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ECO-Bacheca del 13 febbraio 2026

  13/02/2026

Di Redazione

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A sostegno dell'importante iniziativa conviviale, allestita dall'impegno congiunto  dell'Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, del Comune capoluogo e della Provincia, riprendiamo la locandina e ci permettiamo, traendo da alcuni editing del quotidiano La Provincia (a firma Giuseppe Bruschi e Barbara Caffi), riprendere i tratti salienti della ricca personalità, umana, civile, sociale, presbiteriale del protagonista di questo panel. Lodevolmente riproposto alla vigilia della ricorrenza della Liberazione.

Di cui tracciamo un sintetico curriculum.

Luisito Bianchi (Vescovato, 23 maggio 1927Melegnano, 5 gennaio 2012) è stato un presbitero, missionario e romanziere italiano. Nel 1950 fu ordinato sacerdote, sollecitato a una simile scelta dall'esempio e dalla predicazione di don Primo Mazzolari. Si laureò all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con Francesco Alberoni, discutendo una tesi sui contadini della Val Padana. Fu insegnante nel seminario vescovile di Cremona e poi missionario in Belgio. Nel 1964 divenne viceassistente delle Acli nazionali a Roma e assistente delle Acli cremonesi. Nel 1968 abbandonò la carica per diventare operaio turnista ai forni per il biossido di titanio della Montecatini di Spinetta Marengo (provincia di Alessandria), mosso dal desiderio di vivere in forma radicale la povertà e la gratuità del ministero ordinato. Fu anche inserviente nell'Ospedale Galeazzi, da cui si licenziò per seguire la madre ammalata; al suo capezzale cominciò a scrivere il suo romanzo più famoso, allora intitolato semplicemente Una Resistenza. In seguito, e per molti, anni fu cappellano delle benedettine dell'Abbazia di Viboldone, a San Giuliano Milanese.

Il suo libro più famoso, “La messa dell'uomo disarmato”, diventato caso letterario nel 2003, rappresenta con i mezzi della letteratura un'esperienza per lui profonda e cruciale: la Resistenza. Il dattiloscritto viene letto da alcuni amici che ne intuiscono il valore e, nel 1989, ne curano la prima pubblicazione autofinanziata. Il libro comincia così a diffondersi di mano in mano e, nel 1991, viene addirittura approntata una ristampa. Nel 2003 l'editore Sironi, imbattutosi come tanti in quest'opera straordinaria, la propose al grande pubblico, dove tutt'oggi continua a ottenere ampi consensi.

Su richiesta dello stesso don Luisito e, in seguito alla morte sopraggiunta nel 2012, per volontà degli eredi è nato il Comitato del Fondo Luisito Bianchi. La famiglia, gli amici di Vescovato (suo paese natale) e dell'abbazia Viboldone (MI) dove visse per anni come cappellano, la Fondazione Dominato Leonense ETS e Cassa Padana BCC hanno così posto le basi per un centro culturale a lui intitolato: Casa Doreàn, dal nome che don Luisito dette a un cane trovatello poi donato a una comunità e come la parola che significa gratuitamente, in gratuità, e identifica l'esistenza e il ministero di questo uomo eccezionale.

Scritti

Tra le sue opere, si ricordano Salariati, uno studio sociologico sulle condizioni di lavoro nelle cascine cremonesi; Come un atomo sulla bilancia, il resoconto dei tre anni come operaio alla Montecatini (l'intero diario venne pubblicato nel 2008 con il titolo I miei amici). In diversi testi è tornato sul tema della gratuità: Dialogo sulla gratuità, Gratuità tra cronaca e storia, Monologo partigiano sulla Gratuità (quest'ultimo è un abbozzo di storia della gratuità del ministero ecclesiale).

L'opera maggiore è un romanzo sulla resistenza, intesa non solo come momento storico ma soprattutto come ideale di vita ed espressione di gratuità: La messa dell'uomo disarmato. Rifiutato da più editori per la sua eccessiva lunghezza, venne stampato da amici nel 1989 e successivamente edito da Sironi solo nel 2002. Nel 2011, poche settimane prima della morte, ne è stato estratto un audiolibro su CD, con voci recitanti di Anna Goel e Roberto Marelli, musiche originali di Fabio Vacchi, Pietro Pirelli e Roberto Andreoni, e con un saggio di Mimmo Franzinelli[1].

L'ultima pubblicazione significativa fu la traduzione delle opere di san Giovanni della Croce (EDB, Bologna 2011).

Opere principali

  • Salariati, Ora Sesta, Roma 1968.
  • Sfilacciature di fabbrica, 1970 (riediz. 2002).
  • Come un atomo sulla bilancia, Morcelliana, Brescia 1972 (riediz. Sironi, Milano 2005).
  • Dialogo sulla gratuità, Morcelliana, Brescia 1975 (riediz. Gribaudi, Milano 2004).
  • Gratuità tra cronaca e storia, 1982.
  • La messa dell'uomo disarmato, 1989 (riediz. Sironi, Milano 2003. CD audio 2011).
  • In terra partigiana, Pro manuscripto 1992.
  • Forse un'aia, Pro manuscripto 1993.
  • Vicus Boldonis terra di marcite, Associazione Amici dell'Abbazia di Viboldone, Milano, 1993.
  • Sulla decima sillaba l'accento, Pro manuscripto 1995.
  • Parola tu profumi stamattina, Pro manuscripto 1999.
  • Dittico vescovatino, Pro manuscripto 2001.
  • Simon Mago, Pro manuscripto 2002.
  • Monologo partigiano sulla Gratuità, Il Poligrafo, Padova 2004.
  • C'era una volta Pasqua al mio paese. Piccole storie fra righe d'evangelo, Gribaudi, Milano 2006.
  • I miei amici. Diari (1968-1970), Sironi, Milano 2008.
  • Le quattro stagioni di un vecchio lunario, Sironi, Milano 2010.
  • Il seminarista, Sironi, Milano 2013 (postumo)[2]

Saremmo omissivi se non aggiungessimo alla sintetica scheda due particolari di incrocio con questa grande figura di sacerdote e testimone sociale e civile. Don Bianchi fu vicario, come mi ricorda il ricercatore pizzighettonese ed amico Gianfranco Gambarelli, nella parrocchia di Roggione Pizzighettone (cittadina in cui è nato chi scrive qui).  Diciamo che in un borgo, all'epoca fortemente industrializzato (con i 1500 dipendenti della Pirelli e di un forte indotto occupazionale), la “mano” di un sacerdote che diversamente dal clero locale si faceva sentire a fianco della condizione dei lavoratori. L'altro incrocio riguarda un docente in comune: Francesco Alberoni. Che Don Luisito ebbe a Scienze Politiche e chi scrive, molti anni dopo, a Sociologia a Trento.

p.s. le immagini sono tratte dalla tesi di laurea di Don Luisito.

Facciamo voti che la conviviale prevista per domani  venga, come si dovrebbe, partecipata da un folto ed interessato pubblico.

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