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ECO-Bacheca del 17 gennaio 2026

  17/01/2026

Di Redazione

ECO-Bacheca+del+17+gennaio+2026

Il primo socialismo e il Tricolore

Ringrazio il presidente del Rotary per questo invito. Il suo cognome, Galaverni, lo rende partecipe della storia che narrerò. Intanto vorrei legare l'incontro di oggi alla giornata di ieri: la festa nazionale del primo tricolore. I primi socialisti o erano stati direttamente coinvolti nell'epopea risorgimentale o avevano raccolto politicamente questa eredità. I loro miti erano Mazzini e Garibaldi e non Marx ed Engels che ancora non erano stati tradotti in italiano. A tal punto che l'internazionalista Arturo Ceretti di Mirandola, una volta subentrato un contrasto tra i due sulla Comune di Parigi, contrario Mazzini, che per questo ruppe con l'Internazionale fondata a Londra nel 1864, e Garibaldi invece favorevole, pensava di invitare Mazzini e Garibaldi a Mirandola per riapacificarli. Invito che non fu accolto, ammesso che sia stato mai formulato. Voglio inoltre richiamare le gesta di una figura, reggiana, che testimonia il passaggio dall'impegno risorgimentale al primo socialismo. Si chiamava Gaetano Davoli, di professione postiglione, guidava diligenze a cavallo, i taxi dell'epoca e nel 1859 partì volontario per la seconda guerra d'Indipendenza arruolandosi nell'esercito piemontese e poi in quello francese, combatté nella battaglia di San Martino, poi raggiunse Garibaldi e i suoi mille con la spedizione Medici, si battè a Milazzo e fino all'Aspromonte. Non contento di riprendere il suo lavoro di postiglione fu anche a Creta a combattere per l'indipendenza dell'isola dalla dominazione turca, poi via a Roma a Villa Glori dove verrà ricordato col nome di Gaetano Emiliani (si faceva chiamare così). Fuggì sotto le pallottole dell'esercito pontificio e si salvò a nuoto nel Tevere, con gravi conseguenze polmonari, dalle quali miracolosamente guarì. Fu due volte a Londra da Mazzini, e su pressione di Amilcare Cipriani si arruolò nella difesa della Comune, venne arrestato e condannato a morte ma poco prima della fucilazione si tolse le scarpe e il comandante del plotone lo riconobbe come uno dei suoi soldati che avevano combattuto in Italia e lo salvò. Venne ugualmente condannato a 15 anni di detenzione in Nuova Caledonia, ma dopo 12 mesi venne graziato. Ritornò a Reggio e aprì un'attività commerciale di vini che presto fallì. Morì in una casa di carità nel 1911. Al suo funerale lo commemorarono Camillo Prampolini alla cui tendenza politica Davoli aveva aderito, e Amilcare Cipriani che lo definì “un eroe degno di Plutarco”. Anche il socialista scandianese Pietro Artioli, socialista ancor prima di Prampolini, già negli anni settanta, combatté nel 1874 in Spagna per la repubblica e contro la monarchia che avrà la meglio. Erano, i primi socialisti, dunque, uomini d'azione, combattenti per i loro ideali in Italia e nel mondo, democratici, non certo pacifisti. La propensione etica della figura e del messaggio prampoliniano.Voi mi chiedete di parlare di due temi: l'evangelismo e l'attualità di Camillo Prampolini che vorrei trattare separatamente Un alone di santità promanava da Prampolini. Il suo aspetto (la barba fluente, gli occhi azzurri penetranti, la sua voce dicono calda e suadente) e il suo messaggio di uguaglianza e solidarietà, di amore, lo rendevano simile a un pastore di anime anche a prescindere dalla sua esaltazione della figura di Gesù. In occasione del centenario della nascita, nel 1959, (Prampolini era nato il 27 aprile del 1859) Meuccio Ruini, senatore, più volte ministro e per un breve periodo, nel 1953, anche presidente del Senato volle, a proposito della predicazione di Prampolini, paragonare Reggio alla Palestina e il Crostolo al Giordano, mentre Alessandro Mazzoli, già presidente della Deputazione provinciale, ricordò che in un comizio a Gualtieri Prampolini concluse con “Io vi benedico”. Evidentemente riconoscendo a se stesso qualche preziosa facoltà. I due motivi della continua citazione di Gesù. Due sono i motivi della esaltazione di Gesù da parte di Prampolini. Gesù viene concepito per il suo messaggio immanente come primo socialista (in effetti bisognerebbe aprire una digressione sul socialismo delle origini, sui socialisti cosiddetti utopistici Saint Simon, Fourier e altri, che invece erano forse più realisti dei socialisti scientifici, e sui loro esperimenti di comunità solidali, di isole di socialismo, in cui si dividevano i beni, come nelle comunità religiose. E d'altronde il termine compagni, come ci ha ricordato Ugo Intini, deriva proprio dal latino “cum pane”, cioè coloro che si dividono il pane, e accomuna queste prime esperienze alla storia di primitive comunità). Ma l'esaltazione della figura di Gesù era anche usata come contrapposizione alla chiesa del suo tempo, che preferiva la borghesia e il solo mantenimento delle sue ritualita tra le quali quella del matrimonio (non esisteva allora il matrimonio civile) alla quale i socialisti non si piegavano Prampolini non si era sposato con Giulia Segala, la donna che morì di tisi, come Mimì e Violetta, in giovane età, né si era sposato Turati con la Kuliscioff, e neppure Bissolati. Dunque la figura di Gesù si configurava come un arma polemica molto sottile da usare contro la chiesa. D'altronde “Lo Scamiciato” (1882-1884), primo giornale anarco-socialista di Prampolini che si convertì al socialismo solo dopo il comizio di Andrea Costa del 1883, e “La Giustizia” (fondata nel 1886) erano stati scomunicati da due vescovi. Nel primo caso al vescovo Rocca cosi rispose Prampolini: “Noi siamo più cristiani di voi, Cristo é colui che proclama che gli uomini sono uguali e fratelli”. Molto pericoloso per la Chiesa era un affondo sulla sua stessa natura. Il Cristo di Prampolini affondava alle radici del cristianesimo ed esaltava i primi cristiani perseguitati come i primi socialisti. E la questione non si chiuse nel recinto di una semplice polemica. Ci furono delle conseguenze. Si crearono i presupposti per un limitato scisma. Due preti, don Levoni e don Magnani, si spretarono e seguirono Prampolini nel suo apostolato laico. Per Prampolini Gesù é uomo. Da precisare che il Gesù di Prampolini ha una dimensione immanente. E' uomo, non Dio. Come quello di De Andrè che recita: “Non vi canto la gloria e il perdono di chi penso non sia altro che uomo, come Dio passato alla storia. Ma inumano é pur sempre l'amore di chi rantola senza rancore perdonando con l'ultima voce chi l'uccide tra le braccia di una croce”. Poi il dubbio: “Ebbe forse un po' troppe virtù, ebbe un volto ed un nome Gesù. di Maria dicono fosse il figlio sulla croce sbiancò come un giglio”. Altri articoli fino alla Predica di Natale si pubblicano su “Lo scamiciato” e soprattutto su “La Giustizia”, fino alla famosa Predica di Natale del 1897. Da sette anni Prampolini era stato eletto deputato. Cinque anni prima si era svolto il congresso a Genova per la fondazione del partito. Prampolini aveva svolto un ruolo decisivo pregando gli anarchici di non fare confusione e di fondare un loro partito. “Lasciamoci cosi senza rancor”, avrebbe cantato una vecchia ma successiva canzone. A Genova i delegati non erano eletti dagli iscritti, che ancora non esistevano, ma sulla base delle associazioni. Tante erano le associazioni reggiane, era già nato il modello reggiano del quale poi parlerò. Tanto che i delegati dal tessuto reggiano (da Reggio erano stati delegati anche Turati e la Kuliscioff) erano la maggioranza relativa del congresso. Da 11 anni era nata “La Giustizia”. Solo nel 1896 venne pubblicato l'Avanti (ma Il Punto nero, il primo quotidiano nazionale socialista, che prese il nome dalla definizione di Reggio data dall'entourage giolittiana, venne pubblicato proprio nella nostra città nel 1893 su impulso di Antonio Vergnanini e durò pochi mesi, diretto da Olindo Malagoli, padre di Giovanni, futuro segretario nazionale del Pli, perché si imbatté nei debiti e nella repressione crispina).

La Predica di Natale

Nella Predica si narra che un oratore socialista, forse lo stesso Prampolini, tenne un comizio davanti ai fedeli che uscivano da messa. Costui li invitò a seguire gli insegnamenti di Gesû, a lottare per la giustizia e a diventare socialisti. La Chiesa mantenendo di Cristo la visione trascendente ebbe modo di scrivere una “Contro predica di Natale”, opera di don Bedeschi che sottolineava questa riduzione alla semplice carne di Cristo, invece per la religione cattolica figlio di Dio, risorto. Essere non solo umano ma appunto anche sovrannaturale. La versione cristiana del socialismo di Prampolini si manifesta certamente anche nella cosiddetta “lotta senz'odio”, come scritto nella manchette de La Giustizia e anche nel discorso parlamentare del 1902, a seguito del quale il presidente della Camera volle definirlo “apostolo di pace”. Prampolini aveva sostenuto che il ruolo del Psi doveva essere apprezzato da tutti, in quanto evitava una distorsione nel sistema a svantaggio dei poveri. Aveva in mente l'armonia spenceriana, che presuppone un equilibrio e non una tracotanza. Poteva anche svolgere una funzione educativa il socialismo con l'alfabetizzazione dei contadini analfabeti, e si aprirono le sezioni per insegnare a leggere e a scrivere, si fondarono le scuole elementari che allora erano comunali, e i primi asili. Si incitò la gente a tenersi pulita e a lavarsi. Si raccomandò la refezione gratuita per i poveri nella scuola. Si chiamò a Reggio Giuseppe Soglia a dirigere il sistema scolastico cittadino.

La contrarietà alla violenza nella guerra e nella rivoluzione

Sulla violenza il messaggio di Prampolini é ispirato al comandamento “non ammazzare”. Sostiene a proposito del dibattito sull'interventismo e la neutralità una posizione etica: “Non si tratta di dare la propria vita. Si tratta di dare la vita degli altri”. Sia ben chiaro Prampolini non disdegnava la forza, ma solo se si commetteva un arbitrio. Fu lui, assieme a Bissolati e Giuffrida, a rovesciare le urne alla Camera per impedire una votazione che sanciva una illegittimità commessa dall'esecutivo presieduto da Pelloux coi suoi metodi repressivi. Per questo venne arrestato nel 1899 e tenuto in carcere per circa un mese, un anno dopo gli arresti di Turati e della Kuliscioff a Milano dove si era verificata una strage con le cannonate di Bava Beccaris contro la folla che protestava per il pane. Stessa posizione Prampolini adotta sulla rivoluzione armata: “ Tutti gli omicidiari, tutti i massacratori d'uomini, da Caino in giù, siano briganti o capitani o re o preti o tiranni o rivoluzionari, si chiamino Alessandro il grande o Napoleone, Torquemada o Robespièrre, a me fanno egualmente ribrezzo. E già più volte ho dichiarato nelle nostre assemblee che malgrado il mio spirito di disciplina e devozione al partito, non ammazzerei mai nessuno né mai consiglierei di ammazzare”. Quando Cesare Battisti, un socialista trentino, deputato al Parlamento di Vienna, irredentista, venne a parlare all'Ariosto a favore dell'intervento in guerra, si verificarono gravi incidenti. I giovani socialisti circondarono il teatro e lanciarono sassi alla polizia che reagì sparando e uccidendo due manifestanti. Zibordi aveva scritto su “La Giustizia”: “Non è da socialisti non lasciar parlare” e Prampolini tornato il giorno dopo da Roma tenne un comizio in piazza in cui inaspettatamente dichiarò “Io non vi ho insegnato questo”, condannando sia la sassata e sia la fucilata. “Io non vi ho insegnato questo”, di fronte a due dei suoi morti. Incredibile. Ma Prampolini non smetteva i panni del maestro neppure di fronte alle tragedie. Non chiudeva gli occhi innanzitutto di fronte alle responsabilità dei suoi allievi.

L'attualità del riformismo

L'attualità di Prampolini é duplice. E' un'attualità di messaggio politico. La tendenza riformista di Turati e Prampolini, assieme a quella liberale di Carlo Rosselli, sono le sole che hanno salvato la storia del socialismo dai fallimenti e dalle tragedie. Certo il riformismo teorico di Turati e quello pratico ed etico di Prampolini non sono esattamente la stessa cosa. Prampolini costruiva il riformismo. Innanzitutto con la cooperazione. La prima, la Società cooperativa, fu quella di Contardo Vinsani, professore di matematica, fondata nel 1880. Vinsani, a cui ho dedicato un libro, era un riformista utopistico, uno che pensava, attraverso lo sviluppo della cooperazione, di sostituire il sistema capitalistico borghese. Si imbatté in un cumulo di debiti non previsti e la sua cooperativa di consumo falli. Seguirono altre, invece, di dimensioni più ridotte e poi si lanciarono quelle di lavoro. Nel 1901 venne fondata la Camera del lavoro, che univa i sindacati e le cooperative. Dunque l'agitazione e la risposta. Entrambi, Turati e Prampolini, erano fautori delI socialismo che non avviene ma che diviene. Non attendevano messianicamente l'ora X della rivoluzione, né concepivano, alla stregua dei sindacalisti rivoluzionari innamorati di Sorel, lo sciopero generale insurrezionale. Sostenevano il socialismo come sviluppo delle coscienze e delle cose, come un processo da costruire quotidianamente con passi avanti e rinculi, con vittorie e sconfitte. Una via lunga che é la sola breve, come dirà Turati al congresso di Livorno del 1921.

La visione liberaldemocratica dello Stato

Prampolini, in particolare, sviluppò una forte polemica con la maggioranza massimalista e filo comunista del Psi che voleva importare in Italia il modello sovietico e la dittatura del proletariato, perché Il proletariato non ha bisogno di dittature, essendo la maggioranza, e può guadagnarsi il potere democraticamente se unito. Per questo bisognava educarlo. E poi perché una volta guadagnato democraticamente il potere doveva rispettare la minoranza e rendere possibile che essa potesse vincere nella tornata successiva. In italia il suffragio universale maschile fu introdotto nel 1913 e questo poteva essere utilizzato più che non le fucilate della rivoluzione. Lo adombrò lo stesso Engels nella prefazione al libro di Marx “Le lotte di classe in Francia”. E questo testo molto venne citato dai revisionisti fin dal congresso di Genova.

L'attualità di sistema

Ma l'attualità di Prampolini é anche attualità del sistema. Delle scuole comunali ho già parlato.E anche di Giuseppe Soglia. Aggiungo la creazione dell'Università popolare per segnare l'impegno alla diffusione della cultura nei ceti meno abbienti. Le realizzazioni che durano ancora, le cooperative, le municipalizzazioni farmacie, del gas e luce elettrica, perfino del pane (si svolse un referendum vinto su questo argomento, ma si crearono tensioni coi privati, che contribuirono alla nascita di una Associazione per il bene economico (definita da Vergnanini la Grande armata) che nel 1904 poi nel 1905 sconfisse il Psi segnando anche la sconfitta di Prampolini nel collegio di Reggio, battuto dall'avvocato Giuseppe Spallanzani. Zibordi commentò:”Allora andrete a Roma avvocato Spallanzani. Godetevela in fretta perché non la vincerete più.E quando domanderanno di voi, sarete noto solo per questo: che siete colui che la bestialità umana mandò alla Camera al posto di Camillo Prampolini”.

Verso la fine

Il fascismo ereditò e non distrusse questo sistema, che poi erediterà il Pci, pur avendolo originariamente contestato. Nasce, approfittando delle paure inscenate dalla volontà di imitare la rivoluzione russa e attingendo dal nazionalismo che la guerra aveva partorito, la nuova tendenza fascista. Molti socialisti vi aderiscono anche a Reggio. Chi aveva perso il figlio in guerra come Pietro Petrazzani, consigliere comunale e provinciale del Psi, sarà il primo sindaco fascista di Reggio. L'ex assessore socialista Adelmo Borettini sarà il secondo. Forse l'eccessiva intransigenza anche di Prampolini, a non commemorare i caduti in guerra aveva favorito molti distacchi. A Reggio la prima guerra mondiale aveva seminato di lutti quasi tutte le famiglie. Semila e cinquecento furono i caduti al fronte, quasi tutti giovani, molti studenti. Non c'era quasi nessuno che non avesse perso un figlio, un nipote, un parente. Serviva meno intransigenza ideologica, più sensibilità, una maggiore comprensione, che non ci fu. Il clima si fece violento. Prampolini lasciò Reggio per Milano nel 1926. Zibordi era stato vittima di un attentato dal quale era fortunatamente scampato nel 1920. Prampolini si convinse che la sua presenza a Reggio avrebbe potuto mettere a rischio la vita dei suoi compagni e amici. Andò a lavorare in un negozio di mobili antichi creato dall'on. Nino Mazzoni, suo compagno e amico.

L'ultima violenza a Prampolini e il nostro dovere di farlo vivere in eterno

Muore il 31 luglio del 1930. E qui la violenza più cupa. Come cinque anni prima per la Kuliscioff, così la morte e il funerale di Prampolini furono tenuti segreti. Neppure, il Solco fascista, quotidiano reggiano, ne diede notizia. In pochi si radunarono al cimitero e Giovanni Zibordi nella sua breve relazione disse: “Non vi ringrazio di essere intervenuti, perché siete voi che dovete ringraziare la sorte che vi ha concesso questo privilegio. Il caso e la fortuna di aver saputo vi ha qui raccolti. Non furono fatti né inviti né preferenze. Voi foste favoriti dalla sorte in questo onore, di cui vi ricorderete per tutta la vita, di aver condotto al sepolcro Camillo Prampolini”. Il suo ultimo messaggio era stato questo: “La mia salma, non vestita, ma soltanto avvolta in un lenzuolo, sia trasportata al cimitero in forma civile, sopra un carro d'ultima classe, senza fiori, non seguita dai miei famigliari. Né al cimitero, né altrove, nessuna lapide, nessun segno che mi ricordi”. Una prova estrema di ulteriore stoicismo. Noi non abbiamo tenuto fede all'estrema volontà del maestro. Abbiamo traslato le sue spoglie al cimitero suburbano nel 1968 e lo abbiamo ricordato con un masso che porta il suo nome. Gli abbiamo dedicato la piazza principale della sua città. Non abbiamo voluto che cadesse nell'oblio una storia così luminosa e attuale. Anche violando la sua estrema riservatezza. Nella Piazza che porta il suo nome Ivanna Rossi ed io abbiamo proposto di erigere un suo monumento che potrebbe sostituire quello al Crostolo, da ubicare dove stava, cioè nella restaurata villa ducale di Rivalta. Questo come lascito ai posteri di una rara testimonianza di amore per gli umili, di solidarietà tra gli uomini, di giustizia e di libertà. La testimonianza del figlio migliore di Reggio Emilia, resa imperitura. Io sono uno degli eredi di questa meravigliosa storia. La vivo con orgoglio e onore, ma anche sentendo tutti gli oneri che pesano su quanti hanno seguito e continuano a seguire i suoi insegnamenti. Certo con meno santità, con meno istintivo pudore, con meno draconiana intransigenza. Ma sento che queste sono ancora le mie radici, insostituibili, inestirpabili. E se hai le radici trascorri una vita più solida e più sicura.

Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Cremona

1945-2026      LXXXI della Liberazione

1946-2026      LXXX della Costituente

ANTIFASCISMO RESISTENZA COSTITUENTE. FIGURE E TESTIMONIANZE        Programma e calendario

   Venerdì 30 gennaio 2026   Un santo antifascista

                                                 Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e la Politica          rel. Franco Verdi

                                                                                                                                                Presidente Anpc- Cremona

Venerdì 6 febbraio 2026   Ricostruire moralmente la democrazia

                                                Giuseppe Cappi (1883-1963) e l'Assemblea Costituente                                                                                                                                              Rel. Fabio Amadini                                                                                                                                                   Assessore alla Cultura                                                                                                                                                    Castelverde, docente,   studioso

                                                                                                                                               

Venerdì 13 febbraio 2026   L'altra Resistenza. “La Messa dell'uomo disarmato”

                                                  di  don Luisito Bianchi (1927-2012)                             rel Francesco Cortellini

                                                                                                                                                    parroco di Bozzolo

                                                                                                                                                     storico della Chiesa

Venerdì 20 febbraio 2026    Romeo Voltini (1922-1988) e l'antifascismo oratoriano

                                                                                                                                               Rel. Walter Montini

                                                                                                                                            già Senatore della Repubblica

Venerdì 27 febbraio 2026   Una storia partigiana. Giacomo Toninelli (1914-2000)

                                                  Fiamma Verde. Da Ventotene al Mortirolo             rel. Paolo Reale, pubblicista

Venerdì 6 marzo 2026          Teresio Olivelli (1916-1945) Ribelle per Amore      rel.Matteo Morandi

                                                                                                                                                Università di Pavia

Venerdì 13 marzo 2026        Don Primo Mazzolari e la Resistenza dei Cristiani   rel. Umberto Zanaboni                                                                                                                                           Presbitero                                                                                                                                              Fondazione Mazzolari     Bozzolo

                                                                                                                                       

Tutti gli incontri avranno svolgimento nella Sala Teatro “Contardo  Ferrini” di corso Garibaldi 121 (S.Agata)

Con inizio alle ore 17,30

                                                    

Presentazione del Programma e Calendario degli incontri di iniziativa culturale 2026, organizzati dall'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Cremona.

A cura di Franco Verdi, presidente

La duplice ricorrenza commemorativa dell'anno – Liberazione e Costituente – ci introduce ai due nuclei tematici che caratterizzano il programma e il calendario degli incontri di iniziativa culturale 2026 dell'Anpc di Cremona. La scelta metodologica dell'offerta si declina nella memoria narrativa di figure e testimonianze relative alla partecipazione dei cattolici ai processi storici dell'Antifascismo, della Resistenza e dell'Assemblea Costituente che rappresentano le premesse della scelta repubblicana e la preparazione della Carta Costituzionale. Dal punto di vista della memoria generativa ci stanno le condizioni e i passaggi storici cruciali attraverso i quali l'Italia e gli italiani, dopo le tragedie del Fascismo e del secondo conflitto mondiale, hanno riconquistato la Libertà e la Democrazia con contenuti istituzionali e politici più avanzati.Un tema, questo, la Democrazia e i suoi fondamenti etici e generativi, che interpella l'oggi in forme inquietanti, sorprendenti e drammatiche.

Con l'attento e competente apporto di studiosi locali, il percorso propone figure di caratura nazionale come Pier Giorgio Frassati e Teresio Olivelli, che la Chiesa ha innalzato all'onore degli altari, eroico testimone di Carità il primo, martire e vittima dell'odio nazista il secondo. Alla prima generazione di antifascisti appartengono i due conterranei cremonesi, Giuseppe Cappi, insigne giurista, padre costituente e futuro  del presidente della Corte Costituzionale, già deputato popolare con Sturzo e Miglioli e don Primo Mazzolari, che visse scrisse e testimoniò la Resistenza, cogliendone criticamente le ragioni spirituali e sorgive. Discepolo di Mazzolari fu il presbitero cremonese don Luisito Bianchi, testimone originalissimo della Gratuità evangelica, che lasciò un'altissima testimonianza letteraria nel romanzo “La Messa dell'Uomo Disarmato”, definito “il più importante romanzo cattolico del Novecento”. Tolta dall'oblio, la storia partigiana di Giacomo Toninelli racconta la vicenda del tutto sconosciuta di un giovane cremonese che fugge dal confino e si ritrova a combattere con le Fiamme Verdi di Olivelli sulle montagne bresciane. Ed è sulle montagne bresciane che si nasconde Romeo Voltini, maestro elementare,poi tra i fondatori della Democrazia Cristiana a Cremona, leader politico e sindacalista della Scuola, che tiene i contatti coi giovani resistenti della parrocchia di S. Ilario di cui era educatore e animatore, e ne sostiene motivazioni e valori. Figura e testimone di antifascismo oratoriano.

Tutti gli incontri avranno svolgimento, come lo scorso anno, nella Sala “Contardo Ferrini” di Sant'Agata, in continuità di memoria di un luogo simbolo della resistenza cattolica cremonese e del parroco del tempo, il mitico “Alpino di Dio” mons.Guido Astori.

Le elezioni dell'apprezzato sodalizio inizieranno GIOVEDI' 22 GENNAIO 2025 ALLE ORE 16 PRESSO LA Sala Conferenze della Società Filodrammatica Cremonese

UNITRE CREMONA

…la perla dell'Adda, della cultura, dell'arte, del patrimonio monumentale

Pisighitòn in dialèt: poesie, racconti, storie, aneddoti di vita locale, canti, ballate(ndr: in lingua locale)

Nel ricchissimo palinsesto annuale di iniziative torna in questo inizio 2026  un appuntamento sempre atteso edf apprezzato: la rassegna di Poesie, Racconti, Storie, Aneddoti di Vita Locale, Canti in dialetto meglio conosciuta con il nome di PISIGHITÒN IN DIALÈT nell'ambito della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali a cura della Pro Loco Pizzighettone APS con il patrocinio del Comune.

La rassegna, curata daGermana Bertuzzi, scaturì da una intuizione del “poeta contadino” Piero Bonardi e dell'allora Presidente della Pro Loco lo scomparso arch. Mario Barbieri. anche quest'anno presenta delle novità e sorprese che i ragazzi della COOPERATIVA IL LIBRO hanno preparato al termine del loro Progetto di “approccio al dialetto” ideato e sviluppato in questi ultimi mesi in sinergia con volontari della stessa Cooperativa e quelli della Pro Loco.

Appuntamento quindi a SABATO 17 GENNAIO ORE 16:00 nella CASAMATTA 26 (riscaldata) delle antiche mura medievali di via Boneschi a Pizzighettone per trascorrere con leggerezza un'ora per ricordare, preservare e quindi valorizzare il patrimonio linguistico della comunità.

INGRESSO GRATUITO

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