

Chi siamo
Per iscriverti o sostenere l'associazione compila questo modulo (i campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori) e invia via mail info@riaprireinavigli.it o via fax 0229417717 la ricevuta dell'effettuato bonifico sul conto corrente bancario intestato a "Riaprire i Navigli" Banca Intesa - IBAN IT44X0306909606100000159121 e riveverai la tessera a casa.
L'Associazione Riaprire i Navigli, costituitasi nell'agosto 2012 ha come obiettivo quello di promuovere la riapertura e la ricostruzione dei Navigli che a Milano sono stati chiusi tra il 1929 e la fine degli anni '60, nonché la riqualificazione dell'intera rete dei 140 chilometri dei Navigli lombardi. A tale proposito l'Associazione si è proposta il coinvolgimento dal punto di vista tecnico e culturale di tutti coloro che si riconoscono in questi obiettivi e ha promosso la partecipazione dei cittadini, delle associazioni, delle forze politiche, delle istituzioni, del mondo accademico e delle amministrazioni locali e nazionali per favorire ogni iniziativa utile all'attuazione dello scopo sociale. La riapertura dei Navigli non intende riprodurre un passato ormai lontano, né porsi come un'opera di puro maquillage urbano (magari per punti o per tratti, come fino ad ora è stato prospettato), bensì promuovere una nuova opportunità di riqualificazione della città e della Lombardia, in termini ambientali e paesaggistici, ed un nuovo tipo di sviluppo economico legato alla cultura ed alla qualità dell'ambiente e del paesaggio. Si tratta, quindi, attraverso la ricostruzione della fossa interna -elemento necessario di connessione di tutte le vie d'acqua lombarde-, di riattivare tutto il sistema non più per finalità di trasporto merci, ma per i nuovi bisogni del turismo, del tempo libero, della cultura e del paesaggio, facendo rientrare a pieno titolo Milano tra le “città d'acqua” europee (come Venezia, Amsterdam, Strasburgo e molte altre). Il progetto è stato pensato e verificato, nelle sue linee generali, durante un corso sulla qualità urbana della Facoltà di Architettura di Milano nell'anno accademico 2007/2008. Quei primi studi fecero ritenere che la riapertura dei Navigli in Milano non solo fosse assolutamente fattibile dal punto di vista ingegneristico, ma fattibile per l'intera loro ricostruzione, seguendo il senso dell'acqua, a partire dal Naviglio Martesana, là dove si infossa sotto il manto stradale in via Melchiorre Gioia fino alla Darsena. Si tratta di un'opera complessa ma non difficile da realizzare dal punto di vista tecnico, non eccessivamente costosa, anche produttiva di reddito e compatibile con le risorse pubbliche e private oggi disponibili o coinvolgibili. L'Associazione dispone di un sito che raccoglie molta documentazione nazionale e internazionale sulle vie d'acqua e sulla riapertura dei Navigli. Dispone inoltre di una pagina Facebook e Instagram, e di un canale Youtube. Nei suoi 10 anni di attività l'Associazione ha realizzato più di 100 incontri e convegni in tutta la Lombardia per illustrare il significato del progetto e per la presentazione delle sue pubblicazioni. In particolare quella dal titolo “Riaprire i Navigli si può”, “Riaprire i Navigli. Per una nuova Milano. Visione, strategie, criteri”,”Le modalità di finanziamento del progetto e le ricadute socioeconomiche dell'investimento”,”Le Conche. Per la navigabilità dei Navigli lombardi”. Oltre alla collaborazione data per la pubblicazione del libro “Il Naviglio di Paderno” di Andrea Castagna e “Paesaggi d'acqua in Lombardia. Scritti di Carlo Cattaneo” a cura di Giorgio Bigatti.
Al via la V edizione del Festival Terrafiume 2026
164.000 Euro da Regione Lombardia sul territorio per un progetto di promozione turistica regionale che fa rete tra fiumi, borghi e sapori
Prende il via la V edizione del Festival Terrafiume, uno dei più articolati progetti di promozione turistica territoriale della Lombardia, capace di mettere in rete comuni, istituzioni, imprese e comunità lungo i grandi assi fluviali del territorio.
L'edizione Terrafiume 2026 si è aperta il 17 gennaio a San Bassano con la Sagra di San Bassiano e accompagnerà il territorio per tutto l'anno con un calendario diffuso di eventi, festival e iniziative culturali e turistiche che si concluderanno con le manifestazioni natalizie di dicembre 2026.
Un progetto che negli anni ha saputo crescere in modo strutturato e riconoscibile: oltre 30 comuni della provincia di Cremona partecipano al palinsesto 2026, con una novità di rilievo regionale. Entrano ufficialmente nella rete anche i capoluoghi di provincia di Cremona e Mantova, rafforzando il carattere interprovinciale del progetto e il suo posizionamento come modello di cooperazione territoriale.
Promozione turistica e sviluppo locale
Il Festival Terrafiume nasce con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico lombardo, promuovendo un turismo lento, sostenibile e di prossimità, in grado di generare ricadute economiche concrete e durature. Un progetto che interpreta in modo contemporaneo le politiche regionali di destagionalizzazione, messa in rete dei territori e sviluppo delle aree interne, trasformando eventi e manifestazioni in strumenti di attrattività turistica.
«L'edizione 2026 segna un passaggio importante: l'ingresso di Cremona e Mantova conferma il percorso di crescita e il posizionamento regionale del progetto. Terrafiume è oggi una piattaforma culturale e turistica che unisce territori diversi sotto una visione comune», affermano Lorenzo Sazzini ed Elisabetta Nava, ideatori e coordinatori del progetto.
«Investire in progetti come Terrafiume significa sostenere un modello di sviluppo che crea valore per il commercio, il turismo e le imprese locali, rafforzando l'attrattività complessiva del territorio lombardo», sottolinea il Presidente di Confcommercio.
I tre filoni turistici di Terrafiume 2026
L'edizione 2026 cofinanziata dal bando Lombardia Style di Regione Lombardia con un contributo pubbblico di oltre 164.000 euro si articola in tre grandi filoni tematici, che raccontano la varietà e la ricchezza dei territori attraversati:
? Le vie dell'Adda, tra fontanili e rocche, un percorso con capofila il comune di San Bassano tra acqua, paesaggio e storia. «Terrafiume rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra enti locali, capace di costruire un'offerta turistica integrata che supera i confini comunali e valorizza l'identità dei territori», dichiara il Sindaco di San Bassano, Giuseppe Papa.
? Tra Oglio e Po, terre di ville e cascine, dedicato al patrimonio rurale e architettonico con capofila il comune di Casalbuttano ed Uniti, «Anche quest'anno abbiamo deciso, noi e tutti i comuni partner, di collaborare per promuovere il nostro territorio in maniera unitaria mettendo a sistema le nostre tradizioni ed i nostri eventi con progettualità che si stanno consolidando negli anni», dichiara il Sindaco di Casalbuttano, Paolo Bandera.
? Da Cremona a Mantova, tra borghi, storie e sapori, che unisce due capoluoghi attraverso cultura, tradizioni ed eccellenze enogastronomiche con il Comune di Cremona come capofila del raggruppamento. «Il progetto Terrafiume unisce Cremona e Mantova in un percorso che valorizza borghi, tradizioni e sapori del territorio. Il fiume Po diventa simbolo di una storia condivisa e di nuove opportunità di sviluppo turistico e culturale. Un progetto che rafforza la collaborazione tra comunità e promuove un turismo lento, capace di riscoprire e raccontare le nostre eccellenze. Cuore dell'iniziativa è "La Grande Festa del Fiume Po", alla sua seconda edizione, in programma il 16 e 17 maggio al Parco del Lungo Po Europa a Cremona, momento di valorizzazione del nostro paesaggio fluviale attraverso eventi di mobilità lenta e crociere sul fiume, iniziative musicali e attività diffuse. Un vero laboratorio di turismo esperienziale e sostenibile, capace di coniugare intrattenimento, sport, cultura e promozione condivisa» dichiara Luca Burgazzi, Assessore al Turismo del Comune di Cremona «Il nostro obiettivo è promuovere una fruizione lenta e sostenibile del territorio, incrementando la consapevolezza delle sue potenzialità sia tra i residenti sia tra i visitatori. Il progetto intende valorizzare non solo le iniziative inserite nel palinsesto di Terrafiume 2026, ma l'intero territorio, creando connessioni tra natura, arte, enogastronomia e comunità locale. Un approccio integrato che punta a generare una rinnovata consapevolezza del valore identitario del paesaggio mantovano.» dichiara Giovanni Buvoli Vice Sindaco e Assessore al Turismo del Comune di Mantova
Un modello regionale di turismo diffuso
Con un calendario che attraversa l'intero arco dell'anno e una forte integrazione tra cultura, eventi e promozione turistica, Terrafiume 2026 si conferma come modello di turismo diffuso, in linea con le strategie regionali di valorizzazione delle identità locali e delle destinazioni autentiche della bellezza lombarda.

Chiosa
Quanto al panel del profilo e dell'iniziativa conviviale dell'Associazione (cui siamo iscritti!) “Riaprire i Navigli” sarebbe solo il caso (a mente dell'annuncio recato dalla successiva locandina, in cui ci si fa cantori delle mirabilia territoriali solcate dalle acque) che bussa da tempo alla nostra porta il monito ad una valutazione tematica che considera almeno la “contiguità” delle acque. Allo scopo di collocarne la priorità strategica in un quadro di vasto visus.
La Lombardia è assurta al ruolo storico che ha anche grazie a questa ricchezza; di cui se non altro fa da epicentro lessicale quel “Mediolanum” che qualifica la posizione di terra di dimezzo del suo capoluogo. In cui confluisce anche il formidabile reticolo di corsi d'acqua. Che non sempre è stato saggiamente gestito dalle classi dirigenti succedutesi nei secoli.
L'Associazione propugna come suo core mission la riapertura dei Navigli, che, furono appunto, a partire dalla testimonianza del ciclo Vinciano, la scaturigine del prorompente sviluppo-modernizzazione della città meneghina e, anche se un po' meno, del territorio regionale.
Sarebbe sopravvenuta, nelle percezioni e nei propositi di una ulteriore progressione, innescata dalla priorità, per non dire della dittatura della mobilità imperniata nell'automobilizzazione, che non si fece molti riguardi in termini di salvaguardia delle preesistenze. In termini sia di preservazione ambientalistico-monumentale sia di mantenimento delle vie d'acqua come dorsale di qualsiasi strategia di sviluppo. Per di più, come si ripete ad nauseam, in un quadrante in cui, a partire dai Romani, qualsiasi modernizzazione-sviluppo non fece mai astrazione dai corsi idrici.
Andò come ben si sa. Il reticolo (a prevalente vocazione trasportistica) dei Navigli fu, nel 900, sacrificato a vantaggio della motorizzazione. Anche a prezzo di un immane scempio paesaggistico e urbano, delle cui conseguenze non ci si vuole accorgere. Anche se nei tempi più recenti, anche grazie alla pressione encomiabile di Associazioni come quella diretta da Biscardini, sembra aprirsi qualche breccia per un ripensamento di strategie, che puntano gradualmente al ripristino dei Navigli.
Tale ripensamento sembra riguardare anche “casa nostra”; dove la Civica Amministrazione sembra, con il ripristino di brevi tratte del Cavo Cerca. Ripristino che, ancorché suggerito da una prevalente motivazione di riqualificazione urbana, può incorporare un profilo iconico circa il recupero di consapevolezze attorno all'assoluta centralità della questione irrigua ed idraulica dell'intero territorio lombardo e, a voler allungare il visus, di tutto il bacino interregionale padano.
In questo senso, per quanto non esattamente collocato in questa riflessione strategica, l'iniziativa annunciata dall'Assessore Burgazzi, denominata “progetto di promozione turistica regionale che fa rete tra fiumi, borghi e sapori” potrebbe (se si volesse!) travalicare i limiti dei panes et circenses ricreativi e tempo-liberisti (degli indigeni e dei fruitori extra moenia) per fungere da innesco per una più vasta consapevolizzazione programmatica.
Intanto, diciamo(senza voler infierire!) che (ancorché “pecunia non olet”) lo stanziamento regionale finalizzato alla promozione turistica appare ben al di sotto del proverbiale “non si fanno nozze coi fichi secchi”. A Cremona si dice “pütost che nient l'è mei pütost). Ok, ma con una cifra del genere fa solo audience mediatica. Concentrare flussi terziario-turistici sui nostri fiumi è importante. Se non altro per dimostrare la capacità di percezione della fruizione antropica e della valorizzazione economica; che potrebbero costituire un volano resipiscente per una nuova cultura e fase di sviluppo.
In questo senso i panes et circenses, evocati con la miseria di 164.000 eurini, potrebbero diventare un volano di “rivoluzione culturale” a 360° sulle opportunità derivanti dall'indotto di una strategia generale, che, partendo dalla rifunzionalizzazione dell'alveo (stricto sensu) a principiare dalla bacinizzazione, riaprirebbe l'intera partita della plurimodalità viabilistica, trasportistica, logistica dell'asse padano.
Come, nel corso dei decenni, venne evocato, col concorso dell'intelligenza e della testimonianza del ceto politico-istituzionale e dei corpi intermedi sociali (che, in alcuni casi, come l'autostrada, il Canale Navigabile, il Porto, anzi i Porti di Cremona e Mantova, fecero da battistrada programmatico), un new deal, molto simile alle linee di quello Roosveltiano.
Diciamo che quelle suggestioni, innescate dai grandi idealismi modernizzatori e, soprattutto, dalla visionarietà dei padri fondatori del Municipalismo Novecentesco (a Milano come a Cremona), sono state “asfaltate”, a livello di deposito civico-culturale e a livello di preesistenza istituzionale.
Scusate una domanda retorica: dov'è finito il progetto di Canale Navigabile Milano, Cremona, Po vaticinato in epoca prefascista ed approdato ad organico Consorzio di realizzazione? Dov'è finita l'Azienda Regionale (diventata regionale, per insistente richiesta cremonese) della portualità interna?
Vero che l'innesco di questo sciagurato ripiegamento strategico fu impresso dalle sciaguratissime politiche di spending review. Vero anche, però, che la rete istituzionale territoriale (le Province, in particolare) accettarono supinamente lo smantellamento.
In un certo qual senso, la vicenda dell'autoconsunzione della passerella ciclabile del Ponte Crotta d'Adda Maccastorna, assume un valore iconico di denuncia della neghittosità, dell'incuranza, del sadomasochismo di un ceto dirigente assolutamente inconsapevole a livello di cultura programmatica e inadeguato (come può essere un gestore una cui realizzazione collassa prima del collaudo) come realizzatore di opere pubbliche.
Già, parole al vento. A voler essere precisi al Vento (avendo riguardo alla grammatica del progetto viabilistico-turistico del Po).
Da ultimo, ci verrebbe l'istinto di chiedere conto di quella sorta di malvagia obsolescenza dei due ponti (sul Po, S. Daniele-Roccabianca, e sull'Adda, Crotta-Maccastorna); entrambi realizzati grazie all'intraprendenza della politica e delle istituzioni operanti nel territorio.
L'impressione (retorica) è che dovremo rimpiangere la modalità trasportistica dei traghetti (di cui, per quanto riguarda l'Adda, tanto bene scrisse Fabrizio Loffi su Cremona Sera “tornano i traghetti sul Po con la Ciclovia Vento, scomparsi negli anni 80”). Almeno quello di Crotta ce lo ricordiamo molto bene: era gestito da quella sorta di riferimento comunitario che fu per decenni il traghettatore Orlando Grilli.
