Ciao, Rosolino.
Riscoprire la passione civile ricordando Rosolino Biaggi.
Bonemerse (sala dell'Oratorio) 12 aprile 2026
Come più volte annunciato si è svolto, nella ricorrenza del sesto anniversario della scomparsa avvenuta sei anni fa, l'evento rievocativo della figura umana e pubblica di Rosolino Biaggi, indimenticato (e ciò si è ben percepito nel corso della riunione) Amministratore Comunale e Sindaco, appassionato volontario in molteplici modalità di prossimità civile, ispiratore di coesione/identità comunitaria e di buoni afflati solidaristici. Di tutto ciò, ripetiamo, la conviviale, largamente partecipata da un pubblico memore e consapevole, permangono tracce di contezza e volontà di richiamo nei contesti attuali, nella piccola, ma significativa e progredita comunità in cui si sono snodata la sua vita ed il suo eccezionale servizio.
Sala, ripetiamo, stracolma in una cornice di manifesta volontà di esserci, di ricordare, di tramandarne (in una visione ecumenica) l'afflato.
Il panel rievocativo è stato innescato dalle parole commosse, lucide e percepibilmente orgogliose della figlia Giusi, che insieme a tutta la famiglia (la mamma Rosa, la sorella Maddalena, il fratello Filippo e, diciamo così, i Biaggi di ultima generazione, i nipoti), si è fatta interprete oseremmo dire, più che dell'orgoglio di appartenenza famigliare, di una volontà edificante con cui ricordare ai contemporanei e tramandare ai posteri il senso di un'esistenza dedicata (si dice ancora? Si fa ancora negli attuali contesti?) al prossimo…a prescindere dalla spiritualità religiosa o laica, ai convincimenti politici, alle collocazioni.
Su questo, possiamo giurarlo ai lettori, non ci può essere partita a livello di percezione della volontà di un messaggio trasversale.
Lo si è ben colto, oltre che nel profilo dell'annuncio, anche nel clima del combinato tra i relatori, gli intervenuti, il pubblico “partecipante”.
Recitava l'annuncio dell'evento: “Rosolino Biaggi è stato amministratore del Comune di Bonemerse dal 1970 e Sindaco dal 1980 al 1993, attivo nell'ambito del volontariato nell'Avis provinciale, dove oltre che donatore fu attivo nella promozione del dono del sangue, promotore della costituzione dell'Auser.”
Tutti presidii, che, in aggiunta ad una storica tradizione di buona amministrazione locale, fanno del Municipio contiguo del Capoluogo un'entità civile dotata di un alto standard di servizi e prerogative assistenziali.
A questo profilo ispiratore si sono richiamati i tre relatori: Giovanna Mazzini, psicologa, che ha sapientemente focalizzato un interessantissimo studio (molto correlato al timbro della rievocazione di Biaggi) “Il termometro del volontariato: costi e benefici del volontariato” (a dimostrazione oltre che del valore etico-morale delle ricadute sistemiche del vasto fenomeno solidaristico); Luigi Guarneri, successore di Biaggi al vertice municipale nel periodo 2004-2014, il cui intervento ha detto, con toni molto commossi colti nell'intervenuto e nei partecipanti, di qualcosa di più di quello che si potrebbe definire gentlemen agreement tra gli operatori della vita istituzionale al momento della consegna del testimone di fine mandato e di inizio di quello successivo.
In cui conta poco o punto (almeno nella realtà di Bonemerse) “la tessera” (o l'alleanza). Essendo determinante come fu allora il convincimento fortemente condiviso di favorire una staffetta tra i mandati all'insegna del bene superiore, rappresentato dalla buona, consapevole, coerente assunzione del mandato e l'imbocco di un successivo, che nelle intenzione dovesse essere anche migliore.
Il Sindaco Rosolino questo (in teoria non dovuto) impegno facilitatore della miglior transizione di poteri lo fece con passione civile, con competente ed informata dedizione, con molto spirito di comprensione, con molta umanità relazionale (anche a botte di pane e salame e bianchini nel domicilio privato).
Questo spirito è stato colto da tutti i successivi contributi, che hanno voluto ampliare ed approfondire non solo il profilo personale rievocato, ma anche un timbro relazionale che forse persisteva (in un contesto generale inquinato da eccessi di particolarismi di bottega) solo a Bonemerse (dove, a dispetto dei cicli generali transeunti, si è tramandato nei tempi attuali, facendo un po' scuola nella “bassa Cremonese”).
A questa impostazione si sono attenuti il rappresentante dell'attuale Amministrazione Berettini e Gaetana Verini (in rappresentanza dell'Auser, molto attiva in loco).
Detto, a termini di divulgazione dell'evento, sarà concesso all'autore di questo pezzo di cronaca ma anche di sentiment condiviso del figura del celebrato ma anche del contesto in cui operò (operammo, si dovrebbe precisare, per effetto della quasi coetaneità, della condivisa militanza politica e, anche se dato periferico nell'economia delle simmetrie, dello stesso anno di matrimonio.
Se è permessa un'ultimissima chiosa: l'aggettivazione “socialista” applicata al celebrato e al relatore in quota è riecheggiata solo nel memo della figlia Giusi. Che ai segmenti dell'excursus prestazionale (la passione civile, la dedizione istituzionale, il volontariato) ha aggiunto: Rosolino in aggiunta a tutto questo, anzi prima di tutto questo è stato un socialista convinto.
L'altra figlia, Maddalena ha fatto una proposta conclusiva: affidare, onde non si disperda (cosa quasi impossibile), questa memoria ad una garanzia permanente: istituire una borsa di studio annuale alla memoria. Idea assolutamente condivisa. Di cui ci faremo interpreti presso la Amministrazione Comunale.
Se posso permettermi, è stata una felice, feconda opzione lessicale il titolo, dagli evidenti intenti didascalici, dato a questo panel finalizzato a ricordare, in un contesto più vasto di riflessioni di ben percepibile intento edificante, la figura umana e pubblica di Rosolino Biaggi, nella sesta ricorrenza della scomparsa. Mi riferisco allo spunto incipitario: “o Bonemerse paese mio e riscoprire la passione civile” e, soprattutto, la chiusa con l'esortazione del manifesto tratta da Pertini (“I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”). In questo senso (se questa dichiarazione non viene presa per auotoapologetica, la rubrica Commiati e ricordi ha assunto nel tempo il profilo di un archivio delle buone testimonianze dell'idealismo che ci ha accomunato in una lunga prospettiva esistenziale e militante.
Non casualmente nel necrologio-ricordo pubblicato, al momento della scomparsa, ogni editing è sempre corredato dall'immagine, diventata un logo, del lago Scaffaiolo trattata dalla suggestione cinematografica del film di Avanti “Gita Scolastica”. In cui la sponda del fine gita costituisce la metafora dell'approdo di tutti noi, della nostra esistenza, del profilo fattivo che se ne deve trarre a beneficio dei futuri ospiti dell'umanità. A quella sponda Rosolino ha voluto approdare prima di noi. E l'azzeccato incrocio della locandina di annuncio di questo apprezzabilissimo convivio con la saggezza del Presidente per eccellenza non avrebbe potuto rappresentare meglio l'intenzionalità dell'aderenza di una intera esistenza dedicata al vivere sereno, alla famiglia, alla comunità di appartenenza.
Scrivevamo sei anni fa: Ci ha lasciato nei giorni scorsi Rosolino Biaggi; la cui scomparsa ha allungato la lunga, ormai insopportabile lista dei caduti di questa pandemia, che si è portata via, ovviamente insieme a tutte le altra, persone a noi molto care.
Senza fare nessuna gerarchia di intensità, quell'addio alla vita (ma, siamo convinti, non al ricordo) aveva proiettato nella mente il film di un pezzo importante della mia, della nostra vita. Purtroppo, diversamente da quanto assicurano i cristiani, noi personalmente non riusciamo a credere che esista l'aldilà. Una specchiata, attiva, generosa esistenza era scivolata via. Al di là dell'affetto e della stima rivolti allo scomparso, Rosolino va iscritto in un aldilà laico degli uomini giusti, pervasi da senso totale di dedizione al prossimo.
Nella scelta dei supporti iconografici di quell'articolo di ricordo e di commiato abbiamo dovuto fare di necessità virtù, con ciò che ha passato il deposito on line. Ma siamo certi che la scelta dell'immagine che lo immortala a fianco di Pertini in occasione della visita a Cremona nel settembre 1982 e della facciata del Municipio della sua Bonemerse, epicentro della sua appassionata attività civile racchiudano perfettamente i tratti salienti del suo profilo e della sua testimonianza.
Avremmo, confidiamo, preferito aggiungere qualcosa di più “militante”, come uno scatto che lo ricordasse in un'occasione di Partito od un articolo su l'Eco del popolo (imperdibili e forse anche innocenti opportunità esibitive per molti dirigenti ed attivisti). Abbiamo, a riprova di un carattere ispirato alla modestia, dovuto rinunciare per assenza di tracce. Allora e sei anni dopo. Ci siamo “accontentati” l'immagine (che lo riempirà d'orgoglio) che lo riprese nel settembre 1982 in occasione delle celebrazioni del 2200° della fondazione di Cremona a fianco del Presidente per eccellenza, il più amato dagli italiani.
L'accennata circostanza di una certa propensione a non essere necessariamente al centro del proiettore accresce il valore di un percorso dedicato all'idealismo politico ed al servizio della comunità cui appartenne dalla nascita.
Questo profilo ispirato da senso di servizio disinteressato e mai venuto meno nel tempo, anche nelle stagioni successive alla conclusione del ciclo amministrativo, è ancor più apprezzabile in questi tempi difficili, forse drammatici, in cui sembra disperdersi quella tensione ideale che dovrebbe essere l'epicentro del senso di servizio alla comunità.
Di questo servizio è stato detto molto, a riprova di un apprezzamento ampio da parte di tutte le sensibilità politiche e culturali; in termini di evidenza della chiave di interpretazione dei motivi ispiratori del suo impegno amministrativo.
Prima della sua scesa in campo, Bonemerse era un piccolo centro, ben amministrato da una tradizione di sinistra, al confine dell'area del capoluogo.
Un confine di natura strettamente amministrativa, che prescindeva del fatto che le comunità della periferia del capoluogo vivevano a stretto contatto con i cittadini di Bonemerse. I servizi pubblici di Cremona, arrivavano nella frazione; mentre in qualche cascina od un qualche agglomerato contiguo c'era un'incomprensibile soluzione di continuità. Biaggi aveva capito questa assurdità ed aveva ispirato la tenace azione di estendere la rete dei servizi del Capoluogo anche a Bonemerse alla consapevolezza discendente di una visione più ampia dell'integrazione territoriale. A questa riflessione si aggiungeva quella di Giuseppe Azzoni, alto dirigente della Federazione Comunista, Vicesindaco, Consigliere Regionale e per tanti anni referente della Lega della Autonomie Locali. Che ebbe rapporti intensi con i Sindaci del territorio e, quindi, anche con il Sindaco Rosolino Biaggi. Ricordava il compagno ed amico Azzoni: “l'ho conosciuto bene negli anni 70, lui ed io eravamo ambedue assessori delegati dei rispettivi Comuni e ci occupavamo dei rapporti col territorio, ci si incontrava sul rapporto tra Bonemerse e Cremona (ricordo che ci scherzavo paragonandolo a Boldori nel senso che doveva portare Bonemerse a fondersi con Cremona così come era avvenuto per Duemiglia...) e lui lavorò molto su temi essenziali come il trasporto, servizio gas, legge per i depuratori delle acque, scuole medie e superiori... telefonate con me ed altri assessori, incontri... era sempre positivo e preparato... ha fatto molto allora e dopo per la sua comunità.”
Per dare un'idea delle dimensioni, il PSI a metà anni Settanta esprimeva una presenza elettiva in quasi tutti i 115 Comuni, a livello consigliare (di maggioranza o di minoranza erano più di 200), esprimeva una ventina di Sindaci ed altrettanti Vicesindaci e quasi 150 Assessori.
Senza malintenzionalità, formuleremo un dato parallelo comparativo: l'attuale partito-“ditta” (il PD) esprime in tutta la provincia 12 primi cittadini e tessera nel capoluogo 150 iscritti.
La Federazione Provinciale era dotata di un responsabile a tempo pieno, per di più officiato del coordinamento di tale presenza nella rete amministrativa locale. Si svolgevano periodici seminari, generalisti o ad hoc tematico. Questo, detta brevemente, era il format dell'impegno del nostro partito sul fronte dell'amministrazione locale.
Questa fu la chiave di volta capace di dischiudere anche per Bonemerse (sotto la guida di Rosolino Biaggi) la prospettiva di modernizzazione e di sviluppo urbanistico (dando così accoglienza abitativa alle maestranze impegnate in loco ed alla trasmigrazione di importanti aliquota di frange di popolazione interessate ad una buona edilizia decentrata e ad un aggregato civile assistito da buoni standards di servizi. Dovremmo anche aggiungere che a questa lungimirante visione e ad un'azione amministrativa rigorosa e costante, incapace di trascuratezze e falle, seppe affiancare una dedizione forse ancor più apprezzabile alla comunità di cui fu guida per molti anni.
Ci riferiamo a quella sorta di sportello sempre aperto on demand che facevano di Rosolino il terminale per la soluzione di qualsiasi esigenza individuale. Ascoltava il problema, ne acquisiva la documentazione, veniva in città, sbrigava la pratica, tornava al paese. Una macchina, oseremmo definire, bellica, inesauribile ed infaticabile, soprattutto suscettibile di svolgere su questo piano un'azione didascalica di emulazione. Una risorsa comunitaria di cui si sentirà, senza nulla togliere a chi gli è succeduto e succederà nel tempo futuro, la mancanza. Non foss'altro sul piano strettamente umano.
Resta da ultimo l'obbligo di una triangolazione tra cicli. Quello in cui Rosolino esercitò il suo mandato strettamente istituzionale, che era basato su un inequivocabile background idealistico, ispirato da un alto senso di appartenenza comunitaria, e il suo ruolo militante, lato sensu, politico.
Anche se si corre il rischio di essere fraintesi o incompresi, quel retroterra idealistico e teorico strategico faceva capo alla formulazione del “municipalismo”. Che i socialisti aggettivavano con l'aggiunta di “socialista”. Combinato che intendeva esprimere la volontà strategica della priorità di una sollecitudine assoluta di amministrare in senso popolare ed efficiente l'unità basica territoriale, il Municipio, appunto, per elevare le condizioni di vita e di giustizia sociale e di progresso; come condizione transeunte verso la società socialista. Stricato sensu ed al di fuori di qualsiasi retorico ideologismo, va detto che il “municipalismo” ha rappresentato per più di un secolo (essendo stato definito progettualmente dal riformismo socialista dei Turati, Bissolati e dai Sindaci di Cremona e Milano dopo le elezioni del giugno 1914) un format il cui valore andò sempre più percependosi universalmente. Come risposta, appunto del segmento basico (il Comune) della rete istituzionale, all'esigenza di una buona amministrazione dal basso orientata dall'efficienza, dalla modernizzazione, dal rapporto costante della cittadinanza con lo Stato.
Se si volesse azzardare, ha dato buona prova sul piano storico. Il rullo compressore del cambio di fase tra i due secoli, interpretato dalle pulsioni globalizzanti e socialmente regressive, ha fatto, diciamo, strame di quegli ideali. Oggi la Repubblica (di cui si celebra l'80mo), che un tempo veniva definita la Repubblica dei Comuni, è su questo piano fortemente regredita. Nonostante l'istituzione delle Regioni, che avrebbero dovuto estendere il decentramento, possiamo ben dire che si è fortemente radicato un risultato opposto, fatto di ulteriore marginalizzazione dei territori extra urbani, che subiscono un centralismo più severo e più dannoso di quello storico dello Stato. Da cui discende una mutilazione delle prerogative di equa ripartizione delle risorse in vista di un progresso universale per tutti i territori e, nel caso della nostra provincia di un arresto del palpabile processo di spopolamento dei territori piccoli e periferici.
Nel nostro caso i maggiori imputati sono gli enti statali e regionali, la colpevole noncuranza del Comune Capoluogo che da trent'anni rinuncia ad essere riferimento provinciale con le necessarie ed auspicabili sinergie, l'assenza di una minima volontà ad un ritorno alla aggregazioni intercomunali di livello circondariale, con cui si amministravano (meglio!) i servizi comuni, tra cui il Consorzio Intercomunale e il Consorzio Sanitario di Zona (di cui fu partecipe Biaggi) e il socioassistenziale della USSL, estirpate violentemente da un'ondata regressiva e controriformista. Ricordare il Sindaco Biaggi impone di esporre criticamente anche questo cambio di fase. Diciamo ciò nella certezza che, pur continuando sulla stessa linea guida che lo ispirò (e con lui praticamente tutto l'establishment degli investiti di “mandato” amministrativo), avrebbe professato una consapevole linea critica, anzi di denuncia di questa deriva che sta mutando l'ordine dei fattori in campo. Soprattutto, più che a danno, a dissesto ormai ampiamente avviato dell'intelaiatura dell'ordinamento istituzionale sub regionale. Con una miriade di piccoli Comuni, flagellati dalla denatalità (ma alle prese con l'insostenibilità degli oneri di “accoglienza” e della metabolizzazione della cultura woke) e vocati allo spopolamento. Che viene arrestato solo con l'eccezionale risposta storicamente incardinata dall'esempio di branding amministrativi come quello di Biaggi e dei suoi successori, a Bonemerse e nella cintura foranea della “bassa”. Dove, lo confido sempre all'attuale borgomastro di Bonemerse (Comune di cui mi sento un po' cittadino aggregato, per la vasta conoscenza di amici e la mia iscrizione al Peverone) Ferrarini, in queste realtà limitrofe si vive largamente meglio che nel capoluogo. Grazie ad un forte afflato di appartenenza e grazie ad una forte dedizione di prossimità tra amministratori ed amministrati.
| Non certamente grazie alle ricadute dell'attenzionamento da parte del Comune del Capoluogo nei confronti dei Municipi corona della “bassa”. Su cui devo aggiungere (sarei un infame se non lo facessi) Cremona scarica impunemente tutte le conseguenze delle proprie strategie urbanistiche e di uso dei suoli, specie quelli di demarcazione dei confini. E voi sapete a cosa mi riferisco. Per il vero dovrei rettificare quel “proprie” e precisare che si tratta di strategie insediative imposte dal tallone di ferro dell'establishment delle “partecipate” che hanno reso partecipato il Comune un tempo partecipato. E' anche alla luce di questa chiosa molto severa che ho voluto ricordare il profilo del Sindaco Rosolino. Che fu consapevole delle diverse spalle delle entità municipali in campo. Ma che seppe, come molti altri colleghi dell'epoca, stabilire nella rete istituzionale territoriale un fecondo rapporto di rispetto e di collaborazione. Nell'interesse della cittadinanza. Ciao Rosolino. | |