LA SICUREZZA DEI BAMBINI E I FORMAGGI A LATTE NON PASTORIZZATO: OSSERVAZIONI ALLA MOZIONE ZAMPERINI.
Formaggi a latte crudo: ho scritto ai consiglieri regionali. Ora non potranno dire di non sapere
Ho inviato una lettera aperta a tutti i Consiglieri Regionali della Lombardia sulla mozione presentata dal consigliere Giacomo Zamperini (Fratelli d'Italia) in materia di formaggi a latte crudo. È una lettera dura, perché duro è ciò di cui parla. Mio figlio Mattia vive da oltre otto anni in stato vegetativo permanente dopo aver contratto una Sindrome Emolitico-Uremica (SEU) causata dal consumo di un formaggio a latte crudo venduto senza alcuna informazione sui rischi. Su questo fatto esiste una verità giudiziaria definitiva, accertata dalla Corte di Cassazione. Chi oggi minimizza questi rischi nega i fatti. Nella lettera smonto, punto per punto, una mozione che considero pericolosa, mistificatoria e costruita per fare propaganda, non per tutelare la salute pubblica. Una mozione che usa dati in modo scorretto, gonfia numeri, confonde volutamente prodotti sicuri con prodotti a rischio e attacca le Linee Guida del Ministero della Salute, che rappresentano oggi la miglior scienza disponibile. Chi sostiene che i controlli siano “insostenibili” mente: parliamo di meno del 4% del prezzo finale. Chi si oppone all'etichettatura informativa per bambini, donne in gravidanza e soggetti fragili si assume una responsabilità penale enorme. Con questa lettera ho tolto ogni alibi. Dopo non si potrà dire “non sapevamo”. Chiedo ai Consiglieri regionali di leggerla prima di votare e di decidere se vogliono stare dalla parte della scienza e dei bambini o dalla parte della disinformazione e del consenso elettorale. Perché una cosa deve essere chiara: i voti non si guadagnano sulla pelle dei bambini. Se voteranno questa mozione, lo faranno sapendo che ogni nuova vittima avrà anche una responsabilità politica, la loro.
Giovanni Battista Maestri fraz. Coredo via Trento n. 9 38012 Predaia Tel. 3408107276 e-mail. maestrigiovannibattista@
MOZIONE
OGGETTO: SALVAGUARDIA DI PASCOLI, MALGHE ED ALPEGGI. SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE FORMAGGIO A LATTE CRUDO – presentata dal Consigliere Regionale di FdI Giacomo Zamperini
Il Consiglio regionale
PREMESSO CHE:
– Il latte crudo e i formaggi da esso derivati costituiscono un patrimonio culturale, economico, ambientale e identitario fondamentale delle aree montane lombarde, frutto di tecniche tradizionali, microclimi specifici, allevamenti estensivi, biodiversità microbica e pratiche d'alpeggio tramandate nei secoli;
– In Lombardia operano circa 1.300 operatori che producono formaggi a latte non pastorizzato, tra cui numerose malghe e alpeggi, presidio essenziale contro lo spopolamento e per la tutela del paesaggio montano;
– Secondo i dati SIAN-AGEA 2024, nei territori montani lombardi sono stati conferiti ai primi acquirenti 165.691.828 kg di latte vaccino da 555 produttori e 1.527.978 kg di latte ovi-caprino da 24 produttori, mentre i piccoli produttori hanno venduto direttamente 35.470.016 kg equivalenti di latte vaccino (702 operatori) e 2.993.095 kg equivalenti di latte ovi-caprino (188 operatori);
– La Lombardia ospita un numero significativo di DOP che prevedono l'uso di latte crudo (Bitto, Formai de Mut, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Silter, Strachitunt, Nostrano Valtrompia, ecc.), nonché numerosi Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), per i quali la pastorizzazione altererebbe in modo sostanziale la tipicità del prodotto;
– La stagionatura lunga (oltre 200 giorni) può essere un fattore che concorre alla riduzione dei E.Coli STEC nei prodotti a base di latte crudo;
CONSIDERATO CHE:
– Le nuove Linee Guida del Ministero della Salute per il controllo dello STEC nel latte non pastorizzato, pubblicate il 3 luglio 2025, impongono misure di prevenzione complesse e costose che possono risultare difficilmente applicabili nelle aree montane e negli alpeggi;
– I batteri appartenenti alla specie Escherichia coli che producono le Shiga tossine (STEC) sono patogeni a trasmissione alimentare che causano un'ampia gamma di manifestazioni gastrointestinali, da asintomatiche a forme di diarrea non complicata o emorragica, che occasionalmente progrediscono verso forme sistemiche più severe come la sindrome emolitico uremica (SEU), che rappresenta la principale causa di insufficienza renale nell'età pediatrica. Nei casi più gravi, la SEU può presentare manifestazioni di carattere neurologico, coma, esitare in insufficienza renale di grado variabile e in alcuni casi può avere esito fatale.
– Il costo delle analisi per STEC può diventare una cifra impattante per la maggior parte dei piccoli produttori, con il rischio concreto di abbandono della produzione e chiusura delle attività;
– I dati epidemiologici italiani mostrano che il rischio STEC, pur esistente e da non sottovalutare, presenta incidenze molto basse:
• Italia 2023: 96 casi, nessun decesso; • Europa 2023: 10.217 casi, 31 decessi;
– L'eventuale passaggio obbligato alla pastorizzazione ridurrebbe il valore dei prodotti di montagna fino al 30%, annullando la distintività organolettica e compromettendo la sostenibilità economica delle aziende;
– Le nuove disposizioni introducono l'obbligo di riportare in etichetta avvertenze per le categorie fragili (bambini <10 anni, donne in gravidanza, anziani, immunodepressi), anche nei casi in cui l'azienda attui misure di controllo efficaci, senza che gli enti locali abbiano un chiaro margine di valutazione dei livelli di rischio;
RILEVATO CHE:
– Le malghe e gli alpeggi non sono solo realtà economiche: essi garantiscono gestione del territorio, tutela dei pascoli, conservazione della biodiversità e presidio delle aree interne;
– Il comparto dei formaggi a latte crudo rappresenta un'eccellenza e un patrimonio identitario nazionale: 28 delle 56 DOP/IGP italiane prevedono obbligatoriamente il latte crudo;
– La Regione Lombardia ha già avviato una ricognizione degli operatori interessati e momenti di confronto con i Consorzi DOP e le associazioni degli allevatori;
– Gli stessi produttori hanno avanzato proposte concrete e ragionevoli, tra cui formazione continua, maggiore integrazione tra ricerca scientifica e pratiche d'allevamento, modelli produttivi sostenibili, etichettatura chiara e informativa, ma non penalizzante, valorizzazione organolettica del latte crudo e dei formaggi tradizionali;
- La filiera del latte crudo applica già misure importanti di prevenzione (igiene di stalla, disinfezione mammelle, refrigerazione, acidificazione naturale, stagionatura), riconosciute dalla comunità scientifica come efficaci nel ridurre i rischi microbiologici;
- EVIDENZIATO CHE:
– La mancanza di linee applicative territoriali delle Linee Guida ministeriali sta generando forte incertezza amministrativa e rischi gravi per la sopravvivenza delle piccole aziende montane;
– In assenza di procedure di classificazione differenziata del rischio, le aziende risultano automaticamente soggette all'obbligo di etichettatura con avvertenze fortemente penalizzanti, indipendentemente dall'efficacia delle misure di autocontrollo implementate;
– Tale impostazione rischia di produrre un danno economico e reputazionale significativo alla filiera del latte crudo, pur in presenza di evidenze epidemiologiche che dimostrano la rarità dei casi STEC in Italia;
– È fondamentale individuare soluzioni che coniughino sicurezza alimentare e tutela della biodiversità casearia, senza imporre costi o procedure che porterebbero all'abbandono delle produzioni tradizionali;
RITENUTO CHE:
– È necessario che il Ministero della Salute chiarisca, anche mediante apposita circolare, la possibilità per gli enti preposti di attribuire differenziati livelli di rischio in base alle misure di mitigazione effettivamente adottate dalle aziende, evitando applicazioni generalizzate e penalizzanti;
– Si ritiene fondamentale il sostegno, anche economico di Regione Lombardia, al fine di garantire la continuità produttiva del settore, prevenendo la chiusura delle malghe e salvaguardando un patrimonio culturale e gastronomico unico;
IMPEGNA IL PRESIDENTE E LA GIUNTA REGIONALE:
- A chiedere formalmente al Ministero della Salute l'emanazione di una circolare interpretativa che consenta agli enti territoriali di attribuire livelli differenziati di rischio alle aziende, sulla base delle reali misure di autocontrollo e delle condizioni produttive, evitando obblighi generalizzati e penalizzanti come quelli di etichettatura.
- sostenere economicamente l'attività di produzione dei formaggi a latte crudo, in particolare montane e d'alpeggio, attraverso contributi per: esami microbiologici (oggi 50–120 euro a campione);
-
- strutturali e igienico-sanitari;
- installazione di impianti di pastorizzazione per chi fosse volontariamente interessato, senza obblighi generalizzati.
-
- promuovere programmi di formazione e aggiornamento continui per allevatori e casari, rafforzando il collegamento con la ricerca scientifica, le università, gli istituti zooprofilattici e i centri di eccellenza regionali.
- sostenere la realizzazione di progetti sperimentali in collaborazione con enti scientifici qualificati, per valutare l'effetto barriera della microflora del latte crudo e contribuire alla definizione di protocolli di sicurezza fondati sull'evidenza scientifica.
-
- valorizzare, anche sul piano comunicativo, il ruolo dei produttori di montagna, promuovendo campagne istituzionali che illustrino al pubblico: le buone pratiche igienico-sanitarie già oggi applicate;
-
- caratteristiche organolettiche e identitarie dei formaggi a latte crudo;
- delle malghe, dei pascoli e degli alpeggi per la tutela del territorio ed il contrasto allo spopolamento delle “terre alte”.
-
- difendere in tutte le sedi opportune il valore delle DOP e dei PT a latte crudo lombardi, opponendosi a qualsiasi misura che ne comprometta tipicità, disciplinari, distintività produttiva e sostenibilità economica.
- promuovere un tavolo regionale permanente sui formaggi a latte crudo tra istituzioni, consorzi DOP, associazioni allevatori, esperti scientifici e rappresentanze dei produttori, con l'obiettivo di monitorare l'evoluzione normativa, coordinare le applicazioni territoriali e individuare soluzioni condivise per la gestione del rischio microbiologico.

CHIOSA EDITORIALE
Prima di essere presi in castagna (dal punto di vista del rispetto dei canoni deontologici di scuola anglosassone), siamo in certo qual modo in conflitto d'interesse: siamo legati da un lontano, profondo, reciproco rapporto umano con, come si direbbe, il “latore” della lunga lettera, debitamente corredata da un'ampia documentazione.
In Trentino abitiamo (noi qualche mese all'anno) a due chilometri di distanza. Giovanni Battista, come la sorella, è un valido tecnico, del cui Studio ci avvaliamo da tempo e con grande soddisfazione. Insomma, ci conosciamo reciprocamente e pratichiamo da più di vent'anni una relazione non banale.
Siamo stati tra i primi ad essere notiziati dell'accadimento di questa che definire tragedia sarebbe poco. Con tatto abbiamo (se fosse possibile) solidarizzato e fornito consigli, ispirati anche al “calma e gesso” (per quanto difficilmente praticabile, almeno se fosse successo direttamente a chi scrive qui).
Giovanni Battista, rivelando una determinazione non inaspettata (per chi lo conosce), ha fatto i compiti molto bene. Nonostante un sentiment aleggiante in zona (specialmente a livello di establishment…massì azzardiamo …di “poteri” forti e consolidati) non ha mollato.
Ingaggiando un'azione giudiziaria, conclusa con un successo su tutto il fronte. La gran parte di “parti civili” afflitte dallo stesso dramma si sarebbe fermata lì: con l'incasso della condanna e delle “provvisionali”.
Non così il geometra Maestri, che insieme alla famiglia ha incarico 24H e 365 gg all'anno questo dramma. Un immane testimonianza umana, famigliare, giudiziaria è diventata, dopo il subtotale giurisdizionale, la testa di ponte di un'altra campagna di grande valore etico e civile, ispirata dall'imperativo che non abbia a ripetersi.
A livello di consapevolizzazione dell'opinione pubblica e dei cittadini consumatori, ma soprattutto di intervento affinché vengano stretti i bulloni dell'intelaiatura regolamentare.
L'approdo, insito nell'annunciata iniziativa della Mozione, nell'alveo istituzionale, costituisce un primo approdo di una campagna che dovrà essere determinata ed ampia, secondo il profilo del temperamento di Giovanni Battista.
Il quale (ne siamo portavoce, perché lo conosciamo bene) non è mosso da una cieca rivalsa, che potesse impattarsi sul segmento specifico di questa catenaria agro-trasformativa.
I pericoli del consumo di latticini a latte freddo sono noti. Basterebbe fare i controlli e, soprattutto, fare informazione ed educazione alimentare per i consumatori.
Diciamo che lo specifico della pastorizia e della trasformazione dagli alpeggi è un po' desueto rispetto alla nostra realtà territoriale. Nell'ampia gamma dei consumi, influenzati dalle campagne “verdi”, c'è anche spazio per il consumo lattiero-caseario a trattamento semplificato (come il latte crudo).
Non sappiamo quanto incida nella nostra realtà. Ma le consapevolezze e i debiti accorgimenti non costano e l'intensificazione dei controlli sulla filiera (per di più dedotti da una consolidata tradizione di strutturati servizi pubblici di monitoraggio, controllo, sanzionamento) deve incardinarsi bene nei nuovi contesti della lavorazione lattiero-casearia e distributiva.
Corrispondendo alla formale richiesta di alcuni Soci, il giorno 28 giugno si è svolta l'Assemblea Straordinaria della Società Filodrammatica Cremonese, dopo quella che si era svolta in forma Ordinaria il precedente 10 maggio. L'ulteriore sessione, che ha coinvolto una vasta partecipazione di aventi diritto, si era resa necessaria per inquadrare stabilmente la Società cremonese nella fattispecie dell'associazionismo nell'ambito del Terzo Settore.
La scelta, fortemente voluta dal nuovo Consiglio, va a contemperare, nel nuovo ordinamento statutario, lo storico impianto societario di un sodalizio privato nato nel 1801 e l'apporto dei gruppi e degli associati attivi nel vasto campo di formazione culturale ed artistica.
La partecipazione all'Assemblea Straordinaria è stata massiccia e, dopo le considerazioni e i chiarimenti necessari, il voto è stato unanime a favore dell'oramai non più procrastinabile modifica statutaria. Al termine della sessione l'Avv. Alessandro Zontini, relatore delegato dal nuovo Consiglio, ha concluso: "Abbiamo finalmente un nuovo Statuto, più moderno e funzionale". È seguita la procedura burocratica necessaria e, solo nei giorni scorsi, è giunta l'attesa PEC che annunciava l'iscrizione del sodalizio nel registro del RUNTS (Registro Unico del Terzo Settore).
In attesa dell'agognato riscontro, alcuni soci si sono prodigarti quest'estate per svolgere vari lavori che hanno abbellito la sede del Filo, dalla tinteggiatura alla sistemazione del cortile ed al riordino del ricco archivio.
In data 6 ottobre, il Consiglio si è infine riunito ed ha votato per le cariche.
Alessandro Zontini è il nuovo Presidente della SFC, Lorenza Rizzi, il vice presidente e segretaria, Angela Bellardi, tesoriere. Completano il consiglio Giuseppe “Beppe” Arena, Emiliano Bosisio, Alfredo Quaini e Franco Romagnoli.
Si sono già iscritti diversi nuovi soci desiderosi di valorizzare questo spazio così ricco ed importante per la cultura cremonese e non solo.
La vicenda della Società Filodrammatica cremonese è ricca di storia. Il teatro venne costruito nel 1674 dalla Marchesa Ariberti e, a seguito della cessione alla congregazione dei Filippini, venne trasformato in chiesa. Nel 1798 i cremonesi avviarono la rinascita del teatro Ariberti, inaugurato poi
nel 1807 da Napoleone Bonaparte a seguito dei progetti e lavori seguiti dall'Arch. Faustino Rodi. In seguito il teatro e la società assunsero il nome di Teatro e Società dei Filodrammatici. Nel 1913 vi suonò Franz Von Vecsey, considerato allora uno dei più grandi violinisti del mondo. Nel 1915 fu il turno della grande orchestra italiana, allora diretta da Arturo Toscanini. Nel 1926 salì sul palco Bela Bartòk.
Il Filo è stato anche sede del primo gruppo di mandoliniste d'Italia, ha visto l'avvio della carriera, nel 1941, di Ugo Tognazzi, interprete della commedia “Il tuo bacio”, ha avuto, quali illustri soci, Leonida Bissolati, Arcangelo Ghisleri, Araldi Erizzo, Giuseppe Garibotti, Ettore Sacchi, Mina Bolzesi ed altri ancora ed ha accolto sul palco Mina nelle sue prime esibizioni.
Il Teatro Filodrammatici, grazie anche alla collaborazione col Comune di Cremona, garantisce numerose aperture per eventi artistico/culturali che si sommano alle oltre duecento per le proiezioni cinematografiche.
Chiude Zontini, con l'ottimismo che lo caratterizza: “Nonostante i molti problemi da affrontare, credo che l'entusiasmo, la determinazione, la coesione e la consapevolezza del lavoro da svolgere, potranno costituire le migliori basi e risorse per ben tutelare prima, e rilanciare, poi, la SFC, nell'interesse non solo dei soci ma dell'intera cittadinanza, sì, perchè il Filo è anche e soprattutto patrimonio culturale
di tutta Cremona.

CHIOSA EDITORIALE
Sia pure con una tempistica un po' lasca e sempre in conflitto di interesse (appartenendo alla fascia dei più attempati, per anagrafe militanza, soci del benemerito sodalizio) forniamo questo report ai nostri lettori.
Il cambio di vertice delle responsabilità gestionali specie se associato alla riforma dell'ordinamento interno ed alla definizione di un progetto di rilancio di un'attività che solo apparentemente è riservata ai soci fa percepire all'intera comunità un segnale fecondo di vitalità a beneficio di una città chiamata a fornire, specie in associazione al cambio di fase imperniato sulla vocazione universitaria, un'offerta adeguata e congrua.
Il Filo (sbrigativamente definito), ancorché sodalizio privato, in realtà è, da anni, parte importante di questa offerta. Con il suo teatro-gioiello (che apre i battenti 220 giorni all'anno per consentire le uniche proiezioni cinematografiche in città e per eventi artistico-culturale sempre di grande livello) e con le sue attività interne di svago intelligente e di formazione. Infatti, decine di giovani fruiscono di corsi di preparazione nei campi della recitazione e del perfezionamento lirico.
Corsi ed incontri che si svolgono ovviamente nella fascia oraria postlavorativa. Ci viene segnalato che da un po' di tempo a questa parte, anche la bellissima omonima piazzetta che, tra l'altro, come suggeriva il precedente Presidente Mantovani, meriterebbe di diventare un “salotto” del cuore del centro storico, attraverso la pedonalizzazione e un adeguato progetto di riqualificazione.
Quanto appena enunciato implica una concreta scesa in campo delle autorità istituzionali, ad ogni livello. Che dovrebbe avere come premessa un forte e deciso intervento di inversione della tendenza ormai in atto, che ha inglobato il crocevia della piazzetta nella fattispecie dei quadranti meno sicuri della città.
Questo dato incontrovertibilmente percepibile, è entrato nello stato d'animo delle giovani e dei giovani che alle 23 escono dalla sede, dove nelle due ore antecedenti hanno fruito delle attività libero tempistiche fornite dal Filo.
All'uscita impattano un contesto ormai pervaso di presenze poco rassicuranti.
Ben comprendiamo che siamo in presenza di un fenomeno ormai diffuso in città e soprattutto in centro storico e che è difficile fronteggiare. Cionondimeno ci è apparso doveroso segnalare questa criticità.
Sulla tragedia di Crans-Montana

torno un attimo per far luce su un aspetto trascurato da giornali e tivù.
Forse non tutti sanno che la Svizzera ha sottoscritto nel 2017 un accordo di collaborazione con l'Unione Europea per beneficiare dell'EU Civil Protection Mechanism (Meccanismo europeo di protezione civile), uno strumento europeo creato per aiutare gli Stati chiamati a far fronte a grandi emergenze come catastrofi naturali, incidenti gravi, epidemie, incendi, ecc.
Bene, cosa ha fatto di concreto per il caso in questione?
Risulta che la Svizzera ha chiesto aiuto al Centro preposto al coordinamento, l'Emergency Response Coordination Centre (ERCC) di stanza a Bruxelles, già nella mattinata del primo gennaio. L'intervento del Centro è stato immediato. Per prima cosa, tenuto conto che gli ospedali svizzeri erano saturi, ha organizzato il trasferimento di decine di pazienti verso ospedali di Belgio, Francia, Germania, Italia e Polonia. Poi, per affiancare il personale sanitario nel trattamento dei casi più gravi, ha inviato medici specialisti sulle grandi ustioni negli ospedali svizzeri.
In sintesi, si può dire che nessun Paese può far fronte a grandi emergenze improvvise, ma può sicuramente salvare molte vite quando tiene salda l'amicizia e la cooperazione con i Paesi vicini.
Alberto Piazzi – Bruxelles
Ovviamente torneremo sul recente drammatico accadimento, segnalato dall'apprezzato contributo di Alberto Piazzi.