referendum…quasi al traguardo 

La separazione delle carriere è legge dello Stato.
L'ha approvata il Parlamento al termine di un iter complesso previsto dall'art 138 della Costituzione.
La legge verrà sottoposta a referendum e, proprio per questo, è ampiamente prevedibile che le ragioni del SÌ e quelle del NO, finiranno con il fare ricorso ad argomenti che avranno l'inevitabile effetto insulso di trasformare la legge di riforma nell'ennesimo pretesto per uno scontro tra schieramenti che si fronteggiano su opposti schieramenti ideologici.
Noi riteniamo che la riforma vada letta non come un affronto della maggioranza di Governo al resto dello schieramento politico nazionale e neppure, come è stato detto in modo temerario, un vulnus inferto all'assetto dei poteri come delineato dalla Costituzione nata dalla Resistenza.
Siamo portatori di un messaggio semplice: la riforma serve prima di tutto a dare ai cittadini un processo nel quale si sarà davvero giudicati da un giudice terzo e imparziale
Si tratta, infatti, del naturale completamento di un percorso iniziato con la riforma Vassalli.
Nel 1988, sulla base dei lavori di una commissione di studi presieduta dal professor Pisapia, uno dei maggiori studiosi di diritto penale italiani, Giuliano Vassalli, studioso di procedura penale e ministro della Giustizia, socialista, propose e fece approvare dal Parlamento una modificazione radicale della struttura del processo penale, che da inquisitorio divenne accusatorio.
Da allora il processo penale vede tre protagonisti: l'accusa sostenuta dai pubblici ministeri, la difesa dall'avvocato dell'accusato e, in una posizione imparziale tra le due parti, il giudice.
A commento della propria riforma, Giuliano Vassalli, già presidente della Corte costituzionale e Ministro di grazia e giustizia sosteneva, tra l'altro, che la separazione delle carriere era la necessaria conseguenza della distinzione delle funzioni tra le parti del processo
E' partendo da queste basi, non ideologiche ma sostanziali, che bisogna affrontare ogni discussione seria sulla riforma chiedendosi:
a) se sia giusto o meno che PM e Giudici abbiano percorsi professionali differenti, dall'assunzione in poi;
b) che abbiano due diversi organi di autogoverno entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, ma i cui membri non laici, siano scelti per sorteggio;
c) che dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati si occupi un' Alta corte disciplinare. e non più una sezione del una sezione del Csm.
Questi non altri i temi in discussione
Per noi riformisti la giustizia deve non solo essere ma essere percepita dai cittadini, come terza e imparziale e la separazione delle carriere concorre in maniera plastica alla soddisfazione del diritto del cittadino ad avere un giudice terzo rispetto sia all'avvocato della difesa che al magistrato della pubblica accusa.
Ne deriva che il quesito referendario non potrà essere prospettato come un pendolo che oscilla tra riformismo e conservazione, e pertanto non può essere svenduto come una conquista della destra, nel dichiarato intento di instradare il cittadino e in particolare, l'elettore di sinistra a votare contro la riforma.
La separazione delle carriere non è, dunque, una suggestione della destra.
Anche per smontare tale irragionevole presunzione vogliamo farci interpreti di un dibattito sulle ragioni della riforma con il fine di stabilire, all'esito del confronto, che vogliamo libero da pregiudizi di schieramento politico, se la riforma approvata consenta o no equilibrio tra le parti e, pertanto, sia utile a garantire la parità di posizioni tra i soggetti del processo.
Vogliamo anche che venga opportunamente riconosciuto che la riforma è necessaria anche per dare attuazione dell'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, specie considerato che numerose sentenze della corte di Strasburgo hanno condannato il sistema giudiziario italiano per violazione dei principi di garanzia dei cittadini.
Uno Stato che proclama il cittadino innocente fino alla prova del contrario, deve avere a presidio di tale principi un giudice imparziale e terzo che sappia decidere, con equilibrio, sulle richieste del Pubblico Ministero e su quelle della difesa.
E' questo l'unico punto che ha valore politico.
La riforma è una conquista riformista che appartiene alla nostra cultura garantista.
Socialisti, liberali, democratici, riformisti, riformatori, laici e cattolici, aderendo al "Comitato Giuliano Vassalli" si pongano a difesa della riforma per una giustizia giusta.
Comitato "Giuliano Vassalli"

RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA
Manca un giorno al referendum sulla legge del nuovo ordinamento giudiziario
di Mauro Del Bue *
Ieri si sono concluse le manifestazioni a sostegno del no, mentre quelle per il sì hanno avuto dimensione più intima. Mi ha colpito una frase di Elly Schlein secondo la quale se vincerà il Sì allora si andrà avanti anche sul premierato. Che significa: bocciamo una legge perché altrimenti ne passerà un'altra. Poco importa che una sia giusta e l'altra, a mio parere, invece no. Questa affermazione vale la considerazione vicina allo zero degli elettori italiani che non sarebbero in grado di distinguere e voterebbero per analogia. La Schlein chiede di non votare una legge perché poi di rimbalzo ne arriverà un'altra. E se gli elettori voteranno per questa legge, per assurda e inesistente equiparazione, voteranno anche per l'altra. Ora, le due leggi non hanno nulla in comune. La prima riforma le anomalie italiane in materia di giustizia, la seconda ne introduce una in materia istituzionale. Questo peraltro testimonia che i fautori del no non riescono a individuare obiezioni di merito. Ieri l'ex governatore della Puglia Emiliano, riprendendo la tesi cara a Violante, ha contestato il doppio Csm perché con un organo composto solo dai piemme se ne rafforzerebbe il peso. Mettetevi d'accordo, però. O la legge indebolisce l'azione del piemme condizionandolo politicamente, come accade ad esempio nella democraticissima Francia, o ne rafforza il peso. Per il principio della non contraddizione aristotelica le due obiezioni non stanno insieme. Si rafforza il fronte della sinistra per il Sì. Oltre a Carlo Calenda, Petruccioli, Della Vedova, Maraio, Bobo Craxi, Minniti, Testa, Barbera, Cassese, Baldassarre, e tanti altri, anche Emma Bonino, madre di tutte le battaglie per i diritti civili delle persone, ha preso posizione per il Sì. La Bonino, come Marco Pannella, come Loris Fortuna, hanno tracciato la giusta via per l'affermazione di tante battaglie di libertà: dal divorzio all'aborto, dal fine vita al diritto di famiglia, hanno affrontato sempre dalla parte giusta referendum anche difficili vincendoli. E con lo stesso spirito loro, con l'eredità di Bettino Craxi e Claudio Martelli, di Giuliano Vassalli e Giovanni Falcone, con la consapevolezza di essere sulla scia da loro tracciata che non abbiamo cambiato idea sul nuovo ordinamento giudiziario, sulla separazione delle carriere, sui due Csm, sul sorteggio, su un organo disciplinare sottratto ai due Csm. Chi ha un'idea forte non ha paura di chi la condivide. Solo chi ne ha una debole la cambia a seconda di chi la sostiene. Noi siamo orgogliosamente una storia, non un'occasione del presente.

Mauro Del Bue
- Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all'Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un'intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all'ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al
2022 dirige l'Avanti online. Dalla rifondazione dirige la testata prampoliniana La Giustizia ed è nel vertice del Movimento Liberalsocialista
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Giovanni Crema (Coordinatore del Movimento):
A proposito del Referendum di domenica prossima.
In me vince l'essere riformatore Non ritengo che che la riforma vada pro o contro la maggioranza di Governo e neppure, come è stato detto in modo temerario, un vulnus inferto all'assetto dei poteri come delineato dalla Costituzione nata dalla Resistenza.
Siamo portatori di un messaggio semplice: la riforma serve prima di tutto a dare ai cittadini un processo nel quale si sarà davvero giudicati da un giudice terzo e imparziale. Nel 1988, sulla base dei lavori di una commissione di studi presieduta dal professor Pisapia, uno dei maggiori studiosi di diritto penale italiani, Giuliano Vassalli, studioso di procedura penale e ministro della Giustizia, socialista, propose e fece approvare dal Parlamento una modificazione radicale della struttura del processo penale, che da inquisitorio divenne accusatorio.
Da allora il processo penale vede tre protagonisti: l'accusa sostenuta dai pubblici ministeri, la difesa dall'avvocato dell'accusato e, in una posizione imparziale tra le due parti, il giudice.
A commento della propria riforma, Giuliano Vassalli, già presidente della Corte costituzionale e Ministro di grazia e giustizia sosteneva, tra l'altro, che la separazione delle carriere era la necessaria conseguenza della distinzione delle funzioni tra le parti del processo.…
Il codice Vassalli prevedeva il processo “actus trium personarum, actoris, rei, iudicis”(accusa, difesa, giudice per garantire il contraddittorio) attività di tre persone: l'accusa che agisce, il convenuto che difende, il giudice che decide.
Struttura che garantisce il contraddittorio e la terzietà del giudice.
Vassalli riteneva che la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e
magistrati requirenti (il pubblico ministero) fosse una conseguenza naturale e necessaria per garantire la imparzialità del giudizio e di chi lo emette, talché per conseguire l'equilibrio fra le parti le carriere dovevano essere distinte: chi accusa deve essere diviso da quello che giudica e l'accusa e la difesa hanno la pari possibilità di indagare e non solo l'accusa come oggi. Tutto qua come mi ha insegnato Turati e i riformatori. L' unica amarezza è che mi fu impedito di farlo dalla mia maggioranza dell'Ulivo nel 1998 non approvando la mia legge a completamento della riforma Vassalli di 10 anni prima e pensare che nella Bicamerale D'Alema Massimo, che la presiedeva era per la divisione delle carriere. " sic transit gloria mundi"
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Ai lettori In ogni confronto dialettico c'è la fase dell'inganno, diceva mio nonno. Per di più quando, come nel caso in ispecie che sta traguardando l'infinitamente lunga campagna, praticamente partita ancor prima che il provvedimento legislativo da sottoporre a referendum confermativo, il “confronto” si avvita su se stesso e, per non esaurire il richiamo sul parterre degli elettori o solo semplicemente sugli osservatori non sfugge all'impulso dell'inganno. Per di più questa postura sfuggente al dovere civico di non barare cerca di avvalersi della sindrome di Eustachio: la dimenticanza cronica alimentata per certi segmenti della memoria. E' il caso della dichiarazione (che è andata a ruba in questi ultimi quattro mesi). Quando si parla di "stravolgimento di un segmento fondamentale della Costituzione che tocca gli equilibri su cui si regge la nostra democrazia (ndr gli organici distinti tra requirenti e giudicanti e distinti percorsi regolamentari, di tutela e di progressione di carriera) vien voglia (ai potenziali interlocutori raziocinanti) di mettere mano non alla Colt ma all'innesco di un Tso.
La canea del tessitore del “campo”, poi, con quel suo spasmodico accanimento verso l'attuale Ministro Guardasigilli, criminalizzato e delegittimato, sembra dimentica del precedente illuminato dell'ex magistrato. Che, nell'occasione del supposto trasferimento delle valige dal terzo al quarto piano delle Botteghe Oscure (ma focalizzate dal racconto del compagno G), dimostrò una chiara aderenza all'indipendenza quando poggiò praticamente l'assoluzione sull'ipergarantistica “non raggiunta certezza accusatoria”.
Mah…si sa le vie della delegittimazione sono infinite. “No a riforme a colpi di maggioranza”, esterna Galletti segretario foraneo dem. Mah...in democrazia dovrebbe funzionare così...a maggioranza. Se qualificata (magari totalitaria) molto meglio. Ma quando non esistono le condizioni, ci si "deve pur accontentare". Peraltro, l'asset dei tributari del sostegno non si può dire sia avvenuto tra il luscro e il brusco. Da una parte un centrodestra un po' allargato (non organici e parte del cosiddetto terzo polo) e dall'altra l'opposizione parlamentare collocata in una postura antisistema e di populismo qualunquista. Avrebbe fatto piacere a noi e al parterre raziocinante di una cittadinanza portata verso un'inclinazione universale almeno nei passaggi in cui sono in discussione provvedimenti di superiore interesse comunitario un consenso plebiscitario. La "riformina" al vaglio referendario confermativo (o meno) si sarebbe prestata. Il Pd (abituato ad un'impronta suicidaria perinde ad cadaver del lungo ciclo della "transizione" e della seconda repubblica in materia di un cambio di passo e di fase soprattutto in materia di grandi riforme) ha ampiamente dimostrato la spiccata preferenza per i percorsi poco trasparenti. Fatti di rubamazzetti, di patti della crostata, di porte girevoli. Da questo punto di vista appellarsi come giustificativo "ai colpi di maggioranza" e "al giudice di Berlino” non fa che focalizzare l'incoercibile opposizione a qualsiasi riforma o riformina (quella di cui si tratta appunto) di un meccanismo (sia pure non insignificante) della filiera giurisdizionale. Un meccanismo quasi tecnico, che giustamente riprofila nella pratica l'indirizzo della precedente riforma strutturata discendente dal referendum della "giustizia giusta" (stravinto con ampio margine) da riformisti (non meno "antifascisti" degli oppositori di allora e di ora) e discendente dal successivo provvedimento in materia delle porte girevoli nei ruoli.
Il vero problema è che al fronte antiriformatore (di cui il Pci prima ed il "campo largo" adesso sono il perno) non va bene una qualsivoglia rifunzionalizzazione dei meccanismi che metta in discussione uno stato di cose in cui un organo tecnico (la giurisdizione) meccanismo fondamentale del terzo potere pretende di essere il terzo potere. Ed in cui settori del sistema politico hanno agito in supporto per l'implicito vantaggio di essere i suggeritori di una giustizia che vuole le mani libere. Ovviamente si tratta di enclaves circoscritti. Perchè la gran parte degli operatori giudiziari dimostra di saper stare al proprio posto.
E dovendo e volendo essere sinceri ed espliciti fino in fondo, osiamo affermare che il problema avrebbe essere esaurientemente risorto senza code quarant'anni fa in sede di recepimento nel quadro legislativo dell'esito strabordante del referendum della Giustizia Giusta.
Forse il Ministro ed Consiglio dei Ministri in carica allora (al crepuscolo della Prima Repubblica ed agli albori del cambio di fase per via giudiziaria o per via giustizialistica che dir si voglia) non vollero dare (alla “casta” e ai suoi interessati supporters politici) l'impressione di voler strafare.
La pratica si sarebbe conclusa convenientemente, senza strascichi. Tra cui, appunto il quasi golpe di “mani pulite” ed i successivi tentativi, giunti a questi giorni, di rabberciare in qualche modo una situazione imbarazzante.
Qualunque sia l'esito referendario, peserà sulla progressione di un percorso mai seriamente e razionalmente incardinato in vista di una vera auspicabile sistemazione ordinamentale dell'azione del terzo potere. Ripetiamo, per quanto incerto ed in parte non totalmente determinante sulle tappe riformatrici future, l'esito referendario non sarà neutro. Scontata la sua finalizzazione strumentale a servizio delle logiche di "campo" o polo che dir si voglia, sarà meglio un approccio non schizzinoso almeno da parte delle fasce di opinione non schierate. Nelle ultime battute di una campagna vistosamente impallinata da eccessi fuorvianti potrebbero fornire un utile apporto manifestando una percepibile propensione a far crescere un bacino di portatori, di users ispirati da informazione e consapevolezza sui fatti.
Un pronostico su come finirà? Dio ce ne guardi. Noi personalmente che abbiamo cercato di mantenere strettamente il nostro speak nell'alveo del pensiero critico, per non dire del relativismo.
Poi, alla nostra età, non abbiamo rinunciato al tormento di “fare cose e vedere gente”. Da più di trent'anni scientemente ed orgogliosamente senza tessera, ci siamo ben guardati dall'essere risucchiati nel gorgo usato (molti decenni fa) del propagandismo. A domanda (per chi si vota domenica) ci siamo schermiti, rinviando alla lettura dell'Eco. In questo modo ho pagato un vicino di casa e la nipotina rumena che ci aiuta. In giro, però, percepiamo un parterre (non tutti, s'intende) fatto di "odiatori" ma sicuramente popolato da entità individuali e collettive predisposte naturalmente all'idiosincrasia nei confronti di tutto ciò che implica uno sforzo raziocinante ed un percorso convergente ed armonizzante nei confronti dei superiori interessi comunitari. Sarebbe appunto il caso della “riformina”.
Ps. Ovviamente il discorso continua ad urne chiuse e a schede scrutinate.