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Lettere all'ECO /76

  25/05/2026

Di Redazione

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 forumlettoripluritematico lecodelpopolo@gmail.com

Riprendiamo, nella consapevolezza, come non smettiamo mai di osservare considerando, della reale stazza delle nostre spalle redazionali, l'edizione di una (a quel che sembra, apprezzata) rubrica. Che nel caso della presente apparirà decisamente pluritematica.  Per di più, considerato lo spessore degli inputs dei lettori e delle corrispondenti chiose, non esattamente da “una botta e via…”

Ce ne siamo fatti una ragione noi (chiamati a corrispondere ai mittenti e a selezionare il “traffico”. Confidiamo se la facciano anche i lettori ed i mittenti.

Si rileverà facilmente che un'attenzione prevalente è dedicata al welfare. Rubrica tematica che ampliamo, lato sensu, ad una adiacenza del sociosanitario, rappresentata dal segmento autogestionario del volontariato applicato al recupero dell'amplissimo contenitore fragilità. Di cui, praticamente, non si occupa nessuno player istituzionale. Apprezzabilissima (non prima di aver denunciato questa vergognosa latitanza pubblica che lascia scoperta una vasta domanda di accompagnamento, scaricata sulle famiglie e addirittura sull'abbandono), l'iniziativa…..

welfare   

1/a)

trasmettiamo in allegato una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Comunale di Cremona, Luciano Pizzetti. La lettera affronta alcuni punti che riteniamo centrali nel dibattito pubblico:

  • il ruolo del controllo civico;
  • le criticità emerse nel progetto del nuovo ospedale;
  • la necessità di una comparazione tecnica indipendente tra nuova costruzione e riqualificazione dell'attuale presidio;
  • il tema dell'utilizzo delle risorse pubbliche in presenza di costi e complessità progettuali in continua evoluzione.

Abbiamo ritenuto importante intervenire pubblicamente perché molte questioni oggi emerse — dall'eliporto alle problematiche ambientali e logistiche — non erano conosciute nella fase iniziale del progetto e meritano, a nostro avviso, una riflessione trasparente e approfondita da parte della cittadinanza. Ringraziando per l'attenzione, cordiali saluti. Enrico Gnocchi

LETTERA APERTA Al Presidente del Consiglio Comunale di Cremona  Luciano Pizzetti e alla cittadinanza Abbiamo letto con attenzione la recente intervista da Lei rilasciata il 18 maggio al quotidiano on line CremonaLibera sul tema del nuovo ospedale di Cremona.

Riteniamo utile intervenire pubblicamente perché alcune affermazioni contenute nell'intervista toccano direttamente il lavoro che il nostro Movimento sta svolgendo dal 2023 e pongono questioni molto importanti non soltanto per il futuro della sanità cremonese, ma anche per il rapporto tra cittadini, istituzioni e grandi opere pubbliche.

Vogliamo anzitutto riconoscere al Presidente Pizzetti il merito di avere espresso un concetto che condividiamo profondamente quando afferma che “stare col fiato sul collo del decisore è importante”.

È esattamente ciò che un movimento civico dovrebbe fare quando si discute di un'opera sanitaria pubblica destinata a incidere per decenni: sulla qualità delle cure, sull'organizzazione sanitaria, sull'ambiente, sull'assetto urbanistico, sulla mobilità, e sull'utilizzo di enormi risorse pubbliche.

Tuttavia proprio l'intervista evidenzia un nodo che riteniamo estremamente problematico.

Il Presidente del Consiglio Comunale spiega infatti che il confronto con il nostro Movimento sarebbe possibile soltanto qualora venisse accettata preventivamente la scelta ormai definitiva della costruzione del nuovo ospedale, spostando eventualmente il confronto soltanto sul “come realizzarlo”.

Ed è proprio questo il punto che continuiamo a ritenere irrisolto.

Noi non siamo contrari per principio a un ospedale moderno, tecnologicamente avanzato e sicuro.

Non chiediamo di lasciare immutata la situazione sanitaria esistente.

Chiediamo però una cosa molto precisa: che venga finalmente resa pubblica e verificabile una reale comparazione tecnico-economica indipendente tra:

? costruzione del nuovo ospedale;

? riqualificazione progressiva dell'attuale presidio;

Una comparazione che, nonostante l'enorme rilevanza economica e strategica dell'opera, non risulta mai essere stata resa disponibile ai cittadini in modo completo e trasparente.

Lei stesso ha spiegato nell'intervista di avere inizialmente espresso dubbi sulla costruzione del nuovo ospedale e di essersi successivamente convinto dopo approfondimenti svolti con l'allora Direttore Generale Rossi e “sulla base di questa valutazione e degli argomenti che lui mi ha posto anch'io ho convenuto che questa fosse un'idea da perseguire. I cambi di opinione avvengono sulla base delle informazioni che raccogli e che è tuo dovere raccogliere”.

Questo passaggio è molto importante. Perché dimostra che anche figure istituzionali autorevoli possono modificare le proprie convinzioni sulla base di dati, valutazioni tecniche e approfondimenti.

Ma proprio per questo nasce una domanda inevitabile:

? quali erano quei dati?

? quali confronti vennero effettuati?

? quali simulazioni economiche e sanitarie furono considerate?

? e soprattutto: quei dati sono ancora validi oggi?

Perché nel frattempo il quadro progettuale è profondamente cambiato.

Nel corso degli ultimi mesi sono emerse “criticità strutturali ed economiche” importanti (ad ora il Movimento non ha ancora pubblicato le numerose “criticità sanitarie funzionali” riscontrate nei documenti disponibili):

? la vicenda dell'eliporto temporaneamente collocato a 7,5 km dal Pronto Soccorso;

? la successiva previsione di un eliporto definitivo comunque distante centinaia di metri dal PS;

? le problematiche legate alla geotermia per il riscaldamento/raffrescamento e al procedimento PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale);

? l'archiviazione della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) relativa ai parcheggi;

? le interferenze logistiche del lunghissimo cantiere;

? i costi crescenti ( 250 – 438 - 606 milioni...)

? le opere preliminari ancora da progettare;

? le demolizioni future dell'attuale presidio. Ecc...

Siamo perfettamente consapevoli che molte di queste problematiche possano teoricamente essere affrontate attraverso: soluzioni tecniche, opere aggiuntive, compensazioni, varianti, investimenti ulteriori.

Ma è esattamente qui che nasce la domanda fondamentale che continuiamo a porre pubblicamente: quale sarà il costo reale complessivo necessario per superare tutte queste criticità?

E soprattutto: esisteva o esiste una soluzione alternativa capace di ottenere risultati analoghi con minori costi economici, ambientali e sociali?

Riteniamo che questa domanda non possa essere considerata un fastidioso rallentamento burocratico.

Al contrario. Individuare criticità prima della realizzazione di un'opera pubblica rappresenta un principio fondamentale di buona amministrazione, prevenzione e responsabilità nell'utilizzo del denaro pubblico.

La vicenda dell'eliporto è, a nostro avviso, un esempio concreto.

Se quella problematica non fosse stata pubblicamente evidenziata dal controllo civico esercitato dal nostro Movimento, probabilmente sarebbe stato portato a termine il trasferimento all'aeroporto del Migliaro e gran parte della cittadinanza non ne sarebbe mai venuta a conoscenza fino a fatti compiuti.

E allora la domanda diventa inevitabile: il problema è chi segnala le criticità?

Oppure il problema è che criticità così rilevanti emergano soltanto grazie alla pressione esercitata da cittadini che leggono e analizzano gli atti pubblici?

Noi non pensiamo che la sicurezza sanitaria, la sostenibilità economica e la funzionalità futura di un ospedale possano essere subordinate esclusivamente all'esigenza di accelerare i tempi procedurali.

Le criticità non rallentano inutilmente un progetto.

Le criticità ignorate rischiano piuttosto di produrre problemi molto più gravi e costosi negli anni futuri.

Non Le chiediamo, Presidente Pizzetti, di condividere automaticamente le nostre conclusioni.

Le chiediamo però di non escludere a priori la possibilità che, alla luce delle numerose criticità emerse successivamente rispetto alle valutazioni iniziali, possa essere oggi necessario riaprire una riflessione tecnica comparativa tra nuova costruzione e riqualificazione dell'esistente.

Riteniamo dunque legittimo chiederLe che anche oggi, davanti a un quadro profondamente mutato, venga quantomeno verificato se quelle valutazioni iniziali debbano essere aggiornate.

Senza una reale analisi comparativa indipendente, nessun cittadino potrà mai sapere con certezza se la scelta del nuovo ospedale rappresenti davvero la soluzione migliore, più sostenibile e più razionale per il futuro della sanità cremonese.

Ciao a tutti (i supporters del Movimento, ndr).

Dopo l'intervista di Pizzetti a CremonaLibera (che vi esorto a leggere dal link citato nel nostro articolo) era d'obbligo fare un ulteriore tentativo di dialogo con la max autorità politica di Cremona.

Aspettiamo una sua risposta.

Nel frattempo, mai come ora, è necessario che tutti voi vi impegnate ad inviare ai media qualche riga di commento sull'intervista di Pizzetti e la risposta con il nostro civile tentativo di dialogo e di altrettanto civile richiesta di rispettare la legge degli appalti della Pubblica Amministrazione che impone di cercare la via migliore per la realizzazione di ogni opera per razionalizzare le spese e nel contempo cercare il miglior risultato. Ne deriva attuare un progetto di riqualificazione dell'attuale Ospedale. Grazie per chi vorrà perdere un'oretta per questo lavoro.

Enrico Gnocchi

1/b)

Un risarcimento storico per aggiungere verde alla città.  Di Gianluigi Stagnati, sostenitore del Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona

Nello stesso periodo, il progetto dell'ospedale Maggiore eliminerà un ecosistema da 55 anni senza che nessuno abbia mai verificato se la compensazione prevista sia davvero equivalente. La scelta di demolire anziché ristrutturare è stata presa nel 2021, senza confrontare i due scenari. Uno sforzo straordinario: 850 alberi nuovi per tutta la città

Cremona ha impiegato anni per ottenere 2,4 milioni di euro da Tamoil Raffinazione. Ma questo grazie a un cittadino: Gino Ruggeri, che il 7 giugno 2012, nel corso del processo penale di primo grado, si presentò davanti al giudice costituendosi parte civile in nome proprio, in sostituzione del Comune di Cremona che non lo aveva fatto. Fu la sua azione popolare — non un'iniziativa dell'Amministrazione — a dare avvio al riconoscimento del risarcimento. La Corte di Cassazione, con sentenza del 2018, confermò la condanna definitiva del responsabile dell'ex raffineria per disastro ambientale e la provvisionale di un milione di euro. Il Consiglio comunale gli conferì la Medaglia d'oro Città di Cremona. Nel dicembre 2023, a seguito dell'azione civile avviata successivamente dal Comune, arrivarono altri 1,4 milioni, portando il totale a 2,4 milioni, vincolati per delibera consiliare a interventi ambientali.

Con quei fondi, il Comune pianterà 850 nuovi alberi su tutto il territorio, distribuiti tra l'autunno 2026 e i primi mesi del 2027. Le zone più carenti avranno priorità: la zona stadio-Lucchini-Annona (97 nuove piante), il quartiere Castello (96), il Cascinetto-Concordia (85), Borgo Loreto-San Bernardo (81). Verranno create 14 nuove aree verdi dove oggi non ce ne sono: a Bagnara, Maristella, Cavatigozzi, Cambonino e altrove. Le piante scelte saranno in maggioranza di taglia media, tra gli 8 e i 25 metri a maturità.

Il censimento aggiornato conta 15.264 alberi nei sedici rioni della città. Aggiungerne 850 in un colpo solo è, nelle parole dell'agronomo incaricato, il piano di potenziamento del verde pubblico più ambizioso degli ultimi anni. Un'operazione straordinaria, resa possibile da un risarcimento straordinario. Un confronto che fa riflettere

Nello stesso periodo, il progetto del nuovo ospedale di Cremona prevede l'abbattimento di circa 400 alberi maturi nell'area dell'attuale nosocomio. Non alberelli. Alberi con tronchi che in molti casi superano il metro di diametro, piantati a partire dal 1969: cedri dell'Atlante, tigli ibridi, liquidambar, magnolie, farnie, faggi, metasequoie, querce rosse. Un ecosistema urbano avviato più di 55 anni fa, su 101.539 metri quadrati di superficie verde. Camminare oggi nel parco dell'ospedale restituisce l'immagine di un luogo di pace e frescura estiva, dove flora e fauna convivono in equilibrio da decenni.

Lo stesso Studio Preliminare Ambientale depositato da ASST Cremona nel novembre 2025 riconosce che quelle aree sono classificate dal Piano di Governo del Territorio del Comune come “Elementi e corridori della rete ecologica comunale” e come “Stepping stone” della rete ecologica locale: un nodo funzionale per la biodiversità urbana.

Il progetto prevede la sostituzione di questi alberi con 1.184 nuovi esemplari. Il numero sembra superiore. Ma 490 di questi sono piante di quarta grandezza, vale a dire che a piena maturità non supereranno i 10 metri di altezza. Nessun documento progettuale ha dimostrato che questi 1.184 alberelli, una volta cresciuti, offriranno gli stessi servizi del bosco che sostituiranno: la stessa ombra d'estate, la stessa capacità di assorbire CO2, lo stesso habitat per uccelli e insetti, la stessa mitigazione termica. Quella equivalenza viene semplicemente assunta. Il punto non è il nuovo parco. È la scelta del 2021

Mettere a confronto i numeri non significa sostenere che il nuovo parco dell'ospedale sarà mal progettato. Il punto è un altro, e risale a quattro anni fa.

Nel luglio 2021, Regione Lombardia, Comune di Cremona e ASST Cremona firmarono il Protocollo d'Intesa che impegnava le parti alla demolizione dell'ospedale esistente e alla costruzione di un edificio completamente nuovo. Nessuna analisi comparativa tra demolizione e ristrutturazione fu mai resa pubblica. Nessuno scrisse, in un documento ufficiale, che cosa si sarebbe guadagnato e che cosa si sarebbe perso scegliendo la ristrutturazione invece della demolizione — anche solo dal punto di vista del patrimonio arboreo.

Ristrutturare l'ospedale esistente avrebbe conservato quei cedri e quei tigli. Avrebbe conservato un ecosistema da 55 anni che il Comune oggi — con i fondi Tamoil — non sarebbe in grado di ricreare nemmeno lontanamente con una singola operazione di piantumazione, per quanto straordinaria. La scelta di demolire ha reso inevitabile la perdita di quel patrimonio. La ristrutturazione non l'avrebbe richiesta. Quanto vale un bosco di 55 anni?

Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, pubblicato dal Governo il 23 aprile 2026 e ora aperto alla consultazione pubblica fino al 9 giugno, riconosce Cremona tra gli 854 Comuni lombardi a cui si applica la nuova misura sul verde urbano. La misura stabilisce che fino al 2030 le autorizzazioni per trasformazioni di aree verdi siano sospese in assenza di “compensazione con equivalenza ecologica”.

Il Piano usa quelle parole esatte. Ma non spiega chi debba verificare l'equivalenza ecologica, con quali parametri e in quale momento del procedimento. Il progetto dell'ospedale è esattamente il tipo di caso in cui questa lacuna diventa concreta: 400 alberi maturi classificati come nodo ecologico del PGT vengono eliminati, e la compensazione — 1.184 alberelli, di cui quasi la metà sotto i 10 metri — viene presentata come sufficiente senza che nessun soggetto terzo ne abbia accertato l'equivalenza.

Per queste ragioni, il Movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona ha deciso di partecipare alla consultazione pubblica sul Piano Nazionale, portando il caso di Cremona come esempio concreto della lacuna da colmare. Chi vuole farlo può consultare il portale ParteciPa entro il 9 giugno: Consultazione per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR) https://partecipa.gov.it/processes/ConsultazionePianoRipristino?locale=it

UNA DOMANDA PER GLI AMMINISTRATORI

Il Comune di Cremona sta facendo uno sforzo importante e apprezzabile con i fondi Tamoil. Piantare 850 alberi in due anni su tutta la città, creare 14 nuove aree verdi dove non ce n'erano, scegliere piante di taglia medio-alta: sono scelte coerenti con la consapevolezza che il verde urbano maturo non si improvvisa. C'è una domanda, però, che rimane senza risposta. Se 850 nuovi alberi distribuiti in sedici rioni rappresentano un'operazione straordinaria da 2,4 milioni di euro — frutto di anni di battaglie legali — come viene giustificato l'abbattimento di 400 alberi maturi in un'unica area, senza che nessuno abbia mai verificato pubblicamente se la compensazione prevista sia davvero equivalente? E soprattutto: quella verifica sarebbe stata necessaria nel 2021, prima di firmare il Protocollo d'Intesa. Non dopo.

1/c)

OSPEDALE DI COMUNITÀ, UNA SMART TV IN DONO
PER LA SOCIALITÀ E IL BENESSERE DEI PAZIENTI

Il televisore, donato dal Rotary Club Cremona Po, viene utilizzato nella sala ricreativa dell'Ospedale di Comunità di Cremona per attività e momenti di socializzazione con il supporto dei volontari.

Consegnata questa mattina una smart TV destinata alla sala ricreativa dell'Ospedale di Comunità di Cremona. Il dono, offerto dal Rotary Club Cremona Po, è stato accolto dagli operatori, dai volontari e dagli ospiti della struttura come un'opportunità per rendere ancora più accoglienti e partecipati i momenti della giornata che caratterizzano la degenza.

Alla consegna hanno partecipato il Direttore Generale di ASST Cremona Ezio Belleri, lo specialista referente dell'Ospedale di Comunità Cristiano Crotti, la coordinatrice Rosa Esposito e il Presidente del Rotary Club Cremona Po Vittoriano Zanolli. Con loro anche una rappresentanza dei volontari dell'associazione “Siamo Noi” guidata dal presidente Claudio Bodini.

«Ringraziamo il Rotary Club Cremona Po per questo gesto di attenzione e vicinanza, i volontari che ogni giorno collaborano con la struttura e gli operatori che accompagnano i pazienti nel percorso di cura», ha dichiarato Belleri. «L'Ospedale di Comunità è una realtà molto apprezzata dagli utenti perché accanto all'assistenza sanitaria offre ascolto, accompagnamento e un lavoro integrato con i servizi territoriali e domiciliari. Anche i momenti di socializzazione contribuiscono al benessere della persona e fanno parte del percorso di cura».

L'Ospedale di Comunità di Cremona dispone di 20 posti letto ed è dedicato a pazienti che, dopo un evento acuto, necessitano di un periodo di stabilizzazione e accompagnamento verso il rientro al domicilio o altre soluzioni assistenziali.

CHIOSA EDITORIALE:

Quanto a 1/a

A proposito del ringraziamento finale del Coordinatore Gnocchi, siamo noi a ringraziare il Movimento per la costante testimonianza di cittadinanza attiva, mai lesinata nel corso di questi quattro anni…per di più su un tema nodale dell'attuale situazione sociale del nostro quadrante territoriale. Apparentemente identificata nel confronto su Nuovo Ospedale SI e No. La diatriba parrebbe giocarsi su una questione strutturalista del nosocomio (restato per decenni epicentro del sistema sanitario prima delle mutue e poi del SSN).

In realtà, anche se il branding, che lo fa agire e percepire, circoscriverebbe la sua mission ad una valutazione “edilizia”, il visus e la strategia di testimonianza (si potrebbe anche dire, visto che non è diventata una brutta parola, di “lotta”) fanno pensare che il Movimento (forse al di là delle sue intenzioni) sia sempre più diventato il perno centrale (forse anche l'unico!) di un deposito di opinione pubblica che non accetta di “rottamare” una struttura tecnologicamente non recentissima ma rifunzionalizzabilissima; con minori costi; con minori disagi di “transizione” (dal vecchio al nuovo) su cui il management (e i laudatores dell'ideona) glissano; con minori sprechi di risorse e materiali; con minori impatti (anche esistenziali) sulle adiacenze urbanizzate e (come segnala efficacemente nel successivo 1/b Stagnati) sull'ambiente. Piuttosto che un megagalattico nosocomio (a servizi degenziali e terapeutici significativamente ridotti). E (il Movimento) non accetta tutto ciò (nonostante l'organica e mastodontica campagna narrativa fondata sulla nebulizzazione cognitiva dell'opinione pubblica); perché è consapevole del fatto che il pur non secondario profilo strutturale della questione è,sia pure non irrilevante, parte della questione molto più vasta della “rottamazione” del SSN e del diritto alla cura della salute.

Questa accennata campagna di nebulizzazione delle consapevolezze e delle coscienze ha fin qui avuto la meglio su quello che dovrebbe naturalmente essere l'equilibrio, almeno dialettico, della rappresentanza delle parti (politiche e sociali) in campo. In tale squilibrio di risultati narrativi hanno giocato e stanno giocando poste significative. Lo schieramento del sistema informativo (tranne la nostra testata).

Non pende (e fa bene) dalle nostre labbra il Movimento quando (senza battere i pugni, ma, come si conviene, educatamente e nel rispetto verso le istituzioni) chiede conto ai vertici delle istituzioni amministrative (a principiare da quello del piano più alto, identificato nella Presidenza della Consiliatura che rappresenta trasversalmente tutti gli investiti di “mandato” elettivo).

Rivolgendosi al Presidente Pizzetti quale interlocutore primario, il Coordinatore del Movimento ha pescato bene. Non solo per la caratura del personaggio e del ruolo politico-istituzionale. Ma perché egli rappresenta sulla materia le motivazioni di una convergenza per un pronunciamento (ad eccezione della Consigliera Tacchini) generale. Che vede in convergenza anche i cosiddetti “corpi intermedi sociali”, i partiti e gli organi di informazione. Avremmo dovuto aggiungere anche, a questo lungo elenco di conniventi favoreggiatori, anche le organizzazioni sindacali. Che, fine al recente inequivocabile pronunciamento della CGIL, o erano state silenti rispetto al profilo strategico della cosa o avevano azzardato qualche endorsement a sostegno delle insostenibili condizioni di lavoro delle categorie mediche, paramediche e ausiliarie. Con la scesa in campo della CGIL (di cui abbiamo doveroso dato ampia notizia) sotto alcuni aspetti la dislocazione delle forze sociali in campo potrebbe modificare. Speriamo che il “campo” ne tenga conto.

Quanto a 1/b

Il bel costrutto di analisi e di denuncia, sviluppato da Gianluigi Stagnati esimerebbe da qualsiasi ulteriore sforzo ermeneutico. Essendo condivisibile totalmente! Anche perché assume una valenza molto più ampia nella connessione con la vicenda tematica. Che, in ogni caso, dimostra l'assoluto disinteresse dei mandanti e dei progettisti del nuovo nosocomio megagalattico rispetto all'impatto ambientale, strettamente riferito alle adiacenze come ad una visione urbanistica più generale. Dacche c'era (facendo molto bene) Stagnati non si esime da un gesto civico di analisi rispetto ad un ormai consolidata visione strategica comunale in materia di ambiente, in cui, come nel caso delle ricadute dell'affaire Tamoil, è praticamente impossibile discernere nitidamente la questione generale della difesa ambientale da quella del decoro. Su quest'ultimo la governance cittadina è gravemente deficitaria da almeno trent'anni. Con un'operazione ai limiti dell'etica ricorre all'impiego di un risarcimento (che dovrebbe avere una sua ratio ed una sua finalizzazione) per coprire un intervento di piantumazione a pioggia. Escogitato per allentare la tensione dell'opinione pubblica. Sin d'ora ci interessa moltissimo scoprire come reagirà il Comune sulla denuncia di Stagnati.

Quanto a 1/c

Beh …qui siamo di fronte all'ennesima reiterazione della strategia comunicativa della Direzione di Asst, ispirata dalle logiche del “Pifferaio”. Con cui si devia l'attenzione dalla realtà e si tenta un recupero di credibilità annunciando “una smart tv in dono
per la socialità e il benessere dei pazienti”. Già la sanità pubblica è allo stremo (con code bibliche di attesa per ricoveri, accertamenti ecc); ma si pensa bene (come faceva il Sindaco di Napoli ‘o Comandante con lo scambio delle scarpe e della pasta) ad un “dono” (dal valore intrinseco risibile ma dall'indotto comunicativo sperabilmente favorevole). Nell'ovvio intento di abbassare la tensione critica. Che questi mezzucci siano da sempre nell'asset prestazionale della Direzione non sorprende più. Sconcerta che al giochetto si prestino esponenti del volontaria e dell'associazionismo. Cui tra l'altro non fa difetto l'impulso alla foto opportunity.

2) Forno del sorriso

Gentilissimi,

vi mando il comunicato stampa sull'appello della campionessa Valentina Rodini a favore dell'iniziativa della Cooperativa Varietà per la realizzazione del primo forno di comunità della città di Cremona al Civico81 di via Bonomelli. 

Qui potete scaricare il video appellohttps://www.swisstransfer.com/d/a0c9cf36-d304-488f-a7e1-f4209a913d33

In allegato, oltre al comunicato in pdf, una foto di Valentina Rodini e una foto del team di progetto (le volontarie Lucia e Caterina e il presidente della Coop. Verietà Samuele Lanzi). 

Vi ringrazio per lo spazio che riuscirete a dare a questa "volata finale" e resto a disposizione. Un saluto. Greta

Forno del sorriso, la raccolta fondi è alla volata finale
L'appello di Valentina Rodini: “Remiamo insieme per un sogno”

Campagna di crowdfunding arrivata all'88%. Ora “le ultime palate per vincere”

La comunità di Cremona ha risposto con calore alla chiamata della Cooperativa Varietà. Il progetto per la realizzazione del Forno del Sorriso, il primo forno di comunità della città presso il Civico81 di via Bonomelli, segna un importante passo avanti: sono 7.500 gli euro raccolti grazie alla generosità di 108 donatori.

Un risultato parziale significativo, che copre l'88% dell'obiettivo finale di 8.500 euro. Tuttavia, la sfida non è ancora vinta: restano 17 giorni per completare la raccolta sulla piattaforma ideaginger.it. Come previsto dalla modalità "tutto o niente" del crowdfunding, il budget deve essere raggiunto integralmente, pena la mancata realizzazione del progetto e la restituzione delle donazioni.

Per questa "volata finale", il progetto ha trovato una sostenitrice d'eccezione: la campionessa olimpica di canottaggio Valentina Rodini. In un video-appello girato sulle rive del Po, l'atleta cremonese ha tracciato un parallelo tra il canottaggio e il forno sociale: “In barca la gara spesso si vince negli ultimi metri ed è esattamente il punto in cui siamo ora con il Forno del sorriso. In questo forno c'è l'energia collettiva di chi non molla, il rispetto per il tempo, la fiducia reciproca e l'amore per il nostro territorio. Remiamo insieme per questo sogno”. Il messaggio della campionessa ha l'obiettivo di mobilitare gli ultimi sforzi necessari per trasformare il sogno del forno in una realtà quotidiana di cucina, inclusione e socialità. Le donazioni possono essere fatte online https://www.ideaginger.it/progetti/inforniamo-amicizia-il-forno-del-sorriso-a-due-passi-dal-duomo.html oppure attraverso le apposite cassette che si trovano al BonBistrot, alla bancarella di Rigenera, sul food truck Bistrottino e al bar delle Colonie Padane.

Il Forno del Sorriso, nell'area verde del bar/ristorante BonBistrot, sarà un forno aperto a tutti, cittadini, realtà e associazioni, un luogo dove cuocere il pane e tessere relazioni con attenzione alle persone in situazione di fragilità. Sostenere il progetto è semplice: basta collegarsi al sito ideaginger.it e cercare il progetto “Inforniamo amicizia - il Forno del Sorriso”. Per ogni donazione sono previste ricompense simboliche e golose, dalle rotelle tagliapizza fino a pranzi presso il BonBistrot, come ringraziamento per aver contribuito a creare un luogo dove la farina diventa occasione di incontro e storie.

Il progetto è parte di ConSolida, l'iniziativa dedicata al Terzo settore promossa e cofinanziata da BCC Credito Padano.

E per chi volesse toccare con mano (e gustare) l'energia che ruota attorno alla panificazione condivisa, l'appuntamento è per il weekend dell'1 e 2 giugno. Presso l'Azienda Agricola Rigenera di Persico Dosimo, la Cooperativa Nazareth (partner del progetto) organizza la "24 ore di pane". Sarà un'occasione speciale per vedere in funzione un forno di comunità, assaggiare i prodotti e comprendere il valore sociale di un gesto antico come cuocere il pane insieme. Un vero e proprio "antipasto" di ciò che accadrà al Civico81 se la raccolta fondi andrà a buon fine. 

Greta Filippini Giornalista professionista E. info@tracestudio.net

CHIOSA EDITORIALE:

Ovviamente, la bellissima (in sé e nel suo significato spirituale ed etico) e potenzialmente (speriamo molto!) feconda iniziativa annunciata dal “Civico 81” non può che coinvolgerci ed arruolarci.

Per il suo evidente approach ad un solidarismo, che non vuole solo essere evocativo ma che scende concretamente in campo. Enunciando, tra l'altro, un format (la cooperazione autogestionaria) che resta sempre nelle nostre corde idealistiche.

Qui non si tratta di testimoniare vagamente il contrasto a vaste sacche di fragilità psico-sociali e civili, che hanno come destinazione la periferizzazione e, se va bene, la messa in carico ad un assistenzialismo. Che si guarda bene dall'individuare (come fa questo progetto e gli altri precedenti avviati da benemerite cooperative sociali) i modi ed i progetti attraverso cui sottrarre dall'isolamento, da accudimenti avulsi da qualsiasi idea di recupero civile ad ogni effetto, migliaia di situazioni, che pesano sui diretti portatori e sulle loro famiglie. Il recupero è possibile. Deve essere possibile. Con slanci sinergici tra operatori psicosociali, cooperative, Istituzioni.

Quanto delineato dal progetto “Forno del sorriso”, splendidamente sponsorizzata dalla brava atleta Rodini e cofinanziato dal Credito Padano, compendia l'amalgama di molti ingredienti. Il principale dei quali è, a nostro sommesso avviso, rappresentato dal progetto non tanto di recupero, quanto di concreto inserimento (a livello di dignità e almeno di parziale autosufficienza economica) degli sfavoriti. E' quanto avevamo già scritto due mesi fa a proposito del vernissage delle iniziative delle cooperative dislocate in Via Torriani. Che richiamiamo:  BonBistrot, bancarella di Rigenera, sul food truck Bistrottino e (più fuori dal Centro) bar delle Colonie Padane. Col nuovo forno si prosegue. Il fatto poi che la cooperativa abbia come principal mission la produzione dell'alimento fondamentale per eccellenza non può non rinviare a precedenti storici.

Nel 1877 a seguito dei moti popolari delle “lavandere” (anticipatrici della ribellione delle “sufragette” inglesi di mezzo secolo dopo) fu istituito a Cremona un forno popolare, per sfamare, appunto, le masse proletarie sfruttate nel lavoro e private delle prerogative vitali più elementari. Trent'anni dopo, con la “giunta rossa” del 1914, presieduta da Attilio Botti e animata dall'assessore Garibotti (inventore delle aziende municipalizzate), l'idea approdò alla costituzione di un forno di rango municipale.

Mutatis mutandis (rispetto ai diversi cicli) il “Forno del sorriso” incarna, secondo chi scrive, molti di quegli ideali. Nell'augurare pieno successo, invitiamo i nostri lettori e, soprattutto, i portatori delle nostre stesse “nostalgie” a coadiuvare “out the pocket” il pieno successo della raccolta.

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