welfare
1 a) riceviamo da Paolo Losco, leader cremasco e provinciale di Sinistra Italiana (nonché novello padre).
Ecografie neonatali alle anche: bene la soluzione, ma il problema era reale
Mi sembra doveroso aggiornare sulla questione dell'ecografia neonatale alle anche, sollevata nei giorni scorsi dopo le difficoltà incontrate da diverse famiglie — compresa la mia — nel prenotare un esame indicato nella lettera di dimissione post parto. Questa mattina mia moglie, come altre neo-mamme, è stata contattata dal CUP di Crema e informata dell'apertura temporanea di nuovi ambulatori, attivati per garantire gli appuntamenti nei tempi previsti.
Prendo atto positivamente della decisione di ASST Crema e del riconoscimento del disagio creato nella fase di passaggio dal precedente modello organizzativo al nuovo percorso. È un intervento utile, concreto e, per le famiglie coinvolte, auspicabilmente risolutivo.
Allo stesso tempo, proprio questa scelta conferma che il problema segnalato era reale: non una polemica strumentale, ma una difficoltà concreta vissuta da famiglie con neonati di poche settimane. Bene quindi che ASST sia intervenuta. Ma questa vicenda deve servire anche a evitare che cambiamenti organizzativi così delicati ricadano sulle famiglie, soprattutto quando riguardano bambini appena nati e prestazioni indicate come necessarie.
Ritengo doverosa una puntualizzazione sul mezzo utilizzato. Alla luce degli sviluppi, è evidente che sollevare pubblicamente il caso sia servito a ottenere un ascolto che, attraverso i canali ordinari, le famiglie non stavano trovando. vrei preferito che non fosse necessario. Non ho sollevato la questione per ottenere una risposta personale, ma perché una difficoltà vissuta anche da noi stava riguardando diverse famiglie con neonati di poche settimane. Io ho potuto farlo perché il mio ruolo politico e professionale mi consente di conoscere e utilizzare anche il mezzo stampa. Ma questo è un privilegio che molte persone non hanno. E concordo con ASST: per accedere a un servizio pubblico essenziale non dovrebbe essere necessario aprire un caso mediatico. Se questi passaggi, però, servono a migliorare un servizio fondamentale e a rendere più efficace la comunicazione con i cittadini, allora credo sia giusto considerarli una vittoria di tutti.
Ora l'auspicio è che la soluzione annunciata funzioni davvero, che le famiglie vengano informate con chiarezza e che situazioni simili non si ripetano.
Ringrazio ASST Crema per aver individuato, nonostante il confronto acceso di questi giorni, una soluzione concreta e apparentemente risolutiva. Era ciò che serviva alle famiglie. Ed è giusto riconoscerlo e prenderne atto.
Paolo Losco

1 b) riceviamo da lettrice “vacanziera” in Trentino

Caro Eco del Popolo, ti scrivo dal Trentino dove soggiornerò, more solito, poco più di un mese. Tra i benefits del gap climatico, fruisco, non avendo più l'età per impegnative escursioni, in modo mirato dell'allargamento del visus sulle questioni del mondo e del territorio, anzi dei territori, indotto dalla lettura della cronaca giornalistica focalizzata sulla trasposizione locale delle tematiche che assillano, senza discontinuità geografica, la società, anzi la popolazione. In primis, non parrebbe vero, la sanità negata ed i maldestri tentativi della governance di far sembrare che non esistono criticità e che ci sono la benevola nomenklatura lavora per porvi rimedio. Una premessa questa che meglio si attaglia alla nostra realtà cremonese, dove ormai da decenni le criticità, specie quelle in capo al fallimentare welfare, persistono e si aggravano, nonostante, anzi in pieno contrasto con le narrazioni dei “poteri”.
Sarei gravemente in difetto di fattualità se, dello stato della sanità, facessi di tutta l'erba un fascio. In effetti, pur non essendo quelle di un quarto di secolo fa, le performances della sanità pubblica trentina (non si sa se più per maggiore dedizione degli operatori amministrativi e medico-sanitari o per il trickledown del finanziamento dell'” autonomia”) sono, anche se ciò non appare agli occhi degli “indigeni”, significativamente migliori per l'utenza.
A prescindere da questa doverosa premessa, devo aggiungere, però, che alcune situazioni, a dispetto delle distanze, si ripropongono, forse l'avverbio è esagerato, universalmente. Mi riferisco al segmento ospedaliero, che prospetta profili comuni, a prescindere dal diverso grado di obsolescenza dei presidì e di collegamento col retroterra. Per molti decenni il Trentino, se non altro per effetto della caratteristica territoriale, incardinata nelle valli e quindi di complesso collegamento, ha mantenuto una rete di presidì, appunto, di valle. Non proprio così, perché notoriamente il contesto territoriale cremonese è piatto, ma anche lungo dal confine milanese a quello parmense, lungo più di 100 km, ma anche la nostra realtà fu caratterizzata da un certo decentramento a livello di ospedalini comprensoriali. Poi, da noi a partire dagli anni 90 e nel Trentino all'inizio del secondo millennio, venne incardinato il combinato disposto tra sanità spedalocentrica (che rase al suolo tutta la preesistente rete decentrata, nonché la rete della prevenzione) e l'applicazione della spending review.
Volendo stare leggeri: una follia! A Cremona tutto sommato l'establishment, imposto dal centralismo regionale (che fa rimpiangere il centralismo statale), è corso ai ripari con una manovra facile: chiudere gli “ospedalini”, asfaltare la prevenzione e i presidi di collegamento, tagliare di più della metà i posti letto del nosocomio. Facile, perché senza disturbi “dialettici”, da parte della politica, delle istituzioni locali, dei cosiddetti corpi intermedi sociali. Il Covid, se, da un lato, diede la spallata alla tenuta dell'impianto sociosanitario, dall'altro, avrebbe dovuto togliere alibi. Invece, l'Asst, con l'input del superiore mandatario regionale e con la complicità delle espressioni civili e sociali si inventò la via di fuga, l'ideona del nuovo nosocomio. Da far progettare ad un archistar, da far sorgere sulla rottamazione di un complesso sorto mezzo secolo fa. Senza ulteriori e più dettagliate precisazioni. D'altro lato, gli investiti di “mandato” e le rappresentanze sociali ed imprenditoriali, se la sono bevuta.
Devo, per ragioni di onestà intellettuale e fattuale, che il fondamento del NOT (Nuovo Ospedale Trentino), che da anni tiene la scena politico amministrativa e che, però, sembra molto ben avviato verso il traguardo, appare largamente motivato. Più che per la reale vetustà dell'edificio, per l'aggiunta della funzione della facoltà di medicina e della relativa clinica universitaria, per l'intasamento della domanda, innescata dalla chiusura e o dal ridimensionamento degli ospedali di valle (attivata dalle giunti provinciali di csx).
Se tale è la premessa conoscitiva sullo stato dell'arte, bisogna aggiungere, come si evince dalla lettura del paginone del Corsera Trentino di oggi, che l'approccio è ben diverso tra le “stanze dei bottoni” delle due realtà territoriali. Entrambi i percorsi mirano a nosocomi nuovi. Ma i propugnatori del Not, si stanno ponendo, come si evince dal Trentino, si pongono tutte quelle problematiche che non hanno fatto, come si dice a Cremona, nemmeno spureghino ai colleghi cremonesi e all'establishment: il minimo impatto sull'ambiente e sul contesto urbano, la minor rottamazione dell'esistente, una sua parziale riconversione a funzioni socioassistenziali collegate al nosocomio, una forte politica di ricadute positive sulle realtà circostanti del vecchio e dell'erigendo NOT, che sorgerà in località in zona Desert.
In aggiunta a ciò appare sorprendente il fatto che ad esternare su tutto quanto sinteticamente appena analizzato, sia l'Assessore Comunale del capoluogo per l'Urbanistica. Anche questo costituisce difformità rispetto alla nostra governance comunale che da cinque anni ha accreditato nei fatti e nei pronunciamenti l'idea di aver rinunciato alle proprie prerogative in materia di governo urbanistico.
Paganella (Trento) 12 luglio 2026 Rosa Pattoni.
CHIOSA EDITORIALE
QUANTO AD 1/a), aggiungiamo, per ragioni di stile personale oltre che di deontologia, il testo (che inquadriamo nella fattispecie di un post scritto, che il mittente ci ha inviato, a latere del comunicato destinato a tutte le testate). Le voila!
“Faccio notare che solo pochi giorni fa ASST ha convocato una conferenza stampa dopo l'uscita pubblica di Sinistra Italiana a firma Gipponi riguardo il turnover, le dimissioni e la carenza di organico, citata da tutti gli organi di stampa locale.
Inoltre mi spiace che lei legga il coinvolgimento personale ma non riconosca l'esposizione pubblica messa a servizio di tutte le famiglie che, come me, hanno subito questo disagio.
Abbiamo inoltre dato il via, grazie a nostri iscritti volontari, allo sportello salute di Crema, sul quale non abbiamo mai voluto mettere cappello.
Le sue legittime critiche sono, a mio modesto avviso, figlie di un pregiudizio cui fatico a dar credito, non riconoscendomi nell'ipotetica malafede che lei mi affibbia.
Continuerò a inviare le note stampa e deciderà lei se saranno di interesse pubblico o meno.
Alle successive ironie, che hanno più la forma di sarcasmo polemico, eviterò di rispondere oltre.
Con rispetto.
Buon lavoro e grazie per l'eventuale divulgazione.”
Nella chiosa alla lettera di Losco e, soprattutto, al suo post scriptum dedicato, partiamo dall'incipit della sua precedente lettera: “Quando lo smantellamento della sanità pubblica arriva fino ai neonati, non è più semplice disservizio ma qualcosa di indecente”. Che, per noi ha costituito solo pochi giorni fa un autorevole lasciapassare non solo all'accesso a questa rubrica (che non è inchiavardata alle libere espressioni sia pure in regime di autotutela al pericolo di diventare vettore di propaganda partitica), bensì, soprattutto, di piacevole sorpresa di fronte all'accertamento di nuovo arrivo nell'avamposto della denuncia del processo di smantellamento del diritto alla cura della salute. Compagno Paolo, calma e gesso! Intanto il risultato l'hai portato a casa. E noi ci ritroviamo nella schiera che, con te nei gioisce. Se ci conoscessimo personalmente non ci sarebbero equivoci interpretativi. Io non ho scritto né pensato che Ti sei mosso e hai ottenuto un risultato perché sei papa di... Avremmo dovuto prenderti a calci se Tu non l'avessi fatto nella duplice veste. Spero che altri esponenti politici si muovano sulla sanità, a prescindere dai posizionamenti. Quel che voglio dire é che non é più tollerabile la neghittosità sull'ingiustizia della sanità negata. Avevano cominciato con il ridimensionamento all'ASST di Cremona dell'Unità neo neonatologia - Utin. Ho partecipato e sostenuto la mobilitazione trasversale, ma a sinistra, insieme a persone come Berardi di Rifondazione, Tacchini del M5S, Pontiggia, il Sindaco Marchi ecc. Per quel che vale la mia opinione ritengo che la sanità negata sia la peggiore ingiustizia, che affligge anziani e, da quel che vedo, anche l'infanzia. La mia é una testata a spalle piccole come potenziale redazionale. Ma quando usciamo abbiamo, mi dicono i miei tutor, a una platea di 5000 lettori cui il link arriva in automatico. Piccola la cosa. Ma ispiratrice di una mia spocchia. Che scarta qualsiasi contaminazione mediatico commerciale e seleziona le interlocuzioni. Alla ripresa postferiale potremmo organizzare un panel per cercare di riattivare il Tribunale del Malato. Che ritengo l'avamposto per una lotta più ficcante e nel cuore del perimetro dell'orrore controriformista. Un saluto al bimbo.
QUANTO AD 1/b), potrebbe bastare un sentito grazie alla lettrice, che dimostra di non rinunciare alle triangolazioni delle criticità territoriali. Potrebbe bastare perché ha colto nel segno il problema. In cima al quale, resta un gap: che la Provincia Autonoma di Trento i soldi per la realizzazione li ha, mentre l'ASST-Regione Lombardia dice di averli. Per tutto il resto rinviamo l'attenzione dei noi lettori alla lettura del magistrale articolo tematico di Antonio Grassi, oggi pubblicato da CremonaSera.
2) riceviamo da C.L. di Vicenza
Buona domenica Enrico grazie per Eco Bacheca del 12 luglio. Pizzighettone, nonostante la cattiva amministrazione, ha una popolazione attiva e rispettosa del territorio ricco d' arte, tradizione e associazionismo. sera.
CHIOSA EDITORIALE
Oggi su Provincia c'è una pagina dedicata all'intenzione di riattrezzare le superfettazioni edilizie realizzate in passato nel carcere. Sono inguardabili e dequalificano il contesto. Non servono a niente, se pensi all'enorme cubatura delle casematte. Dove, invece, vorrebbero piazzare attività commerciali. Ne scriverò. Un abbraccio