1 RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA


La rete ospedaliera del Veneto… (di Giovanni Crema*)
…sta attraversando una rilevante crisi per motivi programmatori e di carenza di personale, soprattutto medico.
Il buono standard assistenziale, che è ancora presente, deriva da una ereditata solidità del sistema e dal personale, che lavora professionalmente e con quel “senso del dovere”, che caratterizza la popolazione del Veneto.
Tuttavia, non vedere una potenziale crisi del sistema vuol dire non saper interpretare evidenti segni di malessere, rappresentati ad esempio dal transito di professionisti dal pubblico al privato.
Il sistema ospedaliero veneto viene oggi riferito al modello hub & spoke, modello che ha certamente vari aspetti di validità.
Gli ospedali hub devono operare in collegamento con i presidi ospedalieri territoriali (spoke), nei quali vengono assicurate le funzioni ospedaliere di base.
Per garantire funzionalità a questo sistema gli ospedali hub devono avere adeguato numero di personale: condizione questa talvolta, come noto, non garantita.
L'identificazione degli ospedali spoke dovrebbe trovare riferimento a bacini utenza, che dovrebbero essere in facile e diretto raccordo con le strutture hub, prescindere dalla loro collocazione all'interno di Aziende Ulss o provincie.
Una programmazione basata quindi su bacini di utenza omogenei e non su precostituite “aree amministrative”. Nella definizione di “territorio omogeneo” rientrano in primis le vie di comunicazione.
È ovvio che tale sistema, proponibile nell'area della pianura veneta, risulta debole nelle aree di montagna, dove l'assistenza socio sanitaria deve trovare modelli organizzativi specifici e quindi diversi da quelli applicabili in pianura.
* Sindaco di Belluno per un quadriennio con il Partito Socialista Italiano, diventa parlamentare dei Socialisti Italiani nel 1996 alla Camera dei deputati, dove guida la componente socialista nel gruppo misto anche dopo la trasformazione in SDI. Durante la XIV legislatura è presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato. In tale veste fu da lui riscontrato che "la verbalizzazione delle operazioni di scrutinio ha creato problemi che hanno avuto una ricaduta seria sul lavoro della Giunta: i Documenti III, nn. 1 e 2 - con cui in questa legislatura la Giunta ha proposto l'annullamento delle elezioni di due senatori, ricevendo il conforto dell'Assemblea - hanno fatto emergere gli errori materiali che, in fase di redazione del verbale delle operazioni ovvero di trascrizione dei risultati nel verbale circoscrizionale, possono falsare il conteggio complessivo dei voti conseguiti da ciascun candidato e, conseguentemente, portare alla erronea proclamazione di un candidato diverso da quello che avrebbe titolo ad essere eletto senatore"; perciò sotto la sua gestione la Giunta "richiese quanto meno l'utile trasmissione elettronica dei dati dei verbali circoscrizionali agli uffici parlamentari incaricati della verifica dei poteri, mediante un'omogeneità di ambienti informatici", iniziando una riflessione sull'utilità dell'informatica nell'apparato elettorale per la prima volta confermata "dalla legge di bilancio per il 2018 (al comma 1123 dell'articolo 1). Nella XV legislatura è componente dell'Ufficio di Presidenza della Lega delle autonomie locali.Nel 2005 presenta la relazione parlamentare sul caso Antonveneta e le intercettazioni dei senatori[6]: si trattò della prima riflessione intorno ad una guarentigia "di difficile gestione (vista la natura di atti a sorpresa di queste misure)"[7], riflessione in buona parte confermata dalla successiva sentenza n. 390 del 2007 sulla Legge Boato.Nel 2024 abbandona il PSI per fondare il Movimento Socialista Liberale.
CHIOSA EDITORIALE: Abbiamo di buon grado (molto di buon grado!) ceduto all'impulso di “acchiappare” (come abbiamo fatto alcuni giorni fa, nei confronti dell'analisi...a dir poco grandiosa della vicedirettrice della consorella testata prampoliniana La Giustizia) dal notiziario del Movimento Liberalsocialista, in cui compare l'interessantissima analisi del Coordinatore Nazionale Giovanni Crema. Il quale, un po' scendendo per li rami, proietta un quadro “territoriale” dello stato dell'arte del SSN, fornendo in certo qual modo un report sulla condizione di una Regione (il Veneto), che, dal picco del Covid in poi, ha calcato, non a torto, le prime file del palcoscenico nazionale. Non tutto è oro quel che luce (come peraltro ammette Crema, che è di quelle parti). Ma indubbiamente e non perché l'allora “Governatore Zaia” ha fruito di un'audience mediatica intensa ed ampia, La condizione del Veneto risente ovviamente del precipitato delle strategie nazionali con cui, a forza di provvedimenti scriteriati e di applicazione sistematica e universale di spending review (le cui conseguenze hanno impinguato e ristorato, si fa per dire, i bacini del Reddito di Cittadinanza e del Superbonus e contemporaneamente retrocesso il SSN italiano a metà classifica europea, in termini di spesa reale e nel rapporto col PIL). Ma, come lo stesso Crema (che non fa capo alla all'alleanza di centrodestra) quella Regione (insieme a pochissime altre) ammette un “buono standard assistenziale; al netto ovviamente degli indotti della situazione generale e delle ricadute delle specificità territoriali. Ricadute che quasi universalmente incombono sul quadro nazionale. In particolare, aggiungiamo noi, nel quadrante lombardo su cui (da Formigoni in poi), si è pervicacemente abbattuta la scure della soppressione dell'articolazione del “controllo dal basso” territoriale (le USSL), e dello sciagurato passaggio ad una “aziendalizzazione” (immaginata come presidio gestionale oligarchico che ha soppresso il ruolo istituzionale territoriale e accelerato di fatto la privatizzazione della sanità) L'asfaltatura del Welfare state rappresenta il picco del percorso antiriformista. Ed è questo il nocciolo delle resipiscenze di qualsiasi aggregato idealistico, progettuale e militante di ispirazione progressista e riformista, che voglia fare resilienza di un sistema sociale capovolto (per responsabilità di tutta la seconda repubblica e dei protagonisti politici che vi hanno operato, tra cui ed in primis il csx) rispetto all'ispirazione generale della Costituzione e del ciclo riformatore degli anni 60, 70 ed 80. Fatto che deve costituire il profilo identificativo della “nostra” offerta riformista. Vale a dire degli asset editoriali centrali e periferici di “scuola lib-lab” che, come dimostrano La Giustizia e L'eco del popolo, ne stanno facendo (più recentemente la prima e da sempre la testata bissolatiana) il core business del proposito di rigenerare un Welfare state che, dai tempi di Attle e Beveridg, costituisce il perno di qualsiasi teoria sociopolitica che, riducendo le disuguaglianze, voglia praticare sistemicamente la sicurezza ed il benessere sociale sono anni che ne scrivo. Da questo punto di vista, ripetiamo, Il Movimento liberaldemocratico e socialista costituisce l'unica testimonianza che se ne faccia carico sistematicamente e lucidamente/realisticamente. A Cremona, a partire dal picco Covid, la comunità socialista (cioè noi) è stata l'unica voce di denuncia della sanità negata. Picchetti, sit in, flash mob all'ingresso dell'Ospedale. Spesso 10 sfigati: socialisti agés...un paio di m5s, di rifondaroli. Animiamo restando al nostro posto ed evitando accuratamente qualsiasi invadenza)il Movimento no nuovo ospedale (che ha raccolto 7000 firme). Eco del Popolo in tre anni ha postato 200 tra lettere a... e focus sanità. Abbiamo contatti con realtà "equipollenti" (Desenzano e Piacenza). Siamo a posto con la nostra coscienza socialista. Ma ciò, come avremo modo di approfondire in questo e con questo editing, non basta! Per il decollo del polo riformista (diciamo a nuora perché suocera intenda) necesse scendere in campo sui grandi "sfregi" antiriformisti: in primis, la cura della salute. Se c'è una cosa di cui andiamo orgogliosi e consapevoli nella recente fase del lungo ciclo di testimonianza è appunto la percezione di essere e di essere ritenuti i suggeritori di questa cittadinanza attiva. Metterla nella priorità della testimonianza del Movimento lib-lab e, diovoglia, di un polo riformista (auspicabilmente, nonostante le immani difficoltà, in costruzione) può fare la differenza. Chi può (e deve) prenda ciò solo come un suggerimento. Interessato! Perchè, a 80 anni, ci farebbe piacere percepire che non abbiamo buttato una intera vita di testimonianza ideale, di militanza politica, di servizio civile/istituzionale.
2 Lo diciamo a …L'ECO welfare
2. 1 Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona
Signor Direttore,
prendendo spunto dall'attualissimo dibattito sul cambiamento climatico e sulla necessità di ripensare le nostre città, Le inviamo una nostra riflessione su un aspetto finora poco discusso del progetto del nuovo Ospedale di Cremona: il costo climatico della nuova costruzione rispetto alla possibile riqualificazione dell'ospedale esistente. La stessa documentazione progettuale contiene dati sulla Carbon Footprint che riteniamo meritino di essere conosciuti e approfonditi.
Enrico Gnocchi portavoce del Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona
a - CAMBIAMENTO CLIMATICO: PRIMA DI COSTRUIRE “GREEN”, CHIEDIAMOCI SE È NECESSARIO COSTRUIRE
E il nuovo ospedale di Cremona quanto costerà al clima? L'articolo pubblicato da CremonaSera il 7 agosto sulle temperature ormai stabilmente sopra la media e sulla necessità di ripensare le nostre città pone una questione che condividiamo profondamente.
Non siamo più di fronte a un problema futuro. Il cambiamento climatico è già qui. Temperature prossime ai 40 gradi, notti tropicali, siccità, fenomeni meteorologici estremi stanno diventando parte della nostra quotidianità.
Nell'articolo viene opportunamente richiamato l'architetto Mario Cucinella, progettista del nuovo ospedale di Cremona, e la sua riflessione sulla necessità di ridurre la cementificazione, aumentare il verde e ripensare le città per renderle capaci di affrontare temperature sempre più elevate.
Proprio per questo riteniamo inevitabile porre una domanda.
Se dobbiamo fermare la cementificazione e ridurre il nostro impatto sul clima, perché a Cremona dovremmo demolire un grande complesso ospedaliero esistente e costruirne un altro completamente nuovo senza avere prima confrontato seriamente l'impatto ambientale e climatico delle due alternative?
Quando si parla di sostenibilità degli edifici si commette infatti frequentemente un errore: si considera soprattutto quanta energia consumerà il nuovo edificio una volta entrato in funzione.
Ma un edificio non nasce a emissioni zero. Prima ancora di accendere una lampadina, sono state necessarie enormi quantità di energia e di materie prime per produrre cemento, acciaio, vetro, materiali isolanti e impianti; per estrarre e trasformare i materiali; per trasportarli; per movimentare terra; per realizzare fondazioni e strutture; per far funzionare per anni un gigantesco cantiere.
A questo si deve aggiungere, nel caso di Cremona, la futura demolizione dell'attuale patrimonio ospedaliero e la gestione delle conseguenti quantità di materiali di risulta.
Tutto questo ha un nome preciso: carbonio incorporato – embodied carbon. Ed è particolarmente importante perché, a differenza dei consumi energetici futuri, queste emissioni vengono prodotte in gran parte adesso, nella fase di costruzione.
È quindi possibile realizzare un edificio estremamente efficiente dal punto di vista energetico e, nello stesso tempo, produrre per costruirlo un rilevante “debito climatico” iniziale. Da qui nasce una domanda che a Cremona non risulta essere mai stata posta al centro della decisione: qual è l'impronta climatica complessiva del nuovo ospedale confrontata con quella della riqualificazione profonda dell'ospedale esistente? Non chiediamo cose assurde. Chiediamo numeri. Quante tonnellate di CO2 equivalente comporterebbero la produzione dei materiali e la costruzione del nuovo ospedale? Quante ne comporterebbero le demolizioni? Quanto inciderebbero scavi, fondazioni, strutture, parcheggi, viabilità, trasporti e attività di cantiere? E quante emissioni potrebbero invece essere evitate conservando e riutilizzando le strutture portanti dell'attuale monoblocco, riqualificandolo radicalmente dal punto di vista energetico, impiantistico, antisismico e funzionale?
La questione non è affatto marginale. Uno dei principi indicati a livello internazionale per la decarbonizzazione dell'edilizia è semplicissimo: prima evitare, poi ridurre. Prima di cercare il cemento meno emissivo, l'acciaio più sostenibile o l'impianto tecnologicamente più efficiente, bisogna domandarsi quanto cemento e quanto acciaio sia davvero necessario produrre. E soprattutto se una struttura che esiste già possa essere recuperata. È la stessa logica dell'economia circolare: il materiale ambientalmente meno costoso non è necessariamente quello nuovo prodotto con tecnologie migliori. Molto spesso è quello che esiste già e che non dobbiamo produrre una seconda volta.
Per questo troviamo particolarmente significativa la riflessione sulla necessità di “fermare la cementificazione”. Essa dovrebbe valere anche – e forse soprattutto – per le grandi opere pubbliche. Non è sufficiente inserire alberi, giardini, tetti verdi, pannelli fotovoltaici e tecnologie efficienti nel progetto di un nuovo edificio per avere dimostrato che quella scelta sia ambientalmente preferibile al recupero di un edificio esistente.
Occorre dimostrarlo attraverso una valutazione dell'intero ciclo di vita, mettendo le alternative nelle medesime condizioni di funzionalità e confrontando non soltanto i futuri consumi energetici, ma anche le emissioni necessarie per arrivare al giorno dell'inaugurazione. Ed è precisamente questo confronto che continuiamo a chiedere per Cremona.
Un primo dato esiste già. La Relazione di Sostenibilità dell'Opera del nuovo ospedale contiene una valutazione della Carbon Footprint che conferma il peso determinante di fondazioni e strutture nell'impatto climatico della costruzione. Il World Green Building Council indica, fra i principi fondamentali per ridurre il carbonio incorporato, proprio la necessità di valutare prioritariamente il riuso e la riqualificazione dell'esistente. Su questi dati pubblicheremo a breve uno studio specifico, con tabelle di facile lettura e una nostra stima comparativa dell'impatto climatico delle due alternative: costruire il nuovo ospedale o riqualificare quello esistente. Il cambiamento climatico ci impone infatti anche un cambiamento culturale.
Per decenni abbiamo ragionato secondo uno schema lineare: demolire ciò che è vecchio, costruire ciò che è nuovo e rendere il nuovo il più efficiente possibile. Oggi dovremmo rovesciare il ragionamento:
.e costruire ex novo soltanto ciò che si dimostra realmente necessario.
Non significa rinunciare a un ospedale moderno. Significa esattamente il contrario: chiedersi se sia possibile avere un ospedale altrettanto moderno, efficiente, sicuro e funzionale consumando meno territorio, meno materie prime, meno energia e producendo meno CO2. Se la risposta fosse no, lo si dimostri. Se invece la riqualificazione consentisse di raggiungere prestazioni sanitarie equivalenti con un'impronta climatica significativamente inferiore, sarebbe difficile comprendere perché questa alternativa non debba essere almeno seriamente progettata e confrontata.
Di fronte al cambiamento climatico non possiamo limitarci ad adattarci a estati sempre più calde, installando più condizionatori, creando zone d'ombra e cercando di mitigare gli effetti di ciò che sta accadendo. Dobbiamo anche intervenire sulle cause. E le scelte pubbliche dovrebbero essere le prime a dare l'esempio. Dalla consapevolezza all'azione
Se ritenete che, prima di una scelta irreversibile, nuovo ospedale e riqualificazione dell'esistente debbano essere realmente confrontati anche per il loro impatto climatico, aderite all'Appello civico. Più saremo, più forte sarà la richiesta alle istituzioni.
ADERISCI ALL'APPELLO CIVICO → https://appellocivicoasstcremona.netlify.app/
Per questo chiediamo che, prima di assumere come irreversibile la costruzione del nuovo ospedale di Cremona, venga reso pubblico un confronto fra nuovo ospedale e riqualificazione dell'esistente che comprenda anche il Whole Life Carbon Assessment: l'impronta di carbonio dell'intero ciclo di vita delle due alternative.
Perché la vera domanda, nel 2026, non dovrebbe più essere soltanto: “Quanto consumerà il nuovo ospedale?”
Dovrebbe essere anche, e prima ancora: “Quanto costerà al clima costruirlo, quando abbiamo già un ospedale che potrebbe essere riqualificato?”
Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona

b - invio questo messaggio per chiedere il tuo aiuto personale alla lotta del movimento e *in particolare al nostro forse ultimo tentativo di coinvolgere più persone possibili per cercare di raggiungere il nostro obiettivo che come ben sai è sempre stato quello di ottenere un progetto di riqualificazione per confrontarlo con il progetto del nuovo* *ospedale*. Il 17 agosto è stato pubblicato su SILVIA (sistema informativo lombardo per la valutazione ambientale di un progetto) il progetto definitivo del nuovo ospedale. Abbiamo 30 giorni di tempo, e già ci stiamo lavorando, per presentare le nostre valutazioni/critiche cercando di rallentarne l'iter.
Puoi ben capire che a questo punto per poter raggiungere il nostro obiettivo ci serve un grande sforzo collettivo dei sostenitori e di coloro che condividono il timore di uno spreco di denaro pubblico, per convincere più persone possibili ad inviare l'APPELLO CIVICO al proprio sindaco. (link: https://appellocivicoasstcremona.netlify.app/ )
Se riusciremo a coinvolgere un numero discreto di persone in ognuno dei 65 paesi dell'Asst c'è una buona probabilità che i sindaci più sensibili e meno irreggimentati possano chiedere nella prossima *conferenza dei* *sindaci* in settembre o in ottobre di mettere all'ordine del giorno e di votare l'oggetto dell'APPELLO.
Per questo motivo ti chiedo un impegno per coinvolgere tutti i tuoi conoscenti di Cremona e dei paesi dell'Asst e in modo particolare il tuo paese d'origine Pizzighettone dove sicuramente conosci molte persone che possono aiutare il movimento.
A chi ti dovesse chiedere maggiori dettagli su quanto in questo momento il movimento sta facendo non esitare a dargli la nostra mail o il nostro indirizzo di WhatsAP o di Facebook.
*Chiedi di diffondere a loro volta il link dell'Appello Civico e di loro che abbiamo ancora forti possibilità di raggiungere il nostro obiettivo se saranno molte centinaia i cittadini dell'Asst a coinvolgere i propri sindaci con l'Appello Civico*
Enrico Gnocchi PS se ti è possibile ti saremmo grati se diffonderai a più riprese il link dell'Appello Civico anche attraverso il giornale on line di cui sei direttore, grazie
CHIOSA EDITORIALE:
Ci puoi contare! Ho in allestimento un focus. Ho segnalato la nostra situazione al vertice nazionale del Movimento Liberalsocialista (di cui sono simpatizzante) e alla direzione della consorella testata prampoliniana La Giustizia, che non perde mai di vista il flop sanitario e ospedaliero. Semmai (essendo testimoni del relativismo) avessimo pensato di rivedere anche solo parzialmente la nostra battaglia, con l'odierno paginone tematico della testata locale (organica capofila dei "poteri" manifestamente esposti sulle mirabilia del nuovo ospedale), il piatto (del tutto bello e di nessuna controindicazione) è servito. Per i creduloni del paese dei balocchi, ma anche dei praticanti il peggior cinismo che fa leva sui tornaconti. Politici ed economici. Oggi si è squarciato il velo menzognero del "tutto buono". Che non si faceva fin qui scrupolo di negare la prospettiva del danno ambientale. Attendo di sapere il posizionamento in materia da parte dell'istituzione *, preposta in materia urbanistica ed edilizia, nonché di tutela del paesaggio e della preservazione ambientale. In un quadrante urbano già falcidiato dal gravame della "cittadella" A2a. Su questa concentrazione di asset "energetici" e del relativo impatto viario, inaggirabili ma reali e non ulteriormente implementabili (come sarebbe stato se fosse stato realizzato il progetto del biometano a pochi passi dall'epicentro del quadrante urbanistico che è il complesso ospedaliero e, soprattutto, se sciaguratamente si mettesse mano ai prima negati ed oggi preannunciati "ritocchi" propedeutici al nuovo ospedale, il governo comunale, senior partner nelle prerogative autorizzative, non può (da subito...anzi da prima) mostrare profili di corriva complicità o anche solo di neghittosa "neutralità". A livello di posizionamento strategico sulla realizzazione del nuovo (che, secondo lorsignori, implica la distruzione dell'esistente) i pronunciamenti (per quanto, come segnalato dalla nostra testata, varianti in itinere...e non in senso resipiscente) sono chiari: unanimità meno uno (la rappresentante di Cremona cambia musica). A questo punto, il nostro auditing di contrarietà (ragionata e testata) ad un'opera che non invertirà minimamente lo sprofondo del welfare, dovrà inevitabilmente posizionarsi sia su un oculus-percezione sia su una organica contestazione di spettro universale. Che non può da subito e non potrà nell'immediato prosieguo non riguardare la preservazione dell'assetto urbano, già fortemente manomesso dalle dissennate strategie urbanistiche che hanno se non favorito ma certamente contrastato l'espansione a macchia d'olio di un terziario/commerciale, non solo eccessivo e sproporzionato alla città, ma esclusivamente innescato da mire speculative. Che, in termini non strettamente qualificativi, non rientrebbero nella fattispecie della manomissioni del nuovo ospedale. Ma nella realtà concorrerebbero a, come si suol dire, "tirare la volata" ad un incipiente nuovo corso, fatto di alterazione dell'assetto dei suoli, della loro destinazione, dell'incidenza sull'assetto socioeconomico e civile della comunità. La sottovalutazione dell'annuncio di oggi non solo collocherebbe "la pratica" su un avamposto (rispetto ad un perimetro sin qui "dialettico") di progressione, ma configurerebbe inoppugnabilmente, per il portatore, le caratteristiche di "griffe" per la precedenti, le attuali e le future "pulsioni". In questo senso, per effetto degli annunci delle ultime ore, per effetto della pubblicazione da parte comunale (il cui servizio stampa ha dato esclusiva notizia per di più nel vago contesto feriale alla major testata) in materia di procedure VIA, il perno tematico (ispirato dalla sollecitudine e dal gesto civico di preservazione di un esistente ottimamente evolvibile) del Movimento si presta ad un allargamento della visuale e della relativa testimonia (si può dire lotta?). Su questo punto non c'è margine per traccheggiare e abbozzare. O ci si allinea, nello speak e o nel factual, con l'alzamiento del "poteri" prevalenti (le istituzioni locali del territorio, tutto lo schieramento politico, i corpi intermedi sociali, imprenditoriali e datoriali, che attendono un trickledown di cointeressenze) o ci si mette in standby. Condizione che non si confà alla nostra testimonianza editoriale e civile. Suscettibile di rassicurare il leader del Movimento e gli encomiabili aderenti circa la nostra totale adesione all'appello. Non abbiamo mai voluto incarnare la fattispecie di testata di denuncia e di lotta. Ma la progressione cui è giunto l'"affaire" ci obbliga ad afferrare (simbolicamente, s'intende) gli "attributi" dei potenti e a non mollarli finché non desisteranno da questi nefasti propositi.
*…l'attesa (di sapere il posizionamento in materia da parte dell'istituzione) è stata, volendo ricorrere ad un cortese eufemismo breve. Talmente breve che la celerità non può non indurre a pensare che la tempistica dell'annuncio della “rivoluzione del parcheggio” (da parte del quotidiano, evidentemente officiato dalla “fonte”) e della scesa in campo dell'incaricato ermeneutico (il capo dell'Amministrazione Comunale) non possa non appartenere ad un modulo comunicativo
Vale a dire, nella ormai abituale camera caritatis, in cui da anni si amministrano (con il concorso di senior e junior partners)i “destini” (si sarebbe detto un tempo) di una comunità e di un territorio, nel cui sentiment, anche per effetto della interessata distorsione degli avvenimenti, la tattica, ispirata da inadeguatezza cognitiva e condita da finalità ad usum delphini, fa premio sulle strategie (che dovrebbero essere di superiore interesse comunitario. Ne é prova qualche frame di suggestione mediatica dispensato dalla “cabina di regia” e veicolato, ad esempio, dal surreale endorsement del capo della civica amministrazione. Che, come quasi sempre dimentica il proprio ruolo di massima espressione del “mandato” e partecipa incurantemente al grande ballo dello stratosferico nuovo nosocomio progettato dall'archistar.


2. 2 Lo diciamo a … L'ECO welfare

| CGIL Cremona - Comunicazione | | | | |
SANITÀ PUBBLICA CREMONESE: UN REPARTO DOPO L'ALTRO, AVANZANO LE PRIVATIZZAZIONI CGIL, FP CGIL E SPI CGIL: «FERMARE LO SVUOTAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA»
Dopo la Medicina dell'Ospedale Oglio Po e gli Ospedali di Comunità di Soresina e Casalmaggiore, ora tocca all'Ospedale di Comunità di Cremona, dal mese di ottobre. Sarà inoltre prevista, espletata la relativa procedura e salvo sorprese, la completa esternalizzazione anche della Medicina dell'Ospedale di Cremona.
Non siamo più di fronte a interventi isolati, ma a un progressivo arretramento della gestione pubblica della sanità cremonese. Per ovviare alle difficoltà nel reclutare, ma soprattutto nel trattenere e fidelizzare il personale, si preferisce affidare il problema ad altri, ovvero a soggetti privati. Una chiara operazione di deresponsabilizzazione da parte di chi, invece, è chiamato a dirigere e governare il patrimonio pubblico nell'interesse collettivo.
Come previsto, le risorse del PNRR hanno permesso di costruire le mura, sbandierando il tanto auspicato ritorno della sanità territoriale - smantellata in Lombardia da Formigoni in poi, salvo poi rifugiarsi nell'ennesima concessione ai privati. Un altro regalo annunciato.
La situazione della rete territoriale è ormai critica: l'attuazione delle Case di Comunità si scontra con gravi carenze di organico, risorse insufficienti e crescenti difficoltà operative. I continui cambi di rotta e una visione delle direzioni aziendali ancora troppo spedalocentrica — orientata alle singole prestazioni anziché alla presa in carico del paziente — stanno demotivando operatori e operatrici. Il risultato è una forte confusione organizzativa che fatica a rispondere ai bisogni della cittadinanza e indebolisce l'efficacia della rete territoriale.
Nel reparto di Medicina, inoltre, gli OSS sono già in appalto; con l'esternalizzazione anche del personale infermieristico, un intero reparto collocato all'interno di un presidio ospedaliero pubblico - quello di Cremona - verrebbe gestito da personale dipendente da soggetti privati, spesso liberi professionisti.
È questo il punto più grave: pezzi sempre più ampi dell'ospedale pubblico e dei suoi servizi territoriali vengono affidati all'esterno, indebolendo organici, competenze e capacità di gestione diretta da parte dell'ASST.
Si pone inoltre un problema di diritti e tutele: all'interno della stessa Azienda lavoreranno fianco a fianco dipendenti ASST, ai quali si applica il CCNL Comparto Sanità Pubblica, e lavoratori esternalizzati con contratti, salari e condizioni differenti, sicuramente inferiori.
Per CGIL, FP CGIL e SPI CGIL Cremona il principio è inderogabile: stesso lavoro, stesso contratto, stesso salario e stesse tutele. Le esternalizzazioni non possono essere utilizzate per ridurre il costo del lavoro e comprimere i diritti. Continuiamo a sostenere che creare condizioni di lavoro migliori, rinnovare dignitosamente i contratti, stabilizzare e valorizzare il personale sia l'unica strada per evitare le emorragie di personale a cui stiamo assistendo. Lo ribadiamo con chiarezza: privatizzare non significa risolvere “tutti i mali” della sanità, né consente di reclutare più personale. Assistiamo quindi a un paradosso: la carenza di personale rischia di diventare lo strumento attraverso cui si amplia progressivamente lo spazio affidato ai privati.
La carenza di personale non può diventare il pretesto per smantellare la sanità pubblica un reparto alla volta. Le risorse devono essere investite in assunzioni, nuovi modelli organizzativi, stabilizzazioni e valorizzazione del personale pubblico, al fine di garantire un servizio pubblico alla popolazione locale equo, egualitario, dignitoso e universale.
Chiediamo quindi ad ASST Cremona e a Regione Lombardia di fermare il ricorso a nuove esternalizzazioni e di aprire un confronto con le organizzazioni sindacali sul rafforzamento degli organici, sul reclutamento e sulla gestione pubblica dei servizi.
CGIL Cremona
FP CGIL Cremona
SPI CGIL Cremona
CHIOSA EDITORIALE:
Ricevuto. Grazie. Pubblichiamo subito su Eco del Popolo (che dal pre-covid ha sull'argomento pubblicato 150 editings tematici). Ben arrivati a bordo! L'endorsement civile del Sindacato (che amplificherebbe di molto la potenza di fuoco, se fosse espressione, come succedeva un tempo, della “triplice sindacale”) in materia di difesa della prerogativa di cura della salute prelude auspicabilmente ad una concreta scesa in campo a livello di testimonianza civile e sociale. Destinata a fare la differenza nell'esito del contrasto tra le parti sociali e istituzionali. Tre anni fa avevamo suggerito l'istituzione di centri territoriali di controllo sociale della gestione del welfare. La scesa in campo, in tale prospettiva, del Sindacato (nella veste binaria orizzontale e verticale, come si diceva un tempo), sarebbe destinata ad innescare un cambio di fase rispetto ad un contesto che vede soccombente la parte sociale già afflitta da sottrazioni generalizzate. In alto i cuori!