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Dopo l’emergenza, il mondo non sarà più come prima

Scienziati, sociologici, politici, tuttologi, fancazzisti con laurea in opinioni sono tutti concordi: il covid-19 cambierà il mondo

  13/04/2020

Di Antonio Grassi

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Scienziati, sociologici, politici, tuttologi, fancazzisti con laurea in opinioni sono tutti concordi: il covid-19 cambierà il mondo. Come sarà?

Sarà un mondo migliore? Quindi più equo.  Con meno disuguaglianze sociali?  Tramonterà il liberismo esasperato? Riprenderà fiato il socialismo? Ritornerà lo Stato e sarà ridimensionata la finanza?

O al contrario la forbice tra ricchi e poveri aumenterà, banche e multinazionali spazzeranno via gli ultimi sussulti della politica e imporranno le loro leggi con il ricatto - non nuovo e nemmeno originale -  morire oggi di fame, ma liberi o domani satolli, ma schiavi?

L'Europa sarà ridotta a brandelli o riuscirà a ricompattarsi e a svolgere quel ruolo unificante per il quale è stata creata?

Sono solo alcuni dei tanti quesiti che lo tsunami virale ha fatto emergere, la risposta ai quali ci indicherà il tipo di società che ci aspetta.

In attesa di indicazioni potrebbe essere utile riflettere sul concetto di biopolitica, cioè del rapporto tra politica e vita nella sua dimensione biologica.

Il tema non è secondario. In una situazione di emergenza non sono da escludere imposizioni di norme e comportamenti che con la motivazione di salvaguardare la salute e il benessere della popolazione sono mirate a un maggior controllo e a una minore libertà. In parallelo potrebbe verificarsi una crescita di potere sia di chi possiede gli strumenti per attuare il controllo sociale, sia di chi detiene il know out per produrre i presidi idonei ad affrontare l'emergenza sanitaria.

La questione è complessa e qui può essere solo proposta come spunto per argomento di dibattito.

Più abbordabile è la ricerca del motivo per il quale la provincia di Cremona da settimane permane in testa alla classifica del numero di contagiati rispetto agli abitanti. Quali elementi ci hanno resi più vulnerabili?  È stata sbagliata la nostra offensiva contro il covid-19?  Il Padreterno ci vuole punire per alcune gravi peccati che abbiamo commesso? Abbiamo fatto più tamponi rispetto alle altre province? Abbiamo più Rsa?

In questo mare di domande un dato generale è certo. Dal primo Dpcm su covid-19, datato 25 febbraio, ad oggi sono stati prodotti oltre una ventina di documenti (Decreti del governo e ministeriali, ordinanze regionali, circolari di vari istituzioni) spesso di difficile interpretazione e alcune volte in contrasto tra di loro.  Il risultato è perdita di tempo e sconcerto da chi queste indicazioni deve indurre i cittadini ad applicare. E il riferimento è ai sindaci, terminali sul territorio dei decreti e ordinanze governative e regionali.

Se è encomiabile lo sforzo mostrato da Roma e Milano, l'efficienza non è stata pari alle aspettative, ma soprattutto alle esigenze di chiarezza e rapidità d'azione che la situazione richiedeva e richiede tutt'oggi. 

Viene da pensare a Heriberto Herrera che quelli di una certa età ricorderanno allenatore della Juventus. Famoso per il suo movimiento, aveva ottenuti risultati non esaltanti. Anche oggi forse è giunto l'ora di produrre meno documenti, fermarsi un attimo e incominciare a fornire indicazioni comprensibili, precise e velocemente attuabili. Meno burocrazia, più linearità, più concretezza. Il pragmatismo è una virtù.

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