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La paura fa 90!... e il “divertissement” quanto fa?

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della nostra affezionata lettrice Clara Rossini

  30/12/2021 — Di Redazione

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Caro direttore, mi sorprende l'ottimismo dell'assessore al turismo Barbara Manfredini relativo alle positive aspettative di un turismo territoriale che possa sopperire quello estero. Non ricordo da quando la nostra bella città abbia ben figurato come attrattive che potessero interessare ad un corposo flusso di visitatori. Lo stesso Museo del Violino, all'inizio poco reclamizzato, ha continuato ad essere ignorato, nazionalmente parlando, come constatato da esperienza personale frequentando famiglie di altre città, vicine o lontane che siano. Ora per ovvi motivi e divieti il turismo estero è nullo, così come anche per noi difficilissimo uscire per trascorrere, anche se già programmate, vacanze oltre confine. Per campanilismo o per convinzione diffusa e consapevole reputiamo la nostra Cremona città d'arte. Ed è in questa categoria dove il turismo è più penalizzato. Tante dovute restrizioni limitano persino il numero di persone ai tavoli di un ristorante, se mai avranno il permesso di restare aperti. Chiusura dei Musei, dei luoghi di aggregazione …chi potrebbe pensare di darsi una mossa per raggiungere il proprio capoluogo? Rispolverare antiche informazioni per trovarne un motivo? Possono sperare in un'accoglienza ben preparata come guida di nuove conoscenze ed esperienze? Tutto questo come motivo per vincere la diffusa paura dei contagi? Vorrei avere le sue certezze e tanto sano ottimismo, illustre assessore, ma temo in una forte disillusione per tanto tempo a venire. Un ringraziamento per l'ospitalità e tanti auguri a Lei, direttore, e ai suoi collaboratori di Liete Feste e miglior Nuovo Anno. 

Clara Rossini - Cremona, 24 dicembre 2021 

La paura fa 90!... e il “divertissement” quanto fa? 

Innanzitutto, ringraziamo la nostra lettrice, che per l'assiduità e l'accuratezza svolge per noi una apprezzata funzione da corrispondente, per lo spunto che non ci era sfuggito; ma la cui lavorazione, così riflettemmo, avrebbe avuto un altro sapore se fosse stata spintonata da qualche interlocutore. 

Non ce ne voglia l'assessore, nei confronti del quale siamo intervenuti in passato, con lievità ma anche con chiarezza. In materia, ovviamente, della guide-line da cui è trae ispirazione e con cui attende concretamente alla funzione gestionale. 

La nostra città è, come suggerirebbe la vulgata immaginifica, uno scrigno di cose belle, da fruire come cittadini residenti e da offrire (con una giustificata aspettativa di indotto) agli avventori esterni. 

Una categoria, questa, che costituirebbe il perno della più che giustificato richiamo di flussi di turismo. Concepiti come ingredienti della vitalità della città, ma anche del benefico ritorno sulle attività terziarie. 

Un conto, però, è l'appealing di un'offerta congrua al rango di città, che racchiude tesori di storia, d'arte, di cultura; altro conto (ed è, tanto per essere franchi, fin dall'incipit, il tratto distintivo della presente gestione comunale) è l'offerta, il richiamo di turisti alla ricerca di occasioni, se non proprio borgatare, genericamente da mordi e fuggi. 

A tale fattispecie si iscrivono (da noi!) quasi tutte le “rassegne" promosse da questa Amministrazione. Si pensa col totalizzatore degli accessi all'Ufficio Turistico e coi riscontri dai ristoratori e dagli albergatori di accreditare (insieme all'idea del beneficio della “cassa” del consumo minuto) il rango di città della cultura. 

E qui non è neanche il caso di insistere troppo sullo “sfilatino" delle altre due città gemellate (Bergamo e Brescia) che il traguardo l'hanno raggiunto da sole. 

Les doleances dell'assessore alla partita (un'excusatio non petita, non si sa se diretta più alle “categorie” direttamente penalizzate dalle restrizioni regolatorie o genericamente a tutta la città, cui per anni si è inculcata l'idea di un paese dei balocchi non stop) costituisce l'ultimo punto di caduta di un ceto amministrativo inconsapevole. Che in termini di “caciarate” non si è fatto mancare niente. Sostiene nell'intervista rilasciata sul quotidiano locale (del 23/12/2021 - ndr) la recriminazione nei confronti delle conseguenze pandemiche, che generano “paura" e che (Dio non voglia!) finiranno per guastare la festa. L'assessore sa che questo genere di esternazione pesca bene nelle fasce di opinione e di user sempre favorevolissimi alla Cremona da bere. Sempre e soprattutto adesso che, senza essere terrorizzati dalla pandemia, è doveroso “avere paura” (lucidamente e consapevolmente) di ciò che sta dietro l'angolo. 

Ovviamente si comprende che chi scrive non pratica l'ipocondria e non é minimamente infastidito dalla facondia e dalla convivialità. 

Ma sarebbe il caso che gli investiti di pubblica funzione avvertissero, in questo momento difficile, il dovere di pesare il contenuto di certe esternazioni. 

Anche noi auspichiamo un afflusso crescente, costante, qualificato e di alto indotto. Per la quale la Cremona, nonostante le potenzialità, viene mantenuta e impresentabile e fuori mercato. Il turismo di prossimità? Ma chi vuoi che venga qui dalle province contermini messe largamente meglio come accuratezza e come organica progettualità di richiamo turistico ragionato? (e.v.)

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