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Bando ATS per il reclutamento a titolo gratuito di infermieri vaccinatori

La Comunità Socialista in difesa degli operatori sanitari

  07/02/2021 — Di Redazione

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Egregio Direttore,

 

siamo rimasti alquanto costernati apprendendo dalle pagine de La Provincia la notizia per cui l'ATS Val Padana (così come in tutta la Lombardia) sta arruolando a titolo gratuito (!) infermieri “vaccinatori”. L'OPI (l'ordine delle professioni infermieristiche) si è già pronunciato contro questo bando ben argomentando la propria contrarietà nei confronti di tali forme contrattuali, ingiustificabili anche in un periodo di emergenza come questo. Noi socialisti ne constatiamo e contrastiamo il senso diabolico della vicenda: anziché perseguire un cambio paradigmatico del modello sanitario le cui pecche sono state messe a nudo dalla pandemia, si è deciso di lasciare tutto com'è con l'aggravante di salvare il bilancio (quello economico e non sociale, si badi bene) comprimendo, anzi, azzerando il costo del Lavoro. Neanche il peggior padrone delle ferriere avrebbe osato tanto. Mai nessun politico nella storia repubblicana avrebbe mostrato tanta spudoratezza facendo approdare le Istituzioni nel porto neoliberista al motto: “privatizzare gli utili, socializzare le perdite”. 

Se dovessimo seguire lo stesso ignobile schema applicandolo alle spettanze di alcuni dirigenti politici e burocrati, in base alle performance raggiunte, valutabili in termini di efficacia ed efficienza (locuzione spesso usata nella PA...), non solo si dovrebbero azzerare gli emolumenti, dovrebbero pure rimborsare i danni. Certamente il primo “glorioso effetto” che questa infame operazione sortirà, sarà quello di contrapporre grottescamente fra loro alcuni diritti inviolabili: il diritto alla salute dei Cittadini e quelli sacrosanti dei Lavoratori e dei Professionisti del comparto. 

Siamo di fronte all'ennesima prova di inadeguatezza della Giunta Regionale nella gestione, sia durante che del dopo emergenza sanitaria determinato dall'arrivo del vaccino. Un fallimento che viene da lontano, con l'attuazione in questi ultimi venticinque anni del modello formigoniano, proseguito con Maroni ed arrivato al capolinea con Fontana, col fine premeditato di favorire le strutture ospedaliere private, di depotenziare le “aziende” sanitarie pubbliche periferiche e di svilirne le risorse umane (dai medici di base agli indispensabili infermieri), usate come “carne da cannone” nel momento clou dell'emergenza per poi bistrattarle sul piano professionale per un mero calcolo economico. La perfida logica non fa una grinza. 

Mai avremmo preteso da questa miope classe dirigente una presa d'atto ed una conseguente, seria, riforma in campo sanitario a partire dalla controversa L.23/2015 (che è pure scaduta), ma nemmeno avremmo mai immaginato di assistere all'apposizione di una “pezza” che è pure peggio del buco e che a pagarla dovessero essere gli operatori sanitari. 

Ci sia consentita infine una chiosa: lascia basiti che le multinazionali del farmaco possano trarre ingenti profitti dalla produzione del vaccino anti-Covid per il quale, lo ricordiamo, hanno ricevuto impulso alla ricerca attingendo a fondi appositamente rimpinguati dai vari Stati di mezzo mondo (tra cui l'Italia) mentre, a parte la meritevole mozione depositata in Comune a Casale Cremasco e Vidolasco da alcuni suoi Consiglieri, non si è levata una mezza voce, da nessun esponente di partito o di governo, per chiedere la liberalizzazione del farmaco salvavita. Invece si pretende che la sua somministrazione debba passare dall'opera di “volenterosi missionari specializzati”. 

Ecco perché ci schieriamo, senza se e senza ma, dalla parte dei Lavoratori della Sanità, i quali non devono dimostrare nulla, nemmeno di essere eroi, angeli o santi, ma semmai di meritarsi la nostra stima per il grande servizio offerto alla comunità (sia in tempi di pandemia che di pace). Di questo gliene siamo e saremo eternamente grati. 

Per la Comunità Socialista cremonese 

Tommaso Anastasio 

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