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Giornata della Memoria 2024

  23/01/2024

Di Redazione

Giornata+della+Memoria+2024

Forum dei lettori

Oggi ha ancora senso il giorno della Memoria?

Vorrei sottoporre una mia riflessione in merito alla prossima Giornata della Memoria. Oggi ha ancora senso il giorno della Memoria? Per me per dare senso al ricordo si dovrebbe stabilire solo la verità, creare una sensibilità condivisa universalmente. È inutile ripetere "mai più" in modo retorico e poi assistere impotenti a genocidi e guerre insensate che si combattono in tutto il Mondo. È indubbio il fondamento del 27 gennaio 1945 come evento militare di sconfitta del nazismo e potenziale scaturigine dell'inversione dell'antisemitismo. La memoria storica ci porta allo zarismo, allo stalinismo coi gulag sovietici, alle guerre infinite in Africa solo per odio fare etnie diverse. Vero è che è doverosa la celebrazione delle vittime ma manca la severa condanna dei carnefici, pochi artefici di crimini contro l'umanità sono stati puniti. Persistente ancora oggi un odio inerstirpabile fra ebrei e palestinesi, nell' attuale crisi mediorientale viene accreditata la versione secondo cui Israele pratichi lo sterminio dei bambini palestinesi. Per me la soluzione rimane 2 Popoli, 2 Stati ma sembra che lo Stato di Israele ne il terrorismo arabo palestinese intendano arrivare a soluzioni pacifiche, anzi mirano al tentativo di sterminio di entrambe le popolazioni. È evidente che si voglia rovesciare la verità dei fatti. I padri fondatori dello Stato ebraico hanno portato un modello liberaldemocratico in un'area governata dalle peggiori specie antidemocratiche e dittatoriali. Oggi ci addolora constatare, in piena consapevolezza, che l'attuale governo sovranista di Israele ha rovesciato quel imprinting. Gli eredi delle vittime della Shoa devono invertire la rotta degli ultimi governi di Tel Aviv e tornare a praticare il progetto di coesistenza pacifica con i Palestinesi. La Memoria coglierebbe la sua Mission educativa se l'elettorato israeliano rigenerasse l'imprinting di Ben Gurion, di Golda Maier e Shimon Peres. Solo allora si potrà dare un senso di giustizia e libertà alla convivenza universale dei Popoli.

Caterina Lozza, 22 gennaio 2024, Vicenza,
Caterina Lozza, 22 gennaio 2024, Vicenza,

Trovare un “alito” del sapere

Ho notato, forse perché maggiormente coinvolta dal comportamento assurdo degli occupanti di questo nostro pianeta, come siano più presenti nei mezzi di comunicazione, in primis quelli televisivi, servizi, interviste, “remember” più o meno dotati di contenuto riguardante la giornata della memoria. Negli anni scorsi notavo come alcuni film venissero ripresi più volte, attualmente riscopro informazioni nuove e proiezioni mai proposte prima. Nelle scuole di decenni fa i programmi terminavano con la fine della prima guerra mondiale, ma come già riferito ancora adesso non si va molto più in là. La società però si è evoluta, i ragazzi seguono altri interessi con metodi più immediati e volti verso il futuro. Su che basi? Come si può distinguere un diritto dal motivo per cui lo si e prevaricato? La sete di espansione incurante di chi già abitava nei territori confinanti? La disparità delle religioni a cui vi si aggrappa per giustificare abusi e prevaricazioni? Con questo non desidero affermare che ci si debba dimenticare della giornata della memoria, piuttosto ricercare un mezzo che ampli la stesura dei fatti accaduti, senza iniziare da quanto già accaduto ma dai motivi perché si è giunti a tanto. Vorrei trovare un “alito” del sapere che non venga strumentalizzato, ma che apra le menti alla ricerca del giusto e del “bello”. Tempi difficili, gentile direttore, mi può aiutare?

Clara Rossini, Comunità Socialesta, 22 gennaio 2024, Cremona
Clara Rossini, Comunità Socialesta, 22 gennaio 2024, Cremona

Vuoti di memoria...

(Titola tematicamente La lettura/Corsera) e (completiamo, noi) pieni di inconsapevolezze.

Ha ancora un senso, si chiede Carioti e come ribadisce Caterina Lozza, il giorno della memoria?

Le date celebrative dovrebbero servire a stabilire la verità, ma a radicare una sensibilità condivisa universalmente.

A valere oltre il "mai piu", un po' retoricamente scandito e ribadito. Nella ricorrenza, anche se disatteso nella restante quotidianità.  Caratterizzata, questa, da falle di coerenza nella trasparente ed intera rievocazione dei fatti storici e nell'astensione dall'impulso a piegare all'uso strumentale della politica corrente.

È indubbio il fondamento del 27 gennaio 1945 come evento militare di sconfitta del nazismo e potenziale scaturigine dell'inversione dell'antisemitismo. Ma sarebbe un enunciato monco se astraesse dalla circostanza che l'antisemitismo/antisionismo era stato come continuità storica nelle corde dello zarismo e dello stalinismo e lo sarebbe stato, coi gulag, fino alla fine del sovietismo. 

La stessa "zona grigia", di incertezze e di omissioni situata tra negazionismi più o meno espliciti, nella loro profondità storica e nella loro proiezione nella quotidianità dei contesti attuali, arrischia di favorire, come sostiene lo storico David Bidussa, la esclusiva celebrazione delle vittime, a danno della riaffermazione della condanna dei carnefici e della lucida ricostruzione dei prodromi e delle dinamiche su cui si svilupparono i crimini contro l'umanità. La giornata della memoria (come le altre ricorrenze) non è un regalo all'ebraismo, bensì un monito a fare i conti col passato. Di cui si segnala un drammatico bisogno, sol se si pensa, come rileva Ugo Volli, alla persistenza di un odio inestirpabile se l'indotto dell'attuale crisi mediorientale accredita la versione secondo cui Israele pratichi lo sterminio dei bambini palestinesi.

Suggestiva la riflessione di Bidussa circa le logiche cospirazionistiche dai Saggi di Sion in poi (fino a coinvolgere nei contesti attuali il complottismo della finanza ebraica e dell'arbitrio della filiera farmaceutica). Con cui sarebbe permanente e giustificato l'imperativo di difesa dai complotti per il sovvertimento dell'ordine. Di cui si è recentemente fatto cantore un certo generale, rimasto, a dispetto della violazione della consegna, nei ranghi e nelle funzioni.

Dopo essere stato per tanto tempo compresso nel deposito dell'uncorrect speech, è riemerso quel “Certo i nazisti hanno sterminato gli ebrei, ma questi di qualcosa dovevano essere stati colpevoli”. Corollario di valore di insindacabile teorema facilmente riscontrabile nella corrente accusa rivolta alla autodifesa di Israele nei confronti del permanente tentativo di sterminio ebraico e di cancellazione dello Stato di Israele, da parte del terrorismo arabo palestinese. Di tutta evidenza è il tentativo di rovesciare fatti e verità.  Prodromico ad una controversa celebrazione della Memoria.

Da alcuni immaginata con modalità controversa e all'insegna della radicale contestazione delle basi storiche su cui fu definito il progetto della creazione di Israele, nel contesto della sistemazione di quel quadrante mediorientale. L'attuale establishment israeliano è nelle teorizzazioni e nelle opzioni pratiche agli antipodi delle testimonianze dei "padri fondatori" portatori del più avanzato modello liberaldemocratico (unico in tutta quell'area densamente popolata da players sempre in sintonia con le peggiori specie antidemocratiche quando non dittatoriali) e, se consentito dire, socialista laburista e autogestionario. Da oltre un decennio l'opinione pubblica interna, in sintonia con il dilagante fenomeno sovranismo, e i rapporti elettorali riflessi negli equilibri di governo, hanno rovesciato questo imprinting. La cui lettura fattuale (che ci inquieta ed addolora) non ci farà riavvolgere la pellicola della piena consapevolezza dell'interpretazione e del valore permanente della Memoria. Siccome ci apprestiamo più che a salire a bordo, a sollecitare una celebrazione lucida, coerente e non timorata dalle pressioni in atto, sentiamo il dovere, da un lato, di esortare le sensibilità   sintonizzate con la nostra a scendere in campo e, dall'altro, di auspicare, apertis verbis e senza timori reverenziali innescati da sintonie automatistiche, che gli eredi delle vittime della Shoa invertano la rotta degli ultimi governi di Tel Aviv e tornino a praticare il progetto di coesistenza pacifica e, se possibile, di cooperazione nato nel 1948.

Vale a dire che se è legittimo garantire la propria sicurezza, sempre messa a repentaglio nei fatti quando non espressamente protestata dal combinato tra il diretto confinante palestinese e quelli islamici circostanti, non sono accettabili versioni inclinanti ad un permanente stato di messa in mora, con politiche espansionistiche come il favoreggiamento delle colonie in territori di pertinenza dei confinanti.

Sul punto, senza in alcun modo voler deviare dall'autentico valore celebrativo della ricorrenza, vorremmo essere chiari: la Memoria coglierebbe pienamente la sua mission educativa e di seminagione di consapevolezze universali e ben radicate (affinché l'orrore del passato non ritorni neanche sotto modelli deformati e proceda invece il patto di convivenza dell'immediato secondo dopoguerra) se anche l'opinione pubblica (e non solo le testimonianze più edificanti) e l'elettorato israeliano rigenerassero l'imprinting di Ben Gurion, Golda Maier, Shimon Peres.

Nell'ultimo decennio, specie nel nostro territorio, la barra della perfetta aderenza al significato celebrativo è stata tenuta ben salda e, soprattutto, è stato realizzato un importante impegno educativo, in particolare là dove si formano il sapere e le coscienze civili. Del che va dato merito ai fondatori ed agli operatori dei viaggi della memoria, al corpo docente, agli studenti ed alle famiglie cooperanti. Perché è questo l'habitat in cui le celebrazioni della Memoria possono dare il meglio di sé. Perché è prioritaria la mission di parlare (e formare) a futuri cittadini muniti di consapevolezze edificanti. Siano essi alloctoni, siano essi "accolti". Anche allo scopo di annullare un memory gap.

Eventi

Talk performance di Manuela Gandini

Gli spettri del Novecento e i falsi déi, che aleggiano nei nostri pensieri e si manifestano nella turbolenza del presente capovolto, sono idealmente incarnati in due figure femminili ai margini della storia: Eva Braun e Lee Miller.

All'estetica nazista esoterica e tentacolare e alla propaganda di Goebbels - (i cui principi sono ancora strumento privilegiato di addomesticamento delle masse) - si contrappone la danza androgena del Surrealismo e dell'Arte contemporanea.

"Qualcosa ci sta sognando" è un percorso immersivo, un rito di purificazione che porta il pubblico ad assumersi la propria responsabilità attraverso un processo di conoscenza e identificazione. Forse serve liberarsi da devastanti appartenenze rinunciando alle bandiere e agendo in ogni singolo istante per il bene nella consapevolezza che nella guerra tutti diventano vittime.

Il calendario eventi a Cremona

Iniziative del Centro di ricerca Galmozzi

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