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75° della Repubblica Italiana

Giuseppe Azzoni ripercorre la testimonianza de L’Eco del Popolo per quella conquista civile

  31/05/2021

Di Redazione

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La campagna referendaria per la Repubblica de l'Eco del popolo nel 1946. 

L'Eco mi invita a partecipare al ricordo del 2 giugno di 75 anni fa, quando a Cremona la maggioranza dei cittadini fece, in modo nettissimo, la scelta della Repubblica. Diversi anni fa sul tema feci una ricerca piuttosto impegnativa relativamente alla stampa locale nel referendum del '46, essa fu poi pubblicata sulla rivista “Ricerche” dell'Istituto cremonese per la storia del movimento di liberazione, anno 1992. Rivista ora rintracciabile, credo, solo in biblioteca o in archivio e che aveva una ristretta cerchia di lettori. Ed allora ho pensato di ispirarmi all'ampio paragrafo di quel mio scritto dedicato proprio all'Eco del popolo. Paragrafo che ritengo tuttora interessante e che senza dubbio è come un “inedito” per i lettori di oggi. 

L'organo del partito socialista (allora PSIUP) di Cremona era un settimanale ed era diretto da Emilio Zanoni. Nella campagna per Referendum e Costituente portava in permanenza sopra la testata la scritta “Italia futura: né re né dittatura” ed appare come il giornale cremonese che dedicò più spazio al problema istituzionale.  

Questo da subito dopo la Liberazione: il numero del 3 maggio 1945 rivendica come essenziale l'istituzione di liberi ordinamenti repubblicani, con l'abolizione della monarchia, forme di democrazia anche diretta, forti autonomie locali. Nell'agosto e nel settembre dello stesso 1945 il direttore Zanoni documenta il legame organico tra la monarchia e gli interessi del privilegio economico e delle forze politiche reazionarie. “Lo Stato italiano oggi ancora savoiardo, feudale, burocratico, confessionale” va radicalmente trasformato “in uno Stato moderno, democratico, progressista, decentrato e laico” con profondi cambiamenti “della struttura economica e sociale”. Queste premesse vengono sviluppate in diversi articoli. Per esempio l'Eco del 4 maggio 1946 delinea i caratteri del futuro Stato, sotto il titolo “Il Partito Socialista agli Italiani: Repubblica, Socialismo, Democrazia”. Dunque una assemblea nazionale sovrana eletta a suffragio universale segreto e diretto, sviluppo della democrazia in ogni ambito, laicità dello Stato nella forma e nella sostanza, nel pieno rispetto della libertà religiosa, forme di autogoverno in campo economico e sociale e di partecipazione popolare diretta ai pubblici poteri. Si prospettano pertanto la effettiva autonomia dei Comuni e la democratizzazione degli organi periferici dello Stato, consigli regionali dedicati allo sviluppo economico, un potere giudiziario indipendente, inalienabili diritti propri del cittadino nei confronti dello Stato.  

Pietro Nenni parla a Cremona a fine maggio 1946 e contesta frontalmente l'affermazione dei moderati di diversa specie che la Repubblica sia “un salto nel buio”. È la monarchia che ha portato il Paese ad un lungo e disastroso periodo di oscurità, con la Repubblica intendiamo proprio liberarci dal buio, “verso la luce!”.

Inconfondibile lo stile di Emilio Zanoni nel numero de l'Eco del primo giugno '46, vi campeggia a tutta pagina il titolo: “O Repubblica santa il tuo vessillo sull'alto Quirinale a l'aura ondeggi”

Naturalmente è aperto il dibattito tra le forze politiche che costituirono il CLN con critiche verso le ambiguità o peggio di alcune di esse (alla DC si imputa “scarsa chiarezza”, ai liberali di fare i “giardinieri di un albero secco”). Traspare una impegnata ambizione politica dei socialisti di essere il riferimento per un ampio arco di forze progressiste di sinistra e laiche. L'Eco sottolinea la battaglia comune col PCI ma non condivide (articoli dell'ottobre '45) la proposta di un unico partito che il PCI aveva prospettato con Luigi Longo. Un titolo significativo tiene insieme “... Matteotti, Gramsci e Rosselli alla testa del popolo risorto per la Costituente e la Repubblica”. Il giornale ospiterà interventi sia del PCI che del PRI. 

La battaglia politica antimonarchica è permanente e ricca di argomentazioni anche sul piano storico e culturale. È una “dinastia che col popolo ha scavato un abisso di sangue”, dal tradimento dello Statuto col “fetido feticcio autoritario” del fascismo alla “vergognosa fuga dell'otto settembre”: il referendum non potrà che sanzionare il “tramonto inglorioso della dinastia”. A nulla dovranno valere furbesche manovre come la vicenda della abdicazione.  

Assai rilevante all'epoca il tema della religione, molto strumentalizzata contro le sinistre. L'Eco denuncia i momenti di intesa tra la DC e la Chiesa in senso strumentale, conservatore ed oscurantista. L'Eco del 30 marzo 1946 scrive un corsivo col titolo “Repubblica delle parrocchie?” su questa materia. Vengono poi denunciati toni ed argomenti di strumentale uso della fede religiosa a fini politici nei giornali cattolici, in prediche ed omelie nelle chiese (ed anche in Duomo da parte del vescovo), nella pressione particolarmente sulle donne. Tutto ciò è definito “doloroso e preoccupante”... la nostra risposta è la tolleranza e la democrazia pur nella lotta ideale e politica, scrive il giornale del PSIUP. 

Dopo il voto l'Eco del popolo titolerà (numero del 8 giugno 1946): “Un solo grido dalle Alpi alla Sicilia: viva la Repubblica Italiana”. Una vignetta fa di un corridore del “Giro d'Italia” il simbolo del popolo italiano: questo corridore taglia un traguardo il cui striscione reca la scritta “Repubblica”

Giuseppe Azzoni

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