

Fondazione Nenni 

Valdo SPINI “Il Quarto Stato di Nenni e di Rosselli”
Non si può non provare una profonda emozione nel ripercorrere le vicende de “Il Quarto Stato”, di questo estremo, coraggioso tentativo di Carlo Rosselli e di Pietro Nenni per rilanciare la battaglia socialista in Italia. La situazione era gravissima, se non disperata. Il 10 giugno 1924 era stato rapito e ucciso dai fascisti il segretario del Psu, Giacomo Matteotti. I mesi successivi avevano visto il fallimento del tentativo dell'Aventino di far cadere Mussolini per via legalitaria, il 3 gennaio 2025 Mussolini aveva pronunciato alla Camera il discorso con cui si assumeva la piena responsabilità politica e morale di quanto era accaduto e cominciato a costruire un vero e proprio regime. Nello stesso gennaio, Carlo Rosselli con il fratello Nello, Ernesto Rossi, Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, aveva subito fondato a Firenze il primo giornale clandestino antifascista, il “Non Mollare” per denunciare le responsabilità del Duce del fascismo nel delitto Matteotti, ma il 3 ottobre di quell'anno i fascisti avevano scatenato una terribile notte di violenze per stroncarne la diffusione, uccidendo gli esponenti socialisti Gustavo Console e Gaetano Pilati (quest'ultimo già deputato mutilato della prima guerra mondiale) e il repubblicano Giovanni Becciolini. Di conseguenza, Carlo Rosselli aveva dovuto lasciare Firenze. In quel periodo abitava a Milano e a Genova, dove insegnava Economia Politica.
A Milano stava Pietro Nenni, che aveva aderito al Psi nel 1921 dopo un'iniziale milizia nel Partito repubblicano. Nel 1923 aveva vittoriosamente impedito la fusione del Psi col Partito Comunista ed aveva assunto la direzione dell'organo di stampa del partito, l'Avanti!
Scrive Pietro Nenni nelle sue Memorie: “Una mattina sento bussare alla porta, apro e mi viene incontro un giovane sorridente, che si presenta come il professor Carlo Rosselli. In sostanza mi disse ‘Tu hai scritto il solo documento nuovo e valido nella letteratura antifascista. Se hai la volontà di far seguire un'azione, io questa volontà ce l'ho ed ho anche il denaro.” Rosselli si riferiva ad una “Lettera ai compagni” che Pietro Nenni, aveva steso il 14 novembre 1925, e che era stata diffusa e pubblicata poco dopo. Nenni scavalcando la dirigenza ufficiale del suo partito, il Psi, quello dei socialisti massimalisti, voleva creare un consenso intorno all'idea della riunificazione socialista con il partito dei riformisti, quello che era stato il Psu di Matteotti, e che, sciolto d'autorità dopo il fallito tentativo di attentato di Tito Zaniboni, si era ricostituito nella clandestinità con il nome di Psli, Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Non solo, ma Nenni poneva l'unità socialista nella prospettiva di una coalizione democratica ed antifascista più ampia con i repubblicani. Era stato anche Torino a cercare Gobetti prima della sua morte. Contro questa linea di Nenni polemizzò Antonio Gramsci che in quel periodo sosteneva la tesi che bisognasse opporre al fascismo la costruzione dei Comitati operai e contadini.
Rosselli, con altri soci del Circolo di Cultura, (“l'antenato” della nostra della Fondazione Circolo Rosselli) [1]aveva aderito al Psu in solidarietà per l'assassinio di Giacomo Matteotti e, dopo lo scioglimento di questo partito il 26 novembre 2025 era stato chiamato a far parte, con Giuseppe Saragat e Claudio Treves di un triumvirato per guidarne la ricostituzione col nome di Psli, Partito Socialista dei Lavoratori italiani. Rosselli, Saragat e Sandro Pertini sono quelli che ho definito “i Matteottini”, a significare i giovani che si impegnarono in politica dopo il delitto Matteotti.
Rosselli propone a Nenni di dare vita insieme ad una rivista, in modo da rafforzare l'azione che Nenni faceva nel Psi e lo stesso Rosselli nel Psli per arrivare alla riunificazione socialista. Una riunificazione che a tanti anni di distanza non può che sembrare un imperativo di buon senso, visto il fallimento dell'Aventino che era succeduto al delitto Matteotti, ma che in realtà non era facile, viste le stratificazioni di dissensi e di sfiducia reciproca diffusi nei due tronconi socialisti italiani.
Piero Nenni all'inizio sembra avere una certa perplessità nell'aderire all'impresa, ha delle difficoltà economiche a continuare a vivere in Italia, pensa di espatriare e allora Rosselli gli scrive una lettera molto decisa: “Ti avverto che farò la rivista anche da solo. Tengo sopra a ogni cosa a dare in quest'ora prova di energia, di carattere, di iniziativa. E se sarà fiasco, pazienza. Uno di più, ecco tutto. E pronti a ricominciare. Metto a disposizione dell'iniziativa i miei denari, credendo con ciò di compiere, io socialista e ricco capitalista, uno stretto dovere, di cui nessuno ha da ringraziarmi, perché è per me come una liberazione”.
E la rivista si fa. Il Quarto Stato esce con il primo numero il 27 marzo 1926 con il sottotitolo “rivista socialista di cultura politica”, direttori Piero Nenni e Carlo Rosselli, gerente responsabile Roberto Tremelloni, con periodicità settimanale. Come sottolinea Domenico Zucàro, “essa fin dal primo numero si presentò ben strutturata nelle sue rubriche e nella ripartizione delle diverse tematiche affidate a veri e propri specialisti e a studiosi esperti”. Nel numero del 15 maggio la direzione annunciò di avere raggiunto gli ottocento abbonati. Il settimanale uscì fino al 30 ottobre 1926.[2]
L'idea era di influenzare i due previsti congressi dei rispettivi partiti per portarli ad una riunificazione. Ma “Il Quarto Stato” era visto con sospetto nel Psi ufficiale e Nenni fu costretto a lasciare la direzione dell'Avanti e Rosselli fu oggetto delle polemiche di Claudio Treves, che utilizzava lo pseudonimo di Rabano Mauro. Di fatto i due congressi del Psi e del Psli non si poterono svolgere. Il 31 ottobre ci fu a Bologna l'attentato a Mussolini di cui fu incolpato un adolescente, Anteo Zamboni che fu linciato sul posto. Seguirono a questo evento le “leggi fascistissime” che abolirono completamente la libertà di stampa e i partiti diversi da quello fascista, il PNF[3].
Non ci fu quindi l'esito organizzativo sperato.
La riunificazione socialista si doveva fare più tardi, nel 1930, nell'esilio parigino ad opera di Pietro Nenni e di Filippo Turati. Rosselli non c'era, perché, stanco della lenta evoluzione socialista, si era mosso per conto suo; aveva creato un nuovo movimento per combattere il fascismo, “Giustizia e Libertà” e aveva elaborato un suo testo teorico “Socialismo Liberale” che non era piaciuto ai socialisti di ambedue le scuole per l'abbandono del marxismo come punto di riferimento essenziale del socialismo. Negli anni successivi, Rosselli rivolge i suoi tentativi di dialogo col socialismo ufficiale piuttosto a Giuseppe Saragat. Grazie alla Fondazione Anna Kuliscioff, ho potuto pubblicare le lettere inedite di Rosselli a Saragat che lo testimoniano. Di apertura verso Rosselli dà prova piuttosto un'iniziativa dell'anziano Filippo Turati. Egli chiede ad un avvocato socialista Anacreonte Costa, che si era stabilito a Nizza e manteneva dei contatti con Sandro Pertini in carcere, di far avere a questi dei brani di Socialismo Liberale. Il che avvenne scrivendoli con l'inchiostro simpatico su un romanzaccio di un autore francese di destra, che poté superare la censura del carcere e arrivare al futuro presidente della Repubblica.
Aldilà dei suoi esiti politico-organizzativi, l'esperienza de “Il Quarto Stato” assume un grande valore non solo storico ma nell'attualità politica.
Ambedue gli esponenti politici consideravano giustamente che la gravità della situazione doveva imporre il ricongiungimento unitario dei socialisti e l'apertura di un fronte comune di lotta delle forze democratiche e repubblicane e volevano che “Il Quarto Stato” ne fosse il promotore aprendo un dibattito sulle grandi questioni ideali, politiche e programmatiche su cui si poteva convergere. Queste erano individuabili appunto nell'unità socialista, nel fronte di lotta democratico antifascista, nei problemi del mezzogiorno e nella revisione di una concezione materialistica del marxismo alla luce dell'analisi dell'idealismo, ma anche, dello stesso protestantesimo sulla scorta del pensiero di Gobetti sulla mancata riforma religiosa come una delle tare più profonde della storia nazionale.
Si tratta di un capitolo poco conosciuto di questa storia, che credo competa a me ricordare. Due giovani esponenti socialisti, Lelio Basso (che scrive con lo pseudonimo di Prometeo Filodemo -amico del popolo) e Guido Mazzali avevano mostrato nei loro scritti simpatia per il protestantesimo. Nel Quarto Stato alla questione sono dedicati almeno cinque articoli. In particolare, Basso afferma che il protestantesimo etico si unisce al marxismo nella lotta per la trasformazione sociale e la riforma morale. Claudio Treves reagisce duramente a questa messa in causa dei postulati del materialismo storico e definisce queste idee addirittura una “grossa ubbia”. Lelio Basso risponde a sua volta con un articolo “Difesa del protestantesimo” e la polemica continua fino alla soppressione de Il Quarto Stato
Dall'esterno, Antonio Gramsci aveva polemizzato contro queste aperture verso il protestantesimo e in particolare contro uno scritto di Guido Mazzali, contrapponendogli il materialismo storico considerato come “forza che investirà la società in dalle sue più profonde radici”.[4]
Pienamente giustificato e opportuno lo spazio dedicato dalla rivista al tema del Mezzogiorno, affidato su Il Quarto Stato a Tommaso Fiore con una nutrita serie di articoli che avrebbero dovuto vedere anche l'intervento di Guido Dorso. Il problema del Mezzogiorno era stato uno dei punti deboli del riformismo di Turati e di una sorta di compromesso storico sociale tra industriali e operai del Nord a favore di un protezionismo che immobilizzava l'economia agraria del Sud. Uno spazio dedicato ai problemi del Mezzogiorno era più che giustificato sol che si pensi che nelle elezioni del 1924, quelle denunciate da Giacomo Matteotti nel suo discorso alla Camera del 30 maggio che doveva costargli la vita, il listone fascista aveva conseguito al Sud quei successi che gli avevano consentito a livello nazionale di superare la soglia prevista dalla legge Acerbo.
Tanti e tanti sono quindi gli spunti di attualità che presenta lo studio della rivista di Nenni e di Rosselli.
Ma uno in particolare lo voglio sottolineare. L'etica di un socialismo che non si arrende alla sconfitta ma esprime una profonda fede nei suoi ideali politici e sociali. Scriverà Carlo Rosselli nel suo testo “I miei conti col marxismo” pubblicato in appendice a “Socialismo Liberale”: “sono un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolare nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista che non si liquida né con la critica dei vecchi programmi, né col ricordo della sconfitta, né col richiamo alle responsabilità del passato…”
È quello che oggi viene richiesto a ciascuno di noi, in circostanze molto diverse dal passato, ma in un vuoto di elaborazione che si è aperto anche nel nostro campo.
Potrebbe essere il tema di un altro convegno. Ma vogliamo fin d'ora enucleare quattro punti di elaborazione nel solco del pensiero di Rosselli che ci sembrano particolarmente attuali. Mi limito ad enunciarli:
- L'Europa per ricostruire una politica estera. L'articolo di Rosselli “Europeismo o fascismo” è del 1935 e ci insegna ancora qualcosa
- Il laburismo come proiezione sociale del socialismo liberale cioè il lavoro come architrave centrale della nostra società, sia quello subordinato che quello autonomo e imprenditoriale.
- l'etica del socialismo liberale, quella di una società che riconosce il merito ma è dotata di meccanismi controbilancianti che impedisce alle disuguaglianze di diventare ingiuste e insostenibili.
- l'organizzazione politica che non può più vedere come contrapposti partiti e società civile, né tantomeno sostituire dall'alto la coalizione ai partiti, ma deve vedere l'una e gli altri capaci di assicurare partecipazione democratica e democraticità delle scelte.
Inutile dire come tutti questi punti siano ineludibili. Per parte mia sono convinto che proprio in questo complicato momento, possano e debbano essere oggetto di un ampio dibattito perché, se ben interpretati, sono suscettibili di diventare maggioritari nel nostro paese.
[1] Cfr, Archivio Fondazione Circolo di cultura politica Fratelli Rosselli.Inventario 1971-2021,a cura di Chiara Chini, Pisa, Pacini 2025.
[2] Cfr. Il Quarto Stato di Nenni e Rosselli, a cura di D. Zucàro, Milano,Sugar 1977, in particolare le pagg.15-6.
[3] Cfr. V. Spini, Le leggi fascistissime 1925-28, Corriere della Sera- Gazzetta dello Sport, Milano, 2024.
[4] Cfr, G. Spini, La strada della Liberazione, a cura di V. Spini, Torino, Claudiana, 3° ediz. 2003., in particolare le pagg.32-3.
“Il Quarto Stato”, la rivista pubblicata cento anni addietro da Pietro Nenni e Carlo Rosselli, ha rappresentato un estremo tentativo di lotta aperta contro il regime e di invito alla coesione delle forze socialiste e repubblicane prima che le leggi fasciatissime proibissero ogni forma di libertà di stampa e di propaganda politica.
Abbiamo quindi pensato che fosse giusto ed importante le due Fondazioni intitolate a questi due grandi personaggi della storia italiana, Pietro Nenni e Carlo Rosselli, organizzassero il 30 aprile2026 un incontro di studio dedicato all'analisi storica dell'iniziativa, dei suoi contenuti e dei suoi riflessi politici.
Carlo Rosselli era stato nominato nel triumvirato che doveva reggere le sorti del partito socialista riformista di cui era stato segretario Giacomo Matteotti (PSLI), ricostituito nella clandestinità. Pietro Nenni militava nel partito socialista ufficiale, quello che veniva definito massimalista. Ambedue consideravano che la gravità della situazione doveva imporre il ricongiungimento unitario dei socialisti e l'apertura di un fronte di lotta delle forze democratiche e repubblicane e volevano che “il Quarto Stato” ne fosse il promotore aprendo un dibattito sulle grandi questioni ideali, politiche e programmatiche.
Oggi, a distanza di cento anni vogliamo ricordare questi avvenimenti come sottolineatura della lotta che i socialisti condussero contro il fascismo. Ma non solo!
L'attualità di questa esperienza è duplice. Da un lato ammonisce che le convergenze unitarie si realizzano innanzitutto aprendo un dibattito e ritrovandosi insieme sulle questioni essenziali, e dall'altro lato che i riferimenti ideali, politici e programmatici di matrice socialista e socialista liberale possono portare un grande contributo in questa direzione.
Abbiamo pertanto organizzato la nostra iniziativa nei locali della Camera, per significare la nostra volontà di offrirne il significato politico a tutte e a tuti quelli che vogliono dialogare e dibattere con i moderni sviluppi della tradizione socialista e socialista liberale
Claudio Martelli Valdo Spini
Presidente Fondazione Nenni Presidente Fondazione Circolo Rosselli
Ricevuto e … così… d'istinto:
Grazie, Valdo! Bellissima e potenzialmente feconda iniziativa. Di verità storica, di testimonianza, di premesse proiettate verso un futuro di convergenza...da spendere anche in questa macilenta quotidianità. Che avrebbe tanto bisogno delle consapevolezze del valore fondante (di tutto il modello liberaldemocratico ma anche del progetto lib lab) del pensiero e dell'azione di questi grandi. Spero che il panel apra i cuori, le menti, i propositi dei "veterans", inchiodati in una troppo severa apolitude che si alimenta di autoreferenzialità inconcludente. Un saluto riconoscente e cordiale.

Dal 29 aprile arrivano “I mercoledì della CIE”
Iniziativa per facilitare i cittadini ancora in possesso di carta d'identità cartacea o di
quella elettronica rilasciata prima del 3 ottobre 2016
Cremona, 28 aprile 2026 –
Da mercoledì 29 aprile partono gli open day riservati ai cittadini ancora in possesso della carta d'identità cartacea oppure della Carta d'Identità Elettronica (CIE)rilasciata prima del 3 ottobre 2016. Pertanto, ogni mercoledì, a partire dal 29 aprile e fino al 29 luglio, chi è ancora in possesso di uno di questi documenti potrà rinnovarli senza necessità di prenotazione recandosi all'Ufficio Anagrafe di via Ala Ponzone 32, dalle 8:30 alle 16:30. Si vuole così facilitare i cittadini per cambiare il documento di identificazione come previsto dalle nuove disposizioni normative nazionali. Gli open day non riguardano invece le CIE in scadenza: in quel caso è necessario fissare un appuntamento con le consuete modalità.
“La sostituzione della carta d'identità cartacea con la Carta d'Identità Elettronica non è un scelta della nostra Amministrazione, ma una disposizione dello Stato volta ad avvicinare il cittadino alla digitalizzazione e per rimarcare il valore della CIE, strumento ormai essenziale anche per accedere ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione Questo processo deve procedere prestando attenzione alle persone, soprattutto quelle più anziane e fragili” - dichiara la vicesindaca con delega ai Servizi Demografici Francesca Romagnoli - “Come Amministrazione abbiamo il compito di accompagnare questo cambiamento, in modo però che l'innovazione non si trasformi in una barriera o in un fattore di esclusione. Abbiamo scelto di promuovere questi momenti ad accesso libero, riservati a tutti coloro che devono sostituire il documento cartaceo: occasioni di vicinanza, ascolto e sostegno concreto, nelle quali il Comune affianca i cittadini per informare, assistere e rendere più semplici le procedure. Invito inoltre a controllare i documenti anche in previsione delle vacanze estive, poiché tutte le CIE rilasciate prima del 3 ottobre 2016 non potranno più essere utilizzate a partire dal 3 agosto 2026: perderanno infatti validità su tutto il territorio nazionale e non avranno più alcuna efficacia giuridica, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. Per quanto riguarda invece i documenti cartacei, non sarà più possibile emetterne di nuovi nemmeno in situazioni di emergenza, sarà pertanto necessario richiedere la CIE”.
A Cremona sono diverse migliaia le persone che devono ancora sostituire la propria carta d'identità e che potranno quindi usufruire degli open day. In alternativa sarà possibile prenotare un appuntamento in altra data tramite l'agenda online disponibile sul sito del Comune, oppure telefonando allo 0372 407291 (Spazio Comune) o allo 0372 407800 (Ufficio Anagrafe). L'invito è di approfittare degli open day oppure di verificare la data di scadenza della propria CIE. In caso di viaggi è bene ricordare che per la consegna del nuovo documento sono necessari sei giorni lavorativi tramite spedizione postale a cura del Ministero dell'Interno.

conferenza stampa di presentazione di Cremona Art Fair
lunedì 4 maggio 2026, ore 12.00 Sala Eventi Spazio Comune Interverranno:
Rodolfo Bona, Assessore con delega alla cultura
Paolo Batoni, Direttore Cremona Art Fair
Primavera del Lavoro. Al via le iniziative di Sinistra Italiana e UGS sulla condizione lavorativa in Lombardia.
Ha preso il via questa mattina, con una conferenza stampa promossa da Sinistra Italiana Lombardia e UGS Lombardia, l'iniziativa “Primavera del Lavoro”, un percorso politico e sociale dedicato all'ascolto, all'analisi e alla costruzione di proposte sulla condizione lavorativa nella nostra regione.
“Primavera del Lavoro” nasce con un obiettivo chiaro: rimettere al centro il lavoro reale, quello vissuto ogni giorno da lavoratrici e lavoratori, e farne la base per una nuova elaborazione politica capace di guardare al presente e al futuro della Lombardia. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di costruire uno spazio di confronto aperto e radicato nei territori.
L'iniziativa “Primavera del Lavoro” si sviluppa su due piani intrecciati. Da un lato, un lavoro di inchiesta sul campo, che coinvolge direttamente le persone attraverso questionari rivolti a tutte le fasce d'età. Dall'altro un ciclo di incontri pubblici nelle province lombarde, pensati come momenti di ascolto, confronto e partecipazione.
Il percorso nei territori rappresenta il cuore di “Primavera del Lavoro”: un'occasione per raccogliere esperienze concrete, far emergere bisogni spesso invisibili e costruire, insieme, proposte credibili su temi come precarietà, salari, qualità del lavoro, tempi di vita e trasformazioni produttive.
Il tour partirà da Mantova il 30 aprile e proseguirà nelle settimane successive toccando Como (14 maggio), Monza (15 maggio), Vigevano (21 maggio), Cremona (22 maggio), Bergamo (28 maggio), Sondrio (29 maggio) e Brescia (29 maggio). Un calendario, ancora in via di completamento, che attraverserà tutta la regione e che porterà all'appuntamento conclusivo: la Conferenza regionale sul lavoro prevista per l'autunno.
I primi dati dell'indagine
Accanto al percorso territoriale, i primi dati raccolti offrono già alcune indicazioni significative, nonostante il lavoro di indagine sia ancora in corso.
Livello dell'indagine - Sul totale dei 500 questionari somministrati e ritornati, nel 98% dei casi si è trattato di persone che attualmente lavorano in Italia, il resto in Paesi Ue ed extra Ue.
Età - In base all'età, hanno risposto in maggior numero (57%) le persone con età superiore ai 56 anni. Le percentuali calano sensibilmente con il diminuire dell'età degli intervistati: 24% delle persone che hanno risposto hanno un'età compresa tra 41 e 55 anni, il 10% tra 31 e 40, il 5% tra 26 e 30, infine il 4% quelli al di sotto dei 25 anni.
Autonomia economica - Il 48% degli intervistati esprime una valutazione negativa o problematica rispetto alla propria autonomia economica, mentre solo il 30% ritiene il proprio reddito adeguato a garantire una vita stabile.
Condizioni di lavoro - Il 62% dichiara di sperimentare stress o ansia in modo frequente o costante. Inoltre, il 29% afferma di aver accettato stage o apprendistati non per scelta, ma per mancanza di alternative, e il 36% ritiene che queste esperienze non abbiano ridotto il rischio di disoccupazione.
Tempi di lavoro e tempi di vita - In questo quadro emerge anche una domanda crescente di riequilibrio tra tempi di lavoro e tempi di vita, con una forte attenzione al tema della riduzione dell'orario di lavoro come risposta all'intensificazione dei ritmi produttivi.
I risultati definitivi dell'indagine verranno presentati in autunno, in occasione della Conferenza regionale su lavoro promossa da Sinistra Italiana Lombardia.
Nel corso della conferenza stampa si sono alternati dirigenti e rappresentanti delle istituzioni di Sinistra Italiana e di Alleanza Verdi Sinistra.
Nel suo intervento Giovanna Amodio, responsabile delle Politiche del lavoro di Sinistra Italiana Lombardia, ha fatto riferimento al ruolo del partito: «Credo che ci sia bisogno di un partito che sappia rappresentare le voci delle lavoratrici e dei lavoratori. Le giovani e i giovani ci chiedono un lavoro dignitoso e tutelato, ci chiedono certezze per costruire il loro futuro. Da qui dobbiamo partire per una possibilità concreta di cambiamento».
Luca Cappello, responsabile lavoro USG Lombardia, ha riassunto alcuni risultati del lavoro di indagine avviato: «I primi dati che emergono dal questionario raccontano una realtà segnata da precarietà e fatica quotidiana, che chiedono risposte concrete e un cambio di direzione nelle politiche sul lavoro, proprio come chiediamo noi da tempo».
Il senatore di AVS Tino Magni ha fatto riferimento all'attività parlamentare: «Le nostre proposte di legge per sbloccare gli stipendi adeguandoli all'inflazione, l'introduzione di un salario minimo legale e la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario sono centrali quando si parla di lavoro. Per andare avanti è però fondamentale ascoltare e coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici a partire dalle loro condizioni ed esigenze». Per Paolo Matteucci, segretario regionale di Sinistra Italiana «l'obiettivo è ricostruire delle basi solide alla rappresentanza dei lavori odierni e per farlo occorre conoscere, confrontarsi, ricostruire una connessione, su una materia, il lavoro, che ha visto compiere scelte sbagliate anche da parte dei governi dì centro sinistra».
«Negli ultimi trent'anni - ha sostenuto Sara Roccisano, dell'università degli Studi di Milano - in questo Paese il lavoro è stato progressivamente svalutato e mortificato, contrariamente a tutte le linee direttrici indicate dalla nostra Costituzione».
Onorio Rosati, consigliere regionale di AVS, ha così commentato l'iniziativa: «Conoscere la condizione di chi lavora in Lombardia è necessario per poter rimettere il tema del lavoro al centro della nostra iniziativa politica come grande questione sociale».
Ufficio Stampa Sinistra Italiana | 338 7296564
Dal 27 marzo al 10 maggio in via Solferino mostra diffusa delle opere dello scultore Mario Coppetti. L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Coppetti con il patrocino e la collaborazione del Comune di Cremona
Da venerdì 27 marzo a domenica 10 maggio 2026, via Solferino a Cremona ospita Incontrarsi per strada. Mario Coppetti in via Solferino, un progetto espositivo diffuso che porta le opere del grande scultore cremonese nel cuore vivo della città, tra le vetrine dei negozi e il tessuto quotidiano della vita urbana. L'inaugurazione della mostra è in programma venerdì 27 marzo, alle ore 17:30.
L'iniziativa, nata da un'idea dell'assessore alla Cultura Rodolfo Bona e promossa dalla Fondazione Mario Coppetti, con il coordinamento artistico di Eleonora Galli, restituisce simbolicamente l'artista a uno dei luoghi a lui più cari. Via Solferino, strada storica e centrale di Cremona, rappresentava per l'artista non solo un luogo di passaggio, ma uno spazio di relazione, incontro e osservazione, animato dalle persone, dalle botteghe e dalle voci della città.
