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ECO-Welfare /52

  13/03/2026

Di Redazione

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alleghiamo una lettera aperta del Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona che analizza alcuni contenuti tecnici emersi dai documenti ufficiali del PFTE2 depositati sul portale regionale SILVIA nel mese di gennaio relativi al progetto del nuovo ospedale. Dalla lettura degli atti emergono aspetti poco conosciuti dall'opinione pubblica – costi, complessità operative e impatti – che riteniamo debbano essere portati all'attenzione dei cittadini. Il nostro obiettivo rimane quello di promuovere un confronto trasparente tra la costruzione del nuovo ospedale e la possibile riqualificazione dell'attuale struttura, sulla base di dati e numeri verificabili.

Enrico Gnocchi – Coordinatore del Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona

IL NUOVO OSPEDALE DI CREMONA Cosa sta succedendo davvero?
Una guida semplice per capire i problemi del progetto
In breve: L'ospedale di Cremona ha bisogno di interventi importanti. Ma la domanda fondamentale — riqualificarlo o abbatterlo e costruirne uno nuovo? — non ha mai trovato risposta pubblica documentata. Nel 2021 tutti gli enti coinvolti hanno firmato un protocollo d'intesa per la nuova costruzione senza che fosse mai reso pubblico uno studio comparativo. E ora i documenti ufficiali rivelano che il costo è quasi raddoppiato, oltre metà dei soldi non ci sono ancora, i permessi ambientali sono bloccati, e i lavori potrebbero finire non prima del 2038-2039.
La domanda che nessuno ha risposto: riqualificare o ricostruire?
Prima di parlare di costi, permessi e tempi, c'è una domanda ancora più fondamentale: perché abbattere l'ospedale esistente e costruirne uno completamente nuovo, invece di ristrutturarlo e modernizzarlo?
La riqualificazione degli ospedali — cioè il rinnovamento, l'adeguamento sismico e l'ammodernamento di strutture esistenti — è una pratica consolidata in Italia e in Europa. Molti ospedali, anche grandi e complessi, sono stati rinnovati senza abbattimento, mantenendo le funzioni operative durante i lavori e con costi spesso significativamente inferiori.
Il problema: nel luglio 2021, Regione Lombardia, Comune di Cremona, Provincia di Cremona, ASST e ATS hanno firmato un Protocollo d'Intesa che sceglieva direttamente la strada della demolizione e nuova costruzione. Non risulta che sia mai stato pubblicato — né, per quanto è dato sapere, mai condotto — uno studio comparativo che mettesse a confronto i costi, i tempi e i vantaggi delle due opzioni.
Cosa avrebbe dovuto esserci prima della firma? Uno studio con:
• Costo stimato della riqualificazione vs costo della nuova costruzione.
• Tempi di realizzazione per entrambe le opzioni.
• Impatto sull'utenza (quanti disagi durante i lavori?).
• Pro e contro documentati di entrambe le strade.
Questo studio non è mai stato reso pubblico. È la prima questione che le istituzioni dovrebbero rispondere.
1. Come è nato questo progetto?
Nel 2019 è emerso che il vecchio ospedale di Cremona ha dei problemi strutturali seri (non regge bene i terremoti). La pandemia di Covid-19 ha poi reso ancora più evidente che gli ospedali vecchi non bastano per affrontare le emergenze.
Nel luglio 2021 tutti gli enti hanno firmato il Protocollo d'Intesa che decideva per la demolizione e nuova costruzione — senza che i cittadini avessero mai potuto leggere un confronto documentato con l'alternativa della riqualificazione. È stato poi organizzato un concorso internazionale vinto dallo studio MCA — Mario Cucinella Architects con un progetto in legno lamellare circondato da un "Parco della Salute".
A settembre 2025 è stato depositato il progetto tecnico preliminare (PFTE). Ed è qui che sono emersi i problemi ulteriori.
2. Il costo: da 330 milioni a 607 milioni di euro
Quando nel 2021 la Regione ha avviato il progetto, il costo stimato era di 330 milioni di euro. Nel 2025, il costo aggiornato è di 606,7 milioni: quasi il doppio.
Come sono aumentati i costi?
• L'edificio ospedaliero principale: da 300 a 438 milioni (+46%)
• Demolizione del vecchio ospedale e sistemazione aree esterne: da 30 a 68,5 milioni (+128%)
• Un secondo edificio — che nel 2021 non era previsto affatto: 100 milioni (era zero)
Importante: la Regione stessa ha scritto nei documenti ufficiali che questi numeri non sono impegni definitivi, ma solo "previsioni di natura programmatoria". In pratica: stime, non garanzie.
3. I soldi: oltre metà non ci sono ancora
Dei 606,7 milioni totali, solo 266,7 milioni (il 44%) sono certi — fondi statali. I restanti 340 milioni (56%) sono definiti ufficialmente "risorse da reperire": la Regione pensa di trovarli vendendo proprietà pubbliche, ma non ha ancora stabilito quali, quando e a quanto.
I 60 milioni del PNRR (fondi europei) previsti nel 2021 sono spariti dal piano, perché i ritardi accumulati li rendono incompatibili con le scadenze europee. L'ASST Cremona non può nemmeno registrare i 340 milioni come entrate nel proprio bilancio finché la Regione non emette atti specifici.
4. I permessi ambientali: bloccati o non ancora avviati
Il permesso per i parcheggi - Valutazione Impatto Ambientale (VIA)
Il nuovo ospedale prevede quasi 1.900 posti auto. La procedura ambientale obbligatoria (VIA) era stata avviata a dicembre 2025 ma il Comune di Cremona l'ha archiviata il 26 febbraio 2026 perché l'ASST non ha risposto in tempo. È da rifare completamente da capo.
Il permesso per le acque sotterranee – Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR)
L'ospedale userà un sistema geotermico (riscaldamento-raffrescamento) che preleva molta acqua dal sottosuolo. I progettisti stessi classificano l'impatto come "RILEVANTE" e "non compatibile" nella configurazione standard. Questa procedura non è stata nemmeno avviata.
5. I tempi reali: termine dei lavori non il 2031, ma il 2038
Il documento tecnico dei progettisti stessi riporta che il cantiere durerà complessivamente 10 anni e 8 mesi. Con un avvio ottimistico nel 2028, l'ospedale completo non sarebbe pronto prima del 2038-2039.
Le dichiarazioni pubbliche che promettono gara d'appalto e prima pietra entro il 2027 si riferiscono, nella migliore delle ipotesi, al solo inizio della Fase 1 (la parte centrale del corpo sanitario) — non all'ospedale completo. Nel cronoprogramma non compare nemmeno la demolizione del vecchio ospedale (11 piani, 12 edifici circostanti), senza la quale la Fase 2
non può partire (completamento del corpo sanitario, edifici non sanitari e riqualificazione di tutta l'area devastata dai cantieri).
6. Il progetto spezzato in tre pezzi
Il progetto è stato diviso in tre parti con finanziamenti scaglionati (2025, 2027, 2028). La legge ambientale italiana prevede che le opere vengano valutate nella loro totalità: valutare i pezzi separatamente potrebbe far sembrare ogni pezzo 'piccolo' rispetto all'opera intera. Questa domanda merita una risposta pubblica da parte delle istituzioni competenti. Conclusione
La vera domanda non è solo 'quanto costerà il nuovo ospedale': è perché non si è scelto di riqualificare quello esistente, e sulla base di quali dati documentati questa scelta è stata compiuta.
I documenti ufficiali mostrano tre ordini di problemi seri:
• I soldi: costo quasi raddoppiato e oltre metà delle risorse ancora da trovare.
• I permessi: autorizzazioni ambientali in grave ritardo o archiviate, che rendono irrealistici i tempi annunciati.
• Il progetto: un'opera unitaria divisa in tre lotti con scadenze sfasate, con metà della Fase 2 ancora definita solo "per ordini di grandezza".
Ma il problema zero — quello che precede tutti gli altri — è che i cittadini di Cremona non hanno mai potuto leggere un confronto documentato tra la demolizione e ricostruzione e la riqualificazione dell'esistente. Su un'opera da oltre 600 milioni di euro di denaro pubblico, questa trasparenza non è un optional: è un diritto.
Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona 06/03/2026
Fonti: Delibere regionali DGR XI/5066/2021 e DGR XII/4939/2025 — Protocollo d'Intesa luglio 2021 — PFTE 2025 MCA Mario Cucinella Architects — Studio Preliminare Ambientale vol. 1 e 2 (novembre 2025) — Decreto Comune di Cremona 74/2026 (febbraio 2026)

Nuovo ospedale di Cremona: Una inutile, colossale e costosissima opera che merita una domanda fondamentale: è la soluzione migliore per i cremonesi?
Il Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona non è contrario all'obiettivo di ottenere per i cremonesi un ospedale moderno e funzionale. E' il motivo per il quale è nato e per il quale si batte per evitare soluzioni eccessive nei costi, procedure sproporzionate alle necessità, come avverrebbe con la costruzione di un nuovo ospedale
Abbiamo letto in queste settimane i documenti ufficiali depositati dai progettisti MCA (Mario Cucinella Architects) sul portale ambientale regionale SILVIA nell'autunno 2025, compreso il Piano di Sicurezza e Coordinamento e la Relazione Acustica Ambientale. Quello che emerge merita di essere condiviso settore per settore, perché è assai più complesso di quanto le comunicazioni istituzionali abbiano finora rappresentato.
A seguire alcuni capitoli che a nostro avviso meritano di essere conosciuti e confrontati con la nostra proposta alternativa di riqualificare l'attuale Ospedale, avvisando il lettore che necessariamente il confronto è sommario, e necessita, come da anni chiediamo, un progetto di una riqualificazione dell'attuale Ospedale
che dettagli ogni voce e che permetta un confronto sui numeri e non su stime prima di arrivare ad una scelta onesta.
gli ordigni bellici:
C'è un prerequisito che nessuno ha mai comunicato pubblicamente: prima che venga mossa la prima palata di terra, l'intera area dove sorgerà l'emiciclo del nuovo ospedale deve essere bonificata da eventuali ordigni bellici inesplosi della Seconda Guerra Mondiale. Il Piano di Sicurezza e Coordinamento lo indica esplicitamente come attività obbligatoria, con indagini magnetometriche e georadar su tutta l'area di scavo.
Iniziamo dalle fondamenta:
il progetto Cucinella in esame attualmente nella Conferenza dei Servizi prevede:
455.000 metri cubi di terra,
Il progetto prevede per il solo edificio sanitario e i parcheggi sotterranei a due piani lo scavo di circa 455.000 metri cubi di terreno: come svuotare 180 piscine olimpioniche. Di questa terra, l'87% è destinato a restare nel cantiere stesso (rinterri e parco); il 13% dovrà essere trasportato altrove. Circa 45.000 m³ sono stati classificati dalle analisi di laboratorio come rifiuto — a causa del superamento dei limiti per solfati e nichel — e dovranno essere smaltiti in impianti autorizzati, con un costo stimato tra 1,7 e 5 milioni di euro. Decine di migliaia di autocarri
Per spostare tutto questo materiale, il piano ufficiale prevede 25.313 viaggi di autocarro pesante. Ma ogni autocarro fa il viaggio di andata carico e il ritorno a vuoto: i transiti stradali sull'asfalto cittadino quindi sono oltre 50.000. Al picco massimo dei lavori di scavo — un periodo di circa quattro mesi nella fase iniziale — transiteranno 262 autocarri pesanti al giorno sulle strade di accesso al cantiere: circa 26 ogni ora, per 10 ore consecutive.
I mezzi pesanti nella prima fase del cantiere, minimo sei anni, avranno accesso dalla via Giuseppina e dall'accesso carraio adesso inutilizzato tra i civici 22 e 26 di via Ca del Ferro.
Nei documenti sopra citati non è compresa la seconda fase, i successivi 6 anni di cantiere, con la demolizione e la movimentazione dei detriti del corpo sanitario ad H e le ultime 6 delle 12 palazzine che lo circondano. Si stima un volume di detriti di circa 400.000 m3.
Nella proposta di un progetto di riqualificazione, presentata dal movimento alla Direzione Generale dell'Asst e a tutti i sindaci del territorio nel 2024, la movimentazione di terra per i 25.000 mq dei parcheggi e della piastra antistante il Pronto Soccorso di 8.000 mq per un solo piano interrato è di 150.000 m3 con una riduzione del 67% rispetto alla escavazione dei parcheggi e del solo corpo sanitario del nuovo ospedale.
La demolizione necessaria per la ristrutturazione del corpo sanitario attuale è di circa 20.000 m3. Per i detriti per la riqualificazione interna e le pareti di ogni piano del corpo sanitario si ha un riduzione del 95% rispetto ai 400.000 m3 di detriti prodotti dalla demolizione di tutti gli edifici ora esistenti nell'area ospedaliera nel caso.
Quasi undici anni di cantiere.
Il cantiere durerà, secondo il cronoprogramma ufficiale, circa 10 anni e 10 mesi. Con un avvio realista nel 2028, il completamento non arriverà prima del 2038-2039.
Per la riqualificazione dell'attuale Ospedale di Cremona i tempi previsti dalla relazione dell'Asst 2022 erano “non meno di quindici anni”. A Milano per la riqualificazione dell'Ospedale San Paolo, un monoblocco degli anni ‘60, con dimensione, struttura e tipologia analoga all'ospedale di Cremona i tempi dichiarati sono 5 anni. Con le dovute proporzioni l'attuale Ospedale di Cremona potrebbe essere riqualificato in circa 8 anni. Anche il San Paolo soffriva di frammentazione funzionale, impianti obsoleti, inefficienza energetica, percorsi disorganici. La risposta di Regione Lombardia e dell'ASST milanese è stata la riqualificazione profonda dell'esistente: ristrutturazione integrale per blocchi cielo-terra, mantenendo la continuità assistenziale durante i lavori, con un investimento complessivo di circa 110 milioni di euro. Il risultato: 468 posti letto riqualificati, 122 nuovi ambulatori, 9 nuove sale endoscopiche, adeguamento antincendio completo, alta tecnologia, sostenibilità ambientale.
I pazienti ricoverati: il cantiere che i documenti dimenticano
La Relazione Tecnica del progetto, nel capitolo dedicato al benessere dell'ospedale futuro, cita gli studi scientifici che dimostrano come il rumore influenzi negativamente il decorso dei pazienti e le performance del personale sanitario: il principio dell'Healing Architecture — l'architettura che cura. Quella stessa
relazione non contiene una sola riga sulla gestione del rumore di cantiere nei reparti del vecchio ospedale che continuerà a funzionare a pochi metri per più di un decennio.
l confine nord-occidentale del cantiere è a pochi metri dall'edificio ospedaliero oggi funzionante. Così vicino che dovrà essere spostata una scala antincendio che sporge dalla sagoma dell'edificio principale dell'ospedale (edificio 1 – corpo G-H). Per tutta la durata della Fase 1 — almeno sei anni
— i reparti attivi del vecchio ospedale si troveranno a ridosso di un cantiere con escavatori, autocarri, gru, demolizioni. Il Piano di Sicurezza e Coordinamento, quando parla delle demolizioni rumorose con martello demolitore, prescrive di eseguirle 'in orari tali da non recare disturbo al regolare svolgimento delle attività d'ufficio'. Le attività d'ufficio. Non i pazienti degenti, non il personale sanitario, non i reparti di terapia intensiva.
La numerosità dei problemi, da noi rilevati nell'abbondante documentazione prodotta per il solo capitolo dei parcheggi interrati e dell'impianto geotermico per il riscaldamento/raffrescamento nel progetto del nuovo ospedale, ci obbligano a dividere in più parti le nostre osservazioni. Ci ripromettiamo di continuare l'analisi delle principali criticità nei prossimi giorni, confidando ancora una volta per potervi informare sulla disponibilità dei Direttori dei giornali locali.
Il movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona
Documenti ufficiali di riferimento (tutti depositati da MCA / ASST sul portale SILVIA di Regione Lombardia o presso il Comune di Cremona):
— Piano Preliminare Utilizzo TRS, cod. POC24_D_00219_G_GE_GE_PL_0, MCA, 2025
— Studio Preliminare Ambientale Vol. 1 e Vol. 2, MCA, 20/11/2025 (proc. SILVIA VER 006537-CR)
— Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), MCA, 2025
— Relazione Acustica Ambientale, AIRIS/MCA, 2025
— Relazione Illustrativa e Tecnica PFTE 2025, MCA, 23/09/2025
— Decreto dirigenziale n. 74/2026, Comune di Cremona, 26/02/2026 (archiviazione VIA)
— Studio di Fattibilità — Relazione Tecnica, ASST Cremona, settembre 2022 / febbraio 2023 (Tavola 02, CUP I18I22000610003)
— ASST Santi Paolo e Carlo, Presentazione del progetto di riqualificazione dell'Ospedale San Paolo, Milano (progetto in collaborazione con Regione Lombardia)

REPETITA JUVANT…O NO?!

Partendo da una premessa analitica, lo ammettiamo un po' da massimi sistemi (non ci offendiamo!) di cui al precedente dossier / 16, a (pubblicato qualche giorno addietro,…caldo caldo come i cornetti del Perozzi!), in cui abbiamo delibato (dicono i colti) attorno ai cardini della regressione che, lemme lemme, ha condotto all'asfaltatura della sanità pubblica, arrivando a planare qui ad una visuale tematica circoscritta, in cui affronteremo un clamoroso caso concreto di malasanità. Non nel senso di malpractice, suscettibile (diononvoglia!, incrociando laicamente le dita per il prosieguo) di sviluppi clinici cagionevoli; bensì nel senso (da parte della struttura preposta alla somministrazione degli interventi, in questo caso preventivi) dell'applicazione sul campo del combinato disposto tra una comunicazione, basata non sui fatti ma sulla bulimia mediatica, e un'interpretazione ai limiti (in questo caso, in contrasto) di una consolidata normativa.
Scrivevamo, prendendo direttamente dalle labbra dell'Assessore Bertolaso “Prevenzione! Da perseguire ( anche e non solo, come auspicabile) attraverso una tessera sanitaria a punti”, che, dice il manager-assessore, premi chi si sottopone a
screening e porti avanti stili di vita salutari". Hai voglia...se non concordiamo, noi che, pur essendo radicalmente testimoni della sanità pubblica come equilibrio tra diritto e dovere civile (impermeabile alle derive assistenzialistiche), aborriamo gli accessi a pié di lista privi di limiti anche negli stili di vita responsabili e nella prevenzione. Segmento primario della cura della salute, che integra primariamente la pratica vaccinale.
Ai fini di una rigorosa disanima, l'incipit risalirà per li rami normativi di disciplina della somministrazione della prestazione di cui trattasi. Appunto, la filiera vaccinale, che sembrava posta nel cuore della sollecitudine dell'Assessore Bertolaso…con cui suoi insistiti incitamenti alla prevenzione, agli stili di vita e, va sans dire, alla sistematica, responsabile sottoposizione ai trattamenti vaccinali. Che costituiscono (Covid docet!) uno dei perni della prevenzione. L'inderogabile filiera suscettibile, come giustamente esterna il capo della sanità regionale, la condizione inconfutabile per evitare ai cittadini di ammalarsi di correre rischi e alla Regione di risparmiare nella spesa sanitaria.
Lo speech, a dire il vero e per non essere omissivi, dell'Assessore va a planare su un terreno che richiama le tecniche influencer: la salute a punti con la retrocessione di benefits, diciamo, di utilità salutistica un po' marginale, ma di sicuro richiamo nella scala valoriale del consumo di massa. In cui “l'ingresso ai centri termali di altissima qualità dove effettuare cure e skipass sui nostri comprensori montani” non si possono negare (mentre, come ben si sa, anche la Lombardia, un tempo la “locomotiva d'Italia” latita sul versante, come il caso specifico dimostra, del rispetto dei lep-lea).
Che, a questo punto, come osserva Buccini, sono specchietti per le allodole, per il difficile monitoraggio in termini di effettività.
Come sono appunto le esternazioni complessive del vertice regionale, che in campo sanitario aggirano bellamente il nocciolo delle criticità.
Invertire la spending review orizzontale, sbloccare il turn over, accedere al PNRR, superare il blocco degli accessi alle facoltà università non basterà.
Meno che meno soccorreranno concretamente, in termine di arresto della deriva, le fantasmagoriche promesse del massimo responsabile politico.
Riprendendo il filo, prenderemo come scaturigine del servizio vaccinale la regolamentazione ministeriale che dovrebbe costituire, anche ai fini della declaratoria dei Lep, inoppugnabile riferimento (e inaggirabile dal punto di vista dell'obbligo).
Come dovrebbe essere di pacifica interpretazione; a petto della comprensibilissima declaratoria, in cui si precisa: “Per le persone di 65 anni sono raccomandate e gratuite le seguenti vaccinazioni”.

IL MINISTEROVaccinazioni

Per le persone dai 60 anni in su è raccomandata e gratuita la Vaccinazione anti-influenzale annuale La vaccinazione è raccomandata e gratuita per tutte le persone dai 60 anni in su, indipendentemente dalla presenza di particolari situazioni di rischio, secondo le indicazioni fornite annualmente con Circolare del Ministero della Salute. Per le persone di 65 anni sono raccomandate e gratuite le seguenti vaccinazioni:

Vaccinazione anti-pneumococco (una sola volta nella vita).

Vaccinazione anti-herpes zoster La vaccinazione contro l'herpes zoster è in grado di ridurre in maniera molto efficace il rischio di sviluppare lo zoster (comunemente chiamato anche Fuoco di Sant'Antonio) e la nevralgia post-erpetica (una delle complicanze più frequenti e
debilitanti della malattia). Per la vaccinazione anti-herpes zoster sono previste 1 o 2 dosi, in base al vaccino utilizzato, da offrire ogni anno alla coorte dei 65enni.

Così era apparso anche a noi (a chi scrive e alla sua gentile consorte, che, in aggiunta ad una condizione clinica, diciamo, affliggente, appartengono alla coorte delineata dalla normativa).
Era apparso, dopo un'attenta lettura ed una messa a confronto della propria condizione con le esortazioni didascaliche del superiore Ministero.
Replicate da analoga esternazione da parte della Struttura Complessa Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive ASST Cremona.
Il cui Direttore (che, per inciso, appare uno dei più attivi influencer della squadra di animatori delle campagne comunicative della Asst) comunicava, con dovizia di particolari scientifici, quanto segue.

Vaccinazioni anti-pneumococco e anti-zoster OPEN DAY VENERDÌ 26 GENNAIO 2024 DALLE ORE 9 ALLE 16 IN VIA DANTE 134 Accesso gratuito e senza prenotazione. Venerdì 26 gennaio 2024, dalle 9:00 alle 16:00, l'ASST di Cremona organizza un open day vaccinale presso la sede di via Dante 134, per la promozione delle vaccinazioni anti-zoster (Fuoco di Sant'Antonio) e anti-pneumococco. L'accesso all'iniziativa è libero e gratuito per i destinatari delle campagne: VACCINO ANTI-ZOSTER (FUOCO DI SANT'ANTONIO) • Tutti i cittadini nati tra il 1952 e il 1959 • Tutti i cittadini con Cardiopatie croniche, Broncopneumopatie croniche, Diabete Mellito, Asma, Deficit immunitario o somministrazione di terapia immunodepressiva, Insufficienza renale cronica, Recidive di Herpes Zoster, Disabilità o ricoveri presso Unità Socio-Sanitarie. VACCINO ANTI-PENUMOCOCCO • Tutti i cittadini nati tra il 1952 e il 1959 • Tutti i cittadini con Cardiopatie croniche, Broncopneumopatie croniche, Diabete Mellito, Asplenia, Deficit immunitario, Problemi oncologici, Trapiantati, Problemi di perdite di liquor, Impianto cocleare, Emoglobinopatie e Talassemie, Epatopatie croniche, Alcoolismo cronico, Insufficienza renale cronica, Insufficienza surrenalica, Sindrome nefrosica. Gli utenti potranno, inoltre, chiedere di ricevere anche le vaccinazioni anti-Covid o antinfluenzale in associazione alle due vaccinazioni a cui è rivolto l'open day, sempre gratuitamente e senza prenotazione.

A DOMANDA RISPONDE Antonella Laiolo Direttore della Struttura Complessa Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive ASST Cremona
Parliamo di Pneumococco
Cos'è lo pneumococco?
Lo pneumococco, spesso resistente anche ai più potenti antibiotici, è il principale germe co-infettante che si sovrappone alle infezioni respiratorie virali. Infatti, è stato rilevato nella metà dei casi di mortalità legata al covid.
Quali sono i sintomi dello pneumococco?
La malattia invasiva da pneumococco si manifesta con polmonite, meningite e sepsi (infezione diffusa a tutto il corpo, spesso fatale).
Quali sono i soggetti più a rischio?
I soggetti più a rischio sono i bambini –per i quali è già prevista la vaccinazione durante l'infanzia–, gli over 65 e i pazienti con patologie croniche.
Parliamo di Herpes Zoster, o Fuoco di Sant'Antonio
L'Herpes Zoster è quello che viene alla bocca?
No, l'Herpes Zoster non è l'herpes labiale. L'herpes labiale è causato da un altro tipo di virus che prende il nome di Herpes Simpex. Il vaccino anti-Zoster NON è efficace nei confronti dell'herpes labiale. Per l'Herpes labiale non esiste il vaccino.
Chi sono i soggetti più a rischio?
L'Herpes Zoster, malattia recidiva, è più comune nei soggetti più anziani e nei pazienti con patologie croniche.
Quali sono i sintomi dell'Herpes Zoster?
L'Herpes Zoster si manifesta con eruzioni cutanee vescicolose, dolorose e persistenti e, nei soggetti fragili, può potare alla necessità di sospendere alcune terapie, se in corso.
Questo tipo di vaccino può essere somministrato anche a persone immunodepresse?
Si, il vaccino anti-Zoster di nuova generazione può essere somministrato anche alle persone con sistema immunitario depresso.
Quante dosi verranno somministrate?
La vaccinazione anti-Zoster prevede due dosi, somministrate a distanza di due mesi. Sarà cura del personale sanitario che si occuperà dei vaccini durante l'open day fornire la data e l'orario del richiamo.

REBUS SIC STANTIBUS…

…in regime di stratificata cultura sanitaria e di virtuoso auto-convincimento (inculcato dalla constatazione empirica di una dinamica di insorgenza non esattamente insignificante) in data 15 febbraio c.a. accedevamo in una successiva seduta open day all'hub vaccinale di via Dante.
In cui, come percezione anche solo epidermica, abbiamo piacevolmente apprezzato l'accoglienza e la premurosa, professionale sollecitudine degli operatori volontari di Siamo Noi e degli operatori amministrativi e paramedici della struttura.
Diciamo che siamo stati tirati, come si dice dalle nostre parti, in termini di convincimento con uno spaghetto cotto, stanti i nostri stratificati convincimenti in materia di “stili di vita”, di sottoposizione a tutti i passaggi di prevenzione e, si parva licet, un quadro clinico, diciamo, complesso e, comunque, in parte corrispondente alla declaratoria delle esternazioni del Ministero e dell'Asst.
Provare…per credere! Con l'esame della nostra scheda vaccinale. Da noi monitorata scrupolosamente anche per quegli aspetti che potrebbero essere valutati come non esattamente centrali. Mi riferisco al vaccino per il meningocco. Cui ci sottoponiamo (a pagamento).
“Accesso gratuito e senza prenotazione. soggetti più anziani e nei pazienti con patologie croniche”.
Siamo noi ci siamo detti! Riassumendo: ultrasettantenni, uno con un percorso oncologico severo, l'altro con “famigliarità oncologica”. Per di più attenzionati da severi percorsi di check up (in regime di solvenza).
E siamo entrati nella filiera vaccinale.
Con, lo premettiamo, un incoraggiante impatto con la scrupolosità di chi stava dietro la scrivania. Che ha valutato la nostra “scheda” e che si è compiaciuto per la nostra responsabile opzione. Arrivando, ahinoi, alla conclusione (limitata ai solo effetti “numerari”) che non rientravamo nella gratuità.
Detta in soldoni (e cadauno): fanno euro 197,71 per Zoster ricombinante Shingrix euri 182,71; quota somministrazione euri 13,00 (si fanno pagare anche il disturbo!); bollo euro 2,00.
Che per la coppia e per le due somministrazioni fanno euro 790,84. Cui dovremo aggiungere la tariffa del richiamo per il meningo cocco.

Ora, per la massima del chi è causa del suo mal pianga se stesso (in materia di libero arbitrio a praticare stili di vita e gesti di auto prevenzione secondo i canoni di Bertolaso), non abbiamo motivi di rimpianto e di autocritica.
Chiedo, da paziente e da operatore dell'informazione (sia pure di una testata, diciamo, di nicchia), di poter alzare un po' di ciglia. Il “trattamento” è clamorosamente difforme dalla normativa ministeriale, in materia di gratuità. La comunicazione della struttura non appare esattamente immune da rilievi in materia di trasparenza divulgativa, al limite della distorsione percettiva. Eppoi, vabbé che “un pasto caldo…” lo puoi pretendere una volta nella vita, ma, senza troppo lagnare, balza all'occhio della tariffa. Da accanimento speculativo! A parte il dovere, da parte dell'azienda somministrante, di precisare la ragione per cui si è optato per Shingrix (in due somministrazioni distanziate che costano 395,41) anziché Zostavax (monodose per 114). La scelta, a parte la non equivalenza tariffaria e il disagio della doppia somministrazione, è dettata da maggiore standard scientifico? Se si lo si dica! Per di più, come abbiamo appena premesso, si è in presenza, oltre che una non trascurabile omissione motivazionale sulla eventuale maggior efficacia scientifica e sulla tariffa discendente, di un accanimento nei confronti dell'utente solvente, con l'addebito del costo del vaccino, della quota di somministrazione, del bollo. Ci potrebbe stare se all'utente fosse stato prospettato, anziché un pressing per la pratica vaccinale, motivata da una specie di "responsabilmente non potete proprio farne a meno a causa dei rischi derivanti dalle vostre fragilità " (come da circolare ministeriale ed in parte da narrazione del Servizio Vaccinale Asst), la pratica ( che integra quelle spiacevoli ricadute qui sommariamente analizzate) fosse innescata se non proprio con dovizia di particolari ma, come si conviene ad un modello improntato da informativa trasparente ed esauriente, di elementi sufficienti a trasmettere nel paziente utente sufficienti consapevolezze di ordine clinico e tributario.
Il tutto avendo come corollario l'endorsement del civil servant prestato al welfare, Bertoloso; soprattutto quando afferma: “il cittadino si assicura di non avere la malattia e noi riduciamo i costi. Non costringiamo nessuno, incentiviamo. Noi vogliamo che le persone vivano a lungo, ma anche in salute”.
Aspettiamo delucidazioni. Se possibile, sollecite e convincenti.

Beh…se fosse permessa un'autovalutazione, non si può proprio dire che il problema non sia stato posto (due anni fa!) con buona creanza e con fiduciosa attesa.
Potrebbe essere accaduto di tutto anche se escludiamo un default a carico del comportamento del servizio relazioni esterne dell'Asst (che rappresenta il segmento d'elezione in cui l'Azienda ha investito le migliori aspettative).
Forse l'editing di due anni fa (peraltro segnalato con mailing) potrebbe essere stato smarrito. Come d'altro lato, segnala il Coordinatore del Movimento per quanto si riferisce alla sorte delle istanze di chiarimenti. Particolarmente quelle che riguardano l'attendibilità del sicumere del vertice aziendale in materia di rispetto delle procedure.
Diciamo che la nostra istanza di precisazione rappresentava una difficoltà molto bassa.
Sarebbe bastato leggerla e raffrontarla coi comportamenti sul campo.
Invece, bocche cucite.
Si dà il caso che il nostro compagno di banco delle scuole superiori, nostro coetaneo ed, in un certo senso, portatore di fragilità e di precauzioni in materia di auto-preservazione si sia deciso una decina di giorni fa di mettersi sulla nostra scia di praticanti la
prevenzione.
Per farla breve, al desk di somministrazione della prestazione (il vax antagonista dell''Herpes Zoster) si è rivolto a quel ginepraio di salti ad ostacoli (che è la prenotazione) ed ha traguardato il percorso. Per di più gratis! Come avevamo proditoriamente sostenuto due anni fa dovesse essere. Anche se noi (lo scrivente e la coniuge) abbiamo scucito la somma di 728,00 euro.
Gentilmente chi di dovere ha la cortesia di fornirci una spiegazione o ci dovremo attivare nella competente sede?
D'altro lato, il senso della normativa postato in rete è inequivocabile:

Quasi esattamente due anni fa (il 10.03.20024 alle ore 19,49) postavamo il link che, per quanto sarà facile valutare nel prosieguo, riproduciamo

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