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L'ECO-Lettere del 12 giugno

  12/06/2023

Di Redazione

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Ci scuserà la Segreteria di Rifondazione, cui abbiamo chiesto (corrisposti affermativamente) di replicare un pronunciamento reso pubblico e rimbalzato su altre testate, se lo postiamo tardivamente, nella consapevolezza di trovarci di fronte ad una riflessione organica ed efficace, molto simile alla nostra elaborazione del problema.

TARIP, diventata ormai un tormentone

Il consiglio comunale di Cremona ha approvato l'applicazione della TARIP (tariffa puntuale per i rifiuti urbani) per il 2023, notizia presentata dal quotidiano locale con l'accattivante titolo “con le nuove tariffe risparmiamo tutti” e a seguire un'interessante tabella con la quale ogni cremonese potrà calcolare il proprio risparmio nel 2023 rispetto al 2022. L'amministrazione comunale sembra quindi arrivata infine ad esplicitare l'intero percorso per arrivare al calcolo della tariffa. Noi riteniamo si sia perso molto tempo e denaro. Ogni parametro poteva essere reso noto a tutti prima di coinvolgere i cittadini cremonesi nella estenuante e inutile “sperimentazione” di 15 mesi tra il 2021-22. Sarebbe stato più semplice copiare quanto da anni si attua in altre città simili a Cremona. Dalle dichiarazioni roboanti dell'assessore Manzi e del Sindaco, che incitavano a collaborare alla riduzione dei rifiuti indifferenziati promettendo che avremmo pagato in base ai rifiuti prodotti e smaltiti – meno rifiuti produci meno paghi – siamo giunti all'epilogo di un percorso ingannevole e con ancora una domanda irrisolta: questa procedura ha portato o porterà a pagare per i rifiuti urbani una tariffa o a mantenere come da sempre una tassa? La TARIP sui rifiuti urbani, che il comune di Cremona ci chiede per il 2023, è una tassa per quanto riguarda la parte fissa legata ai servizi generali come la spazzatura delle strade, è pure una tassa per la parte variabile calcolata sulla raccolta e sul trattamento delle frazioni differenziate in quanto non è riferita all'effettivo quantitativo conferito del singolo utente. E' altresì una tassa “per la parte variabile misurata” per la componente calcolata sui conferimenti minimi annui del volume di rifiuti indifferenziati di ogni singolo utente. Infatti definito il valore da pagare per il 2023 secondo le precedenti variabili non c'è la corrispondenza biunivoca tra quantitativo effettivamente conferito dall'utente e il corrispettivo da pagare. Come se un cittadino, volendo acquistare un biglietto del treno per Codogno, fosse costretto a pagare per l'intero tragitto Cremona-Milano. Come se il gestore ferroviario, considerando che la maggioranza dei passeggeri scende a Milano, decidesse di emettere un solo tipo di biglietto: quello per tutta la tratta non tenendo conto delle fermate intermedie e del numero inferiore di KM. Per chi nel 2023 conferirà volumi di rifiuti indifferenziati in quantità più bassa della media dovrà pagare come coloro che conferiscono volumi di rifiuti indifferenziati in media o sopra la media. Insomma chi scende a Codogno paga il biglietto del treno come coloro che arrivano a Milano. Dovrebbe essere chiamata tassa sui trasporti e non tariffa! Quanto verrà pagato da ogni famiglia nel 2023 sarà inferiore alla tassa sui rifiuti calcolata fino al 2022, ma nel 2024 questi valori non rimarranno invariati rispetto al 2023 perché ci sarà  un aumento di costi per coloro che useranno più sacchetti blu dell'indifferenziato rispetto ai valori minimi a loro assegnati dal calcolo statistico più elementare e meno attendibile che esista: il valore medio. Non ci è dato di sapere come verrà applicata la TARIP il prossimo anno. A nostro avviso ci sarà un aumento dei costi per la maggioranza delle famiglie. L'anno prossimo molti utenti dovranno pagare un conguaglio. Sicuramente pagheranno di più coloro che sono stati sopra la media durante la sperimentazione e avranno usato più sacchetti, e pagheranno di più molti altri, perché non avendo nessun motivo di usare meno sacchetti rispetto al valore medio, saranno indifferenti al limite minimo e useranno qualche sacchetto in più fino a superare la soglia “tanto il sacchetto di 60 litri costa solo 1,32 euro” e via senza freno a produrre e smaltire rifiuti senza preoccuparsi di differenziare e recuperare! Cosa proponiamo noi. Per chi manifesta una seria preoccupazione per l'ambiente e vorrà essere virtuoso esponendo meno sacchetti rispetto al valore medio a loro assegnato, chiediamo vengano calcolati i conguagli in positivo. Il risultato sarà una diminuzione progressiva del volume e del peso dei rifiuti indifferenziati da smaltire. Qual è la ragione per la quale questo rimborso non è stato previsto e non si vuole attuare? Ognuno cerchi di darsi una risposta. Noi la comunicheremo quando saranno pubblicati i bilanci dell'azienda il prossimo anno a consuntivo del 2023. Ricordiamo inoltre che la riduzione della raccolta dei rifiuti sarà sempre più significativa e sempre meno costosa per noi cittadini cremonesi, se verrà applicata la TARIP nella modalità da noi suggerita anche alle altre frazioni dei rifiuti quali la plastica, il vetro/metalli  e l'organico, come è previsto da anni dal DM 20 aprile 2017.

Uno storytelling più simile ad una “pestata”

TARIP le promesse e la realtà quando il cittadino paga di meno? Mai! A questa obiezione l'assessore non ha dato risposta-

Già ci è parso utile riportare anche il titolo di una lettera non banale pubblicata sul tema dal quotidiano locale.

Diciamo che dal punto di vista pratico dell'attivazione di un fecondo rapporto dialettica tra le parti in campo, sarebbe una sorta di tamquam non esset.

Il fronte critico dilaga (quasi sempre con testimonianze fattuali). L'opposizione fa quel che gli compete. Vale a dire critica il provvedimento e tallona il governo comunale.

Maggioranza consigliare, Giunta e Assessore delegato (quest'ultimo in particolare che sembra unto dal Signore missione e punto dalla tarantola) non ammettono niente, neanche l'evidenza. E, soprattutto, non aprono il benché minimo varco per rimodulare un progetto, che, messo così, incardina una guerriglia urbana (dialettica) e mina la praticabilità di un'idea in sé, almeno dal nostro punto di vista, meritevole messa in pratica.

Se è lecito divagare, al di là della nostra competenza giornalistica, ci spingeremmo a sostenere che la testimonianza di questo aggregato politico-istituzionale è, dal punto di vista della corrispondenza tra il teorizzato (quasi sempre dai toni assolutistici) e il realizzato effettivo una costante eterogenesi dei fini.

Ma, al di là del merito, appare inaccettabile l'impronta della narrazione e del rapporto con il Consiglio Comunale e la cittadinanza (orientata totalitariamente in senso critico).

E su questo non possiamo fare sconti. Anzi azzardiamo che, a distanza di un anno dalle urne per il rinnovo della consiliatura, l'affaire Tarip puntuale presenta tutte le caratteristiche della “pestata”.

Con l'aggravante che i responsabili ne danno una lettura opposta e, testardamente, vi strusciano la suola.

Ad essere franchi (prerogativa discendente dalla nostra impronta relazionale e legittimata dalla fattispecie di averla votata- al ballottaggio e con molta, molta riluttanza, rispetto alla quale il tappo del naso è nulla) siamo sempre meno disposti a mettere la sordina alla percezione di una postura che, in un crescendo rossiniano, evoca, su tutto, il gesto grillino (nel senso di Marchese del io so' io e voi nun siete un cazzo)

Questo disagio/delusione riemerge, in contrasto coi fatti, anche nella vicenda Tarip puntuale, ma in over dose.

Siffatte premesse, demotiverebbero qualsiasi propensione dialettica.

Ma un po' perché noi rispondiamo ai nostri (sparuti, forse) lettori e un po' perché corazzati da una lunga testimonianza (che, quando è cominciata, vedeva questa leva di amministratori neanche nell'anticamera della condizione di essere, come si diceva un tempo, nelle braghe del vescuf.

Muniti, quindi di pazienza, aggiungiamo ai contributi esterni pervenuti o sollecitati, alcune nostre riflessioni. 

A cominciare dal fatto che una delle conseguenze dell'introduzione della tariffa puntuale, suscettibile di orientare l'utente a restringere lo spettro del conferimento indifferenziato, comporterà, come sostiene il responsabile della gestione integrata, un ulteriore elevazione della percentuale della massa differenziata. E, per converso, della riduzione, come abbiamo anticipato, dell'indifferenziata. Che come noto determina o determinerebbe costi di smaltimento e rallentamento del percorso di ottimizzazione.

Dice giustamente l'assessore alla partita che Cremona presenta costi molto bassi di raccolta e smaltimento; a ragione dell'incidenza dell'alto standard della differenziata.

In certo qual modo si dovrebbe, come conseguenza di equità dei soddisfacenti risultati economico-finanziari e di incidenza ambientale, retrocedere una parte delle economie di scala e del fecondo risultato ai cittadini utenti.

Vero che una cittadinanza consapevole e partecipe dovrebbe essere orgogliosa di questi traguardi. Ma la Civica Amministrazione dovrebbe interrogarsi sull'opportunità dell'insistenza su linee-guida che, da un lato, comportano per i cittadini un coinvolgimento più attivo e responsabile (che fanno mettere le penne di orgoglio alla governance) e, dall'altro, non chiariscono inoppugnabilmente né una significativa e reale “puntualità” nella retrocessione dei vantaggi (chi selezione meglio e meno conferisce meno paga) né la messa in sicurezza da procedure vessatorie. Come il ritiro, molto simile ad un percorso di guerra, dei sacchetti taggati e l'omologa della domiciliazione bancaria del pagamento della tariffa cui per la terza volta in meno di due anni si devono immotivatamente sottoporre i contribuenti.

C'è, infine, un intollerabile aspetto di scarso rispetto nei confronti della cittadinanza, che riguarda la ritorsione delle cause “della città sporca”. Con buona pace dell'assessore (che “contrattacca”, come titola il quotidiano) Cremona è sporca e vandalizzata, a prescindere. Per effetto di un default civico generalizzato, sensibilmente agevolato, diciamolo onestamente da un governo comunale che su questo aspetto, ricorrendo ad un eufemismo, non fa sfracelli.

Negli anni 80 circolava tra i cultori della sociologia a stelle e strisce la fattispecie della sindrome di Filadelfia. Città in cui la diffusissima abitudine di fracassare le vetrate veniva correlata al fatto che i casseurs vengono motivati a ripetere il gesto vandalico dall'accertamento che il fenomeno non veniva efficacemente fronteggiato. E' quanto capiterà a Cremona se il Comune non contrasterà questa deriva.

Al rating generalizzato di città sporca è difficile, se non impossibile astrarre il contributo fornito dai soliti furbi che, dice l'assessore, conferiscono inappropriatamente nei contenitori collocati nella pubblica via o addirittura nella pubblica via. Giusto per, come arguisce il responsabile politico della filiera, evadere. Se questi soliti noti ragionassero un po' di puoi, si accorgerebbero che non vale la candela incorrere in sanzioni (che a nostro avviso dovrebbero essere severe e implacabili). In quanto è indimostrato il teorema secondo cui chi meno conferisce meno paga. In ciò, finora, la Tarip si è dimostrata “puntuale” nel mantenere il carico tariffario immutato o quasi.

Sul punto, francamente non comprendiamo la ritorsione polemica della Giunta nei confronti dell'opposizione, che, pur di demolire il fondamento della tariffa puntuale, giustifica l'indotto a livello di aumento del degrado e della sporcizia come una delle conseguenza dell'introduzione della tariffa medesima.

Ripetiamo, Cremona è significativamente “sporca” per ragioni di trascuratezza generale. Il fai da te di certi conferenti ha indubbiamente fornito un aiuto al peggioramento della situazione.

Ma non sarà la constatazione di questa criticità collaterale (visibile diffusamente) a far riavvolgere il filmato della rimodulazione tariffaria, speculare alla sacrosanta strategia di massimazione della selezione dei rifiuti.

Con provvedimenti abborracciati, incoerenti rispetto alla narrazione, opachi dal punto di vista del rapporto rispettoso tra governance tra governance e cittadinanza nessun percorso strategico, in questo campo cruciale della riqualificazione (“rigenerazione” continua ad insistere goebelsianamente la maggioranza consigliare), sarà possibile, in assoluto e in una tempistica compatibile con una riforma efficace e tempestiva.

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