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Lettere all'ECO /78

  09/06/2026

Di Redazione

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Welfare

1/a)  Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona 28/05/2026

Signor Direttore

questa mattina vi abbiamo inviato un comunicato stampa con oggetto: 

Comunicato stampa – Presentato al Rotary il primo timeline documentato del nuovo ospedale di Cremona.

Nella fretta mi sono dimenticato di inserire l'OGGETTO PRINCIPALE: 

il TIMELINE da noi prodotto (derivato da documenti ufficiali) ove vengono evidenziate le varie fasi del progetto e i tempi di realizzazione.

Mi scuso per la disattenzione e le chiedo peer cortesia  di integrare la mail precedente con il link della timeline.

grazie

Buona giornata

Enrico Gnocchi 

https://youtu.be/KG5_n6I8M0c?si=cnWz-6QlahqNwmbI

Area degli allegati

Visualizza anteprima video YouTube Nuovo ospedale di Cremona. Quando sarà pronto davvero?Visualizza anteprima video YouTube Nuovo ospedale di Cremona. Quando sarà pronto davvero?

Come vi ho scritto qualche giorno fa gli argomenti da segnalare sono decine e decine...

Prendendo spunto dalla cronaca cittadina/regionale abbiamo inviato alla Cgil una lettera che li esorta a considerare la sanità anche negli sprechi moto visibili e importanti, vedi nuovo ospedale di Cremona, ridotti o eliminati i quali ci sarebbe " ossigeno” anche per i settori sanitari in coma...

Signor Direttore, alleghiamo il comunicato relativo all'incontro pubblico tenutosi il 4 giugno presso il Rotary Club Cremona Po, nel quale il Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona ha presentato per la prima volta un timeline completo del nuovo ospedale ricostruito sulla base della documentazione ufficiale pubblicata sul portale regionale SILVIA e negli atti progettuali dell'ASST.

La notizia di maggiore interesse per i cittadini dell'ASST Cremona è che tale ricostruzione documentale evidenzia tempi di realizzazione dell'intero comparto ospedaliero sensibilmente più lunghi rispetto a quanto generalmente percepito dall'opinione pubblica, ponendo interrogativi sulla reale tempistica dell'opera e sulla possibilità di avviare rapidamente i lavori come recentemente annunciato da alcuni esponenti istituzionali.

Alla luce di questi dati, il Movimento rinnova la richiesta di una valutazione comparativa pubblica e documentata tra il progetto del nuovo ospedale e la riqualificazione dell'attuale Ospedale Maggiore.

Ringraziandola per l'attenzione, le chiediamo se possibile pubblicare anche gli allegati delle criticità segnalate visivamente nel video e i link correlati al movimento.

Enrico Gnocchi,  portavoce del Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona Rotary Club Cremona Po: il Movimento presenta il primo  cronoprogramma completo del nuovo ospedale. «La prima pietra nel 2026 appare incompatibile con i documenti ufficiali» Nella serata del 4 giugno 2026 il Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona è stato ospite del Rotary Club di Cremona Po per illustrare ai presenti il lavoro svolto in questi quasi tre anni di attività, le ragioni della proposta alternativa di riqualificazione dell'attuale Ospedale Maggiore e le criticità emerse dall'analisi della documentazione ufficiale relativa al nuovo ospedale.

Il Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona desidera innanzitutto esprimere un sincero ringraziamento al Presidente del Rotary Club Cremona Po, Vittoriano Zanolli, e ai numerosi soci intervenuti all'incontro del 4 giugno 2026. Per la prima volta dall'inizio della nostra attività, una importante associazione cittadina ha ritenuto opportuno dedicare una serata di approfondimento a un tema che riguarda il futuro della sanità di tutto il territorio dell'ASST Cremona e che coinvolgerà generazioni di cittadini per decenni. Il confronto è stato aperto, civile e rispettoso delle diverse opinioni, dimostrando come sia possibile discutere pubblicamente di una delle più rilevanti opere pubbliche della storia recente del nostro territorio senza pregiudizi e senza posizioni precostituite.

Non possiamo tuttavia nascondere la nostra amarezza per il fatto che, in quasi tre anni di attività, numerose associazioni, enti e realtà organizzate del territorio non abbiano ritenuto opportuno concedere al Movimento analoghe occasioni di confronto pubblico, nonostante le ripetute richieste avanzate. Ancor più preoccupante appare la persistente difficoltà ad aprire un dibattito realmente pluralistico sul progetto del nuovo ospedale. Troppo spesso abbiamo avuto l'impressione che le istituzioni locali considerino il confronto sulle alternative progettuali come una questione ormai chiusa, mentre riteniamo che il dovere di ogni amministratore pubblico sia quello di favorire il massimo livello di informazione e partecipazione dei cittadini, soprattutto quando sono in gioco centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche e scelte destinate a incidere sul territorio per molti decenni.

Per queste ragioni consideriamo l'invito del Rotary Club Cremona Po un importante segnale di apertura e un esempio di quel confronto libero e informato che auspichiamo possa finalmente svilupparsi in tutta la comunità cremonese  Dopo una breve ricostruzione della storia del progetto, il Movimento ha evidenziato quello che ritiene essere l'equivoco originario della vicenda: la scelta del nuovo ospedale è stata assunta senza che fosse mai stato reso pubblico uno studio comparativo completo e documentato tra la costruzione ex novo e la riqualificazione dell'attuale struttura. Una richiesta di confronto che il Movimento continua a considerare fondamentale per una decisione che coinvolgerà l'intera popolazione dell'ASST Cremona. Il punto centrale della serata: il timeline costruito sui documenti ufficiali L'elemento di maggiore interesse dell'incontro è stata la presentazione del cronoprogramma ricostruito dal Movimento sulla base dei documenti pubblicati sul portale regionale SILVIA, del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica nel 2025 e degli atti amministrativi disponibili. Secondo tale ricostruzione, la durata reale dell'intervento non sarebbe limitata a 6 max 7 anni oggi generalmente richiamati nel dibattito pubblico e dagli incontri del movimento con i due Direttori Generali che si sono succeduti, ma dovrebbe comprendere tutte le fasi operative, comprese demolizioni, opere complementari, sistemazioni finali e completamento dell'intero comparto ospedaliero.

Dalla documentazione analizzata emerge infatti una durata ufficiale di circa 3.970 giorni (oltre 10 anni) che, secondo il Movimento, non include ancora alcune opere essenziali e porterebbe il completamento effettivo dell'intero intervento a un orizzonte temporale stimabile in oltre 18 anni. Ipotizzando di iniziare i cantieri nel 2028 la conclusione non sarà prima della fine del 2047. Per questo motivo il Movimento ritiene che le recenti dichiarazioni/auspici del Presidente del consiglio comunale di Cremona Sig. Luciano Pizzetti, che prospettano la posa della prima pietra già nell'autunno 2026 e una rapida evoluzione dell'opera, debbano essere confrontate con la reale sequenza delle attività riportate negli atti tecnici ufficiali.

Dodici criticità documentate Durante la serata sono state inoltre illustrate le dodici principali criticità che il Movimento ritiene emergano dai documenti progettuali oggi disponibili, tra cui:

? copertura finanziaria ritenuta incompleta rispetto al costo complessivo dell'opera;

? durata pluriennale del cantiere;

? trasferimento dell'eliporto e problemi di continuità operativa;

? iter VIA e PAUR ancora incompleti;

? geotermia a circuito aperto;

? scavi profondi in presenza di falda;

? abbattimento di centinaia di alberi esistenti;

? riduzione di alcune funzioni sanitarie specialistiche;

? assenza di un confronto pubblico tra nuova costruzione e riqualificazione.

Particolare attenzione è stata dedicata ai temi dei costi, dei tempi e dell'eliporto, indicati dal Movimento come esempi emblematici delle criticità emerse nel corso dell'evoluzione progettuale.

Il dibattito con i presenti.  Il confronto successivo alla relazione è stato giudicato particolarmente utile. Un architetto intervenuto nel dibattito ha osservato che molte delle criticità illustrate potrebbero teoricamente essere superate sul piano tecnico, pur esprimendo forti perplessità sul parcheggio interrato a due livelli in presenza della falda e sulle dimensioni complessive dell'edificio.

Un medico chirurgo in pensione ha invece sostenuto la necessità di un nuovo ospedale, ricordando le difficoltà vissute durante lavori di manutenzione effettuati negli anni all'interno della struttura esistente. Il presidente del Rotary ha infine evidenziato la scarsità del dibattito pubblico cittadino su una delle più importanti opere pubbliche previste per il territorio cremonese, sottolineando la necessità di una maggiore informazione e partecipazione dei cittadini.

La richiesta del Movimento

Alla luce dei dati economici, temporali e procedurali emersi dalla documentazione ufficiale, il Movimento ribadisce che non possa essere negata ai cittadini una verifica indipendente e trasparente dell'alternativa rappresentata dalla riqualificazione dell'attuale Ospedale Maggiore. La richiesta rimane quella formulata sin dall'inizio: affidare mediante gara pubblica nazionale o internazionale un PFTE dell'attuale ospedale, così da consentire, in un tempo stimabile in circa dodici mesi, un confronto tecnico, economico, ambientale e funzionale tra le due opzioni. Solo disponendo di due progetti sviluppati con pari livello di approfondimento sarà infatti possibile per istituzioni, professionisti e cittadini valutare con piena consapevolezza quale scelta rappresenti la soluzione migliore per il futuro della sanità cremonese.

LETTERA APERTA ALLA CGIL, ALLE ASSOCIAZIONI PROMOTRICI DELLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE E AI CITTADINI

La sanità pubblica si difende anche evitando sprechi miliardari. Abbiamo letto con interesse la notizia della mobilitazione promossa dalla CGIL e da numerose associazioni per sostenere due leggi di iniziativa popolare sulla sanità pubblica e sugli appalti. Condividiamo pienamente la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico, ridurre le liste d'attesa e garantire un accesso realmente universale alle cure. Proprio per questo riteniamo doveroso porre una domanda pubblica ai promotori della mobilitazione e ai cittadini che si apprestano a firmare.

Se la sanità lombarda ha bisogno urgente di nuove risorse, non sarebbe necessario interrogarsi anche sui possibili enormi sprechi derivanti da alcune grandi operazioni edilizie sanitarie?

Il caso del nuovo ospedale di Cremona, a nostro avviso, è emblematico. Da tempo chiediamo che venga finalmente svolto un confronto tecnico, economico, sanitario ed energetico tra:

? il progetto di costruzione del nuovo ospedale;

? una riqualificazione radicale dell'attuale struttura ospedaliera.

Un confronto che, incredibilmente, non è mai stato realmente sviluppato in modo pubblico, trasparente e accessibile ai cittadini. Eppure le cifre in gioco sono enormi. Secondo le valutazioni che emergono dagli atti e dall'evoluzione del progetto, la differenza economica tra la costruzione del nuovo ospedale e una riqualificazione profonda dell'esistente potrebbe aggirarsi attorno ai 360 milioni di euro.

Per comprendere la dimensione della cifra basta confrontarla con quanto annunciato in questi giorni dalla Regione Lombardia:91 milioni di euro destinati in tutta la Regione all'abbattimento delle liste d'attesa.

In altre parole: la sola differenza economica ipotizzata tra le due opzioni per Cremona potrebbe valere quasi sei volte le risorse oggi stanziate dalla Regione per affrontare una delle più gravi emergenze della sanità lombarda.

Parliamo di risorse che potrebbero essere utilizzate per:

? assumere medici e infermieri;

? rafforzare i Pronto Soccorso;

? ridurre le liste d'attesa;

? sostenere la medicina territoriale;

? migliorare i servizi sanitari nei territori.

Desideriamo inoltre ricordare che la costruzione del nuovo ospedale non rappresenta oggi una scelta irreversibile. L'iter autorizzativo e procedurale del progetto sta attraversando una fase di forte rallentamento e criticità. Inoltre una quota molto rilevante delle risorse necessarie per completare l'intera operazione non risulta ancora definitivamente finanziata, ma soltanto prevista o programmata. Questo significa che esiste ancora la possibilità concreta di fermarsi, confrontare seriamente le due alternative e verificare se una riqualificazione avanzata dell'attuale ospedale possa garantire risultati equivalenti sotto il profilo sanitario e tecnologico, evitando però un enorme consumo di denaro pubblico. Spesso si sostiene che i finanziamenti pubblici non possano essere spostati da un capitolo di spesa a un altro.

Ma nel caso del nuovo ospedale di Cremona una parte consistente delle somme necessarie non è ancora stata definitivamente deliberata. È quindi legittimo chiedersi se tali risorse possano essere destinate ad altre priorità della sanità lombarda e nazionale.

Per questo rivolgiamo un appello alla CGIL, alle associazioni promotrici della raccolta firme e ai cittadini. Difendere la sanità pubblica non significa soltanto chiedere nuove risorse. Significa anche pretendere che quelle disponibili vengano utilizzate nel modo più razionale, efficace e sostenibile possibile. Prima di impegnare centinaia di milioni in nuove costruzioni, crediamo sia doveroso verificare se esistano alternative meno costose e ugualmente valide. Perché ogni euro risparmiato da investimenti non indispensabili può trasformarsi in cure, personale sanitario, servizi e tempi d'attesa più brevi per tutti.

1/b) PREVENZIONE

L'Oncologia dell'Ospedale di Cremona partecipa alla sperimentazione di una terapia per il trattamento precoce del tumore al colon-retto. Somministrata nel tempo che intercorre tra la diagnosi e l'intervento chirurgico, trasforma il tempo di attesa in tempo di cura e punta a ridurre la recidiva postoperatoria. La sperimentazione s'inserisce in uno studio clinico multicentrico (UNICORN study) coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che propone un approccio innovativo nel trattamento di questa patologia.

Il trattamento Di tutti le tipologie di tumori prevede sempre un approccio multidisciplinare, nel caso specifico l'équipe di Oncologia (diretta da Matteo Brighenti) si avvale della collaborazione multidisciplinare della Gastrologia ed Endoscopia Digestiva (diretta da Roberto Grassia) e della Chirurgia Generale (diretta da Gian Luca Baiocchi).

TRATTAMENTO SPECIFICO E PERSONALIZZATO

«Dopo la diagnosi di tumore al colon-retto - spiega Daniele Spada, oncologo all'Ospedale di Cremona, tra i referenti del trial clinico - viene effettuato uno screening molecolare per identificarne la tipologia. Questo ci consente di preparare una terapia mirata, definita in base al profilo genetico della lesione, che viene somministrata prima di procedere all'intervento chirurgico. A differenza della tradizionale chemioterapia, il trattamento farmacologico è specifico e personalizzato in base al tipo di mutazione presente». Questo tipo di approccio consente inoltre agli specialisti di ottenere una mappatura delle varianti tumorali, utile a riconoscere la tipologia di tumore di ogni singolo caso e intervenire con una terapia mirata. «Oltre a ridurre il tempo di cura – aggiunge l'oncologo - il paziente ha subito a disposizione il miglior trattamento possibile, innovativo rispetto a quelli standard».

PER RIDURRE LA RECIDIVA, FONDAMENTALE LA RICERCA

Lo studio è ancora in corso: l'obiettivo è capire quanto questo tipo di approccio possa ridurre il rischio di recidiva. Per ottenere i primi risultati ci vorranno altri tre o quattro anni, ma studi condotti su altre tipologie di tumore hanno già dimostrato l'efficacia di questo tipo di approccio. «Per esempio, nel trattamento dei tumori al polmone – chiosa Spada - dove la combinazione dell'immunoterapia e delle terapie target hanno dato risultati molto positivi, fino a dimezzare la possibilità che quella malattia possa ripresentarsi. La valutazione può essere estesa alla famiglia del paziente, per escludere l'eventuale predisposizione genetica a sviluppare la stessa malattia».

Il cancro del colon-retto è una neoplasia che si sviluppa nell'ultimo tratto dell'apparato digerente. Nasce dalla proliferazione delle cellule che rivestono il colon e segue generalmente un percorso lento: da piccoli polipi benigni può evolvere progressivamente fino a forme invasive. Questo processo richiede spesso dai 10 ai 15 anni e rappresenta un vantaggio perché consente di intervenire precocemente attraverso la prevenzione e la diagnosi precoce. La prevenzione primaria comprende tutte le azioni che riducono il rischio di sviluppare la malattia prima che compaia.

Sappiamo che obesità, fumo, consumo di alcol e alimentazione ricca di cibi ultra processati aumentano il rischio nel corso degli anni. Per questo la prevenzione deve iniziare fin dall'età giovanile, privilegiando alimenti ricchi di fibre, limitando i prodotti ultra processati e adottando uno stile di vita sano. È importante inoltre evitare il fumo e ridurre il consumo di bevande alcoliche

Lo screening si rivolge a persone che non presentano sintomi ma che potrebbero avere una malattia già presente in fase iniziale. In Italia il primo livello consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. Se il test risulta positivo, il paziente viene indirizzato alla colonscopia. L'efficacia dello screening dipende dall'adesione della popolazione.

Anche in Lombardia i tassi di partecipazione sono ancora troppo bassi, attorno al 50%. Incrementare l'adesione significa aumentare le possibilità di individuare la malattia quando è ancora curabile». Esistono sintomi che meritano sempre attenzione, anche nelle persone sotto i 50 anni. Tra questi vi sono anemia e stanchezza, alterazioni dell'alvo non spiegabili da altre cause, calo di peso involontario, sanguinamento rettale e dolore notturno. In presenza di questi segnali è opportuno rivolgersi al medico. Spesso l'approfondimento diagnostico richiede una colonscopia, che rappresenta non solo uno strumento di diagnosi ma anche di trattamento. Durante l'esame è infatti possibile individuare e rimuovere polipi o lesioni superficiali prima che evolvano verso forme più avanzate. È fondamentale conoscere i propri fattori di rischio e intervenire su quelli modificabili, come alimentazione, sedentarietà, obesità, fumo e consumo di alcol. Occorre inoltre prestare attenzione alla storia familiare e ad eventuali patologie predisponenti, che possono richiedere controlli specifici. Un altro messaggio importante riguarda lo screening. Quando arriva l'invito a eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci non bisogna ignorarlo. Un risultato positivo non significa necessariamente avere un tumore, ma permette di eseguire approfondimenti e di individuare eventuali lesioni in una fase precoce. Per questo è importante aderire sempre ai programmi di screening.

CHIOSA EDITORIALE:

Quanto a 1/a Come è percepire, è ben lungi dall'esaurirsi la testimonianza sociale e civile del Movimento per la Riqualificazione dell'Ospedale di Cremona. Che, anzi, a dispetto dell'irresponsabile “svogliatezza” degli investiti di mandato istituzionale e di un'interlocuzione, diciamo, un tanto al chilo, del competitor (almeno dialettico) rappresentato dalla Regione e dall'Asst, continua puntigliosamente una testimonianza (si può ancora dire…lotta?) il cui esito, anche considerando l'impari rapporto di forza, è ancora in sospeso. Importante è non mollare!!!

Quanto a 1/b La scaturigine epistolare di questa parte della rubrica dedicata è, lo affermiamo per un obbligo deontologico, frutto dell'assemblaggio di una precedente esternazione dell'Ufficio Relazioni Esterne di Asst e di un nostro trattamento riduttivo di un'intervista rilasciata al quotidiano locale dal primario di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia dottore Roberto Grassia. Una volta citata la fonte dell'edizione che ci ha preceduto, diciamo subito che se, anziché fare il pifferaio sulle solite mirabolanti notizie dello stratosferico nuovo nosocomio, la Direzione ci avesse posto in condizione di par condicio, avremmo di buon grado, molto di buon grado, avremmo da tempo pubblicato.Ca va sans dire, con le migliori intenzioni edificanti. Con il che vogliamo anche dare atto della positività della postura educativa che traspare nelle perfermances “aziendali” (quando, ovviamente, non sono pensate e concretizzate per “distogliere” dalla realtà dei fatti. La premessa si motiva da sé. Ma nella fattispecie specifica, ci coglie in un quasi “conflitto” di interesse. Essendo chi scrive catalogabile nella fattispecie dei potenziali diagnosticati. Per ragioni di “famigliarità”. Per farla breve, ad un ascendente fu diagnosticata tardivamente e, considerando i presidi diagnostici di quarant'anni fa, miracolosamente una sindrome che, nonostante la perizia generalizzata e riconosciuta all'apparato medico e paramedico ospedaliero e al medico di famiglia, non si presentava ottimisticamente. Il “brutto” male fu scoperto non già colle moderne strumentazioni diagnostiche. Bensì con rx addominale insufflato di bario. Quasi sicuramente il promettente primario Dott. Grassia all'epoca non doveva ancora esser nato. Ma allora, anni 90 del 900, il nosocomio non era ancora dotato neanche di un reparto Oncologico. Si deve alla perizia del primario di Chirurgia 2 (di cui non si rivela, in omaggio alla riservatezza, il nome, bensì il cognome: professor Alquati) se la periclitante paziente riuscì a sfangarla (come verrebbe da dire). Ma con due interventi chirurgici complessi e con il ricorso a due stomi addominali. Il tutto avrebbe prolungato una esistenza, complicata ma tutto sommato serena, anche grazie i care givers famigliari ed il medico di famiglia 2 (di cui non si rivela, in omaggio alla riservatezza, il nome, bensì il cognome: dottor Massimo Parlato), fino al compimento del novantesimo anno. Riallacciandoci alle “istruzioni” contenute nella declaratoria dei due Primari che si sono succeduti nella direzione del Reparto, le abbiamo in qualche modo anticipate in regime di autodiagnosi. Dalla morte della mamma e con l'ovvio consenso dei medici chi scrive, patentando la possibile “famigliarità” si sottopone (in regime di degenza ospedaliera diagnostica out of pocket) a due cicli annuali di accertamenti. Così ben descritti dagli specialisti-educatori. Tutto bene…già….ma chi l'out of pocket non se lo può permettere che deve fare? Aspettare le code?

2) La malattia di Alzheimer

è una patologia neurodegenerativa progressiva che colpisce memoria, capacità di ragionamento, linguaggio e capacità funzionali (igiene, orientamento, gestione domestica).

La causa, secondo diversi studi anche di ISDE, è anche il pesante aumento di polveri sottili e l'inquinamento che si fissa nel sangue, negli organi e nella materia cerebrale.

Inizia con la perdita di memoria episodica, difficoltà nel trovare parole, disorientamento spaziale/temporale, giudizio compromesso; poi cambiamenti comportamentali (apatia, agitazione, disturbi del sonno, ansia), perdita di autonomia e, nelle fasi avanzate, incapacità di alimentarsi e comunicare. 

Questo porta automaticamente ad un aumento della dipendenza di chi ne è affetto, con rischio di comorbilità (infezioni, malnutrizione), e quindi un forte carico psico-economico su famiglie e sistema sanitario, necessità di cure a lungo termine e di assistenza specialistica continuativa.

Cosa dovrebbe fare un sistema sanitario pubblico: 

1. Diagnosi precoce e percorsi integrati  

   - Centri specializzati (memoria/memory clinic) per valutazione diagnostica multidisciplinare (neurologo, geriatra, neuropsicologo, psichiatra).  

   - Accesso rapido a test cognitivi, esami di imaging e, quando appropriato, biomarcatori.  

2. Cure farmacologiche e non farmacologiche accessibili  

   - Garantire accesso ai farmaci approvati e monitoraggio degli effetti.  

   - Programmi di riabilitazione cognitiva, terapia occupazionale, interventi psicoeducativi e attività di stimolazione sociale.  

3. Cure primarie coordinate e continuità assistenziale  

   - Formare e coinvolgere i medici di medicina generale in diagnosi, gestione delle comorbilità e piano di cura condiviso.  

   - Case manager o team territoriali per coordinare servizi sanitari e sociali.  

4. Assistenza territoriale e domiciliare potenziata  

   - Servizi domiciliari infermieristici e socio-assistenziali, telemedicina, visite domiciliari specialistiche.  

   - Strutture semiresidenziali (centri diurni) per mantenere l'autonomia e dare sollievo alle famiglie.  

5. Supporto ai caregiver e strategie di sollievo  

   - Formazione pratica/formativa, supporto psicologico, linee di consulenza, servizi di sollievo (respite care) e agevolazioni economiche/assistenza sociale.  

6. Strutture residenziali appropriate e regolamentate  

   - Posti in strutture residenziali con standard di cura specialistica per fasi avanzate; procedure chiare per accesso e transizione.  

7. Piani di cura personalizzati e pianificazione anticipata  

   - Sostenere la stesura di direttive anticipate, piani assistenziali individuali condivisi con familiari e professionisti.  

8. Formazione professionale e forza lavoro dedicata  

   - Formazione continua per operatori sanitari, operatori sociali e personale di RSA su approcci centrati sulla persona e gestione dei disturbi comportamentali.  

9. Prevenzione e promozione della salute cerebrale  

   - Programmi pubblici su attività fisica, controllo cardiovascolare, alimentazione, stimolazione cognitiva e riduzione dei fattori di rischio (ipertensione, diabete, fumo).  

10. Sorveglianza, dati e ricerca  

    - Sistemi informativi per monitorare incidenza, esiti e bisogni; finanziamento della ricerca clinica e servizi di valutazione di nuove terapie.  

11. Sensibilizzazione e riduzione dello stigma  

    - Campagne informative e iniziative comunitarie per riconoscimento precoce, inclusione sociale e tutela dei diritti.

Tutto questo è complesso ed oneroso, a Cremona si tenta di dare delle soluzioni specialmente nella struttura di Cremona Solidale, oltre che percorsi si cura delle complicazioni nell'ospedale cittadino.

Purtroppo i casi aumentano e le richieste superano la possibilità di occupare posti in centri specializzati, e come spesso accade da quando la sanità è in mano alle regioni, si tende a sovvenzionare maggiormente le strutture private.

La conclusione è chi ha le possibilità economiche è avvantaggiato.

Ogni territorio deve poter mappare costantemente la situazione, anche con studi epidemiologici preventivi, perché non è raro trovare correlazioni tra l'abitazione del paziente colpito dalla malattia e una fonte continua di inquinamento ambientale. Riflessione personale.

Paola Tacchini.

CHIOSA EDITORIALE:

A dispetto del sottotitolo del contributo (derubricato dalla diretta interessata al rango di “riflessione personale”), precisiamo che Paola Tacchini non solo è dirigente di un movimento politico ma è anche investita di mandato elettivo (in Consiglio Comunale). Come su parecchi altri argomenti interviene con lucidità e competenza. Soprattutto, in materia di Welfare e di difesa delle tesi di riqualificazione dell'attuale nosocomio. Sull'argomento, così ben delibato da Tacchini, in una precedente edizioni della rubrica ci eravamo così espressi: “Avevamo spedito ad un limitata chat list (di corrispondenti costanti e selezionati) un estratto giurisprjdenziale che, sulla presa in carico delle fragilità neurocognitive, dovrebbe fare sfracelli. Ovviamente se ci fosse una sinistra sociale e politica minimamente interessata ad occuparsi degli "ultimi". Il lavoro del Movimento è importantissimo. Ma adesso occorre allargare il visus per installare un "tavolo" di lotta per il diritto al socio sanitario. Nel frattempo su alcune testate giornalistiche (dei “grandi”), che a dire il vero, come il Corsera, non hanno mai mollato la presa sul dossier del Welfare svuotato, sono scese in campo importanti denunce. Che attengono più che il diritto negato vere e proprie violazioni di legge. Come l'artificiosa separazione tra assistenza medica degenziale e degenza alberghiera. Come se fosse seriamente ipotizzabile un artificioso distinguo che vellica, a carico della medesima degenza, tra diritto ad essere curato per non morire e privilegio del recupero cognitivo, della dignità assistenziale. Il tutto, ovviamente, parte dal preciso intento del Welfare di scaricare sull'assistito e sulla sua famiglia almeno una parte cospicua del trattamento. Molte famiglie non ce la fanno: a sostenere né questo onere rapina né l'accudimento in house. Un importante pronunciamento di un organo giurisdizionale (la Corte dei Conti!!!) ha recentemente stabilito (anzi, ribadito!) l'irregolarità dell'addebito della quota “alberghiera della degenza” (come si trattasse, non già di malattie invalidanti, ma un week fuori porta). Sul punto, considerando che negli ultimi giorni alcuni importanti “sonnambuli” della sfera della sinistra sociale “si sono, come il Marchese del Grillo”, svegliati”, facciamo voto che la resipiscenza non sia motivata solo dalla sollecitudine di non sparire dalla scena”

Corrispondendo alle giuste riflessioni di Tacchini, non abbiamo nessun motivo di rettificare di un millimetro. Anzi auspichiamo la possibilità di installare, nel confronto dialettico, un “tavolo”, più che di confronto, di lotta.

edicola

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Tratti da Corsera e da La Provincia

Siccome anche la “buona morte” è (almeno per noi laici) parte della vita consapevole, è nota da anni la posizione socialista (liberale e laica) in materia di esercizio di tutti i diritti, che, per brevità, definiamo "civili". Molti di questi, con lo scorrere del tempo, o si stanno arenando o si stanno attenuando dal punto di vista dell'esercizio. Quello maggiormente sofferente riguarda l'accessibilità concreta, da anni falcidiata da una opposizione reazionaria, da mene giurisprudenziali, da ostacoli, quando proprio non se ne può più, tipo l'obiezione e o la non sovrapponibilità della normativa statale a quella regionale.

Si tratta ovviamente di una linea di sabotaggio di quello che è manifestamente una sacrosanta prerogativa, in capo a portatori di gravissime sofferenze.

Da tempo la mala politica si fa conoscere anche su questo. Diamo atto della forte e continua testimonianza dell'Associazione Luca Coscioni e di Marco Cappato. Localmente, ma in correlazione con una vasta campagna regionale, è stata avviata una mobilitazione “Liberi Subito”. Tendente a costituire le condizioni per esercitare il diritto in Italia e gratuitamente. Nella piena condivisione dell'obiettivo ci siamo permessi, di raccordarci agli esponenti locali dell'Associazione Coscioni (in particolare al Dottor Mario Riccio) e al perimetro di simpatie che fa capo ai lettori de L'Eco del Popolo. Al dottor Riccio, tra l'altro valente primario ospedaliero, abbiamo inviato il seguente telegrafico sms:

"Bravo! Non ne sapevo niente...se non dell'intenzione. Che fa onore agli spiriti liberi. Mi spiace. Esco pochissimo. Ma ieri mattina ero in centro. Sarei passato volentieri a firmare. Oggi farò l'appello a nome di Associazione Zanoni e Eco. Forniscimi istruzioni operative anche per firme analogiche. Potremmo pensare ad abbinare il banchetto firme con eventi programmati per metà giugno”. Il nostro interlocutore ha così risposto “Si, è un caso di rifiuto della procedura perché non hanno riconosciuto la figura del caregiver. In pratica si sono già adeguati al disegno di legge della maggioranza! Credo che in questa legislatura non si arriverà a niente di fatto

Intanto le Regioni stanno proponendo almeno linee guida per applicare la sentenza della Corte costituzionale”.

La conclusione non induce alla speranza di una conclusione rapida e definitiva. Semmai obbliga gli spiriti liberi a scendere in campo. Per tutte le iniziative che l'Associazione Coscioni riterrà di intraprendere.

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