1/a) Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona 28/05/2026
LETTERA APERTA AL SINDACO DI CREMONA ANDREA VIRGILIO
“Se la vera battaglia è rafforzare il sistema pubblico, allora è doveroso riaprire il confronto sul
nuovo ospedale”
Gentile Sindaco Virgilio,
abbiamo seguito con attenzione il confronto televisivo del 19 giugno andato in onda su CR1 tra Lei e il dott. Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita di Cremona.
Non intendiamo entrare nel merito della vicenda che ha originato il dibattito né nel delicato tema dell'interruzione volontaria di gravidanza, sul quale ciascuno ha convinzioni personali che meritano rispetto.
Vi è però un passaggio del Suo intervento che riteniamo meriti una riflessione più ampia e che va ben oltre il caso specifico.
Lei ha affermato: “La vera battaglia è quella di agire per un sistema pubblico forte, capace veramente di accompagnare le donne. Il funzionamento dei consultori, dell'assistenza psicologica, del sostegno economico, il tema della casa, dell'educazione sessuale, della contraccezione, di strutture e di servizi sociali: è questa la battaglia che dobbiamo fare.”
Sono parole che condividiamo. Perché descrivono esattamente ciò che dovrebbe essere la missione fondamentale di una comunità pubblica moderna: non limitarsi a intervenire quando il problema si manifesta, ma costruire attorno alle persone una rete di servizi, assistenza, prevenzione e sostegno capace di accompagnarle nelle difficoltà della vita.
Proprio per questo ci ha colpito il passaggio immediatamente successivo, quando Lei ha aggiunto: “Capisco perché ci sono cittadini che si arrabbiano perché vedono la nascita di un nuovo ospedale e nello stesso tempo magari anche nel nostro occorre demandare al volontariato.”
Anche questa osservazione ci sembra meritevole di attenzione, perché fotografa una contraddizione che molti cittadini percepiscono.
Da una parte si annuncia il più grande investimento pubblico della storia sanitaria cremonese, un'opera il cui costo è passato dai 250 milioni iniziali agli oltre 438 milioni oggi previsti, con una stima complessiva che sale a 606 milioni, ad oggi non interamente coperti; e i cui tempi di realizzazione vanno ben oltre quanto lasciato intendere, poiché ai 10,8 anni del cronoprogramma si sommano circa 8 anni di fasi non ancora progettate né finanziate.
Dall'altra parte continuano ad esistere bisogni che il sistema pubblico fatica a soddisfare pienamente e che vengono spesso affrontati grazie al contributo insostituibile del volontariato,
delle associazioni e delle reti di solidarietà.
Ma allora la domanda diventa inevitabile. Se la vera battaglia è quella da Lei indicata — rafforzare consultori, assistenza psicologica, sostegno alle fragilità economiche e abitative, servizi territoriali e prevenzione — siamo certi che la scelta compiuta sia quella che utilizza nel modo più efficace le risorse pubbliche disponibili?
Noi continuiamo a credere che questa domanda non abbia mai ricevuto una risposta adeguata. Non perché siamo contrari al miglioramento dell'ospedale: al contrario, da quasi tre anni sosteniamo la necessità di investire sull'ospedale pubblico di Cremona. La differenza riguarda il metodo con cui si è arrivati alla decisione.
Fin dall'inizio abbiamo chiesto che venissero poste a confronto, con pari dignità e con uguale approfondimento tecnico, due opzioni: la costruzione di un nuovo ospedale e la riqualificazione profonda dell'attuale Ospedale Maggiore. Un confronto che non è mai stato realizzato in modo pubblico, trasparente e verificabile dai cittadini.
Oggi, dopo anni di discussione, il quadro è profondamente cambiato rispetto a quando la decisione fu assunta. Sono cambiati i costi. Sono cambiati i tempi. Sono emerse problematiche legate alle procedure ambientali. Sono emerse questioni relative ai parcheggi, all'eliporto, all'approvvigionamento energetico e alla sostenibilità complessiva dell'intervento.
Nel frattempo la sanità pubblica continua a confrontarsi quotidianamente con le difficoltà che Lei stesso ha richiamato nel dibattito televisivo: carenza di personale, medicina territoriale insufficiente, servizi di prossimità da rafforzare, bisogni sociali crescenti.
Per questo riteniamo che non sia mai troppo tardi per fare ciò che avrebbe dovuto essere fatto prima di assumere una decisione irreversibile. Non chiediamo di bloccare per principio un progetto.
Chiediamo semplicemente di verificare, alla luce dei dati oggi disponibili, quale sia la soluzione che consente di ottenere il miglior risultato sanitario con il miglior utilizzo delle risorse pubbliche.
Lei ha affermato che la vera battaglia consiste nel rafforzare il sistema pubblico. Noi siamo d'accordo. Ed è proprio per questo che Le chiediamo di promuovere finalmente quel confronto pubblico tra alternative che finora è mancato.
Perché la vera domanda non è quale edificio costruire. La vera domanda è quale scelta consenta di garantire ai cittadini di Cremona, oggi e nei prossimi decenni, una sanità pubblica più forte, più efficiente, più accessibile e più vicina ai bisogni reali delle persone.
Su questa domanda crediamo che il confronto non debba mai essere considerato una minaccia. Al contrario: dovrebbe essere il fondamento stesso di ogni buona amministrazione pubblica.
Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona – dott. Enrico Gnocchi
Ex Piacenza e ospedale maggiore: due pesi due misure
Abbiamo letto con interesse l'articolo pubblicato da La Provincia l'11 giugno 2026 sul recupero dell'area ex Piacenza Rimorchi da parte dell'Ocrim. Nell'articolo l'assessore Paolo Carletti rivendica il ruolo dell'Amministrazione comunale: “la collaborazione tra pubblico e privato, il ruolo di facilitatore svolto dal Comune, la necessità di garantire l'interesse pubblico”. Sono parole che condividiamo.
Proprio per questo poniamo una domanda ai cittadini e alla stessa Amministrazione: perché gli stessi principi non sono stati applicati al più importante patrimonio pubblico della provincia, l'ospedale maggiore di Cremona?
Per l'ex Piacenza Rimorchi il Comune ha accompagnato un intervento equilibrato: il piano conserva e mette in sicurezza il cuore dello stabilimento — l'edificio produttivo principale, oggetto di manutenzione straordinaria — e interviene con demolizioni e ricostruzioni mirate sui soli corpi accessori e di servizio. In altre parole, si è valutato caso per caso cosa conservare e cosa sostituire. È esattamente l'approccio che da tre anni il Movimento chiede per l'ospedale: non un “no” alla nuova costruzione, ma la valutazione delle alternative prima di decidere.
Per l'ospedale pubblico, invece, quel confronto non c'è mai stato. E dagli atti non risulta che la Giunta comunale, il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale abbiano esercitato alcun ruolo di stimolo e di verifica nei confronti della Regione Lombardia e dell'ASST Cremona:
- mai una richiesta ufficiale affinché venisse rispettato lo spirito del D.Lgs. 36/2023;
- mai una richiesta affinché venisse applicato fino in fondo il principio della valutazione delle alternative progettuali;
- mai una richiesta pubblica per conoscere e confrontare in modo trasparente costi, tempi, rischi e benefici delle diverse opzioni;
- mai una richiesta di presentazione pubblica del DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali), che per definizione serve proprio a confrontare soluzioni diverse e a individuare quella più rispondente all'interesse pubblico.
Eppure non parliamo di un intervento privato, ma del più grande investimento pubblico nella storia recente del territorio cremonese: 606 milioni di euro di denaro pubblico, un ospedale che dovrà servire oltre 160.000 cittadini per i prossimi decenni, un cantiere stimato in circa 19 anni — 10,8 anni di soli lavori secondo il cronoprogramma ufficiale, cui si aggiungono le demolizioni, assenti dal cronoprogramma, e le fasi propedeutiche non ancora progettate — con conseguenze economiche, urbanistiche, ambientali e sanitarie incomparabilmente superiori a quelle di qualsiasi altra operazione edilizia cittadina. Da tre anni il nostro Movimento chiede una sola cosa: non la cancellazione del nuovo ospedale, ma la verifica delle alternative; non una decisione aprioristica, ma una decisione fondata su dati comparabili, pubblici e verificabili. In qualunque democrazia matura l'interesse pubblico si tutela confrontando le opzioni possibili prima di impegnare centinaia di milioni di euro. Per l'ex Piacenza Rimorchi la scelta tra demolire e conservare è stata compiuta, ed è stata considerata una risorsa. Per l'ospedale maggiore non è stata nemmeno presa in considerazione. È questa la domanda che resta senza risposta, e riguarda il bene pubblico più importante della nostra comunità.
Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona
2) Sinistra Italiana
Sanità allo sbando a Crema
Tra fughe di massa, lo scandalo dei gettonisti mascherati e primari in fuga, l'ASST è al collasso. Sinistra Italiana chiede un cambio di rotta radicale. Il quadro che emerge dalle cronache locali delle ultime settimane riguardo la situazione dell'Ospedale Maggiore di Crema e dell'intera ASST non è solo allarmante: è la cronaca di un disastro annunciato, frutto della miope gestione della sanità pubblica da parte di Regione Lombardia.
Come Sinistra Italiana - Circolo di Crema e Cremasco, non possiamo più tollerare il silenzio e le rassicurazioni di facciata dei vertici aziendali e della politica di centrodestra. I numeri e i fatti parlano chiaro: raccontano un ambiente di lavoro ormai insostenibile, che si inserisce in una più ampia e malcelata politica di progressivo smantellamento e indebolimento della sanità pubblica perpetrato dai vertici di Regione Lombardia e dall'attuale Governo, a tutto vantaggio dei privati, accreditati e non.
I dati ufficiali raccontano una evidenza: nel solo ultimo anno si sono registrate ben 156 cessazioni di personale. La cifra che deve far riflettere e indignare è che oltre il 70% di queste (109 per l'esattezza) sono dimissioni volontarie. Medici, ben 37 infermieri e tecnici sanitari hanno scelto consapevolmente di andarsene. A questo si è aggiunto negli ultimi mesi l'addio contemporaneo di tre storici e stimati primari.
Se il personale scappa non è per caso: è il sintomo evidente di un ambiente di lavoro non sano, logorato da turni massacranti, carenze strutturali e una totale assenza di valorizzazione e ascolto dei lavoratori, come denunciato a più riprese anche dalle sigle sindacali.
Mentre Regione Lombardia sbandiera lo stop ai medici "gettonisti" delle cooperative, all'ASST di Crema assistiamo al gioco delle tre carte per coprire i buchi nei reparti chiave, dal Pronto Soccorso alla Psichiatria, dalla Pediatria all'Anestesia.
Qui emerge il paradosso economico e politico più grave: le dirigenze aziendali non muovono un dito per insistere affinché il Governo aumenti le disponibilità economiche destinate alle risorse umane. Bloccate dai tetti di spesa sul personale imposti dall'alto, le ASST si vedono costrette a ricorrere a bandi urgenti per liberi professionisti e gettonisti mascherati. Una vergogna che non fa risparmiare un solo euro pubblico: questi professionisti esterni vengono infatti pagati attingendo a un'altra voce di bilancio (quella per l'acquisto di beni e servizi), con grandissimo sperpero di denari pubblici che dovrebbero essere investiti in assunzioni stabili e contratti dignitosi. È un sistema ipocrita che arricchisce le esternalizzazioni e impoverisce le corsie.
In questo scenario di totale declino, assistiamo a una contemporanea e molteplice violazione dei diritti costituzionalmente garantiti: ci rimettono i lavoratori e le lavoratrici, privati del diritto a un lavoro dignitoso e sicuro, ma ci rimettono soprattutto i cittadini, privati del fondamentale diritto alla salute e a un servizio sanitario pubblico, efficiente e di prossimità.
I cremaschi si trovano così di fronte a un'intollerabile ingiustizia sociale: quella di non ottenere più in servizi essenziali sul territorio ciò che regolarmente pagano attraverso le tasse, mentre le liste d'attesa infinite li costringono a pagare una seconda volta rivolgendosi alla sanità privata. Il saldo positivo di pochissime unità sbandierato dalla direzione generale è un'illusione ottica che non compensa la perdita di competenze storiche ed esperienza. I servizi territoriali e i reparti del Maggiore e di Rivolta d'Adda sono allo stremo. È necessario e urgente investire sul personale con assunzioni vere, bloccando la privatizzazione strisciante dei nostri servizi essenziali. Sinistra Italiana continuerà a vigilare e a dare battaglia, al fianco dei lavoratori della sanità e dei cittadini del Cremasco, per il diritto costituzionale a una cura pubblica, universale e di qualità.
La Segretaria Crema e cremasco Cecilia Gipponi
3) riceviamo da: Damiano Julio, attivista per i diritti delle persone con diabete.
Damiano Iulio (Parma, 1988) è un attivista per i diritti delle persone con diabete, editorialista e Delegato del PSI Parma per le tematiche sanitarie. Il suo impegno è focalizzato sulla promozione di politiche sanitarie eque, con una particolare attenzione alla dignità e alla sicurezza del malato nel contesto lavorativo.
- Impegno Politico e Istituzionale
- In occasione delle Elezioni Regionali in Emilia-Romagna 2024, è stato candidato per il Partito Socialista Italiano (PSI) nella circoscrizione di Piacenza. La sua attività si distingue per la capacità di incidere direttamente sugli atti normativi regionali e nazionali:
- Unicità nella Risoluzione Regionale 13 03 2026 2243 XII legislatura: Damiano Iulio detiene il primato di essere l'unico attivista in Emilia-Romagna a essere citato formalmente "nero su bianco" in un atto di risoluzione dell'Assemblea Legislativa. Nel documento viene ufficialmente riconosciuto il suo contributo nell'evidenziare come le limitazioni assistenziali compromettano la dignità, l'autonomia e la sicurezza del lavoratore, violando il principio di accomodamento ragionevole.
- Attualizzazione della Risoluzione 34/99: Ha collaborato attivamente affinché venisse sviluppata e attualizzata la Risoluzione Regionale 34/99, lo strumento normativo cardine per la tutela dei lavoratori affetti da diabete in Emilia-Romagna. Il suo lavoro presso le sedi istituzionali è stato determinante per sollecitare l'adeguamento della legislazione alle moderne necessità tecnologiche e cliniche, garantendo che la patologia non rappresenti un ostacolo alla carriera professionale.
- Azione Parlamentare: In collaborazione con la Senatrice Daniela Sbrollini, Presidente dell'Intergruppo Parlamentare "Obesità e Diabete", ha presentato presso la Camera dei Deputati a Roma il progetto "DIABETE IN COMUNE", volto a garantire la gratuità del Glucagone spray salvavita su scala nazionale.?Gratuità del Glucagone spray: In sinergia con il Consigliere Regionale Pasquale Gerace, ha promosso e ottenuto la gratuità del Glucagone spray salvavita in tutta l'Emilia-Romagna.
- Innovazione Sociale e Tutela dei Diritti?Il Cammino dell'Acqua: È l'ideatore di questo innovativo progetto, il primo sentiero in Italia dedicato all'attività fisica per pazienti diabetici. Realizzato nei comuni di Chianciano Terme (SI) e Monticelli Terme (PR), il percorso è stato premiato con la "Bandiera Azzurra" (FIDAL/ANCI) e ha ricevuto l'International Changing Diabetes Sport Prize.
- Diritti delle Lavoratrici: Sostiene il riconoscimento di contributi figurativi e l'estensione delle tutele per le madri lavoratrici con diabete gestazionale o pregresso.
- Cultura e Solidarietà: Scrive di riforme e diritti civili sulla storica testata L'Avanti! e collaboratore con l'AILD (Associazione Italiana Lions per il Diabete).
Scrivo per sollecitare una riflessione su un tema che riguarda da vicino il futuro della nostra assistenza sanitaria: l'accelerazione dei lavori per le Case e gli Ospedali di Comunità finanziati dal PNRR. Se da un lato è comprensibile la necessità di rispettare le scadenze europee, dall'altro preoccupa la recente tendenza a semplificare le procedure autorizzative a scapito dei controlli preventivi.
?In Emilia-Romagna, regione che ha sempre fatto della qualità e della capillarità dei servizi un punto d'onore, non possiamo permetterci che la velocità amministrativa diventi sinonimo di deregolamentazione. Autorizzare l'apertura di strutture sanitarie posticipando le verifiche strutturali e di sicurezza a un anno dopo l'inaugurazione significa invertire un principio cardine della sanità pubblica.
?Cosa accadrebbe se, in quei dodici mesi, emergessero criticità impiantistiche o carenze nei protocolli di sicurezza? I cittadini si troverebbero ad aver usufruito di servizi in ambienti non ancora validati, mentre gli operatori sanitari — già sotto pressione — verrebbero esposti a rischi di contenzioso medico-legale per aver lavorato in strutture potenzialmente non conformi.
?La "pace" del sistema sanitario, citando una riflessione apparsa recentemente anche sulla stampa nazionale, non si ottiene tagliando i controlli, ma rendendoli efficienti. Invece di eliminare le verifiche preventive, sarebbe più saggio investire risorse straordinarie per rafforzare le commissioni di vigilanza, permettendo loro di lavorare con la stessa rapidità richiesta dai cantieri.
?Il rispetto delle scadenze del PNRR è un dovere verso l'Europa, ma la sicurezza dei pazienti e del personale è un dovere primario verso i cittadini di questo territorio. Non trasformiamo la riforma della sanità territoriale in una corsa contro il tempo che sacrifica la qualità della cura.
Scrivo per condividere con i lettori un traguardo che dimostra come l'attivismo e la buona politica possano superare barriere burocratiche ritenute insormontabili, mettendo al centro il diritto alla salute.
- Per molto tempo ci è stato detto che inserire un farmaco salvavita nelle postazioni d'emergenza pubbliche o scolastiche fosse "impossibile" a causa dei rigidi vincoli normativi che vietano i medicinali nelle cassette di pronto soccorso comuni. Oggi, quella che molti consideravano solo un'ambizione ideale è diventata una realtà concreta attraverso il progetto "DIABETE IN COMUNE", un'iniziativa che ho avuto l'onore di presentare ufficialmente anche presso la Camera dei Deputati a Roma, ricevendone un forte interesse istituzionale.
- Per chi non lo conoscesse ancora, questo progetto pilota innovativo è nato per garantire la sicurezza immediata delle persone con diabete di tipo 1 nei luoghi pubblici e di lavoro. L'iniziativa supera i limiti dei vecchi presidi generici introducendo postazioni salvavita dedicate per il glucagone spray, strutturate su quattro pilastri fondamentali:
- Postazioni d'Emergenza Dedicate: Kit di sicurezza pubblici posizionati in punti strategici come scuole, municipi, impianti sportivi e uffici.
- Scorte non Nominali: Il farmaco non è intestato a un singolo utente, ma è a disposizione della collettività (esattamente come un defibrillatore).
- Formazione del Personale Civile: Addestramento rapido dei dipendenti e dei responsabili della sicurezza all'uso dello spray nasale monodose, un dispositivo a prova di errore che non richiede competenze mediche.
- Sostenibilità Economica: Un risparmio netto per le casse pubbliche. Una dose di spray costa circa 84-90 euro, mentre la gestione di uno shock ipoglicemico grave con ricovero d'urgenza costa alla sanità pubblica tra i 2.210 e i 3.410 euro per singolo evento.
- La forza di questa proposta trova una conferma straordinaria oltreoceano. Negli Stati Uniti, in Stati come l'Arizona o l'Ohio, la questione è stata risolta sul campo tramite le "Undesignated Glucagon Laws", norme promosse dall'American Diabetes Association che permettono di istituire scorte pubbliche di glucagone pronte all'uso nei contesti scolastici tramite "standing orders" (prescrizioni generali per l'istituto).
- La somiglianza tra il modello americano e il nostro progetto è totale ed entrambi poggiano sulla stessa visione di protezione attiva. Sulla scia della storica battaglia per la gratuità del farmaco avviata in Emilia-Romagna dal consigliere Pasquale Gerace, diverse figure politiche della nostra regione hanno deciso di appoggiare questa visione, dimostrando che la tutela della vita e della salute è un valore condiviso che va oltre gli schieramenti partitici.
- Il modello americano e i riscontri romani ci confermano che siamo dalla parte giusta della storia. Il progetto è oggi la realtà di un diritto universale che tutela i cittadini, dimostrando che quando le istituzioni ascoltano la voce di chi vive la malattia, il progresso diventa accessibile a tutti.

ASST CREMONA PNRR, COMPLETATO IL PIANO DA QUASI 8 MILIONI
DIAGNOSTICA RINNOVATA NEGLI OSPEDALI DI CREMONA E OGLIO PO
Al via una serie di video per raccontare l'innovazione. Si parte dalla risonanza magnetica 3 Tesla, unica sul territorio, che consente immagini ad altissima definizione e diagnosi più accurate, soprattutto nei casi complessi.

Quasi 8 milioni di euro investiti per rinnovare la diagnostica e introdurre tecnologie di ultima generazione nelle strutture dell'ASST di Cremona. Un piano reso possibile dai fondi del PNRR che ha interessato gli ospedali di Cremona e Casalmaggiore.
All'Ospedale di Cremona sono entrati in funzione un ecotomografo, un mammografo con tomosintesi, un angiografo cardiologico, un telecomandato digitale per esami di radiologia tradizionale, un tomografo computerizzato (TAC) e un angiografo biplano per procedure di interventistica vascolare e oncologica. Nell'area oncologica il rinnovamento ha coinvolto anche la Radioterapia, oggi dotata di tre acceleratori lineari per il trattamento dei tumori.
All'Ospedale Oglio Po sono stati sostituiti il tomografo a risonanza magnetica e il sistema polifunzionale per radiologia digitale diretta, completando il rinnovamento delle principali apparecchiature diagnostiche aziendali. «Tutte le apparecchiature installate sono di ultima generazione e forniscono immagini ad altissima definizione, consentendo di individuare lesioni anche molto piccole in distretti difficili, aumentando la sensibilità e la precisione diagnostica» - spiega Laura Romanini (Direttore Radiologia dell'Ospedale di Cremona e Direttore del Dipartimento dei Servizi diagnostici). Le nuove tecnologie garantiscono anche maggior sicurezza e comfort: «in particolare riducono la dose delle radiazioni ionizzanti, e velocizzano l'esecuzione degli esami rendendo le procedure meno invasive per i pazienti, con benefici particolarmente rilevanti per bambini e pazienti fragili».
CAPSULA «TUTTA SALUTE» IL TUO BENESSERE INIZIA DALLA PREVENZIONE
Bastano pochi minuti per prenderti cura della tua salute. Guarda il video tutorial e scopri come utilizzarla:
https://www.youtube.com/shorts/Bq2-emknA5I
Alla Casa di Comunità di Cremona è disponibile la Capsula «Tutta Salute», un check-up digitale gratuito che permette di effettuare in pochi minuti una valutazione del proprio stato di salute.
Collocata all'ingresso della struttura di via San Sebastiano 14, Capsula consente di rilevare in autonomia diversi parametri legati al benessere fisico e psicofisico, attraverso percorsi guidati dedicati ai parametri vitali, allo stato di forma e all'equilibrio psicofisico.
Pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione, temperatura, peso, composizione corporea, forza muscolare e livello di stress sono alcune delle informazioni che possono essere raccolte e monitorate nel tempo.
In caso di valori fuori dai range di normalità, è possibile rivolgersi agli operatori del Punto Unico di Accesso (PUA) della Casa di Comunità per ricevere orientamento e indicazioni sui servizi più appropriati.
La Capsula è disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, con accesso libero e gratuito.

ONDATA DI CALORE
PIÙ ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO, ATTIVA LA RETE DI PREVENZIONE
Anziani, malati cronici e persone fragili sono i più esposti agli effetti delle ondate di calore. Attiva una rete di monitoraggio e supporto che coinvolge ospedale e territorio
Le elevate temperature di questi giorni stanno avendo un impatto significativo sulla salute della popolazione più vulnerabile. A confermarlo è l'aumento degli accessi al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Cremona, dove nell'ultima settimana si sono registrati volumi sensibilmente superiori alla media abituale.
Se in una giornata ordinaria gli accessi si attestano mediamente intorno ai 150 pazienti, nell'ultima settimana l'ondata di calore ha determinato un incremento della domanda di assistenza, con punte che hanno raggiunto le 200 persone assistite nelle 24 ore.
A rivolgersi più frequentemente ai servizi di emergenza sono anziani, persone fragili e pazienti con patologie croniche, categorie che risentono maggiormente degli effetti delle alte temperature, soprattutto quando il caldo intenso si prolunga per più giorni consecutivi.

MALORI, DISIDRATAZIONE E PATOLOGIE CRONICHE
Quando si parla di emergenza caldo si pensa spesso al colpo di calore, ma nella pratica clinica le situazioni più frequenti sono altre. Le alte temperature possono aggravare condizioni già presenti e favorire disidratazione, cali pressori, malori, cadute e riacutizzazioni di patologie cardiovascolari, respiratorie o metaboliche.
«Spesso non ci troviamo di fronte a patologie nuove, ma a situazioni che il caldo rende più difficili da gestire», spiega la dottoressa Francesca Co', Direttore del Pronto Soccorso di Cremona. «Nelle persone anziane e fragili anche una disidratazione apparentemente lieve può avere conseguenze importanti e richiedere una valutazione ospedaliera».
La stessa tendenza si osserva anche al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Casalmaggiore, dove in questi giorni si registra una maggiore presenza di persone anziane con problematiche correlate alle alte temperature.
«Il vero elemento che accomuna molti degli accessi di questi giorni è la fragilità», spiega il dottor Outman Mahamat Direttore facente funzione del Pronto Soccorso dell'Oglio Po. «Parliamo spesso di pazienti ultraottantenni o ultranovantenni, con più patologie croniche e una ridotta capacità di adattarsi alle alte temperature. Problemi respiratori, scompenso cardiaco, disidratazione e ipotensione sono tra le condizioni che osserviamo con maggior frequenza».
PIÙ ACCESSI, PIÙ COMPLESSITÀ ASSISTENZIALE
L'incremento della domanda di assistenza si riflette inevitabilmente sull'attività del Pronto Soccorso, chiamato a gestire contemporaneamente un numero elevato di pazienti con bisogni clinici differenti.
La presa in carico inizia dal triage, con la valutazione delle condizioni cliniche, la rilevazione dei parametri vitali e l'eventuale avvio degli accertamenti necessari. «In molti casi il percorso richiede osservazione, monitoraggio, esami diagnostici e rivalutazioni successive prima che sia possibile definire il quadro clinico e individuare il trattamento più appropriato. Le priorità vengono stabilite esclusivamente sulla base della gravità clinica e del rischio per il paziente, secondo criteri che garantiscono la risposta terapeutica più adeguata in sicurezza» - precisa Co'.
LA RETE CHE SI ATTIVA PRIMA DELL'EMERGENZA
Per affrontare le ondate di calore, ASST di Cremona ha attivato il Piano Caldo 2026, che mette in rete ospedale, medici di famiglia, Case di Comunità e servizi territoriali con l'obiettivo di proteggere le persone più fragili e prevenire l'aggravarsi delle condizioni di salute.
Grazie alla collaborazione con ATS Val Padana, i Medici di Assistenza Primaria possono individuare le persone più a rischio e attivare attività di monitoraggio e contatto, con particolare attenzione ad anziani, malati cronici e cittadini che vivono soli.
Le Case di Comunità di Cremona, Casalmaggiore e Soresina rappresentano il principale punto di riferimento sul territorio. Attraverso i Punti Unici di Accesso (PUA) e l'attività degli Infermieri di Famiglia e Comunità vengono fornite informazioni, orientamento e supporto alle persone più vulnerabili.
INFORMAZIONI UTILI COLPO DI SOLE O COLPO DI CALORE?
Il colpo di sole è causato da un'esposizione prolungata ai raggi solari e può provocare mal di testa, nausea, vertigini e febbre. Il colpo di calore si verifica invece quando l'organismo non riesce più a disperdere il calore accumulato e può manifestarsi con intensa sete, debolezza, crampi, confusione, svenimento e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. In presenza di questi sintomi è importante spostarsi in un luogo fresco, raffreddare il corpo, bere acqua a piccoli sorsi e contattare il medico o i servizi di emergenza se il malessere è importante.
BERE ACQUA È UNA FORMA DI PREVENZIONE
Con il caldo il corpo perde acqua e sali minerali attraverso il sudore. Una corretta idratazione aiuta a mantenere la temperatura corporea, sostiene l'attività cardiovascolare e contribuisce al benessere fisico e mentale.
Gli esperti consigliano di bere regolarmente durante tutta la giornata, anche in assenza di sete, consumare frutta e verdura ricche di acqua e limitare alcolici e bevande molto zuccherate.
Un'attenzione particolare è raccomandata per anziani, bambini e persone affette da patologie croniche.
Consulta il sito di ASST Cremona: https://www.asst-cremona.it/piano-caldo
5)
Il progetto di Federconsumatori ITALIANS DO EAT BETTER arriva a Cremona grazie alla collaborazione della Camera del Lavoro Territoriale di Cremona e allo Slow Food cremonese.
Lunedì 29 giugno 2026 si terranno i world cafè presso la sede della Camera del Lavoro di Cremona in via Mantova 25 dalle ore 10 alle ore 12, per parlare di cibo, salute, alimentazione sostenibile, etichettatura e impatto sociale delle produzioni alimentari.
Il cibo non è più soltanto nutrimento: è cultura, identità, scelta politica quotidiana. Mai come oggi se ne parla, si scrive, si pubblica su questo tema. Eppure, in questo flusso incessante di trend, claim pubblicitari e consigli, orientarsi è sempre più difficile. Il risultato? Consumatori più attenti alla salubrità e alla sicurezza alimentare, ma disorientati, che spesso non sanno a chi affidarsi per fare scelte consapevoli e responsabili. A complicare il quadro, un marketing che spinge ad acquistare di più – e spesso peggio – di quanto serva davvero. È qui che entra in gioco IDEA B: il progetto, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con cui Federconsumatori vuole restituire ai cittadini gli strumenti per scegliere in modo informato, riconoscere la qualità reale di ciò che mangiano e leggere le etichette senza cadere nelle trappole del marketing. Il world cafè costituisce una delle esperienze chiave del progetto: partecipando a tavoli di discussione focalizzati sull'etichettatura, sull'impatto sociale e ambientale delle produzioni alimentari e sul legame tra cibo e salute, i presenti avranno modo di verificare il proprio livello di consapevolezza in merito ai temi trattati. Confrontandosi tra loro, i componenti di ciascun gruppo di discussione faranno emergere spunti e suggestioni, appuntando deduzioni e suggerimenti sulle “tovaglie delle idee” da condividere con gli altri partecipanti. Per maggiori informazioni: https://federconsumatori.it/italians-do-eat-better/
6) Non solo la “tazzulella” ma anche il medico “sospeso”
Caro Eco e caro direttore, invio due “ritagli-stampa” che dicono sufficientemente bene lo stato dell'arte del collassamento di quello che nei decenni della seconda metà del 900 il fiore all'occhiello dello “stato sociale”. Del punto di caduta dice il corsivo su Coresera a firma Antonella Darina, che, con fine e simpatica ironia, si spinge a paragonare la condizione degli inabbienti sociali a quella, diventata tanto iconica, dei percettori napoletani che sperano ed accedono al “caffe” (talvolta la pizza) sospesi.
La sanità negata è ormai giunta al punto del sostentamento basico (alimentazione, qualche comfort, come la tazzulella); cui si ovvia non già con una organica visione di resipiscenza civile e di funzionalizzazione di diversi parametri di giustizia sociale, ma, come avveniva nella società arretrata dei secoli passati col buon cuore. Sono partita da questo assist lanciato dal grande quotidiano per riflettere sulla quotidianità, focalizzata dalla vicenda intricata della restituzione di priorità e sostenibilità del ruolo del medico di base. Su cui nelle settimane scorse si sono soffermati il quotidiano ed il settimanale (cartacei). Volano sul ballatoio gli strofinacci tra le casalinghe di Roma e quelle regionali.
A pagare, però, sono gli “ultimi”. Grazie dell'ospitalità e del riscontro.
Cremona 20 giugno 2026 T. Pattoni
Cara lettrice, innanzitutto un grazie sentito per questa interlocuzione. Siamo la testata, che, a prescindere dalla larghezza delle spalle operative, non si è certo risparmiata in questi anni nella denuncia del ratto del diritto alla cura della salute. E non è un caso che questa rubrica sia arrivata alla numerazione 58. Continuano, a distanza, ovattate nei modi, ma rivelatrici dello studiato intendimento di scaricare sull'altro le conseguenze e innanzitutto le responsabilità del disastro sanità, le baruffe tra alleati (perché l'opposizione non pervenuta) sia pure dislocate su diversi livelli gestionali. Nell'esercizio dei quali non si sono fatti mancare proprio niente per disassare totalmente e definitivamente di quel che resta della sostenibilità del SSN. Ovviamente il buon giorno si vede dal mattino se il principal player di questo sinistrato ordinamento di attribuzioni conseguente alla genialata della riforma del titolo V (con le sue ricadute sul terreno "concorrente" rivelatosi in realtà il massimo avamposto divergente), il ministro Schillaci, non si risparmia un impudente speech "sanità adesso investire sui territori Medici di base, avanti con la riforma". Tanto sintetico quanto rivelatore di intenzionalità esattamente opposte a quanto si dovrebbe. Da tre anni si strombazzano, per ammansire la periferia territoriale, maggiormente penalizzata sia dalla accelerazione della privatizzazione sia dalla spending review a tagli orizzontali, le "case di comunità " la più parte restate nelle intenzioni e l'altra parte attivata sulla carta. Ma, come si suol dire, a tagliare la proverbiale testa al toro si incarica l'esternazione, intenzionalmente confinata lateralmente, in realtà e con tutta evidenza assolutamente centrale per la rifunzionalizzazione, per il revolving di un modello, che è stato collassato dalle radici. Costituite dal segmento epicentrale rappresentato dalla medicina di base. Da anni, come ben si sa, consegnato mani legate al libero-professionismo dei cosiddetti medici di famiglia, la cui condizione di avamposto del sistema mutualistico pubblico è stata estirpata, diventata del tutto avulsa rispetto ai successivi steps dell'ordinamento della sanità pubblica. Il ministro insiste sulla libertà di opzione degli interessati tra inquadramento nel Ssn o nella libera professione. Ben sapendo che la stragrande parte della categoria è andata non dove batte il cuore; bensì dove luccicano gli introiti, le responsabilità attenuate, le opportunità sinergiche suscettibili di elevare la categoria al rango di uno dei principali anelli di un sistema ormai privatizzato. Ne è la prova la circostanza che l'ente previdenziale della categoria libero-professionalizzata detiene cospicue quote di controllo dell'asset di importanti società private operanti nel sistema welfare.
Ovviamente permane e si accentua la principale claudicanza rappresentata, in primis, dalla sistematica applicazione della spending review (come se il welfare fosse equiparabile a qualsiasi voce corrente). Per di più aggravata dal cedimento strutturale (di cui la stagione del Covid fu innesco ed elemento giustificativo per i livelli sottoperformanti) delle politiche di indirizzo e di organizzazione gestionale. Che con l'adozione ormai generalizzata del modulo dell'aziendalizzazione ha imboccato temiamo irreversibilmente l'indirizzo opposto a quello ispiratore della legge 883. Precisa Lauria Pinter: "I Ss regionali sono organizzati in aziende i cui obiettivi e finanziamenti sono definiti regionalmente ed assegnati alle (monocratiche e praticamente insindacabili, se non dal mandatario esclusivo alla luce di parametri che prescindono dalla "buona sanità") direzioni, ingaggiate e valutande su obiettivi verticali, rigidamente correlati al budget imprescindibile. La soppressione dell'underground del coinvolgimento della rete istituzionale territoriale (quasi generalizzata, al di là del mantenimento nominalistico delle USsl, in talune Regioni sinistrose, dove il piglio "aziendale", come dimostra il premio di fedeltà ai medici di base reticenti nelle prescrizioni). Come si vede uno diffuso retroterra propenso, al di là dell'assordante scaricabarile, allo smantellamento di un perno (forse l'ultimo rimasto) della eccezionale stagione "socialista" della seconda metà del 900. Retrocesso dal rango di priorità costituzionale e, con la riforma del Titolo V, affidato all'arbitrio ed all'inadeguatezza di un regionalismo, che pratica, a danno del territorio e dell'utenza di diritti primari, un centralismo peggiore di quello rimproverato allo Stato. E veniamo adesso a focalizzare la filiera della formazione universitaria ed all'immissione nel ruolo medico. La nomenklatura ha universalmente la memoria corta. Nessuno ricorda più la tiritera (epoca dei governi di csx o “istituzionali”) dell'esame filtro. Il cui scopo era manifestamente tagliare radicalmente l'accesso alla facoltà di medicina,
Assurto alla fattispecie del Gaokao esame superiore senza del quale in Cina non si va da nessuna parte come prospettiva di accessi universitari. C'avevamo provato anche noi. Nell'intento più che di testare i requisiti di idoneità all'ammissione della più impegnativa facoltà, di disarmare le velleità di accesso ad un ordine di studi molto accreditato ed ambito da una vasta platea di matricole. Motivate probabilmente dall'afflato solidaristico, ma anche dal prestigio e dalle ricadute professionali. In pieno ciclo di spending review abbattutasi in primis sul welfare con indotto sulla privatizzazione si pensò subito, come premessa di ridimensionamento di presidi e di apparati, ad un drastico taglio dei potenziali organici medici e paramedici. Appunto con la selezione tendente al numero chiuso. Prima col test a quiz e poi col semestre filtro o aperto. La cui ratio sembra tarata sul numero chiuso di una fattispecie matricolare fortemente reclamata "dal mercato". Non tenuto in cale, a dispetto dell'eccellente filiera formativa accademica, da una governance che preferisce reclutare da bacini curriculari un po' così...come, ultimo ma non ultimo (tenetevi forte), l'Uzbekistan. Già…mentre da noi i laureati, una volta conquistato il “tocco”, guardatisi intorno, acquisita un po' di base professionale nel SSN, preferiscono espatriare. La Patria li ha istruiti e formati. Loro preferiscono esercitare (con una laurea apprezzata in tutto il mondo Occidentale e pagata dai contribuenti italiani) all'estero. Non proprio uno scambio alla pari: a noi devono andar bene il volontariato medico di Cuba ed il medici dell'Uzbekistan. (e.v.)