Un voto coerente con la cultura riformista
La credibilità e l'autorevolezza del sistema giudiziario, cosi come quelle dei giudici, si sono assai ridotte nella pubblica opinione del nostro Paese. Da decenni ogni iniziativa politica - parlamentare, tendente a riformare la situazione, trova sistematicamente la contrarietà della maggioranza dei magistrati, impassibili di fronte ad un contesto dalle indagini frequentemente farraginose, caratterizzato da disinvolte campagne mediatiche, nonché tempi processuali infiniti, sia nelle cause civili che penali.
Ripetutamente, anziché confrontarsi sulle soluzioni dei problemi esistenti, si antepongono rituali contrapposizioni e pregiudiziali ipocritamente a difesa della Costituzione.
Il pluridecennale scontro tra l'ambito politico e quello della magistratura non dà segni di tregua, anzi, sul referendum mirante alla separazione della carriera dei giudici, si sta intensificando, con forzature reciproche ingiustificabili.
La complessità della materia, esigerebbe altri toni e soprattutto massime disponibilità al dialogo, seppur dialettico, per invogliare approfondimenti ed una espressione ponderata e pertinente del voto sull'aspetto primario della consultazione.
Sul piano più strettamente politico, durante il lungo iter previsto dall'art. 138 della Costituzione sulla revisione del test costituzionale, si è sprecata l'occasione di legiferare, ordinariamente ed unitariamente, anche su altre esigenze innovative del sistema giudiziario, evitando in tal modo anche il ricorso al referendum.
Le responsabilità di non aver ricercato un accordo più ampio fra le forze politiche, principalmente sono certamente imputabili alla maggioranza di Governo, restia ad ogni serio confronto, anche se qualcuna ricade pure sui Partiti di opposizione, ideologicamente indisponibili ad ogni compromesso.
Nel quadro appena riassunto, è assai facile prevedere una campagna elettorale piena di tatticismi, molto propagandista e mistificante, irrispettose nei confronti dei votanti che vorrebbero approfondire le ragioni per cui ritiene si ritiene opportuno che il giudice, nel processo accusatorio, non sia appartenente a nessuna delle due parti in causa, ovvero perché i contrari temono, in prospettiva, l'indebolimento del potere giudiziario, del suo organo di autogoverno e dell'autonomia del PM.
La riforma proposta, come già accennato, non affronta diverse altre cause del mal funzionamento della giustizia, ma distinguendo, in un giusto processo, il giudice terzo, da chi accusa e da chi difende, resta un obiettivo essenziale, raccomandato da Giuliano Vassalli, Ministro socialista, studioso e padre del codice di procedura penale accusatorio in vigore dal 1988, in sostituzione del precedente di impronta autoritaria.
Disertare le urne, come già molti annunciano di voler fare, cosi come aprioristicamente schierarsi a favore o contro il Governo, come è naturale esprimersi in occasione delle elezioni politiche, non sono, a mio avviso, risposte adeguate.
Personalmente voterò a favore della proposta della revisione, costituzionale, pur consapevole dei suoi limiti, perché innanzitutto riprende la cultura garantista e riformatrice del socialismo italiano, perché rivendica il rispetto tra il potere politico e quello giudiziario, perché mi pare un passo utile per cominciare a riguadagnare la sfiducia dei cittadini nelle Istituzioni.
VIRGINIO VENTURELLI – referente della Comunità Socialista Territoriale
RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA
Il referendum e la ripolarizzazione dell'Italia
Domenico Cacopardo*
C'è un elemento di riflessione che andrebbe premesso a qualsiasi discussione sulla riforma costituzionale in corso di valutazione referendaria.
È ammissibile in punto di diritto che una corporazione di pubblici dipendenti prenda una posizione collettiva contro una legge approvata a maggioranza assoluta per due volte nei due rami del Parlamento? Di certo non c'è nulla di censurabile nella posizione del dottor Tizio e del dottor Caio e del dottor Sempronio. Ma in un mondo dominato dal diritto e dalla deontologia professionale, quid del rispetto delle competenze, dei ruoli, delle responsabilità dei 3 poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario)? Alcuni, non pochi, potrebbero valutare una campagna di dissenso organizzato dagli appartenenti al potere giudiziario, con finanziamento delle attività di propaganda, con partecipazioni “in rappresentanza” e affermazioni sicuramente mendaci una lesione dell'assetto dei poteri previsto dalla Costituzione e, quindi, da valutare sotto questo inquietante aspetto.
Al quesito ognuno di noi può dare la risposta in cui crede, ma ci sarà un giorno, forse, nel quale la democrazia affermerà in modo equo e severo il ruolo dello Stato, in relazione all'esigenza che la Costituzione sia osservata e attuata senza privilegi di sesso, di religione, di idee politiche, di censo.
Se andiamo ora al contesto propagandistico-promozionale delle parti in causa, rileviamo che, smentendo la tradizionale cautela del Pci in materia referendaria, il Pd è entrato con i piedi nel piatto nel tentativo di trasformare il suo “No”, decretato da un gruppo dirigente improvvisato, privo di cultura storico-politico e, francamente, irresponsabile, in un “No” contro il governo Meloni, assumendo, quindi e a torto, a torto marcio, l'identificazione tra lo schieramento del “Sì” e il governo stesso.
Lo scopo, evidente, ma piuttosto rozzo e superficiale consisterebbe nel tentativo di far votare “No” gli antifascisti, probabilmente ancora in maggioranza nel Paese.
Un errore marchiano, giacché, se vincesse il “Sì”, si certificherebbe, su scelta del Pd, l'esistenza di una maggioranza referendaria filo-governativa.
A questa follia strategica messa in campo da Elly Schlein&suoi si aggiungono le follie poste in essere dal governo dell'Anm e da esponenti del mondo della giurisdizione.
L'abbiamo scritto per tempo che lo schierarsi organizzato dei magistrati avrebbe rappresentato un ulteriore colpo al prestigio della corporazione giudiziaria.
Infatti, da quando esponenti dell'Anm intervengono quotidianamente sul referendum, ogni occasione processuale si presta alla strumentalizzazione: essa consiste nell'equivalenza-vicinanza tra decisioni giudiziarie e linea politica del Pd (comunista, vista l'inesistenza sostanziale della frazione minoritaria degli ex-democristiani). Qualche esempio: la decisione di liberare dalle patrie galere la minuscola rappresentanza dei feroci antagonisti del corteo di Torino di venerdì 30 gennaio, adottata a Torino, che segue così un pluriennale atteggiamento eccessivamente indulgente nei confronti del mondo No-Tav.
A Milano, sabato 7 febbraio nuova manifestazione antagonista con il solito contenuto di violenza. Ecco, la polizia nella perenne funzione di pompiere, arresta 4 esagitati che in tempi brevissimi vengono rilasciati e posti in libertà. Quanto alla serie di attentati alle linee ferroviarie, nulla è ancora emerso. Contiamo sulla “celebrata efficienza” delle tante polizie italiane per venirne a capo con l'individuazione dei responsabili e la loro punizione.
Infine, l'altra e più recente decisione della Corte di cassazione sull'integrazione del quesito referendario. Un esposto quello riguardante il quesito referendario presentato da un nutrito numero di “esperti” del fronte del “No” come premessa per un rinvio della celebrazione del medesimo referendum, indicata come un obbiettivo che avrebbe gettato lo scompiglio nei “nemici” del “Sì”. Nella sezione della Corte di Cassazione incaricata di affrontare il problema, c'era un magistrato, già parlamentare del Pd e ora attivo esponente del “No”. L'avvocato Gian Domenico Caiazza, già presidente delle Camere penali italiane, oggi impegnato per il “Sì”, chiarisce la stranezza della situazione: «La vicenda del giudice di Cassazione pubblicamente impegnato a favore della campagna del “No”, che giudica della ammissibilità di un referendum per il “No”, è esemplare. Perché è del tutto ovvio che nessuno ha il diritto di ritenere, perciò solo, che il dott. Alfredo Guardiano (il magistrato ex-politico componente del collegio, ndr) sia venuto meno al suo dovere di imparzialità. Ma sorprende che quel giudice non comprenda che, altrettanto ovviamente, per quegli stessi motivi egli possa apparire non imparziale. È la stessa Corte di cassazione, cui il dott. Guardiano appartiene, a ripetere senza sosta che ciò che conta è innanzitutto che il giudice appaia imparziale, prima ancora che esserlo. Ecco, sarebbe per tutti noi utile sapere perché quel principio non sarebbe valido in questa occasione. Serenamente, senza polemiche.» Con un intervento fuori tempo e fuori tema, il presidente Mattarella ha esortato al rispetto della Corte di cassazione che nella specifica fattispecie dovrebbe essa stessa custodire il proprio prestigio evitando scivolate del genere “Guardiano”.
Nella polemica referendaria, molti esponenti della magistratura e dello schieramento del “No” mettono benzina sulla brace introducendo evidenti bugie e agitando il timore che questo sia il primo passo per la limitazione delle libertà personali, per la sottoposizione della magistratura al potere politico, per l'avvio della trasformazione di questa coalizione in regime autoritario di destra.
Se ciò accadesse, sarebbe difficile negare il ruolo determinante della linea schleiniana e dell'irresponsabilità generalizzata manifestatesi in questa campagna referendaria.
I rischi assunti dal Pd di Elly Schlein ricadono sugli italiani tutti e una classe dirigente consapevole dovrebbe disinnescarli, evitando di marginalizzare i riformisti di sinistra, che richiamano le precedenti posizioni assunte dal Pd medesimo a favore di una riforma della magistratura, compreso il sorteggio dei componenti del Csm.
Questa specie di ferro e fuoco alimentato dalle falangi (vocabolo scelto non a caso) del “No” brucerà uomini, partiti e associazioni. Tutti dimentichi del fatto che il ruolo unico dei magistrati fu decisione del fascismo, adottato allo scopo di mettere sotto controllo i giudici liberali ancora in carica.
Quindi fascismo e antifascismo sono disgregati in questa brutta storia con gli antifascisti che postulano decisioni e scelte fasciste.
Se rileggiamo i quesiti referendari, potremo renderci conto che il “potere” dei PM non sarà ridimensionato: sarà anzi accresciuto, pur perdendo la sostanziale sovraordinazione nei confronti dei giudici giudicanti.
E, in definitiva, in Italia si battaglia sui poteri all'interno di una corporazione.
Un paradosso in scena per una combinazione di leggerezze istituzionali e di ignoranza della storia politica e istituzionale della Repubblica.
Quindi, non possiamo dimenticare l'apostolo Matteo (12. 25): «Gesú, conoscendo i loro pensieri, disse loro: “Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro se stessa non potrà reggere … »
La divisione che dovremmo giudicare intollerabile è quella che pone in discussione lo stare insieme di un popolo, di una nazione. Siamo certi dell'unità sostanziale degli italiani?
* This is Europa's moment Stronger togheter
Domenico Cacopardo (Kakoπ?ρδ?σ) www.cacopardo.it
Presidente di s. del Consiglio di Stato r. strada N. Bixio 41 43125 Parma
L'editoriale L'Associazione magistrati si mette l'elmetto 
Il fronte del no alla legge costituzionale per la riforma della giustizia é diviso in due. Ufficialmente il Pd, nel quale non mancano defezioni interne, e i Cinque stelle sbraitano sul pericolo dei pieni poteri, cioè di una sorta di dittatura della maggioranza, sbagliando referendum. Non si capisce infatti cosa c'entri una legge che istituisce la separazione delle carriere dei magistrati, che esiste in tutte le democrazie europee, con la svolta autoritaria. Forse si riferiscono al premierato. E anche su questo… Spiegateglielo, per favore. E poi c'é la posizione di Luciano Violante, sposata anche da Casini e Pomicino, secondo la quale la legge, con la costituzione del doppio Csm, uno per i giudici e uno per i piemme, favorirebbe il potere dei piemme. In che cosa non si comprende bene visto che gli sarebbero sottratte molte competenze, tra le quali quelle disciplinari affidate a un super comitato di toghe e laici. Ma la cosa che appare davvero contraddittoria é che questo presunto eccesso di potere dei piemme sia contestato dall'Associazione nazionale magistrati che é scesa in campo come tale in difesa del no alla legge. Dunque gli stessi piemme contestano questa attribuzione di un surplus di potere? Ne dubito fortemente. A proposito di una Anm che si é messa l'elmetto per combattere questa battaglia di conservazione andrebbero ricordati i confini entro i quali la Costituzione restringe un'azione politica della magistratura. La Costituzione prevede che si possano, con legge, stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati e la legge 109/2006 sanziona come illecito disciplinare “l'iscrizione o la partecipazione sistematica e a partiti politici”. La norma, secondo la Corte costituzionale, é precipuamente diretta a non consentire rapporti stabili tra i magistrati e i partiti politici. Come sostiene Mario Esposito, professore di diritto costituzionale su “Il Riformista”. “si tratta di un punto cardine dell'ordinamento vigente. Ma nel caso del Comitato si è ben oltre l'iscrizione del singolo magistrato ad un partito politico: è l'associazione dei magistrati che si fa partito politico, al fine di convertire il referendum costituzionale nella scelta tra un legislatore che è tale per attribuzione costituzionale e una sorta di “controlegislatore”, che quelle attribuzioni non ha”. Paradossale che l'accusa principale al legislatore sia quella di approvare una legge che lede l'autonomia della magistratura, quella stessa che, divisa in partiti politici (il sorteggio per l'elezione dei membri del Csm é uno strumento per impedirlo) rappresenta invece la più totale subordinazione dei magistrati alla politica. In tutto questo mentre i giustizialisti a Cinque stele agli ordini della grancassa di Travaglio e del Fatto quotidiano restano compatti sul fronte del no, nel Pd, a cominciare da Bettini, Gentiloni, Picierno e altri autorevoli esponenti si schierano per il sì. Incomprensibile la posizione di Renzi e di Italia viva che si é astenuta in Parlamento. Dirà di sì o di no visto che un “non so” non é ammesso? Che dire del Psi che in un manifesto indica di votare invitando a non attaccare la magistratura che attacca ad alzo zero la legge? Difenderà la legge ma non reagirà. Come un pugile suonato.

Dalla Bicamerale di Massimo D'Alema che proponeva nel 1998 la separazione costituzionale delle carriere dei magistrati (“due distinti ruoli, con due diversi Csm”), al programma dell'Ulivo del 2001 (“separazione delle funzioni tra giudici e piemme, con percorsi di carriera distinti. Per modernizzare la giustizia, ridurre conflitti di ruolo”, firmato da Fassino e Rutelli), al Ddl costituzionale del ministro della Giustizia del governo Prodi (2006-2008) Clemente Mastella che propose la separazione delle carriere, sostenuta dai Diesse Fassino e Violante e dalla Margherita, Francesco Rutelli. Poi il governo Prodi cadde e la legge non venne approvata. Fino al 2014 col ministro del governo Renzi Andrea Orlando (Pd) che introdusse il divieto di passaggio da piemme a giudice dichiarando: “Abbiamo realizzato una separazione funzionale. La separazione delle carriere è il passo successivo”. Dal canto suo Matteo Renzi annotò: “Serve separare piemme e giudici, come in Europa”. Ma cadde il suo governo a causa del no alla sua legge costituzionale. Fino al congresso del Pd del 2019 dove venne approvata la mozione Martina, firmata anche da Deborah Serracchiani che afferma: “La separazione delle carriere è ineludibile per garantire la terzietà del giudice”. E la stessa Serracchiani dichiarò: “Non possiamo più difendere l'unità della toga come dogma”. Nel 2021 il Pd sostiene la riforma Cartabia che rafforza la separazione funzionale prevedendo un solo passaggio in carriera (Piemme e giudice o viceversa) nella vita, ma non nella stessa regione. Ma Enrico Letta (segretario Pd) commenta: “È un passo verso la separazione. Serve ora il coraggio di completarla”. E Orlando (ministro): “Abbiamo separato le funzioni, ora serve separare le carriere”. Veniamo alla scelta del sorteggio. Marco Travaglio, che oggi contrasta il sorteggio nella scelta dei membri dei due Csm così commentava nel 2021 in tivù la crisi di credibilità in cui versava la magistratura e in particolare il Csm: “Bisogna inserire un elemento di casualità in coloro che la giudicano. L'unico modo di inserire un elemento di casualità è sorteggiarli. Se un magistrato ha il potere di arrestarmi, potrà avere il potere di giudicare i suoi colleghi. Per quale motivo non li possiamo sorteggiare? Li sorteggiamo tra i magistrati, mica li sorteggiamo tra i passanti”. E Nicola Gratteri annuiva: “Sì con il sorteggio metteremmo fine alla logica delle correnti organizzate”. Adesso Gratteri capeggia il comitato del no che criminalizza il sorteggio. E Travaglio gli fa eco. Ancora. Peter Gomez, direttore de Il Fatto quotidiano online, strenuo avversario della legge Nordio, affermava in tv che il sorteggio era un'opzione valida. Gli stessi Cinque stelle, citati da Travaglio, l'avanzarono come suggerimento al governo assieme a Forza Italia. Non é passato un secolo ma son trascorsi solo pochi anni. Tout passe, tout lasse, tout casse. Goffredo Bettini, l'ideologo pidino, si é detto favorevole alla separazione delle carriere, poi ha cambiato posizione perché il referendum ha assunto una valenza politica. E quale referendum non l'ha assunta? Ma chi vincerà se prevarranno i no? Non vinceranno i riformisti del Pd, quelli che si sono distinti per una opposizione politica alla sua leadership, né Più Europa e men che meno socialisti, radicali e Azione che si son schierati per il Sì e nemmeno Renzi fermo nel suo non so. Vinceranno la Schlein e Conte, quell'asse che la parte riformista e liberale dello stesso centro-sinistra vuole comprimere. Ma se la bocciatura di una legge condivisibile porterà lievi danni al governo Meloni che ha già assicurato che non si dimetterà, ne porterà di più gravi al sistema della giustizia italiana. Il dilemma é tra una nuova legge, non esente da critiche, e nessuna legge per molti anni ancora, con la permanente confusione dei piemme e dei giudici che si votano reciprocamente incarichi, promozioni e prebende e non sono affatto autonomi gli uni dagli altri, con la parte minoritaria della magistratura iscritta alle associazioni politiche (poco più di 2mila su 9mila magistrati) che si prende tutti i membri del Csm lasciando non rappresentata la maggioranza, e con una commissione disciplinare interna al Csm che non solo assolve il comportamento degli aguzzini di Enzo Tortora. Ma li premia. Questo il prezzo da pagare per dare uno schiaffetto alla Meloni? Sì. Ne vale la pena? La risposta alle vostre coscienze.


Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all'Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un'intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all'ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al2022 dirige l'Avanti online. Dalla rifondazione dirige la testata prampoliniana La Giustizia ed è nel vertice del Movimento Liberalsocialista.

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IL MOVIMENTO SOCIALISTA LIBERALE E LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI
SOCIALISTA LIBERALE, ALL'IRRILEVANZA NON PERCHÉ SIAMO POCHI MA PERCHÉ SAREMMO COME TUTTI GLI ALTRI! *
Ivo Costamagna all'unanimità dei votanti è stata approvata la proposta di dar vita, come movimento socialista liberale, ad un comitato nazionale per il SI al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. il comitato di presidenza del movimento ed il direttore del giornale “la giustizia”, on. mauro del bue, sono incaricati di farlo conoscere immediatamente attraverso tutti gli organi d'informazione, mentre i responsabili territoriali si incaricheranno di farlo nella loro zona unitamente ad ogni altra iniziativa che ritenessero utile per la sua divulgazione (banchetti per raccolta firme, volantini, diffusione sui canali social del movimento ove esistenti, creazione di analoghi comitati locali, ecc.).*
*su di un tema come quello della separazione delle carriere, che parte dal referendum promosso e stravinto dal psi di Craxi e martelli e dai radicali di pannella dopo la terribile vicenda giudiziaria di Enzo Tortora che lo portò ad una prematura scomparsa, passa attraverso la riforma del codice di procedura penale che porta la firma di uno dei “padri della patria”, allora ministro della giustizia, il socialista giuliano vassalli, il pronunciamento chiaro e coraggioso come sempre e per sempre di Giovanni falcone, per arrivare ai più recenti tentativi “respinti” in nome del… golpe giustizialista, i socialisti degni di questo nome non possono avere dubbi, troppe vittime innocenti si rivolterebbero ad una loro titubanza, comunque la si possa tentare di giustificare sarebbe la mancanza di quel coraggio che fa la differenza tra i politici che pensano al paese e quelli che pensano a se stessi.*
*democraticamente il movimento socialista liberale si è espresso, con il voto e financo con numerosi interventi, in modo unanime. Serve quella positiva temerarietà e quella tempestività che richiediamo, giustamente, ad altri soggetti politici perché in Italia le elezioni e le coalizioni ci sono praticamente sempre e non si può aspettare, anche su questo tema un… “dopo” che ci consegnerebbe, come movimento
Riforma della Giustizia, Cassese: «Questo è l'ultimo atto della riforma Vassalli. No allo scontro politico»
Il costituzionalista: «Le norme approvate sono conformi alla Carta, i pm avranno le stesse garanzie dei giudici. La consultazione non deve essere pro o contro il governo»
Sabino Cassese, nato ad Atripalda il 20 ottobre 1935, ex membro della ConsultA
- di Mario Ajello -
Professor Cassese, la legge Nordio come si inserisce nel percorso di riforma della giustizia di cui si sente il bisogno da tempo e non è stato solo Berlusconi a insistervi?
«La legge approvata dal Parlamento, che sarà verosimilmente sottoposta al referendum confermativo in base all'articolo 138 della Costituzione, è la conclusione di uno sviluppo avviato nel 1988, proseguito nel 1999 e nel 2020. Infatti, nel 1988, sulla base dei lavori di una commissione di studi presieduta dal professor Pisapia, uno dei maggiori studiosi di diritto penale italiani, Giuliano Vassalli, studioso di procedura penale e ministro della Giustizia, socialista, propose e fece approvare dal Parlamento una modificazione radicale della struttura del processo penale, che da inquisitorio divenne accusatorio. Questo vuol dire che da allora il processo penale vede tre protagonisti, l'accusa sostenuta dai pubblici ministeri, la difesa dall'avvocato dell'accusato e, in una posizione imparziale tra le due parti, il giudice.
Si può leggere on line l'intervista che Vassalli dette a un giornalista inglese, in cui affermava che la separazione delle carriere era la necessaria. E nel 1999 che cosa accade?
«In quell'anno fu modificato l'articolo 111 della Costituzione nel quale ora è scritto che “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. Infine, nel 2022 la ministra della giustizia Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, ha proposto al Parlamento, che l'ha approvato, un inizio della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, limitando i passaggi tra le due carriere. Questo cambiamento, avviato ormai quarant'anni fa, giunge a conclusione con il disegno di legge costituzionale approvato dal Parlamento con due successive deliberazioni ad intervallo non minore a tre mesi, a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, come richiesto dalla Costituzione, per il riconoscimento che esistono due funzioni diverse radicalmente, che richiedono due specializzazioni interamente diverse, quella investigativa e quella giudicante. Dunque, quella che verosimilmente saremo chiamati ad approvare con il referendum confermativo è una decisione quasi obbligata, quasi un atto dovuto, maturata a lungo nella cultura giuridica italiana per assicurare ai cittadini la massima garanzia di imparzialità del giudice, nel rapporto trilaterale accusa- difesa- giudizio».
Chi si oppone alla riforma in nome della fedeltà alla Costituzione fa bene o male?
«La legge approvata dal Parlamento, che sarà verosimilmente sottoposta al referendum confermativo, rappresenta l'attuazione di un principio fissato dalla Costituzione e attribuisce al corpo dei pubblici ministeri, che verrebbe separato da quello dei magistrati giudicanti, le stesse garanzie che ha oggi l'intero corpo della magistratura. Quindi le norme sono conformi alla Costituzione».
Lo Spirito delle leggi di Montesquieu è danneggiato da questa legge?
«Se vengono individuate due funzioni diverse, quella di accusatori e quelle di giudici, occorre necessariamente attribuire queste funzioni diverse ad organi diversi, tra di loro separati, i magistrati dell'accusa e i magistrati che giudicano, così come le gambe servono per camminare e le braccia per scrivere o per mangiare e sarebbe illogico utilizzare per ambedue queste funzioni una sola parte del corpo umano. A funzione diversa deve corrispondere organo diverso».
Sembra che la bandiera del garantismo sia ormai nelle mani del centrodestra. E gli altri?
«Io penso il contrario perché il garantismo richiede che si dia attuazione alla Costituzione, per cui le parti sono in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale, mentre oggi non si può dire che chi si difende davanti a un giudice sia in condizione di parità nei confronti del procuratore, che fa parte dello stesso corpo a cui appartiene il magistrato giudicante. Il garantismo vuole che vi sia un rapporto a tre ed una chiara differenziazione dei ruoli e degli organici».
Che tipo di propaganda elettorale prevede per il referendum?
«Si preannuncia una campagna dai toni sbagliati perché politicizzata. La politicizzazione comporta una modificazione costituzionale. Mi spiego: nel nostro ordinamento c'è una democrazia rappresentativa, quella che si realizza quando si eleggono i parlamentari, e una democrazia deliberativa, che si realizza con il referendum. Se al referendum si dà un sovrappiù di significato, come un voto a favore o contro il governo, si dà al risultato un significato diverso, quello proprio della elezione, una legittimazione, tradendo la democrazia diretta. Se i partiti di maggioranza si schierano per l'approvazione, una vittoria referendaria sarà considerata un appoggio popolare all'attuale governo. All'opposto, uno schieramento dell'Associazione magistrati a favore del no, sarà inteso, in caso di una vittoria referendaria, come una delegittimazione popolare della intera magistratura».
Conseguenze?
«Innanzitutto, in questo modo la democrazia diretta finisce per diventare una nuova forma di democrazia rappresentativa. In secondo luogo, il referendum inteso come voto rivolto al governo tradisce la domanda che viene posta (“approvate voi il testo della legge costituzionale già approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale”?) perché quello che è sottoposto al referendum non è un atto del governo, ma un atto del Parlamento».

La separazione delle carriere è legge dello Stato.
L'ha approvata il Parlamento al termine di un iter complesso previsto dall'art 138 della Costituzione.
La legge verrà sottoposta a referendum e, proprio per questo, è ampiamente prevedibile che le ragioni del SÌ e quelle del NO, finiranno con il fare ricorso ad argomenti che avranno l'inevitabile effetto insulso di trasformare la legge di riforma nell'ennesimo pretesto per uno scontro tra schieramenti che si fronteggiano su opposti schieramenti ideologici.
Noi riteniamo che la riforma vada letta non come un affronto della maggioranza di Governo al resto dello schieramento politico nazionale e neppure, come è stato detto in modo temerario, un vulnus inferto all'assetto dei poteri come delineato dalla Costituzione nata dalla Resistenza.
Siamo portatori di un messaggio semplice: la riforma serve prima di tutto a dare ai cittadini un processo nel quale si sarà davvero giudicati da un giudice terzo e imparziale
Si tratta, infatti, del naturale completamento di un percorso iniziato con la riforma Vassalli.
Nel 1988, sulla base dei lavori di una commissione di studi presieduta dal professor Pisapia, uno dei maggiori studiosi di diritto penale italiani, Giuliano Vassalli, studioso di procedura penale e ministro della Giustizia, socialista, propose e fece approvare dal Parlamento una modificazione radicale della struttura del processo penale, che da inquisitorio divenne accusatorio.
Da allora il processo penale vede tre protagonisti: l'accusa sostenuta dai pubblici ministeri, la difesa dall'avvocato dell'accusato e, in una posizione imparziale tra le due parti, il giudice.
A commento della propria riforma, Giuliano Vassalli, già presidente della Corte costituzionale e Ministro di grazia e giustizia sosteneva, tra l'altro, che la separazione delle carriere era la necessaria conseguenza della distinzione delle funzioni tra le parti del processo
E' partendo da queste basi, non ideologiche ma sostanziali, che bisogna affrontare ogni discussione seria sulla riforma chiedendosi:
a) se sia giusto o meno che PM e Giudici abbiano percorsi professionali differenti, dall'assunzione in poi;
b) che abbiano due diversi organi di autogoverno entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, ma i cui membri non laici, siano scelti per sorteggio;
c) che dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati si occupi un' Alta corte disciplinare. e non più una sezione del una sezione del Csm.
Questi non altri i temi in discussione
Per noi riformisti la giustizia deve non solo essere ma essere percepita dai cittadini, come terza e imparziale e la separazione delle carriere concorre in maniera plastica alla soddisfazione del diritto del cittadino ad avere un giudice terzo rispetto sia all'avvocato della difesa che al magistrato della pubblica accusa.
Ne deriva che il quesito referendario non potrà essere prospettato come un pendolo che oscilla tra riformismo e conservazione, e pertanto non può essere svenduto come una conquista della destra, nel dichiarato intento di instradare il cittadino e in particolare, l'elettore di sinistra a votare contro la riforma.
La separazione delle carriere non è, dunque, una suggestione della destra.
Anche per smontare tale irragionevole presunzione vogliamo farci interpreti di un dibattito sulle ragioni della riforma con il fine di stabilire, all'esito del confronto, che vogliamo libero da pregiudizi di schieramento politico, se la riforma approvata consenta o no equilibrio tra le parti e, pertanto, sia utile a garantire la parità di posizioni tra i soggetti del processo.
Vogliamo anche che venga opportunamente riconosciuto che la riforma è necessaria anche per dare attuazione dell'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, specie considerato che numerose sentenze della corte di Strasburgo hanno condannato il sistema giudiziario italiano per violazione dei principi di garanzia dei cittadini.
Uno Stato che proclama il cittadino innocente fino alla prova del contrario, deve avere a presidio di tale principi un giudice imparziale e terzo che sappia decidere, con equilibrio, sulle richieste del Pubblico Ministero e su quelle della difesa.
E' questo l'unico punto che ha valore politico.
La riforma è una conquista riformista che appartiene alla nostra cultura garantista.
Socialisti, liberali, democratici, riformisti, riformatori, laici e cattolici, aderendo al "Comitato Giuliano Vassalli" si pongano a difesa della riforma per una giustizia giusta.
Comitato "Giuliano Vassalli"
LE ADESIONI AL COMITATO NAZIONALE “GIULIANO VASSALLI” PER LA GIUSTIZIA GIUSTA E PER IL SI AL REFERENDUM SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE.
Hanno promosso il Comitato “Giuliano Vassalli": Claudio Signorile, Fabrizio Cicchitto, Biagio Marzo, Salvo Andò, Felice Iossa, Sandro Principe, Giulio Di Donato, Saverio Zavettieri, Sergio Pizzolante, Giovanni Crema, Mauro Del Bue, Angelo Cresco, Mauro Sanguineti, Gianni Pittella, Enzo Mattina, Ugo Finetti, Alberto Manchinu, Turi Lombardo, Francesco Barbalace, Salvatore Grillo, Giuseppe De Mitry, Gabriele Salerno, Tonino Bruno, Beppe Garesio, Roberto Spano, Ercole Incalza, Alfredo Venturini, Donato Robilotta, Felice Laudadio, Franz Caruso, Beppe Bea, Simonetta Lorusso, Carlo Petrone, Salvo Fleres, Giampaolo Sodano, Peppino Calderisi, Maurizio Ballistreri, Giovanni Russo, Vincenzo Maiello, Salvatore Sannino, Domenico Tanzarella, Francesco Carbini, Oreste Pastorelli, Gianni Golotta, Francesca Straticò, Oreste Campopiano, Franco Raimondo Barbabella, Giancarlo Armenia, Mimmo Pagliara.
Hanno aderito: Alberto Leoni, Renzo Fratton, Salvatore Colazzo, Pasquale Sannino, Ivo Costamagna, Luciana Sanasi, Giuseppe Moscogiuri, Mimmo Convertino, Francesca Franzoso, Silvano Veronese, Giuseppe De Luca, Michele Drosi, Carmelo Messina, Marcello Inghilesi, Francesco De Feis, Arturo Guastella, Giuseppe Bennardi, Libera Falcone, Vincenzo Guadalupi, Mario Guadagnolo, Antonino Gulotta, Antonio Negro, Enrico Pavia, Francesco Kostner, Carmelo Floridia, Stefano Ferrini, Stefano Meledandri, Ninni De Toma, Ileana Lang, Angelina Costantino, Guglielmo De Feis, Giuseppe Vittorio Piccini, Pierino Bonfanti, Giovanni Di Cesare, Aldo Repeti, Fernando Rocca, Elio Antonio Danza, Marisa Saracino, Antonio Bosco, Maria Vittoria Colapietro, Massimiliano Scapecchi, Girolamo Cellamare, Salvatore Favale, Luciano De Gregorio, Ugo Gardini, Marco Urago, Pascal Pezzuto, Marino Spadavecchia, Andrea Artioli, Baldassare Mangione, Umberto Marseglia, Raffaele Vecchi, Carmine Pinto, Katherine Gingras, Cecchino Cacciatore, Giuseppe Coglianese, Roberto F. Giuliano, Egidio Di Todaro, Stefano Turini, Emanuele Orlando, Michele Salieri, Giovanni Guttagliere, Santo Fabiano, Giacomo Erci, Annarosa Gentile, Nino Grasso, Vincenzo Milioto, Francesco De Benedittis, Osvaldo Storai, Paolo Gagliardi Francesco Saverio Iandoli, Christian Bosco, Giovanni Settanni, Francesco Di Lorenzi, Savino Di Palma, Gennaro Holmes, Paolo Preti, Vincenzo Pessia,Claudio Rossano, Mimmo Miceli, Sebastiani Raniero, Antonio Zilli, Gaetano Papasso, Giovanni Di Cesare Ettore Cenciarelli, Giorgio Serao, Paolo Caruso, Orazio Di Stefano, Maurizio Barbieri, Bruno Martellone, Pierino Bonfanti, Fausto Ferrara, Angelo Sollazzo, Giancarlo Parasecoli, Angelina Costantino, Rocchino Nardo, Gabriele Acocella, Fabrizio Fulloni, Ninni De Toma, Stefano Ferrini, Regina D'Eramo, Carmelo Floridia, Mimmo Guida, Carlo Mori, Carmelo Messina, Francesco Kostner, Carla Fois, Sergio Tazzer,Angelo Nigito, Pipino Contarino, Pietro Turini, Stefania Baldassari, Massimo Cetola, Francesca Caracò, Sergio Verrecchia, Antonella Monaco, Antonio Violentano, Roberto Papa, Elio Tagliaferri, Filippo Polifroni, Severino Sarto, Marzia Ceccherini, Gemma Gelmini, Floriano Bracalenti, Raffaele Scarfò, Pierluigi Caputi, Cecchino Cacciatore, Maurizio Colacchi, Salvo de Luca, Flavio Veronese, Edoardo Contrafatto, Luigi Colomba, Alessandro Campanelli, Fabio Tonelli, Antonio Eduardo Favale, Daniela Bernardoni, Gianfranco Trombetta, Maria Cipriano, Luigi Cosentini, Anna Cerruti, Mario Bianchi, Elismo Pesucci, Fiorenzo Bucci, Carlo De Nitto Personè, Pieraldo Ciucchi, Emidio Tenaglia, Alessio Vezzoli, Sabato Limonciello, Andrea Zonari, Francesco D'Eri, Alberto Leoni, Vittorio De Luca, Antonio Stasi,Antonio Bossone, Fabio Caucci, Bruno Rapa, Franco Fazzi, Mauro Rusci, Federica Baldassarri, Osvaldo Storai, Fabrizio Scarcella, Patrizio Massei, Pietro Dimase, Alfredo Poponcini, Stefano Moretti, Casimiro Faidiga, Domenico Carrino, Sonia Marconi, Rosario Marinaro, Michele Vinci, Valentina Piccione, Donato Cutro, Marina Bulfari, Lucia Del Vespa, Claudio Rossano, Nicola De Nuccio, Graziella Paparelli, Sandro Natalini, Nicola De Nuccio, Giuliano Scappi, Angelina Costantino, Aldo Filosa, Giulio Scabini, Mauro Presentini, Cosimo Pagliara, Giampaolo Barabaschi, Marco Destro, Domenico Carrino, Fiorenzo Bucci, Carmelo Floridia, Maurizio Bruscolini, Piero Giacinto Di Fiore, Christian Bosco, Osvaldo Storai, Andrea Artioli, Francesco Di Lorenzi, Massimiliano Scapecchi, Sebastiani Raniero,Paolo Castronovi, Gianni Angeloni, Costantino, Giorgio Zorzi, Walter Maccari, Riccardo Enrico Dinucci, Emidio A Tenaglia, Andrea Zonari, Pietro Alberto Merlini, Stefano Friani, Mario Gensini, Giannetta Luigi, Michele Vinci, Nino Grasso, Stefano Ferrini, Anna Tucci, Paolo Preti, Marco Destro, Fabio Guerra, Teodoro Capannelli, Annarosa Gentile, Bruna Verza, Giampaolo Barabaschi, Elio Ruffo, Carmine Spiotta, Carmelo Floridia, Domenico Carrino, Federico Zedda, Riccardo Benvenuto, Francesco Saverio Iandoli, Marina Maurizi, Gemma Gelmini, Pietro Alberto Merlini, Raimondo Deiara, Antonio S. La Rosa, Gianfranco Trombetta, Fiorenzo Bucci, Sandro Fontana, Marco Lombardo, Mauro Terlizzi, Francesco Belluscio, Remo Galetti, Sergio Tazzer, Franco Lucciola, Francesco Antonio Perna, Oneant Loiero, Carla Boni, Carmine D'Antuono, Walter Maccari, Franco Lucciola, Francesco Alati, Massimiliano Scapecchi, Alfredo Ciavarella, Silvio Bigoni, Lidano Grassucci, Bakis Zolo, Enrico Carmenati, Salsi Ernesto, Walter Maccari, Franco Lucciola, Bruno Rapa, Demetrio Sgroi, Bakis Zolo, Pierino Mortari

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Egregio signor direttore,
le chiedo di ospitare gentilmente questo comunicato dell'Associazione partigiani cristiani di Cremona, approvato all'unanimità durante la conferenza per ricordare la figura di Giusrppe Cappi, eletto alla Costituente e membro dei 75 Padri costituenti con il compito di stilare la nostra Costituzione.
Al referendum costituzionale sulla giustizia invitiamo, da custodi della memoria della Resistenza e della fedeltà costituzionale, tutti i cittadini a partecipare al voto per esprimere una scelta informata, consapevole e ragionata, vista la delicatezza e l'importanza della posta in gioco per il presente e il futuro della nostra società. Per la precisione, dobbiamo decidere su diverse questioni che non riguardano solo la separazione delle carriere dei magistrati.
Con il nostro NO alla riforma del ministro Nordio e imposta dalla maggioranza del governo Meloni, senza neppure cambiare una virgola e con l'esclusione di ogni contributo da parte di tutte le opposizioni, intendiamo mettere il nostro pensiero al servizio del dissenso come pratica civile e della memoria storica.
Per entrare nello specifico, intendiamo precisare quanto segue.
C'è da preservare l'equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità
C'è da salvaguardare l'unicità del Consiglio superiore della magistratura, l'organo costituzionale di autogoverno e di difesa di tutti i magistrati, compresi i giudici civili e penali, da questo esecutivo che vuole smembrarlo, indebolirlo, togliergli la competenza disciplinare e cambiarne la composizione al fine di controllarlo
C'è da preservare l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati, essenziale per garantire a tutti i cittadini l'esercizio di un giusto processo
Comunque sarà l'esito del referendum, auspichiamo che continui l'attenzione sull'esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese e che si realizzi un dialogo responsabile e costruttivo tre le diverse forze sociali, culturali e politiche, alla ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzione che preservino il bene comune, per evitare decisioni di modifiche costituzionali a colpi di maggioranza governativa
è necessario svelenire il clima generale della fase attuale dominata da antagonismi, da conflitti, dall'odio manipolato, da campagne e propagande interessate che inquinano profondamente le relazioni e le menti delle persone
è necessario respingere ogni tentativo di disciplinamento ideologico con il nostro pensiero e la nostra partecipazione a difesa dei principi e dei valori della nostra Costituzione per preservarla da ogni manovra volta a disconoscerla, manometterla o negarla.
Associazione nazionale partigiani cristiani di Cremona
non voglio convincere nessuno
…tanto la gente ha già deciso come esprimersi. Voglio solo dirti la mia sulla consultazione referendaria.
Secondo me, i giudici devono essere super partes, al di sopra delle parti, senza alcuna relazione, diretta o indiretta, neppure amichevole, con chi rappresenta l'accusa o la difesa. Per questo, in linea di principio, sono favorevole alla separazione delle carriere.
Se il Parlamento si fosse limitato a legiferare su questo punto non ci sarebbe stato bisogno di un referendum, visto che la Costituzione non detta legge sulle carriere. E io, per quel poco o nulla che conta, sarei stato d'accordo. Fine.
Purtroppo, però, chi governa ha voluto intervenire sulla composizione dei nuovi Consigli della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. E qui sta il nodo: la riforma attribuisce al Parlamento la nomina diretta di alcuni componenti e un ruolo decisivo nella formazione degli elenchi di coloro che verranno sorteggiati. In sostanza, la politica sceglie chi entra e chi potrà essere scelto dal caso.
È giusto?
Certamente no. Il motivo è semplice: la nascita dei due organi dipenderà in modo determinante dal potere politico, col risultato che la loro indipendenza rimarrà solo sulla carta. E tutti sanno che un'indipendenza formale è, in realtà, una dipendenza mascherata.
È una follia?
Certamente sì. L'autonomia della magistratura non è una concessione, è una garanzia. Indebolirla significa alterare l'equilibrio tra i poteri su cui si fonda la democrazia.
Per concludere: sono favorevole alla separazione delle carriere ma contrario a qualsiasi forma di sopraffazione di un potere sull'altro. Per questo trovo giusto votare per il “NO”.
Alberto Piazzi
Ai lettori
Stimiamo, con questa entrée, di aver tutto sommato corrisposto alla difficile mission di restare nei ranghi di un focus che, per delicatezza del tema e per la difficoltà di non debordare, da settimane si presentava difficile.
L'abbiamo inquadrato nella sua sostanza contenutistica. Ci siamo affidati a richiami del quadro ordinamentale inoppugnabili (qualunque siano poi le opzioni individuali).
Abbiamo messo in campo una lavagna di stampa correlata di altissimo livello. Abbiamo incorporato nell'editing anche la testimonianza del NO. Scegliendo di ospitare legittimi avvisi contrari, purché non finalizzati a propaganda “larga”.
Ovviamente, se ci è concesso, abbiamo postato anche il punto di vista di sensibilità, favorevoli al SI ma non schierate nei “campi”. Com'è quello espresso da Virginio Venturelli, come noi, dal punto di vista dell'”accasamento”, un “apolide”. Ma pur sempre riferimento, come specificato, della Comunità Socialista Territoriale.
Chi firma l'editing dichiara di essere iscritto, ma solo come simpatizzante e quindi privo di prerogative ed obblighi, del Movimento Liberalsocialista.
Tutto ciò per un dovere di trasparenza. Grazie dell'attenzione. Domani pubblicheremo un editing finale, in cui ospiteremo anche una chiosa editoriale di quanto appena postato sopra e le ultime battute della campagna referendaria. Poi…silenzio stampa e esortazione ad interrogare le coscienze. Soprattutto, a non disertare le urne. (e.v.)