato, invece, era già stato tutto programmato. Nemmeno il tempo di posizionare l'incasso della fine manifestazione nel baule della macchina del Presidente che già veniva prelevato e portato altrove. Un blitz?? Si, per la massima rapidità, attuato con scaltrezza, offendendo, umiliando chi sa usare il cuore. 

In questo mondo, dove nascono di giorno in giorno enormi problemi, ci si deve anche difendere da coloro che pensano solo al benessere individuale. 

Una considerazione: se il baule non si fosse aperto sarebbero andati oltre? Amarezza, tanta, ma un leggero sospiro di sollievo per la fortunatamente rispettata integrità fisica del dottor Soregaroli.  

Clara Rossini, Cremona 15 luglio 2022 

A proposito di reati di particolare turbamento sociale 

Notizie come quelle richiamate (e prima rimbalzate sull'informazione locale) dalla nostra apprezzata collaboratrice e amica Clara Rossini non vorremmo leggerle mai. Ma, mentre scriviamo questo, ci corre un brivido nella schiena, nel timore di essere tra i pochi a pensarla in questi termini. La vicenda, infatti, é troppo presto sparita dalle evidenze mediatiche e, temiamo, dalle consapevolezze dell'opinione pubblica, portata ormai da troppo tempo, dopo averli catalogati come ripetitivi, ad archiviare siffatti accadimenti. 

La vicenda, molto accuratamente descritta da Rossini, è, comunque la si voglia vedere, particolarmente odiosa. In sé, perché ribadisce una ormai diffusa e incontenibile propensione alla commissione di reati patrimoniali, e per il pesante indotto morale che integra. Ma, capite?, hanno rubato l'incasso delle serate comunitarie, organizzate in un contesto rimasto un po' così, per spirito di convivialità e per fund rasing; per raccogliere, cioè, fondi. Con cui estendere il raggio della già vastissima e virtuosissima attività dell'AUSER. Difficile che in questi anni possa essere sfuggita questa entità di prossimità sociale. La cui evidenza (ovviamente tra molte altre) induce, in senso generale, a ritenere che questo povero Paese regga, sia pure con fatica, grazie al volontariato. Il biennio pandemico si è incaricato, ove ciò fosse sfuggito od ove fosse stato pauci-percepito, di avvertire ed apprezzare, in un momento drammatico, il valore determinante della volontaria testimonianza civile, estrinsecata da servizi (come quelli resi dall'AUSER) sussidiari (e non raramente sostitutivi) di quelli non resi o resi parzialmente dal pubblico. Nella fase prepandemica questa sussidiarietà era già precondizione sine qua non per l'accesso alle fonti prestazionali, da parte di un segmento sociale, che la deriva della civiltà ha concorso a far precipitare ben oltre la categoria degli “ultimi”. Una categoria ulteriormente declassata. La si focalizza quando l'azimut dell'ingiustizia civile e sociale non può essere impunemente glissato. Anzi la si incanala negli acuti mediatici per trarne audience. Ma, al di là di ciò, non se ne fa mai motivo di consapevolezze comunitarie e di concreta azione etica. 

Di tanto in tanto una parte di questo segmento anagrafico-sociale entra nel cono della luce informativa. È quella che la retorica giornalistica definisce “i nonnini delle case di riposo”. Come noto, asfaltati letteralmente dalla componente della promiscuità di condizione. 

Alla fattispecie, clinica e sociale, più negletta raramente si fa cenno. Siamo grati a Monsignor Paglia, che sul Corrieri di oggi ne fa menzione. Paglia, oltre che prelato, è (dal 2020) presidente della Commissione per la riforma dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana; che dovrebbe approdare alla “Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della società”. 

Per togliere da una condizione esistenziale sommamente ingiusta i “fragili” istituzionalizzati (nella RSA) e non. Gli Over 75, di cui non disinteressatamente il sistema, col secondo booster, si fa carico (per evitare che le conseguenze della “curva” si ripercuotano sui reparti ospedalieri). Sono 2,7 mln che vivono in casa con difficoltà gravi di carattere motorio, almeno 1 mln da soli e senza aiuto, ½ mln in povertà 

Siamo grati a Paglia che li ricordi ed esorti a “Prendersi cura degli anziani a partire da dove vivono, nelle loro case e territori, per quanto possibile, senza isolarli da affetti e relazioni in una casa di cura” 

Senza troppe e troppo declamatorie esortazioni il volontariato diffuso già lo fa.  

I beneficiari di queste volontarie prestazioni sono i fragili, per età, condizione famigliare, cronicità, cui le prestazioni AUSER, sempre improntate da professionalità e umanità consentono l'accesso a servizi socio-assistenziali, irraggiungibili per chi abita fuori città, non è autonomo per la mobilità, non ha chances di assistenza famigliare. Questa è sommariamente AUSER. Vederne operare i Volontari concilia con un'idea di coesione e di sussidiarietà comunitaria largamente dissoltasi nei riferimenti costanti e nell'immaginario. E con un'idea di relativa serenità (legata alla prospettiva che prima o poi anche noi…) 

Volontari, “professionali” ma non professionisti, generalmente provenienti dal lavoro, dalla “militanza” e dalla vita; che hanno scelto di continuare la loro testimonianza civile mettendosi a disposizione delle fragilità. 

Il gradimento da parte dei “fragili” accompagnati ed assistiti è empiricamente percepibile de visu, quando li incroci in corso d'opera e avverti una familiarità, tra benefattore e beneficiato (orrore, direbbero gli stereotipi radical, per i quali queste categorie deamicisiane sarebbero superate) che induce a sperare che non tutto sia perduto. 

Dopo questa premessa, che abbiamo ben radicata nei nostri convincimenti e che abbiamo, ça va sans dire, rimarcato proprio allo scopo, l'odioso episodio appare ancor più odioso. Perché aggiunge alla riprovazione verso il reato lo sconcerto per il turbamento sociale che la gente per bene deve avvertire in simili circostanze. 

La dinamica è ben lontana dalla fattispecie dell'audace colpo dei soliti ignoti (tanto ben configurato cinematograficamente da Nanni Loy). Che speriamo vivamente non restino tali. Essendo evidente che i responsabili, avendo dimostrato tanta destrezza, fossero ben consapevoli dell'aggravante sociale. 

La nostra testata esprime alla rete AUSER, tutta, la piena solidarietà ed invita la dirigenza ad aprire una pubblica sottoscrizione in modo da ristorare subito l'ammanco delle risorse che erano state raccolte, con impegnative serate conviviali, per incrementare ulteriormente l'offerta di servizi. 

Saremmo reticenti se ci astenessimo dall'inquadrare questo episodio da una riflessione più vasta (che abbiamo nel gozzo da due anni). 

Ci riferiamo alle malversazioni sui fondi raccolti in piena pandemia come testimonianza di coesione sociale e di scesa in campo delle migliori risorse civili, mobilitate nel picco pandemico. 

Ovviamente non è lecito fare di ogni erba un fascio. Anche se i due filoni sono accomunati dalla circostanza della sottrazione di beni comunitari e dell'aggravante del turbamento sociale. 

Speriamo molto che i Peppe, i Capannelle, i Mario, i soliti ignoti, finiscano di essere tali e vengano presto scoperti e assicurati alla giustizia e alla rifusione del danno materiale e morale. 

Per quelli già noti, invece, conoscere, lato e stricto sensu lo stato dell'arte: il percorso giudiziario; l'agenda della Onlus preposta sul terreno della salvaguardia dei beni sottratti; le prerogative, nel caso non apparisse sufficiente l'iniziativa della parte lesa, di scesa in campo dei donatori (a supporto dell'azione o, temiamo, in rapporto dialettico). La Onlus diciamo è sorta un po' così, supponiamo (continuiamo a sperarlo), sotto l'impulso del sentiment suscitato dall'enormità pandemica e dalla constatazione dell'impari condizione delle forze in campo. 

Ci può stare che la (virtuosa) smania di essere utili alla comunità in un contesto drammatico abbia fatto perdere di vista la procedura, la trasparenza, il dover render conto e si sia in qualche modo avanzato in automatico fiduciario. 

Anche se, da quanto è dato sapere dai brandelli di comunicazione, trasparente come dovrebbe essere stata e non a pezzi e bocconi come è stata e continua ad essere, il format dell'Associazione è stato, nella prima fase, molto simile ad una groviera. 

La circostanza della chiamata del Presidente della Provincia al ruolo di Presidente della Onlus dovrebbe collocare, visto che l'associazione non è stata liquidata ma continua a lottare insieme a noi, la vicenda su un piano di totale chiarezza. Sul presente, sul futuro e, se è lecito chiedere, sul pregresso (dalla costituzione ai giorni nostri). 

Il Presidente Signoroni, come corollario della home page della onlus, ha informato che “abbiamo raccolto tanta generosità di aziende, associazioni e cittadini…oltre 6000 donazioni per un totale di quasi 4 milioni, destinati ai nostri ospedali e alla medicina territoriale”. L'importo della raccolta nella nostra provincia, incidentalmente, è del livello della campagna del Corsera for Ukraina. 

Sarebbe giunto il momento (e lo diciamo come appartenenti alla categoria dei donatori) che il Presidente fosse più esplicito su: 

  • l'ammontare della raccolta;

  • l'ammontare delle donazioni conferite dalle associazioni fondatrici e dai dirigenti della onlus;

  • l'ammontare e la destinazione degli aiuti;

  • lo stato della costituzione di parte civile.

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