Scavallando, come si suol dire, la mai sufficientemente antipatizzata “pausa natalizia” (che, però, ci ha consentito di mettere fieno in cascina con gli approfondimenti da cui trarremo nuovi editing tematici), riprendiamo una certa regolarità di uscite, dando priorità al filone Welfare. Che in realtà non abbiamo mai periferizzato dalle linee-guida della testata; fino a farlo diventare, a ragion veduta ed ampiamente giustificata dai fatti correlati alla ormai irreversibile rottamazione del SSN. Per fornire un ampio e documentato aggiornamento della testimonianza controtendenziale, rappresentata dal Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale, residuo punto di congiunzione di un vasto sentiment, che perora un'ampia e decisa testimonianza (si può anche dire, senza offendere le suscettibilità, decisa lotta, riproduciamo qui parte delle dichiarazioni ufficiali e degli approfondimenti espressi dal Coordinamento.
Alleghiamo una nota che mette a confronto due scelte di Regione Lombardia su ospedali degli anni '60: il San Paolo di Milano, oggetto di riqualificazione integrale da circa 110 milioni, e l'Ospedale di Cremona, destinato a demolizione e nuova costruzione per oltre 600 milioni di euro. Chiediamo gentilmente che venga reso pubblico il confronto tecnico tra le alternative, ritenendo che una decisione di tale entità economica meriti piena trasparenza.

Enrico Gnocchi – Coordinatore del Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona
Milano ha scelto di riqualificare. Cremona ha scelto di demolire. Perché?
Negli ultimi anni Regione Lombardia si è trovata davanti a un problema comune: ospedali costruiti negli anni '60, organizzati come monoblocchi multipiano, oggi bisognosi di importanti adeguamenti normativi, impiantistici e funzionali. Due casi emblematici sono l'Ospedale San Paolo di Milano e l'Ospedale di Cremona. Entrambi edifici della stessa epoca, con struttura verticale e criticità analoghe. Eppure le scelte adottate sono state radicalmente diverse. Il progetto milanese da 400–500 milioni poi accantonato. Tra il 2017 e il 2020 Regione Lombardia aveva ipotizzato la realizzazione di un nuovo grande ospedale unico per sostituire il San Paolo e il San Carlo di Milano, con un investimento stimato tra 400 e 500 milioni di euro. Il progetto prevedeva una nuova localizzazione, l'accorpamento delle funzioni e l'abbandono delle strutture esistenti. Nel 2021 il Comune di Milano ha espresso una posizione pubblica contro l'idea di concentrare San Paolo e San Carlo in un'unica nuova struttura, parlando di criticità tecniche e della necessità di preservare i due presidi esistenti. In diversi confronti pubblici, rappresentanti sindacali, operatori sanitari e comitati di cittadini contrari all'unificazione hanno sollevato dubbi sulla proposta, soprattutto pensando a future pandemie e in termini di servizi ai cittadini e continuità assistenziale. Alla luce anche di complessità tecniche, urbanistiche e finanziarie emerse, la Regione ha abbandonato l'ipotesi del nuovo ospedale unico. La scelta è ricaduta sulla riqualificazione profonda dell'esistente. Il nuovo San Paolo: riqualificazione integrale I lavori di ristrutturazione sono previsti all'inizio del 2026 per una durata di 5 anni. Si lavorerà per blocchi cielo-terra, la redistribuzione verticale dei reparti, l'adeguamento completo alle normative antincendio, la razionalizzazione dei flussi, l'innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale. I numeri dichiarati sono significativi: 468 posti letto riqualificati 122 nuovi ambulatori 97 moduli MAC (Macro Attività ambulatoriale Complessa) e Day Hospital nuove sale operatorie ed endoscopiche. L'investimento complessivo è di circa 100–110 milioni di euro. Un monoblocco degli anni '60 non è stato considerato irrecuperabile: viene trasformato e adeguato alla medicina contemporanea, senza demolizione integrale.link al progetto di riqualificazione del San Paolo: https://www.youtube.com/watch?v=x816yv5s-v0 .
Il caso Cremona: investimento oltre 600 milioni
A Cremona la decisione assunta nel 2021 è stata diversa: costruzione di un nuovo ospedale e demolizione dell'attuale monoblocco e degli edifici circostanti. La programmazione iniziale prevedeva 300 milioni per la costruzione e 30 milioni per la demolizione. Nel 2025 l'investimento è stato aggiornato a:
- 438,20 milioni per il nuovo monoblocco ospedaliero
- 68,50 milioni per demolizioni, trasferimenti e sistemazioni esterne
- 100 milioni per funzioni sanitarie complementari e accessorie
Il totale supera i 600 milioni di euro. E' solo una questione di metodo?
Nel caso milanese è stata valutata l'ipotesi del nuovo, ne è stato stimato il costo, e successivamente si è optato per la riqualificazione, presentando un progetto tecnico dettagliato.
Nel caso cremonese è stata scelta la costruzione ex novo, ma non risultano pubblicamente disponibili documenti che illustrino una comparazione tecnica approfondita tra la riqualificazione radicale dell'esistente e la demolizione con nuova edificazione. La domanda è semplice e legittima: Perché a Milano la riqualificazione è stata ritenuta tecnicamente ed economicamente sostenibile, mentre a Cremona la demolizione è stata considerata l'unica soluzione? Non si tratta di sostenere che la riqualificazione sia sempre preferibile. Si tratta di chiedere che le alternative vengano analizzate in modo comparativo, documentato e trasparente. Una decisione da oltre 600 milioni di euro merita un confronto aperto e fondato su dati verificabili. Milano dimostra che la riqualificazione integrale di un monoblocco degli anni '60 è tecnicamente possibile.

Ospedale San Paolo di Milano – monoblocco di 13 piani: circa 85.000 mq

Ospedale Maggiore di Cremona – monoblocco di 10 piani: circa 95.000 mq

Riportare al centro dell'agenda politica regionale la sanità pubblica lombarda e affrontarne le criticità strutturali: liste d'attesa, sanità territoriale e valorizzazione del personale. È il senso dell'ordine del giorno presentato dalle opposizioni e bocciato dalla maggioranza, preceduto da un presidio davanti a Palazzo Pirelli. “Abbiamo chiesto ancora una volta un confronto serio sulla sanità lombarda – dichiara il consigliere Pd Matteo Piloni – ma la destra continua a sostenere che vada tutto bene”. “La realtà è diversa: le attese restano lunghissime e sempre più persone sono costrette a pagare di tasca propria. Nel 2025 i lombardi hanno speso circa 11 miliardi per curarsi: un segnale evidente di un sistema che non garantisce più il diritto alla salute”.
Tra le proposte, “un vero piano regionale per ridurre le liste d'attesa, l'attivazione del CUP unico e una revisione del rapporto con la sanità privata accreditata, che va governata dal pubblico in base ai reali bisogni di cura”. “Serve inoltre investire nella sanità territoriale, nelle Case di comunità e nei medici di base, oggi sovraccarichi di burocrazia”, prosegue Piloni. “Non c'è sanità pubblica senza personale valorizzato: servono assunzioni, migliori condizioni di lavoro e stipendi adeguati per medici, infermieri e operatori”.
“Abbiamo chiesto anche che la Regione solleciti il Governo ad aumentare la spesa sanitaria in rapporto al PIL. La richiesta è stata bocciata, ma continueremo a batterci perché curarsi non sia un privilegio per chi può pagare”.

Paola Tacchini – Consigliere Comunale M5S
Ogni giorno una nuova scoperta e non sempre positiva.
Ieri il presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, ha introdotto l'argomento all'ordine del giorno, il nuovo ospedale, pronunciando la seguente
frase: “la decisione è assunta, quindi non c'è più spazio di discussione per i se, ma per i come. Non siamo più al momento dell'inizio, siamo già oltre”.
Ma chi è lui per decidere come un dibattito si deve svolgere?
Se così stanno le cose, anziché riunire l'ufficio di presidenza poteva mandare un video a tutti i capigruppo, stile Istituto Luce, così si risparmiavano i soldi della seduta, il tempo del dott. Belleri e di tutte le persone presenti.
Non siamo già oltre, siamo allo spreco di ingenti risorse per rincorrere un sogno avveniristico che neppure sappiamo se e come sarà concretamente gestito, se ci saranno le persone e le energie per farlo funzionare e per mantenerlo come si deve.
Sulla testa dei cittadini (che non sono stati preventivamente consultati, ma stessa cosa dicasi per i sindaci ad eccezione di quello del Comune di Cremona) è stata assunta la decisione di impegnare oltre 250 milioni in un'opera che non è indispensabile per la cura della salute, al di là delle roboanti dichiarazioni e delle accattivanti immagini.
Leggendo le diverse dichiarazioni sembra che il nostro Ospedale sia completamente inadeguato per poter essere ristrutturato e accogliere tutte novità tecniche, tecnologiche, sanitarie, ecc., ma nessuno finora lo ha mai concretamente dimostrato con dati e documenti, neppure a sostegno di quelli contenuti in maniera riassuntiva nella relazione tecnica allegata allo studio di fattibilità.
Un ospedale funziona se ci sono medici, infermieri, dirigenti, personale tecnico ed amministrativo preparato, motivato, in quantità sufficiente e debitamente retribuito.
Funziona se chi vi è preposto anziché lasciare nel cassetto ingenti risorse stanziate per la manutenzione, per le dotazioni antincendio e per i lavori di adeguamento, le usa e non attende che sia la Corte dei Conti a tirargli le orecchie perché lo faccia.
E' anche in questo modo che si arriva alla “obsolescenza” dei nostri ospedali, se chi ha il potere di spesa e le risorse non le adopera in tempo utile.
A proposito di tempo utile, il progetto di fattibilità tecnico-economica, che è in fase di valutazione da parte della Regione Lombardia, come da bando di gara doveva vedere la luce entro 120 giorni dalla
proclamazione del vincitore ( v.pag. 35, punto 22.3).
Il vincitore è stato proclamato il primo dicembre 2023, siamo a febbraio 2025.
Colgo l'occasione per ringraziare di tanta magnanimità Luciano Pizzetti che non solo stabilisce cosa le persone devono dire, ma è convinto di aver compiuto un gesto di grande democrazia nell'aver convocato, senza aprirlo al pubblico, l' ufficio di presidenza; speriamo che, oltre a sindacati, terzo settore, volontariato, associazioni di categoria, club, ecc. venga convocato anche il consiglio comunale. Quello sì aperto al pubblico e i cittadini potranno apprendere una volta tanto le informazioni dai diretti interessati, e non solo dagli organi di stampa, potranno partecipare, dire la loro e farsi ascoltare.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA presentata dall'On. VALENTINA BARZOTTI il 21/10/2025 15:25
Al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti - Per sapere - premesso che: La realizzazione del nuovo ospedale di Cremona, come noto rappresenta una delle opere pubbliche più rilevanti e strategiche nel panorama della sanità lombarda, con un investimento complessivo pari a circa 438 milioni di euro, provenienti da una pluralità di fonti: Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Fondo Complementare, fondi regionali e statali.
L'opera rientra negli obiettivi del PNRR, in particolare nella componente volta alla realizzazione di presìdi ospedalieri moderni, tecnologicamente avanzati, energeticamente sostenibili e meglio integrati con la rete dei servizi territoriali.
La costruzione del nuovo ospedale comporterà l'attivazione di numerose procedure di affidamento di lavori, forniture e servizi, per importi considerevoli, inclusi appalti per progettazione, costruzione, impiantistica, arredi sanitari, tecnologie digitali, infrastrutture connesse e sistemi energetici. La rilevanza economica e sociale dell'opera, unita all'urgenza imposta dalle tempistiche stringenti del PNRR rende indispensabile garantire il massimo livello di controllo, vigilanza e trasparenza, affinché l'intervento non solo venga realizzato nei tempi previsti, ma sia anche conforme ai principi costituzionali di legalità, buon andamento e imparzialità di cui all'art. 97 della Costituzione. Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici di cui al D.lgs. 36/2023 promuove la digitalizzazione delle procedure e prevede strumenti innovativi per semplificare e accelerare le gare, ma proprio per questo richiede presìdi più efficaci di monitoraggio e controllo, in particolare nei casi di grande impatto economico e sociale.
Nell'ambito degli appalti finanziati dal PNRR, si renderebbe opportuno attivare strumenti di vigilanza collaborativa con ANAC, protocolli di legalità, cabine di regia interministeriali e osservatori civici locali, con il coinvolgimento di enti pubblici, società civile e autorità di controllo, al fine di presidiare con efficacia le fasi più delicate dell'iter procedurale.
E' interesse generale, anche alla luce delle esperienze pregresse nel settore delle grandi opere pubbliche sanitarie, scongiurare qualsiasi rischio di opacità, infiltrazione mafiosa, corruzione o uso distorto delle risorse pubbliche, specialmente in un'opera che si pone come punto di riferimento per
l'intero territorio lombardo.
Si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intendano adottare al fine di garantire che tutte le procedure di progettazione, affidamento ed esecuzione degli appalti relativi alla costruzione del nuovo ospedale di Cremona - finanziato per oltre 400 milioni di euro con risorse pubbliche e PNRR – siano svolte nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, legalità, concorrenza, tracciabilità e responsabilità amministrativa.
On. VALENTINA BARZOTTI
Presentatore
Data presentazione: 21/10/2025 15:25

Giovanni Crema (col Capo dello Stato Mattarella)-Coordinatore del Movimento Liberalsocialista
Noi Socialisti che siamo stati i veri protagonisti della riforma sanitaria fino ad istituire il servizio
sanitario nazionale e i veri Riformatori abbiamo un dovere di rivolgere un appello alla Politica e la sensibilizzazione dei nostri cittadini per un sempre più urgente e necessario intervento. Un intervento coordinato capace di coniugare sostenibilità finanziaria, efficienza nell'allocazione delle risorse ed equità nell'accesso ai servizi che potrebbero preservare la natura universalistica del Servizio Sanitario Nazionale e garantirne la tenuta nel lungo periodo in un contesto socio - demografico ed economico sempre più sfidante. In assenza di un cambio di paradigma, vi è il rischio concreto che il SSN perda la sua capacità redistributiva e la sua funzione di protezione universale, trasformandosi in un sistema sempre più segmentato (differenze regionali e di offerta) e selettivo (accesso condizionato alle risorse economiche del paziente) in netta contraddizione con i principi costituzionali. Il Movimento socialista se ne farà carico io ho voluto aprire la strada. Non tolgo i meriti che può aver avuto la Anselmi ma i padri sono e restano, Mariotti, Aniasi e Mancini. Ne riparleremo.
Grande, compagno Crema! Un'esternazione che per uno come me della leva FGS (presieduta da Vincenzo Balzamo e poi da Signorile) commuove ancora. Al ricordo dell'impegno socialista per la cura della salute. Passato per le forche caudine del contrasto dei conservatori e del massimalismo demagogico Pci. Prodromo della riforma organica della sanità fu, se non ricordo male, la riforma ospedaliera del ministro Mariotti. Venne a Cremona a metà anni 60 a spiegarla ad una affollatissima conferenza. L'epilogo legislativo fu accreditato alla Anselmi. Ma il prevalente merito fu dei socialisti. Quella stagione riformatrice (scuola, lavoro, programmazione, sociosanitario) fu foriera, a larghe linee, di socialismo. Della sanità...que reste-t-il? Niente. Peggio del preesistente scenario delle "mutue". Sconcerta che sinistra politica e sociale sia così neghittosa! La sanità negata è il peggior sopruso. Comincio, contrariamente ai miei valori liberalsocialisti, a tifare "siamo tutti Luigi!". I forconi ci vogliono! Qui a Cremona l'"aziendalizzazione" ha dissestato strutture e servizi. Trincerandosi dietro la menzogna di un salvifico nuovo ospedale. Abbiamo, ovviamente insieme a sensibilità diversificate, costituito un Movimento che ha raccolto 7000 firme, fatto picchetti all'ospedale, allestito confronti e conferenze. E stabilito sinergie con analoghi movimenti di territori contigui (come Piacenza, dove opera una testimonianza socialista). Occorrerebbe un concreto alzamiento nazionale. Capace di esprimere il contenuto del Tuo scritto. Come Eco del Popolo siamo impegnati a fungere da megafono del locale Movimento di opposizione al Nuovo Ospedale. (e.v.)
CHIOSA EDITORIALE
Avremo modo nei prossimi editing di chiosare più dettagliatamente gli spunti offerti da tutti i nostri interlocutori che ringraziamo per l'assiduità del reciproco ascolto.
In queste ore, di fronte alla tragica scomparsa del piccolo Domenico (che è qualcosa di più di un caso di malasanità), ci manca il fiato per proseguire la nostra testimonianza di analisi e di denuncia. Per quanto di profondono convincimento liberalsocialista e gradualisti, d'istinto di verrebbe di appellarci all'oltreatlantico “siamo tutti Luigi”.
Con intento di temporanea dissolvenza della tensione intima, ispiriamo questa chiosa al passato. Come abbiamo scritto ripetutamente, questa sanità negata non è scaturita du un simsalabim.
I prodromi partirono in coincidenza col cambio di fase e di transizione tra la prima e la seconda repubblica (con il determinante concorso di un csx interessato a procedere con i tagli di spesa).
I socialisti cremonesi ne erano ben avvertiti. Fecero di questo settore tematico il perno
principale della loro testimonianza civile.
Ne è prova l'articolo apparso sulla nostra testata ad inizio anni 90. A firma di Felice Majori.
Fu questo l'appunto-memo inviato a Felice Majori, fortuitamente incrociato nel fine settembre del 2014. In un degli ormai rari incontri; diventati, rispetto a decenni di relazionalità intensa per ragioni di lavoro, politica ed istituzioni, più che rari quasi eccezionali. Non osiamo neanche azzardare neanche metaforicamente la domanda sull'oggetto della conversazione: lo stato agonico della sanità, che era stato il perno motivante di un'intera esistenza Sarà facile arguirlo dal breve profilo biografico tracciato dal quotidiano locale il giorno della sua improvvisa scomparsa.
Scriveva (il 14 dic 2014) La Provincia: Con Celeste Cottarelli realizzò la struttura cremonese senza fondi pubblici
CREMONA - E' morto ieri sera nella sua casa Felice Majori, colto da un malore improvviso. Aveva 83 anni. Lascia la moglie Marisa e le figlie Giovanna, Maria e Francesca.
Fino al 31 dicembre del 1999 ha diretto l'ospedale Maggiore di Cremona, sino a diventare un vero e proprio simbolo della sanità cremonese, alla quale ha dedicato tutta la sua vita. In ospedale è stato vicesegretario generale (dal 1964 al 1979), 20 anni come segretario generale prima e direttore generale poi. E' stato l'ultimo cremonese a dirigere l'ospedale.
Un uomo il cui spessore è andato anche oltre la sua carriera, attraverso il suo impegno con l'Aisla (di cui è stato consigliere nazionale e poi anche presidente nazionale dopo Mario Melazzini); con l'Avis (a livello regionale e locale). Ha ricevuto la medaglia di bronzo al merito della Sanità pubblica il 28 aprile dell'83 (all'epoca del presidente della Repubblica Sandro Pertini).