Vai all'archivio notizie categoria L'Eco Storia

Giovanni Spadolini rievocato nel 20° della scomparsa e nel 90° della nascita

Spadolini, come ricorda efficacemente il contributo della Prof. Ferrari, sarebbe stato il primo premier laico; più che non democristiano, come una certa vulgata tende a definire

  24/01/2015

A cura della Redazione

Giovanni+Spadolini+rievocato+nel+20%c2%b0+della+scomparsa+e+nel+90%c2%b0+della+nascita

Eh sì, senza che ce ne fossimo accorti, se ne sono andati vent'anni; da quando, il 4 agosto del 1994, una delle più significative figure della vita istituzionale e culturale, Giovanni Spadolini, chiudeva un'esistenza contraddistinta da una testimonianza che merita ancora di essere rievocata. Qualche mese addietro la ricorrenza della scomparsa venne solennemente celebrata nell'aula del Senato, di cui fu prestigioso Presidente.

Ma, si sa, eventi, sia pure significativi, come quello, per quanto fecondi di ricadute nelle attenzioni mediatiche, sono malinconicamente destinati a non superare le 24 ore dell'esposizione mediatica della ricorrenza.

Mentre, a nostro modestissimo avviso, il profilo di Spadolini è degno, per gli spunti e gli insegnamenti che ne possono durevolmente derivare, specie in contesti un po' così come gli attuali, di ulteriori rivisitazioni. A patto, però, di evitare scivolamenti nella retorica e nella ritualità dei ricordi.

D'altro lato, la testata fondata nel gennaio del 1889 da Leonida Bissolati ha sempre prospettato, con la testimonianza mazzinian-repubblicana, di cui Spadolini e La Malfa furono tra i più alti esponenti, una contiguità ben più rilevante di quanto gli sviluppi partitici potrebbero, ingannevolmente, indurre.

Senza, tuttavia, che la consapevolezza della ricorrenza induca a controfattuali embrassons nous, è difficile resistere all'impulso, una volta enucleato nitidamente il profilo di Spadolini ed il senso del pensiero repubblicano, di evidenziare, più delle discordanze, le assonanze tra questo ed il pensiero del socialismo italiano.

L'incipit della divaricazione tra l'elaborazione mazziniana e la sistemazione teorica data ai fondamenti del socialismo non risiede, a parere di chi scrive, nel nucleo rappresentato dai valori e dai principi di uguaglianza e di libertà e di laicità dello Stato; bensì nell'opzione tattica, fortemente influenzata dalle contaminazioni con i fermenti in corso a più vasto raggio.

Richiamandoci ad Arturo Colombo, osserveremo che, mentre i socialisti insistevano per la via rivoluzionaria alla conquista del potere, Mazzini (“Pensieri sulla democrazia in Europa”-1846-47) postulava di coinvolgere in un governo realmente democratico la totalità dei cittadini; senza distinzione di sesso, di censo o di religione (Repubblica Romana).

In ciò risiede la cesura, destinata vieppiù a divaricarsi nel 900, fra chi sulla scia di Mazzini, di Mills ed altri cercherà di estendere il sistema liberaldemocratico e chi, invece, inseguendo Marx ed Engels, pretenderà di imporre il regime delle cosiddette democrazie “popolari” o socialiste.

Fatto questo che non impedirà l'impulso a non perdersi mai di vista ed, anche nelle contrapposizioni contingenti, a guardare in profondità, come nei cicli della Resistenza, della Liberazione, della Repubblica, a rinserrare le file e a combattere dalla stessa parte.

La mannaia dei due blocchi contrapposti avrebbe nuovamente distanziato il senso di marcia di movimenti; che, pur inscatolati in format apparentemente inconciliabili, non avrebbe arrestato la testimonianza di valori e di progetti, su cui i margini di condivisione restavano elevati.

Non a caso, all'approssimarsi delle prime crepe nella blindatura dei blocchi contrapposti, i rapporti andarono rinsaldandosi in vista di convergenze suscettibili di snodi di rilevanza parlamentare e governativa.

D'altro lato, per come le cose erano delineate nel codice genetico del sistema politico italiano e per come le tendenze andarono delineandosi già a partire dal traguardo dell'istituzione repubblicana (teoricamente, l'apoteosi per i suoi coerenti propugnatori) laici, repubblicani e socialisti, che, nel resto del sistema liberal-democratico occidentale, ne erano protagonisti, in Italia sarebbero stati relegati, se non proprio nella marginalità, sicuramente nei ranghi cadetti.

A dispetto e in contrasto, si ribadisce, con il contributo fortemente progettuale ed innovativo fornito dai due grandi leaders, Pietro Nenni e Ugo La Malfa, all'inizio degli anni sessanta; quando si riuscì ad intravvedere le condizioni per mettere l'Italia al passo con gli standards di modernizzazione in corso in Occidente e, soprattutto, in Europa.

Il nucleo più importante, se è permessa una valutazione soggettiva, di questa condivisione risiedeva nella volontà di collegare il perseguimento della maggiore giustizia sociale e dell'innovazione del sistema produttivo alle riforme di struttura, perseguibili con la programmazione.

Ne sarebbe sortita una stagione, purtroppo breve e tormentata, ma eccezionalmente feconda di riforme.

Alla stagione dei due storici padri laici della Repubblica sarebbe subentrata la leva dei loro delfini: Craxi ed, appunto, Spadolini. Dal profilo soggettivo, senza ombra di dubbio, incomparabile; ma entrambi continuatori della visione laica e dello slancio modernizzatore.

A dispetto degli assetti ponderali sedimentati nei decenni ad opera dei collateralismi e delle obbedienze internazionali, la centralità dell'apporto politico del polo laico-socialista sarebbe stata oggetto, a partire dall'insediamento della presidenza Pertini, di un moto di reviviscenza.

Spadolini, come ricorda efficacemente il contributo della Prof. Ferrari, sarebbe stato il primo premier laico; più che non democristiano, come una certa vulgata tende a definire.

Avrebbe aperto la strada sia ad un'altra significativa novità: un primo premier socialista.

Sia, soprattutto, ad una seconda stagione, dopo quella fortemente innovativa di La Malfa e Nenni, ispirata dall'imperativo di sbloccare il sistema politico-istituzionale dai condizionamenti e dai ritardi ed il sistema socio-economico dalle congenite arretratezze.

Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Il morto (la balena bianca e l'afflitto da fattore k) ha sotterrato il vivo.

Parafrasando Hobsbawm (Secolo breve): Non sapevano dove stavano andando. Il futuro diventava un tunnel dove si entrava nel buio, senza sapere dove ciò avrebbe portato.

Ecco perché può far bene alla coscienza civile ripercorrere il senso della testimonianza del Sen. Giovanni Spadolini, quale è tracciata dalla prof. Ada Ferrari.

e.v.

In allegato: La testimonianza del Sen. Giovanni Spadolini, quale è tracciata dalla prof. Ada Ferrari.

Le gallerie

Dall'archivio L'Eco Storia

  martedì 5 aprile 2016

Pizzighettone domata la bomba che nel ‘44 fece flop

Definitivamente (e felicemente) archiviata la pratica dell’inopinato ritrovamento di un ordigno bellico inesploso, rinvenuto durante le escavazioni di cantiere rese necessarie dalla costruzione di una seconda centrale elettrica. La scansione temporale dei bombardamenti a Pizzighettone del 2° guerra mondiale ed alcune testimonianze.

  giovedì 29 ottobre 2015

70° della Liberazione gli scritti di Emilio Zanoni

Fondamentali per la ricostruzione storica della Resistenza antifascista cremonese Pubblichiamo le conclusioni di un’importante ricerca di Giuseppe Azzoni

  venerdì 9 novembre 2018

Centenario 1914-1918. Gli anarchici interventisti di Agostino Melega

Prosegue, nonostante la formale conclusione del ciclo rievocativo coincisa col 4 Novembre, lo sforzo di approfondimento sulla Grande Guerra. Qui pubblichiamo un contributo di Agostino Melega

  venerdì 12 settembre 2014

8 settembre: accadde 71 anni fa a Cremona di Mario Coppetti

I tragici fatti rievocati con una manifestazione nel cortile di Palazzo Comunale.

Rimani informato!