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La sinistra e la questione socialista /34

  28/02/2024

Di Redazione

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Civismo e culture politiche

L'interesse che ha destato la lista civica Novità a Cremona, come a seguire, le prese posizione da altri Comitati civici, hanno stimolato diverse riflessioni sui rapporti tra il civismo e le culture politiche.

In generale la proliferazione delle liste civiche, in risposta alla attuale ed insoddisfacente offerta politica, oggettivamente non ha avuto i risultati attesi, anzi, nelle recenti consultazioni elettorali, l'opzione civica non ha arginato per niente il diffuso astensionismo.

Tante formazioni civiche, hanno disorientato gli elettori per la loro finta origine, i loro obiettivi personalistici, le loro pregiudiziali politiche, a danno di quelle realmente espressione di reali istanze locali monotematiche ovvero in difesa dei beni comuni.

Anziché cercare di contrastare il fenomeno, lanciando le reciproche identità e visioni politiche e programmatiche, i Partiti lo hanno assecondato attraverso la costruzione di affollate coalizioni, scarsamente coese e funzionali solamente alla raccolta di qualche voto in più.

La reticenza delle forze politiche cremonesi ad approfondire il contenuto strategico dello studio MasterPlan 3C, promosso dalla Associazione Industriali e indicato come riferimento essenziale proprio dalla Lista Novità a Cremona, conferma l'impostazione di cui sopra.

Possibile che insieme alla filosofia imprenditoriale tesa alla ricerca di nuove “armi competitive”, non si debba prestare una doverosa attenzione anche al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, dei lavoratori e dell'ambiente in senso lato.

Possibile che non siano dirimenti gli orientamenti sulle questioni quali: la costruzione del nuovo ospedale cittadino, la realizzazione dell'impianto di biometano in zona San Rocco, la controversa autostrada Cremona Mantova, la rigenerazione urbana prioritaria rispetto alla edificazione su nuove aree verdi, l'assetto politico amministrativo del territorio ovvero sulla istituzionalizzazione delle aree omogenee del cremasco, del cremonese e del casalasco.

Il rapporto tra i Partiti politici, che non debbono abdicare al loro ruolo costituzionale di concorrere, con metodo democratico, alla determinazione della vita politica del Paese, ed i Movimenti portatori di istanze vive della società, più che conflittuale deve essere rispettoso e trasparente.

Eventuali alleanze o collaborazioni devono avere come presupposti le rispettive coerenze, credibilità e azioni sui temi in esame.

L'area socialista cremonese in tal senso, ha tutti i titoli ed il dovere di concorrere attivamente al recupero della fiducia dei cittadini nelle istituzioni cosi come negli eletti.

Virginio Venturelli, 23 febbraio 2024, Crema
Virginio Venturelli, 23 febbraio 2024, Crema

Riformismo Lib Lab

Buon pomeriggio il tuo recente editoriale sulla questione socialista è esaustivo e concreto. Al di là dei valori sociali ed idealistici del riformismo Lib Lab va considerata la realtà quotidiana che viviamo. Il politicamente corretto, come piacerebbe a molti, pochi politici lo praticano. La gente è confusa e delusa, manca la cultura e la consapevolezza del bene comune. Troppe parole e pochi fatti e poche promesse mantenute. Bisogna guadagnare la fiducia degli astensionisti e non la si guadagna saltando sul carro del vincitore. Le alleanze vanno costruite sul campo con convergenze e collaborazione. Abbiamo bisogno di volti puliti, di mani laboriose e non di sepolcri imbiancati. Sono preoccupata per il clima di scontro e odio che si va creando, anche la speranza di un futuro migliore va scemando.

Si sta avvicinando l'election day di inizio giugno. Che, da quel che so, interesserà anche Cremona. Percepisco che avanza un po' ovunque il “civismo”. Categoria che comprende un po' di tutto.

Possamai, sindaco di Vicenza, non ha voluto nessun politico nella sua campagna elettorale è andato personalmente in tutti i quartieri della città. Ha parlato con i cittadini, li ha ascoltati ha mostrato il suo viso pulito e la sua volontà di fare. La gente lo ha votato non per il partito di appartenenza ma per la fiducia che ha saputo infondere.

Mi rendo conto, però, che questo è il civismo per bene. Che non ha nascosto sotterfugi e per questo è stato apprezzato.

Caterina Lozza, 24 febbraio 2024, Vicenza
Caterina Lozza, 24 febbraio 2024, Vicenza

Difendere il bene di tutti

Caro direttore, Lei è a conoscenza di quanto io sia allergica alla parola “politica”. Eppure il suo significato dovrebbe abbracciare quel sentimento che a fine ottocento e primo novecento indirizzò tante belle persone a valorizzare i diritti della povera gente dai soprusi delle classi privilegiate. Sembrava un bel sogno. Il riscatto di chi ha sempre lavorato, sofferto, combattuto per difendere il bene di tutti. Matteotti, Garibotti, Boldori, il nostro sindaco Attilio Botti …personaggi il cui ricordo dovrebbe indicare anche oggi la strada da percorrere. Purtroppo il tempo scivola via e subentrano altri modi di intendere la guida e la protezione dei propri concittadini, delle loro priorità. Per vari motivi più o meno discutibili si favorisce l ‘affidamento delle gestioni di enti e società ad altri organismi e istituzioni. Chi ha votato convinto di appoggiare una certa linea di pensiero si sente, se non derubato, tradito. Nasce il malcontento ma non immediatamente esternato, così si rinuncia purtroppo a votare. Se comunque questo malcontento è comune dovrebbe unire, non dividere o guardare con sospetto uno con l'altro. Manca l'informazione? Da un momento all'altro si viene privati di un bene comune od obbligati a subire criticabili decisioni sul nostro territorio? Uniamoci, torniamo al rispetto l'un per l'altro, indipendentemente dal colore politico se vogliamo raggiungere un buon risultato. No nuovo ospedale, no bio metano, no alla svendita di beni pubblici, quanto vorrei che imparassimo a dire questi no per non lasciar svilire la nostra città. Le decisioni arrivano dall'alto? Si risponde dal basso, da quella gente che mantiene loro stipendi e onori e che non merita di essere ignorata e sottovalutata, ma invitata a una valida partecipazione. Grazie direttore, grazie a tutti quelli che hanno partecipato con cuore, sentimento e passione per dar vita a movimenti di cittadinanza attiva, il cui scopo maggiore è il perseguimento del bene comune.

Clara Rossini, 22 febbraio 2024, Cremona
Clara Rossini, 22 febbraio 2024, Cremona

Convergenza territoriale in materia di cultura e turismo culturale

Caro Eco, ho letto la chiosa alla locandina dell'evento allestito dall'Assessorato alla Cultura di Cremona. Si avvicina, per la maggior parte dei Comuni del territorio, la chiama alle urne. Sarebbe buona e feconda cosa che il tema rientrasse nel rader delle analisi e nei programmi dei competitors.

Chi è assente sul piano della cultura e del turismo culturale è la Provincia. Anni fa la Regione aveva delegato alle Province il controllo e il coordinamento delle attività turistiche. Ignoro se nel frattempo le leggi regionali e le direttive siano cambiate, quel che so è che la Provincia non fa niente. I comuni si muovono con l'ausilio delle pro loco, vedi Soncino e Crema oltre che Casalmaggiore ma in modo autonomo.

Proporre alle agenzie estere e lontane un tour di 4 giorni nella nostra provincia porterebbe un notevole incremento delle attività alberghiere.

Alessandro Gaboardi, 23 febbraio 2024, Crema
Alessandro Gaboardi, 23 febbraio 2024, Crema

…ça va sans dire…

Ci siamo in dirittura d'arrivo per le Consiliature delle istituzioni territoriale e, per quanto la nostra testata sia sterilizzata da pericoli di contaminazione della politique politicienne praticata dagli aggregati partitici, sarà, come si percepisce dai contributi sopra pubblicati, difficile escludere un'interferenza tra i diversi piani in cui si articola la più vasta analisi. Quello principale della presente rubrica, che affronta da sempre il profilo idealistico e teorico della questione ben presente nella sinistra, e l'altro, che riflette, invece, le problematiche inerenti alle politiche del territorio.

Di questi due livelli si incarica di fare un importante raccordo il sempre apprezzato Virginio Venturelli.

Ecco, diciamo subito che, senza farlo diventare perno ipnotico delle attenzioni e dei pronunciamenti, l'argomento, nel prosieguo assumerà nell'economia delle prossimi edizioni un suo spazio rimarchevole.

Così d'impulso, di getto, pur riallacciandoci ai contributi di cui sopra, che affrontano in modo ineccepibile le modalità di testimonianza della buona politica in frangenti come la vigilia del confronto delle idee, dei programmi, delle liste, dei candidati ci verrebbe un'esternazione. Un disinteressato consiglio. Ragioni di galateo di stile comportamentale e di rispetto verso la cittadinanza imporrebbero agli uscenti di sollevare almeno parzialmente il piede dall'acceleratore astenendosi dall'impulso di strafare in quella sorta di gestione stralcio che è la dirittura d'arrivo

Per rispetto dell'opinione pubblica e del corpo elettorale. Che non hanno bisogno di narrazioni bulimiche sul realizzato e sulle intenzioni per il futuro (specie quando entrambe le categorie sono declinate, per il passato, in eccessi controfattuali e per il futuro manifestamente non correlate alla realistica sostenibilità. Se non proprio un autocomissariamento le governances agli sgoccioli di mandato, dovrebbero metabolizzare l'esortazione a non strabordare dal buon gusto e dal dovere civico di non ipotecare la sostenibilità del prosieguo delle strategie municipali.

Avremo modo di approfondire l'argomento, così ben lumeggiato da Venturelli e dai nostri tre lettori-collaboratori.

Ci limitiamo qui ad introdurlo in una visione prospettica, che, ci sembra, manca dalle prime battute di una “campagna” che si distingue in senso generale per un quasi totale distacco da un ineludibile approccio alle strategie del territorio (quello che comincia da Rivolta e lungo cento chilometri arriva all'area Oglio Po).

Ad eccezione, come quasi sempre, del ceto dirigente del comprensorio cremasco che da tempo, al di là dalle logiche ed accettate differenti sensibilità, dimostra, e non in omaggio al campanilismo, la priorità dell'impegno ad armonizzare e far convergere le specificità comprensoriali in una visione, che ottimizzi un progetto di sviluppo e di gestione corrente anche a vantaggio della crescita di tutto il territorio provinciale. Che, detto in camera charitatis, avrebbe tanto bisogno di slanci come quello interpretato sull'Area Omogenea.

Che, senza nulla togliere all'impegno delle sue attuali levatrici, non fa che virtuosamente riprendere il filo di una testimonianza inopinatamente interrotto dall'irruzione della cosiddetta seconda repubblica.

Dall'inizio degli anni 60 e per trent'anni, la Provincia fungeva da propulsore del progetto di applicare anche territorialmente le teorie programmatorie.

Dando vita a Consorzi Intercomunali (corrispondenti alle tre aree storiche, che storicamente dai distretti di metà 800 aggregarono per naturale gravitazione e omogeneità il 115 Comuni).

Il Cremasco, con il formale insediamento avvenuto nei giorni scorsi, manda un messaggio, che tutti i players dell'ormai incipiente fase preparatoria del prossimo election day di giugno farebbero bene a collocare nelle priorità delle analisi e nei progetti, più che del prossimo mandato quinquennale, come fondale strategico dei prossimi decenni.

Almeno un terzo dei Comuni, per ragioni di “fisico” e per disaffezione popolare all'impegno amministrativo, fa fatica a sbarcare il lunario di quello che sarebbe la domanda comunitaria principale: sormontare la frantumazione e convergere verso programmi sostenibili di coesione per l'uscita dalla marginalizzazione e per l'imbocco di una fase di sviluppo congrua per tutta la provincia.

Sarà questo il “tavolo” in cui profonderemo il nostro massimo sforzo editoriale di promozione del confronto.

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