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ElectionDayAfter /2: la parola ai lettori

  27/10/2022

Di Redazione

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Non vorrei deluderti, ma la penso esattamente come Cacopardo...

Non vorrei deluderti, ma la penso esattamente come Cacopardo. Renzi ha perso il referendum con il 40 per cento dei voti contro il 60 per cento di tutti gli altri partiti messi insieme, compreso il Pd che brindava al suo insuccesso. Renzi se ne è uscito come promesso e per me è stato il suo più grande errore. Quanti degli altri Signori l'avrebbero fatto?? Per carità poi è tornato e scandalosamente col suo 2 per cento è riuscito a mettere in sella Draghi. Renzi è antipatico lo so, forse per quel suo viso paffutello e da saputello, da Qui Quo Qua. Parla troppo veloce, non scandisce sempre ripetutamente gli stessi slogan che ti trapano il cervello, non ha la politica urlata della Meloni, ne' l'aspetto da omino del calciobalilla di Berlusconi, però non viaggia con le coroncine del Rosario, ne tiene in casa busti di Mussolini e gadget fascisti, sa scrivere mp, non vuol cancellare diritti acquisiti per tornare al Medioevo. Conte e Letta fanno piangere perché il primo parla e alla fine non si capisce cosa abbia detto e dove vuole andare a parare, il secondo pieno di livore vorrebbe l'aiuto di tutti ma non di quelli che avrebbero forse, dico forse, potuto iniziare a rafforzare il PD o almeno renderlo più credibile. Arrivano a vendersi. Si, mi associo al pensiero di Cacopardo. Nel cuore siamo socialisti, nell'anima siamo socialisti, ma non siamo più considerati, il mondo ahimè cambia e tener testa a tante insidie è molto difficile.

Ciao direttore, tiréem inans.

Clara Rossini, Cremona, 20 ottobre 2022.

Caro Eco del Popolo, premetto che non ho votato e mai voterò...

Caro Eco del Popolo, premetto che non ho votato e mai voterò Giorgia Meloni, ma non mi dispiace che una donna abbia scavalcato la carità pelosa dell'universo maschile e si sia presa quello che gli altri non erano tanto contenti di concederle, come si è visto anche in questi giorni. Certo, non fioccano gli applausi, si tratta pur sempre di una della destra più cattiva, e non è per niente facile coniugare cultura fascista e femminismo. Ma un augurio si può concedere a questa donna non molto simpatica ma efficace e intelligente: che faccia un po' meglio dei suoi compagni di strada e che riesca là dove Fini ha fallito, nella costruzione di una destra responsabile e credibile, degna più di Cavour che di Mussolini o, peggio ancora, di Berlusconi.

Condivido il post di mio cognato che, penso,  corrisponda ai tanti di sinistra delusi da un PD che, soprattutto in campagna elettorale, ha preferito demonizzare l avversario e cercare di fare coalizioni, invece di parlare di programmi. Buon fine settimana.

T.A., Roma, 17 ottobre 2022.

Siccome lo stile non è acqua…la nostra opinione (cui non rinunciamo) passa in coda

Il P.S.I. restato col cerino in mano…

In calce, come nessun burocrate dabbene premetterebbe, non rinunciamo a dire la nostra. Calma e gesso… non sull'universo mondo, che finisce per diventare questo focus 2 “electionday after”; quanto su una sua parte specifica (l'interpretazione del recente cursus della testimonianza del movimento socialista).

Un movimento diventato (se ancora fosse stato possibile) ancor più piccolo e, nonostante la permanenza di attualità del suo progetto, temiamo insignificante.

Invitiamo i nostri lettori, che iscriviamo nell'élite della riserva di intelligenze che ancora legge, si informa e riflette, ad analizzare per intero questo focus. Che comprende la rassegna stampa di contributi difficilmente rinvenibili (per di più tutti insieme) sotto altri cieli editoriali; nonché il solito forum dei lettori.

Quest'ultimo espressamente dedicato ad una questione che chi è restato socialista (almeno nella cultura politica e nell'ideale) sente nella pelle.

Nessuno si adonterà se il sottoscritto (che ha ritirato la prima tessera del PSI, anzi essendo sedicenne della FGS nel settembre 1962, e l'ultima all'inizio degli anni 90 del secolo scorso, divenendo dal punto di vista militante un apolide) si concentrerà su questo “particolare” (sic!).

Condizione questa che non ha fatto né velo né ostacolo alla continuazione (come direbbe vonclausevitz) della politica in altre forme.

D'altro lato, non possiamo esattamente dire che ci siamo astenuti. In particolare, proprio alle prime battute dello sciagurato congresso nazionale del PSI di luglio avevamo messo sull'avviso. La formula satellitare della subalternanza del nome, del simbolo, dello speech del PSI (o di quanto ne restava dopo i cicli aurei di Boselli e Nencini) non aveva ratio e avrebbe decretato (nel suo piccolo) un bel simul stabunt simul cadent.

Il dopo era scritto nelle premesse. Oggi i fenomeni del disastro (come indicano con eleganza eccessiva ed incongrua alle responsabilità gli analisti che pubblichiamo) non accampano scuse a discarico. Semplicemente, come il proverbiale Ercolino del Carosello di mezzo secolo fa, vogliono stare in piedi (col cerino in mano).

Gli editorialisti da non pubblicati parlano di Congresso. Anche i responsabili della debacle ne parlano. Ma si tratta di altra cosa. Perché deve essere ben chiaro (a meno che la nomenklaturina nazionale pretenda di guardare il dito e non la luna, per di più imponendo questa ristretta visuale agli iscritti ed ai potenziali simpatizzanti) che il congresso (cui accenna Valdo Spini e cui fanno esplicito riferimento Del Bue ed Intini) è cosa diversa, diametralmente diversa dei calcoli piccoli e disperati di un residuo partito cassaforte prerogativa di un ristretto presidium supremo, depositario di storia (che conta poco nella loro gerarchia di priorità ideale) ma soprattutto di nome e simbolo (da ottimizzare a proprio vantaggio nelle dinamiche ricattatorie e spartitorie).

Diversamente dal compagno E.T. (che implorava… telefono casa…) siamo da almeno trent'anni consapevoli che non c'è più la casa che abbiamo conosciuto e che bisogna, correlati alla consapevolezza dei cambiamenti, telefonare ad una casa che sia capace di alzare lo sguardo, di uscire dalle comodità del governativismo, che riprenda capacità di percezione e di attrazione dei portatori di aspirazioni di cambiamento della società.

L'ultimo tram in questo senso fu la convention di Bertinoro del 2007. La nomenklaturina se lo fece scappare.

Gli scenari di oggi sono molto più ostili di allora.

Se c'è nel fondo delle coscienze e dell'idealismo dei socialisti una residua volontà di resilienza, il congresso deve essere rifondativo ed impegnativo non solo di quel che resta di un PSI sfibrato e, diciamolo francamente screditato; ma di una più vasta testimonianza loberalsocialista e laburista. La cui persistenza è implicita (anche se di entità da saggiare) sia nel PD sia, soprattutto, nell'aggregato frettolosamente autodefinitosi terzo popolo.

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