RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA



Riforma delle professioni sanitarie: nuovi passi critici
La Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato una serie di emendamenti al disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie e sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari. Su cosa incidono le modifiche approvate? Su molteplici materie: dalla formazione digitale all'organizzazione delle professioni, fino a una norma che scatenerà il dibattito politico. Si tratta di quella che consente, in specifici casi, la richiesta di reiscrizione all'albo da parte di sanitari radiati durante la pandemia.
Ma ci sono altre novità eclatanti, come quelle relative alla formazione del personale sanitario. Infatti il Governo sarà delegato a promuovere l'attivazione di corsi regionali dedicati alla digitalizzazione della sanità pubblica. Obiettivo? Far acquisire agli operatori sanitari ulteriori competenze sull'utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale.
La misura rientra nel più ampio processo di trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale. Si vogliono preparare medici, infermieri e altri professionisti complementari all'impiego delle nuove tecnologie sia nella pratica clinica che in quella meramente organizzativa.
Un altro emendamento introduce il format di un “linguaggio infermieristico standardizzato “. Si vuole cioè definire una terminologia comune per documentare l'attività assistenziale. L'obiettivo è quello di rendere le informazioni prodotte dagli infermieri uniformi e immediatamente integrabili nel Fascicolo sanitario elettronico. In tal modo si dovrebbe migliorare la condivisione dei dati tra i diversi professionisti, e rendere più efficace la continuità delle cure.
Alcune delle modifiche approvate rafforzano poi l'integrazione tra le diverse figure sanitarie nella promozione dell'attività fisica. Si demanda al Governo la puntualizzazione di criteri utili a costruire un sistema di collaborazione tra specialisti in medicina dello sport, medici di medicina generale, pediatri e fisioterapisti. Alla base del progetto c'è il riconoscimento dell'esercizio fisico strutturato come strumento di prevenzione e tutela della salute.
I percorsi dovranno essere definiti prima con protocolli basati sulle linee guida della Federazione medico sportiva italiana e poi validati dall'Istituto superiore di sanità.
Per quanto riguarda nello specifico l'Ordine sanitario, si estende al Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi il sistema del voto ponderato, che è già previsto per altri ordini professionali. Significa che nelle deliberazioni del Consiglio nazionale il peso del voto dei singoli rappresentanti sarà proporzionato alla consistenza numerica degli iscritti agli ordini territoriali rappresentati. Si vuol così rendere la rappresentanza più aderente alla reale distribuzione della professione sul territorio.
Come accennato in apertura, però, l'intervento più rilevante riguarda l'introduzione di un nuovo articolo 42-bis nel regolamento degli Ordini delle professioni sanitarie: la norma prevede una procedura straordinaria grazie alla quale alcuni sanitari radiati dall'albo possono richiedere la propria reiscrizione.
Questa possibilità è riservata solo ai professionisti radiati per fatti non dolosi commessi durante il periodo di applicazione della disciplina emergenziale (decreto-legge n. 44 del 2021) e che siano stati diretta conseguenza delle limitate conoscenze scientifiche disponibili sul Covid e sulle relative terapie, della carenza di personale e di risorse durante l'emergenza e dell'impiego di personale non specializzato chiamato a fronteggiare una situazione eccezionale.
La domanda potrà essere presentata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, se la radiazione è stata disposta in seguito a condanna penale, la reiscrizione sarà possibile solo dopo l'intervenuta riabilitazione, da richiedere anch'essa entro sessanta giorni. Il testo precisa che l'eventuale reiscrizione non darà comunque diritto ad alcun risarcimento né indennizzo per tutto il periodo in cui il professionista è rimasto radiato.
A tal riguardo, duro il commento di Guido Bertolaso, oggi assessore al Welfare della Regione Lombardia e ieri a capo della Protezione Civile: “Mi pare un pessimo segnale per tutti quelli che durante il Covid hanno dato l'anima per cercare di contrastare l'epidemia. Adesso, passare un colpo di spugna su tutta una serie di vicende dolorosissime, è assolutamente inaccettabile”.

Caldo torrido? Il rapporto Sanità di Cittadinanzattiva è da brividi
Alcune notizie, si sa, d'estate sono scomode. E se si tratta di malasanità, lo sono ancora di più. Ma noi non vogliamo né possiamo permettere che lo spirito vacanziero prevalga sul senso di civiltà. Era il 2009. Cittadinanzattiva fu allora il motore trainante per l'approvazione della Legge 38/2010 sulle Cure Palliative e la Terapia del Dolore — una legge di civiltà (appunto) che ha sancito il diritto a non soffrire, introducendo la misurazione obbligatoria del dolore in cartella clinica e la rete degli hospice. Ebbene: qualche giorno fa Cittadinanzattiva ha presentato il Rapporto PiT Salute 2026>, il documento che ogni anno trasforma le storie delle persone in numeri, i numeri in analisi, e le analisi in richieste concrete alle istituzioni.
Si aggiunga che trent'anni fa nasceva il “Progetto Integrato di Tutela“, oggi Punti di Intervento e Tutela. Da allora, oltre mezzo milione di cittadini ha trovato nei nostri sportelli un luogo dove ssere ascoltato, orientato, difeso. Oggi, come ogni anno, quell'ascolto si fa rapporto: 14.176 segnalazioni raccolte nel 2025, una fotografia nitida e spesso impietosa dello stato della sanità pubblica italiana.
Il problema resta enorme. Quasi uno su due fra i 14.176 che si sono rivolti a Cittadinanzattiva nel 2025 denuncia difficoltà nell'accedere alle prestazioni sanitarie pubbliche (48,2%).
Il 62,2% racconta di tempi incompatibili con i codici di priorità indicati in ricetta.
Il 37,2% si è scontrato con agende chiuse o bloccate.

I numeri parlano da soli: per una mammografia con codice breve — da erogare entro 10 giorni — l'attesa reale può arrivare a 102 giorni. Per una risonanza magnetica all'encefalo in classe programmata, il picco registrato è di 540 giorni. Per una visita ginecologica di controllo, si attendono fino a 660 giorni: quasi due anni.
Al secondo posto nelle segnalazioni (19,7%) troviamo l'assistenza territoriale: difficoltà a trovare un medico di famiglia, impossibilità di accedere a percorsi psicoterapici nel pubblico, RSA dove la qualità assistenziale si riduce mentre le rette aumentano, un'assistenza domiciliare che somma prestazioni isolate senza costruire un vero progetto di cura.
La terza area, in forte crescita rispetto al 2024, dallo 0,9% al 7%, riguarda l'assistenza protesica. L'entrata in vigore del Decreto Tariffe a gennaio 2025 ha prodotto un effetto a catena: aziende e officine ortopediche che si ritirano dal SSN, ASL impossibilitate ad autorizzare dispositivi di qualità, cittadini a cui viene consegnato un ausilio standardizzato invece di uno adatto alla propria condizione clinica. Il principio della personalizzazione della cura sacrificato in nome di gare d'appalto centralizzate. Quindi, le criticità principali sono le liste d'attesa infinite (spesso con “agende chiuse”), i ritardi per urgenze, la carenza di medici di base e i problemi con il nuovo nomenclatore tariffario. I dati emersi dal documento tracciano un quadro nazionale con punte di disservizio estremo, tra cui:
1) Tempi di attesa da record: attese fino a 102 giorni per una mammografia (contro i 10 previsti) e 660 giorni per una visita ginecologica di controllo. Le urgenze (Classe U) vengono spesso evase in 20-30 giorni invece dei 3 prescritti;
2) Agende chiuse: Il 37,2% delle problematiche di accesso è legato al blocco delle prenotazioni, che impedisce persino di mettersi in lista;
3) Sovraccarico dei Medici di Medicina Generale: è la seconda criticità più segnalata, con medici oberati dalla burocrazia a discapito della cura del paziente;
4) Assistenza protesica e farmaceutica in affanno: le segnalazioni salgono al 7% per l'assistenza protesica (per problemi burocratici legati al nuovo nomenclatore) e al 2,3% per quella farmaceutica.

Come aveva già sottolineato la Corte dei Conti pochi mesi fa, la tenuta del nostro SSN non dipende solo da quanti soldi ci sono, ma anche da come vengono spesi.
La nostra sanità si trova a un crocevia: schiacciata tra bisogni di salute crescenti, spesa pubblica relativamente bassa, pressioni geopolitiche che spostano risorse verso altre priorità, autonomie regionali non sempre virtuose e una crescente interdipendenza con il privato.
Così, senza un salto di qualità politico, il SSN rischia di scivolare lentamente da sistema universalistico a rete di servizi frammentati, dove il diritto alla cura piena e tempestiva non sarà più per tutti ma solo per qualcuno. E di certo, un italiano su dieci che rinuncia alle cure rappresenta già un allarme che solo uno Stato incivile può non ascoltare.
Lucia Abbatantuono Vice Direttrice. Giornalista pubblicista. Laurea cum laude in Scienze Politiche Economico/Internazionali. Master ISSMI - Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Stagista UNESCO e ricercatrice per i Ministeri dell'Interno e della Difesa. Analista al Centro Alti Studi per la Difesa. Esperta di politica militare e diritto internazionale. Funzionario della Pubblica Amministrazione. Appassionata di letteratura e musica classica, è pianista per diletto. Ha pubblicato un romanzo e alcune antologie poetiche. Autrice per L'Avanti! di Mauro Del Bue fino al 2023, oggi scrive anche per Stampa Parlamento, Corriere Nazionale, Mondoperaio, Il Chaos e L'Autiere. Moderatrice e relatrice in dibattiti accademici sul diritto internazionale. Socia del Club di Cultura Classica e dell'Associazione Socialista Liberale. Aderente a Reporters sans frontières e al Movimento Federalista Europeo..
CHIOSA EDITORIALE:
già …comodo potersi avvalere della “stampa correlata” (che nelle percezioni dei malevoli) potrebbe essere percepita come la mascheratura di una conduzione editoriale neghittosa cui farebbe comodo la pratica del copia-incolla di eccellenze editoriali di rango superiore. Nella realtà, come abbiamo dimostrato dal rapporto sinergico con la direzione Del Bue dell'Avantionline e, progredendo con le evoluzioni del movimento liberalsoacialista, de la ripristinata e rilanciata testata (coeva con il nostro L'Eco del Popolo), da anni ci avalliamo del lodo del postino Mario Ruoppolo (secondo cui le metafore non sono di chi le scrive ma di chi gli serve).
Una metafora, appunto, questa funzionale all'impulso di suggerire ai nostri piani superiori l'opportunità di mettere (se non altro in considerazione dell'eccellente livello giornalistico e non solo della testata capocordata e, scendendo per li rami, delle testate periferiche) in sinergia la core mission comunicativa, per fornire dal centro alla periferia, un'offerta che prima di essere squisitamente giornalistica rappresenta una espressa volontà di testimonianza ideale e progettuale. Dedicata a chi non ha archiviato storia e memoria di stagioni sociali, civili e istituzionali di eccellenza.
Tutto ciò si deduce facilmente dalla lettura dei contributi generalistici o tematici dedotti dalle voci che riteniamo a noi correlate, il cui livello superiore squalifica ancor di più l'infimo rating di questo ciclo. Ciò premesso (anzi tutto ciò premesso, allo scopo di inquadrare convenientemente la scaturigine delle derivazioni (nel presente caso) tematiche sui nostri percorsi editoriali, prevalentemente dedicati (come il Welfare asfaltato e vilipeso da un terzo di secolo di governi di “transizione o seconda repubblica”, che si sono affannati allo smantellamento di un modello di giustizia sociale raramente rilevabile nel mondo occidentale), procediamo con la chiosa ai due pregevolissimi approfondimenti di Lucia Abbatantuono. Che ancora una volta esprime sulla testata facente capo al Movimento Liberalsocialista una analisi a dir poco grandiosa su aspetti centrali ed avvertibili nella regressione concreta del SSN. L'asfaltatura del Welfare state rappresenta il picco del percorso antiriformista. In quanto tale, almeno per la testimonianza progressista, deve costituire il profilo identificativo della nostra offerta riformista. Lucia Abbatantuono, a dire il vero insieme ad altri eminenti firme della testata liberalsocialista (quasi sempre riproiettati sulla nostra testata, da anni che ne scrivo. In tal senso (da aderenti “simpatizzanti” del Movimento) ci sentiamo a maggior ragione correlati ad esso. A Cremona, a partire dal picco Covid, la comunità socialista (cioè noi) è stata l'unica voce di denuncia della sanità negata. Picchetti, sit in, flash mob all'ingresso dell'Ospedale. Spesso 10 sfigati: socialisti agés...un paio di m5s, di rifondaroli. Animiamo (con tatto e discrezione) il Movimento no nuovo ospedale (che ha raccolto 7000 firme). Eco del Popolo in tre anni ha postato 200 tra lettere a... e focus sanità. Abbiamo contatti con realtà "equipollenti" (Desenzano e Piacenza). Siamo a posto con la nostra coscienza socialista. Ma cjò non basta! Per il decollo del polo riformista necesse scendere in campo sui grandi "sfregi" antiriformisti: in primis, la cura della salute. Se c'è una cosa di cui vado orgoglioso della mia recente testimonianza è appunto la percezione di essere e di essere ritenuti i suggeritori di questa cittadinanza attiva. Metterla nella priorità della testimonianza del Movimento e, diovoglia, del polo riformista può che fare la differenza, in un contesto in cui “corpi intermedi sociali e politici (teoricamente ascrivibili a sinistra) dimostrano sul punto totale neghittosità.
Lo diciamo a … [if gte vml 1]> > [if!vml]>ECO [endif]> welfare Abbiamo ricevuto da:

Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona
COMUNICATO STAMPA Cremona, 28 luglio 2026
Tre anni di impegno civico.
Mentre il cronoprogramma del nuovo ospedale accumula forti ritardi, è partito l'Appello Civico ai Sindaci del territorio. Il 28 luglio ricorrono tre anni dalla nascita del Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona con il lancio della raccolta firme di una “Petizione per fermare la costruzione del nuovo ospedale” https://chng.it/Zs4ZgsrMLQ. Tre anni durante i quali migliaia di cittadini hanno chiesto una cosa molto semplice: che, prima di impegnare centinaia di milioni di euro di denaro pubblico, venga svolto un confronto tecnico, economico e sanitario tra la costruzione del nuovo ospedale e la riqualificazione dell'attuale Ospedale Maggiore.
In questi tre anni il Movimento ha raccolto migliaia di firme, prodotto studi, elaborati progettuali, richieste di accesso agli atti, osservazioni tecniche, incontri istituzionali, conferenze pubbliche e centinaia di pagine di documentazione.
Nonostante ciò, nessuna istituzione ha ancora promosso una reale valutazione comparativa tra le due alternative. Nel frattempo anche il cronoprogramma ufficiale presentato da ASST Cremona mostra un evidente scostamento rispetto ai tempi annunciati.
Il 22 dicembre 2025, nel corso della plenaria di fine anno di ASST Cremona, il Direttore Generale Dr Ezio Belleri dichiarava pubblicamente che l'iter del nuovo ospedale procedeva nel rispetto della pianificazione dei tempi dei tempi (vedi Cronoprogramma allegato):
- a fine gennaio 2026 la conclusione della Conferenza dei Servizi degli Enti preposti alla valutazione
della fattibilità tecnica ed economica del progetto
- il 28 febbraio 2026 come data entro cui il percorso di approvazione del Progetto di Fattibilità Tecnico ed Economica (PFTE) si sarebbe dovuto concludere, con la trasmissione del progetto
definitivo al Ministero della Salute e a Regione Lombardia per l'approvazione.
- luglio 2026: avvio della gara di appalto;
- novembre 2026: aggiudicazione dei lavori;
- primavera 2027: apertura del cantiere.
Ad oggi, tuttavia, di quanto è stato scritto nulla è stato fatto. La procedura risulta in ritardo rispetto a quelle previsioni.
Il 26 febbraio 2026, il Comune di Cremona ha archiviato d'ufficio la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA relativa ai parcheggi del nuovo ospedale (Decreto Dirigenziale n. 74/2026). Il motivo, indicato nello stesso decreto, è la mancata risposta di ASST entro il termine di 15 giorni alla richiesta di integrazioni formulata dal Comune il 6 febbraio 2026 (P.G. n. 11964/2026).
A oggi, 28 luglio 2026 — oltre cinque mesi dopo l'archiviazione — non risulta agli atti che ASST abbia ripresentato una nuova istanza di VIA. relativa ai parcheggi interrati di due piani archiviata dal Comune di Cremona il 26 febbraio 2026.
Analogamente non risulta avviato il procedimento di PAUR (il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale ), necessario per il sistema geotermico per il riscaldamento/raffrescamento previsto dal progetto ( prevede un prelievo di acqua di falda di tre volte superiore alla soglia di 1 00 l/s fissata dalla L.R. 5/201 0). Nessuna norma impone un temine per farlo: la procedura potrebbe ripartire domani come tra qualche anno, senza alcuna conseguenza per i responsabili del procedimento, ma con un evidente aumento dei costi. Ad ora è certificato un aumento dei costi superiore ai 600 milioni per un cantiere che si protrarrà per 19 anni.
Il Movimento non considera questi elementi motivo di soddisfazione. Al contrario. Più il procedimento rallenta, più i costi aumentano, più diventa ragionevole fermarsi prima di assumere decisioni irreversibili e verificare quale soluzione sia realmente più conveniente per i cittadini e per la sanità pubblica.
Per questo motivo il Movimento avvia oggi una nuova iniziativa di partecipazione civica. In questi giorni i cittadini dei 65 Comuni dell'ASST Cremona sono invitati a diffondere e a inviare al proprio Sindaco un Appello Civico,
https://appellocivicoasstcremona.netlify.app/?fbclid=IwY2xjawTIqSBleHRuA2FlbQIxMABicmlkETB3WWlHS
Ug0b2liRk03VEdkc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHnkpnHcv5waaEKJLaqvqaz_GbDk
Q6ubKgbz0P8MJchYPrCe5cOXjFUr4Vq4M_aem_QIBssC0tJmWexFu4ZC85WA
chiedendo che la Conferenza dei Sindaci solleciti Regione Lombardia e ASST Cremona ad effettuare una valutazione comparativa pubblica tra il progetto del nuovo ospedale e quello di riqualificazione dell'attuale presidio. L'obiettivo del Movimento è raccogliere molte centinaia di Appelli Civici provenienti da tutti i Comuni dell'ASST Cremona affinché ogni Sindaco possa rappresentare in Conferenza dei Sindaci la richiesta di un confronto pubblico tra le due alternative progettuali.
Tre anni fa siamo partiti in pochi. Oggi possiamo affermare di aver costruito un patrimonio di documentazione e di analisi che nessuno ha mai smentito nel merito. Per questo chiediamo ancora una volta un confronto pubblico tra le due soluzioni.
Fonti: - Cremonaoggi, "Dati, cantieri e progetti: un anno di Asst Cremona", 22/1 2/2025
Decreto Dirigenziale n. 74/2026, Comune di Cremona, 26/02/2026 (archiviazione VIA)
Comune di Cremona, richiesta di integrazioni P.G. n. 1 1 964/2026 del 06/02/2026
Consiglio Comunale di Cremona, seduta dell'1 1 maggio 2026 (risposta del Sindaco Virgilio)

Cari sostenitori
due quotidiani online hanno dato immediatamente spazio al nostro comunicato per i tre anni di attività del Movimento e per i ritardi ormai evidenti della procedura del nuovo ospedale:
Questa attenzione conferma che l'Appello Civico ha reali potenzialità. Attraverso i sindaci e la Conferenza dei Sindaci dell'ASST possiamo far arrivare alla Regione Lombardia una richiesta chiara e difficilmente ignorabile: affidare a tecnici indipendenti la redazione di un Documento di fattibilità delle alternative progettuali – DOCFAP, lo strumento previsto per confrontare soluzioni diverse prima di assumere decisioni definitive.
Lo studio dovrebbe verificare, a parità di funzioni sanitarie, costi, tempi, organizzazione dei reparti e possibilità concreta di riqualificare l'attuale Ospedale Maggiore. Una valutazione di questo tipo potrebbe fornire risultati attendibili in circa quattro-sei mesi, un tempo minimo rispetto alla durata e alle conseguenze economiche dell'intera operazione.
Finora, però, soltanto 12 sostenitori dei circa "70 sostenitori storici" hanno comunicato di avere inviato l'Appello. È davvero troppo poco rispetto alle nostre possibilità.
Per questo chiediamo a ciascuno di voi un piccolo impegno personale:
Voi e i vostri famigliari inviate l'Appello Civico al vostro sindaco. Diffondete ad amici, conoscenti e contatti, il link sottostante tramite e-mail o Facebook.
Abbiamo migliorato la procedura, e ora l'invio dell'Appello Civico richiede realmente un solo minuto,
https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fappellocivicoasstcremona.netlify.app%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBEwd1lpR0lING9pYkZNN1RHZHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6nKqnc82QmdslZiycVlsLpvJLf-C6z39xzqKiMA4Vq1IhzA6vBWQ0EmpVIyw_aem_Mj22yzffZS2YcZTvyg_tEA&h=AUD5XygvJDeRzcNWtOBTAJoXR8pQAZHL-lbcMkB3-bJMuCFvqXgOrDnktEK1H6Ueg0noHoZTWNJeUzPHdfESw69HmRceKGruwNw7BMowIzG-lXVGXdha4orRIXnB_6mDzenNkT9uf0plNGYTdw&__tn__=-UK*F
ogni messaggio aumenta il peso della richiesta rivolta ai sindaci e alla Regione. Non basta condividere le nostre ragioni: in questo momento è necessario trasformarle in un gesto concreto.
Dopo tre anni di lavoro, documentazione e iniziative pubbliche, abbiamo oggi uno strumento semplice che può coinvolgere l'intero territorio. Il suo successo dipende anche da ciascuno di noi.
Un cordiale saluto Enrico Gnocchi
Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona
PS l'appello è rivolto anche ai cittadini residenti nelle province limitrofe all'Asst di CR. Se hanno come riferimento il nostro Ospedale sono legittimate a inviare l'Appello Civico in questo caso al Sindaco di Cremona, come responsabile della sanità del capoluogo. grazie
CHIOSA EDITORIALE:
Due quotidiani online hanno dato immediatamente spazio al nostro comunicato per i tre anni di attività del Movimento e per i ritardi ormai evidenti della procedura del nuovo ospedale". Letto con realistica presa di consapevolezza. Eco del Popolo, che in tre anni ha postato 59 editing della rubrica Sanità e decine di Lettere (la gran parte provenienti dal Movimento) prende atto.
Lo diciamo a …ECO welfare Abbiamo ricevuto da: ASST CREMONA
IL DONO SPIEGATO AI BAMBINI. COME UN GESTO DI SOLIDARIETÀ PUÒ CAMBIARE UNA VITA
Con Margherita e Pablo, i professionisti del Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona e i volontari di AIDO Provinciale Cremona accompagnano i bambini alla scoperta della donazione con un percorso educativo fatto di gioco, dialogo e partecipazione.
Guarda video qui:
https://youtu.be/88f7c-xH3Yk
Sul banco ci sono due bambole, una piccola ambulanza e una scatolina. Tra pochi minuti quella classe dell'Istituto comprensivo Sacchi di Piadena Drizzona si trasformerà in un piccolo ospedale. Tutto comincia con una domanda semplice: «Qual è il regalo più bello che hai ricevuto?».
Le mani si alzano e le risposte arrivano una dopo l'altra. Una bicicletta, un libro, un gioco speciale. Qualcuno dice la mamma, qualcun altro il papà, un fratellino. Doni diversi, accomunati da un filo conduttore: parlano di affetto e di vita.
È da qui che prende avvio il laboratorio promosso dal Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona insieme ai volontari di AIDO Provinciale Cremona. Accanto all'insegnante entrano due protagonisti davvero particolari: Margherita e Pablo. Nel giro di pochi minuti la curiosità prende il sopravvento e l'aula si trasforma in un piccolo ospedale.
COME UN PICCOLO OSPEDALE
Non è una lezione tradizionale. È un laboratorio che utilizza il gioco per accompagnare bambini e bambine alla scoperta del valore della donazione di organi e tessuti, con strumenti e linguaggi adatti alla loro età.
Margherita e Pablo sono due bambole speciali. Aprendo la zip sulla loro pancia, gli studenti scoprono gli organi del corpo e seguono il percorso di una storia che parla di malattia, compatibilità, trapianto e della possibilità che una donazione possa offrire a un'altra persona una nuova possibilità.
Pablo sta male e ha bisogno di un trapianto. Margherita può diventare la donatrice. La classe si divide in squadre e ogni studente riceve un compito. C'è chi accompagna Margherita, chi prepara l'organo per il trasporto, chi guida l'ambulanza e chi aspetta Pablo nell'ospedale dove verrà eseguito il trapianto.
La piccola ambulanza attraversa l'aula con una scatolina che custodisce un organo di stoffa. Anche nel gioco il viaggio deve rispettare tempi e passaggi precisi: l'organo deve raggiungere la persona compatibile, nel posto giusto e al momento giusto.
LA CULTURA DEL DONO
Attraverso il gioco, i bambini scoprono che un trapianto è il risultato del lavoro di molti professionisti e di una rete organizzativa che deve funzionare con precisione. Ogni fase richiede coordinamento, collaborazione e tempi rigorosi.
«La sensibilizzazione alla donazione di organi e tessuti è parte integrante della nostra attività», spiega Olga Kouadio, infermiera. «Portiamo questo tema tra la popolazione attraverso iniziative diverse, ma il lavoro nelle scuole è quello che ci coinvolge maggiormente. Parlare con i più giovani significa costruire una cultura del dono fin dai primi anni di vita e capire come questo argomento viene percepito dalle nuove generazioni».
«Con i bambini il gioco è uno strumento straordinario», prosegue Kouadio. «Le bambole permettono di trasformare concetti molto complessi in qualcosa di concreto. In questo modo anche temi delicati come la malattia, la morte e la donazione possono essere affrontati con naturalezza, aiutando i bambini a comprenderne il significato senza paura».
Il laboratorio cambia con l'età degli studenti. Nella scuola primaria il gioco è il punto di partenza. Nelle scuole secondarie il confronto si amplia e affronta anche gli aspetti clinici, organizzativi ed etici della donazione. L'obiettivo resta lo stesso: offrire a bambini e ragazzi uno spazio in cui fare domande, confrontarsi e avvicinarsi con consapevolezza alla cultura del dono.
«LANCIARE UN SEME», CON DELICATEZZA
Anche per gli insegnanti il laboratorio rappresenta un'occasione educativa che va oltre il tema della donazione.
«Da anni costruiamo il percorso educativo della classe insieme alle associazioni di volontariato del territorio», racconta Elisa Pizzi, maestra con 32 anni di esperienza. «Dopo aver affrontato altri temi, abbiamo scelto di proporre anche questo percorso con AIDO. È stata un'esperienza molto interessante: i bambini hanno partecipato con curiosità e attenzione, ciascuno cogliendo qualcosa di diverso. Noi abbiamo lanciato un seme: adesso speriamo che possa crescere, anche nelle loro famiglie».
Uno degli aspetti che preoccupava maggiormente gli insegnanti era il modo in cui i bambini avrebbero accolto il tema della morte, inevitabilmente legato alla donazione. «All'inizio eravamo un po' preoccupate», prosegue Pizzi. «I bambini sono già esposti a tante notizie difficili e temevamo che il passaggio legato alla morte di Margherita potesse spaventarli. Invece è stato affrontato con grande delicatezza e con un linguaggio adatto alla loro età. Ho visto i bambini seguire ogni fase del laboratorio con grande attenzione e ascoltare con interesse anche la testimonianza finale. È stata un'esperienza davvero molto positiva».
DAL GIOCO ALLA TESTIMONIANZA
Al termine del laboratorio, il racconto lascia spazio alla testimonianza di chi il trapianto lo ha vissuto in prima persona. Tra i volontari che partecipano agli incontri c'è Marco Maioli, trapiantato di rene nel 2017.
«Il giorno del trapianto è diventato il mio secondo compleanno», racconta. «Grazie a quella donazione sono tornato a fare sport, a viaggiare con la mia famiglia e a vivere una vita normale. Per questo credo sia importante parlare di donazione fin da piccoli: dietro ogni scelta c'è la possibilità di restituire una vita a qualcuno». La sua testimonianza completa il percorso iniziato con Margherita e Pablo, facendo capire ai bambini che quella raccontata durante il laboratorio non è soltanto una storia, ma qualcosa che accade davvero.
QUASI MILLE STUDENTI COINVOLTI
Il progetto è promosso dal Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona, che segue il percorso della donazione e promuove attività di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Il Coordinamento è composto dalle dottoresse Sofia Ananiadou e Angela Ribola e dagli infermieri Olga Kouadio, Daniela Blioju e Luca Mogni, coordinati da Scilla Pagni. Le attività nelle scuole sono realizzate in collaborazione con AIDO Provinciale Cremona e ATS Val Padana.
Nell'anno scolastico 2025-2026 sono stati realizzati 21 incontri, coinvolgendo quasi mille studenti. Le scuole interessate possono aderire al progetto attraverso il catalogo di ATS Val Padana La Salute a Scuola: progettare in Rete, che raccoglie le proposte educative rivolte agli istituti del territorio.
Sfoglia il catalogo https://costruirelasalute.ats-valpadana.it/
LA PRIMA ESTATE «CALDISSIMA», DI MAMME E NEONATI
Quattordici video sui canali social di ASST Cremona per accompagnare
mamme e bambini durante il mese più caldo dell'anno
La prima estate con un neonato non è mai un'estate qualunque. Ancora di più durante ondate di calore come quelle che stiamo vivendo. Le alte temperature, le prime uscite, i nuovi ritmi e le attenzioni che richiede un bambino piccolo trasformano anche i gesti più semplici in una fonte di dubbi. È troppo caldo per uscire? L'aria condizionata fa male? Serve dare l'acqua oltre al latte? Si può andare al mare? E come affrontare il rientro a casa dopo il parto?
Per offrire risposte semplici, autorevoli e basate sulle evidenze, ASST di Cremona lancia "La prima estate", una nuova rubrica video che prenderà il via sabato 1° agosto. Per tutto il mese saranno pubblicati quattordici brevi video sui canali social istituzionali, realizzati dall'ufficio Comunicazione e relazioni esterne insieme ai professionisti di Ostetricia e Ginecologia, Neonatologia e Pediatria.
L'IDEA NASCE DALL'ASCOLTO DELLE MAMME
«La salute si costruisce anche attraverso una corretta informazione. Con La prima estate abbiamo voluto trasformare le domande che i nostri professionisti raccolgono ogni giorno nei reparti e negli ambulatori in un patrimonio di conoscenze accessibile a tutte le famiglie. Ogni anno all'Ospedale di Cremona nascono più di mille bambini: questo significa accompagnare ogni giorno centinaia di mamme e papà in una fase nuova della loro vita, fatta di emozioni ma anche di dubbi. In un periodo caratterizzato da ondate di calore sempre più intense, mettere a disposizione indicazioni semplici, pratiche e basate sulle evidenze significa fare prevenzione e aiutare le famiglie ad affrontare con maggiore consapevolezza e serenità uno dei momenti più delicati per una famiglia», sottolinea Ezio Belleri, Direttore Generale di ASST Cremona.
FALSI MITI E LUOGHI COMUNI
Ogni video, prende spunto da una domanda reale, da dubbi che possono sembrare banali, ma che riguardano comportamenti importanti per la salute e il benessere della mamma e del bambino, soprattutto durante le giornate più calde.
Come utilizzare correttamente l'aria condizionata senza esporre il neonato a sbalzi di temperatura? Come riconoscere i segnali della disidratazione? È davvero utile coprire la carrozzina con un telo? Quando si può fare il primo bagno al mare dopo il parto? Come affrontare i primi viaggi con un bambino piccolo?
La rubrica affronterà anche alcuni luoghi comuni legati alla maternità e alla prima infanzia: l'idea che una brava mamma debba fare tutto da sola, che il caldo renda più semplice il periodo dopo il parto o che alcune abitudini, tramandate nel tempo, siano sempre le più sicure. L'obiettivo è offrire alle famiglie un punto di riferimento affidabile, sfatare falsi miti e trasformare ogni risposta in un suggerimento concreto da mettere subito in pratica.
IN PAROLE SEMPLICI
«Spesso si pensa che, quando si parla di salute, si debba usare un linguaggio serio e formale. Noi abbiamo scelto di fare il contrario. Abbiamo portato i professionisti fuori dagli schemi, tra una spiaggia, un aereo e un grande sole, perché un messaggio semplice arriva più lontano. La semplicità non toglie autorevolezza: rende le informazioni più vicine alle persone e più facili da ricordare. E se un consiglio resta impresso, è probabile che diventi un gesto concreto nella vita di tutti i giorni», spiega Stefania Mattioli (responsabile della Comunicazione di ASST Cremona).
PROFESSIONISTI COINVOLTI
Ostetricia e Ginecologia (direttore Annalisa Abbiati)
Il benessere della mamma dopo il parto, il puerperio, l'allattamento e la gestione del caldo nelle prime settimane.
Neonatologia (direttore Claudio Migliori)
Il neonato durante l'estate: aria condizionata, idratazione, caldo, prime uscite e prime vacanze.
Pediatria (direttore Claudio Cavalli)
Protezione dal sole, sicurezza all'aperto, viaggi, idratazione e falsi miti legati alla stagione estiva.
IL DONO SPIEGATO AI BAMBINI. COME UN GESTO DI SOLIDARIETÀ PUÒ CAMBIARE UNA VITA
Con Margherita e Pablo, i professionisti del Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona e i volontari di AIDO Provinciale Cremona accompagnano i bambini alla scoperta della donazione con un percorso educativo fatto di gioco, dialogo e partecipazione.
Guarda video qui:
https://youtu.be/88f7c-xH3Yk
Sul banco ci sono due bambole, una piccola ambulanza e una scatolina. Tra pochi minuti quella classe dell'Istituto comprensivo Sacchi di Piadena Drizzona si trasformerà in un piccolo ospedale. Tutto comincia con una domanda semplice: «Qual è il regalo più bello che hai ricevuto?».
Le mani si alzano e le risposte arrivano una dopo l'altra. Una bicicletta, un libro, un gioco speciale. Qualcuno dice la mamma, qualcun altro il papà, un fratellino. Doni diversi, accomunati da un filo conduttore: parlano di affetto e di vita.
È da qui che prende avvio il laboratorio promosso dal Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona insieme ai volontari di AIDO Provinciale Cremona. Accanto all'insegnante entrano due protagonisti davvero particolari: Margherita e Pablo. Nel giro di pochi minuti la curiosità prende il sopravvento e l'aula si trasforma in un piccolo ospedale.
COME UN PICCOLO OSPEDALE
Non è una lezione tradizionale. È un laboratorio che utilizza il gioco per accompagnare bambini e bambine alla scoperta del valore della donazione di organi e tessuti, con strumenti e linguaggi adatti alla loro età.
Margherita e Pablo sono due bambole speciali. Aprendo la zip sulla loro pancia, gli studenti scoprono gli organi del corpo e seguono il percorso di una storia che parla di malattia, compatibilità, trapianto e della possibilità che una donazione possa offrire a un'altra persona una nuova possibilità.
Pablo sta male e ha bisogno di un trapianto. Margherita può diventare la donatrice. La classe si divide in squadre e ogni studente riceve un compito. C'è chi accompagna Margherita, chi prepara l'organo per il trasporto, chi guida l'ambulanza e chi aspetta Pablo nell'ospedale dove verrà eseguito il trapianto.
La piccola ambulanza attraversa l'aula con una scatolina che custodisce un organo di stoffa. Anche nel gioco il viaggio deve rispettare tempi e passaggi precisi: l'organo deve raggiungere la persona compatibile, nel posto giusto e al momento giusto.
LA CULTURA DEL DONO
Attraverso il gioco, i bambini scoprono che un trapianto è il risultato del lavoro di molti professionisti e di una rete organizzativa che deve funzionare con precisione. Ogni fase richiede coordinamento, collaborazione e tempi rigorosi.
«La sensibilizzazione alla donazione di organi e tessuti è parte integrante della nostra attività», spiega Olga Kouadio, infermiera. «Portiamo questo tema tra la popolazione attraverso iniziative diverse, ma il lavoro nelle scuole è quello che ci coinvolge maggiormente. Parlare con i più giovani significa costruire una cultura del dono fin dai primi anni di vita e capire come questo argomento viene percepito dalle nuove generazioni».
«Con i bambini il gioco è uno strumento straordinario», prosegue Kouadio. «Le bambole permettono di trasformare concetti molto complessi in qualcosa di concreto. In questo modo anche temi delicati come la malattia, la morte e la donazione possono essere affrontati con naturalezza, aiutando i bambini a comprenderne il significato senza paura».
Il laboratorio cambia con l'età degli studenti. Nella scuola primaria il gioco è il punto di partenza. Nelle scuole secondarie il confronto si amplia e affronta anche gli aspetti clinici, organizzativi ed etici della donazione. L'obiettivo resta lo stesso: offrire a bambini e ragazzi uno spazio in cui fare domande, confrontarsi e avvicinarsi con consapevolezza alla cultura del dono.
«LANCIARE UN SEME», CON DELICATEZZA
Anche per gli insegnanti il laboratorio rappresenta un'occasione educativa che va oltre il tema della donazione.
«Da anni costruiamo il percorso educativo della classe insieme alle associazioni di volontariato del territorio», racconta Elisa Pizzi, maestra con 32 anni di esperienza. «Dopo aver affrontato altri temi, abbiamo scelto di proporre anche questo percorso con AIDO. È stata un'esperienza molto interessante: i bambini hanno partecipato con curiosità e attenzione, ciascuno cogliendo qualcosa di diverso. Noi abbiamo lanciato un seme: adesso speriamo che possa crescere, anche nelle loro famiglie».
Uno degli aspetti che preoccupava maggiormente gli insegnanti era il modo in cui i bambini avrebbero accolto il tema della morte, inevitabilmente legato alla donazione. «All'inizio eravamo un po' preoccupate», prosegue Pizzi. «I bambini sono già esposti a tante notizie difficili e temevamo che il passaggio legato alla morte di Margherita potesse spaventarli. Invece è stato affrontato con grande delicatezza e con un linguaggio adatto alla loro età. Ho visto i bambini seguire ogni fase del laboratorio con grande attenzione e ascoltare con interesse anche la testimonianza finale. È stata un'esperienza davvero molto positiva».
DAL GIOCO ALLA TESTIMONIANZA
Al termine del laboratorio, il racconto lascia spazio alla testimonianza di chi il trapianto lo ha vissuto in prima persona. Tra i volontari che partecipano agli incontri c'è Marco Maioli, trapiantato di rene nel 2017.
«Il giorno del trapianto è diventato il mio secondo compleanno», racconta. «Grazie a quella donazione sono tornato a fare sport, a viaggiare con la mia famiglia e a vivere una vita normale. Per questo credo sia importante parlare di donazione fin da piccoli: dietro ogni scelta c'è la possibilità di restituire una vita a qualcuno». La sua testimonianza completa il percorso iniziato con Margherita e Pablo, facendo capire ai bambini che quella raccontata durante il laboratorio non è soltanto una storia, ma qualcosa che accade davvero.
QUASI MILLE STUDENTI COINVOLTI
Il progetto è promosso dal Coordinamento per la Donazione di Organi e Tessuti dell'ASST di Cremona, che segue il percorso della donazione e promuove attività di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Il Coordinamento è composto dalle dottoresse Sofia Ananiadou e Angela Ribola e dagli infermieri Olga Kouadio, Daniela Blioju e Luca Mogni, coordinati da Scilla Pagni. Le attività nelle scuole sono realizzate in collaborazione con AIDO Provinciale Cremona e ATS Val Padana.
Nell'anno scolastico 2025-2026 sono stati realizzati 21 incontri, coinvolgendo quasi mille studenti. Le scuole interessate possono aderire al progetto attraverso il catalogo di ATS Val Padana La Salute a Scuola: progettare in Rete, che raccoglie le proposte educative rivolte agli istituti del territorio.
Sfoglia il catalogo https://costruirelasalute.ats-valpadana.it/
Lo diciamo a …ECO welfare Abbiamo ricevuto da: CGIL Cremona
F.to Luca Dall'Asta Nursind Cremona F.to Vincenzo Trigila
Fondazione Ospedale Giuseppe Aragona: inaccettabile il rinvio degli arretrati contrattuali
FP CGIL Cremona e Nursind Cremona esprimono profonda contrarietà rispetto alla decisione unilaterale della Fondazione Ospedale Giuseppe Aragona di San Giovanni in Croce di rinviare il pagamento degli arretrati del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) Comparto Sanità 2022-2024, prevedendo una dilazione che porterà una parte delle somme dovute ad essere corrisposta soltanto nel 2027 (o, forse, entro la fine del 2026), alla luce dell'avvenuta conferma della mancata erogazione della prima tranche entro il mese di luglio 2026.
Le Organizzazioni Sindacali comprendono le difficoltà economiche e finanziarie rappresentate dalla Fondazione, legate ai meccanismi di finanziamento dell'ATS e alle criticità del cash flow (flussi di cassa).
Tuttavia, tali problematiche non possono ricadere esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori e denotano, inevitabilmente, anche errori di pianificazione strategica e finanziaria che non possono essere compensati attraverso il differimento di diritti già maturati.
Gli arretrati contrattuali costituiscono infatti salario differito e rappresentano un diritto pienamente esigibile fin dal mese di novembre 2025, non una concessione.
Nel corso delle due assemblee sindacali del personale, svoltesi il 7 gennaio e il 16 giugno 2026, le lavoratrici e i lavoratori hanno espresso con chiarezza, anche attraverso specifiche votazioni, la propria posizione. Pur prendendo atto delle difficoltà della Fondazione, l'unica proposta di mediazione avanzata, con senso di responsabilità, dalle Organizzazioni Sindacali Confederali prevedeva il riconoscimento integrale degli arretrati entro i mesi di giugno/luglio 2026. Una proposta che la Fondazione ha scelto di non accogliere, ignorando anche le legittime rivendicazioni del personale.
La vicenda assume oggi un significato ancora più grave se si considera che proprio nella giornata del 29 luglio 2026 è stata sottoscritta la pre-intesa per il rinnovo del CCNL Comparto Sanità 2025-2027. Mentre a livello nazionale si apre una nuova stagione contrattuale, alla Fondazione Aragona il personale non ha ancora ricevuto integralmente quanto spettante per il contratto precedente.
FP CGIL Cremona e Nursind Cremona ribadiscono che il rispetto dei contratti collettivi passa anche dal rispetto dei tempi di corresponsione delle retribuzioni dovute. Il salario delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere utilizzato come strumento di compensazione delle difficoltà di liquidità di un ente.
Per questo continueranno a sostenere ogni iniziativa utile affinché gli arretrati contrattuali vengano corrisposti interamente e senza ulteriori rinvii, rimanendo comunque a disposizione per un confronto, purché sia costruttivo e definisca un piano di rientro condiviso, chiaro e trasparente.


CIAO MATTIA….
Ti abbiamo conosciuto dalla culla. Abbiamo seguito la Tua (purtroppo) breve esistenza “normale” perché siamo e continueremo ad essere amici della Tua famiglia. Con cui abbiamo condivisol'assurda tragedia innescata da un boccone di formaggino a latte crudo, gustato (si fa per dire) dopo l'acquisto (con la migliore delle intenzioni di buona nutrizione e di assoluta igienicità) dalla latteria sottocasa. Un occone che ha innescato un combinato clinico devastante. Di Te questa testata ha scritto ripetutamente e con ripetuto senso di dolore e di ribellione. Nei confronti di una tragedia che non dovrebbe mai avvenire. Solo se gli “operatori” (lato sensu) osservassero un minimo sindacale di professionalità e di etica. Non è andata così. Ha fatto bene la Tua famiglia ad assisterTi con grandissima dedizione e ad innescare una testimonianza civile, vocata al sanzionamento dell'illegalità ed alla protezione dei potenziali consumatori esposti al pericolo di alimenti infetti.
Scrive una testata on line trentina che “ Mattia Maestri si è arreso dopo una lunga agonia iniziata nel 2017”. Notizia fattuale, ma un po' retorica. Perché, se Tu assomigli al Tuo papa Giambattista, non ti saresti mai arreso. Domani parteciperemo alla cerimonia di commiato. Ma la battaglia civica (di condanna e di sensibilizzazione iniziata anni fa) non cessa. Anzi ricomincia proprio nelle prossime righe. In cui riproduciamo un ampio editoriale pubblicato, sul caso, qualche settimana fa.
UN DRAMMA ASSOLUTO…PERCHE' NON ACCADA PIU'
LA SICUREZZA DEI BAMBINI E I FORMAGGI A LATTE NON PASTORIZZATO: OSSERVAZIONI ALLA MOZIONE ZAMPERINI.
Formaggi a latte crudo: ho scritto ai consiglieri regionali. Ora non potranno dire di non sapere
Ho inviato una lettera aperta a tutti i Consiglieri Regionali della Lombardia sulla mozione presentata dal consigliere Giacomo Zamperini (Fratelli d'Italia) in materia di formaggi a latte crudo. È una lettera dura, perché duro è ciò di cui parla. Mio figlio Mattia vive da oltre otto anni in stato vegetativo permanente dopo aver contratto una Sindrome Emolitico-Uremica (SEU) causata dal consumo di un formaggio a latte crudo venduto senza alcuna informazione sui rischi. Su questo fatto esiste una verità giudiziaria definitiva, accertata dalla Corte di Cassazione. Chi oggi minimizza questi rischi nega i fatti. Nella lettera smonto, punto per punto, una mozione che considero pericolosa, mistificatoria e costruita per fare propaganda, non per tutelare la salute pubblica. Una mozione che usa dati in modo scorretto, gonfia numeri, confonde volutamente prodotti sicuri con prodotti a rischio e attacca le Linee Guida del Ministero della Salute, che rappresentano oggi la miglior scienza disponibile. Chi sostiene che i controlli siano “insostenibili” mente: parliamo di meno del 4% del prezzo finale. Chi si oppone all'etichettatura informativa per bambini, donne in gravidanza e soggetti fragili si assume una responsabilità penale enorme. Con questa lettera ho tolto ogni alibi. Dopo non si potrà dire “non sapevamo”. Chiedo ai Consiglieri regionali di leggerla prima di votare e di decidere se vogliono stare dalla parte della scienza e dei bambini o dalla parte della disinformazione e del consenso elettorale. Perché una cosa deve essere chiara: i voti non si guadagnano sulla pelle dei bambini. Se voteranno questa mozione, lo faranno sapendo che ogni nuova vittima avrà anche una responsabilità politica, la loro.
Giovanni Battista Maestri fraz. Coredo via Trento n. 9 38012 Predaia Tel. 3408107276 e-mail. maestrigiovannibattista@


Aggiungiamo, per completezza di inquadramento del drammatico problema e della missione di cui si è fatto carico Giovanni Battista, la sua dichiarazione immediatamente all'esito del processo intentato in Cassazione
"Non posso dirmi felice per la sentenza della Cassazione perché dopo aver perso un figlio non si può più dirsi felici. Dico però che c'è stato un passaggio importante per fare in modo che quello che è successo a Mattia non accada a un altro bambino".
Lo ha detto all'Ansa Giovanni Battista Maestri, commentando la decisione della Corte di Cassazione di confermare la condanna a carico dell'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, e al casaro, Gianluca Fornasari, per lesioni gravissime causate a Mattia Maestri, che nel 2017 ha mangiato un pezzo di formaggio a latte crudo contaminato dall'escherichia coli.
La sentenza di primo grado, del dicembre 2023, era stata stabilita da un giudice di pace, con una pena pecuniaria di 2.478 euro, poi integrata in appello, nel luglio dello scorso anno, con una provvisione da un milione di euro alla famiglia (600mila per il bambino e 200mila a ciascun genitore). La quantificazione dei danni verrà invece effettuata in sede civile.
"La sentenza della Cassazione è importante non per i soldi, di cui non mi è mai importato alcunché, ma perché ha accertato il comportamento criminale e ha dimostrato che non sono bastate le lettere di minaccia e i proiettili fatti trovare dai testimoni per evitare che la giustizia facesse il suo corso. Ora, con tre gradi di giudizio, la politica deve togliere il marchio di qualità al caseificio di Coredo", Il piccolo Mattia aveva, all'epoca dei fatti, quattro anni. Da allora è in stato vegetativo.
La sentenza della Suprema Corte, che ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi della difesa, rappresenta un primo caso in Italia per quanto riguarda i rischi rappresentati da prodotti alimentari industriali. "Se le persone conoscessero la pericolosità dei prodotti a latte crudo, lo eviterebbero. Lo dico da anni: serve un'etichetta apposita che informi sui rischi per bambini fino a dieci anni, persone vulnerabili e anziani (come accade in altri Paesi europei)", ha aggiunto Maestri. Per il padre di Mattia la battaglia non può ancora dirsi finita. "Quando il mio Mattia non ci sarà più, chiederemo di procedere per omicidio colposo".
MOZIONE
OGGETTO: SALVAGUARDIA DI PASCOLI, MALGHE ED ALPEGGI. SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE FORMAGGIO A LATTE CRUDO – presentata dal Consigliere Regionale di FdI Giacomo Zamperini
Il Consiglio regionale
PREMESSO CHE:
– Il latte crudo e i formaggi da esso derivati costituiscono un patrimonio culturale, economico, ambientale e identitario fondamentale delle aree montane lombarde, frutto di tecniche tradizionali, microclimi specifici, allevamenti estensivi, biodiversità microbica e pratiche d'alpeggio tramandate nei secoli;
– In Lombardia operano circa 1.300 operatori che producono formaggi a latte non pastorizzato, tra cui numerose malghe e alpeggi, presidio essenziale contro lo spopolamento e per la tutela del paesaggio montano;
– Secondo i dati SIAN-AGEA 2024, nei territori montani lombardi sono stati conferiti ai primi acquirenti 165.691.828 kg di latte vaccino da 555 produttori e 1.527.978 kg di latte ovi-caprino da 24 produttori, mentre i piccoli produttori hanno venduto direttamente 35.470.016 kg equivalenti di latte vaccino (702 operatori) e 2.993.095 kg equivalenti di latte ovi-caprino (188 operatori);
– La Lombardia ospita un numero significativo di DOP che prevedono l'uso di latte crudo (Bitto, Formai de Mut, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Silter, Strachitunt, Nostrano Valtrompia, ecc.), nonché numerosi Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), per i quali la pastorizzazione altererebbe in modo sostanziale la tipicità del prodotto;
– La stagionatura lunga (oltre 200 giorni) può essere un fattore che concorre alla riduzione dei E.Coli STEC nei prodotti a base di latte crudo;
CONSIDERATO CHE:
– Le nuove Linee Guida del Ministero della Salute per il controllo dello STEC nel latte non pastorizzato, pubblicate il 3 luglio 2025, impongono misure di prevenzione complesse e costose che possono risultare difficilmente applicabili nelle aree montane e negli alpeggi;
– I batteri appartenenti alla specie Escherichia coli che producono le Shiga tossine (STEC) sono patogeni a trasmissione alimentare che causano un'ampia gamma di manifestazioni gastrointestinali, da asintomatiche a forme di diarrea non complicata o emorragica, che occasionalmente progrediscono verso forme sistemiche più severe come la sindrome emolitico uremica (SEU), che rappresenta la principale causa di insufficienza renale nell'età pediatrica. Nei casi più gravi, la SEU può presentare manifestazioni di carattere neurologico, coma, esitare in insufficienza renale di grado variabile e in alcuni casi può avere esito fatale.
– Il costo delle analisi per STEC può diventare una cifra impattante per la maggior parte dei piccoli produttori, con il rischio concreto di abbandono della produzione e chiusura delle attività;
– I dati epidemiologici italiani mostrano che il rischio STEC, pur esistente e da non sottovalutare, presenta incidenze molto basse:
• Italia 2023: 96 casi, nessun decesso; • Europa 2023: 10.217 casi, 31 decessi;
– L'eventuale passaggio obbligato alla pastorizzazione ridurrebbe il valore dei prodotti di montagna fino al 30%, annullando la distintività organolettica e compromettendo la sostenibilità economica delle aziende;
– Le nuove disposizioni introducono l'obbligo di riportare in etichetta avvertenze per le categorie fragili (bambini <10 anni, donne in gravidanza, anziani, immunodepressi), anche nei casi in cui l'azienda attui misure di controllo efficaci, senza che gli enti locali abbiano un chiaro margine di valutazione dei livelli di rischio;
RILEVATO CHE:
– Le malghe e gli alpeggi non sono solo realtà economiche: essi garantiscono gestione del territorio, tutela dei pascoli, conservazione della biodiversità e presidio delle aree interne;
– Il comparto dei formaggi a latte crudo rappresenta un'eccellenza e un patrimonio identitario nazionale: 28 delle 56 DOP/IGP italiane prevedono obbligatoriamente il latte crudo;
– La Regione Lombardia ha già avviato una ricognizione degli operatori interessati e momenti di confronto con i Consorzi DOP e le associazioni degli allevatori;
– Gli stessi produttori hanno avanzato proposte concrete e ragionevoli, tra cui formazione continua, maggiore integrazione tra ricerca scientifica e pratiche d'allevamento, modelli produttivi sostenibili, etichettatura chiara e informativa, ma non penalizzante, valorizzazione organolettica del latte crudo e dei formaggi tradizionali;
- La filiera del latte crudo applica già misure importanti di prevenzione (igiene di stalla, disinfezione mammelle, refrigerazione, acidificazione naturale, stagionatura), riconosciute dalla comunità scientifica come efficaci nel ridurre i rischi microbiologici;
- EVIDENZIATO CHE:
– La mancanza di linee applicative territoriali delle Linee Guida ministeriali sta generando forte incertezza amministrativa e rischi gravi per la sopravvivenza delle piccole aziende montane;
– In assenza di procedure di classificazione differenziata del rischio, le aziende risultano automaticamente soggette all'obbligo di etichettatura con avvertenze fortemente penalizzanti, indipendentemente dall'efficacia delle misure di autocontrollo implementate;
– Tale impostazione rischia di produrre un danno economico e reputazionale significativo alla filiera del latte crudo, pur in presenza di evidenze epidemiologiche che dimostrano la rarità dei casi STEC in Italia;
– È fondamentale individuare soluzioni che coniughino sicurezza alimentare e tutela della biodiversità casearia, senza imporre costi o procedure che porterebbero all'abbandono delle produzioni tradizionali;
RITENUTO CHE:
– È necessario che il Ministero della Salute chiarisca, anche mediante apposita circolare, la possibilità per gli enti preposti di attribuire differenziati livelli di rischio in base alle misure di mitigazione effettivamente adottate dalle aziende, evitando applicazioni generalizzate e penalizzanti;
– Si ritiene fondamentale il sostegno, anche economico di Regione Lombardia, al fine di garantire la continuità produttiva del settore, prevenendo la chiusura delle malghe e salvaguardando un patrimonio culturale e gastronomico unico;
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE:
- A chiedere formalmente al Ministero della Salute l'emanazione di una circolare interpretativa che consenta agli enti territoriali di attribuire livelli differenziati di rischio alle aziende, sulla base delle reali misure di autocontrollo e delle condizioni produttive, evitando obblighi generalizzati e penalizzanti come quelli di etichettatura.
- sostenere economicamente l'attività di produzione dei formaggi a latte crudo, in particolare montane e d'alpeggio, attraverso contributi per: esami microbiologici (oggi 50–120 euro a campione);
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- strutturali e igienico-sanitari;
- installazione di impianti di pastorizzazione per chi fosse volontariamente interessato, senza obblighi generalizzati.
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- promuovere programmi di formazione e aggiornamento continui per allevatori e casari, rafforzando il collegamento con la ricerca scientifica, le università, gli istituti zooprofilattici e i centri di eccellenza regionali.
- sostenere la realizzazione di progetti sperimentali in collaborazione con enti scientifici qualificati, per valutare l'effetto barriera della microflora del latte crudo e contribuire alla definizione di protocolli di sicurezza fondati sull'evidenza scientifica.
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- valorizzare, anche sul piano comunicativo, il ruolo dei produttori di montagna, promuovendo campagne istituzionali che illustrino al pubblico: le buone pratiche igienico-sanitarie già oggi applicate;
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- caratteristiche organolettiche e identitarie dei formaggi a latte crudo;
- delle malghe, dei pascoli e degli alpeggi per la tutela del territorio ed il contrasto allo spopolamento delle “terre alte”.
-
- difendere in tutte le sedi opportune il valore delle DOP e dei PT a latte crudo lombardi, opponendosi a qualsiasi misura che ne comprometta tipicità, disciplinari, distintività produttiva e sostenibilità economica.
- promuovere un tavolo regionale permanente sui formaggi a latte crudo tra istituzioni, consorzi DOP, associazioni allevatori, esperti scientifici e rappresentanze dei produttori, con l'obiettivo di monitorare l'evoluzione normativa, coordinare le applicazioni territoriali e individuare soluzioni condivise per la gestione del rischio microbiologico.