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Sempre a proposito del 'pacco' /24

  03/04/2024

Di Redazione

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Sta per essere doppiata la parentesi di confronto interno e di riflessione, funzionale al prosieguo della impegnativa testimonianza di cittadinanza attiva in capo al Movimento, costituitosi nell'estate dello scorso anno. Che ha come mission “la riqualificazione dell'ospedale di Cremona”, in netta antitesi col proposito dell'establishment propugnatore dello spianamento dell'attuale nosocomio e della costruzione di una nuova struttura.

Della testimonianza abbiamo dato dettagliato conto sulla nostra testata.

Dettagliato e ovviamente nel limite del nostro possibile editing e nell'avvertenza di non splafonare mai la soglia dell'attenzione; tenendo a freno la passione partecipativa (che è sottesa alla nostra adesione al Movimento ed ogni caso non potendo sminuire (neanche per ragioni di stile) la portata della qualità e del volume relazionali espressa in questi mesi.

Aggiungiamo, per un dovere, non di autocompiacimento, bensì di obiettiva analisi dei processi, avvenuti non nelle migliori condizioni. Non si dice di incoraggiamento, da parte del contesto, ma delle elementari prerogative di agibilità comunicative, in capo alla rete editoriale, ai players sociali e istituzionali, al board elettivo per qualsiasi utile confronto dialettico, la Regione e l'Asst, che costituiscono la scaturigine della questione tutt'ora aperta, anzi ben lontana, come sarebbe auspicabile, da un fecondo approdo.

La “pratica” (come si ricorderà) fu inaugurata da una inopinata entrée dell'eurodeputato forzista Salini, che, in coincidenza del picco della pandemia e del default del modello sanitario lombardo, retto con rara non maestria da un sodale di partito, se ne uscì con questa “furbata” (“pacco”, la definimmo subito) finalizzata a rovesciare il tavolo di quello che avrebbe dovuto essere il percorso critico delle responsabilità e della ricerca delle condizioni per una recovery della sanità pubblica.

Il nuovo, mirabolante, ospedale divenne (inspiegabilmente e come per quattro anni abbiamo denunciato) il piffero di Hamelin, capace di rimorchiare un inspiegabile aggregato, fatto di inconsapevolezze e di interessate aspettative del ceto dirigente, politico e categoriale.

Invertire tale tendenza, che doveva e dovrebbe sempre essere correlata all'epicentro del problema che è rappresentato dalla salute negata, apparve erroneamente un'impresa alla portata.

Non è stato così e lo diciamo dopo quattro anni di denuncia editoriale e di partecipazione alle lodevoli iniziative di un'élite testimoniante di cui ci siamo sentiti parte, come incontrovertibile dato di fatto che attiene alla quasi inscalfito equilibrio tra le parti e gli interessi in campo.

Non è stato così, nonostante l'insperata, sorprendente capacità di denuncia, di mobilitazione, di divulgazione, mirante alla consapevolizzazione dell'opinione pubblica e del bacino dell'utenza.

Non sappiamo (non perché ci manca la sfera di cristallo) come andrà a finire questo raro fenomeno di cittadinanza attiva, imperniato su un'azione costante, mirata, articolata, da grandi numeri e da grande passione etico-civile. Non solo perché (per un dovere di conoscenza in capo a chi come noi si è sempre sin dall'inizio sentito partecipe della testimonianza ed ha assicurato quell'agibilità informativa, negata fino a qualche settimana fa dalle major dell'informazione) non ci siamo perso nemmeno una “puntata”; ma perché, nella valutazione del fenomeno di questa mobilitazione, non possiamo non affermare che non ricordiamo (a memoria di “militante” da sessant'anni) una lotta, priva come questa del supporto di grandi movimenti strutturati (che non ci sono più da decenni), ma scandita da testimonianze costante e da grandi numeri.

Il perno delle controdeduzioni del Coordinamento che tira le fila di un Movimento ad alta intensità progettuale e a vastissima capacità di essere un virtuoso e popolato esempio di cittadinanza attiva (come è il Movimento No Biometano) è da tempo rappresentato dalla confutazione tecnico-economica, appassionatamente e sviluppata da Giorgio Mantovani.

Va da sé che se metti insieme decine di aderenti animatori del Coordinamento e raccogli 5000 adesioni, l'aggregato programmatico non può essere di altissima coesione (almeno dal punto di vista della perfetta sovrapposizione dei contributi assertivi).

C'erano da mettere nel conto altre due circostanze facilmente prevedibili. L'impulso all'”infiltrazione” (detto in modo benevolo) di voci interessate a pervadere lo sforzo dialettico e, soprattutto, (aspetto molto correlato alla prima appena detta) il progressivo avvicinamento all'election day della prima decade di giungo. In cui la priorità dell'attenzionamento è focalizzata verso il rinnovo della Consiliatura Comunale.

Sia pure con qualche temporanea falla nella coesione, Il Movimento ha imboccato virtuosamente il percorso relazionale con i vertici delle istituzioni locali. Nella consapevolezza, purtroppo periferizzata nell'economia dei ragionamenti, che il Sindaco, del Capoluogo come degli altri 112 Comuni della provincia, costituisce l'autorità di riferimento per la sanità del territorio.

Stupisce (per non dire altro!) che l'establishment del potere territoriale (rappresentato dai corpi intermedi socioeconomici e dal ceto istituzionale) non abbia avvertito l'esigenza di percepire il problema come segmento del più vasto pannel delle competenze gravanti sugli investiti di mandato.

Ne sanno qualcosa i componenti il Coordinamento (in particolare Vacchelli e Franzoni) che, ovviamente insieme agli attivisti impegnati nei “banchetti” aperti anche nei più sperduti Comuni, hanno “tampinato” anche i “primi cittadini” più riottosi, ad assumere come parte integrante del vasto repertorio di attribuzioni non codificate dall'ordinamento ma metabolizzate e discendenti dalla condizione di avamposto del rapporto diretto tra Stato e cittadini.

Che te frega…se la Regione spende 550 mln e ti fa l'ospedale?! A caval donato non…

È stato e continua ad essere questa la chiave di lettura della questione che si assomma alla sconcertante consapevolezza del lato ancor più ripugnante della assimilazione territoriale della, abbiamo detto, scaturigine politica. Che è stato ab origine e continua ad essere l'”inciucio” trasversale tra “campi” che su tutto il resto se le suonano di santa ragione. La consapevolezza che nella dicotomia tra dito e luna (da scrutare attentamente) la priorità sia in capo alla questione più ampia e prioritaria rappresentata dalla lotta per la difesa della sanità pubblica (come primario diritto di rango costituzionale e come perno della sostenibilità del sistema sociale) appare questione secondaria nelle percezioni della “ditta” unificata.

Con il che la “ditta” dimostra non solo la propria totale inadeguatezza relazionale con la propria costituency, ma, soprattutto, partecipa attivamente (più o meno consapevolmente) alla destabilizzazione del modello liberaldemocratico.

I nostri elettori non sbavano certamente per sentirselo dire. Ma lo diciamo lo stesso (poi videant consules) sarebbe già un preannuncio fecondo di discontinuità se la parte di elettorato ispirata dalla cultura “progressista” liberasse il tradizionale voto di ispirazione universalistica da un'opzione capace di esprimere nelle urne (e nel risultato elettorato finale) una discontinuità capace di far percepire la centralità del suffragio di scopo, di forte profilo civico.

La parola ai lettori e ai rappresentanti istituzionali

Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona

Mercoledì 3 aprile 2024 ore 17.00: Sala Riunione Società Filodrammatica.

Sabato 6 aprile mattina e ore 16.30: Sala Riunione Società Filodrammatica.

Giovedì 11 aprile dalle 14.30 alle 16.30: incontro con il Direttore Generale Belleri dell'ASST.

Sintesi del report del Coordinatore Enrico Gnocchi ai Sostenitori del Movimento

Il movimento anche in questi mesi invernali ha lavorato con incontri che hanno coinvolto sempre più nuovi interlocutori.

La risposta tra la gente è sempre stata di sostegno e di forte collaborazione tanto che ad oggi abbiamo superato le 5.000 firme di consenso alla nostra petizione.

L'incremento sarà sicuramente ancor più significativo in quanto ci stiamo rivolgendo anche ai paesi dell'Asst per informare tutti della scelta di costruire un nuovo Ospedale a Cremona. Scelta che sicuramente coinvolgerà in modo negativo ogni struttura sanitaria del territorio in quanto l'assetto diverrà sempre più ospedalocentrico.

Giovedì 28 marzo depositeremo al protocollo dell'Asst 1.540 firme raccolte in questi mesi che sommate alle firme già consegnate ci permettono di superare le 5.000 firme.

Abbiamo nel contempo richiesto un incontro al nuovo Direttore Generale Dr Ezio Belleri per conoscerlo e farci conoscere e per ribadire le motivazioni della nostra petizione.

Tra l'altro abbiamo insistito con...

"A fronte di una presentazione del progetto vincitore fatta dal suo predecessore il 30 novembre in un contesto riservato a coloro che si sono ritenuti a torto i soli stakeholder, e a fronte di un suo lodevole quanto tardivo impegno ad informare sul progetto del nuovo ospedale i dipendenti dell'Asst, le chiediamo di considerare noi cittadini i veri stakeholder, cioè soggetti interessati alla pari dei stakeholder «tecnici» e «istituzionali».

Per questo motivo chiediamo un incontro per poterla conoscere e per farci conoscere, presentare le nostre proposte alternative alla costruzione di un nuovo edificio e chiederle di coinvolgere i cittadini assistibili dell'Asst in questa decisione che noi riteniamo non debba essere considerata definitiva..."

Aver "strappato" un appuntamento con il DG Ezio Belleri per l'11 aprile prossimo non significa che abbiamo già vinto, anzi.

Ricordo che grazie alle firme pervenute da Casalmaggiore si sono potute raggiungere e superare le 5.000 firme...

Di parte delle stesse ho tenuto una "riserva" di 240 firme che potremmo portare direttamente all'incontro con Belleri cercando di convincerlo che non ci vogliamo fermare all' 11 aprile (ricordiamoci di Pirro!)  e per questo motivo qualche centinaio di firme in più sarebbe opportuno raccoglierle in questi circa 15 giorni.

Purtroppo il tempo inclemente non ci sta aiutando.

Sabato l'appuntamento a Casalbuttano credo sia improponibile... pioggia!!!

Vi chiedo in ogni caso di inviare la vostra disponibilità per martedì 2 aprile per un banchetto a Sospiro (le previsioni danno bel tempo) e anche per Casalbuttano il 6 aprile...

Se incrementeremo significativamente le attuali 240 firme potremmo decidere di portarle in "dono" a Belleri l'11 aprile.

Ricordo come sempre a coloro che senza tanti clamori stanno raccogliendo le firme contattando persone sensibili al problema di portare quanto hanno disponibile all'assemblea del 3 aprile, o di inviarmi un messaggio per indicarmi dove e quando posso venire a ritirarle.

Il Coordinatore Gnocchi

Dopo qualche settimana di cattivo tempo che ha fermato l'attività della raccolta firme per il consenso alla petizione del movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona, dopo Paderno Ponchielli e dopo Vescovato, questa mattina siamo approdati al mercato di Sospiro.

Un piccolo mercato, dove abbiamo incontrato persone educate e interessate alla nostra petizione. Molti si sono stupiti nell'apprendere che l'Ospedale di Cremona sia considerato vecchio a soli cinquant'anni di vita, e non ristrutturabile. 

La necessità di costruire un nuovo ospedale spendendo molte centinaia di milioni in più rispetto ad un recupero edilizio dell'attuale ha scandalizzato molte persone che hanno apertamente dichiarato, con buon senso comune, come questi soldi spesi inutilmente per una nuova struttura inutile, potrebbero essere dedicati ad evitare che i medici e gli infermieri, sempre più scarsi e alla deriva nell'Ospedale di Cremona, scappino nelle strutture sanitarie private.

Una retribuzione migliore, ma soprattutto motivazioni professionali, e un coinvolgimento al buon operare di ogni sanitario, darebbe il risultato principale per un Ospedale: la salute dei pazienti.  

il movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di cremona

Il riscontro alla richiesta di incontro del direttore generale dell'ASST

Gentilissimi,

premesso che l'incontro accordato per il prossimo 11 aprile non sottrae tempo, ma è parte integrante del lavoro di progettazione del nuovo ospedale di Cremona, che prevede anche il confronto con le istituzioni, i sanitari e i cittadini, è stata prevista una durata di due ore, dalle 14.30 alle 16.30.

Questo con l'obiettivo di ascoltare con attenzione le Vostre istanze, avere la possibilità di rispondere con oggettività in modo leale e proficuo.

La richiesta di conoscere con minimo anticipo la composizione della rappresentanza del Comitato è dettata sia da esigenze organizzative (scelta della sala) che di trasparenza e può essere comunicata anche il giorno prima (10 Aprile) a direzione.generale@asst-cremona.it.

Per l'ASST di Cremona oltre allo scrivente, saranno presenti il Direttore Amministrativo (Dr. Gianluca Leggio), il Direttore Sanitario (dr. Francesco Reitano), il Direttore Socio Sanitario (Dr. Angelo Garavaglia) e il Direttore della Struttura Nuovo Ospedale (Arch. Maurizio Bracchi).

Un cordiale saluto.
Il Direttore generale Dott. Ezio Belleri.

Il contributo di idee del geometra Giorgio Mantovani

Io auspico che la petizione arrivi all'obbiettivo e che non venga riconosciuto per la sola contestazione, ma che possa sensibilizzare i cittadini all'interesse dell'uso e dello spreco dei soldi pubblici, soldi nostri, essenziale in un paese dove il 45% della ricchezza prodotta transita nelle mani dello Stato. Auguriamoci che anche a Cremona, il senso civico prevalga sul senso cinico.  Come presidente Filo, invito tutti alle programmazioni dei nostri film, spettacoli teatrali, concerti, conferenze etc. e come dice il Prof. Silvio Garattini, sono le migliori medicine.

Saluti, Giorgio Mantovani.

Ecco le sorprese trovate nell'uovo di Pasqua.

La crisi economica attuale, in tutti i settori, ci impone un salutare ripensamento: non più la corsa indiscriminata alla produzione edilizia e al consumo che ha accompagnato il falso sviluppo di questi ultimi anni, ma il pieno utilizzo dell'esistente ed eliminazione degli sprechi.

L'ospedale maggiore di Cremona ha 50 anni e al netto della trascuratezza subita, gode di una integrità inalterata di tutte le sue parti strutturali, sancita da ingegneri, architetti, geometri e tecnici del settore. L'attuale ospedale consente, con una riqualificazione-ristrutturazione, di integrare nella stessa struttura l'assistenza sanitaria primaria e specialistica, di ottenere un ospedale del futuro completamente innovativo e tecnologicamente all'avanguardia. Un ospedale dove l'architettura mette il paziente al primo posto, con spazi accoglienti e umani.

La pianta e la disposizione dell'attuale edificio consentono, a pazienti e visitatori, di orientarsi facilmente. La localizzazione, scelta allora da una Giunta comunale intelligente e previdente e la grande superficie verde alberata che lo circonda creano una connessione con il luogo circostante.

La riqualificazione-ristrutturazione permette di intervenire a stralci e di destrutturare i percorsi delle nuove realizzazioni, oltre a garantire la possibilità di perfezionare acquisizioni e realizzare lavori rivolgendosi puntualmente e distintamente agli operatori più competenti e competitivi.

Per l'intervento di ristrutturazione verrà utilizzato il sistema off-site, costruzioni a secco, con elementi prefabbricati che vengono poi assemblati in modo veloce in cantiere. Questo metodo permette di realizzare opere per l'antisismico e l'isolamento termico. Non produce inquinamento, non crea disagi ai pazienti, non produce CO2 (la nuova costruzione al contrario la aumenta del 46%)

Alla fine dell'intervento, durata di circa 5-7 anni, si otterrà un ospedale in assoluto al passo con i tempi, con un risparmio di quattrini pubblici, cioè nostri, di oltre 350 milioni, documentabili.

Nonostante tutte queste ragioni, Fratelli d'Italia, Partito Democratico, Forza Italia, campo grandissimo delle cento pertiche, continuano a sostenere la necessità di un nuovo ospedale. Tutti i
responsabili, politici, editori eccetera. di questa malsana idea, se solo dovessero scommettere un centesimo proprio, rinuncerebbero immediatamente all'operazione. Certo che le persone devono guadagnarsi il proprio stipendio, anche a costo di dover sottostare a diktat antidemocratici, umilianti, putiniani, come la censura dei miei interventi sul quotidiano locale.

Abbiamo il primato di città più inquinata d'Europa. Con l'affaire ‘nuovo ospedale', se non si cambia rotta, avremo anche la medaglia della stupidità.

Nel frattempo sembra che i nostri ‘cugini' piacentini abbiano scelto il loro nuovo ospedale. Accattivante e goloso, come per un bambino una fetta di torta. Mentre il progetto del nostro ipotetico ospedale ricorda le balere ed è a un solo giro di valzer, come la biblioteca di Fano, i cuginetti come al solito ci battono, e puntano su un ospedale a due giri di valzer più la piroetta. Ecco la sorpresa che i piacentini hanno trovato nell'uovo di Pasqua. Guardate la foto dell'ipotetico ospedale dei nostri ‘cugini'. Ma ovviamente è un paradosso: quelli sono uffici.

Ho svolto la professione di progettista in questa città per 60 anni circa, con attenzione alla vita economica, culturale e sociale della stessa, con proposte, soluzioni ed interventi economici personali, che fossero di aiuto alla ripresa e allo sviluppo della Città. Non ho mai avuti e richiesti incarichi per lavori professionali da Enti o Amministrazioni pubbliche; pertanto, il mio stato è di uomo libero ed autonomo. Nei 20 anni di presidenza della Società Filodrammatica Cremonese ho contribuito alla rigenerazione del Sodalizio e del suo Teatro-Cinema, il più vecchio della Lombardia, privato ma aperto al pubblico, con sole risorse dei Soci. Per coerenza ed amore per questa Città, non potevo esimermi dal dare il mio contributo per contrastare l'operazione “nuovo Ospedale”. Spero sia servita la mia opera, ma sinceramente questa perdita di tempo per dibattere questioni che non interessano alla causa non rientrano nei miei programmi. Capisco i suoi sforzi per mantenere il movimento lontano dalle beghe e polemiche di pochi frustati. La ringrazio per aver tenuto il movimento lontano, per quel che ha potuto, dalla identificazione politica, anche se la mia diffidenza era giustificata dalla presenza di soggetti fortemente legati alla politica ed ultimamente ne hanno dato conferma. Nell'agosto 2022 è stato pubblicato sulla La Provincia, un mio intervento dove denunciavo quanto fosse un inutile spreco di risorse pubbliche, meglio nostre, ed i disagi per costruire un nuovo Ospedale. Lei mi ha telefonato facendomi i complimenti e chiedendomi se avessi aderito alla petizione “No nuovo Ospedale”, risposi affermativamente ed ebbe così inizio il movimento. Il mio apporto è solo per dimostrare ai cittadini e agli aderenti del movimento, le falsità, le omissioni nei calcoli dei costi per la costruzione nuovo H forniteci dalle autorità responsabili. Ritengo che evidenziare lo spreco inutile di denaro, (350 milioni) almeno per coloro che se ne fregano perché tanto non sono quattrini loro, ma purtroppo sono anche loro e di tutti noi. Pensare oggi di dibattere sulla sanità in generale, almeno per Cremona, è dispersivo e ci porta lontano dal contrastare, con urgenza, la costruzione del nuovo H. A proposito dell'appuntamento con il Sindaco Galimberti, (fino all'ultimo negato che ci fosse) devo ammettere che è stato “vivace”, come meritava l'occasione. Data “l'amicizia fraterna” con Gianluca Galimberti non potevo essere IPOCRITA, ho parlato come ad una persona che si ha rispetto e stima e per mia onesta convinzione ho cercato di farlo riflettere sulla sua posizione che io e mi sembra tutto il movimento, riteniamo a dir poco demenziale, imposto dall'alto da persone con assenza totale della cultura partecipativa, con una ARROGANZA antidemocratica e putiniana. Certamente che mi sono arrogato il diritto di prendere la parola, maleducatamente, erano le 12.37, ed ancora non si era parlato di Ospedale, ed ho ritenuto, in quel contesto, di avere più elementi pertinenti all'incontro, e di non seguire una scaletta, a me sconosciuta, che un membro della delegazione si era arrogato il diritto di stendere a suo piacimento.

Lettera aperta ai medici ospedalieri e all'Ordine dei medici

Da Cremonasera del 13/03/24 si apprende che il personale del Maggiore sostiene con entusiasmo l'idea del nuovo ospedale, Dg, infermieri, tecnici, medici tutti impegnati a definire spazi, percorsi, funzioni in un concorso appassionato per metterne a punto il progetto esecutivo. E l'entusiasmo si declina in argomenti di inte-resse per l'utenza. C'è chi dice (dr. Grassia) "Questa modalità di lavoro condiviso è un'idea bellissima e permette di ottimizzare i percorsi di cura", chi vede nel nuovo ospedale “un'opportunità di sviluppo tecnologico/ digitale per la sanità locale” (dr.ssa Betti) e “un'occasione di crescita professionale senza precedenti” (dr. Bonazzoli) e poi "La possibilità di confrontarsi e condividere le decisioni crea condizioni ottimali per svolgere le diverse attività e migliorare modi e tempi di cura" (dr. Ambrosi-dr. Storti). 

Corrispettivo dell'entusiasmo del personale è lo sconforto di chi da fuori legge tali dichiarazioni. Ci si chiede: è il nuovo 'giocattolo' che sveglia (come bambini all'alba di S. Lucia) lo staff dal sopore durato almeno 10 anni, a tanto risale l'ultimo progetto di riqualifica del PS, poi dimenticato, visto pure il richiamo della Corte dei Conti (ott.23) all'ASST in merito ai 24 milioni giacenti da tempo mentre si lasciavano alla deriva struttura e utenza? Qualche obiezione si impone.

1)Perché non ci si è mossi prima? “Migliorare percorsi, tempi e modi di cura" (dr. Grassia-dr. Storti) non è sempre stata una priorità per il personale? E se non lo è stata, avrebbe dovuto esserlo e ciò configura un danno impagabile all'utenza, ai suoi diritti, ai suoi soldi.

2)Se "la possibilità di condividere le decisioni crea condizioni ottimali per svolgere le diverse attività" (dr.ssa Ambrosi) perché vi si è rinunciato? Aver lavorato senza darsi "le migliori condizioni“ per farlo suona 'si è lavorato male' e questo pure è un danno all'utenza.

3)Perché negare alla Sanità cremonese per anni (senza progettualità o lasciando morire i progetti e cadere i finanziamenti) "un'opportunità di sviluppo tecnologico" (dr. Betti)? Anche questo è un danno all'utenza. L'idea che ci si fa dal basso è che il Maggiore sia stato tenuto come un campo a maggese: non richiede cure e attenzioni e il contadino può riposare sognando altre stagioni quando, allora sì, vi rimetterà mano. Che dire? Il patto sociale tra ospedale e territorio non è mai stato 'si tiri a campare in attesa di tempi migliori e treni carichi di soldi che passano una tantum'. Si è tradita la consegna, ma per un presidio sanitario questo è disatten-dere il diritto alla salute nel caso di specie di 200.000 Cremonesi e Casalaschi. Serve una risposta. E resta un dato noto ai bambini: i giocattoli arrivano il 13 dicembre ma è pur vero che i negozi ne sono pieni. Fuor di metafora, è certo lo staff che si dovesse aspettare il pacco-regalo griffato per poter sperimentare "l'idea bellissima di una nuova modalità di lavoro fatta di condivisione... per migliorare percorsi, tempi, modi di cura... e offrire alla Sanità locale opportunità di sviluppo tecnologico”? Qual è la ratio della rinuncia durata anni a un serio progetto di riqualifica dei servizi e insieme della struttura del 'giovane' Maggiore, come altrove si è fatto e si fa e per nosocomi di ben altri appeal e caratura? C'è poi chi (dr. Bonazzoli) con generosità guarda al tutto solo come a "un'occasione di crescita professionale senza precedenti". Viene da dire che come la scuola non è fatta per i docenti così un ospedale non è fatto per il personale. Basta aprire la porta sui bisogni altrui per scoprirlo, bisogni di cui il territorio è portatore (cronicità, prevenzione, incidenza di patologie di media/bassa gravità, assistenza socio-sanitaria) e che il nuovo ospedale nel suo progetto funzionale scarica su un territorio privo di strutture e presidi, in attesa, si sa, che arrivi il privato là dove il pubblico non mette quei soldi che spreca per rifare un ospedale 'giovane', s'intende non il privato convenzionato, il cui countdown inizia il 1°Aprile con i tagli ai rimborsi delle prestazioni in convenzione, ma il privato puro, cash.

Come condividere la primaverile fioritura di entusiasmo dello staff del Maggiore che segna la fine della pausa a maggese per questo ospedale e insieme la morte programmata della Sanità pubblica e, con essa, del “progetto di un Paese costruito intorno a un'idea di civiltà e convivenza sociale basata su un sogno di uguaglianza, universalità, solidarietà” (I. Cavicchi)? E pensare che fuori, dal basso, si diceva "Povero personale costretto dai vertici a tacere!". Ora si pensa "Poveri noi 200.000 con la salute affidata a un tardivo risveglio per il nuovo Parco della Salute fruibile (e gia' obsoleto) tra 10 anni quando servirà un altro 'risveglio' per un nuovo progetto divenuto indispensabile!”. Nei troppi anni in cui s' è tirato a campare (così risulta dal dichiarato) dov'era l'Ordine dei medici, di cui il Presidente dr. Lima attesta il ruolo di “attore attento e propositivo intermediario tra società e professione”? Se, come Lima dichiara, “compito primario dell' Ordine è tutelare la professionalità in funzione della tutela della salute dei cittadini, diritto costituzionale“ attraverso “il costante coinvolgimento dei Responsabili Sanitari per rafforzare l'operatività delle strutture di emergenza e del territorio”, a disattendere il patto sociale tra sanitari e utenti non è stato solo lo staff del Maggiore ma lo stesso Ordine, quello che ora “guarda con fiducia al nuovo ospedale come occasione di rinnovamento del legame tra comunità e professione medica”, ma che non ha alzato la voce a difesa del diritto dell'utenza di fruire di efficienti “strutture di emergenza e presidi territoriali”( ib.). Serve quindi anche dall' Ordine una risposta. Non servono invece muri nuovi. Servono condivisione e passione per fare nuovo l'ospedale che c'è. 

Rosella Vacchelli, Gianluca Franzoni
Rosella Vacchelli, Gianluca Franzoni

Dall'archivio L'Eco Dossier

  sabato 2 aprile 2016

Cremona. Dossier Area vasta- sexies piccole "aree vaste", praticamente un ossimoro

Senza una progressione razionale e più che altro seguendo la dinamica del go and stop, riemerge di tanto in tanto nel dibattito la questione degli azzonamenti correlati alla Legge Delrio. Che, diciamo subito, danno luogo, almeno tra le entità candidate a probabili ridimensionamenti, a stress test, inclinanti, il più delle volte, a crash test.Ed un contributo di Virginio Venturelli su 'La riforma costituzionale in dirittura d’arrivò

  lunedì 30 agosto 2021

Dossier Sanità - ATS - RIFLESSIONI SUL CONSUNTIVO FINANZIARIO 

CONVENTO (pubblico) POVERO, FRATI BENESTANTI

  lunedì 18 novembre 2019

Dossier: quale sinistra?

Lecodelpopolo@gmail.com

  lunedì 13 giugno 2022

Ccà nisciuno è fesso!

Prosegue il nostro "dossier Sanità"

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