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Destinazione Italia fa tappa a Cremona

Anche dovendo a malincuore rinunciare ad interrogarci sulla effettiva finalizzazione del ferroviario giro renziano lungo tutto lo Stivale, siamo obbligati a fornire della tappa cremonese del leader del PD una versione di piena rispondenza alle categorie interpretative per cui il tour è stato immaginato

  17/11/2017

A cura della Redazione

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Anche dovendo a malincuore rinunciare ad interrogarci sulla effettiva finalizzazione del ferroviario giro renziano lungo tutto lo Stivale, siamo obbligati a fornire della tappa cremonese del leader del PD una versione di piena rispondenza alle categorie interpretative per cui il tour è stato immaginato.

Siamo a pochi mesi da un election day rispetto a cui le recenti regionali siciliane sono un'inizia. Soprattutto, continua nei confronti del leader, confermato solo pochi mesi fa da un quasi plebiscitario consenso delle primarie e del congresso, il tiro a segno concentrico che ha come obiettivo non tanto criptico il completamento del lavoro iniziato un anno fa. Vale a dire, senza affidarsi, come fanno ventiquattro ore al giorno ed ogni giorno, i nemici più che competitors dialettici, neanche lontanamente al linguaggio felpato, alla fine totale della sua testimonianza di leader e di premier, passato e futuro.

Il successo rende simpatici; mentre gli incidenti di percorso hanno come risultato sicuro l'effetto bandwagoning revers; che coalizza tutto e tutti contro un leader percepito, al di là dei reali contenuti testimoniati, come il pericolo numero uno del sistema iper-ingessato.

Di più, appare oltremodo evidente la tattica di giocare al gatto/topo.

Lo diciamo francamente: a pelle non ci è mai piaciuto sin dall'inizio; quando ancor prima di diventare leader dei Dem, riscosse al Cittanova un (per noi) inaspettato successo.

Insomma, non ci piace il suo modo di porgersi. Ma ce ne siamo fatti una ragione; perché il profilo personalizzato di questo modo di far politica non ci apparterrà mai. In aggiunta, non penseremmo come minimamente probabile la possibilità di diventare iscritti al movimento politico che egli guida.

Per queste ed altre premesse, che ci teniamo nella penna, siamo perplessi sul saldo costi-benefici di questa campagna a mezzo strada ferrata.

Ma dai!, ha tentato di illuminarci qualche vecchia conoscenza, non capisci che un siffatto modulo di iper-presenzialismo costituisce una formidabile occasione mediatica?

Vabbé, mi arrendo. Deve essere proprio così; anche se, pur ammettendo le nostre tare di continuità con cicli passati, gestirei, nei suoi panni, diversamente l'impresa di re-insediamento nella considerazione degli italiani.

Sia quel che sia Renzi è giunto a Cremona puntualmente, anzi in anticipo. E in treno! Modalità trasportistica non particolarmente (per la sua inefficienza) apprezzata dai cremonesi. È stato accolto dal palpabile entusiasmo degli appartenenti al gruppo dirigente dem, molti dei quali officiati di mandato amministrativo, e da un gruppo di iscritti (una volta si sarebbe detto militanti). Che gli hanno attestato solidarietà e sostegno. Tra loro, non pochi (da noi) censiti come oppositori interni nei precedenti games interni. Tale fatto ci ha posto un interrogativo: vuoi vedere che la maremaldeggiante lapidazione cui da un anno è stato sottoposto comincia a fornire performances di senso contrario?

Attorno a ciò abbiamo cominciato a riflettere e a confrontarci con i partecipanti di nostra conoscenza, durante l'intervallo compreso tra l'arrivo in stazione e la ripartenza per la successiva destinazione.

Nell'oretta di mezzo Renzi si è recato al Museo del Violino, che è diventato (giustamente!) il salotto buono delle eccellenze che Cremona esibisce agli ospiti importanti.

Lì ha incontrato l'informazione, la rappresentanza del mondo della cultura e delle istituzioni locali, il cav. Arvedi. Cui la città dovrà riconoscere, se non proprio in eterno almeno per molti anni, il merito di uno straordinario combinato di filantropia e lungimiranza.

Ora sulla faccia di personaggi così smagati è difficile discernere tra sincero trasporto e compiacente piaggeria. Ma indubitabilmente l'illustre ospite ha dato prova di tangibile stupore nel contatto sia con un unicum a livello mondiale sia nei confronti di una città dai diffusi fermenti artistici e culturali.

Sotto tale punto di vista, se si fosse voluto servire al leader dei Democratici il miglior piatto della realtà cremonese, si dovrebbe concludere: missione compiuta. Se ci fosse stato più tempo a disposizione, forse si sarebbe potuto pensare di fare una capatina anche dalle parti donde il cav. Arvedi trae linfa per tanta generosità comunitaria. L'altra eccellenza cremonese, infatti, è rappresentata dal gruppo industriale, che primeggia nelle classifiche mondiali del settore e che stacca ogni mese duemila stipendi (più indotto). Senza dei quali, pur non volendo nulla togliere ai meriti di altri operatori, la condizione socio-economica della città e del territorio sarebbe inimmaginabile.

Sicuramente lo staff tecnico e, soprattutto, i rappresentanti cremonesi nel governo ed in Parlamento l'avranno ed immaginabilmente lo manterranno edotto della condizione di un territorio, che, come dimostrano le vicende dell'isolamento viabilistico, arrischia ulteriore (se fosse possibile!) isolamento.

I quaranta minuti di treno da Cremona a Mantova (sorella padana accomunata in tale destino di irrilevanza) potrebbero essere serviti ad approfondire la consapevolezza che l'Italia non è solo Milano ed i titoli di testa quotidianamente sovraesposti nel cono mediatico.

Il sistema Italia non progredirà significativamente nel progetto di modernizzazione e di sviluppo che sinceramente accreditiamo nelle intenzione del giovane leader, se questi territori, indispensabili per un progresso armonico, non verranno sottratti ad una condizione che dura da troppo di emarginazione dai circuiti che scandiscono la ripresa.

Questo sarebbe stato utile riferirgli. Nell'interesse di percezioni meno semplificate dello stato del sistema Italia. Ma anche del partito che dirige. E che ha un enorme bisogno di essere accreditato nelle coscienze e nelle speranze popolari. Di avere nel centro-sinistra l'unico riferimento per un Paese meno scalcagnato, meno ingiusto.

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