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Su L'EcoRassegna della stampa correlata - "Oltre i limiti del tafazzismo"

Dai contributi di due nostri affezionatissimi lettori

  09/11/2021 — Di Redazione

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Caro Direttore, ho letto prima del riposino il tuo pezzo e mi è molto piaciuto. Dici bene quando urli "giù le mani dall'Avanti!". Oggi il socialismo va riformato, punto. La deriva di alcuni politici che addirittura vorrebbero uno spostamento al centro destra è a dir poco deleterio. Pensiamo invece al buon governo auspicato da La Malfa., Come ho sempre detto vinca il migliore perché appunto un buon governo che mira al bene comune non ha colore.

C.L. Vicenza, 10.11.2021

Caro Direttore, mi sembra chiaro, almeno questa è la mia impressione, che Carluccio usi la diatriba dell'Avanti! per riaprire il contenzioso sulla linea politica.

L'affermazione dell'esistenza di "traditori" all'interno della direzione del PSI che avrebbero favorito lo scioglimento del partito è gravissima. Devo però dire che alcune mosse e qualche fuga dalle responsabilità mi avevano parecchio indispettito.

Alessandro Gaboardi

Il litigio sulla proprietà dell'Avanti! 

Le due sopra pubblicate sono solo una parte del flusso (di mail, WhatsApp, sms) giunto alla redazione. Su un argomento, che dire imbarazzante e disarmante è dire poco, rispetto allo sbarramento ad alzo zero piazzato da gran parte dei nostri lettori (e non solo di continuità ideale socialista). Coglie, Sandro Gaboardi, bene nel segno dello sforzo di stabilire cui prodest, questa assurda “guerra civile, che ricalca molti degli schemi dell'antica pratica dei socialisti italiani delle divisioni intestine e del privilegio del bersaglio interno sul lavoro rivolto all'esterno. 

In qualche misura, come non sarà difficile evincere dall'analisi della sommaria scheda divulgativa sui 125 anni della testata e sugli intrecci con le vicende del gruppo dirigente che in qualche misura la testimonianza del basso tasso di coesione del movimento socialista continua, come suggerisce von Clausevitz, in altre forme. 

Non vogliamo entrare nella materia del contendere dal lato del fondamento del rivendicato titolo di proprietà della testata; tanto essendo evidente che, in un contesto in cui l'editoria tradizionale è sotto schiaffo di sostenibilità, la materia del contendere discende dalla stima del valore aggiunto, storico-ideale, della testata. 

Siccome siamo per principio legittimisti (le sentenze non si interpretano ma se ne prende atto), abbiamo da tempo preso atto del fatto che Avanti! fa capo alle prerogative del PSI. 

Sicuramente il percorso, attraverso cui, tale titolo di proprietà é stato punzonato, non è dei più edificanti e trasparenti. Nel traguardo è prevalso, insieme alla interpretazione del giudicante, anche una certa maestria di una parte in causa. 

Ergo, ce ne dobbiamo fare una ragione in via definitiva? Assolutamente no! E non per le ragioni della parte soccombente e non doma, che si affida in certo qual modo al filibustering. 

Ma perché soprattutto la parte prevalente deve essere ben consapevole che il titolo della proprietà è una specie di comodato d'uso, di un bene immateriale carico di forte responsabilità, storica, ideale e morale. 

Entrambe le parte in causa devono sentirsi avvertite che qualunque saranno gli esiti di questa baruffa, il colpo assestato alla caratura etico-morale del movimento socialista italiano non avrà nessuna probabilità di resilienza. E che qualsiasi tentativo di far ripartire la mission del composito asset della diaspora socialista non caverà un ragno dal buco. 

Ripetiamo, al di là dell'esito giurisdizionale delle impugnazioni, l'Avanti! è un bene a proprietà indivisa. Leggendo le due offerte comunicative (decisamente di notevole livello giornalistico) si potrebbe trarre l'impressione della loro sovrapponibilità. Ed allora, come andiamo sostenendo da anni, perché non armonizzare e convergere, più che in un'unica testata, verso una divisione socialista dell'editoria socialista? C'è professionalità in abbondanza. C'è, a parte qualche falla, un'evidente simmetria nel richiamarsi ad un comune progetto di socialismo liberale. Soprattutto, c'è o dovrebbe esserci, la consapevolezza dell'ultimo appello per riprendere il cammino della testimonianza socialista. Quanto alla soluzione della diatriba della proprietà, l'ipotesi più sensata è in capo all'idea di avviare un public company tra militanti e associazionismo socialista. (e.v.

Luci e cadute nei 125 anni dell'Avanti! 

(in sintesi, le tappe più significative della testata socialista) 

La Fondazione - Il primo numero del giornale uscì a Roma il 25 dicembre 1896, il giorno di Natale del 1896, non per caso, ma per tutti i valori simbolici connessi alla data. Come Cristo, l'Avanti! nasceva per dare voce e sostegno alle ragioni degli ultimi, degli oppressi, dei diseredati. Del resto, nell'iconografia socialista di fine 1800, non era infrequente il riferimento a Gesù quale "primo socialista della storia", specie in riferimento alla cacciata dei mercanti dal Tempio, identificati con i capitalisti dell'epoca moderna. Il fondatore-direttore Leonida Bissolati, che, a giusto titolo, può essere qualificato (essendo stato, sette anni prima, fondatore de L'Eco del Popolo) l'ideatore del prototipo dell'editoria socialista. Primi redattori Ivanoe BonomiWalter MocchiAlessandro SchiaviOddino Morgari e Gabriele Galantara. La testata, a riprova del riferimento sinergico col socialismo tedesco, riprendeva quella dell'omologo giornale Vorwärts. Nel primo numero dell'Avanti!, il suo primo direttore - nell'editoriale inaugurale - tracciò un manifesto politico-ideale identitario del nuovo giornale, lanciando una sfida all'ordine costituito.  

La repressione del 1898 - Il 9 maggio il generale Bava Beccaris, appoggiato dal governo, fa sciogliere associazioni e circoli ritenuti sovversivi e arrestare migliaia di persone appartenenti ad organizzazioni socialiste, repubblicane, anarchiche, fra cui anche alcuni parlamentari: tra gli altri Filippo Turati (assieme alla sua compagna Anna Kuliscioff), Andrea CostaLeonida BissolatiCarlo Romussi (deputato radicale), Paolo Valera. Tutti i giornali antigovernativi vengono messi al bando; il 12 maggio a Roma è tratta in arresto l'intera redazione dell'Avanti!.  

L'Avanti! e la Settimana Rossa - Il 7 giugno 1914, ad Ancona, si tenne nella sede del partito repubblicano un comizio antimilitarista, organizzato da Pietro Nenni, allora esponente repubblicano e direttore del periodico locale "Lucifero", insieme all'anarchico Errico Malatesta. Al termine i carabinieri aprirono il fuoco sui partecipanti mentre uscivano dalla sala, uccidendo due militanti repubblicani e un anarchico. Ne seguì l'immediata proclamazione dello sciopero generale da parte della Camera del Lavoro e varie agitazioni ed atti di rivolta. Il 9 giugno ai funerali dei tre giovani partecipò una folla immensa, che attraversò tutta la città; a parte la violenza verbale degli slogan scanditi e qualche piccola scaramuccia le esequie si svolsero in maniera abbastanza tranquilla. Ma intanto la notizia dell'eccidio si era sparsa in tutta Italia, dando origine a manifestazioni, cortei e scioperi spontanei.  

Le bombe contro la nuova sede milanese dell'Avanti! - Un nuovo attacco avvenne a Milano nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1921: la nuova sede del giornale in Via Lodovico da Settala 22, ancora in costruzione, fu bersagliata dalle bombe di una squadra fascista, con il pretesto di un'immediata rappresaglia alla strage dell'Hotel Diana, avvenuta poche ore prima per mano di elementi anarchici. In questa occasione, mosso da un generoso impulso solidaristico, Pietro Nenni, all'epoca ancora esponente repubblicano, intervenne a difesa del quotidiano socialista. Il direttore dell'epoca, Giacinto Menotti Serrati, dopo pochi giorni, gli chiese di andare a Parigi come corrispondente dell'Avanti!. Da allora, per tutto il periodo dell'esilio in Francia e della clandestinità in Italia, Pietro Nenni e direzione dell'Avanti! diverranno un binomio quasi indissolubile, fino al 1948.  

L'abrogazione delle prerogative liberaldemocratiche da parte del fascismo - Il 31 dicembre 1925 il governo Mussolini fece approvare dalla Camera dei deputati la legge n. 2307 sulla stampa (una delle leggi fascistissime). Il 31 ottobre 1926 il regime soppresse tutti i giornali dell'opposizione. L'Avanti!, come tutte le pubblicazioni antifasciste, fu costretto a sospendere le pubblicazioni in Italia, ma continuò ad essere pubblicato in esilio, su impulso di Nenni, con cadenza settimanale, a Parigi e a Zurigo.  

L'Avanti! clandestino - Il quotidiano socialista ricomparve clandestino in Italia l'11 gennaio 1943: Una pubblicazione dal titolo Avanti!, venne distribuita come "giornale del Movimento di Unità Proletaria per la repubblica socialista". Dopo la costituzione del Partito Socialista di Unità Proletaria il 22 agosto 1943 (con la fusione tra il Partito Socialista Italiano ed il Movimento di Unità Proletaria), l'Avanti! riprese ad utilizzare la testata tradizionale. L'Avanti! del 16 marzo 1944, stampato e distribuito clandestinamente nei territori della Repubblica Sociale e occupati dalle truppe tedesche, proclamava: "La classe operaia in prima fila nella lotta per l'indipendenza e per la libertà", con sottotitolo: "Lo sciopero generale nell'Italia Settentrionale contro la coscrizione, le deportazioni e le decimazioni"  

L'Avanti! torna in edicola - Venerdì 27 aprile 1945, mentre nell'Italia settentrionale si andava completando la liberazione dei territori dall'occupazione tedesca, apparve sull'Avanti! un articolo, a firma di Pietro Nenni, il cui titolo che divenne famoso: "Vento del Nord". In esso il leader del PSIUP, nell'esaltare lo sforzo dei partigiani che erano riusciti a cacciare o a costringere alla resa i nazifascisti, individuava nella volontà di riscatto e di rinnovamento delle popolazioni del Nord il "vento" che avrebbe spazzato via i residui del regime che aveva governato l'Italia per oltre vent'anni: «Vento di liberazione contro il nemico di fuori e contro quelli di dentro». Il 1º maggio 1945, dopo la Liberazione, uscì a Milano il primo numero dell'Avanti! dedicato alla festa del 1º maggio, che venne celebrata per la prima volta dopo 20 anni con uno storico comizio di Sandro Pertini. 

La battaglia per la Repubblica - Dopo la Liberazione l'Avanti! costituirà, con gli infuocati articoli di Nenni, uno straordinario strumento di propaganda per il voto a favore della Repubblica nel referendum istituzionale e per il PSIUP nelle elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946. Famoso è rimasto lo slogan del leader socialista: "O la Repubblica, o il caos!" Il 5 giugno 1946, nel proclamare l'esito vittorioso del referendum istituzionale, il giornale titolò a tutta pagina: "REPUBBLICA! - IL SOGNO CENTENARIO DEGLI ITALIANI ONESTI E CONSAPEVOLI È UNA LUMINOSA REALTÀ" e, in un riquadro a lui dedicato, il direttore Ignazio Silone espresse la riconoscenza degli elettori socialisti al proprio leader, che aveva infaticabilmente lottato per l'abbinamento tra elezioni per l'Assemblea Costituente e referendum: "Grazie a Nenni".  

Il secondo dopoguerra - Nel secondo dopoguerra l'Avanti!, pur non tornando alle tirature e all'influenza che aveva avuto tra le due guerre, è, con i suoi titoli, il testimone della rinascita del Paese e della sua evoluzione democratica.

Il centro-sinistra - Grande enfasi viene data dal giornale alla nascita del primo governo di centro sinistra che vedeva la partecipazione diretta dei socialisti che tornavano nell'esecutivo dopo 16 anni di opposizione assieme ai comunisti. Venerdì 6 dicembre 1963, in occasione del giuramento del primo governo Moro davanti al Presidente della Repubblica Antonio Segni, il giornale titola a tutta pagina: "DA OGGI OGNUNO È PIÙ LIBERO - I lavoratori rappresentati nel governo del Paese".  

L'Avanti! registra puntualmente i risultati dell'attività riformatrice dei socialisti nello schieramento di governo di centro-sinistra.  

"LO STATUTO DEI LAVORATORI È LEGGE" titola l'Avanti! del 22 maggio 1970, dando la notizia dell'approvazione della legge 20 maggio 1970, n. 300 e afferma nell'occhiello: "IL PROVVEDIMENTO VOLUTO DAL COMPAGNO GIACOMO BRODOLINI È STATO DEFINITIVAMENTE APPROVATO DALLA CAMERA". Il giornale ricorda il ruolo di impulso svolto dal Ministro del lavoro socialista, prematuramente scomparso l'11 luglio 1969, considerato il vero "padre politico" dello Statuto dei lavoratori, e attacca «l'atteggiamento dei comunisti, ambiguo e chiaramente elettoralistico», che ha determinato il PCI a scegliere l'astensione sul provvedimento.  

L'articolo di fondo proclama: "La Costituzione entra in fabbrica", sottolineando «il riconoscimento esplicito di una nuova realtà che, dopo le grandi lotte d'autunno, nel vivo delle lotte per le riforme sociali, vede la classe lavoratrice all'offensiva, impegnata nella costruzione di una società più democratica».  

Con un titolo analogo, "IL DIVORZIO È LEGGE. Vittoriosa conclusione di una giusta battaglia", l'Avanti! del 2 dicembre 1970 sottolinea l'avvenuta approvazione della nuova "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio", la cosiddetta legge Fortuna-Baslini, risultato della combinazione del progetto di legge del socialista Loris Fortuna con un altro progetto di legge del deputato liberale Antonio Baslini. Il progetto Fortuna risaliva al 1965, ed era stato testardamente riproposto dal deputato socialista all'inizio di ogni legislatura.  

Dal 1977 al 1994 l'Avanti! cambia veste grafica - sulla scorta del successo del quotidiano la Repubblica, uscito in edicola l'anno prima, il giornale socialista abbandona il tradizionale formato "lenzuolo", adottando il formato "tabloid", viene introdotto il colore rosso per la testata, aumentato il numero di pagine. Titola: "Dopo ottant'anni di lotte socialiste - Ancora avanti". Non può mancare il saluto del suo storico direttore: "Nenni all'Avanti! rinnovato". L'articolo di fondo, a firma del direttore Paolo Vittorelli, con un editoriale intitolato "Anche questa volta si passerà", riprende il famoso articolo di Bissolati sul primo numero del giornale nel 1896 "Di qui si passa". È uno dei primi segnali del "nuovo corso" della segreteria Craxi, che poi l'anno successivo, nel 1978, assumerà egli stesso la direzione del quotidiano socialista, con Ugo Intini come direttore responsabile. In particolare, l'Avanti! riacquista una certa notorietà, soprattutto tra gli addetti ai lavori, negli anni ottanta, grazie ai corsivi del segretario del partito Bettino Craxi, che firma commenti di analisi politica con lo pseudonimo di Ghino di Tacco. Nel 1992 inizia la crisi che porterà il PSI al tracollo elettorale e finanziario. Nell'agosto dello stesso anno, il quotidiano, direttamente condizionato dal segretario del PSI di cui è organo di partito, Bettino Craxi, sferra alcuni duri attacchi all'operato del pool di magistrati che segue l'inchiesta Mani pulite. Se il 1992 era stato un anno difficile per l'Avanti!, il 1993 si dimostrerà catastrofico. La tiratura, che negli anni d'oro ammontava a più di 200 000 copie, scende a poche migliaia di copie. Gli sprechi e la cattiva amministrazione degli anni ottanta nonostante i consistenti investimenti effettuati per la modernizzazione della testata, fortemente voluta da Craxi, causano un accumulo di debiti per circa 30-40 miliardi di lire; la mancata certificazione del bilancio d'esercizio per l'ammanco di 2 miliardi determina la perdita del contributo per l'editoria di circa 6 miliardi, la conseguente revoca degli affidamenti bancari e la richiesta di rientro delle esposizioni debitorie. Nel marzo 1993 vengono sospesi gli stipendi ai dipendenti per mancanza di fondi. La casa editrice, la «Nuova Editrice Avanti!», viene messa in liquidazione nel gennaio del 1994, con la nomina a liquidatore di Michele Zoppo.  

Gli eredi dopo il 1994 L'Avanti! conteso - Nel 1996 comparve in edicola il quotidiano-clone L'Avanti! (con la "L" davanti alla testata), di proprietà della International Press del faccendiere Valter Lavitola, diretto da Sergio De Gregorio, fondatore nel 2000 del movimento politico Italiani nel Mondo, eletto senatore con l'Italia dei Valori nelle elezioni politiche del 2006 e poi con PdL nelle elezioni politiche del 2008. Questo giornale cessò le pubblicazioni dopo pochi mesi, per riapparire in edicola nel 2003. Lavitola fece del suo giornale uno strumento per oscure manovre politiche che nulla avevano a che spartire con la storia del quotidiano socialista nel 1998 iniziò le pubblicazioni l'Avanti! della domenica, settimanale organo dei Socialisti Democratici Italiani (SDI), diretto da Carlo Correr e schierato nell'ambito del centro-sinistra, che si ricollegava espressamente al supplemento domenicale dell'Avanti! storico, edito tra gennaio 1903 e marzo 1907. Dopo aver cessato le pubblicazioni nel 2006, il settimanale è stato nuovamente edito dal 7 febbraio del 2010 (direttore responsabile Dario Alberto Caprio) come organo ufficiale del PSI (erede dello SDI), aderente all'Internazionale socialista e al Partito Socialista Europeo. In questa occasione Ugo Intini, ex direttore dell'Avanti!, salutava la nuova uscita del settimanale socialista con un editoriale intitolato “Di qui si passa”, citando il titolo dell'editoriale inaugurale di Leonida Bissolati del 1896. nel 2003 apparve l'Avanti!, con direttore Bobo Craxi, vicino al Nuovo PSI, schierato nell'ambito del centro-destra prima della scissione del partito del gennaio 2006. Tutti i tre periodici hanno sospeso le pubblicazioni: L'Avanti! di Lavitola nel 2011; l'Avanti! di Bobo Craxi confluì nell'Avanti! della domenica nel 2006; quest'ultimo ha cessato le pubblicazioni il 6 ottobre 2013, a seguito dell'apparizione sul web del quotidiano on-line Avanti! il 5 gennaio 2012, grazie alla definitiva riappropriazione della testata originale "Avanti!" da parte del PSI di Riccardo Nencini

Le testate tuttora esistenti - Il titolo della testata è conteso da due soggetti: il ricostituito PSI di Enzo Maraio e Critica Sociale», società che edita l'omonimo periodico nel 1994 e che registrò la testata Avanti!, un anno dopo la cessazione delle pubblicazioni, in base alla legge sulla stampa:  

Il 1º maggio 2020 l'Avanti! di proprietà di Critica Sociale torna in edicola sotto la direzione di Claudio Martelli. Il nuovo giornale ha cadenza mensile, anche se per ora piuttosto imprecisata, e una tiratura di 5 000 copie. Non è provvisto di una versione online.

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