EPPUR SI MUOVE….
Così si può vagamente titolare una file dedicato alla sommatoria di segnali provenienti da un'area di pensiero e di progetto che resta al di fuori dei poli contrapposti. Alla ricerca, come auspichiamo noi da anni, non già di approdi di convenienza, secondo gli schemi correnti, bensì di un percorso di consapevolezze mirante ad una convergenza delle voci e delle testimonianze liberaldemocratiche, laburiste e laiche, interessate ad armonizzare le basi di lettura del contesto corrente in vista di un progetto riformista. Allo stato delle cose, il percorso indicato è percepibile, se non proprio per gli annusamenti, per intenzioni che sarebbero potenzialmente feconde e costruttive.
Si procede verso un Terzo Polo, di cui appare percepibile la volontà di non stare dentro gli altri due senior players. Si percepisce anche una predisposizione riformista in enucleazione. Ma questo Terzo Polo nascerebbe monco (e non solo nelle dimensioni) se escludesse l'apporto della componente socialista e la volesse metabolizzare in condizioni manifestamente subordinate ed insignificanti.
Nelle prossime ore sapremo di più ed affronteremo una disanima ampia.
È possibile costruire un'alternativa politica per l'Italia?
Ne hanno discusso i Liberalsocialisti insieme a ospiti provenienti da esperienze, associazioni e percorsi diversi, accomunati dalla volontà di confrontarsi sulle sfide del Paese e sui possibili percorsi per il suo futuro. Panel: VERSO UN PERCORSO CHE SAPPIA DARE LA DIREZIONE
Pesaro 13 giugno, Hotel Baia Flaminia - Via Parigi, 8
Roberto Gambelli, ORA! – introduzione
Alfredo Venturini, Comitato G. Vassalli
Giovanni Crema, Movimento Socialista Liberale
Jonathan Targetti, lista civica l'Alternativa c'è
Giulio Prosperetti, Fondiamo un Partito di Centro
Oreste Pastorelli, Movimento Socialista Liberale
Federico Novelli, Risorsa Umbria
Mattia Orioli, Iniziativa Popolare
Luciana Sbarbati, Movimento Repubblicani Europei
Mauro del Bue, Movimento Socialista Liberale
Corrado De Rinaldis Saponaro, Partito Repubblicano Italiano
Michele Boldrin, ORA! – conclusioni
Ospiti:
Pina Picierno, promotrice di Spazio Pubblico
Giancarlo Pagliarini, Patto per il Nord
Marco Donati, scelgo Arezzo
Piercamillo Falasca, Europeisti
Matteo Ferrario, Nova
Patrizia De Grazia, Radicali Italiani
Lucio D'Ubaldo, Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani
Tavola rotonda:
Posizionamento sulla politica estera
Michele Boldrin, ORA!
Vicky Amendolia, Partito Socialdemocrazia SD
Ivo Costamagna, Movimento Socialista Liberale
Paolo Grimoldi, Patto per il Nord
Emanuele Petrucci, Base Popolare
Claudio Signorile, Comitato G. Vassalli
Luciana Sbarbati, Movimento Repubblicani Europei
PESARO CHIAMA MILANO* (Ivo Costamagna tratto da chat del Movimento Liberalsocialista)
Ho partecipato a tutto l'incontro di stamattina a Pesaro e successivamente ad un lungo scambio di opinioni con Costi (Socialdemocrazia), Gambelli e Boldrin avvenuto dopo essermi sentito con gli amici e compagni Federico Novelli (Risorsa Umbria) ed Alfredo Venturini (Comitato Nazionale Giuliano Vassalli) che dovevano ripartire. La comune sensazione di tutti (cioè dei rappresentanti delle organizzazioni che sono già federate con il Movimento Socialista Liberale) potete chiederla a loro ed è comunque coincidente con la mia. Si tratta di un giudizio articolato ma non negativo. Alcune risposte di Boldrin potevano essere evitate ma la sua convinzione nel portare avanti il percorso così come concordato ci è stata ampiamente ribadita. Ricordo che il Movimento Socialista Liberale ha unanimemente deciso, con ben due riunioni, di condividere questa proposta federativa e non credo che si possa rimettere in discussione dopo il primo incontro. Ne va della nostra credibilità e serietà. Agli interlocutori che si riuniranno lunedì a Milano, abbiamo detto noi ed è stato ribadito a Pesaro, porte spalancate ma non possiamo dimenticare che sono due anni che siamo… in lista d'attesa. Adesso ci ripesiamo e … ripartiamo dal “Via”? Non è Monopoli e neanche il gioco dell'oca…!
Aprire relazioni, anche controverse, con altri soggetti e gruppi politici è parte del compito di un partito e di un Movimento. E questo è stato l'incontro di stamattina. Non ne escono patti di sangue con nessuno, anzi, ma certo non indulgere in mielose finte liaison ha il merito di produrre chiarezza. Non tutte le forze politiche e chi le rappresenta esistono per fare davvero cose, alcune esistono per esistere (…vedi il PSI di Maraio). D'altronde le relazioni, apparentemente sterili oggi, possono produrre frutti inattesi, non necessariamente gradevoli, ma comunque utili. La scelta del tema "politica estera" come argomento della "tavola rotonda" forse non era il più adatto e digeribile, e suppongo non casualmente. Rilevo soltanto nelle posizioni di Ora! che le matrici "Gatto che prende il topo" e "posizioni non negoziabili" hanno un certo grado di rischio di confliggere, cosa che dovrebbe se non altro consentire confronti fecondi e finalmente la possibilità di tornare a fare Politica, cercando tutti, io per primo, di fare noi quello che rimproveriamo di non fare ai leader nazionali di quest'area da troppo tempo frammentata e cioè di anteporre a tutto il resto il progetto di costruire con tutti coloro che sono disponibili. Questo per dar vita al “partito che non c'è”, quel partito riformatore che tanto manca al nostro paese. Ridare cittadinanza e piena legittimità alle grandi culture di questo paese, quella cattolico popolare, quella liberale e quella socialista e' il presupposto necessario ma non sufficiente per dar vita ad un nuovo, ampio e federato, soggetto riformista. La strada intrapresa a Pesaro oggi va proseguita senza tentennamenti, che non verrebbero capiti neanche dai soggetti a noi più vicini, da Milano lunedì parte un altro percorso che, come ha detto chiaramente Pina Picerno nel suo intervento di stamattina, si incontrerà molto presto con il nostro, sempre che qualcuno a Milano, dopo le parole, non si metta, nei fatti, di traverso. Anche per sostenere davvero il tentativo della Picerno dobbiamo rafforzare e persistere in questo nostro progetto, ripeto superando le asperità che esistono persino dentro un partito immaginiamoci in una federazione di partiti e movimenti. L'alternativa non esiste, solo un soggetto federativo che abbia anche i numeri elettorali può “costringere” tutti i piccoli/grandi leader dell'area riformista a presentarsi alle prossime elezioni politiche con un unico soggetto politico, ampio e plurale. Sono anni che lo ripetiamo e che scriviamo documenti collegialmente ed unanimemente approvati. Il perché è scritto nel nostro DNA, il resto va superato con coraggio, lungimiranza e generosità.
Come titolava il primo numero dell'Avanti!:
*SOLO DI QUI SI PASSA!*
RASSEGNA DELLA STAMPA CORRELATA 


L'editoriale Venite, il Terzo polo vi attende
Pina Picierno ha lasciato il Pd e in poche ore ha ricevuto 7.500 adesioni alla sua associazione Spazio pubblico. La sua analisi é la nostra, é quella di Carlo Calenda, quella di Luigi Marattin, quella di Elisabetta Gualmini, quella dei tanti movimenti e circoli che non si riconoscono nell'attuale bipolarismo condizionato, quando non dominato, dagli estremi. All'addio della Picierno hanno reagito con giudizi e toni diversi i dirigenti del Pd. L'area riformista non ha neanche sostenuto di non condividere l'abbandono (come per lasciarsi la porta aperta), ma ha ribadito stima e amicizia all'ex compagna di viaggio. L'area vicina alla Schlein si é rammaricata dell'abbandono senza scadere nella retorica del partito che, come la moglie, non si può abbandonare. E addirittura tradire. D'altronde chi può tradire una storia e una identità che non ci sono? Un paio di socialisti del povero Psi hanno invece voluto distinguersi per officiare un servizio forse neppure richiesto. E hanno accusato la Picierno di opportunismo, di puntare solo alla riconferma della vice presidenza del parlamento europeo e chi più ne ha più ne metta. Questo mi ricorda una pagina poco nobile della storia del socialismo italiano, quando Valdo Magnani, segretario del Pci di Reggio Emilia, finita la sua relazione, estrasse un foglietto in cui aveva scritto, quando si era alle prese con l'eresia titoista, nel 1951, che il passaggio dei confini dei carri armati sovietici non poteva essere la nostra rivoluzione. Fu boicottato, sostituito, minacciato e poi cacciato. Ma già prima che Togliatti, tornando da Mosca, ebbe a pronunciare la famosa frase sui pidocchi (Magnani e Cucchi di Bologna) sulla criniera di un cavallo, Nenni scrisse un editoriale sull'Avanti dal titolo “Diversivo spettacolare ma inutile”, prendendo le distanze dalla posizione di Magnani. Nenni seppe ravvedersi, e iniziò nel 1956 il percorso dell'autonomia dal Pci. Così Magnani nel 1957 aderì al Psi. Speriamo che sappia ravvedersi anche l'attuale ben più minuscolo Psi. Quello che ci divide da questo partito é la collocazione. Maraio, reduce da un risultato positivo a Salerno, tiene il suo partito ben dentro il campo largo e stringe affettuosi patti di amicizia con Conte e Fratoianni, noi invece siamo ben dentro il polo che rifiuta questo bipolarismo assurdo politicamente e dannoso per l'Italia. Fanno anche un po' senso, ma non insistiamo per un sentimento di affetto irragionevole che continuiamo a nutrire nei loro confronti, quelli che ad un tempo trattano da traditori coloro che lasciano il Pd e anche noi che abbiamo lasciato il Psi. La prima affermazione basta e avanza per giustificare la seconda. Fermenti dunque nell'area liberalsocialista, con un primo patto federativo tra noi, Socialdemocrazia, il Comitato Vassalli, Ora, Risorse Umbria, aperto ad altri movimenti e associazioni. A settembre a Bologna, dopo un'assemblea costitutiva, si eleggeranno gli organi della Federazione. Poi si guarderà oltre. Certo al movimento di Pina Picierno, e poi a quello di Luigi Marattin e certamente ad Azione di Carlo Calenda che resta il perno di tutta l'operazione. E bisognerà pensare a un grande evento, a cinque idee programmatiche che ci distinguano dai due poli, e soprattutto alla reductio ad unum (quanto meno a una sola lista sia pur di soggetti federati) per le prossime elezioni politiche. La coerenza la rivendico tutta. Già al momento della formazione del governo giallorosso assieme al compianto Ugo Intini, proposi di passare all'opposizione unendoci a Calenda e alla Bonino. Al Congresso del 2022 prima delle elezioni intervenni in difesa del terzo polo di Renzi e Calenda ma il Psi preferì inserire candidati nella lista del Pd senza eleggere nessuno. All'indomani della disfatta elettorale, al Consiglio nazionale, in sintonia con la mozione presentata da Intini, proposi un comitato di emergenza e un congresso straordinario. Il risultato fu la mia rimozione dalla direzione dell'Avanti. E passo oltre. E ribadisco che nelle scelte di numerosi compagni socialisti non c'è alcuna questione di rivalsa. C'é solo la speranza di portare i socialisti, quanti più socialisti, nel Terzo polo, perché non siano supini al Pd della Schlein e alleati innaturali di Conte e Fratoianni. E umiliati da quel fronte del no alla legge europea sulla giustizia, quella rivendicata da Pannella, Tortora e Vassalli. Quella presentata da Crema e da Buemi. E schiavi di quella sinistra che non é scesa in piazza quasi mai per difendere i diritti del popolo ucraino offesi dall'aggressione russa, che pur condannando il governo Netanyahu non riconosce che il macello é iniziato il 7 ottobre con la strage di Hamas, di quella che pur prendendo le distanze da Trump e dalla sua folle girandola di opinioni e di azioni riconosca che in Iran c'é un grave problema di democrazia e che i dissidenti o vengono massacrati o torturati e rinchiusi. Mai che si organizzi un solo sit in per chiedere la liberazione di Nargy Muhammadi, che adesso lotta tra la vita e la morte in un Ospedale. Pare quasi si sia tornati indietro di 50 anni. La sinistra di oggi prende posizione sempre e solo contro l'Occidente, D'altronde come si farà a governare l'Italia se uno dei leader del campo largo, Fratoianni, auspica che l'Italia esca dalla Nato e se un probabile alleato del centrodestra, il generale Vannacci, promette l'uscita dell'Italia dall'Europa? Il bipolarismo, trasformato, come dice Calenda, in bipopulismo sta diventando bipericolosismo.
Mauro Del Bue Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all'Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un'intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all'ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l'Avanti online.
Ci ha invitati? Io non credo. Io vado dove mi invitano e alla Picierno ho scritto questo.
Giovanni Crema: Carissima Picierno, non c'è bisogno di un nuovo partitino ma di una Costituente federale che dovrà essere l'occasione per dare finalmente una unione alle forze riformiste di questo paese. Per decenni la politica italiana è stata costretta a un bipolarismo che prima ha tramutato gli avversari in nemici di opposti schieramenti, poi ha radicalizzato il dibattito pubblico spostandolo su posizioni spesso meramente ideologiche e nocive all'individuazione di soluzioni concrete a beneficio di tutti i cittadini. La costituente dovrà essere aperta a tutte quei partiti, movimenti, associazioni che si riconoscono nel riformismo, nelle sue diverse declinazioni: liberaldemocratica, socialista, popolare. Sono queste le culture alla base dei valori dell'Unione Europea, è da queste tradizioni che hanno preso origine, nei vari paesi che la compongono, le più importanti stagioni di riforme. Oggi più che mai, nel delicato e drammatico contesto internazionale, abbiamo bisogno di queste culture. Attraverso il processo costituente federativo ciascuno dei soggetti coinvolti potrà contribuire in tavoli di coordinamento che si terranno a tutti i livelli (nazionale, regionale, provinciale). In questo modo, già a partire dai primi appuntamenti elettorali, sarà possibile presentare una proposta politica comune, con l'obiettivo di dar vita, entro le prossime elezioni politiche, ad un nuova proposta politica che rappresenti un riferimento per gli anni a venire. E' quello che in molti stiamo facendo. E' quello che molti di noi stiamo facendo.

Sindaco di Belluno per un quadriennio con il Partito Socialista Italiano, diventa parlamentare dei Socialisti Italiani nel 1996 alla Camera dei deputati, dove guida la componente socialista nel gruppo misto anche dopo la trasformazione in SDI.
Durante la XIV legislatura è presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato[1]. In tale veste fu da lui riscontrato che "la verbalizzazione delle operazioni di scrutinio ha creato problemi che hanno avuto una ricaduta seria sul lavoro della Giunta: i Documenti III, nn. 1[2] e 2[3] - con cui in questa legislatura la Giunta ha proposto l'annullamento delle elezioni di due senatori, ricevendo il conforto dell'Assemblea - hanno fatto emergere gli errori materiali che, in fase di redazione del verbale delle operazioni ovvero di trascrizione dei risultati nel verbale circoscrizionale, possono falsare il conteggio complessivo dei voti conseguiti da ciascun candidato e, conseguentemente, portare alla erronea proclamazione di un candidato diverso da quello che avrebbe titolo ad essere eletto senatore"[4]; perciò sotto la sua gestione la Giunta "richiese quanto meno l'utile trasmissione elettronica dei dati dei verbali circoscrizionali agli uffici parlamentari incaricati della verifica dei poteri, mediante un'omogeneità di ambienti informatici", iniziando una riflessione sull'utilità dell'informatica nell'apparato elettorale per la prima volta confermata "dalla legge di bilancio per il 2018 (al comma 1123 dell'articolo 1). Nella XV legislatura è componente dell'Ufficio di Presidenza della Lega delle autonomie locali. Nel 2005 presenta la relazione parlamentare sul caso Antonveneta e le intercettazioni dei senatori: si trattò della prima riflessione intorno ad una guarentigia "di difficile gestione (vista la natura di atti a sorpresa di queste misure)", riflessione in buona parte confermata dalla successiva sentenza n. 390 del 2007 sulla Legge Boato. Nel 2024 abbandona il PSI per aderire al Movimento Socialista Liberale di Oreste Pastorelli e Maurp Del Bue
Milano, gli Europeisti chiamati a raccolta il 15 giugno: il progetto lanciato da Pina Picierno

Il 15 giugno, al Teatro Parenti di Milano, gli Europeisti chiamano a raccolta chi crede ancora che l'Europa sia una patria e non un vincolo. Lo scrivo da promotore dell'iniziativa, e proprio per questo senza l'agio della terzietà: il disagio che vogliamo nominare riguarda tutti e a tutti chiede risposte. Tocca le componenti moderate del centrodestra, i riformisti del Partito democratico, lambisce l'area liberale che rifiuta il bipopulismo di destra e di sinistra. È l'inquietudine di chi sa di non avere più una casa.
Il Partito democratico, ormai subordinato all'agenda politica di Conte e di Avs, ha smesso di rappresentare la sua componente riformatrice se non come zavorra da gestire. Sull'altro versante, la galassia moderata che pure abita la maggioranza si scopre afona ogni volta che il sovranismo detta i tempi: europeista nei convegni, silenziosa nelle votazioni che contano. Il fronte liberale, frantumato in sigle che si elidono a vicenda, paga un'irrilevanza che nessun accordo dell'ultimo minuto ha mai sanato. I partiti maggiori non assorbono più quella domanda. Non possono, perché le loro geometrie interne lo impediscono. E forse — è il sospetto più amaro — non vogliono: un riformismo organizzato è scomodo per chi ha costruito la sopravvivenza sulla sua dispersione.
Qui sta il punto che il progetto lanciato da Pina Picierno costringe finalmente a nominare, e che l'appuntamento milanese vuole tradurre in un luogo fisico, in volti che si guardano. Non l'ennesimo cespuglio centrista, di quelli che nascono per pesare in una trattativa e muoiono il giorno dopo averla persa. Ma la forma di una cultura politica che esiste, produce classe dirigente, amministra città e regioni, e resta priva di una rappresentanza nazionale che ne raccolga la voce. Una cultura che ha nell'Europa non un'etichetta ma la propria misura: l'idea che la sovranità, nel mondo dei blocchi continentali, o è condivisa o non è. Senza quel domicilio, ogni riformista è un ospite tollerato a tempo. Ciò che manca non è l'analisi, che Claudio Velardi ha già illustrato con nettezza su queste pagine. Manca un atto. Un ultimo passo che non è tattica ma carattere: il coraggio di non essere più il primo di una piccola formazione per diventare uno tra pari in un disegno grande; l'orgoglio di rivendicare una storia senza complessi verso i due poli; la responsabilità di chi capisce che l'irrilevanza, a furia di rinviare, diventa una condizione. Devolvere sovranità a un progetto comune non è un sacrificio. È l'investimento che, in questa stagione, possa ancora rendere. Il resto sono veti che si raccontano come prudenza.

forum lecodelpopolo@gmail.com
EPPUR SI MUOVE…. (anche a livello locale)…
…come lascia pensare l'incrocio (dialettico) delle lame tra opposte sensibilità nel contesto socialista territoriale. Come è noto, chi scrive qui e chi opera nell'Associazione Zanoni è testimone politico “senza tessera” (fintanto persisteranno le condizioni ostative di un processo di convergenza e di rimodulazione della testimonianza del pensiero liberalsocialista e laburista. Operiamo da “simpatizzanti” del Movimento dei Socialisti Liberali, nell'auspicio, anzi nella quasi certezza dell'approdo del percorso di convergenza di cui abbiamo parlato in questo ampio dossier.
Senza, ovviamente per le ragioni premesse, schierarci per le opposte sensibilità rappresentate, le ospitiamo nello spirito di un confronto di interesse universale e non di un lancio di stoviglie sul ballatoio. Partecipano al confronto Stefano Loi e Alessandro Gaboardi. Ovviamente, la testata resta a disposizione per il prosieguo del dibattito.
LETTERA APERTA IL PSI DEVE TORNARE TRA LE PERSONE
Sul futuro del socialismo nella provincia di Cremona Il Partito Socialista Italiano deve tornare tra le persone. Deve tornare nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle associazioni, nelle vertenze sociali e nelle difficoltà quotidiane di chi non possiede potere, protezioni, relazioni o strumenti sufficienti per farsi ascoltare.
Deve guardare le persone negli occhi. Deve saper ascoltare prima di parlare. Deve comprenderne la fatica, le paure, le necessità, le aspettative e il senso di abbandono prodotto da una politica sempre più distante dalla vita reale.
Deve tornare a parlare di lavoro, salari, sanità, casa, istruzione, pensioni, diseguaglianze, assistenza, diritti e giustizia sociale. Deve rappresentare chi lavora, chi cerca lavoro, chi lo ha perso, chi vive nella precarietà, chi non riesce a curarsi, chi non trova una casa e chi non possiede relazioni abbastanza influenti per vedere riconosciute le proprie ragioni.
Il socialismo non è una parola da custodire in una teca. Non è una rendita storica, una commemorazione permanente o il ricordo nostalgico di una stagione politica conclusa. È un metodo, una responsabilità, una funzione sociale e una concezione morale della vita pubblica.
Essere socialisti significa trasformare i bisogni in proposte, i conflitti in tutele, le diseguaglianze in battaglie politiche e l'indignazione in organizzazione. Significa costruire strumenti concreti affinché i diritti non rimangano dichiarazioni astratte, ma diventino condizioni reali di libertà, dignità ed emancipazione.
La politica è sacrificio. È tempo sottratto a se stessi e restituito alla comunità. È esposizione, responsabilità, fatica, studio, ascolto e presenza. È un dare senza pretendere necessariamente di ricevere. È passione, disponibilità e volontà di spendersi per qualcosa che appartiene a tutti. La politica autentica non nasce dall'aspettativa di una candidatura, di un incarico, di un favore o di una collocazione. Nasce da un dovere morale, civico e sociale verso la comunità.
Chi fa politica deve essere disposto a dare più di quanto riceve. Deve accettare che l'impegno possa non produrre vantaggi personali, riconoscimenti o avanzamenti. Deve saper lavorare anche quando non vi sono riflettori, fotografie, applausi o posizioni da distribuire. La politica perde dignità quando diventa gestione di relazioni utili, ricerca di compatibilità personali, attesa di una candidatura o investimento sulla propria carriera.
Chi assume responsabilità nel partito deve prestare servizio, attraverso il partito, alla collettività. Il partito deve servire la comunità. Non deve servire le ambizioni personali di chi lo dirige. Non deve diventare uno strumento di avanzamento individuale, né una struttura attraverso la quale costruire relazioni utili, candidature, incarichi o collocazioni istituzionali.
Il Partito Socialista Italiano è uno dei portatori storici del socialismo. Ne rappresenta una tradizione, una storia e uno strumento politico. Ma non è il proprietario del socialismo e non possiede alcun monopolio sulla sua definizione.
Non basta amministrare un simbolo per rappresentarne i valori. Non basta rinnovare una tessera, organizzare una commemorazione, partecipare a un incontro o richiamare continuamente il passato per svolgere una funzione politica nel presente.
Un partito merita il proprio nome quando vive nella società, quando ascolta, organizza, propone, combatte e produce risultati verificabili. Nella provincia di Cremona tutto questo non sta accadendo con la forza, la continuità e la serietà necessarie.
Il PSI provinciale è oggi politicamente pressoché inesistente. Non perché manchino una storia, un simbolo, iscritti o persone capaci. È inesistente perché ha progressivamente rinunciato a esercitare una funzione autonoma. Non determina una linea, non apre vertenze, non costruisce campagne proprie, non impone temi al dibattito pubblico e non produce una proposta politica territoriale riconoscibile.
Interviene marginalmente su percorsi stabiliti da altri e si limita troppo spesso ad accompagnare decisioni, iniziative e indirizzi politici elaborati altrove.
Non conduce. Si accoda. Siamo diventati l'ennesimo vagone di coda di un treno guidato da altri. Altri scelgono la direzione, stabiliscono la velocità, decidono le fermate e indicano la destinazione. Il PSI sale a bordo, si adegua e cerca di conservare una presenza, spesso soltanto nominale.
Questa non è alleanza politica. È subordinazione. Un partito socialista non deve occupare l'ultimo vagone di un convoglio altrui. Deve avere l'ambizione, la forza e il coraggio di essere motrice.
Deve produrre idee, elaborare proposte, aprire conflitti democratici, indicare una direzione e assumersi la responsabilità di condurla.
La motrice non è tale perché pretende di viaggiare da sola. È tale perché possiede energia, orientamento e capacità di movimento. Può costruire convergenze, unire altre forze e procedere insieme, ma non può rinunciare alla propria funzione e lasciare permanentemente ad altri il comando.
Il PSI deve tornare a formulare le proprie idee e a sostenerle a testa alta. Deve ascoltare le persone, leggere i bisogni del territorio e trasformarli in una linea politica socialista, autonoma e riconoscibile.
Prima vengono le nostre idee. Prima viene la nostra lettura della società. Prima vengono le proposte che riteniamo giuste per i lavoratori, per le famiglie, per i giovani, per gli anziani, per chi vive nella precarietà e per chi non possiede rappresentanza.
Soltanto dopo si cercano convergenze con gli altri partiti. Quando le idee coincidono, o quando esiste uno spazio serio di mediazione, collaborare è giusto e necessario. Ma l'accordo deve nascere dall'incontro tra identità politiche autonome e reciprocamente rispettate, non dall'adesione passiva del soggetto più debole alla linea del soggetto più forte. Collaborare non significa obbedire. Allearsi non significa subordinarsi.
Partecipare a una coalizione non significa sciogliersi al suo interno. Cercare convergenze non significa attendere che altri elaborino le idee, assumano le decisioni e concedano infine al PSI uno spazio residuale. Non si può sottostare alle idee altrui, pur non condividendole, soltanto per mantenere in vita una coalizione o per non rischiare di perdere un posto negli assetti di governo provinciali o comunali.
Non si può rinunciare alla propria autonomia politica per conservare una possibilità di candidatura, una delega, un assessorato, una presenza in maggioranza o una posizione all'interno di un'amministrazione.
Non si può temere di esprimere le proprie idee o la propria contrarietà alle decisioni altrui soltanto perché non si vuole entrare in contrasto con un sindaco, un assessore, una giunta o un alleato politico.
È inaccettabile. Un partito socialista deve avere il coraggio di dire ciò che pensa, di sostenere ciò che ritiene giusto e di opporsi a ciò che considera sbagliato, anche quando questo significa incrinare equilibri, disturbare rapporti consolidati o rinunciare a una collocazione di comodo.
Le coalizioni hanno senso quando nascono dall'incontro tra idee autonome e reciprocamente rispettate. Perdono ogni dignità quando diventano il luogo in cui il soggetto più debole rinuncia alla propria voce per essere ammesso al tavolo del soggetto più forte.
Il PSI non può accettare qualunque linea soltanto per restare agganciato a una coalizione. Non può limitarsi ad approvare, accompagnare o ratificare decisioni assunte da altri. Deve portare le proprie idee, sostenerle con fermezza e pretendere che siano discusse nel merito.
Quando esiste un accordo reale, fondato su obiettivi condivisi, collaborare è giusto e necessario. Quando invece l'accordo richiede il silenzio, la rinuncia alla critica o l'abbandono della propria identità, non è più collaborazione. È subordinazione.
Il PSI deve esporsi per proporsi. Deve rendere riconoscibile la propria visione, indicare le proprie priorità, assumere posizioni chiare e accettarne le conseguenze. Nessuno riconoscerà al socialismo un ruolo se i socialisti stessi temono di rivendicarlo.
La credibilità non nasce dalla prudenza permanente. Nasce dalla coerenza tra ciò che si afferma, ciò che si difende e ciò che si è disposti a sacrificare.
Chi fa politica deve avere il coraggio di perdere una posizione pur di non perdere la propria dignità politica.
Il PSI provinciale appare invece debole, frammentato, ripiegato sui propri equilibri interni e scarsamente riconoscibile nella vita politica e sociale del territorio.
Esistono incontri, comunicazioni, tesseramenti, partecipazioni a iniziative organizzate da altri e momenti culturali. Non emerge, tuttavia, una direzione politica organica.
Manca un progetto provinciale. Manca una strategia di radicamento. Manca una campagna permanente di ascolto e presenza sociale.
Manca una programmazione capace di unire le diverse aree della provincia. Manca la capacità di trasformare il PSI in una comunità politica aperta, visibile, combattiva e contemporanea.
Condividere articoli, commentare l'attualità politica, partecipare a manifestazioni promosse da altre organizzazioni o convocare occasionalmente un incontro non significa costruire un partito.
La politica richiede continuità, metodo, elaborazione, organizzazione e responsabilità. Richiede campagne autonome, proposte amministrative, vertenze territoriali, formazione politica, iniziative pubbliche, crescita organizzativa e presenza costante tra le persone.
Ho chiesto internamente, in più occasioni, che il PSI uscisse dall'invisibilità. Ho chiesto che si aprisse un confronto sulle necessità del Cremasco, che si elaborasse un programma territoriale, che si costruisse una strategia di partecipazione e radicamento, che il partito tornasse nelle piazze e nella società.
Ho chiesto che alle parole seguissero i fatti. Quelle richieste non si sono tradotte in un processo politico adeguato. Sono rimaste sollecitazioni isolate, discussioni episodiche e disponibilità personali mai trasformate in un progetto collettivo.
La federazione provinciale ha inoltre fallito nel compito essenziale di unire Crema e Cremona. La separazione tra i due principali centri della provincia è politicamente inaccettabile. Crema e Cremona sembrano appartenere a due realtà differenti, divise da un confine interno che la segreteria provinciale avrebbe avuto il preciso dovere di superare.
Una federazione provinciale esiste per unire i territori, fare circolare idee, persone e competenze, coordinare le attività, costruire campagne comuni e rappresentare la provincia nella sua interezza.
Non può accettare che il Cremasco e il capoluogo vivano come due compartimenti separati. Non può limitarsi a registrare la distanza. Deve ricomporla.
Quando questa ricomposizione non avviene, la funzione provinciale perde la propria ragione politica.
Il PSI della provincia di Cremona non può neppure vivere isolato dal resto della Lombardia. Deve partecipare alla vita politica regionale, collaborare con le altre federazioni, contribuire alle iniziative lombarde e costruire una linea comune sui grandi problemi che attraversano i territori.
Sanità, trasporti, lavoro, crisi industriale, casa, welfare, invecchiamento della popolazione, transizione tecnologica e diseguaglianze non possono essere affrontati attraverso piccoli recinti locali.
Il provincialismo organizzativo conduce soltanto alla marginalità. Occorre smettere di essere borghesi.
Borghesi nel senso peggiore del termine: chiusi nei salotti, nelle liturgie, nelle convenienze, nelle relazioni ristrette e nei linguaggi comprensibili soltanto agli addetti ai lavori.
Occorre uscire dalle stanze e tornare nelle strade. Occorre stare tra la gente, tra le genti, non soltanto nei circoli ristretti in cui tutti si conoscono, si riconoscono e si confermano reciprocamente.
Occorre incontrare chi non frequenta il partito, chi non possiede una tessera, chi non utilizza il nostro linguaggio e chi non sa ancora di condividere valori profondamente socialisti.
Bisogna guardare le persone negli occhi e ascoltarle senza supponenza, senza formule precostituite e senza la pretesa di impartire lezioni da una posizione di superiorità politica o culturale.
Il politichese borghese è una lingua morta.
È il linguaggio di una politica che parla a se stessa, che utilizza parole prive di presa sulla vita reale e che confonde la complessità con l'incomprensibilità.
Non rende il pensiero più alto. Lo rende sterile. Il socialismo deve parlare una lingua colta, precisa, rigorosa e comprensibile. Non deve impoverire il pensiero, ma renderlo vivo.
Deve saper spiegare la giustizia sociale attraverso il salario, il diritto alla salute attraverso le liste d'attesa, il diritto alla casa attraverso gli affitti insostenibili, la dignità del lavoro attraverso la precarietà, lo sfruttamento e l'insicurezza.
Le persone non hanno bisogno di un partito che parli sopra di loro. Hanno bisogno di un partito che parli con loro e, quando necessario, per loro. La struttura del partito deve essere posta al servizio della comunità. Non può diventare uno strumento di proiezione individuale, di visibilità personale o di consolidamento della posizione dei dirigenti.
La promozione di un libro scritto dal segretario provinciale non rappresenta, isolatamente, un fatto censurabile. Diventa però politicamente significativa quando il partito dimostra maggiore prontezza e capacità organizzativa nel sostenere un'iniziativa personale rispetto a quella mostrata nel convocare gli iscritti, ascoltare i territori, organizzare campagne sociali e costruire proposte collettive.
È questa sproporzione, rispetto alla scarsità dell'iniziativa collettiva, che considero politicamente grave.
Quando il partito cessa di essere uno strumento della comunità e diventa amministrazione di relazioni, visibilità e posizioni, la politica perde la propria funzione.
Il PSI della provincia di Cremona, prima ancora di aspirare a tornare elettoralmente rilevante, deve tornare a essere un movimento socialista.
Deve creare comunità prima di amministrare tessere. Deve incontrare le persone prima di chiedere loro un voto. Deve portare i valori socialisti nelle strade e farli vivere attraverso battaglie concrete.
Deve riconoscere quel socialismo diffuso che esiste già nella società, anche tra persone che non ne conoscono il nome o non possiedono consapevolezza della propria appartenenza culturale e politica.
Le persone vengono prima del simbolo. Il simbolo acquista valore soltanto quando rappresenta bisogni, diritti, partecipazione e risultati. Questa ricostruzione richiede una nuova direzione politica.
La responsabilità dello stato attuale della federazione ricade innanzitutto su Alberto Gigliotti, in qualità di segretario provinciale del Partito Socialista Italiano della provincia di Cremona.
Il segretario provinciale risponde politicamente dell'organizzazione, dell'unità territoriale, della linea, della crescita e della capacità di iniziativa della federazione.
La debolezza locale non può essere attribuita indefinitamente alla crisi nazionale del partito, alla scarsità degli iscritti o alle difficoltà generali della politica.
Chi assume una funzione dirigente assume anche la responsabilità dei risultati, delle omissioni e delle occasioni perdute.
Alberto Gigliotti non ha prodotto il cambiamento necessario. Ha amministrato una struttura debole senza riuscire a trasformarla in un partito vivo, unitario, radicato e politicamente influente.
La sua direzione ha conservato gli equilibri esistenti, ma non ha ricostruito una comunità. Ha mantenuto in vita una struttura, ma non le ha restituito funzione. Ha amministrato la marginalità, senza interromperla. Questo metodo ha esaurito ogni giustificazione.
Per queste ragioni, dopo averle esposte pubblicamente e senza ambiguità, invito Alberto Gigliotti a rassegnare le dimissioni dalla carica di segretario provinciale del Partito Socialista Italiano della provincia di Cremona. Non è una richiesta formulata per ostilità personale. È una richiesta politica.
La sua permanenza nella carica non rappresenta più una soluzione, ma la prosecuzione del problema. Le dimissioni devono aprire una fase nuova, restituire voce agli iscritti, ricomporre la frattura tra Crema e Cremona, riattivare il rapporto con il PSI lombardo e riportare il socialismo nel territorio. La politica è sacrificio, responsabilità e servizio.
Non è il possesso di una carica. La responsabilità non consiste nel difenderla fino all'ultimo. Consiste nel comprendere quando la propria permanenza impedisce il cambiamento. Quel momento è arrivato.
Stefano Loi Iscritto al Partito Socialista Italiano – Cremona 12 giugno 2026
Un interrogativo, sotteso
Caro direttore, Colgo come irrituale e anche un po' ambiguo che tu pubblichi una lettera aperta ai socialisti che si conclude con la richiesta di dimissioni del Segretario Provinciale.
Tuttavia l'importante che se ne parli e si arricchisca il dibattito. Beninteso ciò che manca nel campo che si ispira al socialismo non è specificamente quello, anzi, la ricchezze di comitati e di formazioni simil partitiche non mancano, tu stesso sei iscritto ai Socialisti Liberali, mentre io insisto, con modestia, senza ambire ad alcunché a restare nel Partito tradizionale pur vedendo i limiti e le scarse aspettative di successo che il PSI ha.
Singolare però che il PSI rimanga presente con continuità in parecchie aree del sud Italia e stenti a riprendersi proprio nelle aree del nord dove era maggiormente radicato.
Questo è l'interrogativo, sotteso, che la lettera di Stefano Loi pone.
Essere nella società a fianco di tutti cercando di comprenderli, aiutarli ed essere aiutati. In una parola creare umanità e socialista.
Un tempo, o come si dice nella parabole evangeliche, "in quel tempo". In quel tempo molti di noi socialisti nuotavano nel mare sociale a fianco di molti e con essi cercavamo approdi sicuri e confortevoli.
Tipo la sanità pubblica, lo statuto dei lavoratori, la modifica del codice civile nelle parti che era discriminatorie per alcuni cittadini, vedi le donne e gli omosessuali.
Un tempo, eravamo giovani. Propositivi audaci, generosi.
Quarant'anni fa io, io stato il fondatore, assieme ad altre otto persone del Sindacato Inquilini Casa e Territorio, dal quale scaturì il libro da cui si trasse la legge sull'equilibrio canone
Lo stesso gruppo fondò la Lega Consumatori Acli.
Entrambe le iniziative in poco tempo si diffusero in tutto il paese mobilitando centinaia di persone e facendo crescere tanti bravi dirigenti locali.
Oggi, sono ristretto negli ambiti famigliari o poco più. E temo, purtroppo, che sia la parabola di molti altri iscritti al partito socialista. Forse è solo per noi lombardi ma di fatto noi non nuotiamo nella stessa acqua sociale o lo facciamo a lente bracciante non al ritmo necessario
È pur vero che la nostra lunga esperienza ci porta ad essere "superbi" e incosciamente entriamo nei dibattiti da bar proponendo soluzioni, non dubbi. Ma è anche altrettanto vero che i più giovani sono poco inclini ad ascoltare. Leggono poco e quel poco sembra il tutto.
Non seguono il vecchio adagio della canzone di Vecchioni: eravamo quattro amici al bar..si parlava di umanità, di giustizia e libertà. I 4 amici discutevano sul da fare per migliorare la società ma, parlavano, discutevano non erano l'uno contro l'altro.
Questo dovrebbe essere d'esempio per migliorare i dibattiti televisivi.
La difficoltà del dialogo è della trasmissione verbale è oggi un dramma. La chiusura delle grandi fabbriche ha reso difficile il dialogo interpersonale. Il lavoro da casa ha maggiormente inciso su questo.
Le strutture che in parte ovviano a questo inconveniente sono quelle del volontariato, sempre ancora forte, ma sempre più anziano e strutturato.
In sintesi concordo con l'editto della prima parte, non mi esprimo su quella centrale mentre lascio a chi di dovere le richieste finali. Buon lavoro.
Crema 14 giugno 2026
ALESSANDRO GABOARDI alessandro.gaboardi@alice.it