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ECO-Welfare /55

  21/04/2026

Di Redazione

ECO-Welfare+%2f55

Riprendiamo, considerando il sentiment rilevabile nei nostri lettori che mostrano di apprezzare la postura non autoreferenziale ma “aperta” della nostra testata, questa rubrica di carattere matico. Timing ed estensione dei contenuti dipendono più che dal beef (che non manca mai) dalle nostre “spalle”. Con il che (sia ben chiaro) non avviamo sotto mentite spoglie una campagna fundraising. Siamo, pur ispirati da un idealismo senza soluzione di continuità, ben consapevoli delle nostre possibilità. Lo esplicitiamo ai nostri lettori, perché possano percepire le ragioni del volume e della tempistica degli editings. Diversamente da alcuni partners comunali, che elegantemente hanno titolato l'annuale rassegna di panem et circenses “Tanta robba festival”, noi autodefiniamo il nostro lavoro “poco ma buono”.

1)

ASST DI CREMONA

SETTIMANA MONDIALE DELLE VACCINAZIONI ASST CREMONA IN PRIMA LINEA PER LA PREVENZIONE DI PNEUMOCOCCO E HERPES ZOSTER NEGLI OVER 65

 In occasione della Settimana Mondiale delle Vaccinazioni promossa dall'Organizzazione Mondiale della Salute in programma dal 24 al 30 aprile 2026, l'ASST di Cremona organizza un open day vaccinale dedicato agli over 65 per prevenzione due infezioni particolarmente frequenti e potenzialmente gravi: pneumococco e herpes zoster.  L'appuntamento è venerdì 24 aprile 2026, dalle ore 8.30 alle ore 14.30, al Centro HUB Vaccinale di via Dante 134 a Cremona (piano terra). L'accesso è libero e senza prenotazione.

UNA PROTEZIONE IN PIÙ PER GLI OVER 65 «Lo pneumococco è un batterio molto diffuso ed è tra le principali cause di polmonite e meningite batterica», spiega Antonella Laiolo, direttore della SC Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive dell'ASST di Cremona. «Le infezioni da pneumococco possono essere particolarmente gravi nei bambini piccoli, nelle persone con più di 65 anni e in chi soffre di patologie croniche o ha difese immunitarie ridotte. Il batterio può causare polmoniti, meningiti e sepsi, cioè infezioni diffuse in tutto il corpo che possono avere conseguenze molto serie. Negli over 65, la polmonite pneumococcica può portare a ricoveri prolungati e, nei casi più gravi, anche al decesso. Per questo la vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione».

 PREVENIRE IL FUOCO DI SANT'ANTONIO

«L'herpes zoster, conosciuto anche come fuoco di Sant'Antonio, è causato dallo stesso virus della varicella, che può rimanere silente nell'organismo per molti anni e riattivarsi con l'avanzare dell'età o in presenza di un abbassamento delle difese immunitarie», continua Laiolo. «Si manifesta con un'eruzione cutanea dolorosa e può provocare un dolore persistente anche dopo la guarigione delle lesioni. Si stima che una persona su tre sviluppi il fuoco di Sant'Antonio nel corso della vita e il rischio aumenta dopo i 65 anni». «Per questo il vaccino viene offerto gratuitamente alle fasce di popolazione più a rischio. Open day come quello del 24 aprile rappresentano un'occasione importante per informarsi, proteggersi e prevenire complicanze che possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita».

OPEN DAY, DOVE E QUANDO Vaccinazioni offerte: antipneumococcica  anti-herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio)

Data: venerdì 24 aprile 2026 Orario: dalle 8.30 alle 14.30 Luogo: Centro HUB Vaccinale, via Dante 134 – Cremona (piano terra)

Accesso libero, senza prenotazione per tutti i cittadini over 65 (mai vaccinati in precedenza).

(ma, proprio per non farsi mancare niente, replica del quotidiano che gli deve essere sembrato sgarbato dare solo la notizia, priva di un tocco autoencomiastico…con quel sottotitolo “Asst in primalinea”)

CHIOSA EDITORIALE

Noi diamo solo la notizia dell'open day vaccinale. A parte una pregressa gestione della materia, diciamo, fatta di ritardi, arbitrarie quando non illegali interpretazioni della declaratoria ministeriale (che ci ha indotto a presentare ai Nas un esposto per abuso amministrativo), ci sembra francamente eccessivo quell'endorsement del sottotitolo "c'è l'Asst in prima linea". Che, rapportato alla fattualità appare molto deviante ed autoapologetico. Questione di opinioni e, forse un po', di indipendenza (la nostra!) giornalistica dai "poteri".

2) Eliporto: da disagio temporaneo a criticità strutturale

Signor Direttore, Per circa 15 anni, durante la realizzazione del nuovo ospedale, l'elisoccorso verrà trasferito all'aeroporto del Migliaro, con un collegamento su strada di circa 7,5 km dal Pronto Soccorso.

È importante chiarire un punto fondamentale:

il ritardo non deriva dall'atterraggio dell'elicottero, che avviene anche oggi, ma dalle operazioni aggiuntive che il trasferimento al Migliaro rende inevitabili.

Rispetto alla situazione attuale, infatti, si introducono passaggi oggi inesistenti:

? trasbordo del paziente dall'elicottero all'ambulanza

? caricamento su un secondo mezzo

? trasferimento su strada

? scarico davanti al Pronto Soccorso

? seconda consegna clinica all'équipe ospedaliera

Il risultato è l'introduzione di una vera e propria seconda catena di soccorso, che comporta un aggravio stimabile in circa 15–20 minuti per ogni intervento, soprattutto nei casi tempo-dipendenti.

Ci si potrebbe aspettare che questo sacrificio sia temporaneo, in attesa di un miglioramento finale. Ma non è così. Nel progetto definitivo del nuovo ospedale, infatti, l'eliporto è previsto a circa 500 metri dal Pronto Soccorso, nella parte nord-est dell'area. Questo significa che, anche a lavori conclusi, il paziente non verrà comunque consegnato direttamente al Pronto Soccorso.

A seconda della configurazione reale:

- potrà essere trasferito su barella lungo un percorso dedicato, con tempi stimabili in 6–10 minuti;

- oppure, in condizioni meteorologiche avverse o con pazienti critici, sarà verosimilmente necessario un mezzo sanitario dedicato, introducendo di fatto un ulteriore trasbordo. In entrambi i casi, si introduce un tempo aggiuntivo strutturale di circa 4–6 minuti, che oggi non esiste.

Il confronto è quindi evidente:

- oggi: elicottero → Pronto Soccorso (pochi metri, trasferimento immediato)

- fase di cantiere (15 anni): elicottero → ambulanza → 7,5 km → Pronto Soccorso (+15–20

min)

- a regime: elicottero → trasferimento su barella o mezzo dedicato per 500 m → Pronto Soccorso (+4–6 min)

Eliporto e tempi di trasferimento: analisi comparativa. Il trasferimento dell'elisoccorso durante la costruzione del nuovo ospedale e la configurazione prevista a regime introducono un cambiamento significativo nei tempi di accesso al Pronto Soccorso. Oggi il paziente viene trasferito direttamente dall'elicottero al Pronto Soccorso. Nel nuovo assetto vengono introdotti passaggi intermedi che comportano un aumento dei tempi di

consegna.

Scenario Distanza Modalità Tempo Aggravio

Attuale ~50 m Barella diretta 2–4 min -

Migliaro (15 anni) ~7,5 km Ambulanza + trasbordo 16–20 min +15–20 min

Nuovo ospedale ~500 m Barella / mezzo 6–10 min +4–6 min

Conclusione: il sistema attuale garantisce accesso diretto e immediato.

Le nuove configurazioni introducono ritardi e passaggi aggiuntivi.

Il problema, dunque, non è solo temporaneo. Si passa da un sistema in cui il paziente arriva direttamente al Pronto Soccorso, a un sistema in cui sono sempre presenti uno o più passaggi intermedi. Un “ospedale moderno” dovrebbe ridurre al minimo la distanza e i passaggi tra il luogo di arrivo del paziente e il Pronto Soccorso.

In questo caso, invece, si costruisce un modello che li aumenta: prima in modo evidente, con 7,5 km

su strada, poi in modo permanente, con 500 metri di trasferimento interno. Non si tratta quindi di un disagio temporaneo in vista di un miglioramento finale, ma di una cattiva scelta progettuale che determina un peggioramento stabile rispetto alla situazione attuale.

Che cosa ancora deve succedere per convincere i politici e gli amministratori a valutare i minori costi e i maggiori vantaggi della riqualificazione dell'attuale Ospedale rispetto alle numerose e gravi criticità del “nuovo ospedale “?

Alleghiamo un approfondimento tecnico derivante dai seguenti Riferimenti documentali:

— PFTE 2025, doc. POC24-D-00002 (Relazione illustrativa e tecnica, MCA) — emesso 23 settembre 2025; depositato su SILVIA il 23 gennaio 2026 (VER 006537-CR)

— Cronoprogramma PFTE 2025, doc. POC24-D-00001

— Studio Preliminare Ambientale, vol. 1, p. 56 — redatto 20 novembre 2025; depositato su SILVIA il 23 gennaio

2026 (VER 006537-CR)

— Cartella stampa ASST Cremona, presentazione pubblica 20 febbraio 2025

— Dati elisoccorso Lombardia 2024: AREU Lombardia

Enrico Gnocchi – Coordinatore del Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona

CHIOSA – Innanzitutto un ringraziamento ed un incoraggiamento vivissimi al Coordinatore dottor Gnocchi ed a tutto il Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale, sorto per la encomiabile lungimiranza ed il grande afflato civico della classe dirigente politica, sociale, culturale cremonese e, cosa non poco, dal “salvadanaio” costituito dal patrimonio fondiario ed immobiliare dei lasciti di molti cittadini generosi e benemeriti ed entrato a regime a fine 1970. Solo a dei pauci-dotati ovvero a dei portatori di interessi non esattamente comunitario può venire in mente di “rottamare” una struttura, che avrà pur bisogno di rifunzionalizzazione soprattutto delle strutture scientifiche ma che presenta abbondantemente caratteristiche di sostenibilità.

Delle controindicazioni della “rottamazione” e delle sue ricadute ambientali abbiamo parlato in un precedente editing. In questa edizione diamo spazio alla riflessione-denuncia del Movimento attorno ad un aspetto apparentemente laterale (la periferizzazione dell'eliporto).

RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA

Basta lunghe liste d'attesa di Massimo Tosini *

L'Assessore alla Sanità della Regione Veneto Gino Gerosa, a margine di un incontro a Porto Viro (Rovigo) dedicato alla sensibilizzazione sulla sclerosi multipla, annuncia d'aver messo in campo tutta una serie d'ipotesi finalizzate ad abbattere le liste d'attesa. Come? Consentendo al cittadino di uscire dallo studio del medico di Medicina Generale (d'ora in poi mmg) sia con la richiesta di visita o esame, sia con l'assegnazione della data e dell'orario della medesima! A parere di Gerosa, in tal modo si contrasterebbe anche l'inappropriatezza prescrittiva. Tutto questo dovrebbe avvenire a partire dal mese di luglio c.a.

Sull'ipotesi di affidare ai mmg la prenotazione diretta al cup delle visite specialistiche, è intervenuto Giuseppe Palmisano, segretario regionale della Federazione dei mmg del Veneto, affermando che la proposta di Gerosa l'aveva già lanciata nel 2017 il suo predecessore Luca Coletto, ma veniva stroncata sul nascere. La vera soluzione, insiste Palmisano, è potenziare il collegamento tra i mmg, i Distretti e, il prima possibile, le Case di Comunità in modo che una prima visita o una rmn si possano effettuare in quelle strutture (Rovigo, la Voce, pag.8).

A parere di chi scrive, l'annuncio di Gerosa sembra essere troppo ottimistico soprattutto sul piano dei tempi, e la proposta di Palmisano, degna di maggior approfondimento. Siamo ormai entrati in un nuovo mondo rappresentato dalla Tecnica e attraverso la tecnologia, strumento della medesima, può oggi consentirci vere e proprie rivoluzioni organizzative in seno al Sistema Sociosanitario Regionale. Il primo punto, come ho più volte ribadito su questo giornale, è il salto di paradigma: dalla patogenesi alla salutogenesi: curare la salute senza attendere passivamente l'insorgenza della patologia! Secondo, attivare le Palestre della Salute (L.R.V.to n 8/2015) come strumento finalizzato al contrasto delle patologie non trasmissibili, vere e proprie epidemie del ventunesimo secolo!

L'appropriatezza prescrittiva si contrasta solo attraverso la buona comunicazione tra generalisti e specialisti: l'unico vincolo per tutti i medici dev'essere la soggezione clinica! I casi più complessi vanno discussi a priori e, insieme, si decide il percorso diagnostico e terapeutico. Con la tecnologia oggi disponibile, può essere ben e diversamente pensata la comunicazione organizzativa tra i diversi attori insistenti nei vari nodi del sistema ma, per fare ciò è indispensabile disporre di risorse adeguate soprattutto in termini di personale.

A Gerosa ricordo che tra i medici prescrittori ci sono pure gli ospedalieri e che il cup è ormai uno strumento organizzativo obsoleto che poteva andar bene quarant'anni fa per superare le agende cartacee dei singoli reparti (oggi Unità Operative Complesse). A Palmisano, pur condividendo la necessità di fare rete, ricordo che le Case di Comunità, in passato Case della Salute, non devono diventare dei meri poliambulatori ma, al contrario, luoghi di produzione della Salute piena o residua; solo così potranno essere decongestionati i Pronto Soccorso e gli ospedali per acuti.

Il Sistema Sociosanitario, in forza del cambiamento demografico e del quadro epidemiologico, deve saper tenere insieme, anche attraverso l'uso appropriato della tecnologia, tutte le strutture insistenti su un determinato territorio: dagli Asili nido alle Case di Riposo ben sapendo che il Sociale precede il Sanitario e che sanità significa semplicemente Salute!

Auspico che, su questi temi, si apra un proficuo confronto pubblico con Gerosa, Palmisano e altri per valutare e individuare un percorso condiviso nell'interesse esclusivo della comunità.

MASSIMO TOSINI – Sociologo della salute - scrittore

edicola tratto da  

CHIOSA Meglio dal cartaceo non ci è venuto. Si tratta dell'intervista rilasciata dal Consigliere Regionale dem Piloni al Settimanale Mondo Padano, uscito venerdì e ancora rintracciabile in edicola. Ovviamente il core business del doppio paginone opportunity punta un po' a fare il controcanto a precedenti interviste di altri senior competitors investiti di mandato. Ed un po' (molto un po'!) a non perdere di vista il calendario delle urne elettorali; per il quale, ca va sans dire, l'intervistato sembra volersi sacrificare per ulteriori “mandati” (sia pure di rango superiore). Ovviamente riprenderemo (in altra successiva rubrica) l'assist di carattere politico generale e di valenza territoriale. Qui ci interessa (e molto!) estrarre dal pregiato settimanale l'esternazione relativa alla Sanità. Tema sul quale, va detto per correttezza, Piloni in questi anni non si è risparmiato. Non sempre in quelli che per coerenza con le linee guida di un partito “progressista” (che non è una brutta parola) che dovrebbero essere i cardini della rappresentanza del territorio. Di ammuini il è anche più attrattiva. Il tema delle risorse c'é. Non tanto per la sua realizzazione PD lombardo e Piloni ne hanno fatta molta, compiacendo a tutto tondo un contrasto al governo regionale, diciamo, di grande impronta demagogica. In ogni caso è fuori discussione il fatto che il Consigliere Regionale in questione abbia rappresentato la costituency dell'intero territorio di cui è espressione, nell'aula consigliare. A domanda risposta (come si dice nei verbali).  L'intervistatore Paolo Carini chiede: “Sul nuovo ospedale lei ha espresso un parere favorevole…” Risposta: “andiamo per ordine. Il finanziamento per un nuovo ospedale a Cremona è un'opportunità. Una struttura più funzionale è anche più attrattiva.  Il tema delle risorse c'é. Non tanto per la sua realizzazione, quanto per isuoi strumenti e macchinari. E su questo la Regione dovrà garantirne la copertura, unitamente alla classificazione in Dea di secondo livello…ecce cc”. Un'analisi, come sarà facile dedurre dalla lettura dell'intera intervista, molto claudicante sia dal punto di vista di una consapevolezza di rango strategico sullo stato di sprofondamento del welfare lombardo sia di quello specifico dell'opzione “strutturalista” del cosiddetto nuovo ospedale. Veramente sconcertante. Scusate poi non si capisce una cosa: il Consigliere abita ed opera a Crema, il cui ospedale e coevo del nostro. Se il nostro merita la rottamazione, come mai quello di Crema…? Ma risalendo per li rami torniamo ad una visuale più generale. “La società che sceglie e pratica l'inerzia...il riformismo talmente ridotto da diventare appunto inerzia da quieto vivere “scrive oggi Panebianco. Mentre Charles Rice, Nobel 2020 per la medicina, virologo annota: " la lezione del Covid non è servita a nulla. Dobbiamo potenziare la sanità pubblica. È importante come il contrasto alla povertà. Perché le persone che vivono in condizioni non accettabili possono avere esiti peggiori. Pensavo che dal Covid avremmo tratto una grande lezione, ma mi sbagliavo. I virus si possono diffondere velocemente e causare malattie anche gravi, oltre che conseguenze anche economiche. Siamo in condizioni peggiori rispetto a quella di tre anni fa". E a seguire: "Sanità, la sfida tra bilancio e cure- la crisi silenziosa, come salvare il cuore dello stato sociale" titola il report del sempre bravo medico-opinionista Sergio Harari. Il nocciolo: l'Italia programma il mantenimento del rapporto spesa/Pil al di sotto dei livelli Ocse e, quindi, il rifiuto del progressivo incremento strutturale prerogativa dei sistemi- paese avanzati. L'obiettivo minimalistico del ritorno al livello prepandemico di spesa dovrà, pena l'annullamento di questa resilienza, dovrà fa leva sul recupero di efficienza attraverso la riduzione degli sprechi, la lotta al parassitismo e attraverso la riprogettazione del rapporto spedalità (ormai diventato epicentro esclusivo) e territorio (privato di strutture e servizi), attraverso investimenti nella prevenzione. In cui il servizio vaccinale (programmato, monitorato e in certi margini, come le fragilità, gratuito. Con il che siamo riornati al pezzo con cui abbiamo innescato questo Focus Sanità 55.

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Il sacrosanto diritto alla salute e il nuovo ospedale...aspettando Godot

di Antonio Grassi

Omissis….Danza macabra che per la nostra provincia è rappresentata da tre problemi. Tre nodi gordiani in attesa d'essere sciolti. Quando? Impossibile saperlo. Il primo, la medicina del territorio. Dopo la grancassa post Covid sulla necessità di cambiare visione e passare da una sanità focalizzata principalmente sull'ospedale a una più equilibrata che dedichi maggiore attenzione alla medicina di prossimità con una migliore integrazione tra i due poli, si è tornati al punto di partenza. Come nel Gioco dell'oca. Anzi, si è verificata una regressione. Molti comuni sono alla disperata ricerca dei medici di base, diventati l'araba fenice: che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa. Segno dei tempi, sancisce la fine dell'era della poetica del medico di famiglia. Il presente è già futuro, ma il passato resiste allo sfratto. 

Le difficoltà della transizione non sono imputabili a carenze o mancanze gravi delle Asst provinciali, ma all'approssimazione e alla faciloneria di Regione e Stato. Superficiali, hanno creduto di ribaltare un sistema radicato con uno schiocco delle dita. Con una programmazione abborracciata. Con risorse non adeguate all'obiettivo. Con la tecnologia che aiuta se governata e applicata con cognizione di causa e non sempre questo accade. Le case di comunità, istituite per favorire la medicina di prossimità, stentano ad ingranare. Previste dalla legge per la presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche, sono in rodaggio. Quella di Crema è penalizzata anche dal disagio per l'ubicazione scellerata in un edificio improponibile per viabilità e parcheggi. Ma questo è quanto offriva il convento.

Non tutto è da cestinare. Per esempio, il Piano di sviluppo del Polo territoriale di Crema 2025-2027, predisposto dall'ex direttore del Socio sanitario dell'Asst, Carolina Maffezzoni, merita applausi. Il secondo nodo è il nuovo ospedale di Cremona. Con il trascorrere delle settimane si è trasformato nel cubo di Rubik. Non esistono tutorial che insegnino a risolverlo e anche l'intelligenza artificiale è di poco aiuto. Con ordine.

Cronoprogramma poco definito. Servono più di dieci anni per realizzare l'ottava meraviglia del mondo, ma non è nota con precisione la data della presentazione del progetto esecutivo, dell'inizio e della fine lavori. Fluttuano nel mare magnum delle supposizioni. Non concorre all'accelerazione dei tempi il mancato rilascio da parte del comune della Valutazione di impatto ambientale (Via) del parcheggio per la carente documentazione presentata (Cremona sera, 7 aprile).  Investimento, un busillis. Dai circa 300 milioni iniziali, in un battibaleno si è passati ai 600 di alcuni mesi fa. 

La domanda: a quanto ammonterà il saldo finale, al quale è necessario aggiungere il costo della demolizione dell'ospedale attuale? Ipotizzare un miliardo non è fuori luogo. Circolano notizie di un ridimensionamento del progetto. Una mutazione da ospedale fantascientifico   a riproduzione Lego. I sogni di gloria svaniscono all'alba e taluni anche durante la notte.  Creano eccessive illusioni e cocenti delusioni.

Presentato in pompa magna, con squillo di trombe e video del rendering, il 30 novembre 2023, all'auditorium Arvedi, il gioiello della sanità locale avrebbe subito un ridimensionamento. Dei nove piani ne resterebbero 7, con riduzione dei posti letto (Vittorianozanolli.it, 31 marzo). La notizia, diffusa dal Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona, non è stata confermata, né smentita.  Un silenzio che inasprisce le polemiche e titilla congetture anche fantasiose. Di certo, non favorisce il dialogo e il confronto sereno tra favorevoli e gli oppositori. Eppure contro il super ospedale sono state raccolte migliaia di firme e la contestazione non è becera e barricadiera.  Al contrario, è precisa e assidua, supportata da documenti.  

Per la sua influenza sulla politica locale un discorso a parte merita il piddino Luciano Pizzetti. Presidente del consiglio comunale, era contrario all'opera in modo deciso e insindacabile. Un pasdaran del no.  Poi si è ricreduto. «È una boutade illogica - aveva tuonato sei anni fa - la proposta di Forza Italia di costruire un nuovo ospedale da 700 posti a Cremona. Perché insegue lo stesso modus operandi che ha generato le inefficienze riscontrate. Perché è un'operazione costosa che porterà con sé la chiusura degli ospedali di Crema e Oglio Po» (L'eco del Popolo, 2 maggio 2020). 

…omissis…. Poi, emulo di San Paolo folgorato sulla strada di Damasco, è stato anche lui illuminato non si sa su quale via di Cremona.  Ha traslocato tra i più accaniti sostenitori del nuovo ospedale. Due mesi fa, in consiglio comunale, perentorio quasi dogmatico ha seguito Giulio Cesare Belleri. Non ha avuto esitazioni. Con piglio autoritario, in stile trumpiano, ha stabilito: «La decisione è assunta, quindi non c'è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell'inizio, siamo già oltre» (Vittorianozanolli.it, 21 febbraio).

Purtroppo al di là dell'oltre c'è la nebbia sulla strada da percorrere. Soprattutto non ci sono certezze sui tempi del viaggio. Se il diritto alla salute non è più garantito, non è con un nuovo ospedale che si risolve il problema. E Volontariato e Terzo settore sono il brodino per chi è a letto con una polmonite. E il nuovo ospedale rischia di assomigliare a Godot. E i cremonesi aspettano.

CHIOSA: Solo applausi!

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CHIOSA Come segnalazione della pubblicazione e, con l'occasione, come apprezzamento verso l'iniziativa del Consigliere Olzi (di cui non abbiamo le coordinate, per poterlo, come avremmo voluto, intervistare). La povertà dei farmaci è una delle tante povertà per la cura della salute e più in generale del collassamento del modello di giustizia sociale. Da questo punto di vista, siamo tornati ad un secolo addietro, quando la Giunta di Attilio Botti e dell'Assessore Giuseppe Garibotti istituì le Farmacie Comunali, preposte oltre che al normale commercio farmaceutico anche alla somministrazione agli sfavoriti. Tale Azienda AFM (la prima istituita in Italia) arrivò a gestire 15 farmacie più un armadio periferico. Nonostante qualche claudicanza, dovuta all'imperizia di qualche mandato amministrativo, cui fui chiamato a porre rimedio nel 1971, con una mia presidenza che efficientò bilanci, linee gestionali e impianto strutturale (furono, in tre anni, rilocalizzati ed ammodernati il magazzino centrale e 6 negozi). L'Azienda tornò ad avere un bilancio in attivo e ad essere competitiva. La mia legacy … al termine del mandato: completare l'efficientamento finanziario e gestionale, soprattutto, sul versante della partnership con la sanità pubblica e con la gestione farmaceutica privata (con cui avevamo definito un ottimo rapporto collaborativo per la definizione dei turni di apertura e con cui avevamo ipotizzato una società mista, AFM e le 5 farmacie private, per il rapporto diretto dall'industria e la gestione del magazzino comune. Inopinatamente, 30 anni fa la Giunta si rapportò sì al privato, ma anziché in partnership, in condizioni subalterne. Il controllo dell'Afm fu svenduto ad una catena (se non erro) privata basata in Germania, intenzionata a sbarcare in Italia con un proposito particolarmente aggressivo nei confronti degli esercenti privati italiani. Oggi il Comune controlla il 10% del Capitale Sociale. Esprime un presidente che non conta un ...diciamo niente. Non fa (a dispetto della denominazione "comunale" specchietto per le allodole) nessun accompagnamento pubblico. Verso il SSN e, soprattutto, la "socialità" (di cui si occupa Olzi). Insomma, la svendita di Afm fu in qualche modo antesignana dell'ondata successiva, che avrebbe "asfaltato" definitivamente le municipalizzate regalate (senza l'impiccio di qualche gara) al "grande fratello" della finanza "bianca". Res sic stant. L'iniziativa di Olzi (lo dico da vecchio conoscitore dei precedenti) andrebbe completata ed arricchita da questi fatti.

Dall'archivio L'Eco Dossier

  domenica 22 dicembre 2024

Focus sanità /32

  domenica 17 gennaio 2021

...apena en vanziot… 

La campagna vaccinale presso la RSA Mazza di Pizzighettone

  martedì 31 agosto 2021

Dossier Sanità - basta con lo specchietto per le allodole

Ineludibile il recupero dello spirito della riforma del SSN

  sabato 2 aprile 2016

Cremona. Dossier Area vasta- sexies piccole "aree vaste", praticamente un ossimoro

Senza una progressione razionale e più che altro seguendo la dinamica del go and stop, riemerge di tanto in tanto nel dibattito la questione degli azzonamenti correlati alla Legge Delrio. Che, diciamo subito, danno luogo, almeno tra le entità candidate a probabili ridimensionamenti, a stress test, inclinanti, il più delle volte, a crash test.Ed un contributo di Virginio Venturelli su 'La riforma costituzionale in dirittura d’arrivò

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