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"Dà voce al rispetto"

Ddl Zan sull’omotransfobia

  05/07/2020

Di Tommaso Anastasio

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Alle 11 di ieri mattina nei locali dell'Antica Osteria del Fico in via Guido Grandi 12 (a Cremona) si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della campagna nazionale "Dà voce al rispetto" in sostegno alla legge sul contrasto alla violenza e alla discriminazione da orientamento sessuale, genere e identità di genere in discussione alla Camera. Un testo di legge che ha creato malumori e dato il via alle proteste di movimenti e associazioni di ispirazione cattolico-reazionaria riferite al Family Day e del movimento Pro vita, seppur scontati, con manifestazioni in 100 città, che pare abbiano ricevuto l'appoggio del leader della Lega, Matteo Salvini. La loro fobia – permetteteci il gioco di parole – pare sia la cosiddetta “teoria dell'ideologia gender”, la quale, negando la differenza tra uomini e donne, contribuirà alla distruzione della famiglia e della società. Inaspettatamente, anche dal fronte femminista si sono alzate le barricate per i riferimenti all'”identità di genere” che secondo le attiviste “minaccia il sesso biologico, aprendo a una fluidità di identificazioni e cancellando il corpo con cui siamo nate”. Mah...

Il testo, al contrario, ci pare inclusivo anche nella tutela delle donne e sinceramente non capiamo il senso delle proteste. “Il concetto di identità di genere è ribadito nella convenzione di Istanbul e in una sentenza della Consulta e non può essere ignorato” afferma Alessandro Zan (del Partito Democratico) che ha depositato la proposta di legge. In effetti, l'Italia è uno dei pochi paesi in Europa a non essersi ancora dotato di una legge simile, infatti, il ddl in questione modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale (rispettivamente legge Mancino e Reale) che puniscono i reati e i discorsi d'odio fondati su caratteristiche personali quali la nazionalità, l'origine etnica e la confessione religiosa.

Alleghiamo in calce (in pdf) il comunicato del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (datato 9 settembre 2015) col quale prende ufficialmente posizione e ribadisce «l'inconsistenza scientifica del concetto di "ideologia del gender"» chiarendo che «favorire l'educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l'orientamento sessuale non significa promuovere un'inesistente ideologia del gender, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell'affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyberbullismo». Ovvero: le leggi sono necessarie ma non sufficienti ad ingenerare anche un cambiamento culturale.

Il prossimo appuntamento, dunque, è l'evento di domenica 12 luglio in piazza Roma dalle 18,30 (locandina nella foto di copertina).

Questo il comunicato della conferenza

Da troppo tempo il nostro Paese attende una legge contro l'omotransfobia.

Una legge contro i crimini d'odio basati su orientamento sessuale e identità di genere.

Si tratta di reati che, secondo il diritto internazionale, non colpiscono solamente la persona che li subisce, ma anche i gruppi sociali di appartenenza, reale o presunta, bersaglio di discriminazioni e violenze. Una legge per tutte e tutti che estenda la normativa vigente a protezione delle vittime di odio razziale, religioso, etnico e nazionale.

Per questo chiediamo una legge che nella sua parte penale riconosca il reato d'odio omotransfobico come origine degli omicidi, le aggressioni, le violenze fisiche e psicologiche, le ingiurie, le minacce, le persecuzioni e l'istigazione a commettere discriminazioni e violenze che mettono a rischio la libertà personale, la sicurezza e la dignità delle donne, delle persone LGBTQI+, e di chiunque possa essere ritenuto parte di tali gruppi. Una legge che intervenga in modo concreto anche nel sostegno delle persone colpite dall'odio, prevedendo un monitoraggio del fenomeno e investimenti per gli sportelli di ascolto e le case di accoglienza.

Una legge che si preoccupi di porre le basi per agire sulle vere cause del pregiudizio e dello stigma sociale: sessismo, misoginia, omofobia, bifobia, lesbofobia, transfobia.

È tempo di dare voce al rispetto.

Tra gli interventi, quello della Segretaria dell'Associazione Radicale Fabiano Antoniani, Vittoria Costanza Loffi

L'avversione nei confronti di qualsiasi prospettato reato di opinione, è parte integrante della storia radicale. Quasi una seconda pelle, il dubbio che ricorrere al penale possa essere considerato strumento risolutivo per i problemi socio-culturali profondamente radicati nello stato Italiano. Quello che, però, la legge Zan va a toccare non è l'opinione del singolo, come sostengono i detrattori del disegno di legge, bensì la violenza sia fisica che verbale motivata dall'esclusiva volontà di negare l'esistenza di alcuni soggetti oltre che i loro stessi diritti all'identità. Come associazione radicale, siamo profondamente convinti che, a una società che cerca di frenare la corsa al progresso civile, sia necessario rispondere con qualsiasi opposizione e forma di disobbedienza civile, come insegna anche la rivolta di Stonewall. I radicali degli anni 70 sono riusciti a inculcare nella sinistra e nella politica l'idea che oltre alle lotte del lavoratore e della fabbrica, della dignità sociale e lavorativa, anche la dimensione più intima e privata delle notti, delle camere da letto e del tempo libero, del tempo di amare, fosse necessaria per garantire il diritto alla felicità e a una sessualità nuova. Ciononostante, qui in Italia, si è continuato a mantenere un approccio così conservatore da intendere ancora oggi le identità di genere, in realtà sempre esistite, come qualcosa di nuovo e deviante e non è un segreto che il nostro paese si collochi sul fondo della classifica per la proposta di politiche attive a salvaguardia dei più basilari diritti civili. Oggi siamo qui e siamo orgogliosamente parte di una rete che si sta creando in città per rimarcare tutto questo: che l'atto di sopraffazione fisica, che l'umiliazione verbale dilaganti vanno arginate. Ci battiamo e ci batteremo sempre per il libero pensiero di tutti, ma ancor di più per la libertà di essere e di amare, senza la paura di poterne morire.

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