Giorno del Ricordo, il 10 febbraio commemorazione al Civico Cimitero

In occasione del Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, martedì 10 febbraio, alle ore 11, al Civico Cimitero, alla presenza delle autorità civili e militari e dei rappresentanti del Comitato di Cremona dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, sarà deposta una corona d'alloro al monumento ai caduti Giuliano-Dalmati di tutte le guerre.
Dopo la benedizione impartita da don Achille Bolli, cappellano del cimitero, pronunceranno un breve intervento Tiziano Bellini, referente del Comitato di Cremona dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), e il sindaco Andrea Virgilio. In occasione di questa ricorrenza, come disposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Cerimoniale di Stato, sulle sedi degliedifici pubblici le bandiere nazionali ed europee saranno esposte a mezz'asta.
Domenica 8 febbraio, alle ore 11, come da tradizione, sarà celebrata nella parrocchiale di Borgo Loreto, piazza Cappellani Militari Caduti, la Santa Messa in suffragio delle vittime delle foibe e degli esuli deceduti lontano dalle loro terre. In rappresentanza dell'Amministrazione comunale sarà presente il consigliere comunale Daniele Bonali.
Per la ricorrenza del Giorno del Ricordo tra le iniziative promosse dall'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia da segnalare martedì 17 febbraio, alle ore 20, nella Sala Puerari di Palazzo Affaitati (via Ugolani Dati, 4), la proiezione del film concerto tenuto da Simone Cristicchi Tornar una notte a Piemonte d'Istria - tratto dal libro L'esodo da Piemonte d'Istria - non se podeva star di Franco Biloslavo registrato a Piemonte d'Istria il 21 settembre 2014 – con introduzione di Tiziano Bellini. L'ingresso è libero.


Forte, Fortissimo – Winter - Spring 2026
La programmazione di intrattenimento
che anima Cremona nella stagione indoor
Il Comune di Cremona, grazie al lavoro svolto dall'Ufficio Musica del Settore Cultura e Turismo, presenta Forte, Fortissimo – Winter - Spring 2026, programmazione musicale che accompagna la città nei mesi invernali e primaverili, rafforzando la volontà di una Cremona sempre più come spazio vivo di produzione culturale, incontro e socialità.
Si completa così Forte, Fortissimo, la rassegna che scandisce il passo musicale cittadino, estendendone l'attività oltre il periodo primaverile ed estivo, e delineando quanto la città propone nell'ambito della programmazione continuativa indoor, capace di valorizzare i live club cittadini come luoghi centrali della vita culturale urbana. Una proposta diffusa, strutturata giorno per giorno, che mette in rete generi, pubblici e spazi, rivolgendosi direttamente anche alle nuove generazioni.
Particolare attenzione è sempre rivolta al pubblico under 25, come per Forte, Fortissimo Club 2026, il primo avviso pubblico a sostegno della produzione di proposte musicali di sempre maggior qualità nei live club cittadini, finalizzato a stimolare costantemente la scoperta musicale, la socialità e la partecipazione. I live club diventano così luoghi di crescita artistica e professionale, ma anche spazi di aggregazione informale in grado di rendere la città sempre più attrattiva, dinamica e contemporanea.
«Con questa nuova programmazione indoor – dichiara l'assessore Luca Burgazzi – il Comune di Cremona consolida una visione che considera la musica dal vivo elemento strutturale della vita cittadina, non legato solo ai grandi eventi estivi. Sostenere i live club significa investire sui giovani, sulle professionalità culturali e su una città che vuole essere viva e accogliente tutto l'anno».
Forte, Fortissimo – Winter, Spring 2026 conferma così la volontà dell'Amministrazione comunale di investire su una Cremona che suona tutto l'anno, capace di offrire occasioni culturali continuative, di rivolgersi alle nuove generazioni e di rafforzare il ruolo della musica come fattore identitario, sociale ed attrattivo.
La rassegna coinvolge le principali programmazioni attive in città, ciascuna con una propria identità artistica e una proposta riconoscibile:
LUNEDÌ
San Paolo Cafè – Rock & Jazz
Spazio storico e informale, punto di riferimento per concerti rock e jazz e per un pubblico trasversale
MARTEDÌ
Scuderie del Fico – Songwriting & Jazz
Un luogo dedicato all'ascolto e alla ricerca, con attenzione alla canzone d'autore e alle nuove scritture musicali
MERCOLEDÌ
Spoon – Blues, Jazz & Indie
Club attento alla qualità artistica, tra blues contemporaneo, jazz e sonorità indipendenti
Wild Urban Theater – Rock
Spazio giovane e dinamico, vocato alle energie del rock e alla sperimentazione live
GIOVEDÌ
Fabbrica di Pedavena – Pop & Rock
Un grande spazio urbano che ospita concerti pop e rock, unendo intrattenimento e socialità
VENERDÌ
No Name – Latin & DJs
Locale orientato alla club culture e ai linguaggi musicali internazionali, molto frequentato dal pubblico più giovane
SABATO
Mob Club – Dance & DJs
Punto di riferimento per la musica dance e le serate clubbing
Circolo Arcipelago – Live & DJs
Spazio culturale e associativo che unisce concerti dal vivo e dj set
Wild Urban Theater – Acoustic & DJs
Versione più intima e trasversale della proposta musicale del club
Music Factory Live – Rock & Metal
Locale dedicato alle sonorità rock e metal, con una forte attenzione alla scena live
No Name – Live & DJs
Serate ibride tra musica dal vivo e dj set pensate per un pubblico giovane e curioso
Maggiori dettagli e aggiornamenti sulla programmazione a questo link:
https://www.turismocremona.it/it/forte-fortissimo-live-music-cremona
Per informazioni:
Ufficio Musica – Comune di Cremona ufficio.musica@comune.cremona.it www.turismocremona.it
====


==

===
===

===

==

====
UNITRE CREMONA

=
Finissage per la chiusura della mostra dedicata a Dante Ruffini
(riceviamo dal Comune di Cremona e pubblichiamo)
domenica 8 febbraio, alle ore 15:15, nella Sala Manfredini del Museo Civico
A quasi tre mesi dalla sua apertura domenica 8 febbraio chiude la mostra La scultura di Dante Ruffini, un'avventura molto intima, allestita al Museo Civico “Ala Ponzone”, realizzata con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona, dal Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell'Università di Pavia- sede di Cremona, dal Lyceum Club Internazionale di Cremona e dalla Società Storica Cremonese a 120 anni dalla nascita di questo artista, importante protagonista della scultura cremonese del primo Novecento.
Per contrassegnare l'ultimo giorno di apertura i curatori della mostra, Marco Ruffini e Sonia Tassini, domenica 8, alle ore 15:15, nella Sala Manfredini del Museo Civico, organizzano un finissage dal titolo Percorso di arte, parole e musica durante il quale la lettura di alcune pagine del volume Ricordi della mia vita di Dante Ruffini (e del figlio Marco) da parte di Emi Mori si alternerà a intermezzi musicali affidati a tre giovani studentesse del Conservatorio “C. Monteverdi”, Emma Bertozzi, violino, Cosmaola Nitti, violoncello, e Kloj Malaj, piano, coordinati dalla professoressa Silvia Chiesa.
A completare il recital e solo per questa occasione, sempre nella Sala Manfredini, saranno esposte tre opere dell'artista parte della collezione di famiglia direttamente collegate alle letture scelte, ma non comprese nel percorso della mostra. A seguire, il pubblico presente potrà visitare, per un'ultima volta, le undici sezioni che, con le circa quaranta opere esposte, hanno saputo dare bene conto della profondità e della varietà del linguaggio plastico di Dante Ruffini.
La partecipazione all'evento è gratuita, ma esclusivamente su prenotazione (max 50 persone) telefonando tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 10,00 alle 17,00, allo 0372 407770 (biglietteria del Museo Civico).

p.s. ok…riceviamo e pubblichiamo…ma con una chiosa…. e solo con l'intento di contribuire che non si avveri il detto secondo cui “passato lo giorno…”.
Perché è d'obbligo oltre che l'apprezzamento per il sentiment che ha animato l'iniziativa della mostra, anche per l'elevato livello artistico dei pezzi esposti ed il percorso espositivo.
Detto questo, però, non ci siamo potuti sottrarre alla tentazione di segnalare “un precedente” riguardante l'artista Dante Ruffini, che, a dispetto del tanto tempo trascorso dalla prematura scomparsa, resta nel radar umano e civile dei cremonesi. Il precedente, che ha riguardato una delle Sue maggiori opere (il monumento dedicato ai Liberatori, installato nel 1963 all'imbocco della cittadella degli studi in Via Palestro), è collassato qualche giorno prima dell'inaugurazione della mostra. Circostanza questa su cui la nostra testata ha prontamente pubblicato un contributo.
Sono ormai trascorsi sei mesi, nel corso dei quali abbiamo scritto e riscritto e, soprattutto, ci siamo attivati presso il Comune, la Provincia (formalmente proprietaria del manufatto), le Associazioni Partigiane. Ricevendo rassicurazioni circa il ripristino dell'opera e la ricollocazione in sede. Ci è stato detto, in occasione dell'81mo della Liberazione. Ci contiamo…monitorando…
CREMONA tra storia, idealismo, cultura, arte e negligenze
Ne avevamo scritto solo due giorni fa, riprendendo sinteticamente la testimonianza critica di un'ampia area di malcontento diffuso nel sentiment di cittadini, cui risulta sempre più ostico convivere in un contesto caratterizzato da trasandatezza, quando non addirittura di totale trascuratezza fisica e concettuale di quell'aggregato edilizio, monumentale ed ambientale, costruito e sedimentato, con implementazione in progress e con quasi religiosa dedizione conservativa nei secoli. Fino ad un certo ciclo amministrativo, pero! Come, d'altro lato, abbiamo segnalato (al di fuori di qualsiasi irreggimentazione nelle posture di una critica che, collegata ai legittimi meccanismi dialettici, non fa parte della nostra mission editoriale), sotto il titolo/cimasa “FONTANE, TOTEM, PROMESSE…e (in barba alla “rigenerazione”) …DISASTRI GESTIONALI…”.In cui abbiamo tentavamo di sviluppare (con spirito critico ma fecondo negli intenti) un'analisi, il cui succo sintetizziamo come segue: “Riprendendo il filo dell'inaggirabile riferimento al modulo organizzativo delle passate gestioni, in cui decoro e finalizzazione degli spazi urbani erano in capo, al di là, si ripete, dei colori del governo comunale, con gli anni 90 intervenne la stagione della cementizzazione degli spazi comuni (vedi Piazza Cavour, un tempo dotata dai giardinetti allestiti dalla Giunta Vernaschi e dall'Assessore Coppetti e dal Dirigente arch. Galetti e, in seguito, vandalizzata dalla Giunta Bodini – con la ridicola “tettoia”) e quella dell'outsourcing. Lo stato di questo ramo di servizi comunale è a dir poco inquietante, per il livello prestazionale e per il rispetto nei confronti dei cittadini e della preservazione del livello di qualità della vita”.
Ovviamente la fondatezza del fachtchecking dello stato dell'arte permane, soprattutto alla luce della progressione de disastro, registrata dalle ricadute dei recenti criticità meteorologiche.
Di cui, sia ben chiaro, non è imputabile (almeno sotto questo aspetto di Hiove pluvio) la classe dirigente. Alla quale, però, va messo in conto il portato sedimentato di colpevoli negligenze il cui range è compreso tra la culpa in vigilando sulla preservazione e la condotta omissiva.
Grandinate, allagamenti, sradicamento di piante (specie per essenze male assortite e male accudite, nonostante l'evidenza), crolli (un po' di tutto) sono avvenute dappertutto e anche a Cremona. Sul che mettiamo le mani avanti: non abbiamo nessuna intenzione di affrontare qui un'analisi a tutto tondo del problema (in senso fisico).
In quanto ci limitiamo (si fa per dire ovviamente, data la gravità del fatto e delle relative responsabilità), ad una vistosa ricaduta, di cui si sta occupando la cronaca, con un timbro che fa parte ormai del sensazionalismo, in parte giustificato, ma raramente consapevole del valore e della profondità dell'accadimento. Che dovrebbe correlare lo sconcerto (e forse l'indignazione) alla consapevolezza della “fisicità” e, soprattutto, al recondito valore idealistico e civico.
Perché sia ben chiaro, se ci tranquillizzano molto (e diciamo di essere grati alle testate giornalistiche cittadine e, in particolare, alla sollecitudine, del figlio (Marco) dell'autore dell'opera e dell'Assessore Comunale professor Bona, che non hanno messo di mezzo indugi e sono accorsi) titoli come “Scultura crollata Subito il recupero e poi il restauro”, non possiamo restare insensibili al combinato disposto tra le conseguenze di un nubifragio e il background etico-morale e didascalico di una trascuratezza, che, probabilmente, è figlia più che di una neghittosità di una preoccupante perdita di contatto permanente con le “radici” ideali. Che stanno sotto il monumento collassato dalla caduta di alberi (alberi che, come dimostriamo con il corredo grafico d'antan, non dovrebbero essere stati lì sulla scena del disastro o non dovrebbero essere stati lì, se non altro per ragioni più di decenza civica che di decoro) e che dovrebbero stare tra le posture degli “eredi” degli apostoli (laici) di quella eccezionale stagione di lotta, di testimonianza, di ricostruzione).
Perché è doveroso aggiungere che il bronzo caduto (caduto, si ripete, per decenni di trasandatezza, fisica, ma soprattutto didascalica e divulgativa) costituì (fisicamente a ridosso della costruenda città degli studi, incardinata dal ceto dirigente e amministrativo della temperie della “ricostruzione”) un importante gesto di fiducia nel valore priorità del sapere (soprattutto, a beneficio dei ceti fin lì marginalizzati, e della consapevolezza della direzione di marcia della nuova Italia e della nuova Cremona.
In quel ceto erano ricompresi gli investiti di mandato istituzionale (il Presidente della Provincia avvocato Ghisalberti ed il Sindaco Vernaschi col suo vicesindaco professor Coppetti) nonché le “prime file” dell'élite intellettuale ed educativa destinata a dar corpo all'erigenda città degli studi (il preside Bosco, un educatore piemontese proveniente dalla Resistenza Azionista, il vicepreside Giuseppe Casella,destinato a diventare preside e con un passato di Provveditore agli studi nominato dal CLN, tra i molti).
La “carica” dell'investimento civico, implicita in un edificante ricostruzione partita dal patrimonio scolastico, divenne, in corso d'opera, vieppiù esplicita nella ricaduta educativa.
Erano i tempi in cui, per effetto della testimonianza dei citati docenti, si praticava (in assenza di esplicite cogenti disposizioni legislative) l'insegnamento dell'educazione civica. Qualche anno dopo ci sarebbe stata il ventesimo anniversario della Liberazione Di cui, in certo qual modo, l'opera di Ruffini (peraltro, vistosa rispetto ai canoni edificativo-monumentali correnti e collocata in posizione strategica, per i flussi di accesso alla città ed agli insediamenti scolastici) era destinata (pienamente corrisposta nelle aspettative) a diventare la “griffe” del nuovo corso della Liberazione, della Repubblica e della Costituzione. Così doveva essere e così la percepimmo noi bayboomers affacciati al futuro della ricostruzione. Poi, il brodo dell'idealismo, come si suol dire, sarebbe stato allungato. L'oblio allungò le sue ombre anche sui presidi simbolici, fino, incoraggiato dal nuovo corso del pensiero “liquido” e dalla partecipazione politica “leggera” a sparire (come il caso della fontana-monumento, anticamera della “cittadella degli studi”) completamente dai radars, non diciamo del Pantheon, delle priorità del decoro.
Se la “ditta” che governa (o dovrebbe) la città e la provincia fosse così carica di pezze da non poter fronteggiare il mantenimento del decoro di presidi che contano più di altri, proponiamo un fundraising mirato (nella speranza che funzioni in modo più trasparente della campagna covid)