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La ex Bertarini di Sesto chiude. 50 lavoratori licenziati /2

Il lavoro, innanzitutto!

  15/01/2023

Di Redazione

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Abbiamo recentemente dato notizia della proditoria chiusura dell'azienda; proditoria non solo perché rivelatrice delle posture di un'imprenditoria che si comporta come i padroni delle ferriere, ma perché fa emergere un profilo industriale che sta tra la totale assenza di richiamo all'etica sociale (che dovrebbe essere anche nel bagaglio civile degli imprenditori) e le furbizie di Totò e Peppino (propensi a tirare pacchi).

Alla domanda (mica tanto) retorica dell'impacciato nipote Mimmo (“che vor dì'?”), inconsapevole della provenienza e delle dinamiche del pacco, Sora Lella avrebbe risposto:

‘a Gnoccolone… vor dì che ce l'hai nel...

Va be' che c'erano le feste di Natale e che una chiusura poteva giustificarsi. Soprattutto, se fosse stata utile e funzionale al padrone delocalizzatore, che, nelle more della sosta festiva, ha potuto tranquillamente e senza colpo ferire disinstallare i macchinari e accentrarli in una location funzionale alle strategie di ottimizzazione della produzione, delle economie di scala, (ultimo ma non ultimo) dei profitti.

Confessiamo il nostro totale sconcerto di fronte ad un approdo, che può apparire inaspettato per noi (che non seguiamo da vicino le vicende industriali del territorio), ma che non doveva esserlo né per il Sindacato né per la rete istituzionale territoriale (che, al di là delle attribuzioni, resta sempre il terminale del rapporto sociale).

Non inaspettato avrebbe dovuto esserlo più che per la rappresentanza delle maestranze (e non ci riferiamo alla RSU, impossibilità a seguire le strategie finanziarie dei gruppi industriali) per il Sindacato, orizzontale e verticale (come si diceva una volta).

Giù, una volta c'erano il Centro Studi (che appunto monitoravano le tendenze e soprattutto i Bilanci e le operazioni straordinarie di accorpamento) e una dirigenza attenta a tutti i livelli ad ogni stormir di fronda, che preludesse, anche con piccole avvisaglie, agli sbocchi del tipo di quello di cui ci stiamo qui occupando. E propensa ad attivarsi in chiave preventiva.

In vista dell'incontro di Lunedì 9 gennaio (a porte chiuse, ci è stato detto) nella sede della CdL c'era un comprensibile preannuncio di spiegazioni circa l'epilogo. Di un percorso che non si può neanche qualificare come una vertenza collettiva, che non è neanche iniziata. Ci dobbiamo accontentare di quanto ha passato la stampa accreditata, in termini sia di scarsa cronaca della riunione sia delle argomentazioni e delle conclusioni.

Ovviamente premesso da che parte stiamo noi nella vicenda, non ci pare azzardato sostenere che al comprensibile quesito principe del "Perché ci lasciano a casa?"  ci sono stati e continuano ad essere segnali di inconsapevolezza, attorno alle strategie del gruppo industriale.

Non ci inventiamo qui quello che non siamo. Ma se i i corpi sociali deputati a dare spiegazioni avessero minimamente monitorato le strategie (senza scomodare accademici, ma semplicemente smanettando su Internet), non si sarebbero trovati con un palmo di naso, di fronte ad una svolta (è stato detto) inaspettata.

"Perché non ci hanno mai detto nulla?", "Cosa ne sara' di noi?": avrebbe potuto essere sulla punta dell'osservatorio.

Bastava leggere e approfondire quanto abbiamo letto noi su Google, che riportiamo di seguito.

“Con l'ambizione di diventare un player completo nel mondo dei primi piatti italiani, il Pastificio Di Martino ha acquisito la maggioranza di Grandi Pastai Italiani: una società reggiana attiva nella pasta fresca, da tempo nell'orbita del forte sistema cooperativo locale, che ha chiuso il 2016 con ricavi pari a 52 milioni di euro e una previsione di 59 milioni nel 2017. Si tratta di un'acquisizione interessante sotto vari profili. Il primo riguarda la possibilità di integrare in modo virtuoso i mondi della pasta fresca e secca per attivare vantaggiose sinergie. Il secondo riguarda la possibilità di convivenza tra un imprenditore privato e un soggetto cooperativo nella stessa società. Di Martino ha infatti acquisito il 67% di Grandi Pastai Italiani, mentre la restante parte rimarrà in mano a Tavola Emiliana, una società nell'orbita di Par.Co, la finanziaria di partecipazioni di Legacoop che manterrà anche un posto in cda. Un esempio positivo esiste già: è Grandi Salumifici Italiani (joint venture tra Senfter e Unibon) e conferma che il modello misto può avere un futuro nel settore alimentare italiano dove la presenza della cooperazione è forte. Tra Di Martino e gli emiliani sono state stipulate, comunque, una serie di accordi di opzione di acquisto e vendita delle rispettive quote (put e call options) per risolvere la coabitazione, ma per i primi 18-24 mesi non dovrebbe succedere niente. L'entrata nel capitale di Grandi Pastai Italiani avviene per aumento di capitale. Un'iniezione di denaro fresco pari a 7 milioni di euro che servirà ad ammodernare impianti e migliorare l'efficienza produttiva nei tre stabilimenti, lasciando indietro anni più difficili. Grazie a quest'acquisizione il Gruppo Di Martino raggiungerà i 150 milioni di euro di ricavi e sette stabilimenti produttivi. Novità firmate Di Martino.

Il ruolo di Grandi Pastai Italiani all'interno del nostro gruppo – dice a Food Giuseppe Di Martino, Amministratore Delegato dell'azienda di famiglia – sarà duplice: da un lato ci coprirà il profilo “convenience” nel primo piatto, tipico della pasta fresca ripiena e sempre più apprezzato dai consumatori, e dall'altro vogliamo esaltarne la tipicità con linee premium e gourmet ad alto valore aggiunto con forte vocazione territoriale. Intendiamo cambiare il mix di produzione, cercando di diminuire il peso di prodotti private label (il grosso della produzione di Grandi Pastai Italiani, ndr.) a basso valore aggiunto, per proporre novità con i nostri marchi di pasta. È sulla rampa di lancio, infatti, una linea di pasta fresca a marchio Antonio Amato (brand distribuito al Centro-Sud, ndr.) che rappresenta il primo progetto di integrazione, cui ne seguiranno altri e non è escluso che per la fine del 2017 e l'inizio del 2018 possa arrivare qualcosa a marchio Di Martino, ancora in fase di studio. Uno dei punti di forza di Grandi Pastai Italiani è l'avere una grande cucina interna che riesce a sviluppare “in casa” tutte le ricettazioni per essere sempre al passo con i tempi e con le richieste dei clienti.

Occorreva altro per non farsi trovare impreparati!?  Sia pure di sfuggita, non possiamo comunque trascurare nella chiosa il ruolo principale dell'imprenditore Pastificio Di Martino “che ha acquisito la maggioranza di Grandi Pastai Italiani: una società reggiana attiva nella pasta fresca, da tempo nell'orbita del forte sistema cooperativo locale.”

Già “il forte sistema cooperativo”, che non solo quando è distributore chiude (come è successo nella nostra provincia) negozi, superette e market (elencando Soresina, Pizzighettone, Casalmaggiore), ma nella veste di imprenditore manifatturiero chiude, in concorso col prevalent partner “padrone”, anche le aziende produttive (che in esclusiva o in partnership controlla).

Si ben comprende, adesso (che come direbbe Sora Lella, che "ce l'abbiamo in saccoccia") l'inconsapevolezza che traspare in alcune dichiarazioni (apparentemente) naifes (in realtà, molto ben compenetrate nella conoscenza dei fatti).

Il nocciolo della questione è sempre il solito: si acquisisce il marchio e la sua eccellenza per poi delocalizzare, è la storia che si ripete, anche a Cremona è già successo in passato e questo è un comportamento speculativo inaccettabile.

La RSU aziendale:

Per noi è una svolta inaspettata noi ci abbiamo sempre creduto nonostante le complicazioni degli ultimi due anni; noi abbiamo sempre lavorato per raggiungere gli obiettivi fissati dalla direzione.

Ad esempio, imponendo alla controparte datoriale di sedersi al tavolo del confronto sulle strategie del gruppo e attuando l'unica mossa deterrente e determinante, che era la difesa dei macchinari in loco. Senza dei quali la ricollocazione se non fosse completamente svanita, sicuramente non sarebbe stata in certo qual modo agevolata dal grave culpa in vigilando del Sindacato.

Mentre, a cose fatte, la contromossa sarà da piattino in bocca e mutande in mano, con l'intento, comunque apprezzabile, di attivare delle "tutele" postume. In tal modo (se andrà bene, come c'è da sperare nell'interesse delle famiglie) i carichi della ineludibile solidarietà saranno almeno in parte spalmati sulla previdenza e sulla fiscalità.  L'imprenditore fedifrago, il cui successo si è avvalso, ripetiamo con franchezza, dello stato soporifero del Sindacato, troverà le proprie strategie rilocalizzative in qualche misura finanziate dall'intervento parapubblico.

Da quanto leggiamo, però, la volontà del “padrone” non sarebbe minimamente improntata da una sia pur minima mediazione. È stato detto che “la Regione avrebbe i soldi per finanziare la cassa integrazione straordinaria in deroga…ma Grandi Pastai Italiani potrebbe non aderire”. In quanto, aggiungiamo noi, il passaggio propedeutico per attivare questo ammortizzatore sociale è la dichiarazione di cessata attività. Ed evidentemente ciò non rientra nei disegni padronali; che mirano, come abbiamo detto, a far tabula rasa dei 54 lavoratori di Sesto, non già a cessare l'attività. Che, infatti, proseguirà nella “casa madre”. Essendo ormai evidente che l'opzione di GPI non è minimamente interessata a cooperare agli auspici (Speriamo che la proprietà, almeno in questa occasione, dimostri la sensibilità necessaria per affrontare l'emergenza sociale), ben rappresentati dal Consigliere Regionale Piloni e dalle dichiarazioni del candidato Governatore Majorino.

Non si può certo alzare le barricate per un sia pur grave fatto sociale come questo, che lede il diritto costituzionale del lavoro.

Ma ad esempio, ricordando che nel 2023 ricorre il 130° anniversario della costituzione a Cremona di una delle prime Camere del Lavoro, sarebbe quanto mai opportune che opinione pubblica, Istituzioni Locali, Sindacati, Sezioni Soci di Lega Coop attivassero una forte mobilitazione sociale e civile. Che non escludesse un appello al boicottaggio dei punti vendita Coop e dei prodotti Pastificio Di Martino- Amato- Grandi Pastai Italiani.

C'è da giurare che la nostra testata starà sul pezzo.

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