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Lettere all'ECO /81

  06/07/2026

Di Redazione

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*forumlettoripluritematico lecodelpopolo@gmail.com

welfare 

1 a)   riceviamo da Paolo Losco, (occasionalmente) leader cremasco e provinciale di Sinistra Italiana, e (quel che più conta) neo padre.

“Quando lo smantellamento della sanità pubblica arriva fino ai neonati, non è più semplice disservizio ma qualcosa di indecente.

Tra la quarta e la sesta settimana di vita, prorogabile fino all'ottava, ogni neonato deve effettuare un controllo importante alle anche: un'ecografia necessaria per verificare che non ci siano malformazioni e, se serve, intervenire in tempo.

Eppure, al momento della prenotazione, a mia moglie è stato riferito che ASST Crema, dal 9 luglio, non erogherà più questo servizio essenziale.

La soluzione indicata? Spostarsi a Vigevano, in provincia di Pavia, o a Casalmaggiore. Tradotto: per una visita necessaria a un neonato di poche settimane, anche un'ora e mezza di auto all'andata e un'ora e mezza al ritorno.
Tre ore di viaggio per un controllo che dovrebbe essere garantito vicino a casa.
Oppure pagate il privato.

Questa volta il racconto non è per sentito dire: riguarda mio figlio. Ma il punto non è la mia vicenda personale. Una famiglia non dovrebbe scoprire sulla pelle di un neonato quanto si sia impoverita la sanità pubblica del proprio territorio.

Questi sono i fatti. Una madre ha provato a prenotare una visita necessaria per il proprio bambino e si è sentita indicare il privato o strutture lontane decine di chilometri. Poi si è rivolta allo Sportello Salute di Crema, che ringraziamo per il supporto e per il lavoro che svolge ogni giorno accanto ai cittadini.

Nei giorni scorsi ASST Crema ha risposto a chi denunciava i problemi strutturali di una sanità con sempre meno servizi e sempre più attese. Lo ha fatto con numeri raccontati in modo autoassolutorio, formule vaghe, parole rassicuranti.

A tratti sembrava il miglior Conte Mascetti: “attrattività prematurata”, “percorso di crescita con scappellamento a destra”. Ma fuori dalle supercazzole, la realtà è ben diversa.

Se un servizio pubblico sparisce, chi può paga il privato.
Chi ha tempo, macchina - e aria condizionata, viste le temperature - e possibilità si sposta.
Chi non ha soldi, tempo o tutele? Fatti suoi.

E obbligare una famiglia a scegliere tra privato, distanza o rinuncia non è un problema organizzativo. È il segno di una sanità pubblica che sta smettendo di fare il suo mestiere. È il segno di una sanità sempre più piegata al profitto del privato e sempre meno fedele a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: curare le persone, non spingerle verso il mercato.

La situazione non nasce oggi. La conosciamo da anni: disservizi, liste d'attesa, l'ipocrita pratica dell'intramoenia dentro le strutture pubbliche, il drenaggio di fondi pubblici prima e di utenza poi verso la sanità privata.

Prima si finanzia il privato. Poi si indebolisce il pubblico. Poi si dice ai cittadini: arrangiatevi.

E quando questo smantellamento colpisce persino i neonati, e non per prestazioni occasionali, specialistiche o rare, ma per visite previste nelle prime settimane di vita, allora chiamarlo disservizio è già troppo gentile.

Un neonato di quattro settimane non dovrebbe attraversare mezza Lombardia per una visita che la sanità pubblica stessa considera necessaria.

È semplicemente uno schifo.

Paolo Losco, padre

A integrazione del precedente: perché è stata così celere la risposta a mezzo stampa rispetto a quella formale alla richiesta di una madre che è ancora in attesa di capire cosa dovrà fare? E forse questa resta, alla fine, la domanda più importante.

Ho già letto - in tempi record, devo dire - la replica di ASST alla mia precedente denuncia.
Tuttavia è necessaria una ulteriore replica, alla luce della documentazione che ASST stessa cita, ovvero la lettera di dimissioni, che vi allego (ovviamente con i dati personali oscurati per privacy).

ASST Crema ha risposto alla mia denuncia sulle ecografie alle anche dei neonati.

E devo dire che la pezza è peggio del buco.

Il comunicato sostiene che “il servizio non viene sospeso”. Bene. Allora la domanda è molto semplice: se il servizio non viene sospeso, perché una madre, seguendo le indicazioni ricevute alla dimissione del proprio figlio, si presenta al CUP e si sente indicare Casalmaggiore, Vigevano o il privato? Mio figlio è nato nel mese di giugno.

Nella lettera di dimissioni, tra gli “accertamenti/visite in programma”, è indicata l'ecografia delle anche. È scritto che va eseguita tra la sesta e l'ottava settimana di vita, da prenotare al CUP con impegnativa fornita dal curante.

Quindi ricapitoliamo.

La struttura indica l'esame nella documentazione di dimissione.
Il pediatra fornisce l'impegnativa.
Una madre va al CUP per prenotarlo.
E lì le viene detto di andare a Casalmaggiore, a Vigevano o di rivolgersi al privato.

A questo punto il problema non è solo se il servizio venga chiamato “sospeso”, “rimodulato”, “non più erogato universalmente” o con qualunque altra formula amministrativa.

Perché qui la supercazzola è evidente: ci viene detto che “il servizio non cambia”, cambia solo il “percorso organizzativo”, perché si passerebbe a uno “screening selettivo”.

Tradotto fuori dal burocratese: un servizio che fino a ieri veniva indicato alle famiglie come percorso ordinario per i neonati oggi viene ristretto. Non sparisce nel comunicato, ma sparisce nella vita concreta di chi prova a prenotarlo.

E alcune famiglie lo scoprono solo quando arrivano davanti allo sportello.

Si può discutere di linee guida internazionali, criteri scientifici, scelte organizzative o ragioni economiche. Possibilmente senza supercazzole, però.

Perché una cosa resta: a un neonato dimesso da questa struttura è stato raccomandato un esame; alla sua famiglia è stato scritto di prenotarlo al CUP; e al CUP quell'esame, a Crema, non è stato possibile prenotarlo.

Quanti altri neonati sono nella stessa situazione? Un cittadino, soprattutto quando si tratta di un figlio neonato, si affida ai medici. Si affida alle indicazioni ricevute. Si fida di quello che trova scritto nei documenti sanitari.

Se poi, al momento della prenotazione, la risposta diventa “andate altrove” oppure “rivolgetevi al privato”, allora qualcosa non funziona. E non funziona nel rapporto più delicato che esista: quello tra una famiglia e il servizio pubblico che dovrebbe prendersene cura.

La risposta di ASST, invece di chiarire, apre altre domande.

Come si devono comportare le famiglie?
Perché nella documentazione viene indicato un percorso che poi al CUP non risulta praticabile a Crema?
Da quando questo servizio non è più prenotabile nelle condizioni precedenti?
Quali alternative pubbliche, vicine e accessibili vengono garantite ai neonati del territorio?
Una “riorganizzazione” così importante del servizio è stata fatta in modo così radicale in tre settimane?
E soprattutto: perché una famiglia deve scoprirlo solo davanti allo sportello?

Ma ancora di più: perché questa comunicazione arriva solo dopo la denuncia pubblica di una persona che, evidentemente, ha avuto il privilegio di ottenere una risposta da ASST solo perché ha potuto sollevare il caso a mezzo stampa?

E tutti gli altri?

Mi perdoni il Direttore, ma questa risposta conferma il problema politico — e umano — che ho sollevato.

Una sanità pubblica non si misura solo dai comunicati.
Si misura da quello che accade quando una madre prova a prenotare un esame per suo figlio.

E se la risposta concreta è distanza, confusione o privato, allora non basta dire che “il servizio non viene sospeso”, usando giri di parole per poi ammettere che il percorso cambia.

Bisogna spiegare perché, per le famiglie, quel servizio di fatto sparisce.

E bisogna spiegare perché famiglie che fino a ieri ricevevano l'indicazione di prenotare quell'esame al CUP oggi se lo vedono negare dalla stessa struttura che lo aveva prescritto.

Paolo Losco

Il giorno ven 3 lug 2026 alle ore 14:06 Paolo Losco <paololosco@gmail.com> ha scritto:
Quando lo smantellamento della sanità pubblica arriva fino ai neonati, non è più semplice disservizio ma qualcosa di indecente.

Tra la quarta e la sesta settimana di vita, prorogabile fino all'ottava, ogni neonato deve effettuare un controllo importante alle anche: un'ecografia necessaria per verificare che non ci siano malformazioni e, se serve, intervenire in tempo.

Eppure, al momento della prenotazione, a mia moglie è stato riferito che ASST Crema, dal 9 luglio, non erogherà più questo servizio essenziale.

La soluzione indicata? Spostarsi a Vigevano, in provincia di Pavia, o a Casalmaggiore. Tradotto: per una visita necessaria a un neonato di poche settimane, anche un'ora e mezza di auto all'andata e un'ora e mezza al ritorno.
Tre ore di viaggio per un controllo che dovrebbe essere garantito vicino a casa.
Oppure pagate il privato.

Questa volta il racconto non è per sentito dire: riguarda mio figlio. Ma il punto non è la mia vicenda personale. Una famiglia non dovrebbe scoprire sulla pelle di un neonato quanto si sia impoverita la sanità pubblica del proprio territorio.

Questi sono i fatti. Una madre ha provato a prenotare una visita necessaria per il proprio bambino e si è sentita indicare il privato o strutture lontane decine di chilometri. Poi si è rivolta allo Sportello Salute di Crema, che ringraziamo per il supporto e per il lavoro che svolge ogni giorno accanto ai cittadini.

Nei giorni scorsi ASST Crema ha risposto a chi denunciava i problemi strutturali di una sanità con sempre meno servizi e sempre più attese. Lo ha fatto con numeri raccontati in modo autoassolutorio, formule vaghe, parole rassicuranti.

A tratti sembrava il miglior Conte Mascetti: “attrattività prematurata”, “percorso di crescita con scappellamento a destra”. Ma fuori dalle supercazzole, la realtà è ben diversa.

Se un servizio pubblico sparisce, chi può paga il privato.
Chi ha tempo, macchina - e aria condizionata, viste le temperature - e possibilità si sposta.
Chi non ha soldi, tempo o tutele? Fatti suoi.

E obbligare una famiglia a scegliere tra privato, distanza o rinuncia non è un problema organizzativo. È il segno di una sanità pubblica che sta smettendo di fare il suo mestiere. È il segno di una sanità sempre più piegata al profitto del privato e sempre meno fedele a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: curare le persone, non spingerle verso il mercato.

La situazione non nasce oggi. La conosciamo da anni: disservizi, liste d'attesa, l'ipocrita pratica dell'intramoenia dentro le strutture pubbliche, il drenaggio di fondi pubblici prima e di utenza poi verso la sanità privata.

Prima si finanzia il privato. Poi si indebolisce il pubblico. Poi si dice ai cittadini: arrangiatevi.

E quando questo smantellamento colpisce persino i neonati, e non per prestazioni occasionali, specialistiche o rare, ma per visite previste nelle prime settimane di vita, allora chiamarlo disservizio è già troppo gentile.

Un neonato di quattro settimane non dovrebbe attraversare mezza Lombardia per una visita che la sanità pubblica stessa considera necessaria.

È semplicemente uno schifo.

CHIOSA EDITORIALE:

QUANTO AD 1/a) Giusto perché il compagno Paolo ci ha passato (con la citazione di Amici miei) un assist di quelli che…immaginato ed immaginabili, ci permettiamo a nostra volta un aggancio cinematografico: Don Camillo e l'onorevole Peppone. La cui trama integra l'episodio dell'escomio dal podere Bezzi del contadino Tasca. Per venire a capo del quale la signora Bezzi partorisce sotto il portico del Municipio. In una notte stellata, in cui Don Camillo, rivolgendosi al neonato, profferisce l'auspicio che la nascita sarebbe stata preferibile in un diverso “contesto”. Facendo un po' di conti, essendo il film stato girato nel 1953, quel neonato Bezzi avrebbe 73 anni. Difficile, simulando, ricostruire ex post un viaggio esistenziale fatto di agi e comforts in quel drammatico dopoguerra. Di fronte a cui, però, si paravano la speranza e l'entusiasmo della ricostruzione. Nel “pacchetto” sarebbe stata problematica l'aspettativa di un welfare (che non si chiamava così), ma di un'assistenza sanitaria minimale. Uscendo dalla metafora, possiamo ben dire che dai parti di fortuna sotto le stelle e l'assistenza neonatale affidata alla famiglia ed alla ostetrica (dove c'era) il contesto civile e sociale progredì vistosamente. Anche se nel trentennio della “transizione” (o seconda repubblica che dir si voglia) la progressione sociale generale (che nel ciclo riformista degli anni 60 e 70 aveva di fatto incardinato un modello socialdemocratico), il dentifricio dei diritti (attraverso la spending review) è stato, senza che non ce ne accorgessimo (se non nelle battute finali), ricollocato nel tubetto. Cosa che la nostra testata denuncia con vigore da sempre. Spesso in solitudine e sentendosi addosso un'aria di compatimento. La lettera denuncia di Paolo provoca, insieme alla conferma del disastro generale del sistema sanitario che affligge in particolare i fragili, uno squarcio su alcune supposte certezze. Rappresentate nella fattispecie dalla supposta preservazione dei segmenti sociali più deboli (come i neonati) e dalla percezione che, insomma, l'Asst di Crema era in qualche modo fuori dalla lista dei peggiori. Sbagliato. Il sistema di un Paese afflitto dalla denatalità non fa sconti. Né agli anziani entrati, dopo esistenze laboriose, in dirittura fine corsa né agli “esordienti”. Il welfare risultante dalla riforma sanitaria non esiste che a pezzi e bocconi e nella narrazione di una nomenklatura che procede irresponsabilmente con pressapochismo. Anche, perché aggiungiamo noi, la denuncia non riesce a “fare squadra”. Percepiamo, con questa denuncia di Paolo Losco senior, un ampliamento del perimetro delle testimonianze di della sanità negata. Speriamo che diventino anche di lotta. Si sa mai destinate, al primo posto della priorità. Siamo ormai allineati alla sanità capitalista a stelle e a strisce (che una volta la sinistra denunciava come il peggio del peggio). Da noi, però, stenta ad emergere un afflato di contestazione sociale. Non fa fine dirlo, ma in Usa è esordito il format "siamo tutti Luigi". Da 5 anni scriviamo tenacemente dell'indispensabilità del rilancio del Tribunale del Malato. Inutilmente...la sinistra tutta abbozza.  Concludiamo con un'esortazione al piccolo: mola mja, siamo al tuo fianco.

PS: La nostra testata è notoriamente tenuta fuori dai circuiti di interlocuzione tra protagonisti della “narrazione”, destinatari della medesima ed operatori dell'informazione. Poco male. Noi proseguiamo nella nostra strada, finalizzata ad un'informazione completa e libera.

Non essendo stati destinatari della replica della Direzione ASST Crema (che come correttamente ammette il denunciante Losco) non ha messo di mezzo pause, ci rifacciamo alle dichiarazioni “virgolettate” rilasciate al Quotidiano. Là dove si dichiara: «il servizio dedicato ai neonati con indicazione clinica non viene meno e continuerà a essere regolarmente garantito». La direttrice facente funzione della Pediatria, Daniela Migliavacca, spiega che lo screening non sarà più universale ma selettivo: l'ecografia verrà eseguita solo nei casi che presentano fattori di rischio o un'indicazione clinica, secondo le più recenti linee guida internazionali. Ancor più dettagliato il direttore generale Alessandro Cominelli «Per i neonati che ne hanno l'appuntamento viene fissato di- rettamente alla dimissione, garantendo continuità assistenziale e tempestività». Tesi eccepita (come si evince dalla controdeduzione di Losco da noi pubblicata sopra): «Se il servizio non viene sospeso, perché una madre che segue le indicazioni contenute nella lettera di dimissione si presenta al Cup e si sente indirizzare a Casalmaggiore, Vigevano o al privato?». Il documento consegnato alla famiglia, osserva, prescrive infatti l'ecografia tra la sesta e l'ottava settimana di vita con prenotazione al Cup. Si può discutere di linee guida e criteri scientifici, ma resta un fatto: a una famiglia è stato indicato un esame e, quando ha cercato di prenotarlo a Crema, non ci è riuscita».  Repetita juvant, potremmo dire di questa nostra insistenza di fornire la più ampia versione della denuncia di Losco. Il quale, per non restare nel vago rivolge all'Asst una serie di interrogativi: «Come devono comportarsi le famiglie? Da quando il percorso è cambiato? E perché lo si scopre solo davanti allo sportello? Una sanità pubblica si misura da ciò che accade quando una madre prova a prenotare un esame per suo figlio. Se la risposta concreta è distanza, confusione o privato, il problema resta”

1 b)  riceviamo da ASST CREMONA

GLAUCOMA: UNA NUOVA POSSIBILITÀ DI CURA CON LA CHIRURGIA MINI-INVASIVA

 Una nuova opportunità di cura quando la terapia con i colliri non è più sufficiente. All'Ospedale di Cremona i primi interventi di chirurgia mini-invasiva confermano le potenzialità della tecnica nei pazienti selezionati.

Il glaucoma è una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo. Una malattia tanto diffusa quanto insidiosa: nelle fasi iniziali non provoca sintomi evidenti e può evolvere lentamente, senza che la persona se ne accorga. Quando la vista inizia a ridursi, il danno al nervo ottico è spesso già avanzato e non può essere recuperato.  In Italia interessa circa un milione di persone e, secondo le stime, una su due non sa di esserne affetta. Ogni anno l'Ambulatorio Glaucoma dell'Ospedale di Cremona effettua circa 500 visite, seguendo i pazienti lungo il percorso di diagnosi, cura e monitoraggio della malattia.  

Per ampliare le possibilità di trattamento, l'équipe dell'Oculistica, guidata dal dottor Fabrizio Magnani, ha introdotto anche la chirurgia mini-invasiva del glaucoma. Una tecnica innovativa che si affianca alle terapie tradizionali e offre una nuova opportunità di cura quando i farmaci non sono più sufficienti a rallentare la progressione della malattia.

UNA MALATTIA SILENZIOSA,

«Il glaucoma è una malattia cronica del nervo ottico che, nella maggior parte dei casi, è associata a un aumento della pressione oculare», spiega Andrea Rossi, oculista referente dell'ambulatorio dedicato al Glaucoma dell'Ospedale di Cremona. «La sua caratteristica più insidiosa è che colpisce inizialmente la parte periferica del campo visivo. Per questo il paziente difficilmente si accorge dei primi danni e spesso arriva alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata.»  

Il danno provocato dal glaucoma è irreversibile. «La vista persa non può essere recuperata, ma intervenire precocemente permette di rallentare o arrestare la progressione della malattia. Per questo è fondamentale non aspettare la comparsa dei sintomi.» La diagnosi precoce passa attraverso controlli oculistici periodici, raccomandati soprattutto dopo i 60 anni, in presenza di familiarità o di fattori di rischio come ipertensione arteriosa, diabete e malattie cardiovascolari.

 QUANDO LA TERAPIA NON BASTA

Nella maggior parte dei casi il glaucoma viene trattato inizialmente con colliri che riducono la pressione oculare. Quando la terapia farmacologica non è più sufficiente a controllare la progressione della malattia, si può ricorrere al laser o alla chirurgia. Tra le tecniche più innovative rientra la chirurgia mini-invasiva del glaucoma.  

«Negli ultimi anni si è sviluppata una nuova generazione di interventi, nota con l'acronimo MIGS (Minimally Invasive Glaucoma Surgery), che consente di ridurre la pressione oculare con un impatto molto inferiore rispetto alla chirurgia tradizionale», continua Rossi. L'intervento prevede l'impianto di due microvalvole drenanti, grandi pochi decimi di millimetro, inserite attraverso una piccola incisione.  

«Questi dispositivi vengono posizionati nel trabecolato, la struttura che regola il deflusso del liquido all'interno dell'occhio e che, nei pazienti con glaucoma, tende a ostruirsi. In questo modo si favorisce il drenaggio del liquido, si riduce la pressione oculare e si rallenta la progressione della malattia.»

 LA CHIRURGIA MINI INVASIVA

L'intervento viene eseguito in anestesia locale, dura pochi minuti e non richiede il ricovero. Dopo un breve periodo di osservazione il paziente può tornare a casa ed è seguito dall'équipe con controlli programmati.  

«Rispetto alla chirurgia tradizionale questa tecnica è meno invasiva, comporta un decorso post-operatorio più semplice e consente un recupero visivo più rapido», sottolinea Rossi. «Non sostituisce la chirurgia convenzionale, che rimane il trattamento più indicato in molte situazioni, ma rappresenta un'importante opportunità terapeutica per pazienti selezionati.»

I PRIMI RISULTATI

La chirurgia mini-invasiva del glaucoma è entrata a far parte dell'attività dell'Oculistica dell'ASST di Cremona negli ultimi mesi del 2025. L'esperienza maturata finora conferma le potenzialità della tecnica nei pazienti selezionati.  

«I pazienti operati hanno mostrato una buona riduzione della pressione oculare, con un recupero rapido e senza complicazioni significative», conclude Rossi. «Sono risultati iniziali, ma ci incoraggiano a proseguire su questa strada e ad ampliare progressivamente l'utilizzo della tecnica nei casi in cui rappresenta la scelta più appropriata.»

 1 c) riceviamo da  Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona

è fondamentale che ognuno di noi sostenitori ora invii l'Appello Civico al proprio Sindaco.

E' ovvio che il successo di questa iniziativa dipende dal numero di cittadini che aderiranno al nostro invito.

Vi invitiamo per tale motivo a diffondere l'Appello Civico a tutti i vostri conoscenti, raccomandando di mettere in Ccn la mail del movimento 

movimentoriqualificahcr@gmail.com

per poter avere un riscontro del numero di adesioni alla nostra iniziativa.

Se ci sono problemi nella compilazione dell'Appello  contattateci.

grazie

Buona domenica

Enrico Gnocchi  (coordinatore del Movimento)

https://cremonasera.it/lettere/al-via-l-appello-civico-ai-sindaci-dell-asst-cremona-i-cittadini-chiedono-una-valutazione-comparativa-tra-il-nuovo-ospedale-e-la-riqualificazione-dell-attuale-ospedale-maggior?fbclid=Iwb21leAS2xc9jbGNrBLbFzGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHqjiW8pTUXnPXz9F12R2Jmgd59NiaHpMkr6GPuq_fyjo2zuJ8w0bdzM5zbE2_aem_le6YghzDocZ8QwBSMq0fDA

Gentile cittadina, Gentile cittadino,

nei giorni scorsi ti abbiamo inviato un'informativa sulle principali criticità emerse dalla documentazione ufficiale relativa al progetto del nuovo Ospedale di Cremona.

Come anticipato, ti proponiamo ora di partecipare all'Appello Civico ai Sindaci dell'ASST Cremona.

L'iniziativa nasce con un obiettivo molto semplice: consentire ad ogni cittadino di chiedere al proprio Sindaco di farsi promotore, presso Regione Lombardia, della richiesta di una valutazione comparativa pubblica, indipendente e trasparente tra la costruzione del nuovo ospedale e la riqualificazione dell'attuale Ospedale Maggiore di Cremona. Partecipare richiede meno di tre minuti.

Per comprendere in pochi istanti l'iniziativa, puoi guardare il primo allegato: link "Guida all'Appello Civico", un filmato di 1 minuto

Per facilitare la partecipazione abbiamo predisposto altri tre semplici allegati:

1. Perchè nasce l'Appello Civico: link Perché nasce l'Appello Civico

Una breve presentazione dell'iniziativa e la modalità di partecipazione.

2. Appello Civico:

? link pc o Android: Appello Civico

? link iPhone: Appello Civico

SCARICA il testo già predisposto da completare con il proprio nome, cognome e Comune di residenza e inviare al Sindaco del proprio Comune all'indirizzo e-mail che trovi in questo file:

Elenco dei Comuni dell'ASST Cremona

Per contribuire anche al conteggio delle adesioni, ti chiediamo, come segnalato nella “guida”, se

lo desideri, di inserire in Ccn anche l'indirizzo e-mail del Movimento,

movimentoriqualificahcr@gmail.com

Ogni Appello rappresenta la richiesta personale di un cittadino al proprio Sindaco.

Una decisione destinata a incidere sulla sanità del nostro territorio per molti anni merita, a nostro avviso, il più ampio coinvolgimento dei cittadini.

Ti ringraziamo fin d'ora per il tempo che vorrai dedicare a questa iniziativa.

Con i più cordiali saluti.

P.S. L'Appello Civico può raggiungere migliaia di cittadini solo grazie al passaparola. Se condividi questa iniziativa, ti chiediamo di inoltrare questa e-mail ai tuoi contatti residenti nei Comuni dell'ASST Cremona. Ogni Appello inviato al proprio

Sindaco rende più forte la richiesta di una valutazione comparativa pubblica.

1 d)  riceviamo da  Paola Pollini, Consigliere Regionale

con la quale ci eravamo relazionati in materia di iniziative concrete di educazione alimentare. Era il caso dell'uso e della lavorazione del formaggi a latte crudo. Non criminalizziamo niente e nessuno. Ma, talvolta, come nel caso del piccolo Mattia di Coredo, il prodotto fa brutti scherzi.

Pubblichiamo, nello spirito di mettere sull'avviso potenziali consumatori e produttori e controllori, la selezione stampa inviataci dalla Consigliera Pollini, che ringraziamo per la dedizione

2)   riceviamo dall'Ufficio Stampa del Comune di Cremona. Possibile insediamento commerciale “Cardaminopsis”

Intervengono gli Assessori Carletti e  Zanacchi per chiarire la posizione dell'Amministrazione comunale

Assessore alle Opere Pubbliche Paolo Carletti

“Credo sia necessaria un po' di chiarezza sulla vicenda Cardiaminopsis dopo aver letto interventi che palesano la totale ignoranza, nel senso di non conoscenza, di quelli che sono gli strumenti di governo de territorio e le regole che li reggono.

Anzitutto il Comune non ha mai favorito tale insediamento e mai ne ha riconosciuto un valore di pubblico interesse, tanto meno ha concesso varianti puntuali per tale operazione. Resta il fatto che da 40 anni quell'area è destinata a questo tipo di interventi e quando il Comune per due volte si è opposto alla realizzazione per due volte la Giustizia Amministrativa gli ha dato torto (TAR e Consiglio di Stato).

Cosa ha fatto l'Amministrazione in carica? Ha triplicato gli oneri per tali interventi, la qual cosa non mi pare esattamente un incoraggiamento. Successivamente ha mantenuto una posizione di massimo rigore andando a chiedere le maggiori compensazioni possibili sotto tutti i profili: urbanistico, viabilistico, ambientale ed economico.

A chi dice che non abbiamo una visione della città rispondiamo con un intervento urbanistico epocale che dà il segno chiaro della direzione scelta dall'Amministrazione. Piazza Lodi, il complesso dell'ex ospedale di via Radaelli, piazza Giovanni XXIII, il parco del Vecchio Passeggio, e poi piazza Roma e la rimozione di superfici artificiali impermeabili (come ad esempio l'asfalto) delle strade di pregio sono già in fase di progettazione o addirittura di esecuzione, e tanti altri progetti di rigenerazione urbana verranno discussi e promossi alla cittadinanza in favore della cittadinanza e di tutte le realtà anche economiche della città”.

Assessore al Commercio Luca Zanacchi

“Il collega Carletti ha già spiegato la situazione relativa al progetto dell'insediamento commerciale Cardaminopsis. Su questo piano l'Amministrazione è stata rigorosa e ferma nel voler tutelare gli interessi comuni della città. La polemica sul tema delle ricadute economiche legate al commercio cittadino ha poco respiro e serve solo ad agitare i commenti sui social. È certo che un nuovo insediamento commerciale andrebbe a sbilanciare una situazione già delicata che vede il commercio di prossimità, supportato dall'Amministrazione, fronteggiare importanti sfide per il futuro del settore. Attenzione però, di fronte a situazioni complesse le semplificazioni da bar non aiutano a risolvere alcunché. Troppo facile attribuire colpe all'attuale Amministrazione per un possibile nuovo insediamento commerciale che da 25 anni cerca senza successo di insediarsi alle porte della città.

Ad oggi i problemi del commercio cittadino sono evidentemente altri e qualcuno, furbescamente, finge di non vederli. Inflazione elevata, precarietà dei giovani lavoratori, scarso potere d'acquisto delle famiglie, smantellamento della sanità pubblica, costi energetici sempre più elevati, contratti di lavoro vetusti, lavoro femminile sottopagato, conflitti in corso ai confini dell'Unione Europea e in Medio Oriente. Questi sono i temi che da tempo condizionano pesantemente i consumi e, di conseguenza, anche il commercio di vicinato, a Cremona come in ogni centro abitato d'Italia. Su questi temi la nostra minoranza, maggioranza a Roma, tace per evidente imbarazzo.

In questo quadro generale le compensazioni economiche chieste alla società proponente sono importanti e si affiancano a quelle viabilistiche e ambientali. Mi si chiarisca una perplessità: se oltre 600mila euro di contributi a favore del centro storico e delle attività commerciali in esso contenute sono da definirsi “mance”, come dovremmo considerare i finanziamenti del bando DUC (Distretto Urbano del Commercio) di Regione Lombardia che propone finanziamenti di 190mial euro e di 500mila euro per i progetti di eccellenza?

Nei prossimi giorni approveremo la partecipazione al bando regionale per i Distretti Urbani del Commercio di Regione Lombardia e concorremmo al finanziamento di eccellenza, ai 500mila euro. Qualora ne fossimo beneficiari come commenterebbe il consigliere Alessandro Portesani? Definirebbe anche questi finanziamenti “mance” non sufficienti a risolvere i problemi del commercio?

La verità è che l'impegno dell'attuale Amministrazione, in continuità con l'operato di chi l'ha preceduta, è stato ed è tutt'ora di massimo impegno e attenzione agli equilibri complessivi della città, in piena empatia con le esigenze della stessa. Conciliare le diverse esigenze e aspettative non è mai semplice, ma è la sfida che ci attende e della quale ci siamo fatti carico. Per riuscire meglio ci muoviamo in piena collaborazione anche con diverse associazioni di categoria verso cui abbiamo il massimo rispetto come lo dimostra la realizzazione di percorsi partecipati e il pieno coinvolgimento nello sviluppo della città.

Lo dimostriamo con i fatti alle riunioni della Cabina di Regia del Distretto Urbano del Commercio, con la programmazione e lo sviluppo di eventi sempre più attrattivi in città, con lo sviluppo del turismo, con la cura e le manutenzioni ordinarie e straordinarie nel centro storico e non solo.

Il rispetto si manifesta anche nella trasparenza nei rapporti oltre che attraverso il sostegno economico di iniziative come i “Giovedì d'Estate” e il Natale in centro, solo per citarne alcune. Iniziative dove l'Amministrazione sta investendo sempre più risorse a favore del commercio di vicinato. Ci muoviamo e ci muoveremo sempre nella tutela degli interessi della città, di chi la vive e di chi ci lavora. Anche nella vicenda Cardaminopsis si è sempre lavorato dando massima priorità agli interessi della città”.

CHIOSA EDITORIALE:

QUANTO A 2: Possibile o probabile? (dal titolo del comunicato-stampa comunale) o auspicabile? (purché la responsabilità sia d'altri)

 sempre per effetto del timing con cui gli uffici inviano comunicati stampa e dichiarazione virgolettate dei protagonisti della vita comunale, anche stavolta, come Gambacorta, “mangiamo la polvere”. Poco male, perché non rientra nel nostro core businnes né lo scoop né una trattazione affrettata e scollegata da una visione generale dai problemi in trattazione.

Perché, bisogna dirlo, c'è, per chi ovviamente lo volesse cogliere (a dispetto delle trattazione a comparto) un filo comune che unisce (seguendo l'ordine delle performances editoriali delle due ultime settimane, per lo più affidate al quotidiano per eccellenza) i “panem et circenses” degli spettacoli (di cui si vorrebbero negare le ricadute problematiche delle prestazioni, dirette o affidate ai soliti amici e gregari, in termini di sicurezza e di vivibilità, ed esaltare l'ausiliarietà dei un benefico trikle down ), l'indotto sulla precaria tenuta del commercio fisso di vicinato, e, diciamo con molto sprezzo della verità, la prosecuzione del governo urbanistico. Che, fino a qualche giorno fa (vale a dire prima che il redde rationem sulla pratica Cardominopsis finisse in vacchina) e che i due Assessori fornissero dovute spiegazioni), ritenevamo appartenessero all'ordine delle prerogative comunali. Invece, dopo un terzo di secolo di “procedure” più o meno limpide, si scopre che “le mani sulla città” vengono un po' controfattualmente e proditoriamente non già condivise coi superiori poteri (la Regione) ma totalmente e irrimediabilmente messe in conto e in colpa alla medesima.

Ovviamente per spiriti “dialettici” come il nostro, ciò costituisce una beneficiata per non far morire né languire sia lo sforzo di puntualizzazione sia, appunto il confronto (specie nelle parti in cui gli investiti di mandato “inventano”).

Ma come succede nei romanzi d'appendice, facciamo un passo indietro. Nei giorni scorsi, la “ditta”, che ha come borgomastro e come logo il richiamo (non casualmente) al must del Bandakadabra (esibito senza pudore, almeno fino a quando si trattò di lucrare il delta di miserabili 150 voti che e fecero la differenza per l'investitura) è stata chiamata (dalla minoranza che anche se porta a casa poco beef, quantomeno meno si fa sentire) a dar conto delle vere ricadute problematiche e dei supposti indotti della sistematica campagna di “investimenti” nella strategia della, come dice la governance di csz da un quarto di secolo, “rigenerazione” urbana e del centro storico, in particolare.

Sì, perché, anche se la strategia opera per tutto l'anno, il picco scocca nella bella stagione. In cui il combinato disposto tra spettacoli a location prestigiosa e a fruizione gratuita e le rassegne fieristiche, declamate come occasione sinergica per un commercio autoctono che langue e i “tanta robba festival” (ad nauseam ripetiamo: pagati quasi a piè di lista dal “Pantalone Comune” ed affidati alla “professionalità” di gestori affilliati) dà, si fa per dire, il meglio di sé. Ne è sicurissimo tutto l'establishment municipale. Che, anzi ne esalta la capacità di indotto sul comparto commerciale fisso, se non proprio stremato sicuramente problematizzato dall'impatto della crisi dei consumi e dalla riorganizzazione planetaria (e quindi anche locale) della distribuzione. Vero che in tutto il mondo lo specchietto delle allodole della grande distribuzione sta riavvolgendo (anche per effetto di Amazon) la propria pellicola. E prima o poi (anche se il fenomeno inspiegabile dell'ultimo arrivato Cardominopsis postulerebbe il contrario) le conseguenze planeranno anche sull'assetto locale.

Ma, non di meno i “comunicatori” municipali (oltre che a balbettare ignobilmente sulla nuova concessione) tentano più che di giustificare di esaltare la finalizzazione delle iniziative fieristiche (che oltretutto involgariscono il centro) come innesco sinergico, suscettibile di ricadute sul nostro comparto. Qualcuno ha alzato il ditino per far presente che, se porti queste rassegne (prive di “costi” di esercizio e di impianto) in città, per di più munite di richiami suggestivi amplificati dalla stampa e in un contesto di prestigio, il gioco è fatto. La gente (specie di fronte al Mercato del Forte) esce, si autosuggestiona (perché nessuno regala niente) e compera (anzi, fa scorta in una prospettiva temporale lunga). Facendo concorrenza agli sbaracco, ai giovedì d'estate, alle dinamiche comuni di approvvigionamento. Senza offesa, una "pirlata”; solo se pensi che il Comune ha parte attiva sadomasochisticamente nell' ”ideona” (che, come annuncia l'assessore alla partita, fa numeri turistici) e giustifica, anzi loda la strategia. Che negli ultimi giorni è stata praticata, come scrive il collega ed amici Antonio Grassi su CremonaSera, con un poco di zucchero che manda giù la pillola. Con ovvio sconcerto degli operatori del comparto. Che, adesso, paventa di doversi tra poco a trovare alle prese con gli effetti del “nuovo arrivato” sulla Castelleonese.

Ben sintetizzato da Grassi: “L'intervento occuperà 60mila metri quadri, dei quali 30mila edificabili, divisi in un lotto commerciale e uno artigianale. Non mancherà un ipermercato su due livelli, con una superficie superiore a 2.500 metri quadri. Sono previsti oltre 500 posti auto, parcheggi interrati, aree verdi per 4.000 metri quadri e una nuova rete ciclabile”. Non proprio ina ciofeca, viene d'istinto da dire. Che si aggiunge a quel chilometrico rettilineo (sui due lati della Castelleonese). Che iniziano sul rondò con la “griffe” apripista di Cremona Po (che in realtà ha, sin dal suo concepimento, in pancia l'ammiraglia della Coop Lombardia ed arrivano (ovviamente occupando la parallela via Sesto con un profondità di un paio di chilometri) alla giurisdizione territoriale di Castelverde. Sembrandogli poca cosa, a qualcuno è venuto in mente di “concedere” anche al nuovo arrivato. Che se fosse vero che il risultato favorevole dipendesse dalle superiori prerogative regionali, dimostra di avere in paradiso i santi giusti. Sarà proceduralmente così, ma se la Civica Amministrazione si arrende ancor prima di combattere….

Per essere diretti, ci sentiamo in dovere di esternare su due fronti. Il primo riguarda la controfattualità dell'attribuzione della scaturigine della pratica in un incerto timing (che potrebbe essere confuso con gli ultimi anni della prima repubblica). Falso: è roba da “transizione” (dalla giunta anomala PCI-DC in poi).

D'altro lato, non sfugge neanche una seconda circostanza. Vale a dire che quando si tratta di modificare le “vocazioni”, con la conseguenza dei danni all'ambiente e la impermeabilizzazione dei suoli, il csz sinistra non si è fatto mancare niente in questi trent'anni. Dal punto di vista edificatorio/abitativo si pensi alla degenerazione ambientale/paesaggistica del Parco cittadino del Morbasco (con cui si sono compiaciute le Coop casa di derivazione sindacale e, ove non fosse stato sufficiente, la costruzione del Centro Sinapsi, che avrebbe potuto essere realizzato in almeno altri centro posti, magari con recupero dell'esistente) ed a quello edificatorio/terziario commerciale urbano si pensi alla follia della realizzazione, per non fare nomi, dell'Eurospar di via Giordano.

3)   riceviamo da    (fonte settimanale Mondo Padano)

Più che tratto da…letteralmente fotocopiato dalle pagine del settimanale:

Questo paginone a firma professor Eugenio Bettinelli andrebbe oltre che divulgato (molto oltre il perimetro dell'edicola e della versione digitale) anche conservato. In quanto rappresenta una raramente pregevole versione storico-culturale di un asset di cui la Città dovrebbe andare orgogliosa. Per gli inneschi umanistici (che come si sa si perdono di questi tempi per strada), che riguardano la scaturigine del “buon cuore” cremonese, che ha concepito un importante aggregato (tuttora operativo, con riconosciuto prestigio e alta qualità di performance) di servizio assistenziale ai più fragili (che, a dispetto del progresso, sono cresciuti) e di altissima efficienza clinica.

L'architetto Bettinelli ne amplia il visus fornendo un autorevole spaccato di cultura architettonica, che riguarda un contesto, in cui il “bello” non è cosa di poco conto nel rapporto con “ospiti”, più o meno consapevoli della condizione di perdita della “domiciliarità” e della vita in famiglia.

Sull'argomento, sarà facile ricordarlo perché è cosa di alcuni giorni addietro, abbiamo pubblicato un report della Consigliera Comunale Paola Tacchini, che ha partecipato e riferito concretamente alla riunione della apposita Commissione Comunale, svoltasi al Socc.

Un report più ampio è stato pubblicato due giorni fa (per fornire un compendio statistico-sociologico della Terza Età e la notizia dell'inasprimento delle tariffe degenziali) dal Quotidiano (che, evidentemente, per avere le “soffiate” calde calde, deve avere qualche santo nel paradiso comunicativo dirigenziale comunale).

Ciò richiamato, non possiamo non ribadire il giudizio positivo espresso, più che sull'asset generale della Fondazione, sulla prestazione generale dell'Azienda Speciale.

Lo diciamo dalle consapevolezze d'essere carchi di tanta vecchiezza. Che non ci impone, per il momento, di chiedere ospitalità, ma di essere nel dovere civile di “ricordare”. Il curriculum della città sotto l'aspetto della somministrazione assistenziale agli “ultimi” è sempre stato encomiabile. Ai nostri tempi i “forni” gestionali era articolati: Comune, ECA, Ipab Ospizio.

Poi le cose, in connessione con la “transizione” incardinata alla fine degli anni 90, cambiarono (almeno dal punto di vista ordinamentale). Di questo cambiamento di fece preoccupato interprete il PSI cremonese che nel 1991 diramò il documento ospitato da L'Eco del Popolo (che riportiamo). Senza alcuna particolare finalità che non fosse l'impulso ad una rivisitazione di carattere storico.

Dall'archivio L'Eco Forum dei lettori

  mercoledì 16 aprile 2025

Lettere all'ECO /55

  lunedì 20 dicembre 2021

Forum lettori: 100rio Attilio Boldori

Abbiamo ricevuto, ringraziamo e di buon grado pubblichiamo

  lunedì 14 giugno 2021

TRENORD: il nuovo contratto di servizio parte malissimo

Abbiamo ricevuto da Dario Balotta presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti)* e molto volentieri pubblichiamo

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