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Le lettere a L'ECO del 3 ottobre

  03/10/2023

Di Redazione

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A proposito di come fare memoria durante le lezioni scolastiche

Gentile direttore, quando ho avuto occasione di rammentare l'ultimo anno del mio ciclo scolastico alle magistrali Sofonisba Anguissola mi appare sempre davanti agli occhi il voto rimediato in storia all'esame di maturità: 6.

Motivo? Il programma presentato dai professori della sezione C, la mia, non citava altre voci dopo la fine della prima guerra mondiale. Sono stata tartassata dalla prima pagina all'ultima del testo in dotazione, rispondendo a tutte le domande con dovizia di particolari e grande partecipazione, grazie anche alla mia docente che aveva saputo appassionarci alla sua materia, ma …

Non rimpiangevo un abbassamento della media dei voti meritato nelle altre materie, ma l'avvilimento di essere stata penalizzata per un giudizio negativo su quanto non ci era stato dato modo di studiare. 

Col senno di poi potrei comprendere la decisione di quel membro di commissione, anche perché a distanza di vari decenni alcuni istituti non hanno ancora ampliato i programmi. Non è possibile.

Se durante il ciclo delle elementari si usciva con orgoglio a mostrare monumenti o lapidi riferiti ai nostri caduti durante la prima grande guerra o ricevere aprendo le braccia un soldato di quei tempi, magari un ragazzo del ‘99 , perché si ascoltasse dalla sua voce le esperienze di una guerra decisa dall'alto con conseguenze   incresciose per il popolo, per la povera gente …perché non accettare il rinnovo di una cooperazione preziosa con chi ha lottato, sofferto,combattuto, vissuto per togliere il giogo di un oppressore  che aveva annientato ogni possibilità di democrazia, di libertà. ANPI racchiude nella sigla il valore di chi ha sacrificato il proprio bene a quello comune. Ricordo che nonostante tutto si riconoscevano le difficoltà di chi aveva chinato la testa prendendo la nota tessera per non perdere il lavoro o salvaguardare la propria famiglia. Un periodo difficile, ma piano piano si è tornati a vivere. I rapporti con l'Associazione dei partigiani Cristiani hanno sempre unito, così come con l'Associazione   Nazionale della Venezia Giulia - Dalmazia, rappresentanti di un'altra cruda realtà. Allargando la cerchia di chi si vorrebbe infilare per dare magari versioni differenti più vicine ad idee neofasciste miranti ad indirizzare le nuove generazioni verso altre credenze e decisioni, usando la politica e strumentalizzando così gli ottenuti contatti.

Ministro Valditara siamo in tanti, tantissimi ad essere certi in un sua pronta accettazione del rinnovo con ANPI e le altre   Associazioni idealmente vicine ai valori della nostra Resistenza. Le saremmo veramente grati.

Clara Rossini (figlia di un ex ragazzo del ’99 e partigiano socialista. Un uomo buono)
Clara Rossini (figlia di un ex ragazzo del '99 e partigiano socialista. Un uomo buono)

Nascondimenti dietro il dito o prove di revisionismo-negazionismo?

Ringraziamo ancora una volta la passione e la perspicacia con cui la nostra apprezzata collaboratrice ci segnala e sviluppa un aspetto primario ed importante dei recenti percorsi della politica. Durato l'éspace d'un matin e sotteso solo all'over esposizione polemica. Ma che in realtà dovrebbe mantenere la sua centralità, soprattutto, nel contesto aperto, giusto giusto, un anno fa per l'approdo nel nostro sistema politico-istituzionale di un nuovo asset, non solo di destra, ma soprattutto a guida “nostalgica” (si può dire?).

La necessità di acquisire legittimazione e rango a livello interno ed internazionale, ha indotto e sta inducendo la cabina di regia (e con qualche riluttanza, la “base” periferica del movimento fondato all'insegna del motto “non rinnegare e non restaurare” ad alzare il piede dall'acceleratore di un'insistita testimonianza nostalgica.

Anche se di tanto in tanto nell'azione legislativa e di governo carsicamente emerge una certa propensione a ridimensionare la testimonianza, di rilevanza costituzionale, antifascista, che è alla base della Repubblica. Ultimo l'episodio segnalato da Clara Rossini. Non si può proprio definire, quello collegato all'iniziativa del Ministro dell'Istruzione, un tentativo di soppressione. Un gesto di ammuina, certamente sì; indirizzato al messaggio che è cambiato il padrone del vapore e che i contrarian ne tengano conto.

Il ministro Valditara
Il ministro Valditara

Sull'argomento sono tempestivamente intervenuti il prof. Giancarlo Corada Presidente dell'ANPI provinciale e il prof. Franco Verdi della presidenza dell'ANPC.

È scaduta ieri la convenzione triennale tra Ministero dell'Istruzione e ANPI, per l'impegno didattico alla diffusione dei valori della Resistenza nelle scuole: il mancato rinnovo sta suscitando «sconcerto» anche nel Cremonese. Credo e spero che la polemica possa finire in niente arrivando ad un rinnovo mi auguro pero che l'annunciata apertura ad altre associazioni non significhi il via libera a chi vuole rivedere la storia ».

Quest'intesa viene rinnovata ogni tre anni e stavolta siamo in evidente ritardo anche perche la scuola e già iniziata. Alcune dichiarazioni mi hanno molto colpito in negativo, perche non si trattava certo di un monopolio dell'ANPI. Innanzitutto sia chiaro che non c'é alcun obbligo: l'invito ai volontari resta a discrezione delle istituzioni scolastiche, che possono decidere se e come fare memoria durante le lezioni. E mi auguro che, indipendentemente dalla convenzione, questa possibilità di invitarci resti anche in futuro. Visto il ritardo nel rinnovo, l'ANPI nazionale ha scritto al presidente Mattarella. Successivamente abbiamo letto dell'intenzione di Valditara di allargare il discorso ad altre associazioni partigiane come ad esempio i Partigiani cristiani. Ben venga un ampliamento del protocollo. Anzi se viene esteso e meglio ancora. Certo pero che se dovessero entrare

nel discorso realtà non partigiane ma filo fasciste, allora no. Perche non possiamo lasciare spazio ai tentativi di revisione storica che purtroppo sono in atto da tempo. Al contrario, più si studia il passato e più emergono maggiori atrocità compiute dai fascisti. Tanto per fare un esempio, si sente spesso parlare dei campi di concentramento tedeschi ma pochi sanno che sono mille quelli creati dagli italiani. Le polemiche non giovano  alla causa e non escludo che l'intenzione di Valditara fosse quella di lasciare cadere il discorso dimenticandosi del protocollo, ma vista la mobilitazione sono convinto che si arriverà presto aduna nuova stipula. Allargata, ma va benissimo.

Giancarlo Corada

Giancarlo Corada

Telegraficamente e per sommi capi. Il problema sono le battaglie tutte politiche e ideologiche, sgangherate e malposte, di Valditara. Al Ministro va detto perentoriamente che se non rinnovi la convenzione devi motivarlo. Secondo la convenzione é comunque uno strumento debole, c'è ne sono di più efficaci come l'accredito. Terzo: l'autonomia delle scuole che chiamano chi vogliono, non si tocca.

Ovviamente la nostra testata, da sempre molto vicina alla testimonianza delle Associazioni Partigiane e al prezioso impegno del corpo docente attento alla correlazione tra mission educativa e formazione civica, condivide appieno il pronunciamento di ANPI e ANPC. Mai come in questo momento e per di più di fronte alla reiterazione di ricorrenti nascondimenti dietro il dito, da parte di questa classe di governo, che malcelano nella migliore delle ipotesi prove di revisionismo-negazionismo, necesse serrare le fila della testimonianza antifascista. Se possibile, per non offrire il fianco al fronte revisionista (della storia cardine della nuova Italia nata dalla Resistenza) nella chiarezza e nella responsabilità.

È il caso, infatti, di focalizzare la separabilità della mission educativa dell'associazionismo antifascista (tutto!)  dall'infiltrazionismo per finalità diverse. Magari legittime, ma non sovrapponibili. Tipo no riforma Renzi no Tap no sostegno all'Ucraina. Non vogliamo assolutamente, come si dice nelle nostre campagne, insegnare a nostro padre a fare la siepe. Ma andrà fatto uno sforzo particolare per non prestare il fianco.

Fanco Verdi
Franco Verdi

Medicina sportiva pubblica riapre in città!

Dopo un lavorio durato parecchio tempo ieri, finalmente, Regione Lombardia ha deliberato l'accreditamento dei locali di Via Dante, 134 b, come sede cittadina del Servizio di Medicina Sportiva pubblica dell'Ospedale di Cremona.

Ambulatori apprezzati per la professionalità e disponibilità del personale medico e paramedico che aveva operato fino alla loro chiusura, avvenuta durante il periodo di pandemia.

Ora lo Sport locale, agonistico e di tutti, potrà nuovamente avvalersi di un servizio che consente di praticare le discipline soggette ad accertamento medico in sicurezza, dando così tranquillità ad ogni singolo sportivo ed alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi che, proprio in questi giorni, tornano a frequentare i luoghi dello sport.

Aver riottenuto il Servizio Pubblico ha anche un valore economico poiché, dall'entrata nell'età agonistica prevista dal CONI e fino al 18 anno compiuto, gli agonisti delle Federazioni, degli Enti di Promozione e delle Discipline Associate, potranno fruire della gratuità degli accertamenti.

Nel periodo di convenzionamento di una sola realtà accreditata in città, infatti, a causa dell'esaurimento del budget assegnato e della massa di richiedenti, si erano verificate interruzioni delle visite che costringevano chi doveva allenarsi a sobbarcarsi privatamente i costi.

Ora, siamo certi, uno dei segmenti fondamentali della coesione sociale, della difesa della salute psicofisica dei/delle cittadine/i, dell'insegnamento di Valori fondanti del convivere qual è lo Sport avrà maggior accessibilità e spazio.

Ricordiamo che da poco più di un mese all'Art. 33 della Costituzione la pratica sportiva è entrata a far parte dei Diritti inalienabili per gli italiani.

La Riforma dello Sport, decollata lo scorso 1° luglio, ha inserito anche il concetto di Lavoro Sportivo, facilitato in alcune norme, ma parificato a tutti gli altri lavori.

Ne è ulteriore dimostrazione l'elezione, avvenuta alla presenza del Presidente della Repubblica, Mattarella, lo scorso 22 settembre, dell'On. Bruno Molea, Rappresentante del Terzo Settore e, quindi anche dello Sport, nel CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) che regola i rapporti economici tra le parti sociali e valida le contrattazioni tra le stesse.

L'accreditamento è da ascrivere a merito dell'unitarietà costruita tra Assessorato allo Sport del Comune di Cremona con L'Assessore Dott. Luca Zanacchi, Comitato e Assemblea della Consulta dello Sport cittadino, Coordinamento informale degli Enti di Promozione Sportiva con il Coordinatore Renato Bandera Consigliere Regionale del CONI, con il sostegno del Comitato Territoriale CONI presieduto da Tiziano Zini e di Sport & Salute con la rappresentante territoriale Francesca Maffezzoni.

Un ringraziamento non formale va ai 3 Consiglieri Regionali del territorio (M. Piloni, M. Ventura, R. Vitari) che hanno dato seguito concreto all'affermazione “lavoreremo insieme per il territorio” pronunciata dopo la loro elezione.

Renato Bandera per il Coordinamento degli Enti di Promozione Sportiva della Provincia
Renato Bandera per il Coordinamento degli Enti di Promozione Sportiva della Provincia

Venerdì 15 settembre scorso, presso la sede locale del Coni e di Sport & salute SPA si è svolto l'incontro tra gli enti di promozione sportiva che agiscono sul territorio ed i tre consiglieri regionali  (M. Piloni, M. Ventura e R. Vitari) eletti nella nostra provincia.

L'incontro verteva, principalmente, sulle implicanze sanitarie nello sport che, stante anche la riforma che ha coinvolto, dallo scorso 1° luglio, le associazioni e le società sportive dilettantistiche, diviene di estrema importanza.

Gli enti presenti hanno ribadito come, innanzitutto, sia indispensabile, a ripresa dell'attività avviata, rimettere in operatività il centro di medicina dello sport cremonese del sistema sanitario pubblico (locali già predisposti) e prevedere, preventivamente per non creare stacchi tra esaurimento del primo budget e assegnazione dell'incremento necessario, un aumento dello stesso.

Negli scorsi anni si sono registrati difficoltà per l'utenza sportiva in questo frangente, difficoltà che ha costretto associazioni e singole al sobbarcarsi costi imprevisti.

Aggregazioni che praticano discipline particolari hanno auspicato che alcuni accertamenti medici legati a questi sport molto costosi possono essere effettuati presso ambulatori locali pubblici per non costringere gli atleti/e a trasferte fuori provincia.

È stato inoltre ribadito che, dopo i due anni di sospensione delle attività dovute alla pandemia, è obbligo prevedere corsi di training e retraining per ottenere o riconfermare l'abilitazione necessaria l'utilizzo del defibrillatore, sia pediatrico che per adulti, e che l'apparecchio stesso sia mantenuto efficiente.

Entrambe le prescrizioni hanno dei costi, soprattutto nelle piccole e piccolissime realtà sportive operanti in provincia, diventano molto onerose.

Si è chiesto che i consiglieri riflettano sull'esigenza di poter concedere sovvenzioni regionali agli associati agli enti di promozione che frequentano i corsi, essendo l'abilitazione all'uso della defibrillazione Un vantaggio sociale e sanitario per tutta la popolazione, e non solo per gli sportivi.

Si è, inoltre, rimarcata l'utilità di far apprendere, a chi si incarica della sicurezza dei luoghi dello sport, nozioni scientificamente valide di primo soccorso sportivo congiuntamente ai corsi abilitanti in attesa dell'intervento post trauma dei professionisti

Tutto ciò diviene fattibile, come ribadito da medici presenti anche considerando i protocolli particolari ideati qui ed in essere per gli atleti diversamente abili, che hanno fatto di Cremona un esempio di inclusività.

Gli EPS hanno illustrato ai consiglieri le moltissime novità burocratiche e prescrittive introdotte dalla riforma dello sport che, in molti casi, trasformeranno palestre, campi da gara, piscine, scuole didisciplina, ecc in veri e propri luoghi di lavoro sottoposti al decreto legislativo 81/2008 (sicurezza nei luoghi di lavoro). ciò richiede un'attenzione ulteriore necessitando, ogni entità operativa, del responsabile della sicurezza.

Gli appositi corsi obbligatori rappresenteranno un costo aggiuntivo sul quale la Regione Lombardia potrebbe, nell'interesse della sicurezza di tutti i frequentatori dei luoghi dello sport, ad un aiuto per favorire la diffusione degli esperti in materia.

La discussione ha affrontato la riforma del terzo settore, sommandola a quella dello sport, e ha trovato concordi enti ed amministratori nel riflettere sull'esigenza di monitorare lo sviluppo di ciò che accade ora, nel terzo settore inteso nella sua globalità (promozione sportiva e sociale).

È stato d'aiuto e corroborante constatare come la dichiarazione dei nostri tre amministratori locali in regione (politicamente impegnati diversamente ma operativi unitariamente sui fatti e concreti inerenti le esigenze del territorio) non sia stata solo un'affermazione del momento. Si è manifestata la volontà di affrontare congiuntamente i problemi.

I consiglieri regionali si sono assunti l'impegno di riflettere su quanto richiesto dei presenti e hanno rinviato ad altri momenti di incontro con il mondo dello sport, quanto appreso in regione nel merito dei problemi sollevati.

Ottima notizia, questa fattaci pervenire da Renato Bandera, storico fondatore e leader dell'AICS Cremonese.

La riattivazione di questo importante segmento della medicina preventiva, nato a Cremona alla fine degli anni Settanta per iniziativa della Giunta Provinciale Dolci/Bellisario e per determinante impulso dell'assessore alla Sanità Massimo Parlato e come conseguenza dell'applicazione della legge regionale istitutiva, colma una grave lacuna di servizio provocata qualche anno fa dalla sciagurata decisione, anticipata prima dal ridimensionamento dello struttura e poi dalla sua chiusura.

Il primo nucleo, affidato a valenti medici, tra cui gli allora giovani, ma già apprezzati Dottor Anselmi e Dottor Galbarini, aveva trovato sede nella struttura ex Dispensario Centrale del Consorzio Antitubercolare. Pur pagando il prezzo della prestazione di un istituendo servizio, che si affiancava alla nascente medicina scolastica, incontrò per l'efficienza dell'offerta e la capacità di incrociare l'aspettativa del vasto mondo dello sport.

Poi venne la stagione della “ospedalizzazione” di ogni branca della medicina preventiva. Che ne fagocitò la specificità. Poi ancora l'”aziendalizzazione”, che avrebbe condotto o al ridimensionamento di branche importanti come la Medicina del Lavoro, fondata dal professor Graziano Arbosti, o, come nel caso che stiamo trattando, la sostanziale privatizzazione, confluita nella sciagurata soppressione. Oggi si gira pagina. Con la scesa in campo degli organi di autogoverno sportivo e con l'apprezzabilissima partnership con gli eletti del territorio in Consiglio Regionale.

Si recupera, si ripete, un settore importante di indispensabile supporto all'attività sportiva. Se è permessa una digressione, si fatica a comprender le ragioni di 75 anni fa per cui il Costituente (forse perché nel pregresso 20nnio la pratica ginnicosportiva aveva strafatto) non inserì nella Carta la pratica sportiva. Sarebbe entrata con la riforma del 2001 con art. 117 (potestà concorrente). Ciò posto, per tutelarne il rango di diritto costituzionale, è conseguente l'equiparazione a quello della salute. Meglio se in un'ottica e pratica sinergica.

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