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Inciampi sulle rive dell'Adda

  25/03/2024

Di Redazione

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A Pizzighettone, dinieghi negazionisti a "pietre" didascaliche per la verità storica

Così titoliamo il dossier che avremmo desiderato intestare, ma con ben altre aspettative, all'iniziativa tendente fare anche dell'importante Borgo dell'Adda una situation dedicata alla memoria storica delle efferatezze del 900.

Così non sarà o comunque sarà con percorsi (condivisi e fecondi) diversi da quelli che ci saremmo aspettati.

Ciò premesso, pubblichiamo, senza ulteriori premesse introduttive, il documento/lettera aperte delle presidenze provinciali delle Associazioni Partigiane e il contributo esplicativo di Elisa Mancinelli, capogruppo di “Insieme si Cambia Pizzighettone”

Le associazioni partigiane e antifasciste scendono in campo a difesa della verità storica

Egregio Signor Sindaco di Pizzighettone apprendiamo da diverse fonti notizie su inaccettabili ed incongrue posizioni da Lei assunte in relazione a proposte della minoranza consiliare su storia e fatti generali e locali del secolo scorso.

Pare per esempio che Ella tenga molto a conservare la cittadinanza onoraria attribuita a suo tempo al duce Mussolini mentre respinge proposte volte a ricordare e commemorare le vittime del nazifascismo e delle persecuzioni e guerre da esso scatenate.

Ella motiva il suo rifiuto mettendo sullo stesso piano nazifascisti e comunisti.

Ma il nazifascismo fu fenomeno univocamente negativo su temi fondamentali come pace, democrazia, libertà, uguaglianza, esaltando e praticando razzismo, antisemitismo, aggressioni e genocidio.

E' incredibile dover ricordare che furono la Germania e l'Italia ad aggredire la Russia provocando il più alto numero di vittime che la storia abbia mai conosciuto in una guerra.

Il comunismo ha certamente conosciuto in Russia ed altrove momenti terribilmente negativi ed in contraddizione con i propri principi. I comunisti italiani, poi, sviluppando una autonoma teoria, furono componente importante, insieme ad altre forze, per il recupero della libertà e della democrazia. Una equiparazione non regge né storicamente né politicamente.

In particolare non può servire a negare positive e meritevoli iniziative come quella delle pietre d'inciampo o del ricordo dei giovani incarcerati a Pizzighettone per non piena osservanza verso il regime fascista e le sue politiche militari di guerra.

Non va mai dimenticato che la nostra Costituzione è antifascista, è frutto della Resistenza, cioè dell'unità tra diverse correnti laiche e cattoliche.

Associazione Nazionale Partigiani D'Italia, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.

Associazione Nazionale Divisione Acqui valutano molto positivamente iniziative come quelle messe in atto ormai in molti Comuni d'Italia e d'Europa nella forma delle pietre d'inciampo e consimili.

Le chiediamo quindi di ripensare alla decisione assunta. Sempre disponibili ad ogni confronto.

ANPI Il Presidente Gian Carlo Corada
ANPC Il Presidente Franco Verdi
ANDA Il Presidente Tiziano Zanisi

Il gruppo consigliare “Insieme si Cambia Pizzighettone”

“La storia non si può riscrivere”, dichiara il sindaco Moggi, e togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini nel comune di Pizzighettone non sarebbe inutile ma necessario. “La storia non si può riscrivere”, ma sarebbe il caso che alcuni capitoli vengano approfonditi, non per “strumentalizzarne” il corso bensì perché doverose dovrebbero essere le prese di distanza e di coscienza da determinati avvenimenti che, purtroppo, hanno visto il nostro Paese (Italia) e il nostro paese (Pizzighettone) protagonista. “La storia non si può riscrivere”, ma è da Pizzighettone, per l'esattezza dalle sue carceri, che “partirono” un numero compreso tra i 400 e i 500 prigionieri per essere deportati nei campi di sterminio nazisti. “La storia non si può riscrivere” ma sono stati gli italiani a vivere sotto la dittatura fascista e a subirne le nefandezze e le atrocità. “La storia non si può riscrivere” ma togliere l'”onore” della cittadinanza pizzighettonese a Mussolini significherebbe evitare che il Comune annoveri nell'albo dei suoi cittadini onorati un dittatore che fece della violenza, del bellicismo, del razzismo elementi  fondanti  del regime,  eliminò la democrazia, emanò le leggi razziali, condusse l'Italia in una disastrosa guerra alleandosi con il regime  nazista, pacificamente considerato  da tutti il male assoluto,  collaborando attivamente con lo stesso e assecondandolo nel suo  farneticante  disegno criminale anche durante la Repubblica Sociale Italiana che si macchiò di orrendi  crimini in danno di partigiani  e della inerme popolazione civile. La revoca della cittadinanza conferita a Mussolini il Sindaco la deve a tutti i suoi concittadini, ai numerosi turisti (siamo Bandiera Arancione!) che la visitano. “La storia non si può riscrivere”, quindi il 25 aprile è la giornata della Liberazione (dal nazifascismo) e non la giornata della libertà (secondo Hegel o Hobbes?, sindaco?). Sono stati i partigiani a liberare l'Italia, e anche Pizzighettone, dall'occupazione nazifascita concedendo agli italiani una nuova libertà (dall'oppressore nazifascista). “La storia non si può riscrivere” e lo Stato italiano non ha mai subito l'atrocità di una dittatura di un singolo partito guidato dalla filosofia marxista-leninista (quella era l'Unione Sovietica) da cui prendo le distanze. Che non prendo, distanze, si intende, dal Partito Comunista Italiano, fondato tra gli altri da Gramsci e Matteotti, realtà politica pose le basi all'Italia repubblicana. 

A 100 anni dall'assassinio di Giacomo Mattetti sarebbe il caso di iniziare a de-fascitizzare Pizzighettone. 

La targa per le libertà, diritto sacrosanto di ogni cittadino, è cosa ben diversa dal ricordo dei deportati da Pizzighettone ai campi di sterminio. Quella era la liberazione. 

Elisa Mancinelli, capogruppo
Elisa Mancinelli, capogruppo

Riassumendo...

…a ripristino della verità dei fatti e a beneficio dei paucipercettivi

Un anno fa all'incirca, contestualmente alla celebrazione della Giornata della Memoria ed in preparazione della ricorrenza della Liberazione, un importante “pacchetto di mischia” per la testimonianza e la divulgazione storica introdusse una positiva e suggestiva variante celebrativa, la collocazione anche a Cremona delle “pietre d'inciampo”. L'iniziativa era stata animata dal corpo docente della Scuola Primaria Don Mazzolari, dall'Assessore del Comune di Cremona Luca Burgazzi, dall'intero Consiglio Comunale, da ANPI Cremona e da NETZER Organizzazione Giovani Ebrei progressivi in Italia, e, soprattutto, dal fondamentale lavoro di ricerca di Azzoni – Mascarini – Carotti. A cura dei quali furono redatte le schede dei deportati cremonesi della Shoa e messe a punto “le pietre” secondo i dettami dell'artista Gunther Demnig. Che qualche anno fa mise a punto il “brevetto” geniale nella sua essenzialità suggestiva e, occorre ammetterlo, capace di intercettare vaste adesioni, all'aspettativa di far “inciampare”, più che le deambulazioni fisiche, le percezioni e le consapevolezze di fronte al mai sufficientemente denunciato e condannato abominio perpetrato dal nazifascismo. Superata la premessa introduttiva della finalità della testimonianza, il pacchetto di 29 “pietre” venivano messe a dimora anche a Cremona, nel corso di una significativa manifestazione e con eventi collaterali. Parve ad una serie di interlocutori, abitualmente impegnati nell'opera di divulgazione della memoria, utile ed opportuno rimanere sul “pezzo”, per rendere permanenti le occasioni di “inciampo” divulgativo ed allargare il potenziale contesto di installazione; nella consapevolezza che in provincia le location potenzialmente candidate (essendo storicamente state sede di Ghetto) pur non essendo numerosissime, ce ne sarebbe stata qualcuna in più. Non si ha esatta contezza del fenomeno dei rastrellamenti funzionali alla “soluzione finale” decretata nei destini dei fratelli ebrei residenti nella nostra provincia. Ma ad incardinare ad un potenziale interesse all'estensione della campagna “pietre” anche nel nostro territorio concorreva (e concorre) la prevalenza, al di là della dimensione del tragico fenomeno, del valore etico-morale e storico, che costituisce plafond di una costante opera di divulgazione e di educazione civica a vantaggio delle nuove generazioni.

Tale ineludibile ed onesta premessa, rende oziosa l'insidiosa polemica circa l'inapplicabilità del brevetto Demnig alla fattispecie delle “pietre” collettive e legate alla  generica rimembranza di perseguitati nella seconda parte del conflitto mondiale.

A parte che eventuali declaratorie si possono sempre adattare a fin di bene (ammesso che si voglia tutti operare a fin di bene e non, come sta succedendo, con animo disfattista). Ad esempio, introducendo ad hoc la variante di “pietre” a memoria collettiva.

Come potrebbe essere la fattispecie delle decine di avviati ai campi di internamento e di sterminio, con partenza, come ricorda sempre il fecondo impegno di ricerca dello storico locale Gianfranco Gambarelli, dal carcere ubicato nelle Mura del Borgo di Pizzighettone. Da dove, nell'ultimo scorcio del tremendo conflitto coincidente con la collaborazionista RSI partì una lunga teoria di spedizioni dedicate, come ricordano opportunamente le Associazioni Partigiane, di “giovani incarcerati a Pizzighettone per non piena osservanza verso il regime fascista e le sue politiche militari di guerra.”

Oltre che un doveroso gesto di testimonianza della verità storica, l'idea di collocare l'iniziativa anche a Pizzighettone forniva potenzialmente al Borgo dell'Adda l'opportunità di inserirsi in una visuale più vasta di divulgazione storica, legata alla peculiarità rappresentata dal fatto di essere uno dei pochi borghi europei murati (ben conservati grazie ai volontari delle Mura e l'opera di divulgazione incardinata nel Museo delle Mura e del prezioso lavoro divulgativo di Gambarelli).

Il progetto di lavoro venne rappresentato a ridosso della campagna celebrativa del 25 aprile dello scorso anno. Ricevendo, da parte dell'interlocutore istituzionale (il Comune), un riscontro, per ripararci in una licenza eufemistica, non esattamente entusiastico.

Da parte, di una Giunta e, soprattutto, del Sindaco che già in materia (di negazionismo e di revisionismo storico) avevano dato il meglio di loro stessi, rifiutando la proposta del gruppo consiliare di opposizione, che, come molti altri Consigli Comunali, aveva proposto la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini. E che recentemente, di fronte alla reiterazione della medesima proposta da parte del gruppo consigliare, ha reiterato con le medesime motivazioni (e, dato che c'erano, si sono allargati con becere motivazioni attinte dal nauseabondo deposito revisionistico/negazionistico) il rifiuto.

Come si diceva (anche a dimostrazione del fondamento che della banalità del male quasi sempre resta la banalità), impegnandosi molto la nomenklatura comunale, pervicacemente inchiodata nella logica delle equivalenze storiche, riusciva addirittura ad escogitare una brillante via di fuga: l'installazione presso il vecchio reclusorio delle Mura di una targa che condannasse genericamente tutti i totalitarismi. Appunto sulla base dell'equivalenza tra nazismo e comunismo e facendo bellamente astrazione del fatto che dalle Mura non partì nessun candidato all'internamento ad opera del comunismo (che fortunatamente, per quanto nei suo 70 anni di totalitarismo non si sia fatto mancare niente, non arrivò ad operare nel nostro Paese).

Ammessa ma non concessa l'intenzionalità del depistaggio mirante a svicolare di fronte ad un'inequivoca condanna della "soluzione finale" (tra l'altro, riverberata anche nel rifiuto della revoca della cosiddetta cittadinanza onoraria, attribuita con eccesso di zelo da uno dei più trucidi fascismi locali), per non demordere ma anche per non concedere alibi, concediamo le attenuanti: il Sindaco e i sui collaboratori, come direbbe Sordi, "so' de coccio"! Tradotto in lingua celtica: jé teston...i gà mja capit! L'iniziativa dell'opposizione consigliare (sostenuta dalle associazioni partigiane) aveva innesco motivazionale in un input storico specifico. Rappresentato dal fatto che dalle mura e dal reclusorio partirono decine di diseredati angariati, destinati ai "campi", ergo, alcuni alla soppressione, altri a disumano internamento, altri ancora (i più fortunati!) ad un residuo esistenziale irrimediabilmente segnato.

Se con questa “furbata” la becera giunta di centrodestra pensasse di aver archiviato la pratica, si sbaglia, come è facilmente percepibile dal tenore delle testimonianze delle Associazioni Partigiane provinciali e dalla ferma determinazione del gruppo “Insieme per cambiare Pizzighettone”, di grosso.

Non solo per il rifiuto immotivato e becero opposto all'iniziativa, ma anche e soprattutto per il retroterra che sottende. Vale a dire la reiterazione del bagaglio di negazionismo storico, che se può essere funzionale alle logiche della maggioranza parlamentare, è inaccettabile per la coscienza civile di una Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo.

D'altro lato, il Sindaco Moggi, tra le tante “qualità” non perde occasione di applicarsi alle discipline storiche. E, quando può, si impantana in immani imprese di storicizzazione (in ciò emulato oggi dal Ministro Lollobrigida sulla stampa nazionale) come fece e continua a fare ogniqualvolta si pretende la revoca della cittadinanza a Mussolini, riconosciuta (subito dopo l'assassinio di Matteotti, con sorprendente tempismo di conformistico allineamento) dalla gerarchia locale (che non avrebbe mancato occasione, come nel prosieguo, per far conoscere il suo tratto autoritario e violento).

Per queste ragioni la nostra testata scende in campo a fianco del gruppo consigliare e della Associazioni Partigiane, per un dovere di verità storica e di testimonianza civile. Proponendo di caratterizzare, alla luce di quanto qui esposto, una celebrazione della Liberazione, che non sia ispirata dal solito stile 4 novembre reducistico/combattentisco, soprattutto, strumentale a becere utilità politiche), incardinate su inaccettabili equivalenze: condanna sia del fascismo nazismo al pari del comunismo.

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